Ascoltai il disco di Beniamino Gigli e rimasi folgorato dalla lirica

( Alessandra Giorda) Cresce sempre  più in Sicilia l’attesa per il tenore delle Canarie, che dopo aver ricevuto consensi di pubblico e critica a Monte-Carlo lo scorso dicembre come protagonista de I Puritani di Bellini, sbarca al Teatro Massimo di Palermo con il medesimo ruolo (13, 15, 17 e 19 di aprile). Celso Albelo è uno dei tenori del momento richiestissimo dai teatri di tutti il mondo. Da Oriente a Occidente colleziona successi ed il pubblico lo applaude senza esitazione. Specialista indiscusso del bel canto si cimenta con altri repertori ed è subito successo. Nell’intervista a seguire, ricca di racconti di vario genere, il tenore di Santa Cruz de Tenerife, mette in luce il suo impegno per il ruolo di Arturo Talbo ne I Puritani, dove le difficoltà sono molteplici. Pur essendo una Star della lirica, conserva la genuinità e simpatia da renderlo il ragazzo della porta accanto. Un vero piacere colloquiare con lui, ricordare i primi passi mossi nella musica, quando non ancora vent’enne, come molti coetanei, si diverte a suonare la chitarra e la decisione di prendere lezioni per imparare a cantare le canzonette del momento, cambierà per sempre la sua vita. La sua è la storia di un ragazzo comune proveniente da una famiglia modesta che può essere un esempio per molti ragazzi che vogliono intraprendere la carriera in campo lirico e credono siano necessari ingenti possibilità economiche ed anche per quelli che credono che questo genere musicale sia solo per una cerchia ristretta.

La sua agenda è ricca di appuntamenti che commenta con attenzione. Il suo nuovo Album Íntimamente è vendutissimo e racconta molto di lui e di ricordi che hanno segnato la sua infanzia con il grande amore per la musica folcroristica spagnola e  sudamericana come il suo intimo amico, il tenore Jorge de Léon.

 

 

Si avvicina la data per il “tuo” Arturo Talbo ne I Puritani al Massimo di Palermo. L’adrenalina sale, sei pronto?

E’ sempre una grossa responsabilità ogni volta affrontare un ruolo come questo. Per la mia vocalità siamo all’estremo delle possibilità umane e cantare nel teatro più bello del mondo è un piacere ed un input notevole.

Quali sono le difficoltà di questo ruolo, oltre alla vocalità? 

Le  difficoltà sono varie oltre quella riguardante l’estensione della voce che raggiunge il limite umano,  l’interpretazione è fondamentale ed è molto complesso  dosare bene l’amore verso la Patria e verso la donna che deve essere attraverso la voce molto bene colorato per riuscire a dare lo smalto giusto per questo  magnifico ruolo.

Ad ottobre prossimo, con lo stesso ruolo, sarai sul prestigioso palco del Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Riscontri differenze tra Italia e Spagna per quanto riguarda il pubblico?

La responsabilità è massima. Sono nato in Spagna, ma lavorativamente sono italiano il mio insegnante è stato Carlo Bergonzi e poi sono cresciuto accanto al Maestro Nello Santi. La tradizione di tenori spagnoli ed italiani non può passare inosservata. Per me cantare al Massimo che è in Sicilia che è  un’isola ed io come isolano di Santa Cruz mi identifico, poi andare a Barcellona nel teatro dove sono passati grandi nomi come Placido Domingo e Josè Carreras ritengo essere la mia responsabilità ai massimi livelli. Speriamo di uscirne vivo ! ( ride ). Il pubblico spagnolo e quello italiano hanno molti punti in comune, poichè entrambi apprezzano la sincerità del canto.

Sei uno degli esponenti di grande rilievo sul panorama lirico internazionale del bel canto, ma anche un eccellente esploratore di altri repertori come quello francese che vedrà il tuo debutto a Valladolid nel Romeo e Giulietta di Gounod. Come commenti?

E’ un linguaggio musicale diverso con chiavi diverse però una volta che approfondisci bene lo studio del ruolo e del repertorio, puoi trarre grandi soddisfazioni.

Dal bel  canto al repertorio francese per approdare a quello verdiano, a fine maggio al San Carlo di Napoli, con Alfredo ne La Traviata. Ci sono similitudini tra Celso e Alfredo? Cosa ti piace di lui?

Direi cosa non mi piace ( ride). Alfredo non ha una personalità molto forte. Sempre sottomesso a due forti caratteri come quello del padre e poi di Violetta. Incapace di prendere la decisione giusta. Quella che prende è sempre sbagliata. Purtroppo molti uomini sono come lui, ma anche donne. Direi che non ci sono distinzioni di sesso in questo caso. Personalmente non sono come Alfredo.

Tra le tue passioni si evince quella per la musica popolare spagnola e sudamericana che prende corpo nel bellissimo album dal titolo Íntimamente by Sony. Raccontaci come nasce questo album.

Sono nato alla Canarie dove musicalmente il folclore è molto forte. Sia io che il mio grande amico, Jorge de Léon (tenore) abbiamo mosso i primi passi con questa musica. Abbiamo entrambi scoperto la nostra voce con essa. In più l’emigrazione dalle Canarie al Sud America è stata copiosa. Per me e Jorge quando sentiamo queste musiche rammentiamo momenti speciali della nostra vita. Nel CD c’è una canzone dal titolo Ay Ay Ay che sono quattro strofe, io ne ho scelte due che erano quelle che mio nonno cantava a mia nonna. Altre sono le canzoni che in questo CD mi legano al mio vissuto e per questo il titolo Íntimamente . Il colore scelto del disco è un colore terroso, tipico della Spagna, Canarie e Sud America ed il blu è il colore del mare che la gente pensa che divide due Paesi, ma per noi isolani  li unisce. C’è anche un omaggio molto importante a quello che sono stato io e continuo ad essere. https://www.lafeltrinelli.it/musica/cd-album/celso-albelo-intimamente/0889854661625

 https://www.amazon.it/Celso-Albelo-Intimamente/dp/B073SDR3ZP

Hai cantato nei teatri più importanti del mondo dopo il 2006 anno che segna la tua ascesa nell’Olimpo della lirica. Qual è il tuo prossimo obiettivo?

