Una vita senza arte, cultura e musica è una vita priva di bellezza

( Alessandra Giorda) Tra gli illustri nomi, per La Traviata del 5 maggio al Teatro Massimo di Pescara, spicca quello del M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un vero e proprio enfant prodige. A soli 16 anni già dirigeva con grande successo il primo concerto per poi affermarsi sul panorama mondiale come un vero e proprio genio. Oltre 400 concerti diretti, avendo solo 31 anni, è senza dubbio notizia degna di nota. Le sue esecuzioni sono sempre patrocinate dalle istituzioni più importanti d’Italia ed Europa. Ha diretto innanzi alle più alte cariche dello Stato in Italia ed in Europa, Famiglie Reali e Ambasciate prestigiose. Oltre alle doti per l’attività musicale si evidenziano anche quelle per l’attività forense, essendo il più giovane Avvocato del Tribunale della Rota Romana e come se non bastasse è anche Direttore Principale Ospite della Fondazione Festival Pucciniano e Direttore Artistico del Festival Internazionale di Mezza Estate  della Citta’ di Tagliacozzo.

Fortemente voluto dal soprano Angelica Frassetto, nonchè Presidente della prestigiosissima Società Lirica Francesco Tamagno, per questo importantissimo appuntamento al Massimo di Pescara, il M° Sipari di Pescasseroli nell’intervista a seguire affronta vari argomenti dall’opera in oggetto alle sue attività senza dimenticare una profonda riflessione sulla fede, momenti di intensa emozione con personaggi noti del mondo della musica in generale da Anastacia, Ivana Spagna , Amii Stewart , Fiorenza Cedolins ….e molto altro.

A breve dirigerà La Traviata al Teatro Massimo di Pescara. Un progetto giovani di grande importanza. Come commenta?
Sono estremamente onorato per questo invito. Stimo moltissimo la Signora Frassetto che mi ha voluto unitamente al Maestro Paloscia come direttore di quest’opera che mi riporta nella mia terra d’Abruzzo. Indubbiamente l’emozione e’ forte cosi’ come il piacere di collaborare con artisti giovani ma estremamente talentuosi.

Qualche anticipazione su La Traviata in oggetto?
Come tutte le regie del Maestro Paloscia sara’ di sicuro una Traviata estremamente interessante e ricca di pathos: quello che musicalmente cerchero’ di fare e’ esaltare ogni momento emozionale rendendo particolare attenzione all’Opera del Maestro Verdi.

Quale messaggio invia ai giovani che si affacciano al mondo della lirica e della musica?
Questa e’ una domanda difficilissima perche’ ricca di responsabilita’: non stiamo vivendo un momento facile per la musica e per la cultura in generale. Non si puo’ certo parlare di un futuro cosi’ luminoso per tutti coloro che vogliano intraprendere questo mestiere. Nonostante questo mi sento sinceramente di dire che una vita senza arte, senza cultura, senza musica e’ davvero una vita povera di bellezza. Nonostante le difficollta’ il mio invito non puo’ che essere quello di credere in cio’ che si ha nel proprio cuore e investire con quanta piu’ forza si possa fare in cio’ che ci fa stare bene.

Lei ha un talento notevole, ha Diretto il primo concerto a soli 16 anni. Cosa rammenta di quell’esperienza?
Ricordo perfettamente ogni attimo. Avevamo costruito una piccola orchestra con i miei amici di Conservatorio e ci piaceva cosi’ tanto “giocare a fare i grandi” con la musica.

Raccontaci qualche aneddoto legato alle tue esperienze artistiche.
Ce ne sarebbero tantissime. Dagli occhi dalla infinita profondita’ del Presidente della Repubblica del Nicaragua Daniel Ortega, alla luce di Papa Benedetto, al carisma di Papa Francesco, alla incredibile energia senza eguali della star mondiale Anastacia, alla tenerezza di Amii Stewart nel concerto a  Rebibbia, alla simpatia di Noemi, alla classe di Ivana Spagna, all’eleganza di Simona Molinari, ai brividi provati mentre dirigevo Fiorenza Cedolins in La Boheme al pucciniano o Silvana Froli a Belgrado, l’Orchestra Nazionale d’Ucraina per la Nona di Beethoven, o il Requiem di Verdi con l’Orchestra di Benevento per la chiusura del Giubileo, per non parlare della gioia incontenibile dei giovani musicisti in Nicaragua, dello Schiaccianoci con l’Opera di Belgrado.

Non dimentichero’ mai quel Nessun Dorma, mentre dirigevo la prima di Turandot al pucciniano, o il momento della morte di Liu nel silenzio assordante del Teatro stracolmo di persone a ridosso del lago, con la luna che illuminava a giorno l’immenso palcoscenico a pochi metri dalla Casa del Maestro Puccini …. ecco in quel momento penso di aver davvero vissuto la felicita’. A 29 anni un giovane abruzzese stava dirigendo l’opera delle opere, Turandot, per i 90 anni dalla prima rappresentazione al Gran Teatro Puccini. E poi, la mia vera grande amica, la grande cantante Silvia Capasso, che quest’anno ci ha lasciati in modo cosi’ ingiusto: a Lei, con la quale ho condiviso momenti indimenticabili, vorrei dedicare il mio ultimo ricordo, la mia mente e il mio cuore.

Quale il tuo rapporto con la fede?
Tutta la mia vita e’ stata il frutto di questa fortissima connessione tra l’amore smisurato per la musica da un lato e la fede dall’altro. Non ho mai ritenuto possibile staccare un aspetto di me dall’altro. Ho sempre tratto dalla musica cosi’ come dalla fede la stessa immensa forza e la stessa grandissima pace del cuore. Avere una fede cosi’ forte e’ come avere il privilegio di sentirsi sempre “figlio amato dal padre”: sapere che qualsiasi cosa accade hai sempre l’abbraccio di Nostro Signore pronto ad accoglierti. Pensare che Dio ti ama nella tua imperfezione equivale a sapere che nella vita non sei solo: questo e’ il grande miracolo della fede, non renderci mai soli.
Due facce di una stessa anima. Forse l’aver scelto di affiancare alla musica l’avvocatura rotale, in un certo qual modo, ha dato una risposta a quanto sentivo nel cuore. Provengo da una famiglia estremamente cattolica e ho sempre percepito la fede come un baluardo imprescindibile della mia vita e della mia formazione.


Credo fortemente che sia difficile comprendere la musica senza vivere la fede. Penso anzi che per un credente fare musica significhi avvicinarsi come mai al mistero di Dio. Studiando ed eseguendo come direttore la musica sacra, che resta indubbiamente la parte della musica che preferisco, riesco probabilmente a sentire come in nessun altro modo la mia fede. La musica e’ cosi’ fondamentale nella nostra vita perche’ parla al cuore esattamente come fa la fede: questo e’ il motivo principale per il quale ho ritenuto entrambe assolutamente fondamentali per la mia vita. Entrambe parlano al mio cuore e io ascolto sempre il mio cuore.

