LA STROPPA INCANTA I MONEGASCHI CON UNA ROSINA PERFETTA. SOLD OUT PER TUTTE LE RECITE

( di Alessandra Giorda) Successo straordinario ieri sera all’Opéra di Montecarlo per Annalisa Stroppa nel ruolo di Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Il mezzosoprano bresciano sta vivendo un momento meraviglioso della sua carriera collezionando successo dopo successo e consacrandosi una vera Star. Dopo essere stata una Suzuki strepitosa, vera e perfetta in ogni minimo particolare  alla Scala di Milano, il 7 dicembre scorso, in Madama Butterfly di Puccini, ha ieri sera confermato il suo talento notevole alla Première dell’opera rossiniana nella splendida cornice di Palais Garnier. Raggiunta telefonicamente ha commentato a caldo il post Première con la dolcezza e umiltà che la contraddistingue . Nell’intervista a seguire la Stroppa racconta la sua Rosina ambientata negli anni ’50, l’incontro con i più grandi direttori d’orchestra sul panorama internazionale, rammenta le grandi emozioni provate nell’ultimo appuntamento scaligero, confessa la sua soddisfazione per i traguardi raggiunti e ringrazia il pubblico che la ama e la segue con tanto affetto. L’intervista si conclude in maniera dolce, umile e commovente.

Un commento a caldo dopo la Premìere tanto attesa a Montecarlo per ” Il Barbiere di Siviglia”

La Prima è andata veramente molto bene e sono molto soddisfatta! E’ stata una bellissima recita, il pubblico era entusiasta ed ha percepito la bella energia che c’era sul palcoscenico. Si è creato un meraviglioso clima di lavoro tra tutto il cast composto da artisti straordinari ed ottimi colleghi. La complicità di noi cantanti sul palcoscenico si è avvertita anche tra gli spettatori. Confesso di essermi proprio divertita e le mie aspettative che avevo verso i monegaschi presenti sono state appagate e li ringrazio per aver apprezzato il mio lavoro.  Notevole intesa con  il direttore d’orchestra, il M° Corrado Rovaris, e la regia di Adriano Sinivia è carina, ambientata negli anni’50 e molto accattivante. Nella Sala Garnier che è un gioiello di dimensioni contenute si percepisce tutto, i piccoli sguardi , le sottigliezze ed anche se  si parla sottovoce e tutto e questo ha agevolato il nostro canto con tutte le piccole sfumature

Quanta importanza dai al pubblico quando canti?

Il pubblico è molto importante per me, penso che sia parte attiva e integrante dello spettacolo, è il mio motore e mi da la carica e la forza per fare del mio meglio; noi cantiamo per loro ed abbiamo il dovere principale di emozionare chi ci ascolta. Inoltre spero che il pubblico si diverta e che al termine dello spettacolo possa uscire dal teatro con un bel sorriso!

Ogni volta che hai interpretato questo ruolo hai trionfato. Cosa ti piace di questo personaggio?

Rosina è un personaggio che amo moltissimo! Dal punto di vista vocale in questo momento è molto comodo per me ed inoltre mi piace per il suo carattere. E’ un personaggio molto attuale: una giovane determinata, alla ricerca delle propria identità, della propria libertà e soprattutto dell’amore. Mi diverto ad interpretare le varie sfaccettature che la caratterizzano. Nel Barbiere in particolare è molto interessante come Rossini costruisca un’architettura vocale e personale per ogni personaggio, mette addosso ad ognuno una veste che lo identifica: la bella innamorata Rosina, l’amoroso Lindoro, il Bartolo brontolone, l’avido Don Basilio, e il furbo tuttofare Figaro. Inoltre sono affascinata in generale dalla vivacità, dal dinamismo, dalla comicità che contraddistinguono quest’opera. E’ divertimento allo stato puro sia per noi interpreti che per il pubblico!

Ne “Il Barbiere di Siviglia”, espressione dell’opera buffa, oltre alle doti vocali è molto importante essere un buon attore. Nella preparazione di questo ruolo dove hai prestato maggiore attenzione?

Ho cercato di sottolineare il testo, oltre che con i diversi colori e le sfumature vocali anche con le espressioni del viso e la gestualità del corpo. Sia nelle arie che nei duetti che nel declamato di ogni recitativo, la mimica va di pari passo con la vocalità, la valorizza e ne sottolinea il significato. Tutto ciò è sempre condito da una bella energia che la scrittura di Barbiere richiede assolutamente.
Inoltre ho diversificato il mio comportamento e le movenze a seconda dell’ interlocutore, dolce e sognatrice con Lindoro, complice e frizzante con Figaro, ribelle e furba con Bartolo!
Ogni volta che interpreto un personaggio inevitabilmente porto qualcosa di me! Quando sono sul palco mi calo a tal punto nei panni del mio personaggio da provarne realmente le stesse emozioni. A mio parere questo è l’unico modo per poter trasmettere al pubblico tutte le sensazioni che si vivono in scena.
Nel caso di Rosina non è poi così difficile, anzi: è una ragazza giovane, vitale e determinata, sveglia ed entusiasta della vita! Si innamora e crede fortemente nell’amore! E’ una donna di oggi, modernissima, ha una certa grazia e un certo puntiglio nell’ottenere ciò che vuole. Inoltre è molto orgogliosa e mi riconosco in tutti questi aspetti!

Rossini , con Rosina, mette a fuoco una tipologia di figura femminile non consueta nel primo ‘800. Quanto il regista è stato fedele alla Rosina rispettosa ed ubbediente quanto scaltra e vendicatrice?

Il Barbiere in scena all’Opéra di Monte-Carlo, con la splendida regia di Adriano Sinivia e la brillante direzione di Corrado Rovaris, è un bellissimo omaggio alla “Cinecittà” degli anni 1950/1960 e questo si è visto  in ogni singolo dettaglio anche nella nostra gestualità. Immaginatevi Rosina come un’adolescente ribelle di quell’epoca! L’idea è cinematografica quindi sono banditi tutti i gesti convenzionali e costruiti, ci ritroviamo immersi in un set  proprio come se stessimo girando un film. In scena a vista ci sono anche gli addetti ai lavori, tecnici, macchinisti, direttori di palcoscenico, pronti a girare un nuovo “ciack “ad ogni cambio scena! Nonostante la trasposizione temporale ogni personaggio rimane comunque ben caratterizzato e fedele a come Rossini l’ha concepito.

Per quanto riguarda Rosina direi più “ribelle” e “peperina” che “rispettosa” ed “ubbidiente”!!! Durante la mia prima aria impasto i gnocchi proprio come era consuetudine fare la domenica negli anni ’50 ma pensando a Lindoro mi distraggo e la povera Berta finirà di cucinare al posto mio! Scherzo e provoco il servitore Ambrogio e sono molto insofferente con Bartolo! Diciamo che lo faccio spazientire più volte! Preparo un buon caffè a Figaro durante il nostro duetto dove scelgo di indossare una parrucca rossa molto azzardata per sfidare il mio tutore! Insomma sono sempre in movimento e non sono ferma un attimo! Gli unici momenti dove sono docile, ubbidiente ed innamorata saranno quelli con l’amato Lindoro o meglio con il conte d’Almaviva!