Ogni volta che mi fanno questa domanda ricordo l’emozione e l’illusione che avevo da ragazzo. Cantare per me  era ed è sinonimo di felicità . Cantare è bello per chi canta e per chi ascolta. Mi sono esibito al Metropolitan di New York, alla Scala di Milano, a Royal Opera House di Covent Garden a Londra, alla  Staatsoper di Vienna…. senza dubbio i teatri più importanti del mondo, ma io rimango sempre quel ragazzo semplice e genuino che non avrebbe mai pensato di raggiungere i traguardi di oggi. Certo ora sento una grande responsabilità, ma lotto per non perdere quella freschezza che avevo da ragazzo che poi è quella che mi regala la vera felicità.

Hai ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti tra i quali nel 2013 la medaglia d’oro delle Isole Canarie da parte del Governo Insulare e a maggio 2016 è stato nominato Figlio Prediletto dal Comune di La Laguna (Isole Canarie). Quali emozioni provi quando sei riconosciuto per la tua carriera?

Il detto recita: ” Nessuno è profeta in Patria” e quando lo si  è la  gioia è  profonda ed al contempo  la responsabilità è grande. Provengo da una famiglia normale che non era particolarmente affezionata alla musica classica e l’opera lirica mi ha cambiato la vita. La musica e la cultura rendono le persone migliori, di questo ne ho ferma convinzione. Quindi quando sei un’artista che hai una grande visibilità hai una maggiore responsabilità nei confronti delle persone e soprattutto dei giovani,  perchè sei un esempio per loro. La musica classica e l’opera lirica devono arrivare a tutti anche a quelli che pensano di non avere l’opportunità di coltivare  questo tipo di cultura. C’è chi crede che, essendo cresciuto in un ambiente popolare, questo genere non fa per lui o chi non ha le disponibilità economiche e ritiene che per intraprendere la carriera lirica necessiti parecchio denaro. Tutte scuse con le quali mi scontro quando ricevo dei riconoscimenti o premi ed incontro persone che mi dicono quanto poc’anzi ho menzionato. Sono felice che  la gente comune si identifichi in me e quando mi incontra afferma: ” …ma sei una persona normale, ridi, scherzi sembri uno di noi” Certo sono una persona come tutti ! Sarebbe da studio sociologico capire cosa passa nella testa della gente riguardo un cantante lirico o un artista di musica classica.

Come è stato il tuo approccio con la lirica provenendo da una famiglia non avvezza a tal genere?

( Nuovamente ride) Suonavo la chitarra e canticchiavo, ma spesso rimanevo afono e questa cosa non mi andava, quindi decisi di prendere lezioni di canto da una professoressa che conoscevo, avevo 19 anni. Volevo cantare le canzonette. Lei molto abilmente, dopo aver preso coscienza della mia voce, mi ha condusse dove aveva stabilito. Pensa che non sapevo leggere nemmeno la musica! Lei mi lasciò un disco di Beniamino Gigli e si raccomandò che lo ascoltassi. Le dissi che avrei sentito questo signore. Non sapevo minimamente chi fosse. Quando ascoltai il disco diventai matto. Era stupendo, mi innamorai della lirica immediatamente. Man mano iniziai a studiare musica e passo dopo passo percorsi la lunga strada che oggi mi ha portato dove sono.

 

 

Adoro cantare Andrea Chénier e sono un uomo che ama godere di tutte le cose belle della vita

( Alessandra Giorda) “Il tenore più ricercato al mondo”, il più grande tenore di oggi “,” il nuovo re dei tenori ”  chi è?   Jonas Kaufmann! La sua voce incanta, le sue interpretazioni arrivano dritte al cuore di ogni spettatore nei molteplici ruoli dove è protagonista. I suoi CD by Sony vanno a ruba nelle vendite come l’ultimo L’Opera Dolce Vita ( 2016) dove tra molte stupende canzoni è contenuta ” Parla più piano”  ( Video a seguire) famosa colonna sonora di uno dei film capolavoro della cinematografia americana “Il padrino”. (http://www.jonaskaufmann.com/de/191/#59)

Il tenore tedesco sarà protagonista al Gran Teatre de Liceu di Barcellona nel ruolo di Andrea Chénier dell’omonima opera di Umberto Giordano che sarà in scena dal 9 al 28 Marzo prossimo, dove come sempre le recite nelle quali lui è protagonista sono già sold out. Un cast meraviglioso promette emozioni inconsuete agli spettatori spagnoli. Per l’occasione nell’intervista a seguire la Star planetaria, con la grande simpatia che lo contraddistingue, snocciola in poche parole un’attenta analisi dell’opera Andrea Chénier, cita Herbert von Karajan, commenta la regia di Mc Vicar e ricorda il suo debutto di ruolo al ROH di Londra nel 2015. Reduce dalla fortunatissima tournée europea con Wolf: Italienisches Liederbuch, racconta questo genere meno noto, ma di grande rilievo, dove amicizia ed impegni professionali lo vedono spesso al fianco di altri due nomi di risonanza mondiale, il soprano tedesco Diana Damrau ed il pianista austriaco Helmut Deutsch, di cui è stato allievo. Molto altro nell’intervista a seguire dove Kaufmann si racconta tra pubblico e privato. Una vera star sul palco, ma a sipario calato e luci spente entra in scena l’uomo: quali sono le sue passioni? Chi è nella vita privata? La sua fede calcistica è? Vino, cibo, vela e……

A Marzo prossimo sarai Andrea Chénier al Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Come sarà il tuo personaggio ?
(ride) Bene, cosa posso dire? Speriamo bene! Mi piace il pezzo, adoro cantare il ruolo del protagonista e dopo  le performance  di “Chénier” a Londra e Monaco, non vedo l’ora di “cantarlo” di nuovo; questa volta al Liceu.

Cantanti lirici importantissimi, sia nel primo che nel secondo cast, come Carlos Álvarez , Jorge de Léon, Sondra Radvanosky….  promettono grandi emozioni per gli spettatori spagnoli. Cosa ne pensi?

