Lo stile di Rossini è quasi “Rock & Roll” dell ‘800

 (Alessandra Giorda) Da Santiago del Cile l’intervista a seguire che vede protagonista il M°José Miguel Pérez Sierra che ha egregiamente diretto la Cenerentola di Rossini al Teatro Municipal della capitale cilena. E’ considerato uno dei più capaci direttori del momento conquistandosi l’attenzione degli addetti al lavoro a livello nazionale ed internazionale. Con Rossini è stato il più giovane direttore salito sul podio del ROF nel 2006 ( Rossini Opera Festival) e con il cigno di Pesaro continua a conquistare pubblico e critica in giro per il mondo. A Novembre prossimo il suo debutto nel prestigioso Teatro dell’Opera di Montreal e il Nord America lo attende con impazienza. Il suo repertorio varia da Donizetti a  Bellini e Verdi senza tralasciare Puccini e Mascagni. Artista di successo, marito felice e padre amorevole. Si ritiene soddisfatto della sua vita con molti sogni realizzati ed altri da realizzare. Molto chiaramente descrive il suo obiettivo, motore fondamentale per il lavoro, una vera e propria mission: la diffusione della musica Paese dopo Paese, persone dopo persona. Da grandi a piccini senza tralasciare nessuno. Ricorda i  primi passi nella carriera da concertista insoddisfatto, trovando poi  la sua strada come direttore d’orchestra e dando completezza alla sua vita.

Come nasce la tua passione per la direzione musicale?

È stato un processo naturale… Mi sono diplomato in pianoforte a 16 anni e all’epoca la mia vocazione era quella di diventare concertista. Ho intrapreso questa strada per 4 anni, ma non giovava al mio carattere. Sono troppo socievole, ho bisogno di collaborare con altre persone per sentirmi a mio agio e il pianoforte mi teneva chiuso in solitudine 8, 10, a volte 14 ore al giorno in epoca di competizioni e tournèe. Questo era un enorme peso a livello personale e temevo di cominciare a perdere pian piano il mio amore infinito per la musica. Fu così che cominciai a fare musica da camera. Prima con un violinista, poi un trio, poi quartetti con pianoforte, infine il quintetto e mi rendevo conto poco alla volta che, più grande era il gruppo, più ero felice di fare musica. A un certo punto mi sono domandato: che succederebbe se provassi a fare musica con un’orchestra o con orchestra, coro, solisti, come succede nell’opera? Ho voluto dare risposta a questa domanda iniziando a studiare direzione d’orchestra. Così si aprì la strada che mi ha condotto fin qui!

Sei il più giovane direttore musicale salito sul podio del prestigioso Rossini Opera Festival. Quali sono i segreti catturati e come ti hanno aiutato nella tua brillante carriera?

La mia esperienza rossiniana inizia di pari passo con i miei studi come direttore. La musica per me fino a quel momento era il grande repertorio romantico e del XX secolo per pianoforte: Chopin, Listz, Brahms, Scriabin, Rachmaninov, Prokofiev… era proprio questo il repertorio quello che mi interessava di più anche a livello orchestrale. Il destino volle che nell’anno 2003 conoscessi Alberto Zedda e da allora mi sono appassionato per questo autore che, fino a quel momento, era per me un enigma. Con il Maestro, recentemente scomparso, ho avuto l’immensa fortuna di condividere 14 anni di collaborazione musicale e amicizia fraterna, nei quali non ho smesso mai di meravigliarmi per la sua vasta cultura , cercando di fare tesoro di tutti i suoi insegnamenti. Il suo invito nel 2006 per dirigere Il Viaggio a Reims dell’Accademia al ROF non fece che confermare la mia “immersione totale” nella figura di Rossini, che  è andata avanti fino ad oggi. Mi considero un direttore versatile, mi piace fare musica di tutti i periodi e tutte le nazioni, sia lirica che sinfonica. Autori come Verdi, Puccini, Wagner, Dvorak, Mahler, Bruckner, Strauss… stanno sempre nel mio calendario. Tuttavia dal 2006 Rossini è diventato  parte importante della mia attività.

 Quali emozioni ti dà Rossini?

Rossini è un autore molto intellettuale non  dall’emozione facile. Nelle sue opere possiamo osservare sentimenti, ma non sentimentalismo, effetti, ma non voglia di effettismo. Quando dirigo Rossini provo emozione ed anche quando penso che sto riuscendo a condurre in modo giusto la sua musica e la sua maniera personalissima di far teatro musicale. Cosi come quando  ho la sensazione di essere capace di esaltare tutti i bisogni espressivi delle sue partiture. Altri compositori ci danno un blocco di marmo con una scultura ben abbozzata e dipende da noi dare gli ultimi colpi in maniera di rifinire le loro intenzioni o meno. Rossini ci consegna terra umida ed un torno,  è responsabilità assoluta dell’interprete decidere quale forma vuol dare alla scultura ed in che maniera vuole rifinirla. Rossini può essere fragile come la terracotta, ma ha anche le sue infinite possibilità creative dentro la ricreazione.

Il cigno di Pesaro ha uno stile dal quale si evince una notevole brillantezza ritmica mettendo in evidenza la sua unicità dallo stile degli operisti del ‘700. Cosa ne pensi?

È vero, il ritmo ed il crescendo rossiniano sono due elementi che lo distinguono da tutti i compositori precedenti e da tutti quelli che verranno dopo di lui. È quasi “Rock & Roll” dell ‘800! Veramente geniale.

Sei reduce dalla direzione dall’opera Aureliano in Palmira, un commento?

È un’opera meravigliosa, con tanti elementi che ci rivelano già al grande Rossini serio di Semiramide e Guglielmo Tell. ” Aureliano” è l’opera veramente “propietaria” della sinfonia de Il Barbiere di Siviglia. Infatti, essa è seria, “guerriera”, non pensata per un’ opera buffa.  Risulta persino troppo aggressiva come apertura del Barbiere, pur se siamo già abituati a sentirla. Invece, in Aureliano si rivela il suo vero senso drammaturgico e Rossini riprende i suoi temi nella stretta del Finale Primo, in un esplosivo crescendo tipicamente rossiniano.

Perché quest’opera è meno rappresentata rispetto alle altre di Rossini?

Tutte le opere serie di Rossini sono, per ora, meno rappresentate delle popolarissime opere buffe. Dobbiamo tenere in conto che quasi 30 titoli rossiniani hanno passato più di un secolo sepolti nell’oblio. Il suo recupero lo dobbiamo principalmente ad Alberto Zedda ed ai musicologi collaboratori della Fondazione Rossini. E’ forse l’operazione di restituzione culturale più importante della seconda metà del XXesimo secolo. Grazie a questo, il Rossini serio ormai si può sentire in tutto il mondo anche se ancora non appartiene al così detto “repertorio”. Comunque, sono sicuro che se facessimo un’indagine da  40 anni fa ad oggi, Rossini sarebbe senza dubbio l’autore maggiormente preferito dal pubblico.

Riguardo al ritorno al Teatro Municipal a Santiago del Cile con la Cenerentola, cosa ci racconti ?

Il Municipal è un teatro molto speciale per me ! Ormai è la terza produzione che faccio con loro. Orchestra e coro sono ad un livello altissimo e tutto il personale del teatro si occupa di “coccolare” gli artisti come in pochi teatri al mondo. È sempre un piacere tornare e questa occasione è stata  particolarmente emozionante, poichè  si è trattato della prima Cenerentola che ho fatto dopo la scomparsa del Maestro Zedda. È un opera che ho studiato con lui e che mi porta tanti ricordi.