Sei stata scoperta dal M° Muti, hai trionfato alla Scala con il M° Chailly, sei reduce da poco di un altro successo con il M° Metha, conquisti i più importanti Direttori d’Orchestra del panorama internazionale. Ora sei sotto la direzione del M° Rovaris, come commenti?

Ho avuto la grandissima fortuna di lavorare con grandi Maestri dai quali ho appreso tantissimo! Il ruolo di Rosina l’ho debuttato nel 2012 al Teatro dell’Opera di Roma con un altro maestro d’eccezione ed esperto di belcanto: Bruno Campanella. E’ stato l’ideale per me! Con la sua esperienza mi ha guidata e aiutata a leggere attentamente tutte le intenzioni espressive e dinamiche volute da Rossini, andando oltre lo spartito, è così che ho impostato l’intero ruolo e l’ho fatto mio.Qui a MonteCarlo sto lavorando per la prima volta con il maestro Corrado Rovaris e devo dire che mi trovo benissimo: la sua direzione è chiara e sicura, è sempre molto attento alle nostre esigenze e a tutto ciò che succede in scena. Anche da lui ho avuto molti spunti di lavoro davvero interessanti. Un vero piacere lavorare insieme! Ogni maestro con il quale lavoro mi arricchisce, dalle loro letture posso cogliere di volta in volta accorgimenti diversi e nuove idee.

Nel prestigioso appuntamento scaligero, quello più cool dell’anno, sei stata una Suzuky perfetta. Quali emozioni hai provato?

Naturalmente ero molto emozionata! Poter inaugurare la stagione del Teatro alla Scala è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per tutta la vita!!! Negli anni ho sempre seguito con grande interesse la diretta televisiva di questa serata e non avrei mai immaginato che un giorno sarei potuta essere tra i protagonisti! Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e mi hanno dato questa grande opportunità.

Ti confesso che dopo un mese e mezzo di prove intense ho realizzato solo la sera stessa della Prima la grandezza dell’evento in cui mi trovavo, ovviamente ne sono sempre stata consapevole, ma la sera del 7 dicembre una volta raggiunto il mio camerino e vivendo il fermento fuori e dentro il teatro ho improvvisamente realizzato il tutto! Un mix di sentimenti nello stesso tempo! Dopo anni e anni di studi e sacrifici era arrivato il mio momento! Felicità mista ad incredulità, onorata ma anche consapevole del grande onere, soddisfatta e riconoscente…. ho ripercorso col pensiero in un attimo tutte le tappe del mio cammino artistico iniziato all’età di 12 anni ed ora ero lì! Una sensazione unica! Inoltre ho trovato meraviglioso il fatto che la recita fosse trasmessa in diretta su RAI 1 e su numerose emittenti estere, in questo modo con me oltre al pubblico presente in sala, ci sarebbero state molte altre persone, parenti, amici e gente che ancora non mi conosceva da ogni parte del mondo! Ringrazio il cielo per questa bella opportunità.

In quanto tempo e come hai preparato questo ruolo pucciniano che hai interpretato minuziosamente in maniera magistrale, non solo vocalmente, ma anche nell’espressività e nella recitazione?

Desideravo essere all’altezza di tale compito: ho affrontato questo impegno con molta serietà, rispetto e responsabilità ma nello stesso tempo anche con grande entusiasmo.

Amo molto il personaggio di Suzuki  ruolo  già debuttato la scorsa stagione nella versione tradizionale dell’opera all’Opéra di Parigi con la regia di Robert Wilson.

Ho vissuto questa meravigliosa occasione artistica facendo tesoro del lavoro di ogni giorno. Poter lavorare con il Maestro Riccardo Chailly e con il regista Alvis Hermanis è stato per me un grande privilegio; attraverso la loro lettura attenta e approfondita il mio personaggio ha preso forma musicalmente e drammaturgicamente  arricchendosi di spessore e umanità. Ho fatto talmente miei i sentimenti che prova Suzuki da sentirmi svuotata e a commuovermi al termine di ogni recita! L’ho veramente vissuta e interiorizzata a 360 gradi! Quando sali sul palco e non ti senti più Annalisa, ma ti senti il personaggio che stai interpretando allora ci siamo! E’ la sensazione giusta! Bellissimo!

Il tuo straordinario successo alla Scala con Suzuki ti ha consacrata una Stella della lirica sul panorama internazionale. Quanto pesa tale responsabilità?

E’ vero, è una responsabilità, ma allo stesso tempo una grande soddisfazione, una grande gioia! Ogni volta che si raggiunge un traguardo importante inevitabilmente aumenta il senso di responsabilità, si avverte sempre più il fatto di dover mantenere determinate aspettative! Una responsabilità verso gli altri ma soprattutto verso se stessi!

Che dire….l’unica cosa che posso fare è studiare, prepararmi e cercare di fare sempre del mio meglio senza mai perdere la passione, l’energia e l’entusiasmo per questo meraviglioso lavoro! Sono molto grata alla vita per il mio cammino artistico e spero di poter andare avanti così!

Paloscia firma la regia de “La forza del destino” al Teatro Nazionale di Belgrado

( di Alessandra Giorda) Attesissima al Teatro Nazionale di Belgrado la Première di domani de La forza del destino di Verdi in versione italian style sotto la magistrale regia di Alberto Paloscia. Un nome che è sinonimo di garanzia di un lavoro fatto ad hoc. Colonna portante del Teatro Goldoni di Livorno, senza contare le fortunate regie in Corea ed in Turchia e le prossima Master Class a Shanghai in Cina , oltre a quelle già tenute con grande successo in Italia, Germania e Spagna.

Nell’intervista a seguire, Paloscia, direttamente da Belgrado, spiega la” sua”  de La forza del destino, racconta come si snocciola una regia , il suo grande successo ottenuto a Pinerolo con La Traviata di Verdi e molto altro con  la grande cultura e modestia,ingredienti che lo contraddistinguono.

Domani  la Première de “ La Forza del destino “ di Verdi al Teatro Nazionale di Belgrado. Come sarà quest’opera sotto la sua regia?
Si tratterà di una libera ricostruzione di uno storico allestimento del “Maggio Musicale Fiorentino” del 1953. Una produzione, che allora destò entusiasmo ma anche reazioni più contrastanti, nella linea dello sperimentalismo visivo che fu uno dei tratti caratterizzanti del prestigioso festival fiorentino: la prima rassegna italiana, che fin dagl’anni ’30 del secolo scorso, fece debuttare nella regia d’opera grandi nomi provenienti dal teatro e dal cinema; e nella scenografia i più grandi pittori “di cavalletto”. Al maggio Fiorentino esordirono nella veste di scenografi e costumisti, artisti del calibro di De Chirico, Casorati e Soffici. In questa Forza del 1953 debuttò come regista d’opera il grande cineasta Tedesco, George Wilhem Pabst, grande genio del cinema espressionista, che per l’occasione fu coadiuvato per la parte scenografica da Franco Lolli, suo abituale collaboratore in molti film. La nostra proposta qui a Belgrado cercherà di ricreare, con molta libertà , le atmosfere pittoriche, cinematografiche ed espressioniste della produzione di Pabst e Lolli. L’ambientazione dell’opera fu pienamente rispettata dal regista, seguendo le indicazioni del libretto; l’unica eccezione fu la scena dell’accampamento del terzo atto ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale, tra carri armati e tende di infermeria. Tale scena fu contestata dai grandi cantati che presero parte a tale produzione ( Tebaldi, Del Monaco, Protti, Barbieri, Siepi, Capecchi: veramente il meglio del gota canoro di allora). Proprio questa scena, che a Firenze fu totalmente modificata, vedrà la luce per la prima volta proprio qui a Belgrado.

