Il tenore Armiliato nel fascino del tango di Gardel e Schipa

( Alessandra Giorda) Pochi giorni sono trascorsi dall’inaugurazione dell’Amiata Piano Festival , dove lo spettacolo Recital CanTango, che vede protagonista il grande tenore di fama mondiale Fabio Armiliato, ha riscosso un successo memorabile con tanto di standing ovation e sold out. Un viaggio tra le splendide musiche dell’intramontabile  Carlos Gardel e del tenore Tito Schipa nel tango argentino tra gli anni ’20 e ’30.  Fabio Armiliato ci parla , nell’intervista a seguire , di questo spettacolo che ha radici profonde e racchiude in sè molte tematiche attuali .

Come nasce l’idea di Recital CanTango?

Nasce dalla passione per la musica e la personalità artistica di Carlos Gardel, per la canzone del tango e per il belcanto italiano che ha contribuito alla sua nascita e si concretizza grazie all’incontro musicale con il pianista e arrangiatore Fabrizio Mocata, creando le basi di un progetto che vuol fare un po’ da ponte tra la cultura italiana e quella rioplatense, nel nome dello straordinario mondo musicale del Tango e del Tango Cancion.
Il progetto trova anche però radice nel tempo: negli anni ’90 ho cantato spesso al Teatro Colòn di Buenos Aires in diverse opere liriche come Tosca, Adriana Lecouvreur e Mefistofele…Ho avuto subito un bellissimo incontro con la cultura argentina che ha, tra l’altro, una radice genovese molto forte a causa della grande immigrazione alla fine dell’800 e inizi ‘900. Da genovese non posso che sottolinearlo. In quel periodo della mia carriera, soprattutto durante quei miei soggiorni a Buenos Aires, la passione per il tango però non mi aveva contagiato, talmente ero impegnato nella mia carriera di cantante lirico. Sono però rimasto sempre molto legato alla cultura argentina e al suo meraviglioso pubblico.
Quattro anni or sono, ho letto un libro scritto dal cugino di Daniela Dessì, l’avvocato Giuseppe Zanni, insieme a Elio Forcella intitolato “DESAPARECIDO IN DO MAGGIORE”, che parla della vita dello sfortunato talentuoso musicista e compositore italo-argentino Rodolfo Zanni, vissuto proprio a Buenos Aires negli anni trenta: il periodo della nascita del tango. Leggendo quel libro, è nata in me l’esigenza di approfondire l’argomento con una ricerca dettagliata proprio di quel periodo storico e delle origini del Tango, avendo ben fisso nella mente un nome su tutti: Carlos Gardel. La sua arte, la sua breve vita e la sua tragica fine mi colpirono profondamente. Caso volle che una sera in visita a Roma, mi ritrovassi con alcuni amici a cena in un ristorante argentino a parlare per la prima volta insieme a loro proprio di tango, commentando le canzoni del solito sottofondo musicale. In quella circostanza però le musiche e soprattutto la voce, che avevo ascoltato moltissime volte uscire dagli altoparlanti di quel ristorante in altre occasioni, mi suonarono assai diverse e la voce di Gardel, la sua espressione e la sua tecnica vocale suonò per la prima volta alle mie orecchie stranamente familiare, ricordandomi in modo straordinario il modo di cantare e di fraseggiare del grande tenore italiano Tito Schipa .

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Al Cairo ho terminato una stagione effervescente, ora sono concentrato su Locri

( Annunziato Gentiluomo) Con grande soddisfazione si evidenzia un evento in controtendenza rispetto ai pochi investimenti che normalmente le amministrazioni dei piccoli centri del Sud sono in grado di fare. Per il terzo anno l’Assessorato alla Cultura del Comune di Locri e tutta l’Amministrazione investiranno sulla cultura .Infatti  l’ 8 e9 agosto a Locri, splendida località in provincia di Reggio Calabria, ospita il Barbiere di Siviglia diretto dalla sapiente bacchetta del M° David Crescenzi. Per l’occasione l’intervista al Maestro che si racconta tra passato e futuro, tra successi e speranze.

