Dal Falstaff a Paciotti e Ramazzotti all’ EXPO di Astana 2017 in attesa di Dubai 2020

( Alessandra Giorda) Raggiunto via Skype, in una come sempre piacevolissima chiaccherata con l’Ambasciatore d’Italia Stefano Ravagnan in Kazakhstan, uomo dotato di grande simpatia e notevole cultura, si sono toccati vari argomenti per l’imminente EXPO di Astana 2017. Dal tema principale riguardante le energie rinnovabili, in un Paese che va a petrolio e carbone, ai vari e molteplici aspetti culturali che tale EXPO offre. Dalla tournèe del Teatro alla Scala di Milano con concerti e opera lirica a Federico Paciotti al Central Concert Hall fino alla musica leggera italiana con Eros Ramazzotti. Attesi 5 milioni di visitatori, parte dei quali provenienti da Paesi limitrofi. L’aliquota dei Paesi non vicini si stima sia intorno al 15% con grande attenzione da parte di Cina e Russia e circa 50 mila provenienti dall’Europa.

Il Kazakhstan è un meraviglioso Paese tutto da scoprire e spesso ingiustamente poco annoverato tra le rotte turistiche di maggiore rilievo. Tale EXPO, che fa da cuscinetto tra quella passata di Milano 2015 e quella futura e molto attesa a livello mondiale di Dubai 2020, è un’occasione anche per conoscere meglio questo Paese dai mille risvolti.

Nell’intervista a seguire l’Ambasciatore Stefano Ravagnan illustra l’imminente appuntamento che inizierà il 10 Giugno e terminerà il 10 Settembre 2017.

 

 

Il tema dell’EXPO 2017 : l’energia del futuro. Come verrà sviluppato da parte italiana?

Valorizzeremo le caratteristiche di un Paese povero di energia  tradizionale di idrocarburi che è riuscito a diventare una potenza internazionale. Sarà la storia che si sviluppa lungo un cammino di parecchi anni, partendo dalle grandi menti, dai grandi scienziati e proprio dal più visionario, ossia Leonardo, per proseguire con gli altri come Fermi, Pacinotti e Volta. Quindi la storia accompagnerà il visitatore insieme ad immagini e suggestioni, che speriamo colgano nel segno, abbinando le bellezze dell’Italia alla parte di maggiore approfondimento sull’energia e lo condurrà  a ciò che si è fatto di notevole sulle rinnovabili.

Quali sono i punti di forza?

I punti di forza del nostro padiglione sono vari . Uno  è il progetto che è molto bello e che valorizza il paesaggio tipico italiano, ossia la piazza. Sono quattro piazze intorno e dentro alle quali si gira con proiezioni a parete. Altro punto di forza è il coinvolgimento di quindici Regioni partecipanti ed a ogni settimana è dedicata a una Regione. Credo questo sia importante per una continua rotazione ed una continua novità di offerta al visitatore. Si snoderanno eventi culturali e scientifici organizzati dalle rispettive Università. Credo che il programma sia molto stimolante! E’ una piattaforma a scambio di idee e contenuti.

Altro aspetto a cui tengo è il coinvolgimento di volontari, studenti delle università italiane che studiano russo o che già parlano questa lingua. Un’occasione formativa notevole ricca di esperienza. Ci sono volontari tirocinanti da Genova, Bari, Roma…..

Altro punto di forza è l’Architetto Canton che ha sviluppato un gran lavoro e che ha percorso l’Italia in lungo ed in largo accordandosi con le Regioni per mettere in luce risultati sia sul piano energetico sia sulle bellezze con il sistema delle interviste a gente per strada: dal giovane all’anziano, alla casalinga e al lavoratore dove ognuno racconta le sue esperienze sull’energia.

I preparativi di questa EXPO sono stati faticosi?

Si ! Ovunque, un’EXPO è da considerarsi un animale complesso. Posso confermare  di persona, finchè non ci sei dentro non te ne rendi conto di quanto lavoro si deve fare, ma devo anche confessare che al contempo è molto stimolante. Ogni volta che ci riuniamo con tutto lo staff è un proliferare di idee da quelle buone a quelle da scartare, ma sempre in continuo divenire.

Chi sono gli sponsor ?

I grandi nomi come Enel, Eni ed Enea insieme ad altri più piccoli, ma non per questo meno importanti.

Quali sono gli eventi culturali di maggiore risonanza

La tournèe del Teatro alla Scala di Milano con quattro recite di Falstaff di Verdi e due sere  di concerto con la Sinfonia n°9 in re minore di Beethoven. E’ già sold out per tutti gli appuntamenti. Il tutto sponsorizzato da Eni. C’è poi un vasto programma culturale sponsorizzato da EXPO Astana con il Teatro dell’Opera di Astana. Molti sono i concerti di musica classica  con artisti italiani . La Lombardia presenzierà con Massimiliano Finazzer con uno spettacolo che verte su un’intervista a Leonardo, nel padiglione a lui dedicato, ossia il Leonardo da Vinci e  l’intervista con Verdi al Teatro dell’Opera. Il 24 Giugno prossimo ci sarà il cantante  Federico Paciotti al Central Concert Hall con l’Accademia Santa Cecilia. Il 18 e 19 Agosto Eros Ramazzotti e molti altri. Gli eventi culturali saranno moltissimi  e diversificati per i gusti di tutti.

EXPO Astana 2017 fa da trait d’union tra EXPO Milano 2015 e EXPO Dubai 2020. Come commenta?

Parliamo di scale diverse. Quella di Milano e quella che ci sarà a Dubai sono due EXPO universali mentre quella di Astana è internazionale, ma non di minore importanza soprattutto in termini d’impegno. E’ una tappa intermedia tra due eventi mastodontici. Il Kazakhstan è un Paese giovane, si stanno per festeggiare i 25 anni e questa EXPO è una sfida notevolissima che credo avrà un gran successo. L’adrenalina cresce e tutto marcia meglio quando ci si avvicina alla data di inizio.

Questa EXPO rispetto a quella di Milano ha un valore aggiunto, perchè nel 2015 il padiglione kazako ha avuto un notevole successo posizionandosi tra i TOP 3 più visitati con oltre 1 milione e 200 mila visitatori ed ovviamente era strutturato per la promozione dell’EXPO Astana 2017.

Quali sono gli obiettivi di questa EXPO? C’è il desiderio d’imporsi maggiormente sui mercati esteri?

Certo che da un punto di vista politico c’è l’obiettivo di consacrare una visibilità a livello internazionale, anche se in parte il Kazakhstan gode già di una certa risonanza essendo l’unico Paese dell’Asia Centrale ad essere entrato quest’anno nel Consiglio di Sicurezza. Altro obiettivo è quello di affermarsi con iniziative di ampio rilievo. Il tema dell’EXPO è una sfida per questo Paese  che va ancora a carbone e petrolio. Quindi si punta ad un’apertura di credito sulla volontà di cambiare. E’ un punto di partenza! Conti che ad ora è meno dell’ 1% di energia da fonte rinnovabile, pur avendo potenzialità enormi considerando i vasti spazi, il vento ed  il sole, anche se siamo più famosi per la neve, ma le assicuro che c’è anche sole.

Cecilia Scalisi racconta la passione per la musica, l’arte, la famiglia e il mondo diplomatico.

( Alessandra Giorda) In occasione dell’inaugurazione del prossimo 25 Maggio della nuova residenza dell’Ambasciata d’Argentina a Budapest, il diplomatico Cecilia Scalisi, moglie dell’Ambasciatore Maximiliano Gregorio Cernadas, si racconta  tra pubblico e privato nell’intervista a seguire. Donna di grande cultura dalle molteplici attività da quella diplomatica al fianco del marito a quella di giornalista e scrittrice, nonchè madre affettuosa e premurosa di quattro figli. Da quelli che sono i compiti della consorte di uno degli Ambasciatori più stimati del mondo diplomatico ai pro e contro di una vita in giro per il mondo, senza tralasciare commenti di stima profonda sul conterraneo Papa Francesco. Tenacia, positività, dolcezza ed una buona dose di capacità di adattamento sono gli ingredienti che caratterizzano questa donna dal carattere  versatile che confessa il suo smisurato amore per l’arte e la musica dove ha speso una buona parte della sua vita nello studio e nel perfezionamento.

Quali sono gli impegni della moglie dell’Ambasciatore Maximiliano Gregorio Cernadas?

