Concordo con Richard Strauss: Falstaff è un vero capolavoro

( Alessandra Giorda) Artista di notevole spessore, il soprano Erika Grimaldi si è da tempo imposta sulle scene nazionali ed internazionali. Le sue doti vocali sono apprezzate in Italia nel mondo dall’Arena di Verona, al Bolshoi di Mosca, al San Francisco Opera senza dimenticare il Lincoln Center di New York…..Ha realizzato un album con il M° Gianandrea Noseda e la London Symphony Orchestra. Abituè di importanti appuntamenti come il Savonlinna Opera Festival ed il Festival Internazionale di Edimburgo. Durante un piacevolissimo incontro, nello storico Caffè Baratti & Milano a Torino, ha preso corpo l’intervista a seguire dalla quale si evince una Erika Grimaldi dolcissima e felicissima. A poco meno di un anno dall’essere diventata mamma, di una meravigliosa bimba di nome Esther, nel descrivere questa esperienza i suoi occhi brillano e la gestualità si fa ancora più dolce di quanto già non lo sia.  Domani al Teatro Regio sotto la Mole la Première di Falsfaff, opera che il soprano astigiano descrive nelle varie sfaccettature. Nel raccontarsi tra pubblico e privato confessa la preparazione per un nuovo ruolo che debutterà nel 2019.

Come sarà la tua Mrs. Alice Ford?

E’ un personaggio divertente e che fa combriccola  con le altre donne dove l’unione fa la forza. Quindi donne contro uomini. E’ una donna a cui piace ridere e scherzare che insieme alle altre trova piacere nella burla usata per rompere la quotidianità della vita. Quello che noi facciamo in scena è rappresentare un sano e puro divertimento.

Un commento sulla regia di Daniele Abbado?

La regia è molto carina, dotata di una piattaforma circolare non rotante e sopra la medesima ci sono tante botole dove i personaggi compaiono e scompaiono. Per noi è senza dubbio un pò scomodo perchè dobbiamo correre e salire o scendere scale piuttosto piccole. E’ in pendenza con una discesa verso il palco, quindi adatta per una perfetta visione dello spettatore. Ci sono lenzuola appese su dei cavi e vengono spesso mosse per creare insieme a noi del cast un gran movimento. Definirei questa regia tradizionale dove nulla è stato stravolto e perfettamente aderente al libretto. I costumi non sono d’epoca e nemmeno moderni, bensì una via di mezzo. Mi piace quando nulla viene mutato e si mette in scena l’opera così come deve essere da libretto.

Si annovera che il supremo fascino del Falstaff sta nel fatto che Verdi per la prima volta compì un’opera da musicista e non soltanto da autore teatrale. Come commenti?

E’ vero che è un’opera prevalentemente strumentale. Devo dire che dal punto di vista vocale non credo che nessun personaggio abbia alcuna difficoltà. Mentre teatralmente e scenicamente si, perchè rendere tutta questa musica, questo ritmo e  queste parole, che sono tante, in brillanti scene non è cosa da poco. Credo che Verdi alla fine della sua carriera di compositore si sia voluto divertire. Probabilmente all’epoca tale scrittura non era nemmeno prevista, poichè opere precedenti di questo genere nel suo repertorio non ci sono state. Suppongo questa sia stata una sua memoria, quando dopo aver vissuto una vita intera è giunto alla conclusione che la vita è anche una burla. L’idea di prendere “le cose” non troppo sul serio e trarre anche divertimento in quello che si fa. L’unico gabbato è Sir John Falstaff anche se alla fine dice:

Ogni sorta di gente dozzinale
Mi beffa e se ne gloria;
Pur,senza me, costor con tanta boria
Non avrebbero un briciol di sale.
Son io che vi fa scaltri.
L’arguzia mia crea l’arguzia degli altri.

Quindi voi vi divertite, ma se non ci fossi io che ve ne dò motivo voi non sapreste nemmeno farlo. Credo sia proprio una memoria che Verdi ha lasciato, avendo fatto, ormai ottuagenario, il bilancio della sua vita dove ha messo a fuoco la sua filosofia. Ovviamente prima di vivere la vita non si sa a cosa si va incontro, ma quando la maggior parte della medesima è trascorsa si può fare un bilancio e lasciare ai posteri un insegnamento.

Richard Strauss affermò che Falstaff è tra capolavori indiscussi del Teatro di tutti i tempi. Un commento?

Assolutamente concordo con Strauss! E’ teatro puro ed è un capolavoro da tutti i punti di vista, strumentale, musicale, scenico e perchè no anche vocale, non nel senso tecnico, ma per come è stato trattato a incastri su incastri. E’ geniale ! Sembra quasi non sia frutto dell’essere umano. Un vero capolavoro !