Un commento su quest’opera?
Potremmo definire La forza del destino un grande romanzo storico e popolare, oppure un’ epopea cinematografica stile “Guerra e pace”. In quest’opera così complessa e dispersiva si passa continuamente da ambienti aristocratici a squarci popolari e ad atmosfere religiose: un grande spaccato di umanità che aldilà dell’intrigo romanzesco che caratterizza la vicenda ci rivela la modernità e la genialità di Verdi musicista e drammaturgo; un Verdi indagatore dell’animo umano, al pari di W.Shakespeare e B. Brecht.

Cosa di aspetta dal popolo serbo per la Première?
La Serbia ha una grande tradizione nell’opera lirica e il suo pubblico ama particolarmente il melodramma, soprattutto quello italiano. Penso che questa “Forza” sia molto attesa e spero venga apprezzata per il segno fortemente italiano dell’impostazione registica e scenografica. Punterò sulla passionalità e sulla carnalità della recitazione e sulle suggestioni pittoriche dell’allestimento. Mi fa piacere che gli eccellenti laboratori di scenografia del Teatro Nazionale di Belgrado, nella loro accurata ricostruzione dell’allestimento, abbiano saputo restituire alla perfezione, il fascino della pittura scenografica Italian style.

Racconti brevemente il successo appena avuto a Pinerolo
Sono particolarmente grato ad Angelica Frassetto, Presidente e Responsabile dell’ “ Impresa lirica Francesco Tamagno” di Torino, di aver creduto sempre in me come regista. “La traviata” di Pinerolo che è il mio quinto approccio registico con quest’opera, affrontata già a Seoul con una grande protagonista come Mariella D’Elia è il coronamento di questo splendido sodalizio con l’impresa “Tamagno” con cui ho già collaborato nelle stagioni passate, con ben due produzioni di “Il Barbiere di Siviglia” e una “Boheme” realizzata proprio a Pinerolo. Questa mia ultima produzione di Traviata, ha portato a maturazione la mia visione registica del capolavoro Verdiano e mi ha molto gratificato particolarmente per l’ottimo risultato raggiunto da un gruppo di giovani cantanti nel quale hanno spiccato i tre protagonisti, Valentina Iannone (Violetta), Giuseppe Raimondo (Alfredo), Nicola Ziccardi (Giorgio Germont), tutti provenienti dall’opera studio dal Teatro Goldoni di Livorno che io dirigo da bene venitsei anni.

Sia a Pinerolo che a Belgrado ha avuto ed ha  come collaboratore Matteo Anselmi che sembra essere ammaliato dal mondo della lirica. Un commento su Matteo?
La mia collaborazione con Matteo è stata uno dei momenti più felici di questa produzione di Pinerolo.
Ho instaurato con lui un bel sodalizio, che mi ha spinto a riconfermarlo a Belgrado e per altri miei futuri progetti registici. È un bravo attore che ama la lirica e per me questo è molto importante, perché il suo lavoro costituisce un supporto prezioso per ripulire la recitazione degli artisti e il contributo scenico del coro.

Ci saranno altri progetti insieme?
Il più sicuro e imminente è un nuovo “Macbeth” Verdiano, in liguria nel presitgioso “Teatro civico” di La Spezia. Bollono in pentola altri progetti estivi in Abruzzo e in Veneto.

Quali novità al Teatro Goldoni di Livorno?
Il Teatro Goldoni di Livorno da circa un anno è un’ autentica fucina di idee e di progetti, grazie all’arrivo del mio nuovo direttore generale, attore e regista Marco Leone. Marco crede molto nel teatro come laboratorio, ha sostenuto la mia idea di fare di Livorno, città natale di Pietro Mascagni, un punto di riferimento per la produzione delle opere del musicista Livornese e dei coevi operisti della scuola verista. Tra i fiori all’occhiello dell’attuale stagione, la nascita di un nuovo progetto di alta formazione denominato Verismo Opera Studio, siglato da una docente di grande presitgio quale il noto soprano friulano Fiorenza Cedolins, una nuova produzione di “Flauto Magico” di Mozart, firmata dal grande uomo di teatro britannico Lindsay Kemp, artista totale e un imminente nuova produzione di “Manon Lescaut” di Puccini affidata ad un giovane e talentuoso regista italiano, il romano Lev Pugliese, che punterà su una rilettura in chiave onirica e virtuale della splendida partitura Pucciniana che ebbe la luce a Torino nel 1893.

Quali sono i sogni nel cassetto , professionalmente parlando?

Tra le mie aspirazioni come regista d’opera, tre titoli che naturalmente non ho mai affrontato, “Adriana Lecovreur” di Cilea, un titolo che amo particolarmente e che ho avuto la possibilità di vedere in teatro con una delle più grandi interpreti novecentesche del ruolo, Raina Kapaivanska e in anni più recenti con un’altra straordinaria cantante-attrice, Fiorenza Cedolins la cui grande carriera ha preso il volo proprio da Livorno. Un altro mio sogno nel cassetto è dirigere un grande teatro all’estero, in Germania o in un paese dell’est europeo. Perché credo molto nella formula del teatro d’opera di repertorio, aperto quasi tutte le sere come servizio culturale nei confronti della città: formula che potrebbe essere un toccasana per la grave crisi che sta attraversando il teatro d’opera e lo spettacolo in generale.

 Se dovesse spiegare in poche parole a chi è profano come si snocciola la regia di un’opera cosa racconterebbe?
A mio avviso, il lavoro di un regista d’opera è essenzialmente quello di raccontare nel modo più moderno e avvincente il plot spesso inverosimile e complicato del melodramma, lavorando sulla psicologia dei personaggi e soprattutto, sulla drammaturgia. Poiché l’opera pur essendo fatta di musica è soprattutto teatro.

Innanzi a Papa Francesco suonerei tutta la musica sudamericana del’700 dei gesuiti

( di Alessandra Giorda) Conosciuto a Roma ai primi di febbraio nella bellissima Basilica di Santa Maria in Montesanto, nota come Chiesta degli Artisti, il M° Jolando Scarpa ha colpito i presenti in un mini concerto, al termine della  Santa Messa domenicale, per provare il nuovo organo. Infatti il Rettore Don Walter Insero, insieme ai suoi collaboratori , sta valutando l’acquisto del nuovo strumento che sembra essere un vero gioiello. Il M° Scarpa, organista di fama europea, specializzato nel repertorio barocco, clavicembalista, direttore musicale di complessi da camera vocali e strumentali, alterna l’attività di solista a quella di ricercatore e revisore di partiture inedite antiche con numerose pubblicazioni. Nell’intervista a seguire racconta la sua passione per l’organo e ripercorre le tappe da quando era un bambino che muoveva i primi passi nella musica sacra nella città natale, Venezia. Impegnato in molti concerti tra Roma e il resto dell’Europa confessa di sognare di suonare innanzi a Papa Francesco  e per il Santo Padre creerebbe un concerto ad hoc.