E’ anche il più giovane Avvocato del Tribunale Apostolico della Rota Romana, come concilia i due lavori?
E’ stato molto difficile ma nella mia vita ho sempre visto lo studio come una priorita’ assoluta e quindi con grande fatica ho cercato di coniugare due facce di una stessa medaglia. Poi come dico sempre cerco di essere un po’ musicista quando faccio l’avvocato e un po’ avvocato quando faccio il musicista.

Quali sono i suoi compositori preferiti?
Questa e’ una domanda molto difficile perche’ io ho una “insana passione” per tutta la musica in generale. Di certo, pero’, ho i miei pallini: Giacomo Puccini per l’Opera, Ludwig van Beethoven per la musica Sinfonica e W. A. Mozart insieme con Verdi e Rossini per la Musica Sacra.

Parlando di musica Sacra, perché in Italia è ancora un genere di nicchia? Cosa si potrebbe fare per una maggiore divulgazione?
Purtroppo per me che sono un vero amante della musica Sacra questa e’ una realta’ dolorosa di cui devo prendere atto: come tutte le cose che si conoscono poco o per le quali sussiste un certo preconcetto, anche la Musica Sacra viene vista come qualcosa di lontano, appartenente davvero ad un passato polveroso. Al contrario, sono convinto che se le persone ne conoscessero meglio la magia, l’emozione e la bellezza intrinseca

LA STROPPA INCANTA I MONEGASCHI CON UNA ROSINA PERFETTA. SOLD OUT PER TUTTE LE RECITE

( di Alessandra Giorda) Successo straordinario ieri sera all’Opéra di Montecarlo per Annalisa Stroppa nel ruolo di Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Il mezzosoprano bresciano sta vivendo un momento meraviglioso della sua carriera collezionando successo dopo successo e consacrandosi una vera Star. Dopo essere stata una Suzuki strepitosa, vera e perfetta in ogni minimo particolare  alla Scala di Milano, il 7 dicembre scorso, in Madama Butterfly di Puccini, ha ieri sera confermato il suo talento notevole alla Première dell’opera rossiniana nella splendida cornice di Palais Garnier. Raggiunta telefonicamente ha commentato a caldo il post Première con la dolcezza e umiltà che la contraddistingue . Nell’intervista a seguire la Stroppa racconta la sua Rosina ambientata negli anni ’50, l’incontro con i più grandi direttori d’orchestra sul panorama internazionale, rammenta le grandi emozioni provate nell’ultimo appuntamento scaligero, confessa la sua soddisfazione per i traguardi raggiunti e ringrazia il pubblico che la ama e la segue con tanto affetto. L’intervista si conclude in maniera dolce, umile e commovente.

Un commento a caldo dopo la Premìere tanto attesa a Montecarlo per ” Il Barbiere di Siviglia”

La Prima è andata veramente molto bene e sono molto soddisfatta! E’ stata una bellissima recita, il pubblico era entusiasta ed ha percepito la bella energia che c’era sul palcoscenico. Si è creato un meraviglioso clima di lavoro tra tutto il cast composto da artisti straordinari ed ottimi colleghi. La complicità di noi cantanti sul palcoscenico si è avvertita anche tra gli spettatori. Confesso di essermi proprio divertita e le mie aspettative che avevo verso i monegaschi presenti sono state appagate e li ringrazio per aver apprezzato il mio lavoro.  Notevole intesa con  il direttore d’orchestra, il M° Corrado Rovaris, e la regia di Adriano Sinivia è carina, ambientata negli anni’50 e molto accattivante. Nella Sala Garnier che è un gioiello di dimensioni contenute si percepisce tutto, i piccoli sguardi , le sottigliezze ed anche se  si parla sottovoce e tutto e questo ha agevolato il nostro canto con tutte le piccole sfumature

Quanta importanza dai al pubblico quando canti?

Il pubblico è molto importante per me, penso che sia parte attiva e integrante dello spettacolo, è il mio motore e mi da la carica e la forza per fare del mio meglio; noi cantiamo per loro ed abbiamo il dovere principale di emozionare chi ci ascolta. Inoltre spero che il pubblico si diverta e che al termine dello spettacolo possa uscire dal teatro con un bel sorriso!

Ogni volta che hai interpretato questo ruolo hai trionfato. Cosa ti piace di questo personaggio?

Rosina è un personaggio che amo moltissimo! Dal punto di vista vocale in questo momento è molto comodo per me ed inoltre mi piace per il suo carattere. E’ un personaggio molto attuale: una giovane determinata, alla ricerca delle propria identità, della propria libertà e soprattutto dell’amore. Mi diverto ad interpretare le varie sfaccettature che la caratterizzano. Nel Barbiere in particolare è molto interessante come Rossini costruisca un’architettura vocale e personale per ogni personaggio, mette addosso ad ognuno una veste che lo identifica: la bella innamorata Rosina, l’amoroso Lindoro, il Bartolo brontolone, l’avido Don Basilio, e il furbo tuttofare Figaro. Inoltre sono affascinata in generale dalla vivacità, dal dinamismo, dalla comicità che contraddistinguono quest’opera. E’ divertimento allo stato puro sia per noi interpreti che per il pubblico!

Ne “Il Barbiere di Siviglia”, espressione dell’opera buffa, oltre alle doti vocali è molto importante essere un buon attore. Nella preparazione di questo ruolo dove hai prestato maggiore attenzione?

Ho cercato di sottolineare il testo, oltre che con i diversi colori e le sfumature vocali anche con le espressioni del viso e la gestualità del corpo. Sia nelle arie che nei duetti che nel declamato di ogni recitativo, la mimica va di pari passo con la vocalità, la valorizza e ne sottolinea il significato. Tutto ciò è sempre condito da una bella energia che la scrittura di Barbiere richiede assolutamente.
Inoltre ho diversificato il mio comportamento e le movenze a seconda dell’ interlocutore, dolce e sognatrice con Lindoro, complice e frizzante con Figaro, ribelle e furba con Bartolo!
Ogni volta che interpreto un personaggio inevitabilmente porto qualcosa di me! Quando sono sul palco mi calo a tal punto nei panni del mio personaggio da provarne realmente le stesse emozioni. A mio parere questo è l’unico modo per poter trasmettere al pubblico tutte le sensazioni che si vivono in scena.
Nel caso di Rosina non è poi così difficile, anzi: è una ragazza giovane, vitale e determinata, sveglia ed entusiasta della vita! Si innamora e crede fortemente nell’amore! E’ una donna di oggi, modernissima, ha una certa grazia e un certo puntiglio nell’ottenere ciò che vuole. Inoltre è molto orgogliosa e mi riconosco in tutti questi aspetti!

Rossini , con Rosina, mette a fuoco una tipologia di figura femminile non consueta nel primo ‘800. Quanto il regista è stato fedele alla Rosina rispettosa ed ubbediente quanto scaltra e vendicatrice?

Il Barbiere in scena all’Opéra di Monte-Carlo, con la splendida regia di Adriano Sinivia e la brillante direzione di Corrado Rovaris, è un bellissimo omaggio alla “Cinecittà” degli anni 1950/1960 e questo si è visto  in ogni singolo dettaglio anche nella nostra gestualità. Immaginatevi Rosina come un’adolescente ribelle di quell’epoca! L’idea è cinematografica quindi sono banditi tutti i gesti convenzionali e costruiti, ci ritroviamo immersi in un set  proprio come se stessimo girando un film. In scena a vista ci sono anche gli addetti ai lavori, tecnici, macchinisti, direttori di palcoscenico, pronti a girare un nuovo “ciack “ad ogni cambio scena! Nonostante la trasposizione temporale ogni personaggio rimane comunque ben caratterizzato e fedele a come Rossini l’ha concepito.

