Amo cantare in italiano e vi presento il mio nuovo video con la canzone “Non c’è piu”

( Alessandra Giorda) ( Intervista con due video dell’artista) Ad una manciata di ore dalla messa online del nuovissimo videoclip con la canzone “Non c’è piu’ “, l’intervista a Patricio Arellano cantautore argentino,  che ha  realizzato a Madrid durante il suo soggiorno in Europa dove l’artista ha lavorato intensamente. La canzone in oggetto è stata trasmessa in anteprima mondiale sul Radio Blu Italia,  riscuotendo un notevole apprezzamento da parte degli ascoltatori per lo più italiani nel mondo. Nativo di Santa Fè, Patricio è un cantante, compositore ed attore che vanta al suo attivo un curriculum di tutto rispetto  in teatro, cinema, televisione e radio. L’attività discografica è intensa con 4 album da solista, tutti disponibili su piattaforme digitali come Spotify e un canale ufficiale su YouTube con 200 video clip e oltre 3 milioni e mezzo di riproduzioni.

Patricio non nasconde l’amore per l’Italia e la lingua italiana infatti ha girato anche un video della canzone ” Chi potrebbe”, (parole e musica del noto e pluripremiato  scrittore Alejandro G. Roemmers  nonchè autore del musical di seguito citato) che sogna di cantarla innanzi a Papa Francesco. “Chi potrebbe” è tratta dal musical Franciscus, Una razón para vivir dove Patricio Arellano si è distinto prima a Buenos Aires e poi nella Premère europea  e nelle serate seguenti a Bilbao, in Spagna.

Patricio Arellano è uno degli artisti che si distingue sul panorama internazionale per bravura, doti vocali, attoriali e presenza scenica, ma anche per essere un uomo dotato di una profonda sensibilità, una dolcezza infinita e valori ben radicati  che si riflettono nelle sue canzoni che sono orecchiabili, ma intrise di sentimenti reali e profondi.

Come è nata l’idea della canzone Non c’è più?

E’ una delle canzoni che prediligo del mio terzo Album intitolato Romeo. Da sempre ho sognato di cantare in italiano e questo è il secondo video dove canto nella lingua che amo. Mi è sembrato che il testo di questa canzone fosse adatto per essere cantato in italiano. racconta una storia e porta con sè un profondo sentimento. Mi auguro che il pubblico la gradisca.

 

Il video è stato girato a Madrid durante il tuo soggiorno in Europa, racconta

Si il video è girato nella meravigliosa capitale spagnola. E’ una produzione molto bella alla quale ho lavorato tantissimo con persone straordinarie e trenta ballerini. Intenso lavoro, ma anche ricco di soddisfazioni.

Dove è possibile ascoltare la bellissima canzone?

La canzone originale “Se fue” è disponibile su tutte le piattaforme digitali Spotify, Deezer, Apple Music, etc. La canzone in versione italiana “Non c’è più” è da qualche ora disponibile sul mio canale YouTube. https://www.youtube.com/user/patricioarellano

Sei un cantautore, da dove trai ispirazione per scrivere le tue canzoni?

Dalla vita, dall’amore, da quelli finiti, da me stesso. Scrivo momenti di vita autentici e sempre mi ispiro alle mie esperienze. Nelle mie canzoni c’è molto di me.

Ascolta e vedi anche:

Anteprima mondiale della presentazione della canzone  “Non c’è più” sulla web radio, Radio Blu Italia con gran apprezzamento degli ascoltatori.

 

Il video con la canzone “Chi Potrebbe”

 

 

 

 

 

Alexandra Rosa Zabala grida la miracolo per il lavoro svolto in soli tre mesi dallo staff del Teatro Cilea

( Alessandra Giorda) Siamo ormai a due giorni dalla Première del Don Giovanni di Mozart al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria e l’attesa sale di ora in ora. Tra il ben nutrito cast, i reggini attendo l’artista che hanno già avuto l’onore di apprezzare:  Alexandra Rosa Zabala. Il soprano colombiano, ormai ben radicata da anni in Italia, è una delle artiste più consolidate sul panorama lirico nazionale ed  internazionale. Dal Teatro dell’Opera di Seoul, a quello di Valladolid per approdare al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi senza tralasciare il Teatro Regio di Parma e quello di Torino, tanto per citarne alcuni. La sua agenda evidenzia appuntamenti  prestigiosi fino a  metà del 2019 che la porteranno in Francia ed in Inghilterra. Donna dolcissima con uno stile inconfondibile e dal sorriso che infonde serenità nella vita quotidiana ad artista che s’impone sulle scene sia in parti da protagonista che da comprimari. Dotata di una vocalità lirica inconfondibile sostenuta da una tecnica perfetta, una presenza scenica importante e raffinata coadiuvata da doti attoriali che non lasciano nulla al caso, ma cesellano ogni piccolo particolare di ogni suo personaggio. Nell’intervista a seguire descrive bene la “sua” Zerlina, spende parole di lode per il lavoro straordinario che Reggio e la Regione Calabria stanno facendo per valorizzare l’opera lirica e riflette sul suo cammino nella Fede.

 

Qual è lo spirito di questo Don Giovanni di Mozart ?

Questo Don Giovanni ha molti punti di forza, dal meraviglioso cast con grandi professionisti dalla voce possente, alla direzione sapiente, ma molto innovativa di Giovanna Fratta che pur nel rigore stilistico ha voluto giocare con le citazioni moderne, le dinamiche adrenaliniche e l’esaltazione dei sentimenti. Un’appuntamento da non perdere!

Don Giovanni è la seconda delle tre opere italiane del compositore austriaco. Quale apprezzamento nutri per questo capolavoro?

Del Don Giovanni apprezzo come Mozart abbia creato l’equilibrio perfetto tra tragico e comico, i plebei di basso rango sociale esaltano la bellezza dell’animo umano nobilitando loro stessi, mentre i nobili compiono i misfatti più deplorevoli, diventando più plebei dei loro sudditi. La tragicità nella commedia, l’esaltazione più pura e allo stesso tempo più nera dell’animo, in sinergia musicale metafisica,praticamente perfetta.

Perché ancora oggi è una delle opere più apprezzate in tutto il mondo?

Beh, parliamo di esaltazione dei sentimenti, e i sentimenti sono eterni…

Racconta il tuo ruolo e cosa c’è di Alexandra Rosa in Zerlina?

Zerlina è una ragazza semplice, che viene sedotta da un nobile, di rango sociale superiore e perciò inaccessibile, al punto di ricevere da lui stesso una proposta di matrimonio, fatto che per l’epoca era assolutamente impossibile. Lei, scaltra e intelligente non ne subisce il fascino uscendone vincitrice. Mi piace esaltare la sensualità e l’intelligenza di questo personaggio, tratti che, per il mio ego di cantante/attrice è molto appagante.

Con il Don Giovanni si consolida il percorso lodevole che Reggio ha intrapreso per la valorizzazione dell’opera lirica che si pone al centro della scena culturale della città e della Regione. Tanto lodevole quanto inconsueto in un’Italia che poco valorizza un patrimonio, quale l’opera lirica, che il mondo ci invidia. Cosa ne pensi?

Se pensiamo che i direttori artistici del Teatro Cilea, Domenico Gatto e Renato Bonaiuto hanno dato vita a tre opere come Traviata, Norma e Don Giovanni, tutto questo negli ultimi tre mesi, con  le enormi  difficoltà economiche e logistiche che un teatro di Provincia incontra di default, con cast di altissimo livello, maestranze al top e vendite sold out, mi viene solo una parola in mente… miracolo!

Cosa ti aspetti dal pubblico di Reggio Calabria che già ti ha apprezzato nel ruolo della Contessa ne “Le Nozze di Figaro”?

Questo di Reggio è un bellissimo pubblico, caloroso e partecipe, spero di essere all’altezza delle loro aspettative e di fare del mio meglio.

Nel tuo repertorio c’è anche la Musica Sacra, cosa ti porta a questo genere?

Mozart ha accompagnato tutto il mio percorso di formazione e i primi anni di carriera, l’ho approfondito per anni ha contribuito al perfezionamento della mia tecnica. Ora che mi cimento nel repertorio ottocentesco, ogniqualvolta mi capita di eseguirlo, approfitto per ripassare lo stile e divertirmi tantissimo, questo repertorio è ossigeno allo stato puro.

E’ vero che cantare è la massima espressione del pregare?

Cantare è sublimare l’anima di chi ti ascolta perciò si.

Qual è il tuo rapporto con la fede?