Quali emozioni prova quando suona l’organo?

Suonarlo è la mia vita ! Quando suono l’organo sono in osmosi . Ho iniziato a prendere confidenza con questo  quando  strumento  quando avevo sei anni, nemmeno riuscivo a toccare i pedali, in aiuto a mio padre che era non vedente, ma abilissimo organista.  Suonava l’organo del ‘700 nella Chiesa di S. Alvise a Venezia. Devo però confessare che il primo strumento che ho iniziato a suonare è stato il pianoforte.

Un suo giudizio sul nuovo organo della  Basilica di Santa Maria in Montesanto a Roma?

Senza dubbio è un organo che ha un suo valore , molto ben accordato ed in grado di suonare bei pezzi della tradizione organistica. Tuttavia quello già esistente nella Basilica è  molto prezioso della scuola del ‘700 napoletano, che però necessita di un restauro costosissimo e lungo.  Con il nuovo piccolo organo si può suonare tutta la musica della tradizione organistica italiana.  Infatti mi auguro che si tengano in quella bellissima Basilica molti concerti che non possono non riscuotere successo.

                                                            Nuovo organo nella Chiesa degli Artisti a Roma

Quando si parla di organo l’associazione con Bach è spontanea. Tuttavia questo meraviglioso strumento non si identifica solo con il compositore tedesco. Cosa ne pensa?

Certamente Johann Sebastian Bach è il compositore per eccellenza, ma non vanno dimenticati  Girolamo Frescobaldi uno dei maggiori  organisti e clavicembalisti della tradizione italiana ed il tedesco, neutralizzato inglese, Georg Friedrich Händel, uno dei compositori per eccellenza del periodo barocco.

Un giudizio sul clavicembalo?

Meraviglioso ! Organo e clavicembalo sono due strumenti gemelli.

Parlando di organo si fa riferimento alla musica sacra; qual è il suo rapporto con la fede?

Ho molta fede e sono profondamente credente. Ammetto che la fede è un grande dono Per mia formazione ho studiato varie religioni , non solo quella cattolica. Mi  piace poter conoscere le molte sfaccettature dei vari credo. Ho letto la Bibbia e frequento diverse chiese anche non cattoliche.

Lei suona spesso nelle chiese e della città eterna, Le piacerebbe suonare davanti a Papa Francesco?

Certo che si ! E’ un sogno che spero si realizzi e farei una revisione di tutta la musica del  ‘700 dei gesuiti  che credo possa piacere al Santo Padre. Sarebbe un vero onore .

A spasso per Buenos Aires tra fotografia e musica

( di Alessandra Giorda) Un personaggio d’eccezione per un’intervista che si snocciola tra fotografia e musica. Ivan Buenosaires, nome d’arte del popolare fotografo argentino che con i suoi scatti ha immortalato Star della lirica, ma la sua vera passione è per il “paesaggio urbano”. Ha fotografato le bellezze di Parigi, Milano, Torino, Rio de Janeiro e di molte altre città, ma spesso con i suoi scatti ci porta a passo per Buenos Aires facendoci scoprire palazzi da sogno e dettagli inconsueti che solo un occhio attento sa fare. Adora lo stile Liberty, lavora con l’Asociacion dell’Art Nouveau della capitale  argentina ,dove ai loro video sono sempre abbinate le foto di Ivan, e la musica affonda le sue radice da quando lui era un bambino.

 

Come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è presente in me da molto tempo. Senza dubbio ho una predisposizione per le foto di architettura che da più di 20 anni mi accompagna e si unisce alle attività dell’Asociacion dell’Art Nouveau di Buenos Aires che dal 2013 mi vedono attivo con loro.

Attraverso i tuoi occhi ed i tuoi scatti fai conoscere la bellissima città di Buenos Aires. Farai una mostra fotografica o un libro?

Lo farei senz’altro ! Sia la mostra che la pubblicazione di un libro richiedono molto tempo che non ho. Senza contare conoscenze e studio approfondito affinchè tutto sia realizzato al meglio. In questo momento così fortunato a livello lavorativo devo impegnare le mie energie nelle foto ed i miei lavori sono visibili al mondo sulla mia pagina artistica di Facebook, mezzo semplice, veloce e che ti fa conoscere quasi ovunque sul pianeta.

https://www.facebook.com/ivan.buenosaires?fref=ts

 

Quando hai scoperto di avere un gran talento?

Quando ho iniziato a pubblicare qualche foto su FB ho notato che man mano crescevano persone interessate alle mie foto . Avevo la possibilità di pubblicare le meraviglie della capitale argentina e non solo su un mezzo veloce e di grande divulgazione. Ho potuto con questo metodo omaggiare anche il lavoro di tanti architetti che hanno contribuito a rendere Buenos Aires e altre città così belle. Inoltre nella maggior parte dei video di presentazione dell’Asociacion dell’Art Nouveau ci sono in abbinamento le mie foto.

Hai anche fatto foto a cantanti lirici ed in altri campi. Quali soggetti preferisci fotografare e perchè?

La mia passione è  per il paesaggio urbano che scopro andando in giro per le città. Mi attrae molto l’architettura del XX secolo.

Quali emozioni provi attraverso le tue foto?

E’ difficile da spiegare ! Mi incanta vedere tanta bellezza girando per le città. Lo stile Art Nouveau o Liberty è per me qualcosa di fantastico. Molto si vede anche in Italia. Ha un carattere sensuale e meraviglioso che esalta i sensi e voglio catturare il tutto attraverso la fotografia. Spesso queste bellezze sono dimenticate e/o distrutte. Come si fa? Non ho parole ! Non capirò mai perchè si decide di demolire tutte queste meraviglie che ci sono state lasciate in eredità per dar spazio ad un futuro egoista e vuoto.

Quali sono i prossimi obiettivi futuri nel lavoro?

Per ora nessuno in particolare, perchè sono troppo impegnato a viaggiare per fotografare.

Come dicevamo poc’anzi sei anche un abile fotografo in campo lirico, immortalando le bellezze degli artisti. Qual è il tuo rapporto con la musica?

La passione per la musica affonda le sue radici da quando ero un bambino. Ho a cuore tutte quelle arti che procurano emozioni. Sono molto riconoscente a tutti gli artisti che con il loro lavoro sia cantando nelle opere liriche sia  i musicisti, che suonano strumenti frutto di un duro lavoro, trasmettono sentimenti a chi li ascolta.

Qual è la tua opera lirica preferita?

Non ne posso dire una. Se penso ad un nome nella mia mente ne balza subito un altro e così via. Mi piacciono  tutte perchè adoro il genere lirico . Quando è il momento di scegliere un’opera come sempre non sono capace. Ognuno è legata a qualcosa di prezioso .

