Atteso a Milano il recital del mezzosoprano Marianne Crebassa e al pianoforte Fazil Say

Domenica 27 gennaio la Stagione dei Recital di canto presenta uno dei suoi appuntamenti più attesi e più originali. Marianne Crebassa, che dopo il successo in Lucio Silla, L’enfant et les sortilèges e Tamerlano è attesa alla Scala dal 10 febbraio come Angelina nella ripresa dello storico allestimento de La Cenerentola di Rossini firmato da Jean-Pierre Ponnelle, presenta la sua collaborazione con uno dei più poliedrici talenti musicali del nostro tempo, il pianista, compositore e organizzatore Fazil Say. Questa settimana Say sarà impegnato a Milano anche in un recital pianistico presso la Società dei Concerti (mercoledì 23, Sala Verdi del Conservatorio).
Il concerto disegna un fascinoso percorso nella musica da camera tra Ottocento e Novecento, riprendendo diversi brani contenuti nell’album “Secrets” che ha ottenuto calorosi consensi all’uscita nel 2017. Aprono il concerto le Trois mélodies de Verlaine di Claude Debussy (1891), cui seguono Trois gnossiennes di Erik Satie e di nuovo di Debussy La cathédrale engloutie e Minstrels dal primo libro dei Préludes. Di Maurice Ravel viene eseguito il trittico Shéhérazade nella versione per voce e pianoforte su testo di Tristan Klingsor (1904) insieme al Vocalise-étude in forma di habanera. Di qualche anno successivi (1919) sono i Mirages di Fauré, su testi di Renée de Brimont. Concludono la parte “francese” due melodie di Duparc: la Chanson triste su versi di Henri Cazalis e Au pays où se fait la guerre, del 1870, da Théophile Gauthier. Gli accenti romanticamente antimilitaristi di quest’ultimo brano introducono i pezzi seguenti, composti dallo stesso Say, che testimoniano del suo impegno civile. Tra il 2013 e il 2014 Say ha dedicato tre brani alla tragica repressione del dissenso a Gazi Park, vicino a Piazza Taksim a Istanbul nel maggio 2013. Gli incidenti avevano avuto origine dal sit-in pacifico di una cinquantina di persone che protestavano contro la costruzione di un centro commerciale al posto del parco. La brutalità dell’intervento della polizia accese una rivolta in diverse città del Paese e suscitò un moto di solidarietà internazionale per i manifestanti. Say scrisse a poca distanza dai fatti il concerto per due pianoforti Gezi Park 1 (che non sarà eseguito nel presente concerto) cui seguirono nel 2014 la Sonata Gezi Park 2 e la ballata per mezzosoprano e pianoforte Gezi Park 3 che ebbe la sua prime esecuzione a Brema proprio con Marianne Crebassa.

Recital di Canto 2018/2019

Domenica 27 gennaio 2019 ~ ore 20

Mezzosoprano
MARIANNE CREBASSA

Pianoforte
FAZIL SAY

Claude Debussy

Trois Mélodies
La mer est plus belle
Le son du cor
L’échelonnement des haies

Erik Satie

Trois Gnossiennes
1. Lent
2. (Avec étonnement)
3. Lent

Claude Debussy

da Préludes (I Libro)
10. La Cathédrale engloutie
12. Minstrels

Maurice Ravel

Shéhérazade
versione per voce e pianoforte
1. Asie
2. La flûte enchantée
3. L’indifférent

Vocalise-étude (en forme de habanera)

Gabriel Fauré

da Mirages op. 113
1. Cygne sur l’eau
4. Danseuse

Henri Duparc

Chanson triste
Au pays où se fait la guerre

Fazil Say

Gezi Park 2. Sonata per pianoforte op. 52
1. Nights of resistance on the streets of Istanbul
2. The silence of the gas cloud
3. About the killing of the innocent child Berkin Elvan
4. Hope is always in our hearts

Gezi Park 3 op. 54
Ballade per mezzosoprano, pianoforte e orchestra d’archi
versione per mezzosoprano e pianoforte

Prezzi: da 40 a 5,50 euro più prevendita
Infotel 02 72 00 37 44

Il Premio Oscar e Leone d’oro alla carriera Tan Dun il protagonista del secondo appuntamento di Rai NuovaMusica

È il Premio Oscar e Leone d’oro alla carriera Tan Dun, impegnato nella doppia veste di compositore e direttore, il protagonista del secondo appuntamento di Rai NuovaMusica, la rassegna dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dedicata alla musica contemporanea fra Novecento e nuovo millennio, in programma giovedì 24 gennaio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino con su Radio3. Fra i pochi compositori del panorama attuale a diventare fenomeno di massa con 15 milioni di visualizzazioni su YouTube per la sua Internet Symphony, Tan Dun è noto al grande pubblico anche per aver vinto un Oscar nel 2001 e un Grammy nel 2002 con la colonna sonora del film La tigre e il dragone di Ang Lee e per aver scritto le musiche delle cerimonie ufficiali delle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Autore di opere, pagine sinfoniche e brani cameristici che attraversano le frontiere tra musica classica, pop, multimedia e che creano una sintesi originale fra tradizione cinese e avanguardia occidentale, ha realizzato il suo ideale di “musica organica” inserendo in orchestra elementi naturali come acqua, pietre, carta, e impiegandoli come strumenti.