“Grandi emozioni” è la parola chiave per l’opera e specialmente per quelle del “verismo” come “Andrea Chenier”. Quando esegui  lavori come questo è essenziale immergerti così profondamente da essere completamente riempito da esso, mentre allo stesso tempo sei ancora in grado di guidarlo lungo le giuste linee. È un atto di equilibrio che Herbert von Karajan ha definito “estasi controllata”

 

Cosa ti aspetti dalla regia di  David McVicar?

Bene, come sai , la produzione di McVicar di “Chénier” ha avuto la sua prima nel gennaio 2015 al Royal Opera House di Londra. Dato che questo è stato il mio debutto in quel ruolo, conosco molto bene il lavoro di McVicar : è stato un intenso periodo professionale e mi piace lavorare con lui perché rende sempre le cose più interessanti. Ha rispettato il fatto che “Chenier” è un “pezzo d’epoca”, il che significa che difficilmente puoi spostarlo in un altro periodo rispetto alla Rivoluzione Francese.

 

Grande successo per il tour europeo Wolf: Italienisches Liederbuch. Sei soddisfatto? Un commento?

Non sono solo soddisfatto, sono molto felice di aver fatto questo tour che è stato qualcosa di speciale sotto molti aspetti. Dodici concerti in città europee, tra cui Monaco di Baviera, Berlino, Amburgo, Vienna, Parigi, Londra, Budapest e Barcellona. Ogni due  giorni una performance in una città diversa… Questa è stata una grande occasione per far conoscere canzoni che sono sempre state etichettate come “difficili”, “impopolari” o “di particolare interesse”, anche tra gli amanti del repertorio dei Lied. Alcuni hanno chiesto perché Diana Damrau, Helmut Deutsch e io facciamo un tale sforzo per promuovere Hugo Wolf e una delle sue opere più importanti. Perché se lo merita!  Speriamo che con il nostro tour e la registrazione dal vivo di uno dei concerti susciterà interesse, non solo tra gli amanti della musica ma anche cantanti, promotori e organizzatori di concerti. Nonostante tutti i viaggi, quel tour è stato un grande piacere per noi e non vediamo l’ora di fare progetti per un altro programma speciale Lied.

 

Tu e Diana Damrau, due Stars sul palco. Cosa pensi di  Diana?

È un’artista e una collega meravigliosa ed è stato un grande piacere recitare con lei “Italienisches Liederbuch”. Lo stesso vale per Helmut Deutsch che conosco dai miei anni di studio, quando era uno dei miei insegnanti.

 

Apriamo il cassetto dei sogni: cosa troviamo?

Bene, preferisco non aprire quel cassetto in modo sconsiderato, dato che è una questione privata. Tuttavia se mi chiedi dei miei desideri per il futuro, direi:  essere in salute  per mantenere un buon equilibrio tra vita privata e professionale.

 Chi è nel privato “Il più grande tenore del mondo”, Jonas Kaufmann?

 Un uomo che gode davvero di tutte le cose belle della vita. Oltre a tutti i generi di buona musica, letteratura e film, amo cibo e vino, caffè e dolci, elettronica, guidare le auto, ciclismo, footback / calcio (sono un grande fan del Bayern München), vela e molto altro. Soprattutto quello che più mi piace è passare il tempo con la mia famiglia, gli amici e me stesso.

Sono contento di ritornare a cantare in Italia dopo le tappe in UK e USA

( Alessandra Giorda) Il tenore Andrea Carè sarà a Febbraio prossimo  protagonista maschile in  Carmen di Bizet al ROH di Londra, nel ruolo di Don José. Grande attesa da parte degli anglosassoni per l’artista in oggetto che è ormai è un habitué in questo prestigioso teatro. Carè  con il medesimo ruolo, nel 2015,  sostituì il tenore Jonas Kaufmann e nell’intervista a seguire  ci racconta questo impegno last minute, i momenti di suspence provati, che in quel frangente sembravano eterni, e come  tutto si è risolto al meglio. Il suo debutto fu nel 2013 nel ruolo di Ismaele nel Nabucco al fianco di Plácido Domingo dove conquistò il pubblico londinese. Andrea Carè è un tenore di grande prestigio sulla scena internazionale, acclamato da pubblico e critica all’NCPA di Pechino, al Bolshoi di Mosca, al Royal Swedish Opera, al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, tanto per citarne alcuni. Nella video intervista a seguire si racconta tra pubblico e privato con una dolcezza e simpatia infinite. Svela il suo prossimo debutto negli USA e il ritorno a Parma nel prestigioso Teatro Regio. In ambedue gli appuntamenti sarà uno struggente  Mario Cavaradossi in Tosca. E’ un artista molto richiesto all’estero da avere poco tempo per le tappe italiane e ci spiega il perchè. Cosa farà nel tempo libero un tenore così importante? Scopriamolo!

 

 

In Turandot al Regio di Torino debutto il mio nuovo ruolo: Ping

( Alessandra Giorda) La sua carriera è in fortissima ascesa ed è sempre più apprezzato da pubblico e critica internazionale. Il baritono Marco Filippo Romano debutta il ruolo di Ping al Teatro Regio di Torino nella Turandot di Puccini con la regia di Stefano Poda. Siamo abituati a vederlo in scena in molti ruoli che gli calzano perfettamente come Don Geronio ( Il Turco in Italia), Don Magnifico ( La Cenerentola)…..Il suo cavallo di battaglia Don Bartolo (Barbiere di Siviglia)  lo ha portato in giro per il mondo da Oslo alle Filippine per approdare alla Corea del Sud ed ora un nuovo ruolo, con il quale saprà conquistarsi  pubblico e critica, che, alla generale della Turandot sotto la Mole, è stato copiosamente applaudito. Il baritono siciliano, uomo di estrema simpatia e dolcezza, nell’intervista a seguire  racconta  il suo Ping e confessa il disappunto iniziale, ma con altrettanta sincerità ed intelligenza afferma di sentirsi ora perfettamente a suo agio. Fornisce un’attenta analisi della spettacolare regia di Poda, definendo questa Turandot visionaria e visuale, con la particolare morte di Liù.