In realtà tutta la famiglia accompagna il compito di rappresentanza diplomatica, poichè sia  la moglie che i figli di un ambasciatore dovrebbero sempre garantire l’immagine del paese. E ‘il nostro primo impegno. Da parte nostra, le donne mogli dei diplomatici professionali, possono svolgere un ruolo distintivo; stabilire collegamenti in una natura più personale ed emozionale. Siamo in grado di creare collegamenti che funzionano in modo diverso all’iter con il quale l’ambasciatore lavora principalmente per conto dello Stato. Infatti i dettagli femminili servono per impreziosire spazi che rappresentano l’Argentina. Come tutti  gli ambasciatori mi prendo cura del benessere della famiglia, della scuola i miei figli (ho quattro bambini in età scolare che vanno dalla scuola materna fino alla fine del primario, a cominciare il secondario), e mi occupo della residenza e dei ricevimenti con tutto ciò che essi implicano nella dedizione per ricevere correttamente gli ospiti.

Tra i tuoi impegni anche quello alla DSB, racconta…

Ho anche aderito al “Board dell’ Associazione Diplomatica di Budapest”  (DSB), che riunisce i coniugi dei capi delle ambasciate in Ungheria, coordinando  attività culturali e sociali. Questo legame tra le rappresentazioni  accreditate e le istituzioni ungheresi, ritengo  sia  un contributo importante per la nostra missione diplomatica  e come tale, è un onore per mantenere sia questa posizione che le prestazioni con la vera gioia e con grande affetto per entrambe le parti: verso il corpo diplomatico che mi ha scelto di realizzare questo ruolo ed i media locali che aprono le porte per la connessione con Ungheria  e con i paesi membri del DSB.

Sei anche eccellente giornalista e scrittrice, su quale argomento stai lavorando?

Oltre a questi impegni, non trascuro la mia professione di scrittrice e giornalista, continuando da Budapest il mio lavoro per il quotidiano La Nacion di Buenos Aires, per la quale sto scrivendo collezioni di musica classica e lirica (attualmente la pubblicazione di un’antologia record di Luciano Pavarotti).

 

Sei argentina come l’amatissimo Papa Francesco: cosa ci racconti di Lui?

E ‘motivo di orgoglio come argentina avere un Papa della mia nazionalità.  E’ amato e rispettato in tutto il mondo e ogni sua decisione ed ogni suo passo sono un esempio di austerità e di umiltà. Qualità  preziose per il  suo operato  che apre le porte anche ad un dialogo tra le  religioni oltre ad essere un immenso contributo per la pace mondiale. Grande emozione quando fu eletto Papa a Roma!  E’ stato un momento incredibile in Argentina, abbiamo festeggiato nelle strade, nelle parrocchie di ogni quartiere  ed in tutto il paese. Quel giorno sarà ricordato per sempre  nella memoria degli argentini perché abbiamo assistito e stiamo vivendo  un evento unico e irripetibile nella storia. Non ho mai incontrato Papa vis à vis, ma ho avuto la fortuna di assistere al Te Deum nel  Bicentenario nella Cattedrale di Buenos Aires, quando era ancora il Cardinale Jorge Bergoglio..

Quali sono gli eventi prossimi per la promozione della cultura argentina in Ungheria?

C’è un vasto programma di attività nella reintegrazione dell’Argentina nel mondo. Il più importante che posso menzionare riguardante  l’Ambasciata in Ungheria è l’apertura di una nuova sede  tra pochi giorni, in coincidenza con la celebrazione della nostra festa nazionale: il 25 Maggio. Questa nuova residenza, che si trova nel centro di Budapest è un simbolo e un messaggio per lo sviluppo di una nuova vita culturale e sociale che rappresenta l’ Argentina.

                                                                                        COURTESY Of protocol of Ministry of oreign Affaires of Hungary

Qual è il tuo rapporto con la musica? 
Ho una laurea in arte con formazione musicale. La musica classica è una componente essenziale della mia vita. Ho iniziato seriamente a studiare musica allo stesso tempo che ho iniziato la scuola (con il pianoforte, strumento che amo profondamente). Ho studiato a Cordoba, la mia città, ho poi continuato i miei studi a Buenos Aires e conseguito il diploma al Conservatorio Nazionale raggiungendo il più alto livello che è possibile. Ho studiato alla DAAD ( organo collettivo delle università tedesche, è la più grande organizzazione a livello mondiale per il sostegno agli scambi accademici) in Germania e proseguito gli studi con  diversi esami all’Università Humboldt di Berlino, dove ho studiato  Musicologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Sarebbe lungo elencare tutto il vasto percorso formativo che ho fatto nell’arte e nella musica.

Cosa ti ha maggiormente colpito dell’Ungheria?

Le bellezze di Budaspest che sono molteplici ed interminabili. La storia così ricca del Paese, il fervore della vita culturale, l’intensità poetica dei suoi migliori scrittori e la gente che ha qualità e valori che sorprendono in ogni momento.

Un’ emozione che rimarrà sempre nel tuo cuore in uno dei tanti viaggi di lavoro che hai fatto?

E’ abbastanza recente : il trionfo della selezione argentina alla Coppa Davis, il grande torneo mondiale di tennis, lo scorso novembre, nella città di Zagabria, capitale della Croazia dove mio marito intrattiene rapporti come Ambasciatore Argentino. Ho provato un’emozione vertiginosa che ho condiviso con molti compatrioti che sono venuti in Croazia per incoraggiare i nostri tennisti al trionfo dando esempio nel mondo di comportamento, passione e tenacia. Grande euforia e profonde emozioni nel vedere copiose le bandiere con i colori dell’Argentina agitarsi tra le mani dei loro possessori con allegria e spensieratezza. Momenti indimenticabili che rimarranno indelebili nella mia mente e nel mio cuore.

 

 

Una vita in giro per il mondo; quali gli aspetti positivi e quali quelli negativi?

Dipende da quale prospettiva si analizza il tutto. Certo che essere destinati in luoghi di conflitto o regimi , sistemi di vita o cultura tanto diverse da rendere l’adattamento quasi impossibile e vivere nel microcosmo dell’isolamento rende difficile, se non quasi impossibile, l’esercizio della diplomazia. In una destinazione come l’Ungheria senza dubbio la lista delle positività è talmente lunga da non poter menzionare il tutto. A capo di tutto c’è  il privilegio  di rappresentare l’Argentina e di accompagnare mio marito, che ammiro molto,  nel nobile compito che gli è stato affidato. L’occasione magica di incontrare persone da tutto il mondo, per aprire le porte e diffondere virtù e cultura dell’Argentina, è meravigliosa.

Tuttavia in tutti questi privilegi c’è anche una grandissima responsabilità, costante attenzione e preparazione necessaria per svolgere al meglio i propri compiti. Senza dubbio il cambio di destinazione in una famiglia come la mia comporta uno sforzo titanico, non solo nel trasloco, ma in tutti gli aspetti che nascono quando si rende necessario un trasferimento. Richiede una grande energia fisica e spirituale, una buona dose di salute e resistenza senza contare un grande spirito di adattamento e predisposizione ai cambiamenti. Cambiare  paese,  lingua, scuole, climi, sapori, routine, ambienti, amicizie, ecc … per molti è  una difficoltà insuperabile. Inoltre, in ogni gruppo familiare, ognuno ha i suoi tempi, le  sue esigenze ed i suoi  stati d’animo.  Mantenere insieme il tutto e tutti implica già una sfida enorme. Senza contare i periodi di transizione, dove non si sa quando e dove sarà la prossima destinazione e molti altri aspetti che fanno parte della complessità della burocrazia ministeriale; intanto la vita scorre.

Tutto questo può essere visto come aspetto negativo, ma per un ottimista di  spirito intraprendente e avventuroso come il diplomatico, rappresenta una nuova opportunità di vedere il mondo e arricchire la vita. Infine, per me, l’unica nota negativa  della vita diplomatica è quella delle separazioni: l’addio ai luoghi che si ama e alle persone con le quali si è condiviso molto e che magari non rivedrai più. Tale aspetto è una “conditio sine qua non” di questa professione: per tutti noi quando arriva il momento è così difficile dire addio.