Per il suo ritorno con l’Orchestra Rai dopo il concerto alla Biennale Musica nel 2017, Tan Dun dirige due lavori di sua composizione ispirati alle forze della natura e alla memoria della Cina arcaica. Apre il Concerto per percussioni e orchestra The Tears of Nature (2012), diviso in tre movimenti, ognuno dei quali rappresenta un colore della natura – tuono, passione, energia – ma anche il ricordo di eventi catastrofici – il terremoto del Sichuan nel 2008, lo tsunami in Giappone, l’uragano Sandy – che simboleggiano l’eterna lotta fra l’uomo e la natura. A interpretarlo è chiamato il giovane percussionista Simone Rubino, già solista nel concerto con Tan Dun e l’Orchestra Rai nel 2017 e protagonista il prossimo 1° marzo del Concerto di Carnevale con lo Janoska Ensemble. Vincitore del concorso ARD di Monaco di Baviera nel 2014, del Premio Abbiati nel 2018 e di altri riconoscimenti importanti, Rubino è artista prodigioso per capacità tecnica e versatilità musicale e già ospite regolare di orchestre prestigiose come i Wiener Philharmoniker, i Münchner Philharmoniker e la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino.

Segue The Map (2002), concerto per orchestra, violoncello e video nato dall’incontro, durante un viaggio di Tan Dun nella provincia cinese dell’Hunan per raccogliere materiale sulla musica della sua infanzia, con uno sciamano esperto di antichi rituali e abile suonatore di pietre. La partitura vede impegnato per la prima volta con l’Orchestra Rai il violoncellista Jan Vogler, considerato fra i più solidi interpreti dello strumento a livello mondiale, vincitore di tre Echo Klassik e direttore dei Festival di Musica di Dresda e di Moritzburg. Opera fatta di suoni e immagini in cui il compositore rielabora i canti delle etnie cinesi Tuja, Miao e Dong, The Map fonde la musica dal vivo con alcune proiezioni, proposte su tre diversi schermi sospesi sull’orchestra, che documentano il folclore di una Cina rurale in via di estinzione.

I biglietti sono proposti al prezzo unico di 5 euro per tutti e 3 euro per gli under 35. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it
Comunicato Stampa

Mrinmay Sebastian, the Manager of the Cartoon Art gallery, and her artists

The Art Story – A Story of HOPE
With the exhibition “The Art Story Chapter 1 Scattering the Lines and Connecting the dots”, Mrinmay Sebastian, the Manager of the Cartoon Art gallery has together with the curators Sujuta Lulla and Kiriti Vaswani succeeded in bringing two great artists from Nigeria to Dubai to the Cartoon Art Gallery in Dubai.

Gerald Chukwuma born in 1973 is one of Nigeria’s fastest rising contemporary artists noted for his intricately crafted wood-slate sculptures. Using a multitude of techniques, his unique approach to burning, chiseling, and painting common materials captures a richly layered history imbedded with personal and political meaning. The use of traditional Uli and Nsibidi symbols links his work to the Nsukka art tradition which expanded and modernised the Igbo cultural aesthetic. Meanwhile, the transformation of object into highly detailed artworks roots him firmly in the contemporary moment of rapid environmental and ecological change.

Chidi Kwubiri born in 1966 Nigeria is working and living near Cologne, Germany. He is a graduate of the renowned Art Academy of Dusseldorf where he gained his Master of Fine Arts [“Meisterschüler”] with Professor A.R. Penck. Over the last 25 years he has been exhibiting internationally at prestigious galleries and museums in France, Germany, the United States, Russia, Belgium, South Africa, at the Venice Biennale and in his native Nigeria, where he is one of the most sought after contemporary artists since more than a decade. His works – highly aestheticised with his well known multi-layered dripping-technique – radiate a deep inner calm, subtly addressing themes of his cultural background as well as globally relevant topics.

A great must see Exhibition was officially inaugurated by Mr Yasser Al Gergaw,Director of Programs and Partnership, Ministry Of Tolerance.

The exhibition will be till 22 Jan 12pm-8pm at the CartoonArt Gallery Al Quoz.

This event was well attended by many prominent personalities like Abdullah Mubarak, Juhi Yasmin, Faisal Abdul Qader ,Juhi Yasmin Khan. There was many known names in the Art world of UAE who were also present like Peter Gressman, Anjini Prakash Laitu, Ahmed Rukni, Tanya Ashraf ,Sheikh Saifi and many more who were in awe at the mesmerizing work of these Artist and even more were taken back by the message each work conveyed. The title itself is instigate a curiosity to the beholder o know more about the Art and the Artist- Childhood, circumscision,Unwind , Folktales,Return of Ancestors, IITakestwo..

To know more follow the instagram page : theartstorydxb or email: theartstorydxb@gmail.com

La Lokar e la Son con il M° Oren conquistano il pubblico torinese in una Butterfly dalle forti emozioni

( Alessandra Giorda) A farla da padrona al Teatro Regio di Torino nella Madama Butterfly sono le  protagoniste il soprano sloveno Rebeka Lokar , il soprano coreano Karah Son che si alternano tra i due cast ed il direttore d’orchestra israeliano  il M° Daniel Oren.