Commenta come un disegno del destino abbia fatto sì che, alla dipartita dell’ultima erede del celebre compositore G. Puccini, la Signora Simonetta, avvenuta a Dicembre scorso, segua come prima opera in cartellone al Regio di Torino nel 2018, la Turandot . Marco Filippo Romano rammenta quando visitò Villa Museo Puccini e l’emozione nel trovarsi nello studio di Giacomo Puccini con il suo pianoforte dove compose l’opera in oggetto. Molto altro ancora nell’intervista a seguire.

 

 

 

 

La regia di Stefano Poda mette in risalto il senso umano di Calaf

( Alessandra Giorda) Impegnato in questi giorni al Teatro Regio di Torino in occasione della Turandot, nel ruolo di Calaf, è lo spagnolo Jorge de León. Artista di prestigio sulla scena internazionale è considerato tra i migliori tenori contemporanei. Nel suo vasto repertorio c’è molto Puccini, Verdi e Bizet.  Nel 2004 è vincitore del primo premio  “José Carreras” come miglior tenore al Concorso “Julian Gayarre” e l’anno seguente  del secondo premio al concorso “Jaime Aragall”. Nel gennaio 2017 ha debuttato al Gran Teatro del Liceo di Barcellona, dove ha interpretato il “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini entusiasmando il pubblico  ed un anno dopo ha sortito il medesimo effetto con il pubblico torinese alla generale di domenica scorsa ( della Turandot) nel ruolo del Principe Ignoto. Il tenore, nativo di Santa Cruz de Tenerife, ha un  talento vocale ed interpretativo da lasciare tutti a bocca aperta. Come uomo ha notevoli qualità come umiltà, umanità e simpatia. Ha cantato nei teatri più prestigiosi del mondo da Oriente a Occidente e la sua agenda è sempre fitta d’impegni. Raccoglie ovunque consensi di pubblico e critica.

Nella video intervista a seguire, realizzata con un primo piano dell’artista, Jorge de León racconta il suo Calaf, commenta la spettacolare regia di Stefano Poda, il suo ritorno nel Sol Levante ed il grande amore per le tradizioni del suo paese spiegando cos’è Zarzuela. Nel settembre del 2017 è stato protagonista al fianco del tenore Plácido Domingo e con Lucero Tena  in un indimenticabile Gala di Zarzuela, alla Scala di Milano, per la lotta contro i tumori.

 

 

Grazie all’insistenza di mio padre passai dalla musica leggera alla lirica

( Alessandra Giorda) Direttamente dal Sultanato dell’ Oman l’intervista al tenore di fama internazionale Antonino Siragusa che sarà Elvino, ne La Sonnambula di Bellini con la Fondazione Arena di Verona, al Royal Opera House Muscat. (http://www.televisionario2.com/larena-di-verona-porta-in-oman-la-sonnambula-di-bellini-al-roh-muscat/

Ha cantato nei teatri più prestigiosi del mondo, dall’Europa al Sol Levante passando per gli Stati Uniti, solo per citarne alcuni: Teatro alla Scala, Metropolitan di New York, Wiener Staatsoper, Opéra National de Paris, Staatsoper e Deutsche Oper di Berlino,  Teatro Real di Madrid, Liceu di Barcelona, Palau de les Arts de Valencia, New National Theatre di Tokyo…

E’ considerato tra i più raffinati tenori del repertorio belcantistico con il quale ha costruito la sua carriera, ma oggi si sente pronto per affrontare ruoli verdiani come in  Rigoletto ed in Traviata. Infatti, Antonino Siragusa, in primavera sarà Alfredo in Traviata al San Carlo di Napoli.

Il tenore siciliano si racconta ricordando i primi passi mossi nella musica leggera con Rita Pavone, Anna Oxa , Ivano Fossati… per poi approdare alla lirica e confessa il suo sogno. Dopo oltre vent’anni di carriera e  molta esperienza fatta, esprime la sua opinione riguardo ai giovani che si stanno avviando verso la dura strada in campo lirico, dando loro consigli preziosi.

Sei tra i più grandi tenori del repertorio belcantistico e ritorni al ROH di Muscat nel ruolo di Elvino ne La Sonnambula di Bellini. Interprete e compositore ambedue siciliani, direi che ci sono tutti gli ingredienti per portare un importante spaccato di eccellenze sicule in Medio Oriente. Come commenti?

 Per quanto riguarda la sicilianita’, amo moltissimo Bellini e lo considero il Maestro del belcanto  in assoluto. Penso che portare La Sonnambula a Muscat sia stata un’ ottima idea anche per far comprendere la dolcezza della nostra musica e la capacità di una scrittura che tutt’oggi  è estremamente moderna. Quindi direi forza Sicilia !

Due parole sul tuo Elvino? Quanto ci sarà di Antonino in questo personaggio?

È sempre difficile interpretare i personaggi di un’opera, a volte qualcuno ti somiglia di più , in questo caso forse il temperamento, la forza e l’amore che Elvino ha li sento molto vicini al mio modo di essere.

Qual è il rapporto tra gli omaniti e l’opera lirica?

Per me questa è la seconda volta in Oman, la prima era stata con Cenerentola, penso che piano piano si stia arrivando a far conoscere in Oman l’opera perché vedo molto interesse anche più di qualche anno fa e devo dire che il lavoro che Umberto Fanni ( Direttore generale ROH MUSCAT) sta facendo qui è immenso.

 

Un commento su Hugo De Ana come regista e come persona?

Conosco Hugo De Ana come regista e nutro grande stima per il suo lavoro. Le regie da lui firmate sono sempre poetiche . Questa Sonnambula è davvero bella un colpo d’occhio e rispettosa della tradizione. Come uomo lo conosco troppo poco per esprimere un giudizio.

Hai cantato nei teatri più importanti del mondo, cosa pensi del ROH di Muscat?

Si è vero ho cantato nei teatri più grandi del mondo e adesso aggiungo anche un teatro come Muscat che trovo bellissimo esteticamente. E’ internamente di legno con un’acustica bellissima. Non posso che parlarne con entusiasmo.

Hai mosso i tuoi primi passi nella musica con una chitarra quando eri un bambino, poi hai aperto importanti concerti di nomi altisonanti di musica pop. Come sei approdato alla lirica?

