Alexandra Rosa Zabala grida la miracolo per il lavoro svolto in soli tre mesi dallo staff del Teatro Cilea

( Alessandra Giorda) Siamo ormai a due giorni dalla Première del Don Giovanni di Mozart al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria e l’attesa sale di ora in ora. Tra il ben nutrito cast, i reggini attendo l’artista che hanno già avuto l’onore di apprezzare:  Alexandra Rosa Zabala. Il soprano colombiano, ormai ben radicata da anni in Italia, è una delle artiste più consolidate sul panorama lirico nazionale ed  internazionale. Dal Teatro dell’Opera di Seoul, a quello di Valladolid per approdare al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi senza tralasciare il Teatro Regio di Parma e quello di Torino, tanto per citarne alcuni. La sua agenda evidenzia appuntamenti  prestigiosi fino a  metà del 2019 che la porteranno in Francia ed in Inghilterra. Donna dolcissima con uno stile inconfondibile e dal sorriso che infonde serenità nella vita quotidiana ad artista che s’impone sulle scene sia in parti da protagonista che da comprimari. Dotata di una vocalità lirica inconfondibile sostenuta da una tecnica perfetta, una presenza scenica importante e raffinata coadiuvata da doti attoriali che non lasciano nulla al caso, ma cesellano ogni piccolo particolare di ogni suo personaggio. Nell’intervista a seguire descrive bene la “sua” Zerlina, spende parole di lode per il lavoro straordinario che Reggio e la Regione Calabria stanno facendo per valorizzare l’opera lirica e riflette sul suo cammino nella Fede.

 

Qual è lo spirito di questo Don Giovanni di Mozart ?

Questo Don Giovanni ha molti punti di forza, dal meraviglioso cast con grandi professionisti dalla voce possente, alla direzione sapiente, ma molto innovativa di Giovanna Fratta che pur nel rigore stilistico ha voluto giocare con le citazioni moderne, le dinamiche adrenaliniche e l’esaltazione dei sentimenti. Un’appuntamento da non perdere!

Don Giovanni è la seconda delle tre opere italiane del compositore austriaco. Quale apprezzamento nutri per questo capolavoro?

Del Don Giovanni apprezzo come Mozart abbia creato l’equilibrio perfetto tra tragico e comico, i plebei di basso rango sociale esaltano la bellezza dell’animo umano nobilitando loro stessi, mentre i nobili compiono i misfatti più deplorevoli, diventando più plebei dei loro sudditi. La tragicità nella commedia, l’esaltazione più pura e allo stesso tempo più nera dell’animo, in sinergia musicale metafisica,praticamente perfetta.

Perché ancora oggi è una delle opere più apprezzate in tutto il mondo?

Beh, parliamo di esaltazione dei sentimenti, e i sentimenti sono eterni…

Racconta il tuo ruolo e cosa c’è di Alexandra Rosa in Zerlina?

Zerlina è una ragazza semplice, che viene sedotta da un nobile, di rango sociale superiore e perciò inaccessibile, al punto di ricevere da lui stesso una proposta di matrimonio, fatto che per l’epoca era assolutamente impossibile. Lei, scaltra e intelligente non ne subisce il fascino uscendone vincitrice. Mi piace esaltare la sensualità e l’intelligenza di questo personaggio, tratti che, per il mio ego di cantante/attrice è molto appagante.

Con il Don Giovanni si consolida il percorso lodevole che Reggio ha intrapreso per la valorizzazione dell’opera lirica che si pone al centro della scena culturale della città e della Regione. Tanto lodevole quanto inconsueto in un’Italia che poco valorizza un patrimonio, quale l’opera lirica, che il mondo ci invidia. Cosa ne pensi?

Se pensiamo che i direttori artistici del Teatro Cilea, Domenico Gatto e Renato Bonaiuto hanno dato vita a tre opere come Traviata, Norma e Don Giovanni, tutto questo negli ultimi tre mesi, con  le enormi  difficoltà economiche e logistiche che un teatro di Provincia incontra di default, con cast di altissimo livello, maestranze al top e vendite sold out, mi viene solo una parola in mente… miracolo!

Cosa ti aspetti dal pubblico di Reggio Calabria che già ti ha apprezzato nel ruolo della Contessa ne “Le Nozze di Figaro”?

Questo di Reggio è un bellissimo pubblico, caloroso e partecipe, spero di essere all’altezza delle loro aspettative e di fare del mio meglio.

Nel tuo repertorio c’è anche la Musica Sacra, cosa ti porta a questo genere?

Mozart ha accompagnato tutto il mio percorso di formazione e i primi anni di carriera, l’ho approfondito per anni ha contribuito al perfezionamento della mia tecnica. Ora che mi cimento nel repertorio ottocentesco, ogniqualvolta mi capita di eseguirlo, approfitto per ripassare lo stile e divertirmi tantissimo, questo repertorio è ossigeno allo stato puro.

E’ vero che cantare è la massima espressione del pregare?

Cantare è sublimare l’anima di chi ti ascolta perciò si.

Qual è il tuo rapporto con la fede?

Ho avuto bisogno di rinforzare sempre la mia fede, perché questo mestiere è effimero, ti dà e ti toglie certezze oltre che il pavimento sotto i piedi, perché lo studio del canto è empirico, ed a volte ci troviamo soli in questo percorso, man mano cresciamo e approfondiamo noi stessi. La fede, non solo in Dio, ma anche nella consapevolezza di fare dell’arte, grazie al dono  ricevuto, talvolta è l’unica ragione che ci spinge a lottare e andare avanti senza mollare.

Ti dedichi anche all’insegnamento del canto lirico per i bambini.Come si avvicinano le famiglie a questo genere di musica per i loro figli? Quanta soddisfazione provi quando insegni?

Insegno da più di 15 anni, non solo ai bambini ma anche a giovani professionisti, giovani menti che hanno un disperato bisogno di esprimere se stessi in un mondo che corre troppo velocemente e non offre molte alternative,le soddisfazioni sono diverse ma altrettanto appaganti, pari a quelle del palcoscenico, vederli crescere e maturare sereni e felici di fare musica,ti fa credere di fare, nel tuo piccolo, qualcosa di molto importante per il futuro di questa società, e sappiamo tutti quanto ci sia bisogno…

 

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Sogno una carriera lunga, ben fatta, sana e senza follie

( Alessandra Giorda) Sul palco dell’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino questa sera per l’attesissima Messa da Requiem di Verdi un vero e proprio “fuoriclasse” della lirica acclamato in ogni parte del mondo: Saimir Pirgu. Umiltà e modestia lo rendono ancora più apprezzabile e fanno si che non desideri essere nominato come Star della lirica anche se di fatto lo è. La critica lo osanna ed il pubblico va in visibilio quando lo sente cantare. A solo 16 anni aveva già completato gli studi di violino in Albania. A 21 anni ha vinto il Primo Premio al Concorso Caruso ed il Primo Premio al Concorso Tito Schipa, a 22 è stato il solista più giovane mai apparso in ruolo principale al Festival di Salisburgo ( Ferrando, in Così fan tutte ). Successivamente ha vinto altri prestigiosi Premi. Scelto da Woody Allen per il suo primo film da regista,  interpreta il ruolo di Rinuccio in Gianni Schicchi alla Los Angeles Opera con gran successo. Nel 2017 quando ha ricevuto la nomination ai Grammy Award nella categoria “Best Opera Recording” con l’opera King Roger. Il tenore albanese, naturalizzato italiano, è impegnato nel sociale e sempre attento ai meno fortunati.  E’ una Stella della Lirica nel teatri, ma un uomo senza velleità da divo nella vita quotidiana. Tutto questo e molto altro nell’intervista a seguire.

Sei tra i protagonisti ne “La Messa da Requiem”, per il secondo concerto di Stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino sotto la guida del direttore principale James Conlon. Cosa ti aspetti dal pubblico sabaudo?
Onestamente spero di accontentare le aspettative del pubblico, in quanto è la prima volta che collaboro con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e l’unica volta che ricordo di aver cantato a Torino è stata nel 2009 in un Requiem di Mozart con il Maestro Claudio Abbado. Sono felice di poter cantare il Verdi Requiem con questa orchestra meravigliosa ed insieme al Maestro Conlon con cui collaboro ormai da molti anni.