Essenziale, ma significativa è la regia, con scene e costumi, di Pier Luigi Pizzi, già realizzata per lo Sferisterio di Macerata nel 2009, che doveva essere opera di Gabriele Lavia, ma il destino ha voluto fosse proprio il  regista milanese a porre la firma.

Karah Son ha messo in luce in maniera dettagliata l’elemento chiave della regia di Pizzi: la solitudine che accompagna Cio cio san in tutto lo svolgimento della vicenda. La Son è stata molto brava a far trasparire i sentimenti della  giovane donna giapponese, l’innamoramento reale per Pinkerton, la ferrea speranza del suo ritorno, anche se forse in cuor suo già aveva capito di non essere corrisposta nell’amore in cui crede ed i valori morali che le sono stati stati insegnati fino ad uccidersi. Muore in solitudine e povertà, ma con dignità, valore tramesso da suo padre. In questa regia è Suzuki che aiuta  Cio cio san a morire mettendo in chiaro la solidarietà femminile e la pietà.  Solo lei insieme al figlio sono le uniche due persone che sono vicine alla ex geisha. In ogni momento della recita Karah Son ha dato prova di un’espressività naturale e vera sottolineando ogni sfumatura, distinguendosi per doti attoriali da encomio così come quelle vocali. Meravigliosa sulle note di “ Un bel di vedremo” Ben delineata è la contrapposizione tra i due mondi quello di Cio cio san, umile ma con saldi valori e quello di Pinkerton ben interpretato dal tenore Murat Karahan, dove il denaro è il mezzo con il quale comprare tutto e tutti senza dar valore ai veri sentimenti.

La direzione del M° Daniel Oren è stata definita da molti in sala ” una direzione da antologia”. Infatti insieme alla Son  ha conquistato il pubblico torinese. Il Teatro Regio era gremito da un attento e ben preparato pubblico che, dopo essersi emozionato, ha applaudito per oltre 9 minuti con esternazioni vocali di apprezzamenti notevoli.

Tutto il resto del cast ha dato il meglio di sè, compreso il mezzosoprano  Sofia Koberidze nel ruolo di un’attenta e fedele Suzuki .

Come sempre il  coro del Regio, ben preparato dal M° Andrea Secchi, è stato all’altezza della situazione.

Da sottolineare la bravura dei due ballerini Letizia Giuliani e Francesco Marzola che sono stati una piacevole sorpresa nel rappresentare l’amore sulle note dell’Interludio che divide prima e seconda parte del secondo atto.

Per uscire dalla gravosa situazione economica in Sud America non basta il denaro serve la cultura

( Alessandra Giorda) Direttamente dal Costa Rica, dove il baritono argentino trascorre parte delle vacanze, l’intervista a seguire. Leonardo  Estévez ha al suo attivo oltre 150 ruoli in opere liriche. Ha lavorato con registi di grande prestigio come il Premio Oscar  Eugenio Zanetti, che gli ha donato un meraviglioso quadro, ed il bravissimo Stefano Poda tanto per citarne alcuni. Molti gli argomenti trattati, dai  primi passi nel mondo della musica e della lirica ad artista affermato con parecchi progetti importanti in fase di attuazione. Annuncia i suoi prossimi appuntamenti, in primis, impegnato a  marzo prossimo sarà un imperdibile Conte di Monterone. Ricorda i bei momenti trascorsi con il tenore Luciano Pavarotti  e spende parole di lode per la sua seconda casa: il Teatro Colón . Un grido di protesta ai politici che non facciano dell’arte e della lirica uno strumento politico ed un ammonimento ai critici che scrivono recensioni basandosi su voci ascoltate sui CD o DVD. Rammenta famose parole del grande M° Arturo Toscanini. Svela la sua passione per il gioco del Golf con il quale si diverte con altrettanti nomi altisonanti. Ama vari generi musicali, la natura, gli asados con gli amici .Tutto questo e molto altro . Buona lettura!

Quando hai capito che la lirica sarebbe stato il tuo mondo lavorativo?
Non lo so con certezza. Da bambino, quando avevo circa sei o sette anni, ho studiato la fisarmonica e mai mi sono  allontanato della musica. Anni dopo mentre studiavo all’Università alla Facoltà di Ingegneria parallelamente  frequentavo  il Conservatorio. Successivamente l’ ISA (Instituto Superior de Arte) al Teatro Colón di Buenos Aires,  per diventare un professionista. Nel anno 1999 ho lasciato tutte le altre occupazioni per dedicarmi alla carriera come unico lavoro.

 Quando hai mosso i primi passi nel canto?
A quindici anni ho cantato in un Concerto con Orchestra alcuni pezzi di Alfredo ne La  traviata. Non  posso legare questo evento come esordio di carriera, ma come una ricerca della mia voce… A quindici anni puoi fare ogni cosa, la gioventù tutto  permette, ma dopo devi continuare a studiare seriamente la tecnica.
Credo che la prima opera che ho cantato sia stata Amelia al Ballo di Menotti, nel ruolo del marito, con il Maestro Sergio Giai, nell’ anno 1993. Dopo questo Il Campanello di Donizetti, Amahl di Menotti e tanti altri ruoli.