Mi saprai però dire a quale scatto fotografico sei più legato?

No ! Nemmeno. Ogni scatto ha una storia ed a ognuno sono legato. Posso dirti che il genere che sprigiona maggiori sensazioni ed emozioni e quello, come piace a me definirlo, del paesaggio urbano. Siamo in un mondo dove sempre più si delinea l’unione tra le città e la natura fondendosi danno origine ad un paesaggio unico dalle mille sfaccettature. L’incontro tra la mano dell’uomo e quello della natura è ciò che di più mi affascina e cerco di coglierlo nelle mie fotografie.

Atteso il debutto di Andrea Mastroni al Met con il suo Sparafucile imperdibile

( di Alessandra Giorda) A poche ore dal debutto al mitico Metropolitan, raggiunto telefonicamente a New York, Andrea Mastroni confessa di essere impaziente di portare sull’ambito palco il suo Sparafucile. Ruolo verdiano con il quale il basso milanese ha trionfato nella sua carriera sui palchi internazionali più prestigiosi . Ora il suo Sparafucile è sbarcato oltre oceano carico e pronto a sparare quella cartuccia che arriverà dritta la cuore di pubblico e critica lasciando tutti sbalorditi. Laureato in filosofia estetica, vincitore di numerosi concorsi ed abile clarinettista è un artista dalle mille sfaccettature. Sguardo profondo, occhi seducenti, volto accattivante che sottolinea un misterioso fascino, Andrea Mastroni confessa di essere un uomo molto curioso. Tale qualità è di aiuto nel suo lavoro fintanto da renderlo una piacevole parte di vita. Non c’è differenza tra lavoro e svago, sono attività diverse, ma tutte svolte con l’occhio del sapere, scrutare, andare oltre e mai fermarsi alle apparenze. Così a tratti  dipinge il ruolo verdiano pronto a imporsi sul prestigioso palco newyorkese.

Mancano poche ore al debutto , l’adrenalina sta salendo?

Certo ! Sono impregnato di tutta quella tensione positiva necessaria per questo debutto atteso in una vetrina così importante su scala mondiale. Non vedo l’ora e sono felice.

Debutti con un tuo “cavallo di battaglia”, quale il ruolo verdiano Sparafucile, con il quale all’inizio della tua carriera hai vinto il prestigioso concorso Giuseppe Di Stefano  a Trapani . Ti senti più sicuro?

Questo ruolo mi ha sempre portato fortuna . L’ho portato ” a spasso ” per l’Europa, da Madrid al Covent Garden di Londra passando per Parigi senza dimenticare Amburgo e tanti altri teatri . E’ un ruolo scritto su misura per me , per la mia vocalità. E’ come un vestito fatto da un sarto: mi calza a pennello. Questo ruolo sono almeno 15 anni che non appariva più al Met, l’ultimo ricordo si ha del basso Di Stefano. Il mio obiettivo è di dare lustro a Sparafucile spesso, in Rigoletto, ritenuto un ruolo quasi marginale. Assolutamente no! Infatti ho sposato da subito l’idea dell’abile regista Michael Mayer, che ha voluto Sparafucile in scena già dal primo atto e non dal secondo come avviene quasi sempre. Questo fil rouge mi ha conquistato da subito. D’altronde si conoscono le abilità di Mayer.

 Ti piace l’ambientazione di questo Rigoletto?

Si molto! L’opera è ambientata negli anni ’60 a Las Vegas e Sparafucile è il proprietario di una locale dove si fa striptise e si balla la lap dance.

Quali sfumature metti in risalto del tuo personaggio?

E’ un seduttore, una specie di Mefisto dalle tinte notturne. Non è solo un semplice mercenario, ma lo faccio giocare molto mettendo in risalo le parti comunicative ed una sorta di leggerezza  anche nei duetti con  Rigoletto sono attento ai minimi particolari ed alle sfumature. Ogni dettaglio arricchisce il personaggio e lo delinea al meglio così come nel terzetto finale  tra Maddalena, Gilda e Sparafucile.

Un commento sul M° Per Giorgio Morandi?

Pier Giorgio è un amico ed è un grande direttore d’orchestra. Amo molto lavorare con lui ed a Parigi abbiamo già ” fatto ” insieme Rigoletto. E’ un superlativo musicista e con lui ci si mette al servizio della musica senza tralasciare ogni minimo dettaglio. E’ bello lavorare con lui perchè trasmette serenità e passione inconsuete.

Chi è Andrea Mastroni quando non è il basso acclamato della lirica?

Sono un uomo molto curioso che ama nutrirsi di vari interessi. Per esempio ora sono al telefono con te e sono in un bar, mentre parliamo osservo intorno a me cosa succede. Quando cammino per le città noto sempre quanto teatro c’è in strada. Senza dubbio nella mia vita professionale porto come valore aggiunto quanto vivo nel privato. Adoro andare al cinema, il teatro di prosa con i grandi come Shakespeare, ma anche gli autori contemporanei. Sono uno sportivo anche se con qualche accenno alla pigrizia, ma ti assicuro che vanto un breve ma intenso passato nella ginnastica artistica. Non so cucinare, ma ben  disposto ad assaporare tutti i piaceri della cucina compresa la degustazione. Direi che quest’ultima si estende anche  ai vari aspetti della vita dove tutto si assapora come l’avventura di un bel viaggio.

Tra le tue  passioni hai saputo assaporare molto bene la musica di Schubert che ha segnato il tuo destino professionale. Come commenti?

Ho mosso i primi passi nella musica come clarinettista ed i brani di Schubert mi hanno colpito da subito. Mi definisco infatti un cantante da camera che canta in palcoscenico. Sono sempre andato contro le tradizioni e le cose scontate. La musica di questo compositore e pianista austriaco mi ha rapito e spinto a cantare con l’obiettivo di raccontare. nel mio lavoro mi definisco un’interprete dei  grandi compositori.

A breve sul Televisionario2 articolo sul videoclip Erlkönig dove il  basso italiano offre in un breve video questo popolare Lied di Schubert, mostrando il suo particolare punto di vista di questo gioiello del romanticismo.

 

Racconto la mia fede cantando

(di Alessandra Giorda) Questa sera al Teatro Alfieri di Torino in scena l’attesissimo musical Sister Act che vede come Special Guest la travolgente Suor Cristina nei panni di Suor Maria Roberta.  Dopo il grande successo avuto al Brancaccio di Roma nella scorsa stagione, torna in tour il Musical tratto dall’omonimo film del ’92 che consacrò Whoopi Goldberg nell’indimenticabile ruolo di Deloris, “una svitata in abito da suora”. Per l’occasione a seguire l’intervista a Suor Cristina che si racconta nel suo rapporto con Dio e descrive come le sue doti vocali siano strumento di evangelizzazione. Come con il canto riesca a compiere una missione speciale ed a narrare la sua fede.  Ottima cantante  dal temperamento prorompente l’ospite speciale contribuisce a rendere Sister Act, un attesissimo musical con 25 meravigliosi brani musicali  scritti dal premio Oscar Alan Menken, un evento imperdibile tra cori Gospel e ballate pop in stile Broadway.