2015-04-17, Madril. José Miguel Pérez-Sierra, orkestra zuzendaria. Irudian, José Miguel Pérez-Sierra.
17-04-2015, Madrid. José Miguel Pérez-Sierra, director de orquesta. En la imagen, José Miguel Pérez-Sierra.

Sempre con lo stesso titolo a novembre il debutto in Canada all’Opera di Montreal. Senza dubbio un appuntamento importante, come commenti ?

Sono molto felice di questo mio debutto, non solo in Canada, ma anche in Nord America. L’Opera di Montreal è un teatro molto importante e a questo punto della mia attività professionale, senza dubbio è un appuntamento decisamente motivante.

Chi è il M° Pérez Sierra nel privato? Come trascorri il tempo libero?

Di tempo libero ce n’è veramente poco, hahaha… Anche quando sono a casa a Madrid, passo la maggior parte della giornata studiando; comunque trovo sempre tempo di fare il “papà” che è  la mia attività preferita. Cerco di stare con la mia famiglia il più possibile e cerco di “contagiare” le mie figlie con la mia altra grande passione: il calcio. Sono un grande tifoso del Real Madrid. Anche quando sono fuori, ovunque mi trovi al mondo, sempre trovo la maniera di poter seguire la mia squadra del cuore. Per il resto, adoro fare cose semplici: andare al cinema con mia moglie, uscire insieme con gli amici… Sono cose che per me, dato il poco tempo che passo a casa, sono straordinarie e doppiamente “saporite”.

Aprendo il cassetto dei sogni, cosa troviamo?

Troviamo un uomo felice, fortunato, con tanti sogni compiuti e tanti da compiere, ma senza fretta di farlo. Un uomo a cui piacerebbe davvero fare musica tutta la vita ed in tutto il mondo. Diffonderla  tra i giovani ed i bambini,  cercare di portare felicità con essa ad ogni popolo della Terra ed avvicinarla al pubblico in tutta la sua dimensione culturale e sociale. Questo è il vero sogno e la forza che mi muove!

Sono una Lady Macbeth sanguinaria, spietata e assetata di potere

( Alessandra Giorda) In occasione del Macbeth al Teatro Regio di Torino, incontro il soprano del momento: Anna Pirozzi. Donna piacevolissima e artista di notevole spessore. Partenopea di nascita, ma studia tra Aosta e Torino e la sua carriera vede la luce nel 2012 proprio nel teatro lirico della capitale subalpina. Colpisce ed affonda spettatori e critica dando un’impennata alla sua carriera che la porterà da subito ad essere considerata la prossima “Anita Cerquetti, il più grande soprano drammatico di coloratura dal 1945 a oggi.” Gira il mondo chiamata dai teatri più importanti e lavora con direttori d’orchestra di fama mondiale come Zubin Metha, Riccardo Muti e Gianandrea Noseda, solo per citarne alcuni. Nella vita privata è nuovamente mamma da due mesi, di un piccolo dolce bimbo, sul palco Anna Pirozzi è una Lady Macbeth spietata, sanguinaria e assetata di potere. Nell’intervista a seguire si racconta tra pubblico e privato. Come protagonista del Macbeth ai progetti futuri, senza dimenticare di volgere lo sguardo al passato quando si disperava per ottenere un’audizione nel prestigioso Teatro Regio, ai sogni nel cassetto che svelerà nell’intervista a seguire. La sua agenda è colma d’impegni e la sua famiglia è una meravigliosa squadra che la segue e l’aiuta in questo dolce momento che, a soli due mesi dal parto, vede il soprano lirico spinto scalare l’Olimpo della lirica confermandosi sempre vincente e trionfante.

 

 

Qualche anticipazione sulla tua Lady Macbeth?
E’ il mio personaggio preferito. Ha molte sfaccettature e posso mettere in luce tutti i lati del mio carattere da quello amorevole a quello rabbioso. Tengo molto a questo ruolo! L’ho interpretato parecchie volte ed ogni volta aggiungo qualcosa di nuovo in base anche alla regia. Questa del Regio è quella firmata da Emma Dante che ha già firmato la regia a Palermo. E’ molto forte, d’impatto e ritengo che se vista due o tre volte si coglie in pieno la genialità. Mi piace tantissimo e quindi riesco anche a dare il tutto quello che ho dentro per questa Lady Macbeth che è assetata di potere e di sangue. Ama vedere il sangue anche se poi non riesce a sopportare tanto orrore. E’ comunque una donna e come tale, ne parlavamo ieri tra il cast, forse avrebbe voluto avere dei figli da Macbeth. I loro sentimenti si sono trasformati in qualcosa di freddo e sono pervasi dalla rabbia. L’ascesa al potere porta i due ad una brutta fine. E’ senza dubbio una Lady come voleva Verdi che ha già scritto tutto nello spartito; colore , carattere e sensazioni. Il Maestro di Busseto infatti nella prima edizione diceva di mettere da parte un po’ il canto e soffermarsi di più sul testo. Verdi in quell’occasione è stato anche regista ed ha curato scene e movimenti.

Com’è il clima tra il cast?
Ci sono due cast e ci conosciamo tutti. Si è creato un clima gioviale e di amicizia. Senza dubbio c’è la voglia di fare bene e siamo estremamente concentrati sulla regia di Emma che ci chiede molto.

Come definiresti Emma Dante?
Un animale da palcoscenico! Una donna forte dal carattere tenace con tratti quasi mascolini. E’ stata molto carina a cogliere anche i nostri pensieri, ognuno di noi porta del suo ed è bello il confronto. Definirei Emma Dante: geniale.

Sei un soprano che ha molto Verdi nella sua carriera, cosa ti affascina di lui?
Non l’ho scelto io. La sua scrittura musicale mi è subito andata comoda per le mie corde. Sono una romantica e le sue eroine che amano totalmente fino a morire, mi attraggono parecchio. Inoltre sono attratta dalla forza guerriera come si delinea in Abigaille e Lady Macbeth perché sono donne complete dove io mi ci specchio dentro.

 

 

Che effetto ti fa cantare al Teatro Regio di Torino dove nel 2012 hai esordito?
Prima del 2012 ambivo tanto a questo teatro, cercavo sempre di ottenere audizioni ma non ci riuscivo perché ero nessuno, non avevo cantato in alcun teatro importante. Mi disperavo sempre più, ma intensificavo lo studio finchè una luce si accese per quella Amelia, dell’opera “ Un ballo in maschera” di Verdi, feci tre audizioni di cui l’ultima con il M° Noseda ed ottenni la parte.

Quali sentimenti hai provato in quel momento?
Dopo tanti sacrifici ero riuscita a raggiungere un traguardo tanto ambito. Quando ho saputo che ero stata scelta, ho pianto ! Ero commossa, felice finalmente che il mio momento fosse arrivato. Avevo raggiunto una meta, piccola forse per qualcuno, ma grande per me . Molta parte dei miei studi è stata fatta a Torino, la mia seconda città, e tutti mi conoscevano quindi volevo fare bella figura.

Nel tuo lavoro hai raggiunto un livello molto alto. E’ stato più difficile arrivare o è più arduo mantenere ?
Assolutamente più difficile mantenere tale livello. Ho debuttato nel 2012 e poi non mi sono più fermata e ho cantato nei teatri più prestigiosi del mondo. Confesso di non aver studiato molto in conservatorio, ma di più privatamente. Ho sempre avuto la predisposizione ad entrare velocemente nella parte, mentre ho studiato tanto la tecnica, quella che vogliono sentire i teatri, quella per la quale sono arrivata a questo punto. Prima c’era in me la natura ora, dopo parecchio studio per imparare a governare la mia voce, posso esibire anche la tecnica.