 

“La Messa da Requiem” di Verdi è un vero e proprio capolavoro sinfonico-corale. Cosa ne pensi? In passato nella medesima sei stato diretto da M° Riccardo Muti a Salisburgo. Un ricordo?
Concordo pienamente! E’ un capolavoro assoluto della musica destinato a stupire e rimanere integro in eterno. Ho un ricordo bellissimo che mi lega a questa Messa ovvero quello di quando fui chiamato ad eseguirla per la mia prima volta al Festival di Salisburgo con i Wiener Philharmoniker e la direzione del Maestro Riccardo Muti. Fu uno dei momenti più importanti della mia carriera e ricordo ancora che ero emozionatissimo soprattutto per la grande responsabilità e fiducia riposte in me dal Maestro Muti per debuttare questo capolavoro in una piazza così importante.

Foto -Fadil Berisha

Nella tua brillante carriera, l’attività concertistica la fa da padrona. Dove ti senti più a tuo agio, in un’esibizione durante un concerto o all’interno di un’opera lirica?
Nonostante i tanti concerti eseguiti in giro per il mondo mi considero maggiormente un cantante d’opera proprio per la mia costante voglia di respirare il teatro. Essere un cantante lirico per me significa soprattutto vivere l’opera nel teatro ed è qui che trovo la massima realizzazione del mio sogno che porto dentro da bambino.

Ora volgiamo lo sguardo al glorioso passato che ti vede un vero enfant prodige, poiché a soli 16 anni avevi già completato gli studi in violino nella “tua Albania”. Com’è nata la passione per il violino?
Quella per il violino non è stata una vera e propria passione come lo è stata invece quella per la musica in generale ed in particolare per il canto. Sin da piccolissimo, infatti, ho sempre amato cantare, eseguivo canzoni popolari davanti a piccoli pubblici di amici e conoscenti. C’è da dire anche che in Albania, quando ero in prima elementare, il sistema comunista, ormai agli sgoccioli, seguiva ed incentivata il sistema scolastico albanese attraverso vari corsi musicali come attività extrascolastiche e diverse opportunità di praticare l’arte da parte dei bambini predisposti. Un po’ per scelta e un po’ per imposizione del sistema mi ritrovai a studiare il violino, mi diplomai, ma non smisi mai di cantare. Lo studio dello strumento mi ha permesso di affinare il mio orecchio ed ottenere una solida base musicale grazie alla quale sono riuscito a scalare le varie tappe dello studio del canto con molta velocità.

Nel 2002 vinci il Premio Caruso e Tito Schipa. Un altro fantastico traguardo raggiunto in giovanissima età e nel 2009 il Premio Franco Corelli. Che sapore hanno tutti questi premi e questi grandi miti della lirica?
Li ritengo capisaldi della storia della lirica e l’aver ricevuto questi riconoscimenti dedicati alla loro memoria ha aiutato tantissimo i miei inizi di carriera soprattutto perché, per un giovane quale ero all’epoca, hanno costituito dei forti incoraggiamenti che mi sono stati molto utili nel proseguire la strada del canto.

A soli 22 anni hai debuttato nel ruolo di Ferrando in Così fan tutte. Sei stato il solista più giovane mai apparso in un ruolo principale al Festival di Salisburgo. Una bella soddisfazione. Proprio a Salisburgo, terra di Mozart, due enfants prodiges a distanza di secoli. Cosa rammenti di quel meraviglioso evento nel 2003?
Cantar Mozart così giovane è stata una sfida che col senno di poi non avrei mai compiuto. Da ex violinista con un forte intuito musicale ho potuto comunque cantare quest’opera difficilissima senza tanta coscienza vocale: all’epoca ero troppo giovane e il mio intuito musicale mi guidava. Oggigiorno quando riascolto le registrazioni da un lato mi sento un incosciente ad aver azzardato così tanto mentre dall’altro lato ammiro la mia voglia di cantare e determinazione nell’affrontare una situazione, un pubblico e un direttore così importanti.

Foto -Fadil Berisha

Woody Allen ti ha scelto per il suo primo film da regista dove tu hai interpretato il ruolo di Rinuccio in Gianni Schicchi alla Los Angeles Opera. Un’opportunità che ti porta anche ad aprire nuovi orizzonti. Com’è stata quest’esperienza ? Ne faresti una nuova?
Fu nel 2008 quando Placido Domingo decise di inaugurare la stagione della Los Angeles Opera con il Gianni Schicchi che segnò il debutto il Woody Allen nella regia operistica. Ho avuto la fortuna di collaborare con Allen, di apprender molto da lui e di accostarmi ad un mondo completamente nuovo e molto più cinematografico di gestire una regia d’opera. Sono sempre stato aperto alle nuove esperienze e al confronto con altri mondi, in quanto penso rappresentino sempre un motivo di crescita non solo intellettuale, ma anche culturale.

Sei stato anche Ambasciatore del Down Syndrome Albania, Fondazione che dal 2013 si occupa dei bambini affetti dalla Sindrome di Down. Come ti poni nei confronti dei più disagiati e dei meno fortunati?
Sono orgoglioso di essere ambasciatore dal 2013 dell’associazione Down Syndrome Albania e di contribuire alla sensibilizzazione delle persone relativamente a questo tema. Sono fiero di aver dato il mio apporto nella creazione di questa associazione in un paese come l’Albania dove la Sindrome di Down era prima del 2013 ancora un tabù. Sono stato e sono tutt’ora una persona fortunata e l’aiutare chi non lo è, oltre che riempirmi di gioia, mi permette di affrontare meglio la vita e il rapporto con il prossimo e mi rende ancora più consapevole di quanto siamo fortunati nella nostra vita e di quanto io personalmente sia fortunato nel praticare un’arte che aiuti e renda felici gli altri: con la mia voce sono riuscito a dar voce a delle persone bisognose.

Usando il linguaggio calcistico potresti essere definito un “bomber”, in quello dello spettacolo sei una vera e propria Star. Quando sei solo con te stesso cosa ti dici ripensando alla carriera fatta fino ad ora? Quanto è difficile mantenere il contatto con la realtà tu che ormai sei in vetta all’Olimpo della Lirica?
Nonostante i momenti di riflessione siano moltissimi, tendo sempre a pensare al futuro più che al passato. Sono indubbiamente felice per ciò che ho costruito, ma ancor più felice di poter costruire ancora. Quello del cantante è un mestiere che richiede grandi sacrifici e soprattutto una fortissima determinazione. Una volta calato il sipario si torna alla solitudine, una caratteristica che accomuna tutti noi artisti, difficile da affrontare e con cui siamo costretti a convivere; dopo una produzione o un concerto sono pronto a spostarmi per una nuova meta, un nuovo impegno; vivo più di 300 giorni all’anno in giro per il mondo e il desiderio di casa è sempre forte ed è per questo che cerco per quanto più mi è possibile di coltivare gli affetti, gli amici e la famiglia, anche a distanza, mantenendo estremamente saldo il mio rapporto con la realtà e la vita di tutti i giorni. Ci sono però anche molti aspetti positivi di questo mestiere come potersi addormentare a New York e risvegliarsi e andare al lavoro a Sydney, scoprire nuovi luoghi durante i giorni di riposo, confrontarsi con nuove culture, imparare nuove lingue. Un applauso sincero del pubblico, poi, ci ripaga pienamente di ogni sacrificio ed è proprio questo il bello del nostro mestiere.

 

 Coltivi ancora qualche sogno per la tua carriera? 
Devo dire che ho già realizzato moltissimi dei miei sogni e che puntualmente, una volta realizzati, inizi a sognare ancora e a desiderarne di altri. Per il mio grande sogno attuale posso dirti di esserci andato vicino nel 2017 quando ho ricevuto la nomination ai Grammy Award nella categoria “Best Opera Recording” con l’opera King Roger. Sarebbe un sogno ricevere un giorno un Grammy con un Solo Album, mi piacerebbe tantissimo. Il sogno della mia vita rimane però quello di riuscire ad offrire tutto quello che ho per più tempo possibile. Sogno quindi una carriera lunga, ben fatta, sana e senza follie.

Da direttore d’orchestra tra i più apprezzati al mondo ad abile chef in cucina

( Alessandra Giorda) Milano-San Francisco-Venezia. Dopo il successo al Teatro alla  Scala con la direzione de Il Pirata di Bellini, a giugno scorso, il M° Riccardo Frizza colleziona un altro successo  sul podio del San Francisco Opera in USA, a settembre scorso, per l’inaugurazione della Stagione d’opera 2018/2019 con il Roberto Devereux di Donizetti  interpretato da due Stelle quali il soprano Sondra Radvanovsky e il mezzosoprano Jamie Barton.