Leonardo Estévez in Mustafà, L’Italiana in Algeri

Sei un baritono molto apprezzato dai critici che hanno quasi sempre speso per te eccellenti parole. Leggi le critiche o preferisci non farti influenzare?
Si. Veramente leggo tutto e cerco d’imparare. Non esiste critico più esigente con il mio lavoro di me.
Ora con 46 anni e dopo più di 30 come musicista, posso riconoscere un critico che ha studiato rispetto ad uno che soltanto scrive quello che pensa.
Ci sono critici, conoscitori, studiosi, investigatori che veramente è un piacere leggerli. A volte non concordo su quanto scrivono, ma parliamo la stessa lingua come professionisti. Tuttavia ci rifletto e cerco di migliorare sempre. Questo è il lavoro che ogni artista dovrebbe svolgere.
Ci sono anche alcuni critici che hanno studiato un poco, ma che non arrivano ancora a capire che noi cantanti, siamo tutti diversi vocalmente e artisticamente e che abbiamo una voce diversa da quelli che loro ascoltano sul DVD. Non tutti sanno che noi come artisti cerchiamo di trovare la realtà nascosta dietro lo spartito che dipende moltissimo dal teatro, dall’ orchestra, dalla regia….
Tutti i registri discografici hanno un lavoro che non corrisponde alla realtà. I compositori hanno scritto la musica per essere rappresentata in un teatro o sala da concerti. Le orchestrazioni sono pensate per quei posti e non per essere ascoltati attraverso auricolari o di peggio  un telefono…
Penso alle parole di Toscanini: “Se fossi ricco, comprerei tutti i dischi che ho fatto, per non lasciare quella miserabile eredità…”
Veramente quello che si sente in dischi è falso ed aggiustato con i mezzi che offre  il computer.
È impossibile capire il vero rapporto con la musica  attraverso gli auricolari e fare confronti con vera musica dal vivo.

Quali sono i ruoli che più si prestano alla tua vocalità?
Non lo so ! Ho fatto già abbastanza di tutto, più di 150 ruoli. Ho una voce che si sente bene nei teatri e questo è stato sempre un punto a mio vantaggio.
Ho cantato prestissimo ruoli in opere di Wagner, Puccini ed il verismo oltre che Mozart. Adoro il  Belcanto ed il primo Verdi. Noi  giovani artisti, purtroppo  non possiamo sempre scegliere cosa cantare, ma è  la carriera che sceglie per noi. Questa mia voce per fortuna mi ha permesso (con intelligenza e buona salute) di affrontare quel repertorio un poco più pesante nei tempi della mia gioventù  senza distruggermi.
In questo momento mi sento più preparato tecnicamente con maggior maturità vocale ed artistica per interpretare quei ruoli che ho già cantato anni fa.

Quali ruoli ti piacerebbe debuttare?
Non ho fatto ancora in scena Jack Rance ne La Fanciulla del West… Mi sono veramente innamorato di quell’opera quando ho lavorato con la regia di Marcelo Lombardero (come cover ho mosso i primi passi) al Colón.
Ce ne sono altri, magari potrò farli prossimamente, però sono fortunatissimo per tutto quello che ho già fatto.

A marzo prossimo porterai in scena Il Conte di Monterone nell’opera Rigoletto di Verdi al Colón di Buenos Aires. Qualche anticipazione?
Tornare al Colón è sempre una gioia . Questo Monterone ha per me un grande significato. L’ho cantato nel 2003  ed alternavo le recite con Ricardo Yost, un importantissimo baritono argentino che è morto anni or sono. Il direttore era il M° Bruno D’Astoli, mio maestro di repertorio. Il mio predecessore fu Erwin Schrott quando incominciava la sua carriera… Ricordo le parole del direttore del Colón quando mi ha offerto di cantare questo ruolo: “tieni ben presente la carriera che ha fatto Erwin Shrott dopo questo Monterone!”

Teatro Colón di Buenos Aires-Argentina

Cosa ci racconti di questo teatro che è uno dei più grandi del mondo?
Cosa dire oggettivamente? E’ importantissimo e rappresenta la mia seconda casa.
Ho studiato lì e ho trascorso ore ed ore ad ascoltare i migliori cantanti del mondo, lavorando ed imparando con maestri e colleghi famosissimi, amici… ricordo quando essendo ancora studente ho potuto parlare con Pavarotti, ed abbiamo bevuto il tè con “facturas” nel suo camerino. Ricordo ogni parola, ogni scherzo…Il Teatro Colón è il più bello del mondo. L’acustica è perfetta e tutti lo riconoscono.
Ora stiamo passando un momento difficile in Argentina, l’economia non aiuta, ma spero che fra poco tornerà al suo massimo splendore artistico. I cantanti argentini e il pubblico amante della lirica meritiamo questo splendore nuovamente.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti imminenti?
Dopo Monterone, ci sarà  Falstaff con Sir John Falstaff, Tosca con Scarpia ed  alcuni concerti. Sto continuando a lavorare con Òctopus, il mio nuovo progetto artistico.
Oltre a cantare voglio anche dirigere maggiormente, fare musica accademica, sinfonica e lirica come penso che debba essere fatta. Aiutare i giovani artisti, musicisti e cantanti a trovare il vero senso dell’arte ed  a scoprire che cosa si cela dietro le note.
Dopo avere lavorato e vissuto in altri Paesi sono convinto che soltanto la cultura e l’educazione possono aiutare noi dei paesi latinoamericani ad uscire dai grandi  problemi che ci affliggono. Non si esce mai da situazioni di povertà assoluta soltanto con  il danaro. La ricchezza d’un popolo è la sua gente. La cultura, l’arte e l’educazione fanno di noi  persone migliori e pertanto migliori cittadini.
Il problema non è economico! Quella è una bugia ed una semplice scusa. Tutti noi artisti dobbiamo fare il massimo sforzo possibile per aiutare a divulgare la cultura. Sento la responsabilità di aiutare, di spostare l’arte dalla politica e dai politici che non devono approfittare degli artisti per fare politica.