Per quanto riguarda Rosina direi più “ribelle” e “peperina” che “rispettosa” ed “ubbidiente”!!! Durante la mia prima aria impasto i gnocchi proprio come era consuetudine fare la domenica negli anni ’50 ma pensando a Lindoro mi distraggo e la povera Berta finirà di cucinare al posto mio! Scherzo e provoco il servitore Ambrogio e sono molto insofferente con Bartolo! Diciamo che lo faccio spazientire più volte! Preparo un buon caffè a Figaro durante il nostro duetto dove scelgo di indossare una parrucca rossa molto azzardata per sfidare il mio tutore! Insomma sono sempre in movimento e non sono ferma un attimo! Gli unici momenti dove sono docile, ubbidiente ed innamorata saranno quelli con l’amato Lindoro o meglio con il conte d’Almaviva!

Sei stata scoperta dal M° Muti, hai trionfato alla Scala con il M° Chailly, sei reduce da poco di un altro successo con il M° Metha, conquisti i più importanti Direttori d’Orchestra del panorama internazionale. Ora sei sotto la direzione del M° Rovaris, come commenti?

Ho avuto la grandissima fortuna di lavorare con grandi Maestri dai quali ho appreso tantissimo! Il ruolo di Rosina l’ho debuttato nel 2012 al Teatro dell’Opera di Roma con un altro maestro d’eccezione ed esperto di belcanto: Bruno Campanella. E’ stato l’ideale per me! Con la sua esperienza mi ha guidata e aiutata a leggere attentamente tutte le intenzioni espressive e dinamiche volute da Rossini, andando oltre lo spartito, è così che ho impostato l’intero ruolo e l’ho fatto mio.Qui a MonteCarlo sto lavorando per la prima volta con il maestro Corrado Rovaris e devo dire che mi trovo benissimo: la sua direzione è chiara e sicura, è sempre molto attento alle nostre esigenze e a tutto ciò che succede in scena. Anche da lui ho avuto molti spunti di lavoro davvero interessanti. Un vero piacere lavorare insieme! Ogni maestro con il quale lavoro mi arricchisce, dalle loro letture posso cogliere di volta in volta accorgimenti diversi e nuove idee.

Nel prestigioso appuntamento scaligero, quello più cool dell’anno, sei stata una Suzuky perfetta. Quali emozioni hai provato?

Naturalmente ero molto emozionata! Poter inaugurare la stagione del Teatro alla Scala è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per tutta la vita!!! Negli anni ho sempre seguito con grande interesse la diretta televisiva di questa serata e non avrei mai immaginato che un giorno sarei potuta essere tra i protagonisti! Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e mi hanno dato questa grande opportunità.

Ti confesso che dopo un mese e mezzo di prove intense ho realizzato solo la sera stessa della Prima la grandezza dell’evento in cui mi trovavo, ovviamente ne sono sempre stata consapevole, ma la sera del 7 dicembre una volta raggiunto il mio camerino e vivendo il fermento fuori e dentro il teatro ho improvvisamente realizzato il tutto! Un mix di sentimenti nello stesso tempo! Dopo anni e anni di studi e sacrifici era arrivato il mio momento! Felicità mista ad incredulità, onorata ma anche consapevole del grande onere, soddisfatta e riconoscente…. ho ripercorso col pensiero in un attimo tutte le tappe del mio cammino artistico iniziato all’età di 12 anni ed ora ero lì! Una sensazione unica! Inoltre ho trovato meraviglioso il fatto che la recita fosse trasmessa in diretta su RAI 1 e su numerose emittenti estere, in questo modo con me oltre al pubblico presente in sala, ci sarebbero state molte altre persone, parenti, amici e gente che ancora non mi conosceva da ogni parte del mondo! Ringrazio il cielo per questa bella opportunità.

In quanto tempo e come hai preparato questo ruolo pucciniano che hai interpretato minuziosamente in maniera magistrale, non solo vocalmente, ma anche nell’espressività e nella recitazione?

Desideravo essere all’altezza di tale compito: ho affrontato questo impegno con molta serietà, rispetto e responsabilità ma nello stesso tempo anche con grande entusiasmo.

Amo molto il personaggio di Suzuki  ruolo  già debuttato la scorsa stagione nella versione tradizionale dell’opera all’Opéra di Parigi con la regia di Robert Wilson.

Ho vissuto questa meravigliosa occasione artistica facendo tesoro del lavoro di ogni giorno. Poter lavorare con il Maestro Riccardo Chailly e con il regista Alvis Hermanis è stato per me un grande privilegio; attraverso la loro lettura attenta e approfondita il mio personaggio ha preso forma musicalmente e drammaturgicamente  arricchendosi di spessore e umanità. Ho fatto talmente miei i sentimenti che prova Suzuki da sentirmi svuotata e a commuovermi al termine di ogni recita! L’ho veramente vissuta e interiorizzata a 360 gradi! Quando sali sul palco e non ti senti più Annalisa, ma ti senti il personaggio che stai interpretando allora ci siamo! E’ la sensazione giusta! Bellissimo!

Il tuo straordinario successo alla Scala con Suzuki ti ha consacrata una Stella della lirica sul panorama internazionale. Quanto pesa tale responsabilità?

E’ vero, è una responsabilità, ma allo stesso tempo una grande soddisfazione, una grande gioia! Ogni volta che si raggiunge un traguardo importante inevitabilmente aumenta il senso di responsabilità, si avverte sempre più il fatto di dover mantenere determinate aspettative! Una responsabilità verso gli altri ma soprattutto verso se stessi!

Che dire….l’unica cosa che posso fare è studiare, prepararmi e cercare di fare sempre del mio meglio senza mai perdere la passione, l’energia e l’entusiasmo per questo meraviglioso lavoro! Sono molto grata alla vita per il mio cammino artistico e spero di poter andare avanti così!

Atteso il debutto di Andrea Mastroni al Met con il suo Sparafucile imperdibile

( di Alessandra Giorda) A poche ore dal debutto al mitico Metropolitan, raggiunto telefonicamente a New York, Andrea Mastroni confessa di essere impaziente di portare sull’ambito palco il suo Sparafucile. Ruolo verdiano con il quale il basso milanese ha trionfato nella sua carriera sui palchi internazionali più prestigiosi . Ora il suo Sparafucile è sbarcato oltre oceano carico e pronto a sparare quella cartuccia che arriverà dritta la cuore di pubblico e critica lasciando tutti sbalorditi. Laureato in filosofia estetica, vincitore di numerosi concorsi ed abile clarinettista è un artista dalle mille sfaccettature. Sguardo profondo, occhi seducenti, volto accattivante che sottolinea un misterioso fascino, Andrea Mastroni confessa di essere un uomo molto curioso. Tale qualità è di aiuto nel suo lavoro fintanto da renderlo una piacevole parte di vita. Non c’è differenza tra lavoro e svago, sono attività diverse, ma tutte svolte con l’occhio del sapere, scrutare, andare oltre e mai fermarsi alle apparenze. Così a tratti  dipinge il ruolo verdiano pronto a imporsi sul prestigioso palco newyorkese.