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Concordo con Richard Strauss: Falstaff è un vero capolavoro

( Alessandra Giorda) Artista di notevole spessore, il soprano Erika Grimaldi si è da tempo imposta sulle scene nazionali ed internazionali. Le sue doti vocali sono apprezzate in Italia nel mondo dall’Arena di Verona, al Bolshoi di Mosca, al San Francisco Opera senza dimenticare il Lincoln Center di New York…..Ha realizzato un album con il M° Gianandrea Noseda e la London Symphony Orchestra. Abituè di importanti appuntamenti come il Savonlinna Opera Festival ed il Festival Internazionale di Edimburgo. Durante un piacevolissimo incontro, nello storico Caffè Baratti & Milano a Torino, ha preso corpo l’intervista a seguire dalla quale si evince una Erika Grimaldi dolcissima e felicissima. A poco meno di un anno dall’essere diventata mamma, di una meravigliosa bimba di nome Esther, nel descrivere questa esperienza i suoi occhi brillano e la gestualità si fa ancora più dolce di quanto già non lo sia.  Domani al Teatro Regio sotto la Mole la Première di Falsfaff, opera che il soprano astigiano descrive nelle varie sfaccettature. Nel raccontarsi tra pubblico e privato confessa la preparazione per un nuovo ruolo che debutterà nel 2019.

Come sarà la tua Mrs. Alice Ford?

E’ un personaggio divertente e che fa combriccola  con le altre donne dove l’unione fa la forza. Quindi donne contro uomini. E’ una donna a cui piace ridere e scherzare che insieme alle altre trova piacere nella burla usata per rompere la quotidianità della vita. Quello che noi facciamo in scena è rappresentare un sano e puro divertimento.

Un commento sulla regia di Daniele Abbado?

La regia è molto carina, dotata di una piattaforma circolare non rotante e sopra la medesima ci sono tante botole dove i personaggi compaiono e scompaiono. Per noi è senza dubbio un pò scomodo perchè dobbiamo correre e salire o scendere scale piuttosto piccole. E’ in pendenza con una discesa verso il palco, quindi adatta per una perfetta visione dello spettatore. Ci sono lenzuola appese su dei cavi e vengono spesso mosse per creare insieme a noi del cast un gran movimento. Definirei questa regia tradizionale dove nulla è stato stravolto e perfettamente aderente al libretto. I costumi non sono d’epoca e nemmeno moderni, bensì una via di mezzo. Mi piace quando nulla viene mutato e si mette in scena l’opera così come deve essere da libretto.

Si annovera che il supremo fascino del Falstaff sta nel fatto che Verdi per la prima volta compì un’opera da musicista e non soltanto da autore teatrale. Come commenti?

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Making music together with James Conlon gives me great joy: memorably in Paris and Chicago

( Alessandra Giorda, Turin-Italy) Next Thursday Aga Mikolaj will be a protagonist in the waiting concert at Auditorium Rai in Turin.
A consummate concert artist, Aga Mikolaj has performed around the world in works by composers such as Mahler, Beethoven, Schubert, Strauss, Verdi, Penderecki and Szymanowski and she works with many conductors: Christoph von Dohnanyi, Sir Mark Elder, Marek Janowski, Mariss Jansons, Philippe Jordan, Zubin Mehta,  John Nelson, Krzysztof Penderecki….Aga Mikolaj has gone on to enjoy operatic success throughout Europe, the USA and Japan. In the interview to follow she is speaking about concert in Turin and new debut in the role as Tatyana in Semperoper  Dresden.  Other important role as Donna Elvira that she has also sung with the Los Angeles Philharmonic under Gustavo Dudamel and on tour with the Wiener Staatsoper at Spring Festival Budapest under Adam Fischer. Aga Mikolay has  a sensitive soul, like her garden and everything about nature.

What do you think about Auditorium Rai in Turin?

Last season I was very happy to make my debut in Torino with RAI National Orchestra and Maestro James Conlon. We sang Beethoven’s 9th Symphony in Oman and in Torino and it was a great collaboration!

What do you think about James Conlon, Conductor?
I’ve been very lucky to sing with Maestro Conlon a few times, memorably in Paris and Chicago. Making music together with Maestro Conlon gives me great joy. He creates a natural process in order to learn more about the interpretation and he has an excellent understanding about a singer’s “philosophy”. It is fanastic to work with someone some colourful when guiding us during the piece and it is a big pleasure for me to be hear again!

What will you sing in Turin?
This time we are going to sing Gustav Mahler`s  Das klagende Lied . It is one of Mahler`s early pieces, based on fairy tale with text written based on pieces of Ludwig Bechstein and Brothers Grimm.

Next work schedule Tatyana in Semperoper Dresden. Who is Tatyana, for you?
Yes , I am going to sing Tatyana in Semperoper Dresden this season, which will be my debut in the roles. I’ve been waiting to sing it for a while now! Tatyana is a role which every soprano loves to sing and portray on stage.

Why?

The story is very touching. Tatyana is an honest young girl from the country side, living her own world between reading books and dreaming, and suddenly she meets Onegin. She instantly falls in love with him, but he does not feel the same way at the beginning.
After few years they meet each other again in totally new circumstances.. and the drama continues.
Tchaikovsky’s genius perfectly expresses every kind of emotion. Tatyana is very naive in the first sways of love. But isn’t it wonderful to dream like that?

 

 

Differences  between Tatyana and Aga?
Tatyana from  Eugen Onegin“ is a very naive girl at the begining. She‘s living in a village reality and she knows only the best side of life, always dreaming, in the middle of a family idyll  without other experiences. Of course, there are many differences between me and Tatyana’s character. But this master work is talking about something universal. This opera relates to love, overwhelming emotions, expectations and difficult decisions – which everyone comes across in life. The music was written by a Russian composer so I think my Polish-Slavic soul can only help me with the most honest interpretation of Tatyana.

In a review by Elbamargarita: “Vocally the strongest and most versatile woman in the group is Aga Mikolaj’s Donna Elvira”. A comment, please?
Donna Elvira the absolute opposite character to Tatyana. Until now I’ve been very sucessfull in my interpretation of strong women on stage. To sing Donna Elvira from Mozart’s Don Giovanni you need to be a mature person with all the knowlege about the complicated structure of our emotions.