A Dubai con il Console Valentina Setta tra il Teatro dell’Opera e l’EXPO 2020

( Alessandra Giorda, Dubai ) In un piacevolissimo incontro con il Console Valentina Setta, nel suo ufficio presso il Consolato sito al diciassettesimo piano del World Trade Centre a Dubai, ha preso corpo l’intervista a seguire. Molteplici i temi affrontati, dal Dubai Opera, ai progetti futuri per  un’Italia sempre più protagonista della città dove ogni sogno sembra poter essere realizzabile. Il Console Setta ha fotografato perfettamente la situazione attuale e ha gettato le basi per gli obiettivi futuri. Senza dubbio non si è potuto non volgere lo sguardo all’EXPO 2020, che cadrà nell’anno del cinquantesimo anniversario della nascita degli Emirati Arabi Uniti, che avrà come tema un progetto ambizioso ” Connecting minds, creating the future” e dove si vedrà una Dubai sempre affascinante dove sempre più saranno puntati gli occhi del mondo.
Con dolcezza e simpatia, ingredienti che contraddistinguono il Console Setta, confessa la sua passione per la lirica e l’opera preferita.
Quali sono i progetti che intende attuare durante il suo incarico come Console qui a Dubai?

E’ complicato avere una progettazione in una città come questa dove la comunità italiana sta crescendo moltissimo. Il Consolato Generale d’Italia a Dubai nasce nel 2008, prima era un’Agenzia Consolare. Inizialmente gli italiani residenti erano 2300 ora sono 9000 quelli registrati senza contare 2000/3000 che intrattengono rapporti con l’Italia e sono qui a Dubai.

Sta crescendo un grande flusso turistico. perchè questa meravigliosa città è un’oasi serena, assolutamente sicura dove si può fare un turismo diversificato poichè ci sono numerose attrattive. C’è il mare, la possibilità di sport estremi, “zero gradi” dove ci si lancia dall’aereo, si scia sia sulle montagne, all’interno del lussuoso Dubai Emirates Mall presso Ski Dubai, che sulle dune nel deserto. La città sta puntando molto sui parchi divertimento e ne sono stati inaugurati parecchi in questo ultimo anno. Sono parchi tematici come Legoland oppure Bollywood . C’è quindi un turismo per le famiglie alla portata delle tasche di tutti.

Tutto questo per dire che un Consolato con una presenza così notevole di italiani è sollecitato ogni giorno per varie e molteplici casistiche che spaziano dall’emergenza all’assistenza. Senza dubbio cerchiamo di fare una programmazione, ma non è facile da realizzare.

Tuttavia promuovete degli eventi di notevole interesse?

Il Ministero degli Esteri ha individuato delle settimane dove in tutto il mondo nelle Ambasciate Italiane si organizzano eventi tematici ed in particolare la settimana della lingua italiana, generalmente ad ottobre, mentre a novembre lo scorso anno ha preso il via la settimana della cucina italiana per valorizzare le eccellenze enogastronomiche dell’Italia. Il Ministero ci aiuta ad organizzare tutte le iniziative, arte , musica, cucina….che sono eventi di forte impatto in tutto il mondo.

Un commento sul meraviglioso Dubai Opera 

Dubai è una città dove i cittadini emiratini sono il 10% . Tutto il resto sono espatriati che vivono qui. Più di 180 nazionalità differenti. Sono comunità diverse che portano diverse culture in un posto che favorisce la tolleranza e la convivenza anche religiosa ed in questo contesto presenti all’Opera sono in grande numero Europei, Canadesi, Americani ed una parte provenienti dalla fascia mediterranea. Il Dubai Opera è un palazzo bellissimo, dalla stupenda architettura e multifunzionale. Oltre all’Opera ci sono sale conferenze, mostre e ristoranti. E’ stato inaugurato con l’orchestra italiana del Teatro Verdi di Trieste. E’ stato un evento di risonanza mondiale, grande motivo di orgoglio per noi italiani.

Che tipo di programmazione si snocciola al Dubai Opera?

Una programmazione mista. Dall’opera al musical a vari tipi di spettacoli proprio per abituare le persone ad andare a teatro. Necessita differenziare l’offerta per garantire una fidelizzazione del pubblico.

Qual è la sua opera preferita?

Madama Butterfly di Puccini. E’ un’opera che mi colpisce profondamente facendo nascere in me emozioni inconsuete,inoltre la musica del compositore toscano ti coinvolge toccando le corde più profonde dell’animo.

Dubai, la fantastica città dove tutto è possibile. Come commenta?

Si è vero! Il marketing fatto su Dubai è proprio questo. E’ una città miraggio dove la vita è difficile per mancanza di acqua e il caldo di notevole intensità. Costruire una città in questa location è stata una sfida dell’uomo ed una conquista che dà l’idea che qui tutto può accadere e il tutto non può accadere altrove tranne che a Dubai. Qui si lavora moltissimo, c’è una competizione molto forte, dove ci sono tutti Cina, America, India, Corea……E’ una sfida continua dove le condizioni di vita e di lavoro sono dure con un mercato spietato, super flessibile dove si trova un’occupazione facilmente, ma con altrettanta rapidità si perde il lavoro.

Parliamo dell’EXPO 2020?

L’Italia ha già aderito all’EXPO 2020. Per noi è importantissimo creare un ponte tra Milano 2015 e Dubai 2020. Siamo molto interessati a partecipare ed a questa parte preparatoria abbiamo messo a disposizione tutto quello che abbiamo imparato facendolo in Italia. Sarà un EXPO con un tema ambizioso ” Connecting minds, creating the future”. Sono attesi 25 milioni di persone. Stiamo lavorando moltissimo sull’organizzazione dell’accoglienza e questo implica parecchio lavoro sulla sicurezza per preparare la città.

Dove si sviluppa l’area dell’EXPO?

E’ vicino al nuovo aeroporto Al Maktoum, nome in onore dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum (sovrano e politico emiratino, attuale Primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti nonché emiro di Dubai). Si sposta l’asse della città verso sud nell’area adiacente a quella destinata all’EXPO. Si stanno ultimando gli ultimi lavori del bellissimo nuovo aeroporto che garantirà la vicinanza a quella del grande evento in oggetto del 2020. Non abbiamo ancora una commissione, ma speriamo che sia nominata a breve tempo e da lì si partirà per definire tutto ciò che è necessario per essere protagonisti tra 3 anni. Ci auguriamo che le nostre imprese riescano a lavorare in questo vasto ed importante progetto.

Quando verrà istituito l’Istituto di Cultura Italiana ad Abu Dhabi?

Purtroppo attualmente non c’è. E’ intenzione del Ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, aprire accanto all’Ambasciata, che risiede nella capitale ossia Abu Dhabi, l’Istituto di Cultura Italiana. Speriamo che tutto ciò accada presto. E’ di fondamentale importanza avere un Istituto di Cultura, anche per la programmazione di eventi culturali.

Qual è l’importanza che il Consolato d’italia a Dubai dà rispetto alla musica?

La musica è un linguaggio immediato ed universale e speriamo di collaborare sempre di più con il Dubai Opera. Ci sono anche molti teatri più piccoli a Dubai dove c’è una programmazione concertistica, come molti alberghi con teatri interni, senza contare gli splendidi Auditorium nelle scuole come quelle del gruppo GEMS. L’importanza della musica è per noi uno degli aspetti importanti sul quale lavoriamo.

 

Una vita senza arte, cultura e musica è una vita priva di bellezza

( Alessandra Giorda) Tra gli illustri nomi, per La Traviata del 5 maggio al Teatro Massimo di Pescara, spicca quello del M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un vero e proprio enfant prodige. A soli 16 anni già dirigeva con grande successo il primo concerto per poi affermarsi sul panorama mondiale come un vero e proprio genio. Oltre 400 concerti diretti, avendo solo 31 anni, è senza dubbio notizia degna di nota. Le sue esecuzioni sono sempre patrocinate dalle istituzioni più importanti d’Italia ed Europa. Ha diretto innanzi alle più alte cariche dello Stato in Italia ed in Europa, Famiglie Reali e Ambasciate prestigiose. Oltre alle doti per l’attività musicale si evidenziano anche quelle per l’attività forense, essendo il più giovane Avvocato del Tribunale della Rota Romana e come se non bastasse è anche Direttore Principale Ospite della Fondazione Festival Pucciniano e Direttore Artistico del Festival Internazionale di Mezza Estate  della Citta’ di Tagliacozzo.

Fortemente voluto dal soprano Angelica Frassetto, nonchè Presidente della prestigiosissima Società Lirica Francesco Tamagno, per questo importantissimo appuntamento al Massimo di Pescara, il M° Sipari di Pescasseroli nell’intervista a seguire affronta vari argomenti dall’opera in oggetto alle sue attività senza dimenticare una profonda riflessione sulla fede, momenti di intensa emozione con personaggi noti del mondo della musica in generale da Anastacia, Ivana Spagna , Amii Stewart , Fiorenza Cedolins ….e molto altro.