Mancano poche ore al debutto , l’adrenalina sta salendo?

Certo ! Sono impregnato di tutta quella tensione positiva necessaria per questo debutto atteso in una vetrina così importante su scala mondiale. Non vedo l’ora e sono felice.

Debutti con un tuo “cavallo di battaglia”, quale il ruolo verdiano Sparafucile, con il quale all’inizio della tua carriera hai vinto il prestigioso concorso Giuseppe Di Stefano  a Trapani . Ti senti più sicuro?

Questo ruolo mi ha sempre portato fortuna . L’ho portato ” a spasso ” per l’Europa, da Madrid al Covent Garden di Londra passando per Parigi senza dimenticare Amburgo e tanti altri teatri . E’ un ruolo scritto su misura per me , per la mia vocalità. E’ come un vestito fatto da un sarto: mi calza a pennello. Questo ruolo sono almeno 15 anni che non appariva più al Met, l’ultimo ricordo si ha del basso Di Stefano. Il mio obiettivo è di dare lustro a Sparafucile spesso, in Rigoletto, ritenuto un ruolo quasi marginale. Assolutamente no! Infatti ho sposato da subito l’idea dell’abile regista Michael Mayer, che ha voluto Sparafucile in scena già dal primo atto e non dal secondo come avviene quasi sempre. Questo fil rouge mi ha conquistato da subito. D’altronde si conoscono le abilità di Mayer.

 Ti piace l’ambientazione di questo Rigoletto?

Si molto! L’opera è ambientata negli anni ’60 a Las Vegas e Sparafucile è il proprietario di una locale dove si fa striptise e si balla la lap dance.

Quali sfumature metti in risalto del tuo personaggio?

E’ un seduttore, una specie di Mefisto dalle tinte notturne. Non è solo un semplice mercenario, ma lo faccio giocare molto mettendo in risalo le parti comunicative ed una sorta di leggerezza  anche nei duetti con  Rigoletto sono attento ai minimi particolari ed alle sfumature. Ogni dettaglio arricchisce il personaggio e lo delinea al meglio così come nel terzetto finale  tra Maddalena, Gilda e Sparafucile.

Un commento sul M° Per Giorgio Morandi?

Pier Giorgio è un amico ed è un grande direttore d’orchestra. Amo molto lavorare con lui ed a Parigi abbiamo già ” fatto ” insieme Rigoletto. E’ un superlativo musicista e con lui ci si mette al servizio della musica senza tralasciare ogni minimo dettaglio. E’ bello lavorare con lui perchè trasmette serenità e passione inconsuete.

Chi è Andrea Mastroni quando non è il basso acclamato della lirica?

Sono un uomo molto curioso che ama nutrirsi di vari interessi. Per esempio ora sono al telefono con te e sono in un bar, mentre parliamo osservo intorno a me cosa succede. Quando cammino per le città noto sempre quanto teatro c’è in strada. Senza dubbio nella mia vita professionale porto come valore aggiunto quanto vivo nel privato. Adoro andare al cinema, il teatro di prosa con i grandi come Shakespeare, ma anche gli autori contemporanei. Sono uno sportivo anche se con qualche accenno alla pigrizia, ma ti assicuro che vanto un breve ma intenso passato nella ginnastica artistica. Non so cucinare, ma ben  disposto ad assaporare tutti i piaceri della cucina compresa la degustazione. Direi che quest’ultima si estende anche  ai vari aspetti della vita dove tutto si assapora come l’avventura di un bel viaggio.

Tra le tue  passioni hai saputo assaporare molto bene la musica di Schubert che ha segnato il tuo destino professionale. Come commenti?

Ho mosso i primi passi nella musica come clarinettista ed i brani di Schubert mi hanno colpito da subito. Mi definisco infatti un cantante da camera che canta in palcoscenico. Sono sempre andato contro le tradizioni e le cose scontate. La musica di questo compositore e pianista austriaco mi ha rapito e spinto a cantare con l’obiettivo di raccontare. nel mio lavoro mi definisco un’interprete dei  grandi compositori.

A breve sul Televisionario2 articolo sul videoclip Erlkönig dove il  basso italiano offre in un breve video questo popolare Lied di Schubert, mostrando il suo particolare punto di vista di questo gioiello del romanticismo.

 

Attesa sotto la Mole per il debutto della Rodriguez nel ruolo di Nedda

(di Alessandra Giorda) E’ imminente  la messa in scena al Teatro Regio della capitale Subalpina del capolavoro di Ruggero Leoncavallo, Pagliacci e da  un piacevolissimo incontro con Davinia Rodriguez è nata l’intervista a seguire. Donna estremamente simpatica , dotata di grande determinazione con una buona dose di dolcezza che proviene dalle montagne di Las Palmas e che ha costruito la sua carriera in maniera minuziosa e collezionando successi. Il soprano spagnolo debutterà nel ruolo di Nedda sul palco del Regio .  Da piccolina ha mosso i primi passi in casa con la spazzola dei capelli come microfono ballando e cantando davanti allo specchio. E’ stata notata per il suo talento e passo dopo passo ha costruito la sua carriera fino ad arrivare ad avere un bivio e scegliere tra un contratto con la Sony per cinque anni o la carriera nel campo lirico. Si è fidata del marito è ha ricominciato da zero studiando come soprano. Scelta giusta visto i successi che sta ottenendo con i debutti molteplici  dal Simon Boccanegra  al Gran Teatre del Liceu di Barcellona con Placido Domingo a  Lady Macbeth al Theater an der Wien senza contare che a giugno è stata la Contessa di Almaviva ne Le Nozze di Figaro, presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti al Festival di Spoleto. Prossimi impegni la vedono protagonista a Bilbao con Donna Anna nel Don Giovanni di Mozart. debutto nel ruolo di Maria Stuarda di Donizetti al Teatro Carlo Felice di Genova, il Te Deum di Dvořák con l’Orchestra Filarmonica di Gran Canaria e il suo ritorno al Teatro San Carlo di Napoli con la sua acclamata Amelia Grimaldi di Simon Boccanegra.

Raccontaci la tua Nedda

La mia Nedda è ricca dentro fin dalle sue origini , fin dai suoi primi passi . E’ una bambina che è stata lasciata da sola. E’ costretta a vivere una realtà che le è stata imposta in un circo itinerante, ma lei non è felice. E’ una donna sofferta , svuotata alla quale sono stati negati molti sentimenti, ma allo stesso tempo ricca di  tanta voglia di libertà. L’attaccarsi ad un uomo come via d’uscita verso l’indipendenza.

Quanto c’è di Davinia in Nedda?

C’è poco di me come persona , ma qualcosa che ci accomuna si . A lei hanno tolto la mamma. così come a me due anni fa , ho perso entrambi i genitori. Le melanconie che nascono dalla mancanza della mamma che è la figura più importante nella vita di un figlio le ho io come le ha Nedda. Il mio personaggio invece si distanzia da me come persona per tutto quello che ha dovuto subire e che io per fortuna no.