Ora il Maestro bresciano,  è alla Fenice di Venezia dove dirige in maniera impeccabile  l’opera Semiramide, una delle più impegnative del repertorio rossiniano.Il M° Riccardo Frizza è noto per la sua attività’ di direttore d’opera oltre che del repertorio sinfonico nei più importanti teatri del mondo.

Il 26 ottobre prossimo  sarà disponibile il CD Puccini in Love edito da Sony Classical dove le due Stelle della lirica il tenore Roberto Alagna e la moglie il soprano Aleksandra Kurzak  canteranno i duetti più belli delle opere di Puccini con l’orchestra Sinfonica di Varsavia, il tutto sotto  la magistrale direzione del M° Frizza.

I duetti presenti nel CD saranno relativi alle opere  Manon Lescaut, La Fanciulla del West, Madama Butterfly, Il tabarro e non poteva certo mancare La bohème. Disponibile anche su Amazon https://www.amazon.fr/Puccini-Aleksandra-Kurzak-Roberto-Alagna/dp/B07FDPF4H6

Tra gli argomenti trattati nell’intervista a seguire l’importanza del direttore d’orchestra all’interno di un’opera lirica, dove è spesso poco considerato ed invece è una “chiave” fondamentale per la riuscita delle recite.L’imminente Festival Donizetti a Bergamo con tutte le anticipazioni ed  il ritorno del M° Frizza al Palacio Euskalduna a Bilbao per il debutto ne I Lombardi alla prima crociata di Verdi.

Non poteva mancare il suo ricordo riguardo il soprano spagnolo Montserrat Caballè, scomparso il 6 ottobre scorso a Barcellona ed un ampio commento su l’opera Semiramide dove il Maestro bresciano tesse lodi per l’eccellente cast.  Confessa inoltre  le emozioni provate per l’addio alle scene del soprano Mariella Devia. Da importante direttore d’orchestra acclamato in tutto il mondo ad abile chef in cucina.

Pochi giorni or sono che il mondo della lirica ha pianto la dipartita di una delle artiste più importanti: Montserrat Caballè. Quale ricordo conservi di Lei ?

Non l’ho mai conosciuta, ma ho solo visto le registrazioni. E’ stato un soprano che, insieme alla Callas, alla Tebaldi e pochissime altre, resterà nella storia per sempre. Sono quelle voci indimenticabili che nascono una ogni cento anni. E’ colei la quale in assoluto si avvicinava di più a Maria Callas per bellezza di timbro e forza espressiva. Il suo canto era  puro con capacità di passare dai suoni  sovracuti  al  “pianissimo”.

Stai dirigendo con successo una delle opere più complesse di Rossini come Semiramide che sarà in scena alla Fenice di Venezia fino al 27 Ottobre. Cosa ci racconti?

In tutto il modo si celebra il 150esimo anniversario della morte di Rossini e sono state messe in scena le opere più conosciute del Cigno di Pesaro. Mi trovo a Venezia in occasione della Semiramide, opera che Goacchino Rossini scrisse proprio per questo teatro e la prima assoluta fu il 3 febbraio del 1823. E’ la sua ultima opera  che  compose per i palcoscenici italiani, dopo di che iniziò una seconda giovinezza a Parigi. Semiramide  è un’opera complessa che comprende uno sforzo importante  ed è molto lunga, poichè sono circa quattro ore di musica. Tecnicamente e strutturalmente la  considero una “cattedrale”.

Un giudizio sul nuovo allestimento che sta raccogliendo un notevole apprezzamento ?

E’ un allestimento del Teatro La Fenice per la regia di Cecilia Ligorio che ha già firmato  importanti lavori anche la scorsa estate a Martina Franca ed a me piace parecchio, poichè è una regista molto talentuosa, dalle idee ben chiare e definite coadiuvate da un gusto raffinato. E’ un allestimento molto sontuoso e dalle scene ricche. E’ una produzione molto importante.

Del ben nutrito cast cosa pensi ?

Jessica Pratt è una cantante  molto conosciuta tra i soprani di coloratura più importanti di oggi. La Iervolino è un contralto dalla voce molto brunita e molto rotonda con agilità entusiasmanti. Non la conoscevo prima e sono rimasto colpito da lei. Anche Enea Scala è bravissimo. Sono contento di lavorare con tutto il cast che mi sta dando grandi soddisfazioni compreso Alex Esposito, nel ruolo di Assur uno dei ruoli più importanti, è uno dei bassi italiani di maggior rilievo.

Sei reduce dal successo al San Francisco Opera. Quali sono le differenze tra il pubblico americano e quello italiano?

E’ un approccio completamente diverso. Da noi è più cultura da loro più intrattenimento. L’opera nasce in Italia è fa parte della nostra tradizione, mentre gli americani hanno importato questo genere ed assistono in maniera più distaccata.  Loro vanno all’opera intesa come spettacolo portando la fidanzata o la moglie in compagnia di amici. Il pubblico americano non si entusiasma per le grandi messe in scena o per le coreografie fastose, ma in scena ci deve essere qualcosa che li diverta. Il pubblico italiano va all’opera con un’aspettativa diversa ed esige sia da un punto di vista esecutivo che interpretativo. Il tutto si percepisce anche  dalla buca d’orchestra.

Raccontaci tutte le news del Festival Donizetti di cui tu sei anche direttore musicale

Da quest’anno sono stato nominato direttore musicale di questo Festival curato dalla Fondazione Donizetti. L’obiettivo è di portarlo ad essere internazionale. Purtroppo i fondi sono pochi, ma noi stiamo lavorando per cercare di raggiungere la meta fissata. Il 22 novembre prossimo inaugurerò la Stagione Musicale con  l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il Coro Donizetti Opera preparato dal Maestro Fabio Tartari. Faremo un omaggio a Rossini nella prima parte e nella seconda parte del Concerto alcune arie d’opera di Donizetti.

Dirigerò l’Orchestra del Festival Donizetti ed il Coro nell’opera Il Castello di Kenilworth, conosciuta precedentemente come Elisabetta al Castello di Kenilworth, opera scritta da Donizetti ed è la prima dove il compositore bergamasco tratta il tema Tudor. Fa parte della quadrilogia, non trilogia come spesso si dice, Tudor con Anna Bolena, Maria Stuarda e Roberto Devereux. La Fondazione Donizetti, nella fattispecie il  reparto scientifico, ha ricostruito la partitura e dal manoscritto conservato negli archivi, metteremo in scena quest’opera con un grande cast, Jessica Pratt, Carmela Remigio, il tenore spagnolo Xabier Anduaga che la scorsa estate è si è distinto al Festival Rossini. Tutto il resto del cast è composto da cantanti molto bravi e tutti insieme faremo conoscere quest’opera sconosciuta, inoltre verrà messo in vendita anche un DVD.

A gennaio 2019 salirai nuovamente sul podio del Palacio Euskalduna a Bilbao per la direzione de I Lombardi alla prima crociata di Verdi. Un nuovo debutto: cosa ci racconti?

Per me è un onore ritornare nella città più grande dei Paesi Baschi con l’Associazione degli Amici dell’Opera di Bilbao: ABAO. E’ sempre molto interessante lavorare con loro. Sarà un debutto per me.  Verdi è uno dei compositori che mi piace di più e con quest’opera è la ventunesima che dirigo del repertorio verdiano. I Lombardi alla prima crociata è un’opera di passaggio e di sperimentazione. Molte sono le parti dedicate al coro ed è un allontanarsi dal canto donizettiano con la cabaletta, in quest’opera si delineano pagine molto liriche che guardano avanti come a Don Carlo ed Aida. Sarà interessante per me, arricchirò il bagaglio culturale e sarà maggiore rispetto a quello che ho attualmente. Aggiungerò un nuovo tassello per una più profonda comprensione dell’autore.

In quale parte del mondo l’attenzione cade maggiormente sul direttore d’orchestra piuttosto che sui cantanti?

In nessuna parte del mondo! Chi va all’opera va a sentire le voci. Il ruolo di noi direttori d’orchestra è soprattutto quello  di mettere i cantanti in condizioni  di fare bene, se questo avviene anche l’orchestra viene apprezzata. E’ molto difficile giudicare un direttore d’orchestra, lo può fare solamente chi è direttore. All’estero purtroppo sei solo chi dirige l’orchestra e nulla più.  Bravo se questa ha suonato bene altrimenti nessuna considerazione, invece il direttore d’orchestra è colui il quale prepara il tutto da inizio a fine ed è anche concertatore.