Ho avuto bisogno di rinforzare sempre la mia fede, perché questo mestiere è effimero, ti dà e ti toglie certezze oltre che il pavimento sotto i piedi, perché lo studio del canto è empirico, ed a volte ci troviamo soli in questo percorso, man mano cresciamo e approfondiamo noi stessi. La fede, non solo in Dio, ma anche nella consapevolezza di fare dell’arte, grazie al dono  ricevuto, talvolta è l’unica ragione che ci spinge a lottare e andare avanti senza mollare.

Ti dedichi anche all’insegnamento del canto lirico per i bambini.Come si avvicinano le famiglie a questo genere di musica per i loro figli? Quanta soddisfazione provi quando insegni?

Insegno da più di 15 anni, non solo ai bambini ma anche a giovani professionisti, giovani menti che hanno un disperato bisogno di esprimere se stessi in un mondo che corre troppo velocemente e non offre molte alternative,le soddisfazioni sono diverse ma altrettanto appaganti, pari a quelle del palcoscenico, vederli crescere e maturare sereni e felici di fare musica,ti fa credere di fare, nel tuo piccolo, qualcosa di molto importante per il futuro di questa società, e sappiamo tutti quanto ci sia bisogno…

 

Vedi anche:

Per il Don Giovanni al Teatro Comunale Cilea di Reggio Calabria interpreti di fama internazionale

I want the viewer to feel the movement, energy, and life coming from the artwork

( Alessandra Giorda) Jesno Jackson Rengi is a very important painter and art manager. I met Jesno for  a painting exhibition in Sharjah. The sweetness of her soul is expressed in her wonderful paintings. I like the colors that she uses, the painting techniques, the subjects and with honor that I interviewed this artist of great value. Her paintings lead the viewer on a journey without boundaries. In the interview to follow, Jesno will tell a lot about hes business as a manager and as a painter. Jesno will talk to us about hes next goals and much more.

You are a very important art manager in UAE, describe your job, please.

Being an art manager, I am a person who selects and often interprets works of art. In addition to selecting works, I am responsible for writing labels, catalog essays, and other content supporting exhibitions. I do assembling, cataloguing, managing and presenting/displaying artistic and cultural collections. It is a varied job and often includes other activities, such as managing public relations, marketing, fundraising and running education programs.

My Job:Putting an artwork proximate to another one allow viewers to both compare and contrast both, to see their commonalities, like date of creation, country of origin, subject matter, technique or style and or their differences. Gallery displays needs to be highly planned; scale models of galleries and artworks are created and works are arranged well in advance of actually stepping into galleries and commencing to hang. Objects has to be chosen for their beauty and historical significance, but also focus on the kind of visual symphony of objects that exist on their own but also in concert with one another.Art is an important part of human history and expression, as an art curator, it helps bring works of art to the public eye.

What criteria do you use to choose an artist?
I group objects according to certain criteria, which vary depending upon the kind of exhibition we are making, the kind of material we are displaying, and the kind of audience we are trying to reach. It is clear though, that artists tend to look at art objects differently than you or I do, and certainly they diverge from us when it comes to thinking about how to make an exhibition.

Do you represent artists only from UAE or from around the globe?
We are supporting and promoting local and UAE based international artists to inspire and engage them from community events and exhibitions to provide services and access of affordable artwork to buyers and collectors.

Do you have a favourite painting?

To be honest, it always seems to be the most recent painting that I am working on. All of my creative energy is focused in that moment in time. Whatever is currently on the easel feels like a ‘favorite’ to me. Each new painting is an opportunity to ‘out-do’ myself and create a personal best. That said, looking back there are certain pieces that do stick out to me. Viewing these works I can recall a particular moment in time and that makes it special to me.

This painting “Musical Souls” – The Global Award Finalist is one of my favorite artwork- 2018

Where do you get inspiration?

Inspiration? I would say that it takes an endless amount of dedication, hard work, promotion, and support, to be an artist. I have been painting all my life, starting from before I went to preschool! Growing up in the beautiful god’s own country, natural objects were everywhere. I didn’t have to look far for inspiration. My whole family is artistically inclined. My parents taught me how to sketch and use color, my mom bought me my first art book, and my dad bought me colours.

Most of my paintings and ideas are inspired by the nature around her inspiration is well emphasized by the titles of my impressions & reflections of creations in life. From 2005, my work was a mix of Realism, Impressionism, Contemporary, Abstract and Pop Art, which creates a unique and colourful, happy style that speaks to all ages. I am best known for my large-size original Abstract and Contemporary Modern Paintings, but I mostly enjoys the combination of Contemporary, Cubism and Figurative. I want the viewer to feel the movement, energy, and life coming from the artwork.

The most important inspiration for me though, is from feeling emotions. Ever since I felt heartbreak and pure happiness as I matured, I started giving my art some life and thus my artworks project the way I feel inside. My art would look like a mess and there’d be sad faces and dull colors whenever I have negative emotions, and when I’m feeling happy, my art would have beautiful lighting and colors.

Nature & Love – Connection made from emotions – 2011

 

 

Traditional Arabic Coffee Pot – Watercolour in Monochrome by Jesno

Do you remember your first painting?

I was definitely a kid who was always drawing or painting from an early age. My parents, have photos of me painting around age 4. The coloring books in our house were all blank with the exception of my own drawings on the blank inside covers…

My first drawing was a parrot ,and my second drawing was a lotus… noticing this, my parents started buying me colours, sketchbooks and loose paper to keep me busy. I always try to paint the nature inspired artworks from my childhood.

 What it means to paint for you?

Art is all about skill acquired by experience, study, or observation. It is a style that breaks away from drawing art as it is represented in real life. As the pencil glides on the paper, my mind briefly leaves my body. I escape. I become the drawing. I become the lines. I become the shading. It’s not always perfect. I make mistakes sometimes. That’s what makes it more fun. When I see an error, I check whether it can be incorporated into my drawing. It becomes a challenge to accomplish. That entire process is what inspires me to draw.
I’ve been making art since I’ve been able to hold a pencil. I have completed my BFA and hold Masters in Creative Arts. I absolutely love what I’ve learned and I am enjoying my artistic journey, being an artist, artist activist, art curator, and an art teacher.

 

Next goals, about your work.

My art is about expressions. It might be an expression of my subject’s emotions or my thoughts and ideas. Sometimes it is as simple as happiness and beauty of nature; at other times rooted deep in spiritual (not religious) awakening.
As a human and artist I am an advocate of freedom of soul and expression and that is the focal point of my art. Now working on UAE Themed Contemporary artworks in Blue Series. I am coming up with another solo exhibition in New Year.

 How long have you been  living in UAE?
I lived in UAE for 8years. But I and my spouse- Rengi Cherian founded Art4you in 2009 when we were in India. Art4you was run till Dec 2015 by myself. Since our inception in 2009, I, Jesno Jackson-the founder of the community launched Art4You Gallery in Dec 2016 ,which in short span(from Sept 2016), established into a leading Art Gallery Community in the UAE Region. Art4you is a multicultural non-profit platform with a mission of connecting artists, art activists and volunteers together to create various community-based events like Live Art Events, Community services, Art Tour, Plein Air Sessions, Art auction, Street arts, Art Talent Programs for students to create and educate, etc… Our Online Shop will be opened soon in Dec 2018, which will help artists and buyers in different aspects.

You come from India. What do you miss about your land?
I come from Kerala- God’s own country, India. I miss the picturesque land scape, abundant with green nature and backwaters of striking beauty. After all, I miss my birthplace and my home.

Would you like to organize an art exhibition in Europe?

If we get an opportunity, definitely yes. More than 90% of leading international art fairs are held in Europe. Now, most people think you need to have art exhibition put together across the world.
We strive to organize a wide range of exhibitions consisting of an array of artistic mediums, including paintings, photography, sculpture, etc…Art4you is coming up with our First international show in United States. We need all the support from artists and art lovers.

 

Paint for me now means-The style I started to follow, “My Blue Series” – Contemporary Artworks.