Leonardo  Estévez con il quadro del M° Eugenio Zanetti

Hai lavorato con registi importanti tra i quali il Genio e Premio Oscar argentino Eugenio Zanetti. Un commento su di lui?
Eugenio Zanetti è un artista incredibile di una immaginazione e sensibilità mai vista. Una persona amabilissima e  grande conoscitore dell’arte. Lo ammiro profondamente.
Ho cantato il protagonista della sua prima opera al Colón (The Servant di Marco Tutino) ed è stato un grandissimo successo. Ho grandi ricordi di quell’evento ed anche una bellissima pittura, da lui realizzata, che mi ha regalato!
Ho “fatto” il Pizarro di Fidelio con lui  al Colón che mi sembrava di vivere  un sogno. Tutto magico!

Di Stefano Poda cosa ammiri? Lo scorso anno al Regio di Torino ha firmato una regia strepitosa di Turandot.
Ho “fatto” Il Trittico di Puccini con lui. Una regia dentro l’acqua  con una atmosfera oscura… Il maestro Poda è un creatore. Lui moltiplica i sentimenti dei personaggi attraverso quello che si vede con l’atmosfera sul palco scenico. È strano, perchè a volte quello che si dice, non è quello che si vede, però quello che produce nel pubblico veramente funziona.

Chi è Leonardo Estévez nel privato? Quali sono le tue passioni?
Nel privato  sono Leo oppure papá. Ho alcuni amici nel mondo. Mi piace molto giocare a Golf (siamo tantissimi amici colleghi golfisti: Piotr Beczala, Zoran Todorovich, Zelico Lucic, Gregory Kunde e tanti altri!)
Non fumo, non bevo, faccio il cuoco e amo l’hamburger! Studio ogni giorno un poco, amo i miei cavalli, la motocicletta, il mio pick-up in campagna o in spiaggia… amo la natura profondamente… dormire all’aperto… fare “asados” con gli amici.

 Oltre alla lirica quale musica ascolti?
Tchaikovsky, Beethoven, Brahms, Mahler, Berlioz, Gesualdo da Venosa, Palestrina… mi piace molto anche la musica pop/rock degli anni ’80 ed anche prima. Posso scoprire melodie ed  armonie belle. Credo che la musica di adesso è molto fabbricata… sembra più semplice e scarsa di capacità artistica (non voglio dire con questo che la musica deve essere difficile o complicata) mi piace la bellezza di una melodia bene fatta, una bella poesia con musica, non soltanto ritmici suoni elettronici fatti con il computer.

Continua il grande successo di Claudia Pavone e Valentina Varriale protagoniste all’Opera di Roma ne La traviata “di Valentino”

Claudia Pavone e Valentina Varriale sono protagoniste su due palcoscenici della capitale. Fino al 26 gennaio all’Opera di Roma ne La traviata dei record. Il fortunato allestimento è quello creato da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti nel 2016 con la regia di Sofia Coppola. Fiore all’occhiello della Fondazione capitolina riconferma il grande successo di pubblico, dopo quello riscosso nelle scorse stagioni e in tournée in Giappone a settembre 2018, con i sold out delle prime due recite di sabato 12 e domenica 13 gennaio.

Sulla scia dei successi nei panni di Violetta Valery ne La traviata “di Valentino” le due soprano si esibiscono sul palcoscenico del Teatro Palladium, protagoniste di due serate della rassegna “Prime Donne”: Claudia Pavone lunedì 21 gennaio (ore 20.30), Valentina Varriale lunedì 11 febbraio (ore 20.30).

Lunedì 21 gennaio Claudia Pavone esegue il programma “La notte e la luna”. Un omaggio al mondo notturno che la vede interprete di brani come La Luna di Mascagni, Die Nacht di Strauss, Nacht di Schubert e Vaga luna di Bellini. Trent’anni, siciliana di nascita e vicentina d’adozione, Claudia Pavone ha già calcato i palcoscenici di alcuni fra i più importanti teatri italiani. Nel concerto è accompagnata al pianoforte dal maestro Marco Forgione.