Descriva il suo ruolo all’interno del musical
Il mio ruolo è quello di Suor Maria Roberta, una giovane novizia in cammino di vita religiosa che con l’influenza di Deloris scopre una vita che non ha mai avuto e prossima alla sua decisione definitiva, si pone delle domande reali su quello che desidererebbe per la sua vita, giungendo alla piena convinzione che se non seguirà Cristo, non potrà avere un senso la sua vita.

 Quanto c’è di Suor Cristina in Suor Maria Roberta?

Io ho già attraversato la fase del noviziato e quindi comprendo benissimo questa tappa evolutiva spiritualmente e personalmente di Suor Maria Roberta e poi siamo entrambe accomunate dalla gioia di cantare la nostra fede!

 Sister Act è un musical di successo, cosa piace così tanto al pubblico?

Piace perché è “UNICO, TRAVOLGENTE E DIVINO”! Un mix tra musiche, luci, costumi, emozioni, uniti ad una storia coinvolgente, che narra di due mondi opposti che trovano l’equilibrio per un dialogo e una comprensione vicendevole, non può che toccare direttamente il cuore delle persone.

 Come nasce l’idea di Suor Cristina come cantante?

In realtà l’idea di Sr Cristina come cantante non è mai nata, ma il desiderio di annunciare Cristo cantando, nasce da una spinta dei miei Superiori a non tenere per me questo dono e questo carisma che ho, già che anche la mia vocazione alla vita religiosa è nata proprio sul palco cantando, ballando e recitando, volendo fare un’opera di “nuova evangelizzazione” attraverso la musica che è un mezzo diretto e potente per arrivare al cuore, soprattutto dei giovani.

 Le sue doti vocali sono un dono di Dio che offre ai suoi spettatori e quale messaggio invia a loro?

“Tutti abbiamo un cuore che batte per amare e quindi tutti siamo assetati del vero Amore, bisogna solo fermarsi un attimo, alzare gli occhi al Cielo, e sentire quanto grande è l’Amore che Dio ha per noi e quanto Dio è follemente innamorato di ognuno di noi”!

Come concilia vita religiosa con il mondo dello spettacolo?

Non scinderei le due realtà. Per me questa è una forma di evangelizzazione, una “missione speciale”. Proprio l’ultima lettera di Papa Francesco, rivolta a noi consacrati, si intitola “Annunciate” : è un invito esplicito ed urgente a farlo con coraggio in un mondo sempre più confuso e disorientato.

 Cantare è anche pregare? Cantando serve Dio?
Il canto è preghiera, è lode, è ringraziamento per le grandi opere che Dio ha compiuto nella mia vita, un po’ come Maria che con il canto del Magnificat loda e ringrazia il Signore per le grandi cose che ha fatto in lei, e così il canto mi ha condotto a Dio ed oggi racconto la mia fede cantando!

Qual è il suo rapporto con il resto del cast?

Userò una sola parola per esprimerlo: MERAVIGLIOSO!

Qual è il suo rapporto con Dio?

E’ un rapporto di intimità col mio Sposo, un rapporto di fiducia e confidenza, un rapporto semplice, fatto di cose e gesti semplici che si manifestano attraverso le persone che ho accanto o le persone che il Signore ogni giorno mi mette nel mio cammino. E’ un rapporto UNICO!

Attesa sotto la Mole per il debutto della Rodriguez nel ruolo di Nedda

(di Alessandra Giorda) E’ imminente  la messa in scena al Teatro Regio della capitale Subalpina del capolavoro di Ruggero Leoncavallo, Pagliacci e da  un piacevolissimo incontro con Davinia Rodriguez è nata l’intervista a seguire. Donna estremamente simpatica , dotata di grande determinazione con una buona dose di dolcezza che proviene dalle montagne di Las Palmas e che ha costruito la sua carriera in maniera minuziosa e collezionando successi. Il soprano spagnolo debutterà nel ruolo di Nedda sul palco del Regio .  Da piccolina ha mosso i primi passi in casa con la spazzola dei capelli come microfono ballando e cantando davanti allo specchio. E’ stata notata per il suo talento e passo dopo passo ha costruito la sua carriera fino ad arrivare ad avere un bivio e scegliere tra un contratto con la Sony per cinque anni o la carriera nel campo lirico. Si è fidata del marito è ha ricominciato da zero studiando come soprano. Scelta giusta visto i successi che sta ottenendo con i debutti molteplici  dal Simon Boccanegra  al Gran Teatre del Liceu di Barcellona con Placido Domingo a  Lady Macbeth al Theater an der Wien senza contare che a giugno è stata la Contessa di Almaviva ne Le Nozze di Figaro, presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti al Festival di Spoleto. Prossimi impegni la vedono protagonista a Bilbao con Donna Anna nel Don Giovanni di Mozart. debutto nel ruolo di Maria Stuarda di Donizetti al Teatro Carlo Felice di Genova, il Te Deum di Dvořák con l’Orchestra Filarmonica di Gran Canaria e il suo ritorno al Teatro San Carlo di Napoli con la sua acclamata Amelia Grimaldi di Simon Boccanegra.

Raccontaci la tua Nedda

La mia Nedda è ricca dentro fin dalle sue origini , fin dai suoi primi passi . E’ una bambina che è stata lasciata da sola. E’ costretta a vivere una realtà che le è stata imposta in un circo itinerante, ma lei non è felice. E’ una donna sofferta , svuotata alla quale sono stati negati molti sentimenti, ma allo stesso tempo ricca di  tanta voglia di libertà. L’attaccarsi ad un uomo come via d’uscita verso l’indipendenza.

Quanto c’è di Davinia in Nedda?

C’è poco di me come persona , ma qualcosa che ci accomuna si . A lei hanno tolto la mamma. così come a me due anni fa , ho perso entrambi i genitori. Le melanconie che nascono dalla mancanza della mamma che è la figura più importante nella vita di un figlio le ho io come le ha Nedda. Il mio personaggio invece si distanzia da me come persona per tutto quello che ha dovuto subire e che io per fortuna no.

 C’è differenza tra un debutto ed un ruolo già consolidato prima di entrare in scena?

L’adrenalina c’è sempre ai massimi livelli , ma la chiamo responsabilità . Più preparato è un artista è più facile diventa il tutto. Dal momento in cui il mio agente mi dice che c’è una remota possibilità di cantate un ruolo in un’opera, immediatamente comincio a dare un’occhiata al tutto, anche senza avere la certezza che quel ruolo lo “farò”.Mi piace capire le piccole e le grandi sfaccettature del personaggio che eventualmente dovrò cantare. Lavoro con la lente d’ingrandimento , perchè ogni piccolo dettaglio fa la differenza.Voglio essere il più simile possibile al personaggio con il corpo , la mente , l’animo e la voce.

Come si prepara un nuovo ruolo?

Ogni artista ha il suo metodo di studio. Non c’è un sistema uguale per tutti. Per me l’essenziale è leggere il libretto. Dopodichè lavoro su tutto ciò che può arricchirmi per essere al meglio il personaggio che mi appresto a debuttare. Segue la parte musicale che studio al millimetro così pian piano tutto comincia a prendere forma. Tuttavia ti confesso che lo studio non finisce mai, perchè non è mai abbastanza. Ogni volta che si “riprende in mano” un ruolo che magari hai già cantato più volte , c’è sempre un elemento che lo arricchisce. C’è sempre qualcosa da scoprire e sempre da evolvesi.