Sogno una carriera lunga, ben fatta, sana e senza follie

( Alessandra Giorda) Sul palco dell’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino questa sera per l’attesissima Messa da Requiem di Verdi un vero e proprio “fuoriclasse” della lirica acclamato in ogni parte del mondo: Saimir Pirgu. Umiltà e modestia lo rendono ancora più apprezzabile e fanno si che non desideri essere nominato come Star della lirica anche se di fatto lo è. La critica lo osanna ed il pubblico va in visibilio quando lo sente cantare. A solo 16 anni aveva già completato gli studi di violino in Albania. A 21 anni ha vinto il Primo Premio al Concorso Caruso ed il Primo Premio al Concorso Tito Schipa, a 22 è stato il solista più giovane mai apparso in ruolo principale al Festival di Salisburgo ( Ferrando, in Così fan tutte ). Successivamente ha vinto altri prestigiosi Premi. Scelto da Woody Allen per il suo primo film da regista,  interpreta il ruolo di Rinuccio in Gianni Schicchi alla Los Angeles Opera con gran successo. Nel 2017 quando ha ricevuto la nomination ai Grammy Award nella categoria “Best Opera Recording” con l’opera King Roger. Il tenore albanese, naturalizzato italiano, è impegnato nel sociale e sempre attento ai meno fortunati.  E’ una Stella della Lirica nel teatri, ma un uomo senza velleità da divo nella vita quotidiana. Tutto questo e molto altro nell’intervista a seguire.

Sei tra i protagonisti ne “La Messa da Requiem”, per il secondo concerto di Stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino sotto la guida del direttore principale James Conlon. Cosa ti aspetti dal pubblico sabaudo?
Onestamente spero di accontentare le aspettative del pubblico, in quanto è la prima volta che collaboro con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e l’unica volta che ricordo di aver cantato a Torino è stata nel 2009 in un Requiem di Mozart con il Maestro Claudio Abbado. Sono felice di poter cantare il Verdi Requiem con questa orchestra meravigliosa ed insieme al Maestro Conlon con cui collaboro ormai da molti anni.

 

“La Messa da Requiem” di Verdi è un vero e proprio capolavoro sinfonico-corale. Cosa ne pensi? In passato nella medesima sei stato diretto da M° Riccardo Muti a Salisburgo. Un ricordo?
Concordo pienamente! E’ un capolavoro assoluto della musica destinato a stupire e rimanere integro in eterno. Ho un ricordo bellissimo che mi lega a questa Messa ovvero quello di quando fui chiamato ad eseguirla per la mia prima volta al Festival di Salisburgo con i Wiener Philharmoniker e la direzione del Maestro Riccardo Muti. Fu uno dei momenti più importanti della mia carriera e ricordo ancora che ero emozionatissimo soprattutto per la grande responsabilità e fiducia riposte in me dal Maestro Muti per debuttare questo capolavoro in una piazza così importante.

Foto -Fadil Berisha

Nella tua brillante carriera, l’attività concertistica la fa da padrona. Dove ti senti più a tuo agio, in un’esibizione durante un concerto o all’interno di un’opera lirica?
Nonostante i tanti concerti eseguiti in giro per il mondo mi considero maggiormente un cantante d’opera proprio per la mia costante voglia di respirare il teatro. Essere un cantante lirico per me significa soprattutto vivere l’opera nel teatro ed è qui che trovo la massima realizzazione del mio sogno che porto dentro da bambino.

Ora volgiamo lo sguardo al glorioso passato che ti vede un vero enfant prodige, poiché a soli 16 anni avevi già completato gli studi in violino nella “tua Albania”. Com’è nata la passione per il violino?
Quella per il violino non è stata una vera e propria passione come lo è stata invece quella per la musica in generale ed in particolare per il canto. Sin da piccolissimo, infatti, ho sempre amato cantare, eseguivo canzoni popolari davanti a piccoli pubblici di amici e conoscenti. C’è da dire anche che in Albania, quando ero in prima elementare, il sistema comunista, ormai agli sgoccioli, seguiva ed incentivata il sistema scolastico albanese attraverso vari corsi musicali come attività extrascolastiche e diverse opportunità di praticare l’arte da parte dei bambini predisposti. Un po’ per scelta e un po’ per imposizione del sistema mi ritrovai a studiare il violino, mi diplomai, ma non smisi mai di cantare. Lo studio dello strumento mi ha permesso di affinare il mio orecchio ed ottenere una solida base musicale grazie alla quale sono riuscito a scalare le varie tappe dello studio del canto con molta velocità.

Nel 2002 vinci il Premio Caruso e Tito Schipa. Un altro fantastico traguardo raggiunto in giovanissima età e nel 2009 il Premio Franco Corelli. Che sapore hanno tutti questi premi e questi grandi miti della lirica?
Li ritengo capisaldi della storia della lirica e l’aver ricevuto questi riconoscimenti dedicati alla loro memoria ha aiutato tantissimo i miei inizi di carriera soprattutto perché, per un giovane quale ero all’epoca, hanno costituito dei forti incoraggiamenti che mi sono stati molto utili nel proseguire la strada del canto.

A soli 22 anni hai debuttato nel ruolo di Ferrando in Così fan tutte. Sei stato il solista più giovane mai apparso in un ruolo principale al Festival di Salisburgo. Una bella soddisfazione. Proprio a Salisburgo, terra di Mozart, due enfants prodiges a distanza di secoli. Cosa rammenti di quel meraviglioso evento nel 2003?
Cantar Mozart così giovane è stata una sfida che col senno di poi non avrei mai compiuto. Da ex violinista con un forte intuito musicale ho potuto comunque cantare quest’opera difficilissima senza tanta coscienza vocale: all’epoca ero troppo giovane e il mio intuito musicale mi guidava. Oggigiorno quando riascolto le registrazioni da un lato mi sento un incosciente ad aver azzardato così tanto mentre dall’altro lato ammiro la mia voglia di cantare e determinazione nell’affrontare una situazione, un pubblico e un direttore così importanti.

Foto -Fadil Berisha

Woody Allen ti ha scelto per il suo primo film da regista dove tu hai interpretato il ruolo di Rinuccio in Gianni Schicchi alla Los Angeles Opera. Un’opportunità che ti porta anche ad aprire nuovi orizzonti. Com’è stata quest’esperienza ? Ne faresti una nuova?
Fu nel 2008 quando Placido Domingo decise di inaugurare la stagione della Los Angeles Opera con il Gianni Schicchi che segnò il debutto il Woody Allen nella regia operistica. Ho avuto la fortuna di collaborare con Allen, di apprender molto da lui e di accostarmi ad un mondo completamente nuovo e molto più cinematografico di gestire una regia d’opera. Sono sempre stato aperto alle nuove esperienze e al confronto con altri mondi, in quanto penso rappresentino sempre un motivo di crescita non solo intellettuale, ma anche culturale.

Sei stato anche Ambasciatore del Down Syndrome Albania, Fondazione che dal 2013 si occupa dei bambini affetti dalla Sindrome di Down. Come ti poni nei confronti dei più disagiati e dei meno fortunati?
Sono orgoglioso di essere ambasciatore dal 2013 dell’associazione Down Syndrome Albania e di contribuire alla sensibilizzazione delle persone relativamente a questo tema. Sono fiero di aver dato il mio apporto nella creazione di questa associazione in un paese come l’Albania dove la Sindrome di Down era prima del 2013 ancora un tabù. Sono stato e sono tutt’ora una persona fortunata e l’aiutare chi non lo è, oltre che riempirmi di gioia, mi permette di affrontare meglio la vita e il rapporto con il prossimo e mi rende ancora più consapevole di quanto siamo fortunati nella nostra vita e di quanto io personalmente sia fortunato nel praticare un’arte che aiuti e renda felici gli altri: con la mia voce sono riuscito a dar voce a delle persone bisognose.

Usando il linguaggio calcistico potresti essere definito un “bomber”, in quello dello spettacolo sei una vera e propria Star. Quando sei solo con te stesso cosa ti dici ripensando alla carriera fatta fino ad ora? Quanto è difficile mantenere il contatto con la realtà tu che ormai sei in vetta all’Olimpo della Lirica?
Nonostante i momenti di riflessione siano moltissimi, tendo sempre a pensare al futuro più che al passato. Sono indubbiamente felice per ciò che ho costruito, ma ancor più felice di poter costruire ancora. Quello del cantante è un mestiere che richiede grandi sacrifici e soprattutto una fortissima determinazione. Una volta calato il sipario si torna alla solitudine, una caratteristica che accomuna tutti noi artisti, difficile da affrontare e con cui siamo costretti a convivere; dopo una produzione o un concerto sono pronto a spostarmi per una nuova meta, un nuovo impegno; vivo più di 300 giorni all’anno in giro per il mondo e il desiderio di casa è sempre forte ed è per questo che cerco per quanto più mi è possibile di coltivare gli affetti, gli amici e la famiglia, anche a distanza, mantenendo estremamente saldo il mio rapporto con la realtà e la vita di tutti i giorni. Ci sono però anche molti aspetti positivi di questo mestiere come potersi addormentare a New York e risvegliarsi e andare al lavoro a Sydney, scoprire nuovi luoghi durante i giorni di riposo, confrontarsi con nuove culture, imparare nuove lingue. Un applauso sincero del pubblico, poi, ci ripaga pienamente di ogni sacrificio ed è proprio questo il bello del nostro mestiere.