A breve dirigerà La Traviata al Teatro Massimo di Pescara. Un progetto giovani di grande importanza. Come commenta?
Sono estremamente onorato per questo invito. Stimo moltissimo la Signora Frassetto che mi ha voluto unitamente al Maestro Paloscia come direttore di quest’opera che mi riporta nella mia terra d’Abruzzo. Indubbiamente l’emozione e’ forte cosi’ come il piacere di collaborare con artisti giovani ma estremamente talentuosi.

Qualche anticipazione su La Traviata in oggetto?
Come tutte le regie del Maestro Paloscia sara’ di sicuro una Traviata estremamente interessante e ricca di pathos: quello che musicalmente cerchero’ di fare e’ esaltare ogni momento emozionale rendendo particolare attenzione all’Opera del Maestro Verdi.

Quale messaggio invia ai giovani che si affacciano al mondo della lirica e della musica?
Questa e’ una domanda difficilissima perche’ ricca di responsabilita’: non stiamo vivendo un momento facile per la musica e per la cultura in generale. Non si puo’ certo parlare di un futuro cosi’ luminoso per tutti coloro che vogliano intraprendere questo mestiere. Nonostante questo mi sento sinceramente di dire che una vita senza arte, senza cultura, senza musica e’ davvero una vita povera di bellezza. Nonostante le difficollta’ il mio invito non puo’ che essere quello di credere in cio’ che si ha nel proprio cuore e investire con quanta piu’ forza si possa fare in cio’ che ci fa stare bene.

Lei ha un talento notevole, ha Diretto il primo concerto a soli 16 anni. Cosa rammenta di quell’esperienza?
Ricordo perfettamente ogni attimo. Avevamo costruito una piccola orchestra con i miei amici di Conservatorio e ci piaceva cosi’ tanto “giocare a fare i grandi” con la musica.

Raccontaci qualche aneddoto legato alle tue esperienze artistiche.
Ce ne sarebbero tantissime. Dagli occhi dalla infinita profondita’ del Presidente della Repubblica del Nicaragua Daniel Ortega, alla luce di Papa Benedetto, al carisma di Papa Francesco, alla incredibile energia senza eguali della star mondiale Anastacia, alla tenerezza di Amii Stewart nel concerto a  Rebibbia, alla simpatia di Noemi, alla classe di Ivana Spagna, all’eleganza di Simona Molinari, ai brividi provati mentre dirigevo Fiorenza Cedolins in La Boheme al pucciniano o Silvana Froli a Belgrado, l’Orchestra Nazionale d’Ucraina per la Nona di Beethoven, o il Requiem di Verdi con l’Orchestra di Benevento per la chiusura del Giubileo, per non parlare della gioia incontenibile dei giovani musicisti in Nicaragua, dello Schiaccianoci con l’Opera di Belgrado.

Non dimentichero’ mai quel Nessun Dorma, mentre dirigevo la prima di Turandot al pucciniano, o il momento della morte di Liu nel silenzio assordante del Teatro stracolmo di persone a ridosso del lago, con la luna che illuminava a giorno l’immenso palcoscenico a pochi metri dalla Casa del Maestro Puccini …. ecco in quel momento penso di aver davvero vissuto la felicita’. A 29 anni un giovane abruzzese stava dirigendo l’opera delle opere, Turandot, per i 90 anni dalla prima rappresentazione al Gran Teatro Puccini. E poi, la mia vera grande amica, la grande cantante Silvia Capasso, che quest’anno ci ha lasciati in modo cosi’ ingiusto: a Lei, con la quale ho condiviso momenti indimenticabili, vorrei dedicare il mio ultimo ricordo, la mia mente e il mio cuore.

Quale il tuo rapporto con la fede?
Tutta la mia vita e’ stata il frutto di questa fortissima connessione tra l’amore smisurato per la musica da un lato e la fede dall’altro. Non ho mai ritenuto possibile staccare un aspetto di me dall’altro. Ho sempre tratto dalla musica cosi’ come dalla fede la stessa immensa forza e la stessa grandissima pace del cuore. Avere una fede cosi’ forte e’ come avere il privilegio di sentirsi sempre “figlio amato dal padre”: sapere che qualsiasi cosa accade hai sempre l’abbraccio di Nostro Signore pronto ad accoglierti. Pensare che Dio ti ama nella tua imperfezione equivale a sapere che nella vita non sei solo: questo e’ il grande miracolo della fede, non renderci mai soli.
Due facce di una stessa anima. Forse l’aver scelto di affiancare alla musica l’avvocatura rotale, in un certo qual modo, ha dato una risposta a quanto sentivo nel cuore. Provengo da una famiglia estremamente cattolica e ho sempre percepito la fede come un baluardo imprescindibile della mia vita e della mia formazione.


Credo fortemente che sia difficile comprendere la musica senza vivere la fede. Penso anzi che per un credente fare musica significhi avvicinarsi come mai al mistero di Dio. Studiando ed eseguendo come direttore la musica sacra, che resta indubbiamente la parte della musica che preferisco, riesco probabilmente a sentire come in nessun altro modo la mia fede. La musica e’ cosi’ fondamentale nella nostra vita perche’ parla al cuore esattamente come fa la fede: questo e’ il motivo principale per il quale ho ritenuto entrambe assolutamente fondamentali per la mia vita. Entrambe parlano al mio cuore e io ascolto sempre il mio cuore.

E’ anche il più giovane Avvocato del Tribunale Apostolico della Rota Romana, come concilia i due lavori?
E’ stato molto difficile ma nella mia vita ho sempre visto lo studio come una priorita’ assoluta e quindi con grande fatica ho cercato di coniugare due facce di una stessa medaglia. Poi come dico sempre cerco di essere un po’ musicista quando faccio l’avvocato e un po’ avvocato quando faccio il musicista.

Quali sono i suoi compositori preferiti?
Questa e’ una domanda molto difficile perche’ io ho una “insana passione” per tutta la musica in generale. Di certo, pero’, ho i miei pallini: Giacomo Puccini per l’Opera, Ludwig van Beethoven per la musica Sinfonica e W. A. Mozart insieme con Verdi e Rossini per la Musica Sacra.

Parlando di musica Sacra, perché in Italia è ancora un genere di nicchia? Cosa si potrebbe fare per una maggiore divulgazione?
Purtroppo per me che sono un vero amante della musica Sacra questa e’ una realta’ dolorosa di cui devo prendere atto: come tutte le cose che si conoscono poco o per le quali sussiste un certo preconcetto, anche la Musica Sacra viene vista come qualcosa di lontano, appartenente davvero ad un passato polveroso. Al contrario, sono convinto che se le persone ne conoscessero meglio la magia, l’emozione e la bellezza intrinseca

Il mio Alfredo Germont, al Massimo di Pescara, ha veri e propri slanci vitali

( Alessandra Giorda) Grande attenzione per La Traviata al Teatro Massimo di Pescara il prossimo  5 Maggio. Un progetto giovani promosso dall’Impresa Lirica Tamagno  che vede illustri nomi coinvolti come il regista Alberto Paloscia, reduce dal successo al Teatro Nazionale di Belgrado e la direzione del noto M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Accanto a questi due importanti uomini un vero talento: Giuseppe Raimondo. Tenore torinese con doti vocali notevoli che ha già riscosso successi importanti e che ha gli occhi puntati dagli addetti alla lirica, poichè la sua voce sembra essere una vera rarità. Nell’intervista a seguire il tenore Raimondo nel raccontare il “suo” Alfredo Germont, anticipa curiosità dell’attesa Traviata e racconta i suoi obiettivi lavorativi con grande determinazione e consapevolezza.

 

Come sarà il tuo Alfredo Germont, ne La Traviata in scena la Teatro Massimo di Pescara? Qualche anticipazione sulla regia?

Alfredo Germont è un giovane di buona famiglia, che si innamora di Violetta Valery ( Valentina Iannone), bella frequentatrice delle feste parigine. Tradizionalmente questo personaggio è identificato come il bamboccio nelle mani del padre, incapace di prendere decisioni, impulsivo e poco maturo nella gestione del suo amore per Violetta.
L’Alfredo però a cui abbiamo dato forma non è completamente passivo agli eventi, anzi ha dei veri e propri slanci vitali cercando di non rimanere intrappolato da ciò che il padre si aspetta.
Lo slancio vitale però matura totalmente, come nelle migliori tragedie, al termine dell’opera. Il dolore per la morte della donna amata lo renderà sicuramente un uomo migliore e non più il giovane di buona famiglia incapace di gestire la propria esistenza, compiendo un vera e propria evoluzione esclusivamente quando compare il rapporto con il dolore.
La regia è di impronta tradizionale in piena sinergia con l’impianto scenografico ed i costumi.

