Grande successo per l’Aida di Giuseppe Verdi a Verona

 Grandi consensi per l’Aida di Giuseppe Verdi, rappresentata all’Arena di Verona il 17 luglio scorso. Applausi a scena aperta per il cast vocale comprendente Nunzia Santodirocco nel ruolo di Aida, Luciana d’Intino (Amneris), Stefano La Colla (Radames), Alberto Mastromarino (Amonasro), Carlo Cigni (II Re dell’Egitto), Sergei Artomonov (Ramfis), Francesco Pittari (Un Messaggero), Elena Serra (Sacerdotessa).
Nell’occasione è stata proposta l’edizione integrale del capolavoro verdiano grazie alla esperta regia di Gianfranco de Bosio: riuscite coreografie, scene e costumi sfarzosi, atmosfere suggestive e prorompenti nel trionfo, con tanto di cavalli bianchi.

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                                        Alberto Mastromarino, Nunzia Santodirocco e Stefano La Colla.

Ma la autentica rivelazione della serata è stata il soprano Nunzia Santodirocco, chiamata all’ultimo minuto a sostituire, nel ruolo di Aida, l’indisposta Monica Zanettin, a cui auguriamo pronta guarigione.
Al suo debutto in Arena, la Santodirocco ha dimostrato di essere perfettamente a suo agio nel complesso ruolo verdiano: raffinatissima interprete, autentica dominatrice della scena, dotata di grandi qualità musicali, splendida voce, tecnica perfetta e misurata emissione, il soprano è riuscita ad evidenziare ogni accento, ogni dinamica che il compositore ha scritto. L’abbandono lirico, l’intensità della cavata, il fraseggio commosso, l’accento screziato di una grazia tutta femminile, l’aerea perfezione degli attacchi, escono spontanei dal canto della Santodirocco. Incantava il pubblico in “Ritorna vincitor” dove sfoggiava tutto il suo repertorio espressivo, nel duetto del secondo atto (Amore!Amore!) con Amneris e nei duetti del terzo atto con Amonasro (Rivedrai le foreste imbalsamate) e Radames (Pur ti riveggo mia dolce Aida) e nel tragico finale (Morir! Si pura e bella!) e in “O terra addio!”, dove al magistero tecnico univa una straordinaria capacità di fusione timbrica ed espressiva col rispettivo partner. Veramente notevole.

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                                                      Foto di scena di Aida a Verona il 17/07/2016

Ottima anche l’Amneris di Luciana D’Intino, che si conferma una grande interprete dalla voce solida e sicura sia nella zona acuta che nei gravi: energica la sua scena del giudizio, dove ha dato il meglio di se. Unico neo, una certa disomogeneità timbrica nei diversi registri.

Convincente il Radames di Stefano La Colla. Dotato di buoni mezzi vocali, La Colla si imponeva subito al pubblico con Celesta Aida, risolta molto bene. Il giovane tenore dovrà ancora lavorare per la ricerca di maggiori colori ed intensità espressiva, ma la sua prova è stata comunque di tutto rispetto.

Alberto Mastromarino non è apparso nella sua forma migliore, interpretando un Amonasro dalla voce un po’ usurata e a tratti sbiancata: tuttavia il fraseggio e l’interpretazione scenica risultavano convincenti, da veterano qual è.

Buono il Re di Carlo Cigni, mentre risultava poco incisivo il Ramfis di Sergey Artamov, con un registro grave davvero troppo flebile.

Buoni gli altri comprimari, il puntuale messaggero di Francesco Pittari e la Sacerdotessa di Elena Serra.

Molto bene anche il corpo di ballo coordinato dal M° Gaetano Petrosino, con coreografie di Susanna Egri: applausi scroscianti per i primi ballerini Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo.

Maestro concertatore e direttore d’orchestra era Julian Kovatchev, che si conferma un grande direttore dal gesto chiarissimo ed energico e dai tempi efficacissimi. Infine, ottimo anche il coro, diretto dal maestro Vito Lombardi.
Alla fine, forti applausi ed acclamazioni per tutti gli interpreti.

unnamed (6)         Il soprano  Santodirocco firma autografi dopo il successo avuto in Aida il 17/06/2016

L’Aida fu commissionata dal viceré egiziano Ismail Pascià ma non, come si crede, per l’inaugurazione del canale di Suez, bensì per l’apertura del nuovo teatro Kedivale dell’Opera. Le date comunque erano quasi coincidenti; tuttavia l’opera non poté essere rappresentata se non con un anno di ritardo. Infatti, scenari e costumi dovevano arrivare da Parigi, e la capitale francese era isolata per l’assedio dei prussiani. Con l’Aida, Verdi intende dimostrare di essere capace di una grande varietà di atteggiamenti, passando dalle grandiose scene d’insieme ai singoli personaggi, dalle passioni collettive al dramma intimo. Questa esigenza stimolò Verdi a curare, da un lato, l’estrema varietà di situazioni dell’opera, in modo da amalgamare parti assai diverse tra loro; e, contemporaneamente, a cercare la massima collaborazione negli esecutori, che dovevano compenetrarsi non solo nelle loro singole parti, ma nello spirito che complessivamente anima l’opera. Per le presentazioni europee, e in particolare per quella italiana – avvenuta alla Scala un mese e mezzo dopo la “prima” del Cairo -, il musicista si impegnò personalmente perché nessun aspetto fosse trascurato; dalla disposizione degli strumenti solisti alla scenografia. Rispetto ai precedenti schemi verdiani, che vedevano un’assoluta preponderanza dell’elemento vocale, l’Aida rappresentò una svolta, perché l’uso dell’orchestra divenne molto più incisivo e determinante. Non siamo più a quella che il Mila ha chiamato “la volgarità degli accompagnamenti tradizionali”, ma un’opera “tutta solare e italiana”. Verdi sentiva l’esigenza di contrastare l’astro wagneriano, tuttavia ancora non poteva subirne gli influssi, poiché le opere del grande compositore tedesco giunsero in Italia solo negli anni successivi. Verdi già conosceva alcuni spartiti, e per quanto ne fosse rimasto affascinato si riteneva assai distante dalla concezione del maestro di Lipsia. In quella supposta incompatibilità rimase a meditare sedici anni, prima di comporre una nuova opera, l’Otello.

Franz Albanese – Verona

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