 C’è differenza tra un debutto ed un ruolo già consolidato prima di entrare in scena?

L’adrenalina c’è sempre ai massimi livelli , ma la chiamo responsabilità . Più preparato è un artista è più facile diventa il tutto. Dal momento in cui il mio agente mi dice che c’è una remota possibilità di cantate un ruolo in un’opera, immediatamente comincio a dare un’occhiata al tutto, anche senza avere la certezza che quel ruolo lo “farò”.Mi piace capire le piccole e le grandi sfaccettature del personaggio che eventualmente dovrò cantare. Lavoro con la lente d’ingrandimento , perchè ogni piccolo dettaglio fa la differenza.Voglio essere il più simile possibile al personaggio con il corpo , la mente , l’animo e la voce.

Come si prepara un nuovo ruolo?

Ogni artista ha il suo metodo di studio. Non c’è un sistema uguale per tutti. Per me l’essenziale è leggere il libretto. Dopodichè lavoro su tutto ciò che può arricchirmi per essere al meglio il personaggio che mi appresto a debuttare. Segue la parte musicale che studio al millimetro così pian piano tutto comincia a prendere forma. Tuttavia ti confesso che lo studio non finisce mai, perchè non è mai abbastanza. Ogni volta che si “riprende in mano” un ruolo che magari hai già cantato più volte , c’è sempre un elemento che lo arricchisce. C’è sempre qualcosa da scoprire e sempre da evolvesi.

Un giudizio sulla regia di Gabriele Lavia?

Lo adoro ! Gabriele è un artista che sa bene come estrapolare da ogni artista il meglio e metterlo nelle condizioni di dare il massimo. Ha la capacità di capire in pochi minuti che artista sei e se capisce che può arrivare in profondità lo fa in maniera eccellente. Con lui si inizia con piccolo dettaglio e da lì inizia un lavoro lungo  con ore ed ore di prova , ma che ti sembra di aver iniziato a lavorare da una manciata di minuti perchè sei talmente dentro al personaggio che perdi la concezione del tempo.

Hai debuttato a Vienna in Lady Macbeth ed è  stato un grande trionfo . Come commenti?

E’ stato un boom di energia che hanno premiato tanto sacrificio e tanto lavoro . Davanti si vede sempre meno dei numerosi sacrifici in vari aspetti della vita di un artista che si compiono per dare il meglio sul palco. Sono felice per il mio successo ottenuto in Austria e sono in un momento della mia carriera ricco di soddisfazioni . Tuttavia non dimentico mai che la responsabilità è sempre in salita. Non mi manca mai la voglia d’imparare come se iniziassi il tutto da capo.

Sei in un anno ricco di debutti, ma qual’è il ruolo che vorresti debuttare e che ancora non ti hanno proposto?

Si sono in anno molto impegnativo . Preferisco fare un passo alla volta quindi ruolo dopo ruolo , ma intanto che ne preparo uno dò una sbirciatina agli altri. Quello che attendo è Floria Tosca che sono sicura che “arriverà”, ma con il tempo. La coccolo , la lascio respirare , poi la ricoccolo così man mano  cresce .

Che cosa ha Floria Tosca che ti piace così tanto?

La passione in lei stessa e nel canto. Preparando Nedda vedo in qualche modo qualche parallelismo con Tosca. Ci sono piccoli aspetti che possono avvicinare le due donne. Il momento di rabbia che Nedda nutre per Tonio con quello di Tosca quando ammazza Scarpia. Un mix di vuoto, paura , sentimenti , rabbia anche la parte vocale è molto simile.

Chi è Davinia Rodriguez nel privato?

Una ragazza molto semplice con desiderio sempre di fare un passo in più . Vengo da una famiglia normale dalla montagna delle Canarie , ed ho sofferto il fatto di essere isolana  e dover mollare tutto per realizzare un sogno. La vita mi ha regalato tante cose belle e non belle, ma nonostante tutto ciò in me vive sempre quella ragazzina che le piaceva la musica , stare sul palco mantenendo sempre vivi i valori che mi hanno insegnato i miei genitori. Sono mamma , moglie , sorella e cugina e sono sempre a disposizione per tutti loro che hanno necessità di un aiuto da parte mia. Posso essere lontana ma nello stesso tempo presente. Oggigiorno con Skype che distanze si sono ravvicinate molto. Con una video chiamata ti senti quasi a casa anche se sei a molti chilometri di distanza. Certo non è mai come essere in famiglia ed abbracciare i tuoi cari quando vuoi , ma in qualche modo faccio sentire la mia presenza. Non è facile conciliare famiglia e lavoro, ma con mio marito cerchiamo di fare il meglio possibile.

 

Guardavo il Concerto di Capodanno in Tv , ora sono la protagonista femminile

( di Alessandra Giorda) Meno di una settimana ed il consueto prestigioso Concerto di Capodanno dal Gran Teatro la Fenice di Venezia sarà in diretta alle 12,20 su Rai 1, con la partecipazione del soprano Rosa Feola. Insieme al tenore statunitense John Osborn (ns intervista http://www.televisionario2.com/sono-molto-onorato-di-cantare-al-concerto-di-capodanno-alla-fenice/) la Feola sarà protagonista di questo appuntamento tanto  atteso  al 1 di gennaio. Il soprano ha cantato in tutti i teatri più importanti del mondo dal Colon di Buenos Aires al Opernhause di Zurigo , solo per citarne due . Nell’intervista a seguire ci “parlerà” della sua Susanna in Giappone diretta da M° Muti , senza scordare le emozioni vissute al Teatro alla Scala di Milano con Placido Domingo. Ricorda i primi passi mossi  nel campo della lirica e confessa il suo amore per Mozart . Svela in quali ruoli desidera debuttare e come si prepara un debutto. Prima di tutto , però,  Rosa Feola racconta le emozioni per questo Concerto di Capodanno dove da fan, che ogni primo dell’anno era incollata al video seduta sul divano a casa sua , ora  è diva e protagonista sul palco della Fenice.

Sarai protagonista nel prestigioso Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia. Come commenti?
Senza dubbio sono emozionatissima. So esattamente l’importanza del concerto, poiché lo aspettavo ogni primo 1 gennaio davanti alla TV con tutta la mia famiglia riunita. Questa volta avrò l’immensa gioia di poter invitare la mia famiglia a vederlo in diretta, in platea!

Quali saranno le arie che canterai?
Canterò due magnifiche arie di belcanto – “Quel guardo il cavaliere” del Don Pasquale, “Qui la voce sua soave… Vien diletto é in ciel la luna…” de I Puritani. Due ruoli che mi hanno portato soddisfazioni e divertimento.

Non è la tua prima volta a Venezia, quali sono le emozioni per il ritorno sul palco della Fenice?
Venezia mi ha accolto quando ancora ero “alle prime armi”,  per uno dei ruoli che più porto nel cuore, Susanna delle Nozze di Figaro. Il Teatro mi ispira magia pura. Un tempio sacro così bello da vedere e da ascoltare! Per non parlare poi dell’ambiente gioviale e positivo che permette di lavorare bene e raggiungere sempre dei livelli altissimi per tutte le produzioni!