Un tuo commento su Verdi?

Continua...

Sono grato a Mozart e a lui devo parte della mia carriera

( Alessandra Giorda) Dopo il trionfo di pubblico e critica all’Opera di Los Angeles nel mese di gennaio, Joel Prieto ripresenta il “suo” Belmonte, de Il ratto del serraglio di Mozart, alla Semperoper di Dresda. Questa sera la Prèmiere. Il tenore nato in Spagna e cresciuto a Portorico, vincitore del premio Operalia nel 2008 sponsorizzato da Placido Domingo, sta svolgendo una carriera densa di soddisfazioni. Ritenuto uno degli artisti più ricercati, dotato di raffinatezza ed eleganza non solo nella persona ma anche nella voce e nell’interpretazione, ha cantato nei Teatri più prestigiosi del mondo incantando il pubblico e conquistando i migliori critici. Nell’intervista a seguire ci racconta il suo grande amore per Mozart con qualche anticipazione sull’imminente appuntamento di questa sera e quello a breve a Varsavia con una produzione strepitosa che lo condurrà in Russia ed in Cina. Inoltre Joel ci svela gli obiettivi nel lavoro e le passioni nel privato .

Hai trionfato nel ruolo di Belmonte a Los Angeles, tra due giorni medesimo ruolo ma diversa location. Cosa  ti aspetti dal pubblico tedesco?

Spero apprezzino il lavoro svolto in queste cinque ultime settimane nella preparazione di questa nuova produzione. Ho svolto un lavoro un po’ più fisico di quanto ho fatto a Los Angeles e il ruolo di Belmonte e un poco più estroverso

Quali emozioni hai provato a Los Angeles quando ti sei reso conto del tuo trionfo?

Mi piace molto quello che faccio e non mi focalizzo sulla vittoria, ma assaporo ogni momento. Ci si sente sempre bene quando si svolge il proprio lavoro nel migliore dei modi e la gente lo percepisce con apprezzamenti e applausi. Penso che sia il più grande dono un artista può ricevere.

Belmonte è un ruolo che ti calza a pennello anche per la tua vocalità . Cosa ne pensi e cosa ti piace di questo personaggio?

Belmonte è come se comprendesse tutti gli altri ruoli mozartiani che ho fatto come Don Ottavio, Tamino, Ferrando e Il Contino Belfiore. Necessita avere una buona padronanza della linea di canto, dizione, coloratura ed è fondamentale anche il coinvolgimento emotivo. Richiede una maturità vocale e interpretativa di buon livello  e penso che ormai sia il giunto il  giusto momento nella mia carriera.

Sarai il Principe Tamino al Gran Teatro di Varsavia. Qualche anticipazione ? Come presenterai il tuo Tamino al popolo polacco?

E’ l’incredibile produzione di Barrie Kosky con la quale ho già lavorato a Madrid ed a Varsavia lo scorso anno. Si tratta di una messa in scena spettacolare che non manca di stupire. E’ tra le mie produzioni preferite con la quale quest’anno andrò in Russia ed in Cina.

Mozart sembra aver composto per te. Cosa apprezzi di questo genio indiscusso?

La musica di Mozart è sinonimo di  sonora purezza. Sono sempre stato attratto da questa musica che sembra semplice, ma quanto è difficile interpretarla! Fin da piccolo sono stato colpito  da Mozart e gli sono grato, poichè gli devo gran parte della mia carriera.

Quali sono i ruoli che vorresti debuttare?

Vorrei debuttare Alfredo ne La Traviata, Lenski a Eugene Onegin, Edgardo in Lucia di Lammermoor ed i ruoli del repertorio francese come Romeo in Romeo e Giulietta e Faust Faust Gounoud.

Si dice che doti i tuoi personaggi di classe, virilità e bellezza. Come commenti?

Cerco sempre di interpretarli naturalmente e sono costantemente alla ricerca della purezza del suono e dell’onestà emotiva.

 Sei un artista molto ricercato a livello internazionale, quali obiettivi ti sei posto per la tua carriera?

Il mio obiettivo è di continuare a godere di ciò che faccio ed avere progetti che mi appassionino. Inoltre viaggiare per il  mondo e lavorare con persone che amano il proprio lavoro. Vorrei esplorare altri generi come il cinema, il teatro, il teatro musicale e la musica popolare

Chi è Joel Prieto, nel privato?

Sono una persona che apprezza l’onestà, mi piace l’umorismo e la risata. Adoro viaggiare e trascorrere del tempo condividendolo  con le persone importanti nella mia vita. Sono spesso alla ricerca di cose nuove da imparare.

LA STROPPA INCANTA I MONEGASCHI CON UNA ROSINA PERFETTA. SOLD OUT PER TUTTE LE RECITE

( di Alessandra Giorda) Successo straordinario ieri sera all’Opéra di Montecarlo per Annalisa Stroppa nel ruolo di Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Il mezzosoprano bresciano sta vivendo un momento meraviglioso della sua carriera collezionando successo dopo successo e consacrandosi una vera Star. Dopo essere stata una Suzuki strepitosa, vera e perfetta in ogni minimo particolare  alla Scala di Milano, il 7 dicembre scorso, in Madama Butterfly di Puccini, ha ieri sera confermato il suo talento notevole alla Première dell’opera rossiniana nella splendida cornice di Palais Garnier. Raggiunta telefonicamente ha commentato a caldo il post Première con la dolcezza e umiltà che la contraddistingue . Nell’intervista a seguire la Stroppa racconta la sua Rosina ambientata negli anni ’50, l’incontro con i più grandi direttori d’orchestra sul panorama internazionale, rammenta le grandi emozioni provate nell’ultimo appuntamento scaligero, confessa la sua soddisfazione per i traguardi raggiunti e ringrazia il pubblico che la ama e la segue con tanto affetto. L’intervista si conclude in maniera dolce, umile e commovente.

Un commento a caldo dopo la Premìere tanto attesa a Montecarlo per ” Il Barbiere di Siviglia”

La Prima è andata veramente molto bene e sono molto soddisfatta! E’ stata una bellissima recita, il pubblico era entusiasta ed ha percepito la bella energia che c’era sul palcoscenico. Si è creato un meraviglioso clima di lavoro tra tutto il cast composto da artisti straordinari ed ottimi colleghi. La complicità di noi cantanti sul palcoscenico si è avvertita anche tra gli spettatori. Confesso di essermi proprio divertita e le mie aspettative che avevo verso i monegaschi presenti sono state appagate e li ringrazio per aver apprezzato il mio lavoro.  Notevole intesa con  il direttore d’orchestra, il M° Corrado Rovaris, e la regia di Adriano Sinivia è carina, ambientata negli anni’50 e molto accattivante. Nella Sala Garnier che è un gioiello di dimensioni contenute si percepisce tutto, i piccoli sguardi , le sottigliezze ed anche se  si parla sottovoce e tutto e questo ha agevolato il nostro canto con tutte le piccole sfumature

Quanta importanza dai al pubblico quando canti?

Il pubblico è molto importante per me, penso che sia parte attiva e integrante dello spettacolo, è il mio motore e mi da la carica e la forza per fare del mio meglio; noi cantiamo per loro ed abbiamo il dovere principale di emozionare chi ci ascolta. Inoltre spero che il pubblico si diverta e che al termine dello spettacolo possa uscire dal teatro con un bel sorriso!

Ogni volta che hai interpretato questo ruolo hai trionfato. Cosa ti piace di questo personaggio?

Rosina è un personaggio che amo moltissimo! Dal punto di vista vocale in questo momento è molto comodo per me ed inoltre mi piace per il suo carattere. E’ un personaggio molto attuale: una giovane determinata, alla ricerca delle propria identità, della propria libertà e soprattutto dell’amore. Mi diverto ad interpretare le varie sfaccettature che la caratterizzano. Nel Barbiere in particolare è molto interessante come Rossini costruisca un’architettura vocale e personale per ogni personaggio, mette addosso ad ognuno una veste che lo identifica: la bella innamorata Rosina, l’amoroso Lindoro, il Bartolo brontolone, l’avido Don Basilio, e il furbo tuttofare Figaro. Inoltre sono affascinata in generale dalla vivacità, dal dinamismo, dalla comicità che contraddistinguono quest’opera. E’ divertimento allo stato puro sia per noi interpreti che per il pubblico!

