Gabriele Lavia riflette:” L’uomo imita il teatro o il teatro imita la vita?”

( di Alessandra Giorda) Sale l’attesa sotto la Mole per la Première di “Pagliacci”, capolavoro di Ruggero Leoncavallo, in scena dall’11 gennaio al Teatro Regio di Torino con la regia di uno dei più grandi registi ed attori degli ultimi decenni: Gabriele Lavia. L’intervista si è svolta dopo la conferenza stampa tenutasi in scena , per la prima volta , sul palco del teatro ,dove Lavia si racconta come narratore di “Pagliacci”.Tale  opera è stata messa in scena dopo 125 anni dalla prima assoluta al Teatro del Verme a Milano, con un parallelismo tra la vita reale ed il teatro.

La regia di Lavia mira al cuore della poetica verista con l’ambientazione in una periferia del secondo dopoguerra con richiami estetici al Neorealismo cinematografico. A grande sorpresa sul palco un’asinella vera  e Gabriele Lavia spiega il perchè.

Cosa racconta quando il sipario si apre?

Quando il sipario si apre il sacrificio è stato compiuto e quindi questo rimando di nido di memoria, fosse anche per il pubblico una memoria personale  ed anche storica, poichè tutti non hanno vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale e l’imminente  il post guerra, è doveroso . Quello che viene rappresentato in scena è un dopoguerra molto angoscioso e  triste dove il teatro cerca di riportare il buon umore. La scritta VINCERE , le case così bombardate e questo piccolo palcoscenico rimandano a quella tragedia che è stata la seconda guerra mondiale anche per il nostro Paese .

Man mano che l’opera si snocciola c’è un parallelismo tra vita e teatro . Come commenta?

Man mano che la tragedia va avanti si scopre che il teatro e la vita non sono la stessa cosa.  C’è la vita , simboleggiata da  una casa distrutta, quindi una vita infelice è poi c’è un piccolo teatrino , sempre sul palco ovviamente. Durante la rappresentazione gli attori e cantanti confonderanno sempre il teatrino con la casa . Un pò di rappresentazione avviene nella casa ed un pò sopra il palcoscenico. C’è una sorta di strana confusione che la vita compone con il teatro, non sappiamo se il teatro imita la vita o se l’uomo è condannato a ripetere il mito che può essere un’ Orestea od un Edipo . In fondo all’animo umano questo dubbio rimane. L’uomo  imita il teatro o il teatro  imita la vita?

Voci tra il cast e la stessa Davinia Rodriguez, soprano nel ruolo di Nedda, confermano che lei ha una sensibilità particolare nel capire in maniera fulminea le qualità da estrapolare da ogni cantante-attore. Cosa ne pensa?

Non saprei ! Forse perchè facendo teatro da tanti anni ho sempre recitato nei miei spettacoli . Ringrazio per queste lodi. Ho sempre un buon rapporto con i cantanti . Nelle produzioni che ho fatto, non molte perchè sono sempre impegnato a recitare, è nata ogni volta una sorta di unione con i cantanti/ attori. Questo mi rallegra.

Che cosa si aspetta da questa regia?

Spero che piaccia al pubblico. Vorrei che capisse tutto ciò che vede . Credo fortemente in quello che diceva Carlo Marx ” Saliamo al concreto” : è per questo motivo che ho voluto l’asinello in questo spettacolo perchè direi che è il punto più semplice di corrispondere al testo perchè molte volte ho visto altre edizioni dove entrano motorini o camioncini , però poi c’è il cantante che deve dire “Ione tu e il somarello precedetemi” e Ione tu e il camioncino precedetemi” , per questo dico saliamo al concreto. Facciamo le cose come devono essere fatte .

Gabriele Lavia è più regista o più attore?

Le confesso che sono ambedue anche se  il regista è il mestiere di un narratore e questi  non è mai artista anche se si è data  grande importanza alla regia e il narratore è molto importante in una favola. Tuttavia  l’artista è l’attore , l’artista è il cantante, l’artista è il musicista , ossia quelli che usano uno strumento musicale , vocale nel caso dell’attore il proprio corpo , la propria voce di questo ne ho piena coscienza.

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