Un graditissimo ritorno a Locri, Maestro Crescenzi. Cosa l’ha fatta riapprodare per la seconda volta nei lidi della Locride?
A Locri ci torno soprattutto per la parola data all’Avv. Anna Sofia. Lo scorso anno, dopo il successo del “Rigoletto”, la dinamica “assessora” aveva già prenotato la mia presenza e quella di Massimiliano Fichera per l’estate del 2016. Difficile dire di no, soprattutto poi se si tratta di un’opera come Il barbiere… So quanto la Sig.ra Anna Sofia tenesse alla nostra presenza. Poi vorrei godermi con più tranquillità le bellezze della Locride: lo scorso anno tra la “Boheme” a Macerata, e l’inaugurazione del nuovo Canale di Suez in Egitto, avevo vissuto il “Rigoletto” in mezzo ad aerei, treni, bus e taxi vari.

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Voglio stupire il pubblico di Martina Franca e di Dubai

( Alessandra Giorda) Due appuntamenti molto importanti e diversi tra loro vedono al lavoro il regista e scenografo Davide Garattini. Dal Festival della Valle d’Itria  di Martina Franca all’inaugurazione del Dubai Opera. Il regista della città meneghina , ex critico teatrale, con la passione per l’opera lirica e il musical, da tempo ha ripreso il suo primo lavoro.  Dopo essersi affermato a pieni voti, due appuntamenti tanto importanti quanto diversi lo attendo con due opere liriche di tutto rispetto e con due scenografie diametralmente opposte. Nell’intervista a seguire, nata da una piacevole chiaccherata, Davide Garattini ci parla del suo lavoro in maniera semplice, precisa e appassionata.

Sarai al Festival della Valle d’Itria in una location differente dalle tue abituali con DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA, racconta ?

Arrivo dal Teatro di Ricerca con insegnamenti direi molto importanti e per il mio modo di esprimermi ho trovato terreno fertile nell’ambito della lirica. Mi affascina mettere in scena opere più o meno conosciute in luoghi diversi. Nel trovare nuove ambientazioni , rispolvero e riscopro qualcosa di nuovo anche nelle opere che siamo abituati a vedere in scena spesso. Un anno e mezzo fa parlando con Alberto Friola, direttore artistico del Festival della Valle d’Itria, si sono gettate le basi per questo progetto. Quando mi ha informato che avrebbe lavorato su Paisiello, subito ho proposto il DON CHISCIOTTE…, essendo l’anniversario di questo autore e di Servantes. Al Festival della Valle d’Itria lavoreremo su tre location diverse, una piazza, una classica masseria come i trulli e l’altra una masseria con i mattoni a vista. Quando mi trovo davanti a tante bellezze mi chiedo perchè l’Italia non organizza costantemente queste manifestazioni. Abbiamo un clima favorevole che per buona parte dell’anno il tempo è bello e si possono sfruttare location all’aperto. Abbiamo posti meravigliosi, che il mondo ci invidia , ma non li valorizziamo. Abbiamo scenografie naturali e meravigliose.

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Nel caso specifico il DON CHISCIOTTE…. di Paisiello, che è stato riscritto e ambientato in una locanda, e qui ci calza a pennello, dove questi nobili annoiati fanno degli scherzi a Don Chisciotte che lui, nella sua “follia”, li prende per cose reali. Senza dubbio location come questa ha fascino, anche se non ha dei limiti come l’assenza delle  quinte, che non è da poco. Infatti il pubblico spazia in una scenografia a 360° ; cosa c’è di più bello di sedersi a vedere l’opera e lasciarsi rapire un tramonto sugli ulivi ? Anche per i cantanti ci sarà  senza dubbio qualcosa di diverso, poichè non hanno nulla dove nascondersi quando non cantano e si troveranno spesso vicini agli spettatori.

Perchè in Italia sono poco valorizzate le bellezze naturali e l’opera lirica?