Lunedì 11 febbraio Valentina Varriale esegue il programma “Promenade amourouse”, una “passeggiata romantica” tra i più noti compositori francesi: Claude Debussy, Georges Bizet, Maurice Ravel. Napoletana classe 1981, Valentina Varriale è uno dei talenti emersi dalla prima edizione (2016/2017) di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Nel concerto è accompagnata al pianoforte dal maestro Antonio Maria Pergolizzi.

La rassegna “Prime donne” è una collaborazione fra il Teatro dell’Opera di Roma e la “Fondazione Roma Tre Teatro Palladium”. I concerti iniziano alle ore 20.30.

 

All’interno del programma radiofonico I Miti della Lirica e non solo l’intervista con il soprano Claudia Pavone

http://radiobluitalia.net/podcast/SPEAKERS/I%20MITI%20DELLA%20LIRICA%20E%20NON%20SOLO/33.%20%20I%20MITI%20DELLA%20LIRICA%20E%20NON%20SOLO%20con%20Alessandra%20Giorda.mp3?fbclid=IwAR0PjIVIVG_CXv7x9wWk61zGqlU1A7sZROLoZO6x1iUi_rU0WKo0ZNru3Lw

 

Doppio debutto per il soprano tedesco Dorothea Röschmann e per il Maestro texano Robert Trevino

È il grande soprano tedesco Dorothea Röschmann la protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in programma mercoledì 16 gennaio alle 20 (turno blu) all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con replica giovedì 17 gennaio alle ore 20.30 (turno rosso), anche in diretta su Radio3. Figura di punta della compagnia stabile alla Staatsoper di Berlino, dove nel 2016 è stata nominata Kammersängerin, dal suo debutto al Festival di Salisburgo nel 1995 si è affermata come una delle interpreti mozartiane più sensibili ed eleganti su palcoscenici come il Covent Garden, la Bayerische Staatsoper e il Teatro alla Scala. Ospite acclamata di compagini prestigiose quali i Berliner Philharmoniker, la Filarmonica della Scala e l’Orchestra reale del Concertgebouw, ha sviluppato in sede concertistica una speciale affinità con il repertorio romantico, sia liederistico sia operistico. La sua vasta discografia comprende, oltre a opere di Mozart, Schubert e Mahler, una raccolta di Lieder di Schumann con il tenore Ian Bostridge e il pianista Graham Johnson (“Echo Klassik” 2003), Ein deutsches Requiem di Brahms con i Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle e tre cicli di Lieder di Schumann e Berg con Mitsuko Uchida al pianoforte (“Grammy Award” 2017).

Per il suo debutto con l’Orchestra Rai interpreta i Vier letzte Lieder op. 150 (Quattro ultimi Lieder) che segnano la fine della parabola creativa ed esistenziale di Richard Strauss. Dei quattro Lieder scritti nel 1948, a un anno dalla morte, tre sono svolti su liriche di Hermann Hesse – Frühling(Primavera), September (Settembre) e Beim Schlafengehen (Andando a dormire) – il quarto su un testo di Joseph von Eichendorff, Im Abendrot (Al tramonto). Testamento creativo del compositore e di un’intera civiltà distrutta dagli orrori della guerra, il ciclo coglie con nostalgia crepuscolare la bellezza della natura nel momento in cui fatalmente sfiorisce.

Alla guida dell’Orchestra Rai è chiamato per la prima volta il texano Robert Trevino, Direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca dal 2016 e Direttore designato dell’Orchestra Sinfonica di Malmö. Considerato tra le bacchette americane più talentuose dell’ultima generazione, si è imposto all’attenzione internazionale con il trionfo al Teatro Bol’šoj di Mosca nel 2013, sostituendo Vassily Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi. Da allora si è esibito regolarmente nei più grandi teatri con orchestre prestigiose in patria – dalla Cincinnati Symphony alla Philadelphia Orchestra – e all’estero – dai Münchner Philharmoniker alla London Philharmonic. Cresciuto sotto l’egida di Michael Tilson Thomas e Seji Ozawa, ha sviluppato una particolare sensibilità per il repertorio mitteleuropeo. Nella seconda parte del programma propone dunque un altro capolavoro di Richard Strauss, Eine Alpensinfonie op. 64 (Sinfonia delle Alpi). Composta nel 1915, dodici anni dopo la Symphonia domestica, la partitura chiude la grande serie dei poemi sinfonici del musicista tedesco. In un unico tempo, ma di proporzioni eccezionali, descrive le sensazioni suscitate da una giornata di vita in montagna, anticipando le tecniche illustrative della musica per film.

Il concerto è replicato sabato 19 gennaio alle 20.45 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Per i concerti torinesi le poltrone numerate da 30 a 15 euro (ridotto giovani under 35) sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell’Auditorium Rai. Un’ora prima dei due concerti sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it

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Torna in scena La traviata di Verdi al Costanzi di Roma

Dal 12 al 26 gennaio 2019 al Teatro Costanzi, tutti i giorni eccetto il lunedì, quindi per ben 13 recite, va in scena La traviata di Giuseppe Verdi. Sul podio il maestro Pietro Rizzo. L’opera, titolo del grande repertorio, torna nel fortunato allestimento creato nel 2016 da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti che tanti applausi ha ricevuto anche nella tournée del Teatro a Tokyo lo scorso settembre. La regia di Sofia Coppola è ripresa da Marina Bianchi. Le scene sono di Nathan Crowley, scenografo collaboratore Leila Fteita. I costumi sono disegnati da Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli.