Ormai sei di casa al San Francisco Opera, nel 2016 con Carmen e nel 2017 con Mimì. Un commento sul rapporto tra gli americani e la lirica 

Il teatro era sempre pieno di gente ambedue le volte. Partecipano sia durante lo spettacolo che alla fine. Conoscono bene l’opera ed amano assistere alle rappresentazioni. Sono amanti della tradizione, quindi le opere messe in scena  troppo all’avanguardia non piacciono. La vita negli Stati Uniti è molto frenetica è andare all’Opera è un momento di rilassamento, di riflessione interiore e di un contatto con se stessi liberi dalla frenesia dello scorrere della giornata. Ne è esempio quando si rappresenta il Requiem di Verdi. Gli americani lo amano tanto e si immedesimano in una sorta di totale concentrazione che trova l’apice con la commozione, poichè questa musica tocca le corde più profonde del loro animo. Sono dei grandi sostenitori dell’opera italiana che adorano.

A Gennaio sarai nuovamente protagonista al Regio di Torino con Liù in Turandot. Nella tua carriera c’è molto Verdi e Puccini. Cosa ti colpisce dell’uno e dell’altro?

Amo Puccini particolarmente perchè è con una sua opera che ho debuttato nel ruolo di Mimì in Bohème. La sua musica arriva nei meandri più profondi dell’anima di chi ascolta. I temi quali l’amore, ma anche la malattia, della quale Mimì è vittima, vengono sempre trattati in maniera elegante. Quando si canta un’opera di Puccini il coinvolgimento è totale. Verdi ha una scrittura diversa. C’è molto del suo fervore patriottico tracciando sempre una netta distinzione tra amore e Patria.  Un dualismo dove o scegli l’uno o scegli l’altro. Un amore trattato con meno romanticismo rispetto a Puccini. Anche in scena l’amore di Verdi si delinea come un puro scambio di emozioni, mentre con Puccini ci sono baci, abbracci e contatti fisici. In Verdi c’è la rappresentazione dell’amore e dei sentimenti, ma poi non li vedi in scena, in Puccini si. Tuttavia amo particolarmente tutti e due cogliendo il meglio dell’uno e dell’altro.

Da soprano lirico leggero, ora sei un soprano lirico pieno a quando ti vedremo in ruoli come Elisabetta de Valois nel Don Carlo di Verdi?

Quando un cantante inizia la carriera è sempre bene essere cauti con i ruoli da mettere in scena. Tutti quelli che ho fatto per soprano leggero infatti li ho fatti per l’età. Sapevo che prima o poi sarei arrivata ad una evoluzione della mia voce e quindi ad altri ruoli. Chi non vorrebbe vestire i panni  di Elisabetta de Valois? Per me ci va ancora un pò di tempo, perchè la mia filosofia è di essere cauta, meglio aspettare che anticipare un personaggio dove magari non riesco a dare il massimo per età e maturità vocale. Non che oggi non sia in grado di farla, da quando poi è nata la bimba la voce si è scurita e devo capire in che direzione andrà, ma per ruoli del genere attendo ancora un pò di tempo.  Mi piace studiarli con largo anticipo, anche due anni prima, poi li lascio riposare qualche mese e successivamente  riprendo lo studio, ma tutto con calma per “fare mio” il ruolo. Ti anticipo che molto probabilmente ci sarà un nuovo debutto di ruolo da soprano pieno nell’anno 2019, ma nulla posso ancora anticipare !

Tra breve la tua bimba Esther, compie un anno, come si è modificata la tua vita lavorativa?

Tutti mi dicono che sono ringiovanita anche se dormo pochissimo. Ho un’energia mai avuta che scaturisce da un amore immenso mai provato per nessun altro. Non credevo si potesse provare un sentimento così profondo e coinvolgente. Rispetto a prima di diventare mamma, ora faccio cose con una passione tale, mai avuta prima. Quando penso che torno a casa e la vedo, basta un suo sorriso e rinasco. Quando parlo con le mie colleghe che temono di diventare madri per il lavoro che svolgiamo, le porto a riflettere che è più l’idea di non riuscire a gestire la situazione che la realtà. Diventare mamma l’esperienza più bella per una donna e privarsene perchè si pensa di non riuscire a gestire lavoro e famiglia è impensabile. Certo ho una persona che mi aiuta, c’è anche la nonna di Esther pronta ad accudire la nipote, ma faccio tutto con maggiore energia, volontà e nulla mi sfugge. L’essere soddisfatti a livello personale al di fuori del lavoro è importantissimo. Pensa che ho ripreso a lavorare dopo quindici giorni dal parto e tutti mi chiedevano come facessi, non lo sapevo neppure io, ma stavo benissimo e lavoravo perfettamente. Con Esther la mia felicità è alle stelle.

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