 

 

Mozart, Verdi and Strauss very important for your artistic career. Why ?
Mozart , Verdi , Strauss but also Mahler and Wagner. They all composed master pieces and their music is absolutely perfect for my voice! Not only operatic repertoire but also concert pieces.
Most of the works are written in German.. but of course the Italian language is the perfect language for singers !

 

How do you spend your free time?
Free time ? The only short moments at home with family and friends are very important for me. I also like my garden and everything about nature. But I am also still desperately learning to be a better driver and when I have an opportunity I love to go to the theater ir concert hall : just to enjoy art.

Lo stile di Rossini è quasi “Rock & Roll” dell ‘800

 (Alessandra Giorda) Da Santiago del Cile l’intervista a seguire che vede protagonista il M°José Miguel Pérez Sierra che ha egregiamente diretto la Cenerentola di Rossini al Teatro Municipal della capitale cilena. E’ considerato uno dei più capaci direttori del momento conquistandosi l’attenzione degli addetti al lavoro a livello nazionale ed internazionale. Con Rossini è stato il più giovane direttore salito sul podio del ROF nel 2006 ( Rossini Opera Festival) e con il cigno di Pesaro continua a conquistare pubblico e critica in giro per il mondo. A Novembre prossimo il suo debutto nel prestigioso Teatro dell’Opera di Montreal e il Nord America lo attende con impazienza. Il suo repertorio varia da Donizetti a  Bellini e Verdi senza tralasciare Puccini e Mascagni. Artista di successo, marito felice e padre amorevole. Si ritiene soddisfatto della sua vita con molti sogni realizzati ed altri da realizzare. Molto chiaramente descrive il suo obiettivo, motore fondamentale per il lavoro, una vera e propria mission: la diffusione della musica Paese dopo Paese, persone dopo persona. Da grandi a piccini senza tralasciare nessuno. Ricorda i  primi passi nella carriera da concertista insoddisfatto, trovando poi  la sua strada come direttore d’orchestra e dando completezza alla sua vita.

Come nasce la tua passione per la direzione musicale?

È stato un processo naturale… Mi sono diplomato in pianoforte a 16 anni e all’epoca la mia vocazione era quella di diventare concertista. Ho intrapreso questa strada per 4 anni, ma non giovava al mio carattere. Sono troppo socievole, ho bisogno di collaborare con altre persone per sentirmi a mio agio e il pianoforte mi teneva chiuso in solitudine 8, 10, a volte 14 ore al giorno in epoca di competizioni e tournèe. Questo era un enorme peso a livello personale e temevo di cominciare a perdere pian piano il mio amore infinito per la musica. Fu così che cominciai a fare musica da camera. Prima con un violinista, poi un trio, poi quartetti con pianoforte, infine il quintetto e mi rendevo conto poco alla volta che, più grande era il gruppo, più ero felice di fare musica. A un certo punto mi sono domandato: che succederebbe se provassi a fare musica con un’orchestra o con orchestra, coro, solisti, come succede nell’opera? Ho voluto dare risposta a questa domanda iniziando a studiare direzione d’orchestra. Così si aprì la strada che mi ha condotto fin qui!

Sei il più giovane direttore musicale salito sul podio del prestigioso Rossini Opera Festival. Quali sono i segreti catturati e come ti hanno aiutato nella tua brillante carriera?

La mia esperienza rossiniana inizia di pari passo con i miei studi come direttore. La musica per me fino a quel momento era il grande repertorio romantico e del XX secolo per pianoforte: Chopin, Listz, Brahms, Scriabin, Rachmaninov, Prokofiev… era proprio questo il repertorio quello che mi interessava di più anche a livello orchestrale. Il destino volle che nell’anno 2003 conoscessi Alberto Zedda e da allora mi sono appassionato per questo autore che, fino a quel momento, era per me un enigma. Con il Maestro, recentemente scomparso, ho avuto l’immensa fortuna di condividere 14 anni di collaborazione musicale e amicizia fraterna, nei quali non ho smesso mai di meravigliarmi per la sua vasta cultura , cercando di fare tesoro di tutti i suoi insegnamenti. Il suo invito nel 2006 per dirigere Il Viaggio a Reims dell’Accademia al ROF non fece che confermare la mia “immersione totale” nella figura di Rossini, che  è andata avanti fino ad oggi. Mi considero un direttore versatile, mi piace fare musica di tutti i periodi e tutte le nazioni, sia lirica che sinfonica. Autori come Verdi, Puccini, Wagner, Dvorak, Mahler, Bruckner, Strauss… stanno sempre nel mio calendario. Tuttavia dal 2006 Rossini è diventato  parte importante della mia attività.

 Quali emozioni ti dà Rossini?

Rossini è un autore molto intellettuale non  dall’emozione facile. Nelle sue opere possiamo osservare sentimenti, ma non sentimentalismo, effetti, ma non voglia di effettismo. Quando dirigo Rossini provo emozione ed anche quando penso che sto riuscendo a condurre in modo giusto la sua musica e la sua maniera personalissima di far teatro musicale. Cosi come quando  ho la sensazione di essere capace di esaltare tutti i bisogni espressivi delle sue partiture. Altri compositori ci danno un blocco di marmo con una scultura ben abbozzata e dipende da noi dare gli ultimi colpi in maniera di rifinire le loro intenzioni o meno. Rossini ci consegna terra umida ed un torno,  è responsabilità assoluta dell’interprete decidere quale forma vuol dare alla scultura ed in che maniera vuole rifinirla. Rossini può essere fragile come la terracotta, ma ha anche le sue infinite possibilità creative dentro la ricreazione.

Il cigno di Pesaro ha uno stile dal quale si evince una notevole brillantezza ritmica mettendo in evidenza la sua unicità dallo stile degli operisti del ‘700. Cosa ne pensi?

È vero, il ritmo ed il crescendo rossiniano sono due elementi che lo distinguono da tutti i compositori precedenti e da tutti quelli che verranno dopo di lui. È quasi “Rock & Roll” dell ‘800! Veramente geniale.