Ne “Il Barbiere di Siviglia”, espressione dell’opera buffa, oltre alle doti vocali è molto importante essere un buon attore. Nella preparazione di questo ruolo dove hai prestato maggiore attenzione?

Ho cercato di sottolineare il testo, oltre che con i diversi colori e le sfumature vocali anche con le espressioni del viso e la gestualità del corpo. Sia nelle arie che nei duetti che nel declamato di ogni recitativo, la mimica va di pari passo con la vocalità, la valorizza e ne sottolinea il significato. Tutto ciò è sempre condito da una bella energia che la scrittura di Barbiere richiede assolutamente.
Inoltre ho diversificato il mio comportamento e le movenze a seconda dell’ interlocutore, dolce e sognatrice con Lindoro, complice e frizzante con Figaro, ribelle e furba con Bartolo!
Ogni volta che interpreto un personaggio inevitabilmente porto qualcosa di me! Quando sono sul palco mi calo a tal punto nei panni del mio personaggio da provarne realmente le stesse emozioni. A mio parere questo è l’unico modo per poter trasmettere al pubblico tutte le sensazioni che si vivono in scena.
Nel caso di Rosina non è poi così difficile, anzi: è una ragazza giovane, vitale e determinata, sveglia ed entusiasta della vita! Si innamora e crede fortemente nell’amore! E’ una donna di oggi, modernissima, ha una certa grazia e un certo puntiglio nell’ottenere ciò che vuole. Inoltre è molto orgogliosa e mi riconosco in tutti questi aspetti!

Rossini , con Rosina, mette a fuoco una tipologia di figura femminile non consueta nel primo ‘800. Quanto il regista è stato fedele alla Rosina rispettosa ed ubbediente quanto scaltra e vendicatrice?

Il Barbiere in scena all’Opéra di Monte-Carlo, con la splendida regia di Adriano Sinivia e la brillante direzione di Corrado Rovaris, è un bellissimo omaggio alla “Cinecittà” degli anni 1950/1960 e questo si è visto  in ogni singolo dettaglio anche nella nostra gestualità. Immaginatevi Rosina come un’adolescente ribelle di quell’epoca! L’idea è cinematografica quindi sono banditi tutti i gesti convenzionali e costruiti, ci ritroviamo immersi in un set  proprio come se stessimo girando un film. In scena a vista ci sono anche gli addetti ai lavori, tecnici, macchinisti, direttori di palcoscenico, pronti a girare un nuovo “ciack “ad ogni cambio scena! Nonostante la trasposizione temporale ogni personaggio rimane comunque ben caratterizzato e fedele a come Rossini l’ha concepito.

Per quanto riguarda Rosina direi più “ribelle” e “peperina” che “rispettosa” ed “ubbidiente”!!! Durante la mia prima aria impasto i gnocchi proprio come era consuetudine fare la domenica negli anni ’50 ma pensando a Lindoro mi distraggo e la povera Berta finirà di cucinare al posto mio! Scherzo e provoco il servitore Ambrogio e sono molto insofferente con Bartolo! Diciamo che lo faccio spazientire più volte! Preparo un buon caffè a Figaro durante il nostro duetto dove scelgo di indossare una parrucca rossa molto azzardata per sfidare il mio tutore! Insomma sono sempre in movimento e non sono ferma un attimo! Gli unici momenti dove sono docile, ubbidiente ed innamorata saranno quelli con l’amato Lindoro o meglio con il conte d’Almaviva!

Sei stata scoperta dal M° Muti, hai trionfato alla Scala con il M° Chailly, sei reduce da poco di un altro successo con il M° Metha, conquisti i più importanti Direttori d’Orchestra del panorama internazionale. Ora sei sotto la direzione del M° Rovaris, come commenti?

Ho avuto la grandissima fortuna di lavorare con grandi Maestri dai quali ho appreso tantissimo! Il ruolo di Rosina l’ho debuttato nel 2012 al Teatro dell’Opera di Roma con un altro maestro d’eccezione ed esperto di belcanto: Bruno Campanella. E’ stato l’ideale per me! Con la sua esperienza mi ha guidata e aiutata a leggere attentamente tutte le intenzioni espressive e dinamiche volute da Rossini, andando oltre lo spartito, è così che ho impostato l’intero ruolo e l’ho fatto mio.Qui a MonteCarlo sto lavorando per la prima volta con il maestro Corrado Rovaris e devo dire che mi trovo benissimo: la sua direzione è chiara e sicura, è sempre molto attento alle nostre esigenze e a tutto ciò che succede in scena. Anche da lui ho avuto molti spunti di lavoro davvero interessanti. Un vero piacere lavorare insieme! Ogni maestro con il quale lavoro mi arricchisce, dalle loro letture posso cogliere di volta in volta accorgimenti diversi e nuove idee.

Nel prestigioso appuntamento scaligero, quello più cool dell’anno, sei stata una Suzuky perfetta. Quali emozioni hai provato?

Naturalmente ero molto emozionata! Poter inaugurare la stagione del Teatro alla Scala è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per tutta la vita!!! Negli anni ho sempre seguito con grande interesse la diretta televisiva di questa serata e non avrei mai immaginato che un giorno sarei potuta essere tra i protagonisti! Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e mi hanno dato questa grande opportunità.

Ti confesso che dopo un mese e mezzo di prove intense ho realizzato solo la sera stessa della Prima la grandezza dell’evento in cui mi trovavo, ovviamente ne sono sempre stata consapevole, ma la sera del 7 dicembre una volta raggiunto il mio camerino e vivendo il fermento fuori e dentro il teatro ho improvvisamente realizzato il tutto! Un mix di sentimenti nello stesso tempo! Dopo anni e anni di studi e sacrifici era arrivato il mio momento! Felicità mista ad incredulità, onorata ma anche consapevole del grande onere, soddisfatta e riconoscente…. ho ripercorso col pensiero in un attimo tutte le tappe del mio cammino artistico iniziato all’età di 12 anni ed ora ero lì! Una sensazione unica! Inoltre ho trovato meraviglioso il fatto che la recita fosse trasmessa in diretta su RAI 1 e su numerose emittenti estere, in questo modo con me oltre al pubblico presente in sala, ci sarebbero state molte altre persone, parenti, amici e gente che ancora non mi conosceva da ogni parte del mondo! Ringrazio il cielo per questa bella opportunità.

In quanto tempo e come hai preparato questo ruolo pucciniano che hai interpretato minuziosamente in maniera magistrale, non solo vocalmente, ma anche nell’espressività e nella recitazione?

Desideravo essere all’altezza di tale compito: ho affrontato questo impegno con molta serietà, rispetto e responsabilità ma nello stesso tempo anche con grande entusiasmo.

Amo molto il personaggio di Suzuki  ruolo  già debuttato la scorsa stagione nella versione tradizionale dell’opera all’Opéra di Parigi con la regia di Robert Wilson.

Ho vissuto questa meravigliosa occasione artistica facendo tesoro del lavoro di ogni giorno. Poter lavorare con il Maestro Riccardo Chailly e con il regista Alvis Hermanis è stato per me un grande privilegio; attraverso la loro lettura attenta e approfondita il mio personaggio ha preso forma musicalmente e drammaturgicamente  arricchendosi di spessore e umanità. Ho fatto talmente miei i sentimenti che prova Suzuki da sentirmi svuotata e a commuovermi al termine di ogni recita! L’ho veramente vissuta e interiorizzata a 360 gradi! Quando sali sul palco e non ti senti più Annalisa, ma ti senti il personaggio che stai interpretando allora ci siamo! E’ la sensazione giusta! Bellissimo!

Il tuo straordinario successo alla Scala con Suzuki ti ha consacrata una Stella della lirica sul panorama internazionale. Quanto pesa tale responsabilità?

E’ vero, è una responsabilità, ma allo stesso tempo una grande soddisfazione, una grande gioia! Ogni volta che si raggiunge un traguardo importante inevitabilmente aumenta il senso di responsabilità, si avverte sempre più il fatto di dover mantenere determinate aspettative! Una responsabilità verso gli altri ma soprattutto verso se stessi!

Che dire….l’unica cosa che posso fare è studiare, prepararmi e cercare di fare sempre del mio meglio senza mai perdere la passione, l’energia e l’entusiasmo per questo meraviglioso lavoro! Sono molto grata alla vita per il mio cammino artistico e spero di poter andare avanti così!