 

 Coltivi ancora qualche sogno per la tua carriera? 
Devo dire che ho già realizzato moltissimi dei miei sogni e che puntualmente, una volta realizzati, inizi a sognare ancora e a desiderarne di altri. Per il mio grande sogno attuale posso dirti di esserci andato vicino nel 2017 quando ho ricevuto la nomination ai Grammy Award nella categoria “Best Opera Recording” con l’opera King Roger. Sarebbe un sogno ricevere un giorno un Grammy con un Solo Album, mi piacerebbe tantissimo. Il sogno della mia vita rimane però quello di riuscire ad offrire tutto quello che ho per più tempo possibile. Sogno quindi una carriera lunga, ben fatta, sana e senza follie.

Da direttore d’orchestra tra i più apprezzati al mondo ad abile chef in cucina

( Alessandra Giorda) Milano-San Francisco-Venezia. Dopo il successo al Teatro alla  Scala con la direzione de Il Pirata di Bellini, a giugno scorso, il M° Riccardo Frizza colleziona un altro successo  sul podio del San Francisco Opera in USA, a settembre scorso, per l’inaugurazione della Stagione d’opera 2018/2019 con il Roberto Devereux di Donizetti  interpretato da due Stelle quali il soprano Sondra Radvanovsky e il mezzosoprano Jamie Barton.

Ora il Maestro bresciano,  è alla Fenice di Venezia dove dirige in maniera impeccabile  l’opera Semiramide, una delle più impegnative del repertorio rossiniano.Il M° Riccardo Frizza è noto per la sua attività’ di direttore d’opera oltre che del repertorio sinfonico nei più importanti teatri del mondo.

Il 26 ottobre prossimo  sarà disponibile il CD Puccini in Love edito da Sony Classical dove le due Stelle della lirica il tenore Roberto Alagna e la moglie il soprano Aleksandra Kurzak  canteranno i duetti più belli delle opere di Puccini con l’orchestra Sinfonica di Varsavia, il tutto sotto  la magistrale direzione del M° Frizza.

I duetti presenti nel CD saranno relativi alle opere  Manon Lescaut, La Fanciulla del West, Madama Butterfly, Il tabarro e non poteva certo mancare La bohème. Disponibile anche su Amazon https://www.amazon.fr/Puccini-Aleksandra-Kurzak-Roberto-Alagna/dp/B07FDPF4H6

Tra gli argomenti trattati nell’intervista a seguire l’importanza del direttore d’orchestra all’interno di un’opera lirica, dove è spesso poco considerato ed invece è una “chiave” fondamentale per la riuscita delle recite.L’imminente Festival Donizetti a Bergamo con tutte le anticipazioni ed  il ritorno del M° Frizza al Palacio Euskalduna a Bilbao per il debutto ne I Lombardi alla prima crociata di Verdi.

Non poteva mancare il suo ricordo riguardo il soprano spagnolo Montserrat Caballè, scomparso il 6 ottobre scorso a Barcellona ed un ampio commento su l’opera Semiramide dove il Maestro bresciano tesse lodi per l’eccellente cast.  Confessa inoltre  le emozioni provate per l’addio alle scene del soprano Mariella Devia. Da importante direttore d’orchestra acclamato in tutto il mondo ad abile chef in cucina.

Pochi giorni or sono che il mondo della lirica ha pianto la dipartita di una delle artiste più importanti: Montserrat Caballè. Quale ricordo conservi di Lei ?

Non l’ho mai conosciuta, ma ho solo visto le registrazioni. E’ stato un soprano che, insieme alla Callas, alla Tebaldi e pochissime altre, resterà nella storia per sempre. Sono quelle voci indimenticabili che nascono una ogni cento anni. E’ colei la quale in assoluto si avvicinava di più a Maria Callas per bellezza di timbro e forza espressiva. Il suo canto era  puro con capacità di passare dai suoni  sovracuti  al  “pianissimo”.

Stai dirigendo con successo una delle opere più complesse di Rossini come Semiramide che sarà in scena alla Fenice di Venezia fino al 27 Ottobre. Cosa ci racconti?

In tutto il modo si celebra il 150esimo anniversario della morte di Rossini e sono state messe in scena le opere più conosciute del Cigno di Pesaro. Mi trovo a Venezia in occasione della Semiramide, opera che Goacchino Rossini scrisse proprio per questo teatro e la prima assoluta fu il 3 febbraio del 1823. E’ la sua ultima opera  che  compose per i palcoscenici italiani, dopo di che iniziò una seconda giovinezza a Parigi. Semiramide  è un’opera complessa che comprende uno sforzo importante  ed è molto lunga, poichè sono circa quattro ore di musica. Tecnicamente e strutturalmente la  considero una “cattedrale”.

Un giudizio sul nuovo allestimento che sta raccogliendo un notevole apprezzamento ?

E’ un allestimento del Teatro La Fenice per la regia di Cecilia Ligorio che ha già firmato  importanti lavori anche la scorsa estate a Martina Franca ed a me piace parecchio, poichè è una regista molto talentuosa, dalle idee ben chiare e definite coadiuvate da un gusto raffinato. E’ un allestimento molto sontuoso e dalle scene ricche. E’ una produzione molto importante.

Del ben nutrito cast cosa pensi ?

Jessica Pratt è una cantante  molto conosciuta tra i soprani di coloratura più importanti di oggi. La Iervolino è un contralto dalla voce molto brunita e molto rotonda con agilità entusiasmanti. Non la conoscevo prima e sono rimasto colpito da lei. Anche Enea Scala è bravissimo. Sono contento di lavorare con tutto il cast che mi sta dando grandi soddisfazioni compreso Alex Esposito, nel ruolo di Assur uno dei ruoli più importanti, è uno dei bassi italiani di maggior rilievo.

Sei reduce dal successo al San Francisco Opera. Quali sono le differenze tra il pubblico americano e quello italiano?

E’ un approccio completamente diverso. Da noi è più cultura da loro più intrattenimento. L’opera nasce in Italia è fa parte della nostra tradizione, mentre gli americani hanno importato questo genere ed assistono in maniera più distaccata.  Loro vanno all’opera intesa come spettacolo portando la fidanzata o la moglie in compagnia di amici. Il pubblico americano non si entusiasma per le grandi messe in scena o per le coreografie fastose, ma in scena ci deve essere qualcosa che li diverta. Il pubblico italiano va all’opera con un’aspettativa diversa ed esige sia da un punto di vista esecutivo che interpretativo. Il tutto si percepisce anche  dalla buca d’orchestra.

Raccontaci tutte le news del Festival Donizetti di cui tu sei anche direttore musicale

Da quest’anno sono stato nominato direttore musicale di questo Festival curato dalla Fondazione Donizetti. L’obiettivo è di portarlo ad essere internazionale. Purtroppo i fondi sono pochi, ma noi stiamo lavorando per cercare di raggiungere la meta fissata. Il 22 novembre prossimo inaugurerò la Stagione Musicale con  l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il Coro Donizetti Opera preparato dal Maestro Fabio Tartari. Faremo un omaggio a Rossini nella prima parte e nella seconda parte del Concerto alcune arie d’opera di Donizetti.

Dirigerò l’Orchestra del Festival Donizetti ed il Coro nell’opera Il Castello di Kenilworth, conosciuta precedentemente come Elisabetta al Castello di Kenilworth, opera scritta da Donizetti ed è la prima dove il compositore bergamasco tratta il tema Tudor. Fa parte della quadrilogia, non trilogia come spesso si dice, Tudor con Anna Bolena, Maria Stuarda e Roberto Devereux. La Fondazione Donizetti, nella fattispecie il  reparto scientifico, ha ricostruito la partitura e dal manoscritto conservato negli archivi, metteremo in scena quest’opera con un grande cast, Jessica Pratt, Carmela Remigio, il tenore spagnolo Xabier Anduaga che la scorsa estate è si è distinto al Festival Rossini. Tutto il resto del cast è composto da cantanti molto bravi e tutti insieme faremo conoscere quest’opera sconosciuta, inoltre verrà messo in vendita anche un DVD.

A gennaio 2019 salirai nuovamente sul podio del Palacio Euskalduna a Bilbao per la direzione de I Lombardi alla prima crociata di Verdi. Un nuovo debutto: cosa ci racconti?