Sei reduce dalla direzione dall’opera Aureliano in Palmira, un commento?

È un’opera meravigliosa, con tanti elementi che ci rivelano già al grande Rossini serio di Semiramide e Guglielmo Tell. ” Aureliano” è l’opera veramente “propietaria” della sinfonia de Il Barbiere di Siviglia. Infatti, essa è seria, “guerriera”, non pensata per un’ opera buffa.  Risulta persino troppo aggressiva come apertura del Barbiere, pur se siamo già abituati a sentirla. Invece, in Aureliano si rivela il suo vero senso drammaturgico e Rossini riprende i suoi temi nella stretta del Finale Primo, in un esplosivo crescendo tipicamente rossiniano.

Perché quest’opera è meno rappresentata rispetto alle altre di Rossini?

Tutte le opere serie di Rossini sono, per ora, meno rappresentate delle popolarissime opere buffe. Dobbiamo tenere in conto che quasi 30 titoli rossiniani hanno passato più di un secolo sepolti nell’oblio. Il suo recupero lo dobbiamo principalmente ad Alberto Zedda ed ai musicologi collaboratori della Fondazione Rossini. E’ forse l’operazione di restituzione culturale più importante della seconda metà del XXesimo secolo. Grazie a questo, il Rossini serio ormai si può sentire in tutto il mondo anche se ancora non appartiene al così detto “repertorio”. Comunque, sono sicuro che se facessimo un’indagine da  40 anni fa ad oggi, Rossini sarebbe senza dubbio l’autore maggiormente preferito dal pubblico.

Riguardo al ritorno al Teatro Municipal a Santiago del Cile con la Cenerentola, cosa ci racconti ?

Il Municipal è un teatro molto speciale per me ! Ormai è la terza produzione che faccio con loro. Orchestra e coro sono ad un livello altissimo e tutto il personale del teatro si occupa di “coccolare” gli artisti come in pochi teatri al mondo. È sempre un piacere tornare e questa occasione è stata  particolarmente emozionante, poichè  si è trattato della prima Cenerentola che ho fatto dopo la scomparsa del Maestro Zedda. È un opera che ho studiato con lui e che mi porta tanti ricordi.

2015-04-17, Madril. José Miguel Pérez-Sierra, orkestra zuzendaria. Irudian, José Miguel Pérez-Sierra.
17-04-2015, Madrid. José Miguel Pérez-Sierra, director de orquesta. En la imagen, José Miguel Pérez-Sierra.

Sempre con lo stesso titolo a novembre il debutto in Canada all’Opera di Montreal. Senza dubbio un appuntamento importante, come commenti ?

Sono molto felice di questo mio debutto, non solo in Canada, ma anche in Nord America. L’Opera di Montreal è un teatro molto importante e a questo punto della mia attività professionale, senza dubbio è un appuntamento decisamente motivante.

Chi è il M° Pérez Sierra nel privato? Come trascorri il tempo libero?

Di tempo libero ce n’è veramente poco, hahaha… Anche quando sono a casa a Madrid, passo la maggior parte della giornata studiando; comunque trovo sempre tempo di fare il “papà” che è  la mia attività preferita. Cerco di stare con la mia famiglia il più possibile e cerco di “contagiare” le mie figlie con la mia altra grande passione: il calcio. Sono un grande tifoso del Real Madrid. Anche quando sono fuori, ovunque mi trovi al mondo, sempre trovo la maniera di poter seguire la mia squadra del cuore. Per il resto, adoro fare cose semplici: andare al cinema con mia moglie, uscire insieme con gli amici… Sono cose che per me, dato il poco tempo che passo a casa, sono straordinarie e doppiamente “saporite”.

Aprendo il cassetto dei sogni, cosa troviamo?

Troviamo un uomo felice, fortunato, con tanti sogni compiuti e tanti da compiere, ma senza fretta di farlo. Un uomo a cui piacerebbe davvero fare musica tutta la vita ed in tutto il mondo. Diffonderla  tra i giovani ed i bambini,  cercare di portare felicità con essa ad ogni popolo della Terra ed avvicinarla al pubblico in tutta la sua dimensione culturale e sociale. Questo è il vero sogno e la forza che mi muove!

Sono una Lady Macbeth sanguinaria, spietata e assetata di potere

( Alessandra Giorda) In occasione del Macbeth al Teatro Regio di Torino, incontro il soprano del momento: Anna Pirozzi. Donna piacevolissima e artista di notevole spessore. Partenopea di nascita, ma studia tra Aosta e Torino e la sua carriera vede la luce nel 2012 proprio nel teatro lirico della capitale subalpina. Colpisce ed affonda spettatori e critica dando un’impennata alla sua carriera che la porterà da subito ad essere considerata la prossima “Anita Cerquetti, il più grande soprano drammatico di coloratura dal 1945 a oggi.” Gira il mondo chiamata dai teatri più importanti e lavora con direttori d’orchestra di fama mondiale come Zubin Metha, Riccardo Muti e Gianandrea Noseda, solo per citarne alcuni. Nella vita privata è nuovamente mamma da due mesi, di un piccolo dolce bimbo, sul palco Anna Pirozzi è una Lady Macbeth spietata, sanguinaria e assetata di potere. Nell’intervista a seguire si racconta tra pubblico e privato. Come protagonista del Macbeth ai progetti futuri, senza dimenticare di volgere lo sguardo al passato quando si disperava per ottenere un’audizione nel prestigioso Teatro Regio, ai sogni nel cassetto che svelerà nell’intervista a seguire. La sua agenda è colma d’impegni e la sua famiglia è una meravigliosa squadra che la segue e l’aiuta in questo dolce momento che, a soli due mesi dal parto, vede il soprano lirico spinto scalare l’Olimpo della lirica confermandosi sempre vincente e trionfante.