Paloscia firma la regia de “La forza del destino” al Teatro Nazionale di Belgrado

( di Alessandra Giorda) Attesissima al Teatro Nazionale di Belgrado la Première di domani de La forza del destino di Verdi in versione italian style sotto la magistrale regia di Alberto Paloscia. Un nome che è sinonimo di garanzia di un lavoro fatto ad hoc. Colonna portante del Teatro Goldoni di Livorno, senza contare le fortunate regie in Corea ed in Turchia e le prossima Master Class a Shanghai in Cina , oltre a quelle già tenute con grande successo in Italia, Germania e Spagna.

Nell’intervista a seguire, Paloscia, direttamente da Belgrado, spiega la” sua”  de La forza del destino, racconta come si snocciola una regia , il suo grande successo ottenuto a Pinerolo con La Traviata di Verdi e molto altro con  la grande cultura e modestia,ingredienti che lo contraddistinguono.

Domani  la Première de “ La Forza del destino “ di Verdi al Teatro Nazionale di Belgrado. Come sarà quest’opera sotto la sua regia?
Si tratterà di una libera ricostruzione di uno storico allestimento del “Maggio Musicale Fiorentino” del 1953. Una produzione, che allora destò entusiasmo ma anche reazioni più contrastanti, nella linea dello sperimentalismo visivo che fu uno dei tratti caratterizzanti del prestigioso festival fiorentino: la prima rassegna italiana, che fin dagl’anni ’30 del secolo scorso, fece debuttare nella regia d’opera grandi nomi provenienti dal teatro e dal cinema; e nella scenografia i più grandi pittori “di cavalletto”. Al maggio Fiorentino esordirono nella veste di scenografi e costumisti, artisti del calibro di De Chirico, Casorati e Soffici. In questa Forza del 1953 debuttò come regista d’opera il grande cineasta Tedesco, George Wilhem Pabst, grande genio del cinema espressionista, che per l’occasione fu coadiuvato per la parte scenografica da Franco Lolli, suo abituale collaboratore in molti film. La nostra proposta qui a Belgrado cercherà di ricreare, con molta libertà , le atmosfere pittoriche, cinematografiche ed espressioniste della produzione di Pabst e Lolli. L’ambientazione dell’opera fu pienamente rispettata dal regista, seguendo le indicazioni del libretto; l’unica eccezione fu la scena dell’accampamento del terzo atto ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale, tra carri armati e tende di infermeria. Tale scena fu contestata dai grandi cantati che presero parte a tale produzione ( Tebaldi, Del Monaco, Protti, Barbieri, Siepi, Capecchi: veramente il meglio del gota canoro di allora). Proprio questa scena, che a Firenze fu totalmente modificata, vedrà la luce per la prima volta proprio qui a Belgrado.

Un commento su quest’opera?
Potremmo definire La forza del destino un grande romanzo storico e popolare, oppure un’ epopea cinematografica stile “Guerra e pace”. In quest’opera così complessa e dispersiva si passa continuamente da ambienti aristocratici a squarci popolari e ad atmosfere religiose: un grande spaccato di umanità che aldilà dell’intrigo romanzesco che caratterizza la vicenda ci rivela la modernità e la genialità di Verdi musicista e drammaturgo; un Verdi indagatore dell’animo umano, al pari di W.Shakespeare e B. Brecht.

Cosa di aspetta dal popolo serbo per la Première?
La Serbia ha una grande tradizione nell’opera lirica e il suo pubblico ama particolarmente il melodramma, soprattutto quello italiano. Penso che questa “Forza” sia molto attesa e spero venga apprezzata per il segno fortemente italiano dell’impostazione registica e scenografica. Punterò sulla passionalità e sulla carnalità della recitazione e sulle suggestioni pittoriche dell’allestimento. Mi fa piacere che gli eccellenti laboratori di scenografia del Teatro Nazionale di Belgrado, nella loro accurata ricostruzione dell’allestimento, abbiano saputo restituire alla perfezione, il fascino della pittura scenografica Italian style.

Racconti brevemente il successo appena avuto a Pinerolo
Sono particolarmente grato ad Angelica Frassetto, Presidente e Responsabile dell’ “ Impresa lirica Francesco Tamagno” di Torino, di aver creduto sempre in me come regista. “La traviata” di Pinerolo che è il mio quinto approccio registico con quest’opera, affrontata già a Seoul con una grande protagonista come Mariella D’Elia è il coronamento di questo splendido sodalizio con l’impresa “Tamagno” con cui ho già collaborato nelle stagioni passate, con ben due produzioni di “Il Barbiere di Siviglia” e una “Boheme” realizzata proprio a Pinerolo. Questa mia ultima produzione di Traviata, ha portato a maturazione la mia visione registica del capolavoro Verdiano e mi ha molto gratificato particolarmente per l’ottimo risultato raggiunto da un gruppo di giovani cantanti nel quale hanno spiccato i tre protagonisti, Valentina Iannone (Violetta), Giuseppe Raimondo (Alfredo), Nicola Ziccardi (Giorgio Germont), tutti provenienti dall’opera studio dal Teatro Goldoni di Livorno che io dirigo da bene venitsei anni.

Sia a Pinerolo che a Belgrado ha avuto ed ha  come collaboratore Matteo Anselmi che sembra essere ammaliato dal mondo della lirica. Un commento su Matteo?
La mia collaborazione con Matteo è stata uno dei momenti più felici di questa produzione di Pinerolo.
Ho instaurato con lui un bel sodalizio, che mi ha spinto a riconfermarlo a Belgrado e per altri miei futuri progetti registici. È un bravo attore che ama la lirica e per me questo è molto importante, perché il suo lavoro costituisce un supporto prezioso per ripulire la recitazione degli artisti e il contributo scenico del coro.

Ci saranno altri progetti insieme?
Il più sicuro e imminente è un nuovo “Macbeth” Verdiano, in liguria nel presitgioso “Teatro civico” di La Spezia. Bollono in pentola altri progetti estivi in Abruzzo e in Veneto.

Quali novità al Teatro Goldoni di Livorno?
Il Teatro Goldoni di Livorno da circa un anno è un’ autentica fucina di idee e di progetti, grazie all’arrivo del mio nuovo direttore generale, attore e regista Marco Leone. Marco crede molto nel teatro come laboratorio, ha sostenuto la mia idea di fare di Livorno, città natale di Pietro Mascagni, un punto di riferimento per la produzione delle opere del musicista Livornese e dei coevi operisti della scuola verista. Tra i fiori all’occhiello dell’attuale stagione, la nascita di un nuovo progetto di alta formazione denominato Verismo Opera Studio, siglato da una docente di grande presitgio quale il noto soprano friulano Fiorenza Cedolins, una nuova produzione di “Flauto Magico” di Mozart, firmata dal grande uomo di teatro britannico Lindsay Kemp, artista totale e un imminente nuova produzione di “Manon Lescaut” di Puccini affidata ad un giovane e talentuoso regista italiano, il romano Lev Pugliese, che punterà su una rilettura in chiave onirica e virtuale della splendida partitura Pucciniana che ebbe la luce a Torino nel 1893.

Quali sono i sogni nel cassetto , professionalmente parlando?

Tra le mie aspirazioni come regista d’opera, tre titoli che naturalmente non ho mai affrontato, “Adriana Lecovreur” di Cilea, un titolo che amo particolarmente e che ho avuto la possibilità di vedere in teatro con una delle più grandi interpreti novecentesche del ruolo, Raina Kapaivanska e in anni più recenti con un’altra straordinaria cantante-attrice, Fiorenza Cedolins la cui grande carriera ha preso il volo proprio da Livorno. Un altro mio sogno nel cassetto è dirigere un grande teatro all’estero, in Germania o in un paese dell’est europeo. Perché credo molto nella formula del teatro d’opera di repertorio, aperto quasi tutte le sere come servizio culturale nei confronti della città: formula che potrebbe essere un toccasana per la grave crisi che sta attraversando il teatro d’opera e lo spettacolo in generale.

 Se dovesse spiegare in poche parole a chi è profano come si snocciola la regia di un’opera cosa racconterebbe?
A mio avviso, il lavoro di un regista d’opera è essenzialmente quello di raccontare nel modo più moderno e avvincente il plot spesso inverosimile e complicato del melodramma, lavorando sulla psicologia dei personaggi e soprattutto, sulla drammaturgia. Poiché l’opera pur essendo fatta di musica è soprattutto teatro.