Per me è un onore ritornare nella città più grande dei Paesi Baschi con l’Associazione degli Amici dell’Opera di Bilbao: ABAO. E’ sempre molto interessante lavorare con loro. Sarà un debutto per me.  Verdi è uno dei compositori che mi piace di più e con quest’opera è la ventunesima che dirigo del repertorio verdiano. I Lombardi alla prima crociata è un’opera di passaggio e di sperimentazione. Molte sono le parti dedicate al coro ed è un allontanarsi dal canto donizettiano con la cabaletta, in quest’opera si delineano pagine molto liriche che guardano avanti come a Don Carlo ed Aida. Sarà interessante per me, arricchirò il bagaglio culturale e sarà maggiore rispetto a quello che ho attualmente. Aggiungerò un nuovo tassello per una più profonda comprensione dell’autore.

In quale parte del mondo l’attenzione cade maggiormente sul direttore d’orchestra piuttosto che sui cantanti?

In nessuna parte del mondo! Chi va all’opera va a sentire le voci. Il ruolo di noi direttori d’orchestra è soprattutto quello  di mettere i cantanti in condizioni  di fare bene, se questo avviene anche l’orchestra viene apprezzata. E’ molto difficile giudicare un direttore d’orchestra, lo può fare solamente chi è direttore. All’estero purtroppo sei solo chi dirige l’orchestra e nulla più.  Bravo se questa ha suonato bene altrimenti nessuna considerazione, invece il direttore d’orchestra è colui il quale prepara il tutto da inizio a fine ed è anche concertatore.

Cosa ricordi dell’addio alle scene del soprano Mariella Devia, proprio dalla Fenice di Venezia dove hai diretto tu la Norma di Bellini?

Sono state tre recite molto particolari perchè il teatro era pienissimo con un pubblico non solo veneziano, ma che per l’occasione arrivava da varie nazioni. Mariella ha fatto tre recite memorabili lasciando indelebile per sempre la sua maestria nella mente degli spettatori che per l’occasione si sono parecchio commossi, io compreso! Non dimenticherò mai come il coro, orchestra, maestranze e tutti i presenti eravamo uniti dal un fil rouge di ammirazione e commozione. Serate che mai dimenticheremo dove un’energia inconsueta serpeggiava in tutti noi.

Da acclamato direttore d’orchestra in giro per il mondo ad eccellente cuoco ai fornelli. Coltivi la stessa passione del Maestro Verdi per un piatto in particolare. Svelaci cosa cucini.

Eccellente direi che è troppo! E’ nata la passione per la cucina per la necessità di non dover andare sempre a mangiare al ristorante dove, in alcune parti del mondo, non incontra il mio gusto. Mi piace molto cucinare i risotti (  il piatto preferito dal celebre compositore Giuseppe Verdi) ed i primi piatti in generale. Quando ho tempo con mia figlia, che ha sette anni, ci divertiamo a sfornellare ed anche a fare il pane.
 

 

 

 

Vi racconto il mio Conte di Luna ne Il trovatore e svelo per la prima volta il mio sogno nel cassetto

( Alessandra Giorda)  In occasione della Première de Il trovatore al Teatro Regio di Torino che si terrà il prossimo 10 Ottobre, data del 205° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, la video intervista realizzata nel foyer del Teatro Regio, con Massimo Cavalletti che si racconta tra pubblico e privato, spiega in maniera avvincente l’opera in oggetto ed invita i giovani a scoprire Il trovatore e l’opera in generale con un linguaggio diretto ed efficace. Il baritono toscano è uno dei più apprezzati e desiderati cantanti lirici del momento. Protagonista nei teatri più prestigiosi del mondo come il Metropolitan Opera di New York, il Teatro alla Scala, il Royal Opera House Covent Garden, la Staatsoper di Vienna, la Staatsoper di Berlino, l’Opera di Zurigo e il Festival di Salisburgo, tanto per citarne alcuni.
Quale sarà il suo prossimo debutto di ruolo alla Palm Beach Opera in Florida? Quali tratti avrà il suo Conte di Luna, ruolo complesso vocalmente e dove necessità sfoderare importanti doti attoriali richieste anche dal  M° Pinchas Steinberg?  Quale sarà il suo progetto che lo vedrà in futuro al servizio dei giovani? Di cosa altro parlerà davanti alla video camera di Televisionario2? Scopritelo e buona visione!

 

Intervista a Massimo Cavalletti-Televisionario2

VI RACCONTO IL MIO CONTE DI LUNA NE IL TROVATORE E SVELO PER LA PRIMA VOLTA IL MIO SOGNO NEL CASSETTO( Alessandra Giorda) In occasione della Première de Il trovatore al Teatro Regio di Torino che si terrà il prossimo 10 Ottobre, data del 205° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, la video intervista realizzata nel foyer del Teatro Regio, con Massimo Cavalletti che si racconta tra pubblico e privato, spiega in maniera avvincente l'opera in oggetto ed invita i giovani a scoprire Il trovatore e l'opera in generale con un linguaggio diretto ed efficace. Il baritono toscano è uno dei più apprezzati e desiderati cantanti lirici del momento. Protagonista nei teatri più prestigiosi del mondo come il Metropolitan Opera di New York, il Teatro alla Scala, il Royal Opera House Covent Garden, la Staatsoper di Vienna, la Staatsoper di Berlino, l'Opera di Zurigo e il Festival di Salisburgo, tanto per citarne alcuni. Quale sarà il suo prossimo debutto di ruolo alla Palm Beach Opera in Florida? Quali tratti avrà il suo Conte di Luna, ruolo complesso vocalmente e dove necessità sfoderare importanti doti attoriali richieste anche dal il M° Pinchas Steinberg. Di cosa altro parlerà davanti alla video camera di Televisionario2? Scopritelo e buona visione! http://www.televisionario2.com/vi-racconto-il-mio-conte-di-luna-ne-il-trovatore-e-svelo-per-la-prima-volta-il-mio-sogno-nel-cassetto/

Publiée par Televisionario2 sur Lundi 8 octobre 2018

Ho fatto “l’autopsia” a Lady Macbeth e sono pronta per conquistare gli spettatori al Regio di Parma

(Alessandra Giorda) Continua con successo la diciottesima edizione del prestigioso Festival Verdi a Parma e Busseto. Occhi puntati sul ritorno in Italia di Davinia Rodríguez . Il 18 Ottobre prossimo il soprano spagnolo vestirà i panni di un’imperdibile Lady Macbeth nel Macbeth di Verdi in scena al Teatro Regio ed i parmensi l’attendono con fervore. La Rodríguez è una delle artiste più apprezzate del panorama lirico mondiale. Nell’intervista a seguire, oltre a commentare il ruolo che porterà in scena al Regio di Parma, il soprano spagnolo volge lo sguardo alla stagione passata che è stata densa d’impegni e che l’ha vista protagonista nei teatri più importanti in Spagna ed all’estero. Artista interessante ed imperdibile, la sua voce fa sognare, le sue doti attoriali sono da lode, donna di fascino dal carattere dolce ma deciso, madre e moglie amorevole, questi gli ingredienti che fanno di lei un personaggio completo.

Lady Macbeth è un ruolo complesso anche dal punto di vista psicologico, oggetto di studio di Freud e ancora di attuali psicologi. Quante difficoltà hai incontrato?

Shakespeare fornisce tutto su di un piatto d’argento in modo che è possibile entrare bene nel ruolo e non è stato così difficile una volta fatta “l’autopsia” al personaggio. Ho visto tanti film dai quali si evincono particolari sfumature. Verdi ha fatto lo stesso regalando una perfetta scrittura musicale a tutti i personaggi e noi artisti ne possiamo beneficiare studiando i  ruoli con una lente d’ingrandimento come vanno in realtà studiate le opere. Ogni volta che  apro uno spartito scopro cose nuove anche se ho già portato in scena quel personaggio. Nelle prove con Abbado ho scoperto tanti dettagli importanti, quelle sfumature che sono un valore aggiunto. Spero di riuscire a portare in scena questa grande Lady Macbeth che tutti si aspettano.

Un commento sulla regia di Daniele Abbado?

Ci saranno tante sorprese per chi non ha ancora visto le recite. Pensa che noi artisti all’inizio siamo rimasti sbalorditi. E’ una regia molto forte e molto bella da vedere.

Davinia Rodriguez con Placido Domingo. Foto Herwing Prammer

 

Avevi già debuttato questo ruolo nel 2016 a Vienna al fianco del tenore spagnolo Plácido Domingo. Cosa ricordi di quell’esperienza?

Ho vissuto il momento più bello della mia carriera sul palco sia perchè ho scoperto Lady Macbeth sia perchè ero con Plácido Domingo. Credo che per noi cantanti ogni volta che possiamo  esibirci con un personaggio che è una vera e propria Star della lirica sia fantastico. E’ stata l’esperienza più forte che ho vissuto sul palcoscenico.