Cosa ricordi dell’addio alle scene del soprano Mariella Devia, proprio dalla Fenice di Venezia dove hai diretto tu la Norma di Bellini?

Sono state tre recite molto particolari perchè il teatro era pienissimo con un pubblico non solo veneziano, ma che per l’occasione arrivava da varie nazioni. Mariella ha fatto tre recite memorabili lasciando indelebile per sempre la sua maestria nella mente degli spettatori che per l’occasione si sono parecchio commossi, io compreso! Non dimenticherò mai come il coro, orchestra, maestranze e tutti i presenti eravamo uniti dal un fil rouge di ammirazione e commozione. Serate che mai dimenticheremo dove un’energia inconsueta serpeggiava in tutti noi.

Da acclamato direttore d’orchestra in giro per il mondo ad eccellente cuoco ai fornelli. Coltivi la stessa passione del Maestro Verdi per un piatto in particolare. Svelaci cosa cucini.

Eccellente direi che è troppo! E’ nata la passione per la cucina per la necessità di non dover andare sempre a mangiare al ristorante dove, in alcune parti del mondo, non incontra il mio gusto. Mi piace molto cucinare i risotti (  il piatto preferito dal celebre compositore Giuseppe Verdi) ed i primi piatti in generale. Quando ho tempo con mia figlia, che ha sette anni, ci divertiamo a sfornellare ed anche a fare il pane.
 

 

 

 

Vi racconto il mio Conte di Luna ne Il trovatore e svelo per la prima volta il mio sogno nel cassetto

( Alessandra Giorda)  In occasione della Première de Il trovatore al Teatro Regio di Torino che si terrà il prossimo 10 Ottobre, data del 205° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, la video intervista realizzata nel foyer del Teatro Regio, con Massimo Cavalletti che si racconta tra pubblico e privato, spiega in maniera avvincente l’opera in oggetto ed invita i giovani a scoprire Il trovatore e l’opera in generale con un linguaggio diretto ed efficace. Il baritono toscano è uno dei più apprezzati e desiderati cantanti lirici del momento. Protagonista nei teatri più prestigiosi del mondo come il Metropolitan Opera di New York, il Teatro alla Scala, il Royal Opera House Covent Garden, la Staatsoper di Vienna, la Staatsoper di Berlino, l’Opera di Zurigo e il Festival di Salisburgo, tanto per citarne alcuni.
Quale sarà il suo prossimo debutto di ruolo alla Palm Beach Opera in Florida? Quali tratti avrà il suo Conte di Luna, ruolo complesso vocalmente e dove necessità sfoderare importanti doti attoriali richieste anche dal  M° Pinchas Steinberg?  Quale sarà il suo progetto che lo vedrà in futuro al servizio dei giovani? Di cosa altro parlerà davanti alla video camera di Televisionario2? Scopritelo e buona visione!

 

Intervista a Massimo Cavalletti-Televisionario2

VI RACCONTO IL MIO CONTE DI LUNA NE IL TROVATORE E SVELO PER LA PRIMA VOLTA IL MIO SOGNO NEL CASSETTO( Alessandra Giorda) In occasione della Première de Il trovatore al Teatro Regio di Torino che si terrà il prossimo 10 Ottobre, data del 205° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, la video intervista realizzata nel foyer del Teatro Regio, con Massimo Cavalletti che si racconta tra pubblico e privato, spiega in maniera avvincente l'opera in oggetto ed invita i giovani a scoprire Il trovatore e l'opera in generale con un linguaggio diretto ed efficace. Il baritono toscano è uno dei più apprezzati e desiderati cantanti lirici del momento. Protagonista nei teatri più prestigiosi del mondo come il Metropolitan Opera di New York, il Teatro alla Scala, il Royal Opera House Covent Garden, la Staatsoper di Vienna, la Staatsoper di Berlino, l'Opera di Zurigo e il Festival di Salisburgo, tanto per citarne alcuni. Quale sarà il suo prossimo debutto di ruolo alla Palm Beach Opera in Florida? Quali tratti avrà il suo Conte di Luna, ruolo complesso vocalmente e dove necessità sfoderare importanti doti attoriali richieste anche dal il M° Pinchas Steinberg. Di cosa altro parlerà davanti alla video camera di Televisionario2? Scopritelo e buona visione! http://www.televisionario2.com/vi-racconto-il-mio-conte-di-luna-ne-il-trovatore-e-svelo-per-la-prima-volta-il-mio-sogno-nel-cassetto/

Publiée par Televisionario2 sur Lundi 8 octobre 2018

Ho fatto “l’autopsia” a Lady Macbeth e sono pronta per conquistare gli spettatori al Regio di Parma

(Alessandra Giorda) Continua con successo la diciottesima edizione del prestigioso Festival Verdi a Parma e Busseto. Occhi puntati sul ritorno in Italia di Davinia Rodríguez . Il 18 Ottobre prossimo il soprano spagnolo vestirà i panni di un’imperdibile Lady Macbeth nel Macbeth di Verdi in scena al Teatro Regio ed i parmensi l’attendono con fervore. La Rodríguez è una delle artiste più apprezzate del panorama lirico mondiale. Nell’intervista a seguire, oltre a commentare il ruolo che porterà in scena al Regio di Parma, il soprano spagnolo volge lo sguardo alla stagione passata che è stata densa d’impegni e che l’ha vista protagonista nei teatri più importanti in Spagna ed all’estero. Artista interessante ed imperdibile, la sua voce fa sognare, le sue doti attoriali sono da lode, donna di fascino dal carattere dolce ma deciso, madre e moglie amorevole, questi gli ingredienti che fanno di lei un personaggio completo.

Lady Macbeth è un ruolo complesso anche dal punto di vista psicologico, oggetto di studio di Freud e ancora di attuali psicologi. Quante difficoltà hai incontrato?

Shakespeare fornisce tutto su di un piatto d’argento in modo che è possibile entrare bene nel ruolo e non è stato così difficile una volta fatta “l’autopsia” al personaggio. Ho visto tanti film dai quali si evincono particolari sfumature. Verdi ha fatto lo stesso regalando una perfetta scrittura musicale a tutti i personaggi e noi artisti ne possiamo beneficiare studiando i  ruoli con una lente d’ingrandimento come vanno in realtà studiate le opere. Ogni volta che  apro uno spartito scopro cose nuove anche se ho già portato in scena quel personaggio. Nelle prove con Abbado ho scoperto tanti dettagli importanti, quelle sfumature che sono un valore aggiunto. Spero di riuscire a portare in scena questa grande Lady Macbeth che tutti si aspettano.

Un commento sulla regia di Daniele Abbado?

Ci saranno tante sorprese per chi non ha ancora visto le recite. Pensa che noi artisti all’inizio siamo rimasti sbalorditi. E’ una regia molto forte e molto bella da vedere.

Davinia Rodriguez con Placido Domingo. Foto Herwing Prammer

 

Avevi già debuttato questo ruolo nel 2016 a Vienna al fianco del tenore spagnolo Plácido Domingo. Cosa ricordi di quell’esperienza?

Ho vissuto il momento più bello della mia carriera sul palco sia perchè ho scoperto Lady Macbeth sia perchè ero con Plácido Domingo. Credo che per noi cantanti ogni volta che possiamo  esibirci con un personaggio che è una vera e propria Star della lirica sia fantastico. E’ stata l’esperienza più forte che ho vissuto sul palcoscenico.

Davinia Rodríguez. Foto Malmo

Cosa ti aspetti dal pubblico parmense ritenuto d’orecchio fino ed ovviamente esperto del repertorio verdiano?

Esibendomi nella città natia del Cigno di Busseto mi trovo senza dubbio un pubblico attento ai minimi particolari e sono consapevole che è molto esigente. Spero sappia apprezzare il mio personaggio, la mia vocalità e tutto lo sforzo che c’è dietro. Quando salirò sul palco non sarò Davinia Rodríguez, bensì solo Lady Macbeth. Mi auguro possano accogliermi al meglio.

 

Davinia Rodríguez, MACBETH. Theater an der Wien. Herwing Prammer.

Quanto tempo necessita per  studiare un ruolo complesso come Lady Macbeth?