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Puccini ha saputo far vibrare le corde più profonde dell’animo umano

( Alessandra Giorda) ” Il baritono Massimo Cavalletti dal timbro vellutato e affascinante …” così lo ha definito Anthony Tommasini del New York Times. Questa è solo una delle tante critiche positive che vede Cavalletti molto apprezzato , non solo in Italia, ma anche all’Estero nei teatri più prestigiosi. Il baritono lucchese , ora impegnato con successo nel Simon Boccanegra al Teatro alla Scala nella città meneghina, sarà protagonista in appuntamenti di grande prestigio: dal quello imminente al Festival della Valle d’Itria all’inaugurazione settembrina del maestoso Dubai Opera . A ottobre sarà Marcello ne La Bohème, all’inaugurazione della stagione lirica 2016/2017 del Teatro Regio di Torino, ruolo che lo ha reso famoso nel mondo. Di tutto questo e molto di più Massimo Cavalletti racconta e si racconta nell’intervista a seguire.

 

Due parole sull’appuntamento a Martina Franca il prossimo 16 luglio?

Fin dagli anni dell’accademia della Scala, quando studiavo a Milano, avevo il desiderio di cantare al Festival della Valle d’Itria conoscendo la grande produzione e l’alta qualità . Non avevo mai avuto la possibilità e devo dire che adesso sono molto orgoglioso di questo concerto di belcanto, sarà per me una occasione davvero importante. Questo progetto è nato a New York dopo la prima della Manon Lescaut, stavamo tutti insieme con il Maestro Luisi , Alberto Triola e il caro Maestro Sesto Quatrini, che sarà direttore musicale di questo evento, parlando e fantasticando è venuta questa proposta che io non mi sono fatto scappare. Un concerto di arie d’opera famose e rare con duetti che con il maestro Quatrini abbiamo scelto e poi rielaborato musicalmente per renderle perfette a questo evento. Ho scoperto il talento di Sesto proprio durante le prove di Manon al MET ,quando ci ha aiutato seguendo le prove prima dell’arrivo del Maestro Fabio Luisi e da subito è stato gran feeling.

Don Carlo di Giuseppe Verdi Direttore: Fabio Luisi, Piergiorgio Morandi (29) Regia e scene: Stéphane Braunschweig Costumi: Thibaut Van Craenenbroeck Luci: Marion Hewlett
Don Carlo di Giuseppe Verdi Direttore: Fabio Luisi, Piergiorgio Morandi (29) Regia e scene: Stéphane Braunschweig Costumi: Thibaut Van Craenenbroeck Luci: Marion Hewlett

Torino ti attende a ottobre nel ruolo di Marcello , ne la Bohème. Questo ruolo è uno dei tuoi cavalli di battaglia dalla Scala al Met e a molti altri teatri importanti. Cosa ha di così speciale per te ?

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Carmela Remigio sarà Mimì in Giappone

( di Alessandra Giorda) Dopo il successo di Suzel, ne L’amico Fritz, alla Fenice di Venezia, il soprano Carmela Remigio è pronta a volare nel Sol Levante per una tournèe che toccherà tredici prestigiosi teatri giapponesi, tra cui il Bunka Kaikan di Tokyo, il Festival Hall di Osaka, l’Aichi Prefectural Theatre di Nagoya e l’Across Theatre di Fukuoka, per un totale di 14 rappresentazioni, con la presenza di 109 professionisti del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. La Remigio sarà Mimì ne La Bohéme di Puccini e sarà la punta di diamante in cinque appuntamenti tra Nagoya, Osaka, Fuchu e Tokyo, dal 18 giugno al 3 luglio. Nell’intervista a seguire il soprano pescarese commenta il suo ultimo successo a Venezia, il Premio Abbiati e svela  la sue aspettative sulla tournèe in Giappone, senza tralasciare alcuni sei suoi prossimi appuntamenti

In un’intervista hai dichiarato che consideri “L’amico Fritz” come tuo debutto verista nell’opera meno verista di Mascagni. Come commenti?
L’amico Fritz e’ un opera che definirei graziosa musicalmente, si parla di un amore giovanile e si canta il sentimento senza le forti tinte del dramma .E’ stata una bellissima esperienza, ero molto attratta dall’idea di scoprire la scrittura vocale e musicale di Mascagni, che è densa di piccole ricercate situazioni musicali. Forse la cosa meno interessante e’ il testo, le parole non sono molto profonde e poetiche, anzi le trovo a volte piuttosto ironiche.