Davinia Rodríguez. Foto Malmo

Cosa ti aspetti dal pubblico parmense ritenuto d’orecchio fino ed ovviamente esperto del repertorio verdiano?

Esibendomi nella città natia del Cigno di Busseto mi trovo senza dubbio un pubblico attento ai minimi particolari e sono consapevole che è molto esigente. Spero sappia apprezzare il mio personaggio, la mia vocalità e tutto lo sforzo che c’è dietro. Quando salirò sul palco non sarò Davinia Rodríguez, bensì solo Lady Macbeth. Mi auguro possano accogliermi al meglio.

 

Davinia Rodríguez, MACBETH. Theater an der Wien. Herwing Prammer.

Quanto tempo necessita per  studiare un ruolo complesso come Lady Macbeth?

Non c’è tempo! In ogni repertorio necessita sempre studiare e sviscerare ogni dettaglio. Quando so che dovrò cantare un ruolo, inizio a studiare anche un anno prima. Non bisogna mai  essere troppo sicuri, ma sempre desiderosi d’imparare. Per preparare un debutto necessitano parecchi mesi di studio attento e preciso. Per esempio Lady Macbeth, dopo Vienna, l’avevo lasciata in un cassetto e quando ho ripreso a studiare per prepararmi per Parma mi sono accorta di sfumature che non avevo visto prima. Sono una persona che non si accontenta mai e che studia sempre. Ho fatto bene a lasciare risposare la mia “Lady”, perchè quando l’ho ripresa la mia consapevolezza era diversa.

Hai avuto una stagione densa d’impegni da Pechino a Barcellona passando per Muscat e Tenerife. Raccontaci la tua esperienza in Oman dove sei stata Nedda nell’opera Pagliacci di Leoncavallo?

Ogni esperienza ti arricchisce! Trattandosi di un Paese così diverso dalla nostra cultura sono andata un pò timorosa soprattutto per l’argomento trattato con la regia di Zeffirelli. Grande sorpresa! Fin dalla prima recita abbiamo avuto un’accoglienza incredibile da parte del pubblico e quindi ancora una volta sottolineo come la musica è un linguaggio che unisce tutti i popoli. Non c’è differenza culturale che regga. Il linguaggio musicale è senza confini.

Sei mamma, sei moglie e sei in carriera: come riesci a conciliare il tutto?

Con tantissimo sacrificio e con immenso amore che è il motore che muove ogni cosa e per il quale si fa tutto quello che diversamente non si avrebbe la forza di fare. Per quanto riguarda essere mamma, lo sono a tempo pieno perchè mia figlia è sempre con me anche in teatro. Studia a casa, ha iniziato da circa quindici giorni la seconda elementare e diciamo che sono diventata abile a fare i puzzle tra le prove, le recite, lo studio, l’essere madre e l’essere moglie, ma quando a fine giornata guardo mia figlia accanto a me ogni giorno mi ripeto la medesima cosa: ne vale la pena. Ho partorito questa meraviglia che è la mia bambina e ne devo essere responsabile.

Volgendo lo sguardo al futuro, un pò di relax visto i mesi impegnativi che hai avuto?

Brava! Relax! Si! Ne ho veramente bisogno. Voglio fermarmi per riprendere lo studio, per riposarmi, per fare il punto della situazione. Trovo inutile passare da un contratto ad un altro senza mai darsi una tregua anche se spesso ci si lascia prendere dall’entusiasmo. Preziosi e necessari sono i momenti di stacco.

Il prossimo appuntamento ti vede presente al Concerto di Capodanno nella tua città natale. Racconta?

Sarà particolare. Saremo diversi artisti e sarà un Concerto popolare, a ridosso del Capodanno, con tante canzoni di Natale ed arie d’opera. Si svolgerà all’Auditorium Alfredo Kraus a Las Palmas de Gran Canaria  che essendo  la mia città natale tutto assume un fascino e calore diverso oltre che avvolgente.

 

 

ENTRA-MAR un libro ricco di sentimenti ed emozioni oltre i confini dell’immaginazione

( Alessandra Giorda) In occasione della presentazione del nuovo libro ENTRA-MAR, antologia poetica edito da Sakura Ediciones, che è una raccolta di poesie dei maggiori esponenti dell’America Latina che non sono solo scrittori, ma svolgono anche altre attività di rilievo, l’intervista  al filosofo, poeta ed editore  Edilson Villa M. Uomo tanto colto, quanto gentile, raffinato, di spiccata sensibilità ed innamoratissimo della sua compagna Milena Díaz. È filosofo all’Università di Antioquia, in Colombia. Nel 2013, dopo un tour in quasi tutti i paesi del Sud America, si è stabilito a Buenos Aires (Argentina) dove ha lavorato presso Prosa Amerian Editores . Nell’aprile 2018 è tornato nel suo paese, più precisamente a Bogotá,  lavorando come editore generale di Sakura Ediciones. Al suo attivo ha parecchie pubblicazioni di successo, per citarne alcune: El haikú de la escalera”,  “Poesía temprana”, “La danza de las mariposas”, “El sendero del fuego”,  “El espíritu del sable” (Premio Nacional de Poesía, 2004);  “Pluma del viento”, “Aula 206”, “El bonsái seco” y “La sal del ancla”

Nell’intervista a seguire Edilson Villa M., che ha scritto il prologo, presenta l’antologia poetica ENTRA-MAR, un libro denso di contenuti per una lettura rilassata da dove si evincono sentimenti profondi.

Com’è nata l’idea di raccogliere le poesie di personaggi di spicco del Sud America?

Quando sono tornato in Colombia, dopo aver vissuto per quasi sei anni in Argentina, Milena Díaz e io abbiamo avuto la possibilità di realizzare uno dei nostri sogni: creare un marchio editoriale. Successivamente decidemmo che l’opera prima della nostra Compagnia doveva essere un’antologia poetica che raccoglieva il lavoro di alcuni dei migliori poeti dell’America Latina. Dopo aver selezionato i poeti che volevamo far parte di ENTRA-MAR, ogni autore ci ha passato il suo materiale e abbiamo scelto le poesie che volevamo pubblicare.

Il libro è stato appena presentato  Quali sono stati gli apprezzamenti?

La nostra antologia poetica ENTRA-MAR, nonostante sia stata pubblicata solo 3 mesi fa, è già stata presentata in città di diversi paesi. Stiamo lavorando per portare questo libro in tutta l’America Latina. Ad oggi abbiamo presentato il libro a Medellín, Envigado, Bogotá, Siviglia e Caicedonia (Colombia), a Buenos Aires, Puerto Madryn e Campana (Argentina) ed a Bilbao (Spagna), con un molti apprezzamenti da parte del pubblico,  della stampa specializzata e la comunità letteraria  in generale.

Le prossime presentazioni dove saranno?

La prossima presentazione di ENTRA-MAR si terrà il 29 settembre 2018 presso la libreria Hojas de Parra, del Café Nicanor, a Bogotá – Colombia.  Ci siamo portati avanti  nella programmazione di alcune presentazioni (con date da definire), nelle città di Cile, Messico e Perù, entro la fine di quest’anno.

Tra i vari personaggi del libro, quali sono quelli con cui hai più affinità?

I poeti antologizzati in ENTRA-MAR con i quali ho maggiore affinità e  un migliore rapporto di amicizia, sono i poeti argentini Alejandro G. Roemmers, Roberto Alifano, Antonio Requeni, Leopoldo “Teuco” Castilla, Ana Guillot, Mariela Palermo, Osvaldo Tamborra e Alejandro Vaccaro, il poeta cileno Isabel Guerrero, il poeta boliviano Óscar “Puky” Gutiérrez. Senza dimenticare i poeti messicani América Femat Viveros, Roberto Reséndiz e Jorge Guadalupe Arzate ed i poeti colombiani Pedro Arturo Alzate, Federico Diaz-Granados, Fredy Yezzet e Mario Alberto Agudelo.

Edilson Villa M., Alejandro G. Roemmers e Milena Diaz

 

Un commento su quelli che conosci di persona?

Conosco personalmente tutti i 45 poeti di ENTRA-MAR. Tutti insieme raccolgono quell’intreccio dove si svolgono l’immaginazione, il pensiero, la volontà, l’azione e un profondo amore per la parola incantata, ognuno che suona una melodia diversa con i loro flauti e tamburi. Esprimono emozioni , con la propria musica, con il proprio ritmo, con le loro sfumature e colori, formando il tessuto di un bellissimo libro che, al di là del tempo e dello spazio (quando ce ne saremo andati tutti), rimarrà per sempre come un fertile appezzamento di terra, dandoci la fragranza e i nuovi frutti dei suoi paesaggi più intimi.