Non c’è tempo! In ogni repertorio necessita sempre studiare e sviscerare ogni dettaglio. Quando so che dovrò cantare un ruolo, inizio a studiare anche un anno prima. Non bisogna mai  essere troppo sicuri, ma sempre desiderosi d’imparare. Per preparare un debutto necessitano parecchi mesi di studio attento e preciso. Per esempio Lady Macbeth, dopo Vienna, l’avevo lasciata in un cassetto e quando ho ripreso a studiare per prepararmi per Parma mi sono accorta di sfumature che non avevo visto prima. Sono una persona che non si accontenta mai e che studia sempre. Ho fatto bene a lasciare risposare la mia “Lady”, perchè quando l’ho ripresa la mia consapevolezza era diversa.

Hai avuto una stagione densa d’impegni da Pechino a Barcellona passando per Muscat e Tenerife. Raccontaci la tua esperienza in Oman dove sei stata Nedda nell’opera Pagliacci di Leoncavallo?

Ogni esperienza ti arricchisce! Trattandosi di un Paese così diverso dalla nostra cultura sono andata un pò timorosa soprattutto per l’argomento trattato con la regia di Zeffirelli. Grande sorpresa! Fin dalla prima recita abbiamo avuto un’accoglienza incredibile da parte del pubblico e quindi ancora una volta sottolineo come la musica è un linguaggio che unisce tutti i popoli. Non c’è differenza culturale che regga. Il linguaggio musicale è senza confini.

Sei mamma, sei moglie e sei in carriera: come riesci a conciliare il tutto?

Con tantissimo sacrificio e con immenso amore che è il motore che muove ogni cosa e per il quale si fa tutto quello che diversamente non si avrebbe la forza di fare. Per quanto riguarda essere mamma, lo sono a tempo pieno perchè mia figlia è sempre con me anche in teatro. Studia a casa, ha iniziato da circa quindici giorni la seconda elementare e diciamo che sono diventata abile a fare i puzzle tra le prove, le recite, lo studio, l’essere madre e l’essere moglie, ma quando a fine giornata guardo mia figlia accanto a me ogni giorno mi ripeto la medesima cosa: ne vale la pena. Ho partorito questa meraviglia che è la mia bambina e ne devo essere responsabile.

Volgendo lo sguardo al futuro, un pò di relax visto i mesi impegnativi che hai avuto?

Brava! Relax! Si! Ne ho veramente bisogno. Voglio fermarmi per riprendere lo studio, per riposarmi, per fare il punto della situazione. Trovo inutile passare da un contratto ad un altro senza mai darsi una tregua anche se spesso ci si lascia prendere dall’entusiasmo. Preziosi e necessari sono i momenti di stacco.

Il prossimo appuntamento ti vede presente al Concerto di Capodanno nella tua città natale. Racconta?

Sarà particolare. Saremo diversi artisti e sarà un Concerto popolare, a ridosso del Capodanno, con tante canzoni di Natale ed arie d’opera. Si svolgerà all’Auditorium Alfredo Kraus a Las Palmas de Gran Canaria  che essendo  la mia città natale tutto assume un fascino e calore diverso oltre che avvolgente.

 

 

Uno dei miei obiettivi è riportare all’Arena le grandi voci di oggi

( Alessandra Giorda) Da soprano riconosciuto tra i migliori del panorama lirico internazionale a perfetto Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia è la donna che è stata capace di risanare le casse della Fondazione.  Doti quali perseveranza, tenacia, competenza, capacità strategiche ed intelligenza, animati da un fuoco ardente quale la passione per il suo lavoro, la rendono la donna giusta al posto giusto. Molteplici sono gli argomenti trattati nell’intervista a seguire, dai commenti sul 96° Arena di Verona Opera Festival 2018, a quelli sulla stagione 2019, con i due nomi importanti quali il soprano Anna Netrebko ed il tenore Yusif Eyvazov, la polemica cachet, senza dimenticare i momenti oscuri che la prestigiosa Fondazione Arena di Verona ha vissuto, ma volgendo lo sguardo al futuro. Da quello più prossimo al Royal Opera House di Muscat al lavoro che il Sovrintendente sta svolgendo per far si che la Fondazione Arena di Verona continui a consolidare il suo prestigio nel mondo.  La  Gasdia prossimamente a Taormina riceverà il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano che commenta con sentimento. Un ricordo anche per Ti lascio una canzone condotto da Antonella Clerici. L’opera lirica tra i giovani in Italia: quale sarà il pensiero della Gasdia? Buona lettura.

 La stagione 2018 all’Arena di Verona sta avendo un grande successo. È soddisfatta?

I primi risultati del botteghino sono stati positivi ma, come può immaginare, è ancora presto per esultare. Parallelo a quello economico, l’altro aspetto di cui bisogna tener conto è la soddisfazione del pubblico per le scelte artistiche: oltre agli allestimenti memorabili, per l’opera ci vogliono direttori e cast all’altezza. Finora sono stati tutti molto apprezzati.

L’aver inserito il 30% degli artisti che debuttano nel teatro lirico più grande del mondo all’aperto è stata una scelta vincente. Sarà portata avanti anche il prossimo anno?

Scommettere sui giovani non è certo una novità assoluta, ma non bisogna smettere di cercare costantemente i migliori e metterli alla prova. Ci vogliono voce, musicalità, teatralità e nervi saldi: molti di loro hanno già vinto la sfida e ne sentiremo parlare in futuro. Ovviamente proseguiremo su questa strada non solo in Arena, in modo da creare anche un rapporto duraturo e ricco di soddisfazioni tra i protagonisti dell’Opera di domani e il pubblico di Verona.

La trattativa con la Netrebko e Eyvazov si è conclusa positivamente. Voci, come spesso accade discordi, all’annuncio della Netrebko e Eyvazov per la prossima stagione, hanno polemizzato dicendo: “Il duo canta a gratis o il denaro per pagarli c’è dopo il disastro della passata gestione? Dove si vuole il denaro si trova!” Cosa risponde? 

ArenaOperaFestival2019_Gasdia-Netrebko-Eyvazov-Sboarina_FotoEnnevi

Ci saranno sempre voci discordi e, se ben ponderate e ben poste, è importante ascoltarle. Quella sui cachet è una mera speculazione che non tiene conto della complessità della macchina areniana. Sui cast bisogna investire, se si vuole migliorare la qualità, e tale investimento sarà ripagato dal pubblico, non solo per l’affluenza ma, come ho già detto, per il giudizio complessivo che darà dell’Arena. Va comunque ribadito che tutti i grandi artisti coinvolti nel 2018 e i loro agenti hanno dimostrato una forte sensibilità per l’Arena di Verona e per la situazione attuale, anche ridimensionando i propri compensi. Siamo impegnati tutti insieme nel rilancio di questo teatro unico al mondo. Yusif Eyvazov da qualche anno conosce il palcoscenico areniano, ne ha sperimentato la magia e ha avuto sempre riscontri felicissimi; Anna Netrebko invece non ha mai cantato in Arena. Sono davvero felice che abbiano accettato di cantare insieme ne Il Trovatore. L’allestimento di Franco Zeffirelli è poi tra i più belli e riusciti nella storia recente dell’Arena: ci sono già tutti gli elementi per serate memorabili, in primis per chi è in scena.

Uno dei miei obiettivi è riportare all’Arena le grandi voci di adesso: quelle di un tempo passavano tutte di qui, con enorme successo, e ne erano onorate. Sulle altre trattative per prudenza non posso esprimermi: è certo che bisogna muoversi con anni di anticipo per includere nel Festival i grandi della Lirica, che hanno già scritture per i prossimi due-tre anni. Per questo siamo già alacremente al lavoro con la programmazione 2020 e 2021.

CeciliaGasdia_FotoEnnevi

La sua nomina come Sovrintendente che svolge anche il ruolo di Direttore Artistico, essendo anche stata in Arena come artista, è un valore aggiunto a questa prestigiosa Fondazione che è un fiore all’occhiello nel mondo. Come commenta?

Conosco l’Arena sin da ragazzina, avendo cominciato come comparsa, per poi diventare artista del coro e infine solista. L’Arena e Verona mi hanno dato tantissimo e ora voglio dare io qualcosa a questa città ed a questo teatro. La mia esperienza mi permette di avere un occhio di riguardo non solo alla gestione, ma anche alle scelte artistiche migliori, magari accompagnando con consigli mirati chi deve affrontare questo palcoscenico immenso la prima volta e ne prova reverenza, timore e responsabilità, come è giusto che sia.