Come avviene lo studio della preparazione di un nuovo ruolo?

Un nuovo ruolo va affrontato per gradi. Sarebbe sempre meglio avere almeno un anno per studiare a fondo tutto il possibile, a partire dalla storia che ha ispirato la composizione, allo stile, per poi passare allo spartito e leggere bene ciò che il compositore stesso ha voluto intendere fra dinamiche e senso del testo. Da qui deriva la delineazione del personaggio, che per essere coerente deve avere ragioni logiche per ogni movimento! Insomma un bellissimo lavoro! Che se fatto bene si arricchisce ogni volta che si ripete l’opera.

Quali ruoli vorresti debuttare?
Nei miei prossimi debutti mi piacerebbe vedermi nel ruolo di Violetta della Traviata. Ho avuto la fortuna di studiarla con Renata Scotto e non vedo l’ora di vederla materializzarsi.

Da Donizetti a Verdi , Puccini…quali i compositori che più ami?
Adoro Mozart in ogni sua composizione! Ma anche Mahler e Martucci mi suscitano emozioni forti.

Quando hai mosso i primi passi nel mondo della lirica e quando hai capito che saresti stata un soprano di successo?
Per la prima domanda la risposta é facile. Ho iniziato a studiare canto a 16 anni ma il mio primo traguardo importante é stato vincere il Concorso Operalia diretto da Placido Domingo al Teatro alla Scala nel 2010. Per il successo lascio giudicare gli altri; posso solo dirti che mi sento il dovere di dare sempre il massimo!

Hai cantato nei teatri più importanti del mondo. Un ricordo del Giappone?

In Giappone ho cantato Susanna delle Nozze di Figaro con la direzione del Maestro Muti. Una produzione davvero indimenticabile, con la firma di Ponnelle e i Wiener in trasferta. I fan giapponesi sono gli unici al mondo a vivere l’arte e l’artista in modo veramente intenso. sono in prima fila sia in teatro che in strada ad aspettarti per un sorriso, un autografo, e sono felici di poterti donare un piccolo regalo in cambio!

Sono molto onorato di cantare al Concerto di Capodanno alla Fenice

( di Alessandra Giorda) John Osborn sarà insieme al soprano Rosa Feola (nr intervista http://www.televisionario2.com/guardavo-il-concerto-di-capodanno-in-tv-ora-sono-la-protagonista-femminile/) il protagonista del prestigioso appuntamento al Gran Teatro della  Fenice di Venezia per il consueto Concerto di Capodanno in onda su Rai1, alle 12,25, il primo gennaio 2017. Il tenore statunitense vanta una carriera di tutto rispetto. Ha cantato nei teatri più prestigiosi al mondo dal Met di New York al Colón di Buenos Aires passando per il ROH di Londra, solo per citarne alcuni. Una vera Star della lirica su panorama mondiale.

Nell’intervista a seguire , direttamente dagli Stati Uniti, anticipa le arie che canterà a Capodanno, commenta il successo appena avuto al teatro San Carlo di Napoli in un Otello di forte spessore , anticipa l’appuntamento al Teatro massimo di Palermo a Febbraio e confessa di non avere alcun desiderio di cantare il 20 gennaio prossimo in occasione dell’insediamento, alla Casa Bianca, del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Quali emozioni provi nel cantare sul palco della Fenice di Venezia durante il prestigioso Concerto di Capodanno?

Sono molto onorato d’essere stato chiamato a  cantare al Concerto di Capodanno alla Fenice. Dopo un successo enorme ne LA FAVORITE quest’anno, sono  contentissimo di ritornare a celebrare con il popolo italiano l’inizio di un nuovo anno.

Quali sono le arie che canterai?

Canterò “Questa o quella” da RIGOLETTO di Verdi come richiesto dalla Rai  e poi canterò anche “Ah, mes amis quel jour de fête” da LA FILLE DU REGIMENT di Donizetti che adoro..

Ci saranno dei duetti con il soprano Rosa Feola? Quali?

Per ora è in programma solo  “Il brindisi” da LA TRAVIATA di Verdi .

Sei reduce dal successo dell’Otello al San Carlo di Napoli. Come commenti?

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Carlos Alvarez commenta la Première di Madama Butterfly alla Scala

(di Alessandra Giorda) Due giorni or sono dal grande successo di Madama Butterfly alla Scala di Milano. A 112 anni dal fiasco clamoroso del 17 febbraio 1904 in occasione della prima, il pubblico di Milano ha rimosso il ricordo di quei fischi e scherni , commutandoli in 14 minuti di applausi e numerosi consensi. A commentare il  successo della famosa opera di Puccini uno dei protagonisti : il baritono Carlos Alvarez. Artista di fama mondiale , ritenuto una delle figure internazionali più importanti del mondo operistico. Grande interpretazione di Sharpless ( Console degli USA a Nagasaki) dove Alvarez si è confermato un fuoriclasse . Nell’intervista a seguire il baritono spagnolo spende parole lodevoli per il soprano Maria Josè Siri ed il tenore Bryan Hymel senza tralasciare il M° Chailly. Racconta le emozioni dei giorni precedenti il 7 dicembre, il suo Sharpless e parla di sè tra presente e passato,  rammentando quando è diventato “Kammersänger” a Vienna e confessando il desiderio di fare spesso “Zarzuela”

Maria Josè Siri, Annalisa Stroppa ,Nicole Brandolino e Carlos Alvarez
Maria Josè Siri, Annalisa Stroppa ,Nicole Brandolino e Carlos Alvarez

Un commento sulla serata inaugurale della Stagione 2016/2017 alla Scala. Un racconto in breve?

Il fatto di poter  attendere due Prime consecutive, quella di quest’anno e quella dello scorso anno con “GIOVANNA D’ARCO”, è un successo in se stesso. Molto emozionante andare in scena dopo vent’anni a fare la “MADAMA BUTTERFLY” che mi ha visto debuttare alla Scala come se fosse nuova. Il 7 dicembre è l’evento più desiderato all’Opera e far parte di questo spettacolo è un vero privilegio.

Com’è il tuo Sharpless?

E’ un pò come me: con esperienza di vita, una coscienza ed un’idea della giustizia molto sviluppata ma “errare humanum est” ! La capacità di adattamento è importantissima in questo mestiere, sia la diplomazia  che il lavoro sul palcoscenico ci rende simili.

Cantare sul palco della Scala durante l’anno e cantare il 7 dicembre, quanto cambia sia a livello emozionale che di prestigio per la carriera?

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In scena sono diva a casa sono mamma

( di Alessandra Giorda) Successo a Torino per la Bohème che il 12 ottobre scorso ha aperto la stagione lirica al Teatro Regio . Un cast ben nutrito è stato vincente ed  è stato ben accolto da pubblico e critica . La protagonista nel primo cast è  Irina Lungu che ha messo in scena una Mimì notevole e ha debuttato il ruolo in un teatro d’importanza internazionale, in un momento storico dove ricorrono i 120 anni da quando la Bohème fu rappresentata, per la prima volta il  1 febbraio del 1836, proprio al Regio della capitale piemontese. Nell’intervista a seguire il soprano russo racconta la sua Mimì, commenta la regia di Ollè e si racconta tra pubblico e privato, da diva a madre .