Sei da poco diventata nuovamente mamma del secondo figlio. Come riesci a conciliare il lavoro, che ti porta in giro per il mondo, con la famiglia?
Il mio bimbo ha due mesi, sto allattando ed è molto stancante. Spesso arrivo alle prove stanca e non riesco a dare il meglio, ma per le recite dormirò tutta la notte e sarò riposatissima, grazie alla meravigliosa squadra che ho intorno a me. Mio marito e mia mamma mi aiutano in tutto e saranno loro durante la notte a turnarsi per accudire il mio bambino.

La tua agenda è piena di importanti date dall’Italia all’Estero, da Edimburgo a Parigi, Londra , Tel Aviv, Madrid ….. A ottobre e novembre sarai alla Scala di Milano nuovamente con Verdi. Come commenti?
E’ un ritorno e sono felice! Tornarci con Nabucco, che è il mio cavallo di battaglia, mi rende serena e non vedo l’ora.

Un consiglio che daresti alle nuove generazioni che si apprestano a percorrere la loro strada nel campo lirico?
Non affrettarsi a cantare grandi ruoli in grandi teatri. Seguire le tappe è importante. Ho iniziato a cantare a venticinque anni, quindi tardi, ma non per il mio repertorio che necessità di una certa maturità caratteriale. Consiglio di studiare molto, poiché la competizione è tanta. Arrivano i ragazzi dall’Oriente preparatissimi tecnicamente, ma parchi del nostro canto italiano che il mondo ci invidia. Non dico che non vogliamo gli stranieri o che non ci piacciono, ma la gente appassionata d’opera cerca l’italianità che è un valore aggiunto che abbiamo. La preparazione deve essere ai massimi livelli e studiare tantissimo. Non smettere di studiare dopo il conservatorio e con un maestro valido, non importa che sia un grande nome.

Chi ringrazieresti tra i tuoi insegnati?
Voglio ringraziare tutti i maestri con i quali ho studiato ed in particolare qui a Torino la Signora Moyso, ma a colui che, ormai mi segue da anni e conosce perfettamente la mia voce, va un ringraziamento particolare: il baritono Federico Longhi.

Apriamo il cassetto dei sogni e cosa troviamo ?
Norma! Ruolo che debutterò all’ABAO di Bilbao prossimamente. Troviamo poi il Metropolitan di New York….

Su questa ultima location ci sono news, ossia si sta concretizzando il sogno?
Top secret ! Per ora nulla posso dire.

Dal Falstaff a Paciotti e Ramazzotti all’ EXPO di Astana 2017 in attesa di Dubai 2020

( Alessandra Giorda) Raggiunto via Skype, in una come sempre piacevolissima chiaccherata con l’Ambasciatore d’Italia Stefano Ravagnan in Kazakhstan, uomo dotato di grande simpatia e notevole cultura, si sono toccati vari argomenti per l’imminente EXPO di Astana 2017. Dal tema principale riguardante le energie rinnovabili, in un Paese che va a petrolio e carbone, ai vari e molteplici aspetti culturali che tale EXPO offre. Dalla tournèe del Teatro alla Scala di Milano con concerti e opera lirica a Federico Paciotti al Central Concert Hall fino alla musica leggera italiana con Eros Ramazzotti. Attesi 5 milioni di visitatori, parte dei quali provenienti da Paesi limitrofi. L’aliquota dei Paesi non vicini si stima sia intorno al 15% con grande attenzione da parte di Cina e Russia e circa 50 mila provenienti dall’Europa.

Il Kazakhstan è un meraviglioso Paese tutto da scoprire e spesso ingiustamente poco annoverato tra le rotte turistiche di maggiore rilievo. Tale EXPO, che fa da cuscinetto tra quella passata di Milano 2015 e quella futura e molto attesa a livello mondiale di Dubai 2020, è un’occasione anche per conoscere meglio questo Paese dai mille risvolti.

Nell’intervista a seguire l’Ambasciatore Stefano Ravagnan illustra l’imminente appuntamento che inizierà il 10 Giugno e terminerà il 10 Settembre 2017.

 

 

Il tema dell’EXPO 2017 : l’energia del futuro. Come verrà sviluppato da parte italiana?

Valorizzeremo le caratteristiche di un Paese povero di energia  tradizionale di idrocarburi che è riuscito a diventare una potenza internazionale. Sarà la storia che si sviluppa lungo un cammino di parecchi anni, partendo dalle grandi menti, dai grandi scienziati e proprio dal più visionario, ossia Leonardo, per proseguire con gli altri come Fermi, Pacinotti e Volta. Quindi la storia accompagnerà il visitatore insieme ad immagini e suggestioni, che speriamo colgano nel segno, abbinando le bellezze dell’Italia alla parte di maggiore approfondimento sull’energia e lo condurrà  a ciò che si è fatto di notevole sulle rinnovabili.

Quali sono i punti di forza?

I punti di forza del nostro padiglione sono vari . Uno  è il progetto che è molto bello e che valorizza il paesaggio tipico italiano, ossia la piazza. Sono quattro piazze intorno e dentro alle quali si gira con proiezioni a parete. Altro punto di forza è il coinvolgimento di quindici Regioni partecipanti ed a ogni settimana è dedicata a una Regione. Credo questo sia importante per una continua rotazione ed una continua novità di offerta al visitatore. Si snoderanno eventi culturali e scientifici organizzati dalle rispettive Università. Credo che il programma sia molto stimolante! E’ una piattaforma a scambio di idee e contenuti.

Altro aspetto a cui tengo è il coinvolgimento di volontari, studenti delle università italiane che studiano russo o che già parlano questa lingua. Un’occasione formativa notevole ricca di esperienza. Ci sono volontari tirocinanti da Genova, Bari, Roma…..

Altro punto di forza è l’Architetto Cantono che ha sviluppato un gran lavoro e che ha percorso l’Italia in lungo ed in largo accordandosi con le Regioni per mettere in luce risultati sia sul piano energetico sia sulle bellezze con il sistema delle interviste a gente per strada: dal giovane all’anziano, alla casalinga e al lavoratore dove ognuno racconta le sue esperienze sull’energia.

I preparativi di questa EXPO sono stati faticosi?

Si ! Ovunque, un’EXPO è da considerarsi un animale complesso. Posso confermare  di persona, finchè non ci sei dentro non te ne rendi conto di quanto lavoro si deve fare, ma devo anche confessare che al contempo è molto stimolante. Ogni volta che ci riuniamo con tutto lo staff è un proliferare di idee da quelle buone a quelle da scartare, ma sempre in continuo divenire.

Chi sono gli sponsor ?

I grandi nomi come Enel, Eni ed Enea insieme ad altri più piccoli, ma non per questo meno importanti.

Quali sono gli eventi culturali di maggiore risonanza

La tournèe del Teatro alla Scala di Milano con quattro recite di Falstaff di Verdi e due sere  di concerto con la Sinfonia n°9 in re minore di Beethoven. E’ già sold out per tutti gli appuntamenti. Il tutto sponsorizzato da Eni. C’è poi un vasto programma culturale sponsorizzato da EXPO Astana con il Teatro dell’Opera di Astana. Molti sono i concerti di musica classica  con artisti italiani . La Lombardia presenzierà con Massimiliano Finazzer con uno spettacolo che verte su un’intervista a Leonardo, nel padiglione a lui dedicato, ossia il Leonardo da Vinci e  l’intervista con Verdi al Teatro dell’Opera. Il 24 Giugno prossimo ci sarà il cantante  Federico Paciotti al Central Concert Hall con l’Accademia Santa Cecilia. Il 18 e 19 Agosto Eros Ramazzotti e molti altri. Gli eventi culturali saranno moltissimi  e diversificati per i gusti di tutti.