Innanzi a Papa Francesco suonerei tutta la musica sudamericana del’700 dei gesuiti

( di Alessandra Giorda) Conosciuto a Roma ai primi di febbraio nella bellissima Basilica di Santa Maria in Montesanto, nota come Chiesta degli Artisti, il M° Jolando Scarpa ha colpito i presenti in un mini concerto, al termine della  Santa Messa domenicale, per provare il nuovo organo. Infatti il Rettore Don Walter Insero, insieme ai suoi collaboratori , sta valutando l’acquisto del nuovo strumento che sembra essere un vero gioiello. Il M° Scarpa, organista di fama europea, specializzato nel repertorio barocco, clavicembalista, direttore musicale di complessi da camera vocali e strumentali, alterna l’attività di solista a quella di ricercatore e revisore di partiture inedite antiche con numerose pubblicazioni. Nell’intervista a seguire racconta la sua passione per l’organo e ripercorre le tappe da quando era un bambino che muoveva i primi passi nella musica sacra nella città natale, Venezia. Impegnato in molti concerti tra Roma e il resto dell’Europa confessa di sognare di suonare innanzi a Papa Francesco  e per il Santo Padre creerebbe un concerto ad hoc.

Quali emozioni prova quando suona l’organo?

Suonarlo è la mia vita ! Quando suono l’organo sono in osmosi . Ho iniziato a prendere confidenza con questo  quando  strumento  quando avevo sei anni, nemmeno riuscivo a toccare i pedali, in aiuto a mio padre che era non vedente, ma abilissimo organista.  Suonava l’organo del ‘700 nella Chiesa di S. Alvise a Venezia. Devo però confessare che il primo strumento che ho iniziato a suonare è stato il pianoforte.

Un suo giudizio sul nuovo organo della  Basilica di Santa Maria in Montesanto a Roma?

Senza dubbio è un organo che ha un suo valore , molto ben accordato ed in grado di suonare bei pezzi della tradizione organistica. Tuttavia quello già esistente nella Basilica è  molto prezioso della scuola del ‘700 napoletano, che però necessita di un restauro costosissimo e lungo.  Con il nuovo piccolo organo si può suonare tutta la musica della tradizione organistica italiana.  Infatti mi auguro che si tengano in quella bellissima Basilica molti concerti che non possono non riscuotere successo.

                                                            Nuovo organo nella Chiesa degli Artisti a Roma

Quando si parla di organo l’associazione con Bach è spontanea. Tuttavia questo meraviglioso strumento non si identifica solo con il compositore tedesco. Cosa ne pensa?

Certamente Johann Sebastian Bach è il compositore per eccellenza, ma non vanno dimenticati  Girolamo Frescobaldi uno dei maggiori  organisti e clavicembalisti della tradizione italiana ed il tedesco, neutralizzato inglese, Georg Friedrich Händel, uno dei compositori per eccellenza del periodo barocco.

Un giudizio sul clavicembalo?

Meraviglioso ! Organo e clavicembalo sono due strumenti gemelli.

Parlando di organo si fa riferimento alla musica sacra; qual è il suo rapporto con la fede?

Ho molta fede e sono profondamente credente. Ammetto che la fede è un grande dono Per mia formazione ho studiato varie religioni , non solo quella cattolica. Mi  piace poter conoscere le molte sfaccettature dei vari credo. Ho letto la Bibbia e frequento diverse chiese anche non cattoliche.

Lei suona spesso nelle chiese e della città eterna, Le piacerebbe suonare davanti a Papa Francesco?

Certo che si ! E’ un sogno che spero si realizzi e farei una revisione di tutta la musica del  ‘700 dei gesuiti  che credo possa piacere al Santo Padre. Sarebbe un vero onore .

A spasso per Buenos Aires tra fotografia e musica

( di Alessandra Giorda) Un personaggio d’eccezione per un’intervista che si snocciola tra fotografia e musica. Ivan Buenosaires, nome d’arte del popolare fotografo argentino che con i suoi scatti ha immortalato Star della lirica, ma la sua vera passione è per il “paesaggio urbano”. Ha fotografato le bellezze di Parigi, Milano, Torino, Rio de Janeiro e di molte altre città, ma spesso con i suoi scatti ci porta a passo per Buenos Aires facendoci scoprire palazzi da sogno e dettagli inconsueti che solo un occhio attento sa fare. Adora lo stile Liberty, lavora con l’Asociacion dell’Art Nouveau della capitale  argentina ,dove ai loro video sono sempre abbinate le foto di Ivan, e la musica affonda le sue radice da quando lui era un bambino.

 

Come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è presente in me da molto tempo. Senza dubbio ho una predisposizione per le foto di architettura che da più di 20 anni mi accompagna e si unisce alle attività dell’Asociacion dell’Art Nouveau di Buenos Aires che dal 2013 mi vedono attivo con loro.

Attraverso i tuoi occhi ed i tuoi scatti fai conoscere la bellissima città di Buenos Aires. Farai una mostra fotografica o un libro?

Lo farei senz’altro ! Sia la mostra che la pubblicazione di un libro richiedono molto tempo che non ho. Senza contare conoscenze e studio approfondito affinchè tutto sia realizzato al meglio. In questo momento così fortunato a livello lavorativo devo impegnare le mie energie nelle foto ed i miei lavori sono visibili al mondo sulla mia pagina artistica di Facebook, mezzo semplice, veloce e che ti fa conoscere quasi ovunque sul pianeta.

https://www.facebook.com/ivan.buenosaires?fref=ts

 

Quando hai scoperto di avere un gran talento?

Quando ho iniziato a pubblicare qualche foto su FB ho notato che man mano crescevano persone interessate alle mie foto . Avevo la possibilità di pubblicare le meraviglie della capitale argentina e non solo su un mezzo veloce e di grande divulgazione. Ho potuto con questo metodo omaggiare anche il lavoro di tanti architetti che hanno contribuito a rendere Buenos Aires e altre città così belle. Inoltre nella maggior parte dei video di presentazione dell’Asociacion dell’Art Nouveau ci sono in abbinamento le mie foto.

Hai anche fatto foto a cantanti lirici ed in altri campi. Quali soggetti preferisci fotografare e perchè?

La mia passione è  per il paesaggio urbano che scopro andando in giro per le città. Mi attrae molto l’architettura del XX secolo.

Quali emozioni provi attraverso le tue foto?

E’ difficile da spiegare ! Mi incanta vedere tanta bellezza girando per le città. Lo stile Art Nouveau o Liberty è per me qualcosa di fantastico. Molto si vede anche in Italia. Ha un carattere sensuale e meraviglioso che esalta i sensi e voglio catturare il tutto attraverso la fotografia. Spesso queste bellezze sono dimenticate e/o distrutte. Come si fa? Non ho parole ! Non capirò mai perchè si decide di demolire tutte queste meraviglie che ci sono state lasciate in eredità per dar spazio ad un futuro egoista e vuoto.

Quali sono i prossimi obiettivi futuri nel lavoro?

Per ora nessuno in particolare, perchè sono troppo impegnato a viaggiare per fotografare.

Come dicevamo poc’anzi sei anche un abile fotografo in campo lirico, immortalando le bellezze degli artisti. Qual è il tuo rapporto con la musica?

La passione per la musica affonda le sue radici da quando ero un bambino. Ho a cuore tutte quelle arti che procurano emozioni. Sono molto riconoscente a tutti gli artisti che con il loro lavoro sia cantando nelle opere liriche sia  i musicisti, che suonano strumenti frutto di un duro lavoro, trasmettono sentimenti a chi li ascolta.

Qual è la tua opera lirica preferita?

Non ne posso dire una. Se penso ad un nome nella mia mente ne balza subito un altro e così via. Mi piacciono  tutte perchè adoro il genere lirico . Quando è il momento di scegliere un’opera come sempre non sono capace. Ognuno è legata a qualcosa di prezioso .

Mi saprai però dire a quale scatto fotografico sei più legato?

No ! Nemmeno. Ogni scatto ha una storia ed a ognuno sono legato. Posso dirti che il genere che sprigiona maggiori sensazioni ed emozioni e quello, come piace a me definirlo, del paesaggio urbano. Siamo in un mondo dove sempre più si delinea l’unione tra le città e la natura fondendosi danno origine ad un paesaggio unico dalle mille sfaccettature. L’incontro tra la mano dell’uomo e quello della natura è ciò che di più mi affascina e cerco di coglierlo nelle mie fotografie.

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