Cantare alla Fenice di Venezia è sempre una grande emozione, cosa ne pensi?

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La responsabilità della crisi del teatro va ricercato nelle famiglie

( di Alessandra Giorda) Grande successo al Teatro Regio sotto la Mole per Pollicino: la favola in musica. Tra il nutrito cast per l’occasione il Televisionario2 ha intervistato il baritono Michele Govi. Ha cantato nei teatri più importanti sia in Italia che all’Estero al fianco di colleghi noti come Katia Ricciarelli, Roberto Alagna , Leo Nucci, Angela Gheorghiu…Nell’intervista a seguire si racconta nel ruolo che veste in Pollicino, pone l’attenzione sull’importanza di far conoscere ai bambini l’opera lirica, la prosa ed il teatro in generale. Rammenta , pur non essendo così vicino alla Chiesa , l’emozione per aver cantato alla presenza dell’Emerito Papa Benedetto XVI a Castel Gandolfo e molto altro.

Descrivi il tuo ruolo in Pollicino e racconta che cosa c’è di te in quel che reciti e canti

Nell’opera interpreto il ruolo del padre di Pollicino, personaggio nettamente negativo. E’ lui che architetta, d’accordo con la moglie, l’abbandono nel bosco dei bambini. Naturalmente è inutile sottolineare che il ruolo è lontanissimo dalla mia idea di padre ( ho una figlia che ha l’età proprio di Pollicino e dei suoi fratelli ), ma la magia del teatro è proprio questa perché ti offre sempre la possibilità di trasformarti in una personalità spesso completamente all’opposto della tua.

Pollicino una storia per bambini: quanto è importante ,soprattutto nel nostro Paese dove la lirica è bistrattata, proporre opere come questa ai futuri uomini e donne di domani?

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La mia Lucia ha un forte senso d’indipendenza

( di Alessandra Giorda) Questa sera la Premiére de La Lucia di Lammermoor al Teatro Regio di Torino. Il cast è ben nutrito diretto da Gianandrea Noseda e con la regia spettacolare del grande Damiano Michieletto, ma tutti attendono la Star internazionale della lirica: Jessica Pratt. Soprano di notevole talento, nata nel Regno Unito e cresciuta a Sidney, ritenuta tra i massimi interpreti belcantistici del momento. Richiestissima dai teatri più importanti del mondo , proprio nel ruolo di Lucia , sfoggia le sue doti vocali e recitative ai massimi livelli. La critica internazionale la osanna e il Limelight Magazine scrive sulla sua interpretazione della Lucia lo scorso mese alla Victorian Opera di Melbourne:“La Pratt è sicuramente un’artista destinata, come la Sutherland, ad acquisire la stessa statura iconica e l’impronta durevole. La sua interpretazione di Lucia – un ruolo che ha eseguito più di ogni altro del suo repertorio – ha accresciuto la sua reputazione: quella di essere una degli artisti più intelligenti e talentuosi della scuola di belcanto………” Nell’intervista a seguire la Pratt si racconta tra pubblico e privato e con grande classe “parla delle altre due Lucia” che si alternano a lei al Regio.

Come sarà la tua Lucia di Lammermoor?
La mia Lucia è una ragazza con un forte senso di indipendenza. Questa indipendenza è in contrastato con una società e un periodo in cui le donne non avevano ancora controllo sulle loro scelte. La sua incapacità di piegare la propria volontà al volere degli uomini della sua famiglia la porta alla follia.

Che cosa c’è di Jessica in Lucia?
È testarda quanto me!

La Lucia di Lammermoor è l’opera più famosa e più rappresentata tra le opere serie di Donizetti. Perchè?
Perché è un opera bellissima, è uno delle prime opere dell’epoca che finisce con una grande scena per il tenore invece del soprano che qui ha una delle scene di pazzie più difficili e più impressionanti della lirica. Lucia, diversamente dalla follia ne i Puritani o La Sonnambula, non rinsavisce con il ritorno dell’amore. Insomma è un opera piena di novità per la sua epoca. La mia parte preferita è il sestetto, un capolavoro che fa leva su tutti i virtuosismi belcantistici.

Cosa ti aspetti dal pubblico di Torino?