EXPO Astana 2017 fa da trait d’union tra EXPO Milano 2015 e EXPO Dubai 2020. Come commenta?

Parliamo di scale diverse. Quella di Milano e quella che ci sarà a Dubai sono due EXPO universali mentre quella di Astana è internazionale, ma non di minore importanza soprattutto in termini d’impegno. E’ una tappa intermedia tra due eventi mastodontici. Il Kazakhstan è un Paese giovane, si stanno per festeggiare i 25 anni e questa EXPO è una sfida notevolissima che credo avrà un gran successo. L’adrenalina cresce e tutto marcia meglio quando ci si avvicina alla data di inizio.

Questa EXPO rispetto a quella di Milano ha un valore aggiunto, perchè nel 2015 il padiglione kazako ha avuto un notevole successo posizionandosi tra i TOP 3 più visitati con oltre 1 milione e 200 mila visitatori ed ovviamente era strutturato per la promozione dell’EXPO Astana 2017.

Quali sono gli obiettivi di questa EXPO? C’è il desiderio d’imporsi maggiormente sui mercati esteri?

Certo che da un punto di vista politico c’è l’obiettivo di consacrare una visibilità a livello internazionale, anche se in parte il Kazakhstan gode già di una certa risonanza essendo l’unico Paese dell’Asia Centrale ad essere entrato quest’anno nel Consiglio di Sicurezza. Altro obiettivo è quello di affermarsi con iniziative di ampio rilievo. Il tema dell’EXPO è una sfida per questo Paese  che va ancora a carbone e petrolio. Quindi si punta ad un’apertura di credito sulla volontà di cambiare. E’ un punto di partenza! Conti che ad ora è meno dell’ 1% di energia da fonte rinnovabile, pur avendo potenzialità enormi considerando i vasti spazi, il vento ed  il sole, anche se siamo più famosi per la neve, ma le assicuro che c’è anche sole.

Cecilia Scalisi racconta la passione per la musica, l’arte, la famiglia e il mondo diplomatico.

( Alessandra Giorda) In occasione dell’inaugurazione del prossimo 25 Maggio della nuova residenza dell’Ambasciata d’Argentina a Budapest, il diplomatico Cecilia Scalisi, moglie dell’Ambasciatore Maximiliano Gregorio Cernadas, si racconta  tra pubblico e privato nell’intervista a seguire. Donna di grande cultura dalle molteplici attività da quella diplomatica al fianco del marito a quella di giornalista e scrittrice, nonchè madre affettuosa e premurosa di quattro figli. Da quelli che sono i compiti della consorte di uno degli Ambasciatori più stimati del mondo diplomatico ai pro e contro di una vita in giro per il mondo, senza tralasciare commenti di stima profonda sul conterraneo Papa Francesco. Tenacia, positività, dolcezza ed una buona dose di capacità di adattamento sono gli ingredienti che caratterizzano questa donna dal carattere  versatile che confessa il suo smisurato amore per l’arte e la musica dove ha speso una buona parte della sua vita nello studio e nel perfezionamento.

Quali sono gli impegni della moglie dell’Ambasciatore Maximiliano Gregorio Cernadas?

In realtà tutta la famiglia accompagna il compito di rappresentanza diplomatica, poichè sia  la moglie che i figli di un ambasciatore dovrebbero sempre garantire l’immagine del paese. E ‘il nostro primo impegno. Da parte nostra, le donne mogli dei diplomatici professionali, possono svolgere un ruolo distintivo; stabilire collegamenti in una natura più personale ed emozionale. Siamo in grado di creare collegamenti che funzionano in modo diverso all’iter con il quale l’ambasciatore lavora principalmente per conto dello Stato. Infatti i dettagli femminili servono per impreziosire spazi che rappresentano l’Argentina. Come tutti  gli ambasciatori mi prendo cura del benessere della famiglia, della scuola i miei figli (ho quattro bambini in età scolare che vanno dalla scuola materna fino alla fine del primario, a cominciare il secondario), e mi occupo della residenza e dei ricevimenti con tutto ciò che essi implicano nella dedizione per ricevere correttamente gli ospiti.

Tra i tuoi impegni anche quello alla DSB, racconta…

Ho anche aderito al “Board dell’ Associazione Diplomatica di Budapest”  (DSB), che riunisce i coniugi dei capi delle ambasciate in Ungheria, coordinando  attività culturali e sociali. Questo legame tra le rappresentazioni  accreditate e le istituzioni ungheresi, ritengo  sia  un contributo importante per la nostra missione diplomatica  e come tale, è un onore per mantenere sia questa posizione che le prestazioni con la vera gioia e con grande affetto per entrambe le parti: verso il corpo diplomatico che mi ha scelto di realizzare questo ruolo ed i media locali che aprono le porte per la connessione con Ungheria  e con i paesi membri del DSB.

Sei anche eccellente giornalista e scrittrice, su quale argomento stai lavorando?

Oltre a questi impegni, non trascuro la mia professione di scrittrice e giornalista, continuando da Budapest il mio lavoro per il quotidiano La Nacion di Buenos Aires, per la quale sto scrivendo collezioni di musica classica e lirica (attualmente la pubblicazione di un’antologia record di Luciano Pavarotti).

 

Sei argentina come l’amatissimo Papa Francesco: cosa ci racconti di Lui?

E ‘motivo di orgoglio come argentina avere un Papa della mia nazionalità.  E’ amato e rispettato in tutto il mondo e ogni sua decisione ed ogni suo passo sono un esempio di austerità e di umiltà. Qualità  preziose per il  suo operato  che apre le porte anche ad un dialogo tra le  religioni oltre ad essere un immenso contributo per la pace mondiale. Grande emozione quando fu eletto Papa a Roma!  E’ stato un momento incredibile in Argentina, abbiamo festeggiato nelle strade, nelle parrocchie di ogni quartiere  ed in tutto il paese. Quel giorno sarà ricordato per sempre  nella memoria degli argentini perché abbiamo assistito e stiamo vivendo  un evento unico e irripetibile nella storia. Non ho mai incontrato Papa vis à vis, ma ho avuto la fortuna di assistere al Te Deum nel  Bicentenario nella Cattedrale di Buenos Aires, quando era ancora il Cardinale Jorge Bergoglio..

Quali sono gli eventi prossimi per la promozione della cultura argentina in Ungheria?

C’è un vasto programma di attività nella reintegrazione dell’Argentina nel mondo. Il più importante che posso menzionare riguardante  l’Ambasciata in Ungheria è l’apertura di una nuova sede  tra pochi giorni, in coincidenza con la celebrazione della nostra festa nazionale: il 25 Maggio. Questa nuova residenza, che si trova nel centro di Budapest è un simbolo e un messaggio per lo sviluppo di una nuova vita culturale e sociale che rappresenta l’ Argentina.

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Qual è il tuo rapporto con la musica? 
Ho una laurea in arte con formazione musicale. La musica classica è una componente essenziale della mia vita. Ho iniziato seriamente a studiare musica allo stesso tempo che ho iniziato la scuola (con il pianoforte, strumento che amo profondamente). Ho studiato a Cordoba, la mia città, ho poi continuato i miei studi a Buenos Aires e conseguito il diploma al Conservatorio Nazionale raggiungendo il più alto livello che è possibile. Ho studiato alla DAAD ( organo collettivo delle università tedesche, è la più grande organizzazione a livello mondiale per il sostegno agli scambi accademici) in Germania e proseguito gli studi con  diversi esami all’Università Humboldt di Berlino, dove ho studiato  Musicologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Sarebbe lungo elencare tutto il vasto percorso formativo che ho fatto nell’arte e nella musica.