Volgendo lo sguardo al futuro quali sono i suoi obiettivi per l’Arena ed il Filarmonico?

L’Arena di Verona è, senza essere retorici, il teatro più grande del mondo. Il festival propone ogni sera un titolo diverso per una platea di oltre 13.000 persone. Necessariamente, le scelte di repertorio devono essere popolari, nel senso più nobile del termine. Il Teatro Filarmonico, ambiente più piccolo (ma non così tanto, se rapportiamo i suoi 1.200 posti agli altri teatri italiani), merita una proposta artistica, di repertorio e di interpretazioni, più coraggiosa e sperimentale.

Cecilia Gasdia

 

Spesso la Fondazione Arena di Verona è stata testimonial di eventi importanti, come anche un vanto per l’Italia nel mondo ed  in Oman… In quali Paesi esteri vorrebbe portare questa prestigiosa Fondazione?

Con l’Oman c’è un rapporto speciale, a partire dall’inaugurazione della Royal Opera House che è stata fatta dai nostri complessi artistici con la Turandot zeffirelliana. Ritorneremo in settembre, per il Gala Zarzuela con Plácido Domingo. Nell’ottica di una maggiore internazionalizzazione, alcune trattative sono già in corso, e altre sono in previsioni, per riprendere il metodo della coproduzione con le principali realtà lirico-sinfoniche italiane ed estere per nuovi allestimenti.

In un’intervista ha dichiarato che almeno fino alla stagione 2019/2020 è possibile solo un nuovo allestimento all’anno. Scelta oculata per risanare le casse della Fondazione. Quali altri tagli attuerà e secondo lei come è stato possibile che si sia arrivati a sfiorare un vero proprio disastro finanziario, con il rischio chiusura, con la precedente gestione con un giro d’affari di oltre 44 milioni di euro?

Per il bene dell’Arena, è meglio guardare avanti, volgendoci al passato per prendere esempio dall’eccellenza che c’è stata più che da errori recenti. Questo teatro ha grandi incassi ma anche grandi costi, soprattutto durante il Festival estivo che vede l’arrivo di oltre 1.000 nuovi dipendenti e quindi la gestione di un personale 6-7 volte più grande rispetto a quello in pianta stabile. Spero di non dover attuare nessun taglio, se non agli sprechi, e di migliorare la nostra produttività, visto che dal 2019 il FIS non imporrà più la cessazione delle attività per due mesi interi. Inoltre, l’attuale amministrazione di Verona è molto attenta alla gestione dell’Arena e in particolare il Sindaco, che ne è Presidente, con orgoglio e sensibilità. Posso segnalare che è già stato messo un tetto ragionevole ai compensi dei vertici e che siamo sempre alla ricerca di investitori pubblici e privati che vogliano legare il loro marchio al prestigioso brand areniano.

Cecilia-Gasdia_FotoEnnevi

 

Non crede che in Italia ci sia ancora molto lavoro da fare per diffondere la lirica tra i giovani? Un genere che il mondo ci invidia e che in Italia non è valorizzato?

A livello nazionale si deve certamente fare di più, attraverso l’Istruzione, ma anche in ogni strato del tessuto sociale: l’Italia, rispetto ai tanti paesi che linguisticamente utilizzano lo stesso termine per “suonare” e “giocare”, ha ancora molta strada da fare. Sia che diventi una professione o solo un consumo, la musica in generale deve entrare in contatto coi giovani, anzi, prima ancora, coi bambini e con gli infanti. È una necessità, un istinto ancestrale che, una volta (ri)scoperto, risveglia e amplia le emozioni, arricchendoci ed elevandoci. Tutti dovrebbero concretamente avere la possibilità di sentirle ed eseguirla, sin dalla più tenera età.

Un ricordo della sua partecipazione come giurato a Ti lascio una canzone condotto da Antonella Clerici?

È stata un’esperienza ricca di sfaccettature e assolutamente nuova per me: mi ha dato la possibilità di incontrare molti giovanissimi di talento e molti professionisti; con alcuni di loro sono tuttora in contatto. Dopo aver partecipato come giurata fissa per due edizioni, non potevo assolutamente mancare alla puntata conclusiva, in omaggio ad Antonella e a tutto il lavoro del personale Rai.

A Taormina, il 22 agosto prossimo, riceverà  il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano. Un commento?

Si tratta di un evento eccezionale in ricordo del grande tenore a dieci anni dalla scomparsa. Sono lieta ed onorata di condividere questo riconoscimento riservato ad alcuni dei migliori artisti lirici degli ultimi decenni. Ho conosciuto personalmente Giuseppe Di Stefano ed era, come gli artisti veramente grandi, una splendida persona, simpaticissimo. Lo conobbi quando vinsi il Concorso Callas nel 1980 e lo seguii più volte nei concerti che ancora teneva, a Roma. Sarà inoltre un’occasione per rivedere il magnifico teatro di Taormina, da cui manco da oltre un ventennio.

Grazie al supporto di mia madre, tanto studio e fiducia in me stessa ho realizzato il mio sogno

( Alessandra Giorda) In occasione del debutto all’Ópera de Las Palmas de Gran Canaria ( 12 -16 Giugno 2018), il soprano Rebeka Lokar racconta l’importante storia che ha alle spalle e che può essere un grande insegnamento per tutti i giovani che hanno intrapreso la carriera in campo lirico e che per vari motivi sul loro percorso trovano difficoltà. Nell’intervista a seguire la Lokar, con una grande umiltà che le rende onore, racconta il suo iter nel mondo della lirica, mettendo a nudo i suoi desideri.

Un’artista che grazie alla sue capacità non solo quelle  necessarie come soprano, ma anche quelle più personali, come credere fortemente in se stessa ed  avere una grande donna alle sue spalle come sua madre, ora porta il suo talento in giro per il mondo. Con una determinazione encomiabile ha sfiorato il successo, è caduta e si è rialzata per poi imporsi definitivamente nel mondo della lirica. Tante ore di studio e sacrifici economici e poi finalmente è avvenuto il debutto nel ruolo di Amelia al Regio Torino. L’illusione di avere aperto la porta del successo e poi  tutto tace…, fatica a trovare lavoro fino a prendere la decisione  di andare a vivere in Belgio per un anno, facendo altra attività, ma senza  mai abbandonare il canto, perchè sapeva dentro di sè che la sua strada in questa vita era nel mondo della lirica. Lavoro per vivere e studio per sognare hanno portato il soprano sloveno a realizzare il suo sogno , quando nel 2014  è volata a Tokyo a sostituire all’ultimo momento due recite di Aida nel ruolo di  Amneris, senza prove, davanti a 3000 persone.  Un grande successo che le ha regalato il biglietto per il viaggio più bello, quello nel mondo della lirica . Richiesta dai teatri nel mondo la Lokar dove canta ottiene successi. Reduce ultimamente da Torino, Shanghai e Zagabria, ora si appresta a conquistare il popolo delle Canarie.

Un commento sul successo a Zagabria con Turandot?

Abbiamo lavorato tante settimane per mettere su lo spettacolo della compagnia Ricci/Forte. Loro per questa regia di Turandot hanno vinto il premio Abbiati per la miglior regia nel 2017. È nata  da subito una bellissima intesa . Certamente è una Turandot diversa da quelle che siamo abituati, ma ha il suo fascino ed il suo perchè. Condivido in pieno il loro pensiero su chi è Turandot. È più di una gelida e cattiva principessa. È una ragazza che deve crescere, che deve confrontarsi con il mondo, con la vita e con l’amore. Si è creata un mondo tutto suo dove si sente sicura, ma all’arrivo di Calaf tutto cambia. Lui vince e lei pian piano comincia ad aprire il suo cuore e prende il coraggio per vivere l’amore e la vita.
L’opera comincia  prima dell’arrivo del direttore d’orchestra, e conosciamo subito Turandot che ci invita a visitare il suo mondo, capiamo il suo percorso, il suo cambiamento, possiamo vedere profondamente dentro di lei e possiamo constatare che non è solo crudele,  ma che è anche capace di amare.
Mi sono divertita moltissimo anche perchè mi piace molto  recitare. Abbiamo avuto un bellissimo successo di pubblico sia alla prima che anche nelle recite successive.
Ogni produzione che faccio mi insegna qualcosa sul ruolo,  la voce,  l’interpretazione e la recitazione. Ho imparato moltissimo e sono pronta a  cresce ancora.

Foto di scena

 

Emozionata per il debutto a Las Palmas?