Claudia Pavone (12, 15, 17, 19), Jessica Nuccio (13, 16, 23, 25) e Valentina Varriale (18, 20, 22, 24, 26) si alternano nel ruolo della protagonista, Violetta Valéry; Antonio Poli (12, 15, 17, 19), Alessandro Scotto di Luzio (13, 16, 23, 25) e Giulio Pelligra (18, 20, 22, 24, 26) in quello del suo amato, Alfredo Germont. Giorgio Germont è interpretato da Sebastian Catana (12, 15, 17, 19, 23), Marco Caria (13, 16, 18, 20, 25) e Serban Vasile (22, 24, 26), mentre Graziano Dallavalle veste i panni del Dottor Grenvil. Molti gli artisti di “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma a essere coinvolti in questa produzione: Irida Dragoti che si alterna con Sara Rocchi (13, 16, 18, 20, 23, 25) nel ruolo di Flora e ancora Rafaela Albuquerque (Annina), Andrii Ganchuk (Barone Douphol) Timofei Baranov (Marchese D’Obigny) e Domingo Pellicola (Gastone). Sul palcoscenico anche il Coro dell’Opera di Roma, diretto dal maestro Roberto Gabbiani, e il Corpo di Ballo, interprete delle coreografie di Stéphane Phavorin. Vinicio Cheli firma le luci, i video sono a cura di Officine K.

Dopo la “prima” di sabato 12 gennaio (ore 20), La traviata di Verdi sarà replicata domenica 13 (ore 16.30), martedì 15 (ore 20), mercoledì 16 (ore 20), giovedì 17 (ore 20), venerdì 18 (ore 20), sabato 19 (ore 18), domenica 20 (ore 16.30), martedì 22 (ore 20), mercoledì 23 (ore 20), giovedì 24 (ore 20), venerdì 25 (ore 20), sabato 26 (ore 18).

Per informazioni: operaroma.it

Con La traviata prosegue anche la rassegna “Prime Donne”, collaborazione fra il Teatro dell’Opera di Roma e la “Fondazione Roma Tre Teatro Palladium”. I prossimi due appuntamenti al Teatro Palladium vedono protagoniste le soprano interpreti del ruolo di Violetta Valery ne La traviata all’Opera di Roma: Claudia Pavone (lunedì 21 gennaio) e Valentina Varriale (lunedì 11 febbraio). Le artiste sono accompagnate al pianoforte rispettivamente dai maestri Marco Forgione e Antonio Maria Pergolizzi. I concerti iniziano alle ore 20.30.

Comunicato Stampa

Attesa a Milano per il Recital del baritono Christian Gerhaher che canta Winterreise alla Scala

Lunedì 14 gennaio torna alla Scala, con il baritono Christian Gerhaher e il pianista Gerold Huber, Winterreise, un ciclo che ha dato un contributo determinante all’estetica e all’identità dell’Europa del Romanticismo, imponendosi tra i testi capitali del Canone Occidentale.
Franz Schubert compone i 24 Lieder per voce e pianoforte su testi di Wilhelm Müller nel 1828 all’età di 31 anni, quando è già prossimo alla morte, che l’avrebbe colto prima della fine dell’anno. Gerhaher, che eseguirà il ciclo insieme al pianista Gerhold Huber con cui collabora e incide regolarmente, è considerato tra i massimi interpreti di questo repertorio, che ha approfondito anche studiando con Dietrich Fischer-Dieskau. L’estremo viaggio del viandante solitario, metafora del percorso del giovane compositore condannato dalla malattia, nel corso dei decenni è stato all’origine di innumerevoli versioni e adattamenti. Ricordiamo tra l’altro la versione per piccola orchestra di Hans Zender del 1993 Schuberts Winterreise – eine komponierte Interpretation, il libro del tenore Ian Bostridge Il viaggio d’inverno pubblicato in Italia dal Saggiatore, la versione video firmata da David Alden e interpretata dallo stesso Bostridge con Julius Drake al pianoforte nel 2001, fino a Savage Winter di Douglas J. Cuomo presentato al BAM di New York lo scorso novembre, o a progetti extramusicali tra i quali una recente mostra fotografica di Roberto Masotti. Anche in campo coreografico il capolavoro di Schubert ha ispirato molteplici letture: la versione di Zender è alla base della Winterreise di John Neumeier con scene e costumi di Yannis Kokkos che dal 2001 è parte del repertorio dell’Hamburg Ballett, come anche della recentissima versione firmata da Christian Spuck e presentata nell’ottobre 2018 dal Ballett Zürich con le scene di Rufus Didvizius.

All’originale per canto e pianoforte si rifà invece Angelin Preljocaj per la sua Winterreise, commissionata dal Teatro alla Scala in prima assoluta al Piermarini dal 24 gennaio (anteprima a favore di Fondazione Rava il 23, repliche fino al 9 marzo) con la voce del basso-baritono Thomas Tatzl, recentemente ascoltato in parti come Papageno e Harlequin alla Wiener e Bayerische Staatsoper, e James Vaughan al pianoforte.