Cosa ti ha maggiormente colpito dell’Ungheria?

Le bellezze di Budaspest che sono molteplici ed interminabili. La storia così ricca del Paese, il fervore della vita culturale, l’intensità poetica dei suoi migliori scrittori e la gente che ha qualità e valori che sorprendono in ogni momento.

Un’ emozione che rimarrà sempre nel tuo cuore in uno dei tanti viaggi di lavoro che hai fatto?

E’ abbastanza recente : il trionfo della selezione argentina alla Coppa Davis, il grande torneo mondiale di tennis, lo scorso novembre, nella città di Zagabria, capitale della Croazia dove mio marito intrattiene rapporti come Ambasciatore Argentino. Ho provato un’emozione vertiginosa che ho condiviso con molti compatrioti che sono venuti in Croazia per incoraggiare i nostri tennisti al trionfo dando esempio nel mondo di comportamento, passione e tenacia. Grande euforia e profonde emozioni nel vedere copiose le bandiere con i colori dell’Argentina agitarsi tra le mani dei loro possessori con allegria e spensieratezza. Momenti indimenticabili che rimarranno indelebili nella mia mente e nel mio cuore.

 

 

Una vita in giro per il mondo; quali gli aspetti positivi e quali quelli negativi?

Dipende da quale prospettiva si analizza il tutto. Certo che essere destinati in luoghi di conflitto o regimi , sistemi di vita o cultura tanto diverse da rendere l’adattamento quasi impossibile e vivere nel microcosmo dell’isolamento rende difficile, se non quasi impossibile, l’esercizio della diplomazia. In una destinazione come l’Ungheria senza dubbio la lista delle positività è talmente lunga da non poter menzionare il tutto. A capo di tutto c’è  il privilegio  di rappresentare l’Argentina e di accompagnare mio marito, che ammiro molto,  nel nobile compito che gli è stato affidato. L’occasione magica di incontrare persone da tutto il mondo, per aprire le porte e diffondere virtù e cultura dell’Argentina, è meravigliosa.

Tuttavia in tutti questi privilegi c’è anche una grandissima responsabilità, costante attenzione e preparazione necessaria per svolgere al meglio i propri compiti. Senza dubbio il cambio di destinazione in una famiglia come la mia comporta uno sforzo titanico, non solo nel trasloco, ma in tutti gli aspetti che nascono quando si rende necessario un trasferimento. Richiede una grande energia fisica e spirituale, una buona dose di salute e resistenza senza contare un grande spirito di adattamento e predisposizione ai cambiamenti. Cambiare  paese,  lingua, scuole, climi, sapori, routine, ambienti, amicizie, ecc … per molti è  una difficoltà insuperabile. Inoltre, in ogni gruppo familiare, ognuno ha i suoi tempi, le  sue esigenze ed i suoi  stati d’animo.  Mantenere insieme il tutto e tutti implica già una sfida enorme. Senza contare i periodi di transizione, dove non si sa quando e dove sarà la prossima destinazione e molti altri aspetti che fanno parte della complessità della burocrazia ministeriale; intanto la vita scorre.

Tutto questo può essere visto come aspetto negativo, ma per un ottimista di  spirito intraprendente e avventuroso come il diplomatico, rappresenta una nuova opportunità di vedere il mondo e arricchire la vita. Infine, per me, l’unica nota negativa  della vita diplomatica è quella delle separazioni: l’addio ai luoghi che si ama e alle persone con le quali si è condiviso molto e che magari non rivedrai più. Tale aspetto è una “conditio sine qua non” di questa professione: per tutti noi quando arriva il momento è così difficile dire addio.

A Dubai con il Console Valentina Setta tra il Teatro dell’Opera e l’EXPO 2020

( Alessandra Giorda, Dubai ) In un piacevolissimo incontro con il Console Valentina Setta, nel suo ufficio presso il Consolato sito al diciassettesimo piano del World Trade Centre a Dubai, ha preso corpo l’intervista a seguire. Molteplici i temi affrontati, dal Dubai Opera, ai progetti futuri per  un’Italia sempre più protagonista della città dove ogni sogno sembra poter essere realizzabile. Il Console Setta ha fotografato perfettamente la situazione attuale e ha gettato le basi per gli obiettivi futuri. Senza dubbio non si è potuto non volgere lo sguardo all’EXPO 2020, che cadrà nell’anno del cinquantesimo anniversario della nascita degli Emirati Arabi Uniti, che avrà come tema un progetto ambizioso ” Connecting minds, creating the future” e dove si vedrà una Dubai sempre affascinante dove sempre più saranno puntati gli occhi del mondo.
Con dolcezza e simpatia, ingredienti che contraddistinguono il Console Setta, confessa la sua passione per la lirica e l’opera preferita.
Quali sono i progetti che intende attuare durante il suo incarico come Console qui a Dubai?

E’ complicato avere una progettazione in una città come questa dove la comunità italiana sta crescendo moltissimo. Il Consolato Generale d’Italia a Dubai nasce nel 2008, prima era un’Agenzia Consolare. Inizialmente gli italiani residenti erano 2300 ora sono 9000 quelli registrati senza contare 2000/3000 che intrattengono rapporti con l’Italia e sono qui a Dubai.

Sta crescendo un grande flusso turistico. perchè questa meravigliosa città è un’oasi serena, assolutamente sicura dove si può fare un turismo diversificato poichè ci sono numerose attrattive. C’è il mare, la possibilità di sport estremi, “zero gradi” dove ci si lancia dall’aereo, si scia sia sulle montagne, all’interno del lussuoso Dubai Emirates Mall presso Ski Dubai, che sulle dune nel deserto. La città sta puntando molto sui parchi divertimento e ne sono stati inaugurati parecchi in questo ultimo anno. Sono parchi tematici come Legoland oppure Bollywood . C’è quindi un turismo per le famiglie alla portata delle tasche di tutti.

Tutto questo per dire che un Consolato con una presenza così notevole di italiani è sollecitato ogni giorno per varie e molteplici casistiche che spaziano dall’emergenza all’assistenza. Senza dubbio cerchiamo di fare una programmazione, ma non è facile da realizzare.

Tuttavia promuovete degli eventi di notevole interesse?

Il Ministero degli Esteri ha individuato delle settimane dove in tutto il mondo nelle Ambasciate Italiane si organizzano eventi tematici ed in particolare la settimana della lingua italiana, generalmente ad ottobre, mentre a novembre lo scorso anno ha preso il via la settimana della cucina italiana per valorizzare le eccellenze enogastronomiche dell’Italia. Il Ministero ci aiuta ad organizzare tutte le iniziative, arte , musica, cucina….che sono eventi di forte impatto in tutto il mondo.

Un commento sul meraviglioso Dubai Opera 

Dubai è una città dove i cittadini emiratini sono il 10% . Tutto il resto sono espatriati che vivono qui. Più di 180 nazionalità differenti. Sono comunità diverse che portano diverse culture in un posto che favorisce la tolleranza e la convivenza anche religiosa ed in questo contesto presenti all’Opera sono in grande numero Europei, Canadesi, Americani ed una parte provenienti dalla fascia mediterranea. Il Dubai Opera è un palazzo bellissimo, dalla stupenda architettura e multifunzionale. Oltre all’Opera ci sono sale conferenze, mostre e ristoranti. E’ stato inaugurato con l’orchestra italiana del Teatro Verdi di Trieste. E’ stato un evento di risonanza mondiale, grande motivo di orgoglio per noi italiani.

Che tipo di programmazione si snocciola al Dubai Opera?