Ricorrono i 120 anni dalla prima volta che è stata messa in scena La Bohème, proprio al Teatro Regio di Torino, e tu hai interpretato Mimì. Quali emozioni hai provato?

Le emozioni sono state le stesse di ogni evento così importante , come ogni Première e ogni apertura di stagione lirica. Molta ansia, ma anche molta impazienza. C’era l’attesa di un bambino che abbiamo partorito tutti insieme. Qui a Torino l’emozione è sempre particolare perchè ho già cantato più volte, il pubblico mi conosce e nutre aspettative, quindi da una parte il calore di sentirmi come a casa, dall’altra la consapevolezza di dover far bene. Sono molto felice perchè è stato un vero successo, grazie anche al fatto che siamo stati una squadra coesa già dall’inizio delle prove. Infatti con il cast e il team registico mi sono trovata bene e tutti abbiamo lavorato in sintonia.

Un commento sulla regia di Alex Ollè?

E’ una regia molto realista, fresca e vera. Non sono molto esperta in questo ruolo, l’ho interpretato come concerto, dieci anni or sono, con Noseda. Prima di accettare di cantare qui a Torino “ho provato ” Mimì alla Novaya Opera di Mosca per capire se potevo fare di questo ruolo il mio punto di forza.

Possiamo dire che al Teatro Regio della capitale subalpina è stato un debutto di ruolo?
Non possiamo dire un vero e proprio debutto, ma sicuramente come Mimì sono alle prime armi, perché finora ho sempre interpretato Musetta, anche in allestimenti molto importanti e in teatri di grande rilievo come il Metropolitan o la Royal Opera di Londra.

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Cosa hai portato di Irina nel personaggio di Mimì?

Mimì è un personaggio diverso da quelli che normalmente interpreto da Violetta, Lucia, Maria Stuarda…. Questo personaggio in Bohème è stato molto differente da Irina nella prima parte, quando lei si presenta in maniera molto semplice e senza sofisticazioni. In questo contesto è stato difficile trovare la chiave per aprire la mia indole d’interprete per immedesimarmi in questa parte. Nel quarto atto invece è stato più semplice per gli stati d’animo turbati così come nel terzo atto il duetto straziante con Marcello. In scena mi capita spesso di morire! Ma parlando della morte di Mimì trovo che sia un momento del tutto speciale, diverso dalle altre morti! Una morte non drammatica, non teatrale, lei semplicemente se ne va serena…ed è un momento straziante che non può lasciare indifferente nessuno….

In quali altri ruoli ti piacerebbe debuttare?

Due ruoli , uno Manon nell’opera Manon di Massenet, tra un anno e mezzo , l’altro Elvira ne i Puritani che debutterò a Piacenza, Modena e Reggio Emilia, già in questa stagione . Ci sarà poi un ruolo particolarmente impegnativo, ma non potevo dire di no perchè mi attrae tantissimo, poichè fa parte delle regine donizettiane. Fin’ora ho interpretato solo Maria Stuarda, invece questa volta sfido Anna Bolena nel teatro d’Avignone in Francia. Saranno solo due recite in un contesto tranquillo non essendo uno dei palcoscenici grandi. Mi piacerebbe un altro ruolo, la Contessa nelle Nozze di Figaro di Mozart, ma per ora non mi è stato richiesto. E’ un compositore molto difficile da cantare e non capisco come mai ora va di moda tra i giovani cantanti, poichè necessita una vocalità senza cedimenti e ben sicura. Ho interpretato Fiordiligi un paio di volte e poi ho lasciato, mentre Donna Anna è un ruolo che ” faccio ” già da due stagioni e sono stata scritturata allo Staatsoper di Vienna.

Chi è Irina Lungu nel privato?

In scena sono una diva, devo stare al gioco, mentre a casa sono mamma, quindi anti -diva. Sul palco sono al centro dell’attenzione, a casa il centro è mio figlio. Nel privato traggo esperienza per il mio lavoro. Non sono come alcuni colleghi che finito di cantare , arrivati a casa scindono perfettamente i due settori. Per me le esperienze lavorative possono essere di aiuto nel privato e quest’ultimo nel lavoro. Le sfaccettature della mia vita si uniscono le une con le altre.

Il credito della foto posate è di Living Italy

Grande attesa alla Fenice per la Norma con Mariella Devia

(di Alessandra Giorda ) Oggi la Première di Norma di Bellini al Teatro la Fenice di Venezia con una protagonista di rilevo quale il soprano Mariella Devia. Artista di grande prestigio nel panorama lirico internazionale che ha calcato i palchi dei più prestigiosi teatri del mondo. Quindi grande attesa per questa sera e per le recite a seguire . Un nutrito cast uno dei  capolavori della lirica d’ogni tempo e stile. Carattere timido e schivo, ma donna di grande animo e sensibilità,  nell’intervista a seguire il soprano ligure pone l’accento sulla “sua Norma”, commenta la regia di Kara Walker , delinea bene il parallelismo tra Norma e Medea e ricorda il mito appena scomparso: il soprano  Daniela Dessì.

D: A brevissimo la Premiére di Norma alla Fenice: cosa cambia la prima recita rispetto alle altre?
R: In realtà le recite sono tutte ugualmente impegnative, ma nella Prima ci si trova di fronte ad aspettative maggiori da parte di noi stessi, sia singolarmente sia come cast.

D: Come sarà la tua Norma?
R: Musicalmente così come è scritta, con grandissima attenzione alla partitura, senza cambiamenti di tonalità. Interpreto un’amante tradita e una madre che ha due figli ‘segreti’, ma anche una sacerdotessa e una donna che vive il momento più disperante della sua vita e che reagisce con dolore straziante, ma con una dignità che supera ogni contingenza, affrontando lei stessa, prima ancora della morte, lo scempio della vergogna a cui il suo popolo la sottopone.

D: La regia della statunitense Kara Walker, nel 2015 non sempre è stata apprezzata dalla critica. Sono stati apportati dei cambiamenti?
R: Non sono stati apportati cambiamenti. Dal mio punto di vista questa produzione è piena di interesse, oltre che esteticamente rilevante. Nel suo essere minimale lascia emergere perfettamente la drammaturgia della storia e tutti gli stati d’animo che attraversano i singoli personaggi.

D: Norma e Medea: la protagonista della tragedia greca sembra sia stata fonte di ispirazione per la protagonista dell’opera in oggetto di Bellini. Come commenti?
R: I due personaggi, se vogliamo, si assomigliano, ma la differenza profonda è che Medea uccide i figli, Norma no. Indubbiamente non è una differenza insignificante e qui il pensiero dell’omicidio dei figli impregna di fatto tutta la tragedia che si va svolgendo.  Il non ucciderli, insieme con il suo recarsi a morte, danno a Norma un’aura completamente diversa da quella di Medea. Bellini non è stato esente dall’attrazione per il mondo classico, ma semmai, qui sento molto la vicinanza di Chateaubriand e della sua opera I Martiri.

D: Molti sono i ruoli da te interpretati, qual è il tuo preferito e perchè?
R: Non ho un ruolo preferito a priori: ogni volta il preferito è il ruolo che sto interpretando.