 

 

Qualche anticipazione sulla tua Lady Macbeth?
E’ il mio personaggio preferito. Ha molte sfaccettature e posso mettere in luce tutti i lati del mio carattere da quello amorevole a quello rabbioso. Tengo molto a questo ruolo! L’ho interpretato parecchie volte ed ogni volta aggiungo qualcosa di nuovo in base anche alla regia. Questa del Regio è quella firmata da Emma Dante che ha già firmato la regia a Palermo. E’ molto forte, d’impatto e ritengo che se vista due o tre volte si coglie in pieno la genialità. Mi piace tantissimo e quindi riesco anche a dare il tutto quello che ho dentro per questa Lady Macbeth che è assetata di potere e di sangue. Ama vedere il sangue anche se poi non riesce a sopportare tanto orrore. E’ comunque una donna e come tale, ne parlavamo ieri tra il cast, forse avrebbe voluto avere dei figli da Macbeth. I loro sentimenti si sono trasformati in qualcosa di freddo e sono pervasi dalla rabbia. L’ascesa al potere porta i due ad una brutta fine. E’ senza dubbio una Lady come voleva Verdi che ha già scritto tutto nello spartito; colore , carattere e sensazioni. Il Maestro di Busseto infatti nella prima edizione diceva di mettere da parte un po’ il canto e soffermarsi di più sul testo. Verdi in quell’occasione è stato anche regista ed ha curato scene e movimenti.

Com’è il clima tra il cast?
Ci sono due cast e ci conosciamo tutti. Si è creato un clima gioviale e di amicizia. Senza dubbio c’è la voglia di fare bene e siamo estremamente concentrati sulla regia di Emma che ci chiede molto.

Come definiresti Emma Dante?
Un animale da palcoscenico! Una donna forte dal carattere tenace con tratti quasi mascolini. E’ stata molto carina a cogliere anche i nostri pensieri, ognuno di noi porta del suo ed è bello il confronto. Definirei Emma Dante: geniale.

Sei un soprano che ha molto Verdi nella sua carriera, cosa ti affascina di lui?
Non l’ho scelto io. La sua scrittura musicale mi è subito andata comoda per le mie corde. Sono una romantica e le sue eroine che amano totalmente fino a morire, mi attraggono parecchio. Inoltre sono attratta dalla forza guerriera come si delinea in Abigaille e Lady Macbeth perché sono donne complete dove io mi ci specchio dentro.

 

 

Che effetto ti fa cantare al Teatro Regio di Torino dove nel 2012 hai esordito?
Prima del 2012 ambivo tanto a questo teatro, cercavo sempre di ottenere audizioni ma non ci riuscivo perché ero nessuno, non avevo cantato in alcun teatro importante. Mi disperavo sempre più, ma intensificavo lo studio finchè una luce si accese per quella Amelia, dell’opera “ Un ballo in maschera” di Verdi, feci tre audizioni di cui l’ultima con il M° Noseda ed ottenni la parte.

Quali sentimenti hai provato in quel momento?
Dopo tanti sacrifici ero riuscita a raggiungere un traguardo tanto ambito. Quando ho saputo che ero stata scelta, ho pianto ! Ero commossa, felice finalmente che il mio momento fosse arrivato. Avevo raggiunto una meta, piccola forse per qualcuno, ma grande per me . Molta parte dei miei studi è stata fatta a Torino, la mia seconda città, e tutti mi conoscevano quindi volevo fare bella figura.

Nel tuo lavoro hai raggiunto un livello molto alto. E’ stato più difficile arrivare o è più arduo mantenere ?
Assolutamente più difficile mantenere tale livello. Ho debuttato nel 2012 e poi non mi sono più fermata e ho cantato nei teatri più prestigiosi del mondo. Confesso di non aver studiato molto in conservatorio, ma di più privatamente. Ho sempre avuto la predisposizione ad entrare velocemente nella parte, mentre ho studiato tanto la tecnica, quella che vogliono sentire i teatri, quella per la quale sono arrivata a questo punto. Prima c’era in me la natura ora, dopo parecchio studio per imparare a governare la mia voce, posso esibire anche la tecnica.

Sei da poco diventata nuovamente mamma del secondo figlio. Come riesci a conciliare il lavoro, che ti porta in giro per il mondo, con la famiglia?
Il mio bimbo ha due mesi, sto allattando ed è molto stancante. Spesso arrivo alle prove stanca e non riesco a dare il meglio, ma per le recite dormirò tutta la notte e sarò riposatissima, grazie alla meravigliosa squadra che ho intorno a me. Mio marito e mia mamma mi aiutano in tutto e saranno loro durante la notte a turnarsi per accudire il mio bambino.

La tua agenda è piena di importanti date dall’Italia all’Estero, da Edimburgo a Parigi, Londra , Tel Aviv, Madrid ….. A ottobre e novembre sarai alla Scala di Milano nuovamente con Verdi. Come commenti?
E’ un ritorno e sono felice! Tornarci con Nabucco, che è il mio cavallo di battaglia, mi rende serena e non vedo l’ora.

Un consiglio che daresti alle nuove generazioni che si apprestano a percorrere la loro strada nel campo lirico?
Non affrettarsi a cantare grandi ruoli in grandi teatri. Seguire le tappe è importante. Ho iniziato a cantare a venticinque anni, quindi tardi, ma non per il mio repertorio che necessità di una certa maturità caratteriale. Consiglio di studiare molto, poiché la competizione è tanta. Arrivano i ragazzi dall’Oriente preparatissimi tecnicamente, ma parchi del nostro canto italiano che il mondo ci invidia. Non dico che non vogliamo gli stranieri o che non ci piacciono, ma la gente appassionata d’opera cerca l’italianità che è un valore aggiunto che abbiamo. La preparazione deve essere ai massimi livelli e studiare tantissimo. Non smettere di studiare dopo il conservatorio e con un maestro valido, non importa che sia un grande nome.

Chi ringrazieresti tra i tuoi insegnati?
Voglio ringraziare tutti i maestri con i quali ho studiato ed in particolare qui a Torino la Signora Moyso, ma a colui che, ormai mi segue da anni e conosce perfettamente la mia voce, va un ringraziamento particolare: il baritono Federico Longhi.

Apriamo il cassetto dei sogni e cosa troviamo ?
Norma! Ruolo che debutterò all’ABAO di Bilbao prossimamente. Troviamo poi il Metropolitan di New York….

Su questa ultima location ci sono news, ossia si sta concretizzando il sogno?
Top secret ! Per ora nulla posso dire.

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