Una programmazione mista. Dall’opera al musical a vari tipi di spettacoli proprio per abituare le persone ad andare a teatro. Necessita differenziare l’offerta per garantire una fidelizzazione del pubblico.

Qual è la sua opera preferita?

Madama Butterfly di Puccini. E’ un’opera che mi colpisce profondamente facendo nascere in me emozioni inconsuete,inoltre la musica del compositore toscano ti coinvolge toccando le corde più profonde dell’animo.

Dubai, la fantastica città dove tutto è possibile. Come commenta?

Si è vero! Il marketing fatto su Dubai è proprio questo. E’ una città miraggio dove la vita è difficile per mancanza di acqua e il caldo di notevole intensità. Costruire una città in questa location è stata una sfida dell’uomo ed una conquista che dà l’idea che qui tutto può accadere e il tutto non può accadere altrove tranne che a Dubai. Qui si lavora moltissimo, c’è una competizione molto forte, dove ci sono tutti Cina, America, India, Corea……E’ una sfida continua dove le condizioni di vita e di lavoro sono dure con un mercato spietato, super flessibile dove si trova un’occupazione facilmente, ma con altrettanta rapidità si perde il lavoro.

Parliamo dell’EXPO 2020?

L’Italia ha già aderito all’EXPO 2020. Per noi è importantissimo creare un ponte tra Milano 2015 e Dubai 2020. Siamo molto interessati a partecipare ed a questa parte preparatoria abbiamo messo a disposizione tutto quello che abbiamo imparato facendolo in Italia. Sarà un EXPO con un tema ambizioso ” Connecting minds, creating the future”. Sono attesi 25 milioni di persone. Stiamo lavorando moltissimo sull’organizzazione dell’accoglienza e questo implica parecchio lavoro sulla sicurezza per preparare la città.

Dove si sviluppa l’area dell’EXPO?

E’ vicino al nuovo aeroporto Al Maktoum, nome in onore dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum (sovrano e politico emiratino, attuale Primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti nonché emiro di Dubai). Si sposta l’asse della città verso sud nell’area adiacente a quella destinata all’EXPO. Si stanno ultimando gli ultimi lavori del bellissimo nuovo aeroporto che garantirà la vicinanza a quella del grande evento in oggetto del 2020. Non abbiamo ancora una commissione, ma speriamo che sia nominata a breve tempo e da lì si partirà per definire tutto ciò che è necessario per essere protagonisti tra 3 anni. Ci auguriamo che le nostre imprese riescano a lavorare in questo vasto ed importante progetto.

Quando verrà istituito l’Istituto di Cultura Italiana ad Abu Dhabi?

Purtroppo attualmente non c’è. E’ intenzione del Ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, aprire accanto all’Ambasciata, che risiede nella capitale ossia Abu Dhabi, l’Istituto di Cultura Italiana. Speriamo che tutto ciò accada presto. E’ di fondamentale importanza avere un Istituto di Cultura, anche per la programmazione di eventi culturali.

Qual è l’importanza che il Consolato d’italia a Dubai dà rispetto alla musica?

La musica è un linguaggio immediato ed universale e speriamo di collaborare sempre di più con il Dubai Opera. Ci sono anche molti teatri più piccoli a Dubai dove c’è una programmazione concertistica, come molti alberghi con teatri interni, senza contare gli splendidi Auditorium nelle scuole come quelle del gruppo GEMS. L’importanza della musica è per noi uno degli aspetti importanti sul quale lavoriamo.

 

Una vita senza arte, cultura e musica è una vita priva di bellezza

( Alessandra Giorda) Tra gli illustri nomi, per La Traviata del 5 maggio al Teatro Massimo di Pescara, spicca quello del M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un vero e proprio enfant prodige. A soli 16 anni già dirigeva con grande successo il primo concerto per poi affermarsi sul panorama mondiale come un vero e proprio genio. Oltre 400 concerti diretti, avendo solo 31 anni, è senza dubbio notizia degna di nota. Le sue esecuzioni sono sempre patrocinate dalle istituzioni più importanti d’Italia ed Europa. Ha diretto innanzi alle più alte cariche dello Stato in Italia ed in Europa, Famiglie Reali e Ambasciate prestigiose. Oltre alle doti per l’attività musicale si evidenziano anche quelle per l’attività forense, essendo il più giovane Avvocato del Tribunale della Rota Romana e come se non bastasse è anche Direttore Principale Ospite della Fondazione Festival Pucciniano e Direttore Artistico del Festival Internazionale di Mezza Estate  della Citta’ di Tagliacozzo.

Fortemente voluto dal soprano Angelica Frassetto, nonchè Presidente della prestigiosissima Società Lirica Francesco Tamagno, per questo importantissimo appuntamento al Massimo di Pescara, il M° Sipari di Pescasseroli nell’intervista a seguire affronta vari argomenti dall’opera in oggetto alle sue attività senza dimenticare una profonda riflessione sulla fede, momenti di intensa emozione con personaggi noti del mondo della musica in generale da Anastacia, Ivana Spagna , Amii Stewart , Fiorenza Cedolins ….e molto altro.

A breve dirigerà La Traviata al Teatro Massimo di Pescara. Un progetto giovani di grande importanza. Come commenta?
Sono estremamente onorato per questo invito. Stimo moltissimo la Signora Frassetto che mi ha voluto unitamente al Maestro Paloscia come direttore di quest’opera che mi riporta nella mia terra d’Abruzzo. Indubbiamente l’emozione e’ forte cosi’ come il piacere di collaborare con artisti giovani ma estremamente talentuosi.

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Il mio Alfredo Germont, al Massimo di Pescara, ha veri e propri slanci vitali

( Alessandra Giorda) Grande attenzione per La Traviata al Teatro Massimo di Pescara il prossimo  5 Maggio. Un progetto giovani promosso dall’Impresa Lirica Tamagno  che vede illustri nomi coinvolti come il regista Alberto Paloscia, reduce dal successo al Teatro Nazionale di Belgrado e la direzione del noto M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Accanto a questi due importanti uomini un vero talento: Giuseppe Raimondo. Tenore torinese con doti vocali notevoli che ha già riscosso successi importanti e che ha gli occhi puntati dagli addetti alla lirica, poichè la sua voce sembra essere una vera rarità. Nell’intervista a seguire il tenore Raimondo nel raccontare il “suo” Alfredo Germont, anticipa curiosità dell’attesa Traviata e racconta i suoi obiettivi lavorativi con grande determinazione e consapevolezza.

 

Come sarà il tuo Alfredo Germont, ne La Traviata in scena la Teatro Massimo di Pescara? Qualche anticipazione sulla regia?

Alfredo Germont è un giovane di buona famiglia, che si innamora di Violetta Valery ( Valentina Iannone), bella frequentatrice delle feste parigine. Tradizionalmente questo personaggio è identificato come il bamboccio nelle mani del padre, incapace di prendere decisioni, impulsivo e poco maturo nella gestione del suo amore per Violetta.
L’Alfredo però a cui abbiamo dato forma non è completamente passivo agli eventi, anzi ha dei veri e propri slanci vitali cercando di non rimanere intrappolato da ciò che il padre si aspetta.
Lo slancio vitale però matura totalmente, come nelle migliori tragedie, al termine dell’opera. Il dolore per la morte della donna amata lo renderà sicuramente un uomo migliore e non più il giovane di buona famiglia incapace di gestire la propria esistenza, compiendo un vera e propria evoluzione esclusivamente quando compare il rapporto con il dolore.
La regia è di impronta tradizionale in piena sinergia con l’impianto scenografico ed i costumi.

Un tuo commento su Verdi?