Torino è una città con una tradizione operistica di rilievo. Ho già avuto modo di sentire il calore del pubblico in occasione del Giulio Cesare fatto qui la scorsa stagione. Con questo cast di rilievo e una squadra formidabile penso che sarà un bellissimo spettacolo.

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                       Jessica Pratt nel ruolo di Lucia alla Victorian Opera di Melbourne, 2016. Fotografo Jeff Busby

Tre Lucia al Regio: Tu, Elena Mosuc e Diana Damrau. Tre Star ! Che clima si respira tra di voi? Solidarietà o gelosie?

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Debutto a Madrid per Vincenzo Costanzo

IL GIOVANE TENORE VINCENZO COSTANZO DEBUTTA A MADRID
NELLA LUISA MILLER ACCANTO A LEO NUCCI
CON LA DIREZIONE DI JAMES CONLON

Reduce dal personale successo nella Madama Butterfly di Puccini diretta da Myung-whun Chung alla Fenice di Venezia – che gli è valso l’invito dallo stesso Chung a Tokyo, sempre per il ruolo di Pinkerton – il giovane tenore napoletano Vincenzo Costanzo debutta al Teatro Real di Madrid nella Luisa Miller di Verdi, proposta in forma di concerto il 23 e il 26 aprile. Chiamato a sostituire Francesco Meli, il ventiquattrenne napoletano torna a interpretare il ruolo di Rodolfo, che aveva già affrontato a Busseto nel 2013, in occasione del bicentenario della nascita di Verdi e dopo aver vinto il Concorso Voci Verdiane.

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Sono una fan della musica crossover e pop

(di Alessandra Giorda) Il soprano messicano-georgiano Maria Katzarava dal 18 al 26 Marzo prossimi sarà Micaela, imperdibile al Teatro Comunale di Bologna nella famosa opera di Bizet, Carmen. Artista tecnicamente affascinante , dai toni gravi, drammatici e profondi agli acuti brillanti e notevoli.  Ingredienti come  stile e preponderante presenza scenica fanno del soprano Katzarava una vera Star . La sua agenda è fitta d’impegni dall’Europa al resto del mondo  per portare il suo talento ovunque.Dopo l’Italia, l’India sarà la prossima meta per la cantante, che si esibirà davanti a ottanta mila persone in un concerto a Mumbai accanto ad Andrea Bocelli, sotto la direzione di Zubin Mehta. Nell’intervista a seguire  spiega la sua Micaela , l’appuntamento in India e tra pubblico e privato si racconta .

Quanto studio vocale e psicologico c’è dietro la preparazione di un personaggio da interpretare?
Come si sa, un cantante lirico è anche un attore drammatico, quindi ogni volta cerco di capire la natura del personaggio, il suo travaglio interiore e poi di adattare la mia vocalità alla storia narrata.
Mi considero una cantante versatile perché cerco di adattare la mia voce ad ogni ruolo che interpreto, indipendentemente dalla forza o fragilità che mi trasmette ogni personaggio.

Come sarà la tua Micaela al Comunale di Bologna?

Sarà moderna! Questa regia è molto interessante e come se fosse un teatro dentro al teatro. C’è un mago che è sempre presente ed è come se lui creasse la storia.I personaggi sono come attori dentro questo spettacolo. È un concetto molto attraente e penso che piacerà tanto al pubblico.

Un commento sulla regia e la direzione d’orchestra?

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La mia Tosca è diversa

(di Alessandra Giorda)Grande successo al Teatro Regio di Torino per Tosca firmata da Abbado sotto la direzione di Palumbo ! Il soprano uruguayano Maria Josè Siri, nel primo cast,è Floria Tosca. Nell’intervista video si racconta racconta tra pubblico e privato mettendo a nudo un fatto increscioso accaduto tempo fa sul palco e che ancora oggi ne porta le conseguenze sul suo corpo.

La sua agenda è densa d’impegni , dalla Russia al Giappone passando per l’Europa. Acclamata in tutto il mondo da critica e pubblico, la Siri è una fuoriclasse della lirica . Calma, dolcezza è simpatia sono gli ingredienti che la rendono una donna speciale.

Alessandra Giorda - P.IVA 11290670014

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