 Las Palmas  è meravigliosa così come il teatro  dell’Ópera dove canterò Turandot. Sono emozionata di poter debuttare in Spagna, alle Canarie e spero che la mia Turandot piacerà. È un nuovo viaggio, nuova produzione, nuova ricerca e questo è  oggetto di un’ immensa gioia. Vi aspetto il 12 ed il 16 Giugno prossimi !

 

Un ricordo di Turandot al Teatro Regio di Torino dove sei stata bravissima?

È stata una bellissima esperienza con la Turandot a Torino, potendo lavorare con il Maestro Noseda ed il regista Stefano Poda. E’ stato un appuntamento molto importante, perchè sono tornata a Torino dopo sei anni. Nel 2012 ho debuttato, come soprano, in questo bellissimo teatro nel ruolo di Amelia in Un Ballo in Maschera e  sono stata felicissima di ritornare con Turandot. Ho un ricordo bellissimo del legame che si è creato con il regista Stefano Poda e dell’ energia strepitosa che si è creata fra tutti gli artisti del coro, orchestra e cantanti.

 

Quest’estate sarai tra le protagoniste della 96° edizione dell’Opera Festival all’Arena di Verona. Racconta le tue emozioni per il tuo ritorno in Arena?

Sono felicissima di ritornare all’Arena di Verona, quest’estate con Turandot e Nabucco. Poter cantare in un luogo cosi speciale e magico, dove si sono esibiti tantissimi miei idoli, mi appaga. Salire sul palco come Turandot, sarà un emozione grandissima.

Quando e come è nato l’amore per l’opera lirica?

Da piccola ascoltavo l’Opera con la mia madre, mi piaceva tanto José Carreras e mia mamma, quando avevo circa sei anni, ha voluto comprarmi una sua cassetta che ascoltavo di continuo. A vent’ anni ho cominciato a cantare in extra coro del nostro teatro a Maribor. Mi ricordo che facevamo Don Carlo e l’amore è scoppiato quando ho sentito le arie di Eboli. Li ho deciso che volevo studiare canto.

Nel tuo repertorio c’è molto Verdi e Puccini rispetto a Bizet , Mascagni.…. Un commento?
La mia strada come soprano è cominciata con un Ballo in Maschera, poi le offerte che sono arrivate più tardi sono state: La Fanciulla del West, Turandot, Vespri Siciliani, Nabucco, Butterfly, ecc…Mi piacerebbe moltissimo fare anche il repertorio belcantista, cominciando da Norma e le tre regine di Donizetti per poi passare a  Giordano, Cilea, certo anche Mascagni. Piu avanti forse anche Strauss e Wagner, perche parlo perfettamente tedesco.

Quale messaggio invii ai giovani che stanno per intraprendere la carriera nel mondo della lirica e innanzi alle prime difficoltà si scoraggiano?

Mai mollare! Anche quando è molto difficile e sembra che il lavoro non arrivi mai, quando tutti dicono di cercare altro lavoro, mai mollare se nel cuore veramente sentite che questa è la vostra strada. Sono stata fortunata ad aver avuto assoluto sostegno da mia madre, anche se non avevamo soldi ed avevo due lavori mentre studiavo. Lei non mi ha mai detto di prendere un’altra strada, perchè ha sempre creduto in me.
Credere in se stessi è la cosa più importante ed avere  la fortuna di avere una famiglia che crede in te e ti appoggia è fondamentale. Quando sentite nel cuore che questa è la strada giusta per voi, nessuno vi potrà mai far credere un’altra cosa. Lavorate duro ogni giorno sulla voce e poi divertitevi a cantare! Questa è la mia storia.

 

In quali teatri del mondo ti piacerebbe cantare?

Credo che tutti i cantanti sognino teatri come la Scala,   Metropolitan,  Covent Garden, Wiener Staatsoper ed altri come…Sono felice che la mia strada va cosi come va, che ho cantato al Regio di Torino, al San Carlo di Napoli, all’ Arena di Verona, che ritorno, al Shanghai Opera House ed in molti altri importanti teatri. Non so cosa porterà il futuro: attendo.   Posso dare il meglio di me, lavorare sodo su di me e poi ci vuole anche un’po di fortuna.

Ringrazio Dio per la voce che mi ha donato

( Alessandra Giorda) Senza dubbio è tra le voci più importanti, tra i bassi, del panorama lirico internazionale. Antonio Di Matteo dà inizio alla sua brillante carriera da giovanissimo. A soli 22 anni entra a far parte del Coro del Real Teatro di San Carlo, successivamente vince vari premi importanti. La sua voce è possente e potente un vero basso che i critici più illustri seguono con fervore. Sempre presente negli appuntamenti più importanti come al Savonlinna Opera Festival, tanto per citarne uno. Nella video intervista, Antonio Di Matteo oltre a raccontare il ruolo di Pirro, che canterà ne I Lombardi alla prima crociata in scena al teatro Regio di Torino dal 17 al 28 Aprile 2018, con una notevole umiltà che lo contraddistingue, commenta aspetti della sua vita come artista e uomo. Nel 2015 la sua voce ha colpito i palermitani al Teatro Massimo, nel ruolo di Sarastro ne il Flauto Magico di Mozart, dove già nel 2013 si era distinto al prestigioso Festival di Salisburgo. A Luglio prossimo con lo stesso ruolo sarà presente al Macerata Opera Festival con l’autorevole regia di Graham Vick  ed a Ottobre al Teatro dell’Opera di Roma. Di tutto questo, di come è stata definito il suo talento e molto altro si parla nell’intervista a seguire, compreso un ringraziamento a Dio per avergli donato una voce meravigliosa con la quale lavora ed ottiene successi in Italia ed estero.

 

Video intervista al soprano Lavinia Bini

( Alessandra Giorda) In occasione de I Lombardi alla prima crociata, quarta opera di giuseppe Verdi , dramma lirico in quattro atti su libretto di Temistocle Solera, al Teatro Regio di Torino l’incontro con il soprano Lavinia Bini.

Seppur molto giovane, il soprano toscano vanta un curriculum di tutto rispetto e la sua carriera è in forte ascesa. Ha cantato nei teatri italiani più prestigiosi, come il Petruzzelli di Bari, il Filarmonico di Verona, Teatro Regio di Parma, solo per citarne alcuni. Nella video intervista Lavinia Bini ci racconta la “sua” Viclinda, ruolo che canterà al Teatro Regio di Torino dal 17 al 28 Aprile 2018, dove ritorna dopo cinque anni. Una produzione importante con la direzione del M° Michele Mariotti sul quale esprime la sua opinione. Rammenta con gioia ed emozione quando ha cantato  Donna Anna nel Don Giovanni e Ilia nell’Idomeneo di Mozart a Salisburgo proprio innanzi alla casa dove è nato Wolfgang Amadeus Mozart. Giovane e simpatica dall’accento toscano, il soprano di Empoli, ormai di casa al Teatro Lirico di Cagliari dove la ricordiamo in Rosetta de La Ciociara di Tutino, ritornerà prossimamente per un debutto di  ruolo con Micaela in Carmen e ne parla con grande entusiasmo. Sempre nel prestigioso teatro sardo sarà anche  Gilda in Rigoletto. Artista che riscuote successi tanto in Italia quanto all’estero come a Kiel e Liegi, Lavinia Bini dopo le fatiche del suo lavoro stacca la spina e si rigenera in Toscana tra le sue passioni. Tutto questo e molto nell’intervista.

Ascoltai il disco di Beniamino Gigli e rimasi folgorato dalla lirica

( Alessandra Giorda) Cresce sempre  più in Sicilia l’attesa per il tenore delle Canarie, che dopo aver ricevuto consensi di pubblico e critica a Monte-Carlo lo scorso dicembre come protagonista de I Puritani di Bellini, sbarca al Teatro Massimo di Palermo con il medesimo ruolo (13, 15, 17 e 19 di aprile). Celso Albelo è uno dei tenori del momento richiestissimo dai teatri di tutti il mondo. Da Oriente a Occidente colleziona successi ed il pubblico lo applaude senza esitazione. Specialista indiscusso del bel canto si cimenta con altri repertori ed è subito successo. Nell’intervista a seguire, ricca di racconti di vario genere, il tenore di Santa Cruz de Tenerife, mette in luce il suo impegno per il ruolo di Arturo Talbo ne I Puritani, dove le difficoltà sono molteplici. Pur essendo una Star della lirica, conserva la genuinità e simpatia da renderlo il ragazzo della porta accanto. Un vero piacere colloquiare con lui, ricordare i primi passi mossi nella musica, quando non ancora vent’enne, come molti coetanei, si diverte a suonare la chitarra e la decisione di prendere lezioni per imparare a cantare le canzonette del momento, cambierà per sempre la sua vita. La sua è la storia di un ragazzo comune proveniente da una famiglia modesta che può essere un esempio per molti ragazzi che vogliono intraprendere la carriera in campo lirico e credono siano necessari ingenti possibilità economiche ed anche per quelli che credono che questo genere musicale sia solo per una cerchia ristretta.