D: Sei un grande soprano ammirata in tutto il mondo e orgoglio per l’Italia. Come hai costruito la tua carriera?
R: Con lo studio e l’attenzione costante al repertorio.

D: Quale consiglio dai i giovani che studiano in campo lirico e che sognano di diventare un nome importante?
R: Mi sento di dare gli stessi consigli che ho dato a me stessa: un impegno costante nello studio e la massima attenzione al repertorio, senza dimenticare mai che lo studio è anche disciplina.

D: Quali sonoi tuoi prossimi impegni lavorativi?
R: Norma a Madrid, concerti e poi di nuovo Norma a Palermo e Lucrezia Borgia a Valencia.
D: Chi è Mariella Devia nel privato? 
R: Una persona normale.

D: Nei giorni scorsi il mondo della lirica ha pianto un grande soprano scomparso in età prematura . Un tuo commento su Daniela Dessì?
R: Una grandissima interprete, con la quale ho avuto modo di condividere alcune volte il palcoscenico e che mancherà molto al mondo della musica.

A 16 anni rimasi folgorata da Liù, ora la interpreto in Arena

( di Alessandra Giorda) Grande successo all’Arena  Verona per Turandot , l’ultima opera di Puccini , nella quale il 23 luglio scorso ha debuttato, in maniera magistrale, il soprano Elena Rossi nel ruolo di Liù.  Artista  di notevole interesse che  ha portato la sua voce in giro per il mondo da Oriente a Occidente passando per Praga e San Paolo del Brasile.   Il soprano di Reggio Emilia, donna di classe e sensibilità,  delizierà il pubblico veronese ancora nella recita del 12 agosto prossimo . Nell’intervista a seguire Elena descrive la sua Liù e si racconta tra pubblico e privato, affrontando argomenti d’ interesse  e mettendo in luce aspetti dai quali ogni donna può trarre insegnamento. Ricorda la lunga tournèe la fianco di Bocelli e rinnova il grande amore per il teatro e l’opera lirica.

Descrivi la tua Liù   all’Arena di Verona ?

Turandot è stata la prima opera che ho visto nella mia vita ed ha acceso in me un fuoco ardente per il teatro e per il canto lirico.  Avevo 16 anni e mio fratello cantava nel coro delle voci bianche nell’ultima opera pucciniana. Quest’occasione e Turandot mi hanno aperto un mondo. Sono rimasta folgorata dal personaggio di Liù, dal suo canto dolce e struggente che riusciva a penetrare nell’animo dello spettatore.  Quando il mio agente mi ha detto che “avrei fatto” Liù in Arena  ero spaventatissima. Ho interpretato Tosca, Fedora.. personaggi notevoli, ma rispetto a questo ruolo siamo in un altro mondo. In Liù si evince una delicatezza e dolcezza profonda , ma anche una profonda forza e personalità che Puccini ha delineato molto bene nel canto.

Hai debuttato questo ruolo il 23 Luglio scorso: quali le emozioni?

E’ stata una serata magica ! Quindicimila persone presenti all’Arena di Verona, era da anni che non si vedeva una cosa del genere. Sono stata molto applaudita dal pubblico che mi ha reso felice e mi ha ripagata del duro lavoro che ho fatto per preparare questo ruolo. Ho studiato molto, forse è il personaggio al quale ho prestato più attenzione con una ricerca psicologica notevole. Con tutto il cast c’è un ottima armonia e tutti siamo stati applauditi parecchio. Grande soddisfazione di squadra. Sono convinta che il successo si ottiene da una  lunga ricerca e studio approfondito.

Due parole sulla regia e scenografia di Zeffirelli ?

E’ una produzione bellissima che da anni viene messa in scena, ma che ha un suo perchè e sempre colpisce. Non solo noi cantanti che siamo sul palco, ma anche lo spettatore ha la sensazione di essere a Pechino in un sontoso Palazzo Reale . Turandot è una meravigliosa favola che Zeffirelli ha saputo rendere strepitosa.

Quali le differenze tra cantare in un teatro e cantare all’Arena di Verona?

Molte sono le differenze tra cantare al chiuso e cantare all’aperto. Ho da poco finito al San Carlo di Napoli, teatro fantastico, ma in Arena è tutt’altra cosa. Il palco è talmente grande che le prove non possono essere fatte in altra location che in un padiglione di Verona Fiera. La tecnica non cambia , ma all’aperto viene naturale spingere sulla voce, mentre necessita essere molto rilassati. In un anfiteatro il suono si propaga in maniera differente, se c’è vento, se fa molto caldo o se è piovuto e quindi c’è umidità che fa propagare maggiormente  il suono.

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Necessita molto autocontrollo quando si sale sul palco e anche qualche ora prima di un debutto piuttosto che di un ruolo già consolidato ?

Sono una persona tranquilla di suo. E’ talmente tanto il lavoro che faccio precedentemente che non ho mai perso il sonno di una notte prima di cantare. Necessita avere la sempre consapevolezza di quello che si facendo . Tutto è in evoluzione , dalla prova generale alla Premiére, alle recite successive. Man mano si migliora sempre quello che necessita essere ritoccato. Molto è dato dall’avere anche un buon equilibrio e soddisfazione anche nelle altre sfere della vita. Ho una bimba di 8 anni che sta bene e che amo con tutta me stessa, una famiglia che mi adora e molti buoni amici. Non concentro tutto solo sull’essere un soprano, ma anche sulle altre sfaccettature della vita e dell’essere donna. Indubbio è che quando sono in produzione la mia concentrazione è totale , non mi concedo svaghi , non vado a cena con colleghi o amici. I minuti prima di salire sul palco certo che sono densi di emozione, ma quella positiva e costruttiva che giova .

In quali altri ruoli ti piacerebbe debuttare?

Adoro i ruoli veristi che sono giusti per me sia vocalmente che per come sono io come persona. Sono ruoli da donna e non da ragazzina, per questo più adatti a me. Francesca da Rimini è un personaggio che mi piace tanto  e che spero d’interpretare presto. A novembre sarò Magda nell’opera la Rondine di Puccini al teatro Carlo Felice di Genova e non ne vedo l’ora. Amo vivere le emozioni a pieno.

In passato sei stata in una lunga tournèe al fianco di Bocelli che ti ha portato negli Stati Uniti, in Asia e Medio Oriente. Cosa ti è rimasto nel cuore di questa esperienza?

E’ stata un’esperienza particolarissima e indimenticabile. Andrea all’estero è una Top Star ed ai suoi concerti non ci sono mai meno di quindicimila/ ventimila persone. Abbiamo anche cantato in concerti privati come quello che si è tenuto innanzi a Mubarak,al Cairo, prima che venisse arrestato. Bocelli è carinissimo ed ha al suo seguito uno staff eccellente e molto ben preparato. A livello professionale sono molto cresciuta ed è stato tutto bello, ma l’amore per il teatro e la lirica supera tutto. In quest’ultimo frangente è dove realmente mi vedo.  Mi piace entrare in un personaggio, sviscerarlo in tutti i suoi aspetti da quello psicologico a quello musicale. Entrare nelle storie e studiare in modo approfondito è un duro lavoro che faccio su me stessa e tutto ciò mi attira moltissimo.

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Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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