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Sono grato a Mozart e a lui devo parte della mia carriera

( Alessandra Giorda) Dopo il trionfo di pubblico e critica all’Opera di Los Angeles nel mese di gennaio, Joel Prieto ripresenta il “suo” Belmonte, de Il ratto del serraglio di Mozart, alla Semperoper di Dresda. Questa sera la Prèmiere. Il tenore nato in Spagna e cresciuto a Portorico, vincitore del premio Operalia nel 2008 sponsorizzato da Placido Domingo, sta svolgendo una carriera densa di soddisfazioni. Ritenuto uno degli artisti più ricercati, dotato di raffinatezza ed eleganza non solo nella persona ma anche nella voce e nell’interpretazione, ha cantato nei Teatri più prestigiosi del mondo incantando il pubblico e conquistando i migliori critici. Nell’intervista a seguire ci racconta il suo grande amore per Mozart con qualche anticipazione sull’imminente appuntamento di questa sera e quello a breve a Varsavia con una produzione strepitosa che lo condurrà in Russia ed in Cina. Inoltre Joel ci svela gli obiettivi nel lavoro e le passioni nel privato .

Hai trionfato nel ruolo di Belmonte a Los Angeles, tra due giorni medesimo ruolo ma diversa location. Cosa  ti aspetti dal pubblico tedesco?

Spero apprezzino il lavoro svolto in queste cinque ultime settimane nella preparazione di questa nuova produzione. Ho svolto un lavoro un po’ più fisico di quanto ho fatto a Los Angeles e il ruolo di Belmonte e un poco più estroverso

Quali emozioni hai provato a Los Angeles quando ti sei reso conto del tuo trionfo?

Mi piace molto quello che faccio e non mi focalizzo sulla vittoria, ma assaporo ogni momento. Ci si sente sempre bene quando si svolge il proprio lavoro nel migliore dei modi e la gente lo percepisce con apprezzamenti e applausi. Penso che sia il più grande dono un artista può ricevere.

Belmonte è un ruolo che ti calza a pennello anche per la tua vocalità . Cosa ne pensi e cosa ti piace di questo personaggio?

Belmonte è come se comprendesse tutti gli altri ruoli mozartiani che ho fatto come Don Ottavio, Tamino, Ferrando e Il Contino Belfiore. Necessita avere una buona padronanza della linea di canto, dizione, coloratura ed è fondamentale anche il coinvolgimento emotivo. Richiede una maturità vocale e interpretativa di buon livello  e penso che ormai sia il giunto il  giusto momento nella mia carriera.

Sarai il Principe Tamino al Gran Teatro di Varsavia. Qualche anticipazione ? Come presenterai il tuo Tamino al popolo polacco?

E’ l’incredibile produzione di Barrie Kosky con la quale ho già lavorato a Madrid ed a Varsavia lo scorso anno. Si tratta di una messa in scena spettacolare che non manca di stupire. E’ tra le mie produzioni preferite con la quale quest’anno andrò in Russia ed in Cina.

Mozart sembra aver composto per te. Cosa apprezzi di questo genio indiscusso?

La musica di Mozart è sinonimo di  sonora purezza. Sono sempre stato attratto da questa musica che sembra semplice, ma quanto è difficile interpretarla! Fin da piccolo sono stato colpito  da Mozart e gli sono grato, poichè gli devo gran parte della mia carriera.

Quali sono i ruoli che vorresti debuttare?

Vorrei debuttare Alfredo ne La Traviata, Lenski a Eugene Onegin, Edgardo in Lucia di Lammermoor ed i ruoli del repertorio francese come Romeo in Romeo e Giulietta e Faust Faust Gounoud.

Si dice che doti i tuoi personaggi di classe, virilità e bellezza. Come commenti?

Cerco sempre di interpretarli naturalmente e sono costantemente alla ricerca della purezza del suono e dell’onestà emotiva.

 Sei un artista molto ricercato a livello internazionale, quali obiettivi ti sei posto per la tua carriera?

Il mio obiettivo è di continuare a godere di ciò che faccio ed avere progetti che mi appassionino. Inoltre viaggiare per il  mondo e lavorare con persone che amano il proprio lavoro. Vorrei esplorare altri generi come il cinema, il teatro, il teatro musicale e la musica popolare

Chi è Joel Prieto, nel privato?

Sono una persona che apprezza l’onestà, mi piace l’umorismo e la risata. Adoro viaggiare e trascorrere del tempo condividendolo  con le persone importanti nella mia vita. Sono spesso alla ricerca di cose nuove da imparare.

LA STROPPA INCANTA I MONEGASCHI CON UNA ROSINA PERFETTA. SOLD OUT PER TUTTE LE RECITE

( di Alessandra Giorda) Successo straordinario ieri sera all’Opéra di Montecarlo per Annalisa Stroppa nel ruolo di Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Il mezzosoprano bresciano sta vivendo un momento meraviglioso della sua carriera collezionando successo dopo successo e consacrandosi una vera Star. Dopo essere stata una Suzuki strepitosa, vera e perfetta in ogni minimo particolare  alla Scala di Milano, il 7 dicembre scorso, in Madama Butterfly di Puccini, ha ieri sera confermato il suo talento notevole alla Première dell’opera rossiniana nella splendida cornice di Palais Garnier. Raggiunta telefonicamente ha commentato a caldo il post Première con la dolcezza e umiltà che la contraddistingue . Nell’intervista a seguire la Stroppa racconta la sua Rosina ambientata negli anni ’50, l’incontro con i più grandi direttori d’orchestra sul panorama internazionale, rammenta le grandi emozioni provate nell’ultimo appuntamento scaligero, confessa la sua soddisfazione per i traguardi raggiunti e ringrazia il pubblico che la ama e la segue con tanto affetto. L’intervista si conclude in maniera dolce, umile e commovente.

Un commento a caldo dopo la Premìere tanto attesa a Montecarlo per ” Il Barbiere di Siviglia”

La Prima è andata veramente molto bene e sono molto soddisfatta! E’ stata una bellissima recita, il pubblico era entusiasta ed ha percepito la bella energia che c’era sul palcoscenico. Si è creato un meraviglioso clima di lavoro tra tutto il cast composto da artisti straordinari ed ottimi colleghi. La complicità di noi cantanti sul palcoscenico si è avvertita anche tra gli spettatori. Confesso di essermi proprio divertita e le mie aspettative che avevo verso i monegaschi presenti sono state appagate e li ringrazio per aver apprezzato il mio lavoro.  Notevole intesa con  il direttore d’orchestra, il M° Corrado Rovaris, e la regia di Adriano Sinivia è carina, ambientata negli anni’50 e molto accattivante. Nella Sala Garnier che è un gioiello di dimensioni contenute si percepisce tutto, i piccoli sguardi , le sottigliezze ed anche se  si parla sottovoce e tutto e questo ha agevolato il nostro canto con tutte le piccole sfumature

Quanta importanza dai al pubblico quando canti?

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Paloscia firma la regia de “La forza del destino” al Teatro Nazionale di Belgrado

( di Alessandra Giorda) Attesissima al Teatro Nazionale di Belgrado la Première di domani de La forza del destino di Verdi in versione italian style sotto la magistrale regia di Alberto Paloscia. Un nome che è sinonimo di garanzia di un lavoro fatto ad hoc. Colonna portante del Teatro Goldoni di Livorno, senza contare le fortunate regie in Corea ed in Turchia e le prossima Master Class a Shanghai in Cina , oltre a quelle già tenute con grande successo in Italia, Germania e Spagna.

Nell’intervista a seguire, Paloscia, direttamente da Belgrado, spiega la” sua”  de La forza del destino, racconta come si snocciola una regia , il suo grande successo ottenuto a Pinerolo con La Traviata di Verdi e molto altro con  la grande cultura e modestia,ingredienti che lo contraddistinguono.