Un giudizio sulla regia di Gabriele Lavia?

Lo adoro ! Gabriele è un artista che sa bene come estrapolare da ogni artista il meglio e metterlo nelle condizioni di dare il massimo. Ha la capacità di capire in pochi minuti che artista sei e se capisce che può arrivare in profondità lo fa in maniera eccellente. Con lui si inizia con piccolo dettaglio e da lì inizia un lavoro lungo  con ore ed ore di prova , ma che ti sembra di aver iniziato a lavorare da una manciata di minuti perchè sei talmente dentro al personaggio che perdi la concezione del tempo.

Hai debuttato a Vienna in Lady Macbeth ed è  stato un grande trionfo . Come commenti?

E’ stato un boom di energia che hanno premiato tanto sacrificio e tanto lavoro . Davanti si vede sempre meno dei numerosi sacrifici in vari aspetti della vita di un artista che si compiono per dare il meglio sul palco. Sono felice per il mio successo ottenuto in Austria e sono in un momento della mia carriera ricco di soddisfazioni . Tuttavia non dimentico mai che la responsabilità è sempre in salita. Non mi manca mai la voglia d’imparare come se iniziassi il tutto da capo.

Sei in un anno ricco di debutti, ma qual’è il ruolo che vorresti debuttare e che ancora non ti hanno proposto?

Si sono in anno molto impegnativo . Preferisco fare un passo alla volta quindi ruolo dopo ruolo , ma intanto che ne preparo uno dò una sbirciatina agli altri. Quello che attendo è Floria Tosca che sono sicura che “arriverà”, ma con il tempo. La coccolo , la lascio respirare , poi la ricoccolo così man mano  cresce .

Che cosa ha Floria Tosca che ti piace così tanto?

La passione in lei stessa e nel canto. Preparando Nedda vedo in qualche modo qualche parallelismo con Tosca. Ci sono piccoli aspetti che possono avvicinare le due donne. Il momento di rabbia che Nedda nutre per Tonio con quello di Tosca quando ammazza Scarpia. Un mix di vuoto, paura , sentimenti , rabbia anche la parte vocale è molto simile.

Chi è Davinia Rodriguez nel privato?

Una ragazza molto semplice con desiderio sempre di fare un passo in più . Vengo da una famiglia normale dalla montagna delle Canarie , ed ho sofferto il fatto di essere isolana  e dover mollare tutto per realizzare un sogno. La vita mi ha regalato tante cose belle e non belle, ma nonostante tutto ciò in me vive sempre quella ragazzina che le piaceva la musica , stare sul palco mantenendo sempre vivi i valori che mi hanno insegnato i miei genitori. Sono mamma , moglie , sorella e cugina e sono sempre a disposizione per tutti loro che hanno necessità di un aiuto da parte mia. Posso essere lontana ma nello stesso tempo presente. Oggigiorno con Skype che distanze si sono ravvicinate molto. Con una video chiamata ti senti quasi a casa anche se sei a molti chilometri di distanza. Certo non è mai come essere in famiglia ed abbracciare i tuoi cari quando vuoi , ma in qualche modo faccio sentire la mia presenza. Non è facile conciliare famiglia e lavoro, ma con mio marito cerchiamo di fare il meglio possibile.

 

Gabriele Lavia riflette:” L’uomo imita il teatro o il teatro imita la vita?”

( di Alessandra Giorda) Sale l’attesa sotto la Mole per la Première di “Pagliacci”, capolavoro di Ruggero Leoncavallo, in scena dall’11 gennaio al Teatro Regio di Torino con la regia di uno dei più grandi registi ed attori degli ultimi decenni: Gabriele Lavia. L’intervista si è svolta dopo la conferenza stampa tenutasi in scena , per la prima volta , sul palco del teatro ,dove Lavia si racconta come narratore di “Pagliacci”.Tale  opera è stata messa in scena dopo 125 anni dalla prima assoluta al Teatro del Verme a Milano, con un parallelismo tra la vita reale ed il teatro.

La regia di Lavia mira al cuore della poetica verista con l’ambientazione in una periferia del secondo dopoguerra con richiami estetici al Neorealismo cinematografico. A grande sorpresa sul palco un’asinella vera  e Gabriele Lavia spiega il perchè.

Cosa racconta quando il sipario si apre?

Quando il sipario si apre il sacrificio è stato compiuto e quindi questo rimando di nido di memoria, fosse anche per il pubblico una memoria personale  ed anche storica, poichè tutti non hanno vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale e l’imminente  il post guerra, è doveroso . Quello che viene rappresentato in scena è un dopoguerra molto angoscioso e  triste dove il teatro cerca di riportare il buon umore. La scritta VINCERE , le case così bombardate e questo piccolo palcoscenico rimandano a quella tragedia che è stata la seconda guerra mondiale anche per il nostro Paese .

Man mano che l’opera si snocciola c’è un parallelismo tra vita e teatro . Come commenta?

Man mano che la tragedia va avanti si scopre che il teatro e la vita non sono la stessa cosa.  C’è la vita , simboleggiata da  una casa distrutta, quindi una vita infelice è poi c’è un piccolo teatrino , sempre sul palco ovviamente. Durante la rappresentazione gli attori e cantanti confonderanno sempre il teatrino con la casa . Un pò di rappresentazione avviene nella casa ed un pò sopra il palcoscenico. C’è una sorta di strana confusione che la vita compone con il teatro, non sappiamo se il teatro imita la vita o se l’uomo è condannato a ripetere il mito che può essere un’ Orestea od un Edipo . In fondo all’animo umano questo dubbio rimane. L’uomo  imita il teatro o il teatro  imita la vita?

Voci tra il cast e la stessa Davinia Rodriguez, soprano nel ruolo di Nedda, confermano che lei ha una sensibilità particolare nel capire in maniera fulminea le qualità da estrapolare da ogni cantante-attore. Cosa ne pensa?

Non saprei ! Forse perchè facendo teatro da tanti anni ho sempre recitato nei miei spettacoli . Ringrazio per queste lodi. Ho sempre un buon rapporto con i cantanti . Nelle produzioni che ho fatto, non molte perchè sono sempre impegnato a recitare, è nata ogni volta una sorta di unione con i cantanti/ attori. Questo mi rallegra.

Che cosa si aspetta da questa regia?

Spero che piaccia al pubblico. Vorrei che capisse tutto ciò che vede . Credo fortemente in quello che diceva Carlo Marx ” Saliamo al concreto” : è per questo motivo che ho voluto l’asinello in questo spettacolo perchè direi che è il punto più semplice di corrispondere al testo perchè molte volte ho visto altre edizioni dove entrano motorini o camioncini , però poi c’è il cantante che deve dire “Ione tu e il somarello precedetemi” e Ione tu e il camioncino precedetemi” , per questo dico saliamo al concreto. Facciamo le cose come devono essere fatte .