La scena schubertiana a Milano si arricchisce nelle prossime settimane di un’altra proposta di altissimo livello: l’1, 2 e 3 febbraio il Triennale Teatro dell’Arte presenta Schwanengesang D744 di Romeo Castellucci coprodotto dal Festival di Avignone e dal teatro d’opera La Monnaie/De Munt di Bruxelles e ispirato all’omonima raccolta di 14 Lieder composti da Schubert nello stesso anno 1828 in cui vide la luce Winterreise su testi di H. Ludwig Rellstab, Heinrich Heine e Johann Gabriel Seidl e pubblicata postuma. A interpretare Schwanengesang nello spettacolo sarà il soprano svedese Kerstin Avemo insieme al pianista Alain Franco.

Prestigiosa la storia esecutiva di Winterreise alla Scala. Tutti i grandi interpreti degli ultimi 50 anni (eccezion fatta per Bostridge e pochissimi altri) hanno portato qui la loro versione: nel 1972 alla Piccola Scala canta Hermann Prey e al pianoforte siede Wolfgang Sawallisch: Prey tornerà nel 1976 e nel 1986 nella sala del Piermarini con Leonard Hokanson, Sawallisch nel 1980 con Dietrich Fischer-Dieskau. Nel 1975 anche Elizabeth Schwarzkopf presenta due Lieder del ciclo (Der Linenbaum e Der Leiermann) nell’ambito di un Liederabend dedicato a Schubert e Schumann. Nel 1990 di nuovo una voce femminile, ma con l’intero ciclo: il mezzosoprano Brigitte Fassbänder è accompagnata dal pianista Markus Hinterhäuser, oggi Sovrintendente del Festival di Salisburgo, mentre nel 1992 José van Dam è accompagnato da Valery Afanassiev (tornerà nel 2006 con Roberto Giordano). Nel 2001 canta Thomas Hampson, al pianoforte Wolfram Rieger, nel 2009 è Daniel Barenboim a sedere al pianoforte con Thomas Quasthoff. Matthias Goerne raccoglie il testimone nel 2013 con Eric Schneider al pianoforte, mentre l’anno successivo Ferruccio Furlanetto, unico italiano, divide il palcoscenico con Igor Chetchev. Sempre nel 2014 Jonas Kaufmann è l’unico tenore ad affrontare il ciclo, insieme a Helmut Deutsch.

Recital di Canto 2018~2019

Lunedì 14 gennaio 2019 ~ ore 20

Baritono

CHRISTIAN GERHAHER

Pianoforte

GEROLD HUBER

Franz Schubert
Winterreise op. 89 D 911
(Viaggio d’inverno)
Ciclo liederistico su liriche di Wilhelm Müller

Prezzi: da 5,50 a 40 euro più prevendita
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.o

A grande richiesta altre due date a Caracalla per Ennio Morricone nell’estate 2019

I quattro concerti straordinari alle Terme di Caracalla del maestro Ennio Morricone (sabato 15, domenica 16, venerdì 21 e sabato 22 giugno) sono andati tutti esauriti già nei primi dieci giorni di vendita. Per accontentare un maggior numero dei suoi moltissimi ammiratori il maestro si è reso disponibile in altre due date, martedì 18 e mercoledì 19 giugno sempre alle ore 21.00 per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma.

Altri spettatori potranno così assistere all’ultima serie di concerti del suo tour che ha fin qua riscosso un immenso successo. La leggenda vivente, che ha festeggiato il mese scorso il suo 90° compleanno, si esibirà dunque in sei date alle Terme di Caracalla di Roma (15, 16, 18, 19, 21 e 22 giugno 2019).

I concerti sono parte del suo “60 Years of Music” World Tour che ha visto registrare numerosi sold out, anche a Roma la scorsa estate sempre a Caracalla. Il tour segna il 60° anniversario della carriera del compositore e direttore d’orchestra, e ha fino adesso visto svolgersi più di 50 concerti in 35 città europee. Più di 650.000 hanno assistito ai concerti del tour dal 2016 ad oggi per vedere il Maestro dirigere personalmente un’orchestra e un coro con più di 200 persone sul palco. Questi concerti a Roma saranno l’ultima occasione in cui il maestro riprodurrà le sue amate musiche prima di godersi una meritata pensione.

Una delle particolarità di questi nuovi concerti è di avere scalette differenti nelle varie serate.

Parlando del suo recente compleanno Morricone ha detto: “Mi sento privilegiato ed emozionato a festeggiare il mio 90° compleanno così in salute. È una benedizione poter ancora dirigere i miei concerti in tante meravigliose città europee e sono grato per la generosità che il mio pubblico continua a dimostrarmi”.

I concerti sono in collaborazione con D’Alessandro e Galli.

I biglietti per le due nuove date di martedì 18 e mercoledì 19 giugno alle Terme di Caracalla per la stagione estiva 2019 dell’Opera di Roma, sono in vendita da domani, martedì 8 gennaio su www.operaroma.it, www.ticketone.it e www.dalessandroegalli.com.

Prezzi: da 60 euro (+ prevendita 15%) a 130 euro (+ prevendita 15%).

Per informazioni: operaroma.it
Comunicato Stampa

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