Domani  la Première de “ La Forza del destino “ di Verdi al Teatro Nazionale di Belgrado. Come sarà quest’opera sotto la sua regia?
Si tratterà di una libera ricostruzione di uno storico allestimento del “Maggio Musicale Fiorentino” del 1953. Una produzione, che allora destò entusiasmo ma anche reazioni più contrastanti, nella linea dello sperimentalismo visivo che fu uno dei tratti caratterizzanti del prestigioso festival fiorentino: la prima rassegna italiana, che fin dagl’anni ’30 del secolo scorso, fece debuttare nella regia d’opera grandi nomi provenienti dal teatro e dal cinema; e nella scenografia i più grandi pittori “di cavalletto”. Al maggio Fiorentino esordirono nella veste di scenografi e costumisti, artisti del calibro di De Chirico, Casorati e Soffici. In questa Forza del 1953 debuttò come regista d’opera il grande cineasta Tedesco, George Wilhem Pabst, grande genio del cinema espressionista, che per l’occasione fu coadiuvato per la parte scenografica da Franco Lolli, suo abituale collaboratore in molti film. La nostra proposta qui a Belgrado cercherà di ricreare, con molta libertà , le atmosfere pittoriche, cinematografiche ed espressioniste della produzione di Pabst e Lolli. L’ambientazione dell’opera fu pienamente rispettata dal regista, seguendo le indicazioni del libretto; l’unica eccezione fu la scena dell’accampamento del terzo atto ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale, tra carri armati e tende di infermeria. Tale scena fu contestata dai grandi cantati che presero parte a tale produzione ( Tebaldi, Del Monaco, Protti, Barbieri, Siepi, Capecchi: veramente il meglio del gota canoro di allora). Proprio questa scena, che a Firenze fu totalmente modificata, vedrà la luce per la prima volta proprio qui a Belgrado.

Un commento su quest’opera?
Potremmo definire La forza del destino un grande romanzo storico e popolare, oppure un’ epopea cinematografica stile “Guerra e pace”. In quest’opera così complessa e dispersiva si passa continuamente da ambienti aristocratici a squarci popolari e ad atmosfere religiose: un grande spaccato di umanità che aldilà dell’intrigo romanzesco che caratterizza la vicenda ci rivela la modernità e la genialità di Verdi musicista e drammaturgo; un Verdi indagatore dell’animo umano, al pari di W.Shakespeare e B. Brecht.

Cosa di aspetta dal popolo serbo per la Première?
La Serbia ha una grande tradizione nell’opera lirica e il suo pubblico ama particolarmente il melodramma, soprattutto quello italiano. Penso che questa “Forza” sia molto attesa e spero venga apprezzata per il segno fortemente italiano dell’impostazione registica e scenografica. Punterò sulla passionalità e sulla carnalità della recitazione e sulle suggestioni pittoriche dell’allestimento. Mi fa piacere che gli eccellenti laboratori di scenografia del Teatro Nazionale di Belgrado, nella loro accurata ricostruzione dell’allestimento, abbiano saputo restituire alla perfezione, il fascino della pittura scenografica Italian style.

Racconti brevemente il successo appena avuto a Pinerolo
Sono particolarmente grato ad Angelica Frassetto, Presidente e Responsabile dell’ “ Impresa lirica Francesco Tamagno” di Torino, di aver creduto sempre in me come regista. “La traviata” di Pinerolo che è il mio quinto approccio registico con quest’opera, affrontata già a Seoul con una grande protagonista come Mariella D’Elia è il coronamento di questo splendido sodalizio con l’impresa “Tamagno” con cui ho già collaborato nelle stagioni passate, con ben due produzioni di “Il Barbiere di Siviglia” e una “Boheme” realizzata proprio a Pinerolo. Questa mia ultima produzione di Traviata, ha portato a maturazione la mia visione registica del capolavoro Verdiano e mi ha molto gratificato particolarmente per l’ottimo risultato raggiunto da un gruppo di giovani cantanti nel quale hanno spiccato i tre protagonisti, Valentina Iannone (Violetta), Giuseppe Raimondo (Alfredo), Nicola Ziccardi (Giorgio Germont), tutti provenienti dall’opera studio dal Teatro Goldoni di Livorno che io dirigo da bene venitsei anni.

Sia a Pinerolo che a Belgrado ha avuto ed ha  come collaboratore Matteo Anselmi che sembra essere ammaliato dal mondo della lirica. Un commento su Matteo?
La mia collaborazione con Matteo è stata uno dei momenti più felici di questa produzione di Pinerolo.
Ho instaurato con lui un bel sodalizio, che mi ha spinto a riconfermarlo a Belgrado e per altri miei futuri progetti registici. È un bravo attore che ama la lirica e per me questo è molto importante, perché il suo lavoro costituisce un supporto prezioso per ripulire la recitazione degli artisti e il contributo scenico del coro.

Ci saranno altri progetti insieme?
Il più sicuro e imminente è un nuovo “Macbeth” Verdiano, in liguria nel presitgioso “Teatro civico” di La Spezia. Bollono in pentola altri progetti estivi in Abruzzo e in Veneto.

Quali novità al Teatro Goldoni di Livorno?
Il Teatro Goldoni di Livorno da circa un anno è un’ autentica fucina di idee e di progetti, grazie all’arrivo del mio nuovo direttore generale, attore e regista Marco Leone. Marco crede molto nel teatro come laboratorio, ha sostenuto la mia idea di fare di Livorno, città natale di Pietro Mascagni, un punto di riferimento per la produzione delle opere del musicista Livornese e dei coevi operisti della scuola verista. Tra i fiori all’occhiello dell’attuale stagione, la nascita di un nuovo progetto di alta formazione denominato Verismo Opera Studio, siglato da una docente di grande presitgio quale il noto soprano friulano Fiorenza Cedolins, una nuova produzione di “Flauto Magico” di Mozart, firmata dal grande uomo di teatro britannico Lindsay Kemp, artista totale e un imminente nuova produzione di “Manon Lescaut” di Puccini affidata ad un giovane e talentuoso regista italiano, il romano Lev Pugliese, che punterà su una rilettura in chiave onirica e virtuale della splendida partitura Pucciniana che ebbe la luce a Torino nel 1893.

Quali sono i sogni nel cassetto , professionalmente parlando?

Tra le mie aspirazioni come regista d’opera, tre titoli che naturalmente non ho mai affrontato, “Adriana Lecovreur” di Cilea, un titolo che amo particolarmente e che ho avuto la possibilità di vedere in teatro con una delle più grandi interpreti novecentesche del ruolo, Raina Kapaivanska e in anni più recenti con un’altra straordinaria cantante-attrice, Fiorenza Cedolins la cui grande carriera ha preso il volo proprio da Livorno. Un altro mio sogno nel cassetto è dirigere un grande teatro all’estero, in Germania o in un paese dell’est europeo. Perché credo molto nella formula del teatro d’opera di repertorio, aperto quasi tutte le sere come servizio culturale nei confronti della città: formula che potrebbe essere un toccasana per la grave crisi che sta attraversando il teatro d’opera e lo spettacolo in generale.

 Se dovesse spiegare in poche parole a chi è profano come si snocciola la regia di un’opera cosa racconterebbe?
A mio avviso, il lavoro di un regista d’opera è essenzialmente quello di raccontare nel modo più moderno e avvincente il plot spesso inverosimile e complicato del melodramma, lavorando sulla psicologia dei personaggi e soprattutto, sulla drammaturgia. Poiché l’opera pur essendo fatta di musica è soprattutto teatro.

Alessandra Giorda - P.IVA 11290670014

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