Gabriele Lavia è più regista o più attore?

Le confesso che sono ambedue anche se  il regista è il mestiere di un narratore e questi  non è mai artista anche se si è data  grande importanza alla regia e il narratore è molto importante in una favola. Tuttavia  l’artista è l’attore , l’artista è il cantante, l’artista è il musicista , ossia quelli che usano uno strumento musicale , vocale nel caso dell’attore il proprio corpo , la propria voce di questo ne ho piena coscienza.

Guardavo il Concerto di Capodanno in Tv , ora sono la protagonista femminile

( di Alessandra Giorda) Meno di una settimana ed il consueto prestigioso Concerto di Capodanno dal Gran Teatro la Fenice di Venezia sarà in diretta alle 12,20 su Rai 1, con la partecipazione del soprano Rosa Feola. Insieme al tenore statunitense John Osborn (ns intervista http://www.televisionario2.com/sono-molto-onorato-di-cantare-al-concerto-di-capodanno-alla-fenice/) la Feola sarà protagonista di questo appuntamento tanto  atteso  al 1 di gennaio. Il soprano ha cantato in tutti i teatri più importanti del mondo dal Colon di Buenos Aires al Opernhause di Zurigo , solo per citarne due . Nell’intervista a seguire ci “parlerà” della sua Susanna in Giappone diretta da M° Muti , senza scordare le emozioni vissute al Teatro alla Scala di Milano con Placido Domingo. Ricorda i primi passi mossi  nel campo della lirica e confessa il suo amore per Mozart . Svela in quali ruoli desidera debuttare e come si prepara un debutto. Prima di tutto , però,  Rosa Feola racconta le emozioni per questo Concerto di Capodanno dove da fan, che ogni primo dell’anno era incollata al video seduta sul divano a casa sua , ora  è diva e protagonista sul palco della Fenice.

Sarai protagonista nel prestigioso Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia. Come commenti?
Senza dubbio sono emozionatissima. So esattamente l’importanza del concerto, poiché lo aspettavo ogni primo 1 gennaio davanti alla TV con tutta la mia famiglia riunita. Questa volta avrò l’immensa gioia di poter invitare la mia famiglia a vederlo in diretta, in platea!

Quali saranno le arie che canterai?
Canterò due magnifiche arie di belcanto – “Quel guardo il cavaliere” del Don Pasquale, “Qui la voce sua soave… Vien diletto é in ciel la luna…” de I Puritani. Due ruoli che mi hanno portato soddisfazioni e divertimento.

Non è la tua prima volta a Venezia, quali sono le emozioni per il ritorno sul palco della Fenice?
Venezia mi ha accolto quando ancora ero “alle prime armi”,  per uno dei ruoli che più porto nel cuore, Susanna delle Nozze di Figaro. Il Teatro mi ispira magia pura. Un tempio sacro così bello da vedere e da ascoltare! Per non parlare poi dell’ambiente gioviale e positivo che permette di lavorare bene e raggiungere sempre dei livelli altissimi per tutte le produzioni!

Come avviene lo studio della preparazione di un nuovo ruolo?

Un nuovo ruolo va affrontato per gradi. Sarebbe sempre meglio avere almeno un anno per studiare a fondo tutto il possibile, a partire dalla storia che ha ispirato la composizione, allo stile, per poi passare allo spartito e leggere bene ciò che il compositore stesso ha voluto intendere fra dinamiche e senso del testo. Da qui deriva la delineazione del personaggio, che per essere coerente deve avere ragioni logiche per ogni movimento! Insomma un bellissimo lavoro! Che se fatto bene si arricchisce ogni volta che si ripete l’opera.

Quali ruoli vorresti debuttare?
Nei miei prossimi debutti mi piacerebbe vedermi nel ruolo di Violetta della Traviata. Ho avuto la fortuna di studiarla con Renata Scotto e non vedo l’ora di vederla materializzarsi.

Da Donizetti a Verdi , Puccini…quali i compositori che più ami?
Adoro Mozart in ogni sua composizione! Ma anche Mahler e Martucci mi suscitano emozioni forti.

Quando hai mosso i primi passi nel mondo della lirica e quando hai capito che saresti stata un soprano di successo?
Per la prima domanda la risposta é facile. Ho iniziato a studiare canto a 16 anni ma il mio primo traguardo importante é stato vincere il Concorso Operalia diretto da Placido Domingo al Teatro alla Scala nel 2010. Per il successo lascio giudicare gli altri; posso solo dirti che mi sento il dovere di dare sempre il massimo!

Hai cantato nei teatri più importanti del mondo. Un ricordo del Giappone?

In Giappone ho cantato Susanna delle Nozze di Figaro con la direzione del Maestro Muti. Una produzione davvero indimenticabile, con la firma di Ponnelle e i Wiener in trasferta. I fan giapponesi sono gli unici al mondo a vivere l’arte e l’artista in modo veramente intenso. sono in prima fila sia in teatro che in strada ad aspettarti per un sorriso, un autografo, e sono felici di poterti donare un piccolo regalo in cambio!

Sono molto onorato di cantare al Concerto di Capodanno alla Fenice

( di Alessandra Giorda) John Osborn sarà insieme al soprano Rosa Feola (nr intervista http://www.televisionario2.com/guardavo-il-concerto-di-capodanno-in-tv-ora-sono-la-protagonista-femminile/) il protagonista del prestigioso appuntamento al Gran Teatro della  Fenice di Venezia per il consueto Concerto di Capodanno in onda su Rai1, alle 12,25, il primo gennaio 2017. Il tenore statunitense vanta una carriera di tutto rispetto. Ha cantato nei teatri più prestigiosi al mondo dal Met di New York al Colón di Buenos Aires passando per il ROH di Londra, solo per citarne alcuni. Una vera Star della lirica su panorama mondiale.

Nell’intervista a seguire , direttamente dagli Stati Uniti, anticipa le arie che canterà a Capodanno, commenta il successo appena avuto al teatro San Carlo di Napoli in un Otello di forte spessore , anticipa l’appuntamento al Teatro massimo di Palermo a Febbraio e confessa di non avere alcun desiderio di cantare il 20 gennaio prossimo in occasione dell’insediamento, alla Casa Bianca, del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Quali emozioni provi nel cantare sul palco della Fenice di Venezia durante il prestigioso Concerto di Capodanno?

Sono molto onorato d’essere stato chiamato a  cantare al Concerto di Capodanno alla Fenice. Dopo un successo enorme ne LA FAVORITE quest’anno, sono  contentissimo di ritornare a celebrare con il popolo italiano l’inizio di un nuovo anno.

Quali sono le arie che canterai?

Canterò “Questa o quella” da RIGOLETTO di Verdi come richiesto dalla Rai  e poi canterò anche “Ah, mes amis quel jour de fête” da LA FILLE DU REGIMENT di Donizetti che adoro..

Ci saranno dei duetti con il soprano Rosa Feola? Quali?

Per ora è in programma solo  “Il brindisi” da LA TRAVIATA di Verdi .

Sei reduce dal successo dell’Otello al San Carlo di Napoli. Come commenti?

Continua...
© 2017

Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

Realizzato da Escamotages