Perché il titolo ENTRA-MAR?

Entramar  è  l’insieme di idee, sentimenti, opinioni….. che si intersecano in un testo. In questa reciprocità di pensieri, parole e azioni, la solidarietà è anche intessuta tra gli uomini di una comunità e tra i diversi popoli, che è ciò che ci aiuta d oltrepassare i confini. Perché ENTRA-MAR invita alla nascita permanente, alla risurrezione ed a quella idea degli archetipi femminili dello psicoanalista Carl Gustav Jung, che abbraccia tutti e tutto. L’ENTRA-MAR è come una barca che parte sempre da un luogo sicuro, da quel luogo in cui prende corpo la nascita, la crescita e l’amore. Quello spazio in cui avviene la trasformazione del corpo in spirito e si prepara per una nuova nascita. Quel posto dove puoi sempre avere una “conversazione” con questi artisti, perché le loro parole e i loro pensieri ci daranno delle risposte e  faranno  nascere nuove domande.

Amo la lirica: Verdi su tutti ed in particolare Falstaff

( Alessandra Giorda) Direttamente da Singapore l’intervista all’Ambasciatore Raffaele Langella con il quale “parleremo”  di musica e cucina due settori graditi a noi tutti per compiacere  tre dei nostri sensi: udito, gusto ed olfatto.

Ad una manciata di ore dall’inaugurazione della diciottesima  edizione  del Festival Verdi – Parma e Busseto-  l’Ambasciatore Langella confessa che è  proprio il Cigno di Busseto a fare breccia nel suo cuore.

E’ dal quarto centro finanziario più importante del mondo che capiremo i gusti dei Singaporeani ed affronteremo varie tematiche. Dalla lirica al musical senza dimenticare l’evento più importante dell’anno indetto dalla Farnesina in tutte le Ambasciate d’Italia nel mondo: la Settimana della Cucina Italiana. Come ogni diplomatico durante il suo mandato anche l’Ambasciatore Raffaele Langella ha un progetto in particolare che intende attuare. Quale sarà? Buona lettura

Qual è la risposta dei Singaporeani rispetto al made in Italy?

I Singaporeani conoscono bene l’Italia, e sono molto interessati al nostro export. Si tratta di un attaccamento quasi sentimentale, che si nutre di passione. Con ICE, Camera di Commercio, Accademia della Cucina, e con il contributo delle diverse associazioni italiane a Singapore, ci stiamo impegnando a consolidare il sentimento positivo nei confronti dell’Italia, ed a declinarlo anche, quando possibile, in scelte di consumo.

Parliamo di musica: l’opera lirica a Singapore quanto è apprezzata?

La lirica qui a Singapore stenta a decollare, e continua ad essere appannaggio di una ristretta elite di appassionati. La significativa distanza dall’Italia non aiuta, le agenzie di distribuzione debbono affrontare delle spese molto elevate per il trasporto delle compagnie e del loro equipaggiamento. Questo influisce sul costo dei biglietti, facendo dell’Opera un lusso da cultori. Contemporaneamente, non e’ difficile incontrare appassionati di lirica che praticano il canto come hobby, e si esibiscono in privato. E’ un modo per condividere la passione per la musica, e contemporaneamente frequentare persone interessanti.

 Qual è l’opera che più Le piace?

Amo la lirica, se non altro perche’ sono cresciuto in una famiglia di melomani. Verdi, su tutti, ed in particolare Falstaff. Anche se dovrei dire Otello, che e’ l’opera preferita di mia moglie Debora.

 Cosa rappresenta per Lei la musica e qual è il genere preferito?

La musica e’ una specie di rifugio, un luogo in cui perdersi. Amo (quasi) tutti i generi, salvo quelli dai nomi impronunciabili che ascolta mio figlio. Ma confesso che si tratta probabilmente di un mio limite culturale.

 

 

 

Il 4 Settembre scorso è sbarcato in Spagna il musical pluripremiato in Aregentina ed  evento dell’anno 2016, Franciscus, una razon para vivir. Il musical sarà in un importante tour europeo, ma con l’obiettivo di un tour mondiale. La nostra italianità è messa in luce poiché il musical parla di San Francesco di Assisi e porta con sè un messaggio di pace, amore ed evangelizzazione. Un amore incondizionato senza alcuna barriera rispettando il credo di ogni popolo. Come sarebbe accolto a Singapore, dove la maggior parte della popolazione è tra malesi, indiani, cinesi e dalla comunità italiana, che oltre ad essere uno spettacolo strepitoso è ricco di importanti messaggi?

Credo che il messaggio di Franciscus sia universale, e possa essere compreso ed apprezzato da chiunque. Singapore e’ uno Stato che ha fatto del rispetto e della comprensione una bandiera nazionale. Sono certo che l’opera sarebbe in sintonia con il genius loci.

Qual è il progetto a cui tiene maggiormente e che intende attuare durante il Suo mandato?

Mi piacerebbe rafforzare ulteriormente la cooperazione tra le Universita’ dei due Paesi. Molto del successo di Singapore si spiega con l’affermazione di Universita’ che, per quanto giovani, sono in pochi decenni diventate dei solidi punti di riferimento a livello planetario. I margini ci sono, soprattutto nel campo della ricerca.

Tra fine Ottobre e i primi giorni di Novembre prossimo si svolgerà l’importante evento promosso dalla Farnesina riguardo la cucina italiana. Quanto si mangia italiano a Singapore? 

La cucina italiana a Singapore è molto conosciuta ed anche molto apprezzata. Sono qui presenti molti ristoranti italiani, la maggior parte di qualità, in alcuni dei quali operano cuochi “stellati”. L’Italian fine dining e’ ubiquo, ma stenta ad affermarsi il consumo domestico di prodotti italiani. E’ per questo che cercheremo di attuare iniziative che dimostrino ai Singaporeani che la cucina italiana puo’ essere accessibile e soprattutto facile.

Quali saranno gli eventi correlati di maggiore importanza?

Numerosi e di varia natura saranno le iniziative dedicate alla settimana della cucina italiana. Abbiamo coinvolto la maggior parte dei ristoranti italiani affinché durante la settimana vengano serviti dei menu ad hoc.
Avranno luogo due dinners organizzati dall’Accademia italiana e dalla Camera di Commercio Italiana che contribuiranno a diffondere l’immagine della nostra cucina. L’agenzia ICE realizzerà, in collaborazione con la rivista Wine & Dine, una giornata dedicata ai nostri vini alla quale parteciperanno 20 aziende italiane. Durante l’evento verranno organizzati un wine testing, un seminario ed a conclusione della giornata un gala dinner.
In collaborazione con una nutrizionista italiana e la società Barilla si dovrebbe svolgere un seminario sui benefici della dieta mediterranea. I media locali ed i vari blogger del settore verranno coinvolti nelle varie iniziative.

Uno dei miei obiettivi è riportare all’Arena le grandi voci di oggi

( Alessandra Giorda) Da soprano riconosciuto tra i migliori del panorama lirico internazionale a perfetto Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia è la donna che è stata capace di risanare le casse della Fondazione.  Doti quali perseveranza, tenacia, competenza, capacità strategiche ed intelligenza, animati da un fuoco ardente quale la passione per il suo lavoro, la rendono la donna giusta al posto giusto. Molteplici sono gli argomenti trattati nell’intervista a seguire, dai commenti sul 96° Arena di Verona Opera Festival 2018, a quelli sulla stagione 2019, con i due nomi importanti quali il soprano Anna Netrebko ed il tenore Yusif Eyvazov, la polemica cachet, senza dimenticare i momenti oscuri che la prestigiosa Fondazione Arena di Verona ha vissuto, ma volgendo lo sguardo al futuro. Da quello più prossimo al Royal Opera House di Muscat al lavoro che il Sovrintendente sta svolgendo per far si che la Fondazione Arena di Verona continui a consolidare il suo prestigio nel mondo.  La  Gasdia prossimamente a Taormina riceverà il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano che commenta con sentimento. Un ricordo anche per Ti lascio una canzone condotto da Antonella Clerici. L’opera lirica tra i giovani in Italia: quale sarà il pensiero della Gasdia? Buona lettura.

 La stagione 2018 all’Arena di Verona sta avendo un grande successo. È soddisfatta?

I primi risultati del botteghino sono stati positivi ma, come può immaginare, è ancora presto per esultare. Parallelo a quello economico, l’altro aspetto di cui bisogna tener conto è la soddisfazione del pubblico per le scelte artistiche: oltre agli allestimenti memorabili, per l’opera ci vogliono direttori e cast all’altezza. Finora sono stati tutti molto apprezzati.