La sua agenda è ricca di appuntamenti che commenta con attenzione. Il suo nuovo Album Íntimamente è vendutissimo e racconta molto di lui e di ricordi che hanno segnato la sua infanzia con il grande amore per la musica folcroristica spagnola e  sudamericana come il suo intimo amico, il tenore Jorge de Léon.

 

 

Si avvicina la data per il “tuo” Arturo Talbo ne I Puritani al Massimo di Palermo. L’adrenalina sale, sei pronto?

E’ sempre una grossa responsabilità ogni volta affrontare un ruolo come questo. Per la mia vocalità siamo all’estremo delle possibilità umane e cantare nel teatro più bello del mondo è un piacere ed un input notevole.

Quali sono le difficoltà di questo ruolo, oltre alla vocalità? 

Le  difficoltà sono varie oltre quella riguardante l’estensione della voce che raggiunge il limite umano,  l’interpretazione è fondamentale ed è molto complesso  dosare bene l’amore verso la Patria e verso la donna che deve essere attraverso la voce molto bene colorato per riuscire a dare lo smalto giusto per questo  magnifico ruolo.

Ad ottobre prossimo, con lo stesso ruolo, sarai sul prestigioso palco del Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Riscontri differenze tra Italia e Spagna per quanto riguarda il pubblico?

La responsabilità è massima. Sono nato in Spagna, ma lavorativamente sono italiano il mio insegnante è stato Carlo Bergonzi e poi sono cresciuto accanto al Maestro Nello Santi. La tradizione di tenori spagnoli ed italiani non può passare inosservata. Per me cantare al Massimo che è in Sicilia che è  un’isola ed io come isolano di Santa Cruz mi identifico, poi andare a Barcellona nel teatro dove sono passati grandi nomi come Placido Domingo e Josè Carreras ritengo essere la mia responsabilità ai massimi livelli. Speriamo di uscirne vivo ! ( ride ). Il pubblico spagnolo e quello italiano hanno molti punti in comune, poichè entrambi apprezzano la sincerità del canto.

Sei uno degli esponenti di grande rilievo sul panorama lirico internazionale del bel canto, ma anche un eccellente esploratore di altri repertori come quello francese che vedrà il tuo debutto a Valladolid nel Romeo e Giulietta di Gounod. Come commenti?

E’ un linguaggio musicale diverso con chiavi diverse però una volta che approfondisci bene lo studio del ruolo e del repertorio, puoi trarre grandi soddisfazioni.

Dal bel  canto al repertorio francese per approdare a quello verdiano, a fine maggio al San Carlo di Napoli, con Alfredo ne La Traviata. Ci sono similitudini tra Celso e Alfredo? Cosa ti piace di lui?

Direi cosa non mi piace ( ride). Alfredo non ha una personalità molto forte. Sempre sottomesso a due forti caratteri come quello del padre e poi di Violetta. Incapace di prendere la decisione giusta. Quella che prende è sempre sbagliata. Purtroppo molti uomini sono come lui, ma anche donne. Direi che non ci sono distinzioni di sesso in questo caso. Personalmente non sono come Alfredo.

Tra le tue passioni si evince quella per la musica popolare spagnola e sudamericana che prende corpo nel bellissimo album dal titolo Íntimamente by Sony. Raccontaci come nasce questo album.

Sono nato alla Canarie dove musicalmente il folclore è molto forte. Sia io che il mio grande amico, Jorge de Léon (tenore) abbiamo mosso i primi passi con questa musica. Abbiamo entrambi scoperto la nostra voce con essa. In più l’emigrazione dalle Canarie al Sud America è stata copiosa. Per me e Jorge quando sentiamo queste musiche rammentiamo momenti speciali della nostra vita. Nel CD c’è una canzone dal titolo Ay Ay Ay che sono quattro strofe, io ne ho scelte due che erano quelle che mio nonno cantava a mia nonna. Altre sono le canzoni che in questo CD mi legano al mio vissuto e per questo il titolo Íntimamente . Il colore scelto del disco è un colore terroso, tipico della Spagna, Canarie e Sud America ed il blu è il colore del mare che la gente pensa che divide due Paesi, ma per noi isolani  li unisce. C’è anche un omaggio molto importante a quello che sono stato io e continuo ad essere. https://www.lafeltrinelli.it/musica/cd-album/celso-albelo-intimamente/0889854661625

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Hai cantato nei teatri più importanti del mondo dopo il 2006 anno che segna la tua ascesa nell’Olimpo della lirica. Qual è il tuo prossimo obiettivo?

Ogni volta che mi fanno questa domanda ricordo l’emozione e l’illusione che avevo da ragazzo. Cantare per me  era ed è sinonimo di felicità . Cantare è bello per chi canta e per chi ascolta. Mi sono esibito al Metropolitan di New York, alla Scala di Milano, a Royal Opera House di Covent Garden a Londra, alla  Staatsoper di Vienna…. senza dubbio i teatri più importanti del mondo, ma io rimango sempre quel ragazzo semplice e genuino che non avrebbe mai pensato di raggiungere i traguardi di oggi. Certo ora sento una grande responsabilità, ma lotto per non perdere quella freschezza che avevo da ragazzo che poi è quella che mi regala la vera felicità.

Hai ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti tra i quali nel 2013 la medaglia d’oro delle Isole Canarie da parte del Governo Insulare e a maggio 2016 è stato nominato Figlio Prediletto dal Comune di La Laguna (Isole Canarie). Quali emozioni provi quando sei riconosciuto per la tua carriera?

Il detto recita: ” Nessuno è profeta in Patria” e quando lo si  è la  gioia è  profonda ed al contempo  la responsabilità è grande. Provengo da una famiglia normale che non era particolarmente affezionata alla musica classica e l’opera lirica mi ha cambiato la vita. La musica e la cultura rendono le persone migliori, di questo ne ho ferma convinzione. Quindi quando sei un’artista che hai una grande visibilità hai una maggiore responsabilità nei confronti delle persone e soprattutto dei giovani,  perchè sei un esempio per loro. La musica classica e l’opera lirica devono arrivare a tutti anche a quelli che pensano di non avere l’opportunità di coltivare  questo tipo di cultura. C’è chi crede che, essendo cresciuto in un ambiente popolare, questo genere non fa per lui o chi non ha le disponibilità economiche e ritiene che per intraprendere la carriera lirica necessiti parecchio denaro. Tutte scuse con le quali mi scontro quando ricevo dei riconoscimenti o premi ed incontro persone che mi dicono quanto poc’anzi ho menzionato. Sono felice che  la gente comune si identifichi in me e quando mi incontra afferma: ” …ma sei una persona normale, ridi, scherzi sembri uno di noi” Certo sono una persona come tutti ! Sarebbe da studio sociologico capire cosa passa nella testa della gente riguardo un cantante lirico o un artista di musica classica.

Come è stato il tuo approccio con la lirica provenendo da una famiglia non avvezza a tal genere?

( Nuovamente ride) Suonavo la chitarra e canticchiavo, ma spesso rimanevo afono e questa cosa non mi andava, quindi decisi di prendere lezioni di canto da una professoressa che conoscevo, avevo 19 anni. Volevo cantare le canzonette. Lei molto abilmente, dopo aver preso coscienza della mia voce, mi ha condusse dove aveva stabilito. Pensa che non sapevo leggere nemmeno la musica! Lei mi lasciò un disco di Beniamino Gigli e si raccomandò che lo ascoltassi. Le dissi che avrei sentito questo signore. Non sapevo minimamente chi fosse. Quando ascoltai il disco diventai matto. Era stupendo, mi innamorai della lirica immediatamente. Man mano iniziai a studiare musica e passo dopo passo percorsi la lunga strada che oggi mi ha portato dove sono.

 

 

Alessandra Giorda - P.IVA 11290670014

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