Alexandra Rosa Zabala grida la miracolo per il lavoro svolto in soli tre mesi dallo staff del Teatro Cilea

( Alessandra Giorda) Siamo ormai a due giorni dalla Première del Don Giovanni di Mozart al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria e l’attesa sale di ora in ora. Tra il ben nutrito cast, i reggini attendo l’artista che hanno già avuto l’onore di apprezzare:  Alexandra Rosa Zabala. Il soprano colombiano, ormai ben radicata da anni in Italia, è una delle artiste più consolidate sul panorama lirico nazionale ed  internazionale. Dal Teatro dell’Opera di Seoul, a quello di Valladolid per approdare al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi senza tralasciare il Teatro Regio di Parma e quello di Torino, tanto per citarne alcuni. La sua agenda evidenzia appuntamenti  prestigiosi fino a  metà del 2019 che la porteranno in Francia ed in Inghilterra. Donna dolcissima con uno stile inconfondibile e dal sorriso che infonde serenità nella vita quotidiana ad artista che s’impone sulle scene sia in parti da protagonista che da comprimari. Dotata di una vocalità lirica inconfondibile sostenuta da una tecnica perfetta, una presenza scenica importante e raffinata coadiuvata da doti attoriali che non lasciano nulla al caso, ma cesellano ogni piccolo particolare di ogni suo personaggio. Nell’intervista a seguire descrive bene la “sua” Zerlina, spende parole di lode per il lavoro straordinario che Reggio e la Regione Calabria stanno facendo per valorizzare l’opera lirica e riflette sul suo cammino nella Fede.

 

Qual è lo spirito di questo Don Giovanni di Mozart ?

Questo Don Giovanni ha molti punti di forza, dal meraviglioso cast con grandi professionisti dalla voce possente, alla direzione sapiente, ma molto innovativa di Giovanna Fratta che pur nel rigore stilistico ha voluto giocare con le citazioni moderne, le dinamiche adrenaliniche e l’esaltazione dei sentimenti. Un’appuntamento da non perdere!

Don Giovanni è la seconda delle tre opere italiane del compositore austriaco. Quale apprezzamento nutri per questo capolavoro?

Del Don Giovanni apprezzo come Mozart abbia creato l’equilibrio perfetto tra tragico e comico, i plebei di basso rango sociale esaltano la bellezza dell’animo umano nobilitando loro stessi, mentre i nobili compiono i misfatti più deplorevoli, diventando più plebei dei loro sudditi. La tragicità nella commedia, l’esaltazione più pura e allo stesso tempo più nera dell’animo, in sinergia musicale metafisica,praticamente perfetta.

Perché ancora oggi è una delle opere più apprezzate in tutto il mondo?

Beh, parliamo di esaltazione dei sentimenti, e i sentimenti sono eterni…

Racconta il tuo ruolo e cosa c’è di Alexandra Rosa in Zerlina?

Zerlina è una ragazza semplice, che viene sedotta da un nobile, di rango sociale superiore e perciò inaccessibile, al punto di ricevere da lui stesso una proposta di matrimonio, fatto che per l’epoca era assolutamente impossibile. Lei, scaltra e intelligente non ne subisce il fascino uscendone vincitrice. Mi piace esaltare la sensualità e l’intelligenza di questo personaggio, tratti che, per il mio ego di cantante/attrice è molto appagante.

Con il Don Giovanni si consolida il percorso lodevole che Reggio ha intrapreso per la valorizzazione dell’opera lirica che si pone al centro della scena culturale della città e della Regione. Tanto lodevole quanto inconsueto in un’Italia che poco valorizza un patrimonio, quale l’opera lirica, che il mondo ci invidia. Cosa ne pensi?

Se pensiamo che i direttori artistici del Teatro Cilea, Domenico Gatto e Renato Bonaiuto hanno dato vita a tre opere come Traviata, Norma e Don Giovanni, tutto questo negli ultimi tre mesi, con  le enormi  difficoltà economiche e logistiche che un teatro di Provincia incontra di default, con cast di altissimo livello, maestranze al top e vendite sold out, mi viene solo una parola in mente… miracolo!

Cosa ti aspetti dal pubblico di Reggio Calabria che già ti ha apprezzato nel ruolo della Contessa ne “Le Nozze di Figaro”?

Questo di Reggio è un bellissimo pubblico, caloroso e partecipe, spero di essere all’altezza delle loro aspettative e di fare del mio meglio.

Nel tuo repertorio c’è anche la Musica Sacra, cosa ti porta a questo genere?

Mozart ha accompagnato tutto il mio percorso di formazione e i primi anni di carriera, l’ho approfondito per anni ha contribuito al perfezionamento della mia tecnica. Ora che mi cimento nel repertorio ottocentesco, ogniqualvolta mi capita di eseguirlo, approfitto per ripassare lo stile e divertirmi tantissimo, questo repertorio è ossigeno allo stato puro.

E’ vero che cantare è la massima espressione del pregare?

Cantare è sublimare l’anima di chi ti ascolta perciò si.

Qual è il tuo rapporto con la fede?

Ho avuto bisogno di rinforzare sempre la mia fede, perché questo mestiere è effimero, ti dà e ti toglie certezze oltre che il pavimento sotto i piedi, perché lo studio del canto è empirico, ed a volte ci troviamo soli in questo percorso, man mano cresciamo e approfondiamo noi stessi. La fede, non solo in Dio, ma anche nella consapevolezza di fare dell’arte, grazie al dono  ricevuto, talvolta è l’unica ragione che ci spinge a lottare e andare avanti senza mollare.

Ti dedichi anche all’insegnamento del canto lirico per i bambini.Come si avvicinano le famiglie a questo genere di musica per i loro figli? Quanta soddisfazione provi quando insegni?

Insegno da più di 15 anni, non solo ai bambini ma anche a giovani professionisti, giovani menti che hanno un disperato bisogno di esprimere se stessi in un mondo che corre troppo velocemente e non offre molte alternative,le soddisfazioni sono diverse ma altrettanto appaganti, pari a quelle del palcoscenico, vederli crescere e maturare sereni e felici di fare musica,ti fa credere di fare, nel tuo piccolo, qualcosa di molto importante per il futuro di questa società, e sappiamo tutti quanto ci sia bisogno…

 

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