L’aver inserito il 30% degli artisti che debuttano nel teatro lirico più grande del mondo all’aperto è stata una scelta vincente. Sarà portata avanti anche il prossimo anno?

Scommettere sui giovani non è certo una novità assoluta, ma non bisogna smettere di cercare costantemente i migliori e metterli alla prova. Ci vogliono voce, musicalità, teatralità e nervi saldi: molti di loro hanno già vinto la sfida e ne sentiremo parlare in futuro. Ovviamente proseguiremo su questa strada non solo in Arena, in modo da creare anche un rapporto duraturo e ricco di soddisfazioni tra i protagonisti dell’Opera di domani e il pubblico di Verona.

La trattativa con la Netrebko e Eyvazov si è conclusa positivamente. Voci, come spesso accade discordi, all’annuncio della Netrebko e Eyvazov per la prossima stagione, hanno polemizzato dicendo: “Il duo canta a gratis o il denaro per pagarli c’è dopo il disastro della passata gestione? Dove si vuole il denaro si trova!” Cosa risponde? 

ArenaOperaFestival2019_Gasdia-Netrebko-Eyvazov-Sboarina_FotoEnnevi

Ci saranno sempre voci discordi e, se ben ponderate e ben poste, è importante ascoltarle. Quella sui cachet è una mera speculazione che non tiene conto della complessità della macchina areniana. Sui cast bisogna investire, se si vuole migliorare la qualità, e tale investimento sarà ripagato dal pubblico, non solo per l’affluenza ma, come ho già detto, per il giudizio complessivo che darà dell’Arena. Va comunque ribadito che tutti i grandi artisti coinvolti nel 2018 e i loro agenti hanno dimostrato una forte sensibilità per l’Arena di Verona e per la situazione attuale, anche ridimensionando i propri compensi. Siamo impegnati tutti insieme nel rilancio di questo teatro unico al mondo. Yusif Eyvazov da qualche anno conosce il palcoscenico areniano, ne ha sperimentato la magia e ha avuto sempre riscontri felicissimi; Anna Netrebko invece non ha mai cantato in Arena. Sono davvero felice che abbiano accettato di cantare insieme ne Il Trovatore. L’allestimento di Franco Zeffirelli è poi tra i più belli e riusciti nella storia recente dell’Arena: ci sono già tutti gli elementi per serate memorabili, in primis per chi è in scena.

Uno dei miei obiettivi è riportare all’Arena le grandi voci di adesso: quelle di un tempo passavano tutte di qui, con enorme successo, e ne erano onorate. Sulle altre trattative per prudenza non posso esprimermi: è certo che bisogna muoversi con anni di anticipo per includere nel Festival i grandi della Lirica, che hanno già scritture per i prossimi due-tre anni. Per questo siamo già alacremente al lavoro con la programmazione 2020 e 2021.

CeciliaGasdia_FotoEnnevi

La sua nomina come Sovrintendente che svolge anche il ruolo di Direttore Artistico, essendo anche stata in Arena come artista, è un valore aggiunto a questa prestigiosa Fondazione che è un fiore all’occhiello nel mondo. Come commenta?

Conosco l’Arena sin da ragazzina, avendo cominciato come comparsa, per poi diventare artista del coro e infine solista. L’Arena e Verona mi hanno dato tantissimo e ora voglio dare io qualcosa a questa città ed a questo teatro. La mia esperienza mi permette di avere un occhio di riguardo non solo alla gestione, ma anche alle scelte artistiche migliori, magari accompagnando con consigli mirati chi deve affrontare questo palcoscenico immenso la prima volta e ne prova reverenza, timore e responsabilità, come è giusto che sia.

Volgendo lo sguardo al futuro quali sono i suoi obiettivi per l’Arena ed il Filarmonico?

L’Arena di Verona è, senza essere retorici, il teatro più grande del mondo. Il festival propone ogni sera un titolo diverso per una platea di oltre 13.000 persone. Necessariamente, le scelte di repertorio devono essere popolari, nel senso più nobile del termine. Il Teatro Filarmonico, ambiente più piccolo (ma non così tanto, se rapportiamo i suoi 1.200 posti agli altri teatri italiani), merita una proposta artistica, di repertorio e di interpretazioni, più coraggiosa e sperimentale.

Cecilia Gasdia

 

Spesso la Fondazione Arena di Verona è stata testimonial di eventi importanti, come anche un vanto per l’Italia nel mondo ed  in Oman… In quali Paesi esteri vorrebbe portare questa prestigiosa Fondazione?

Con l’Oman c’è un rapporto speciale, a partire dall’inaugurazione della Royal Opera House che è stata fatta dai nostri complessi artistici con la Turandot zeffirelliana. Ritorneremo in settembre, per il Gala Zarzuela con Plácido Domingo. Nell’ottica di una maggiore internazionalizzazione, alcune trattative sono già in corso, e altre sono in previsioni, per riprendere il metodo della coproduzione con le principali realtà lirico-sinfoniche italiane ed estere per nuovi allestimenti.

In un’intervista ha dichiarato che almeno fino alla stagione 2019/2020 è possibile solo un nuovo allestimento all’anno. Scelta oculata per risanare le casse della Fondazione. Quali altri tagli attuerà e secondo lei come è stato possibile che si sia arrivati a sfiorare un vero proprio disastro finanziario, con il rischio chiusura, con la precedente gestione con un giro d’affari di oltre 44 milioni di euro?

Per il bene dell’Arena, è meglio guardare avanti, volgendoci al passato per prendere esempio dall’eccellenza che c’è stata più che da errori recenti. Questo teatro ha grandi incassi ma anche grandi costi, soprattutto durante il Festival estivo che vede l’arrivo di oltre 1.000 nuovi dipendenti e quindi la gestione di un personale 6-7 volte più grande rispetto a quello in pianta stabile. Spero di non dover attuare nessun taglio, se non agli sprechi, e di migliorare la nostra produttività, visto che dal 2019 il FIS non imporrà più la cessazione delle attività per due mesi interi. Inoltre, l’attuale amministrazione di Verona è molto attenta alla gestione dell’Arena e in particolare il Sindaco, che ne è Presidente, con orgoglio e sensibilità. Posso segnalare che è già stato messo un tetto ragionevole ai compensi dei vertici e che siamo sempre alla ricerca di investitori pubblici e privati che vogliano legare il loro marchio al prestigioso brand areniano.

Cecilia-Gasdia_FotoEnnevi

 

Non crede che in Italia ci sia ancora molto lavoro da fare per diffondere la lirica tra i giovani? Un genere che il mondo ci invidia e che in Italia non è valorizzato?

A livello nazionale si deve certamente fare di più, attraverso l’Istruzione, ma anche in ogni strato del tessuto sociale: l’Italia, rispetto ai tanti paesi che linguisticamente utilizzano lo stesso termine per “suonare” e “giocare”, ha ancora molta strada da fare. Sia che diventi una professione o solo un consumo, la musica in generale deve entrare in contatto coi giovani, anzi, prima ancora, coi bambini e con gli infanti. È una necessità, un istinto ancestrale che, una volta (ri)scoperto, risveglia e amplia le emozioni, arricchendoci ed elevandoci. Tutti dovrebbero concretamente avere la possibilità di sentirle ed eseguirla, sin dalla più tenera età.

Un ricordo della sua partecipazione come giurato a Ti lascio una canzone condotto da Antonella Clerici?

È stata un’esperienza ricca di sfaccettature e assolutamente nuova per me: mi ha dato la possibilità di incontrare molti giovanissimi di talento e molti professionisti; con alcuni di loro sono tuttora in contatto. Dopo aver partecipato come giurata fissa per due edizioni, non potevo assolutamente mancare alla puntata conclusiva, in omaggio ad Antonella e a tutto il lavoro del personale Rai.

A Taormina, il 22 agosto prossimo, riceverà  il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano. Un commento?

Si tratta di un evento eccezionale in ricordo del grande tenore a dieci anni dalla scomparsa. Sono lieta ed onorata di condividere questo riconoscimento riservato ad alcuni dei migliori artisti lirici degli ultimi decenni. Ho conosciuto personalmente Giuseppe Di Stefano ed era, come gli artisti veramente grandi, una splendida persona, simpaticissimo. Lo conobbi quando vinsi il Concorso Callas nel 1980 e lo seguii più volte nei concerti che ancora teneva, a Roma. Sarà inoltre un’occasione per rivedere il magnifico teatro di Taormina, da cui manco da oltre un ventennio.

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