Innanzi a Papa Francesco suonerei tutta la musica sudamericana del’700 dei gesuiti

( di Alessandra Giorda) Conosciuto a Roma ai primi di febbraio nella bellissima Basilica di Santa Maria in Montesanto, nota come Chiesta degli Artisti, il M° Jolando Scarpa ha colpito i presenti in un mini concerto, al termine della  Santa Messa domenicale, per provare il nuovo organo. Infatti il Rettore Don Walter Insero, insieme ai suoi collaboratori , sta valutando l’acquisto del nuovo strumento che sembra essere un vero gioiello. Il M° Scarpa, organista di fama europea, specializzato nel repertorio barocco, clavicembalista, direttore musicale di complessi da camera vocali e strumentali, alterna l’attività di solista a quella di ricercatore e revisore di partiture inedite antiche con numerose pubblicazioni. Nell’intervista a seguire racconta la sua passione per l’organo e ripercorre le tappe da quando era un bambino che muoveva i primi passi nella musica sacra nella città natale, Venezia. Impegnato in molti concerti tra Roma e il resto dell’Europa confessa di sognare di suonare innanzi a Papa Francesco  e per il Santo Padre creerebbe un concerto ad hoc.

Quali emozioni prova quando suona l’organo?

Suonarlo è la mia vita ! Quando suono l’organo sono in osmosi . Ho iniziato a prendere confidenza con questo  quando  strumento  quando avevo sei anni, nemmeno riuscivo a toccare i pedali, in aiuto a mio padre che era non vedente, ma abilissimo organista.  Suonava l’organo del ‘700 nella Chiesa di S. Alvise a Venezia. Devo però confessare che il primo strumento che ho iniziato a suonare è stato il pianoforte.

Un suo giudizio sul nuovo organo della  Basilica di Santa Maria in Montesanto a Roma?

Senza dubbio è un organo che ha un suo valore , molto ben accordato ed in grado di suonare bei pezzi della tradizione organistica. Tuttavia quello già esistente nella Basilica è  molto prezioso della scuola del ‘700 napoletano, che però necessita di un restauro costosissimo e lungo.  Con il nuovo piccolo organo si può suonare tutta la musica della tradizione organistica italiana.  Infatti mi auguro che si tengano in quella bellissima Basilica molti concerti che non possono non riscuotere successo.

                                                            Nuovo organo nella Chiesa degli Artisti a Roma

Quando si parla di organo l’associazione con Bach è spontanea. Tuttavia questo meraviglioso strumento non si identifica solo con il compositore tedesco. Cosa ne pensa?

Certamente Johann Sebastian Bach è il compositore per eccellenza, ma non vanno dimenticati  Girolamo Frescobaldi uno dei maggiori  organisti e clavicembalisti della tradizione italiana ed il tedesco, neutralizzato inglese, Georg Friedrich Händel, uno dei compositori per eccellenza del periodo barocco.

Un giudizio sul clavicembalo?

Meraviglioso ! Organo e clavicembalo sono due strumenti gemelli.

Parlando di organo si fa riferimento alla musica sacra; qual è il suo rapporto con la fede?

Ho molta fede e sono profondamente credente. Ammetto che la fede è un grande dono Per mia formazione ho studiato varie religioni , non solo quella cattolica. Mi  piace poter conoscere le molte sfaccettature dei vari credo. Ho letto la Bibbia e frequento diverse chiese anche non cattoliche.

Lei suona spesso nelle chiese e della città eterna, Le piacerebbe suonare davanti a Papa Francesco?

Certo che si ! E’ un sogno che spero si realizzi e farei una revisione di tutta la musica del  ‘700 dei gesuiti  che credo possa piacere al Santo Padre. Sarebbe un vero onore .

A spasso per Buenos Aires tra fotografia e musica

( di Alessandra Giorda) Un personaggio d’eccezione per un’intervista che si snocciola tra fotografia e musica. Ivan Buenosaires, nome d’arte del popolare fotografo argentino che con i suoi scatti ha immortalato Star della lirica, ma la sua vera passione è per il “paesaggio urbano”. Ha fotografato le bellezze di Parigi, Milano, Torino, Rio de Janeiro e di molte altre città, ma spesso con i suoi scatti ci porta a passo per Buenos Aires facendoci scoprire palazzi da sogno e dettagli inconsueti che solo un occhio attento sa fare. Adora lo stile Liberty, lavora con l’Asociacion dell’Art Nouveau della capitale  argentina ,dove ai loro video sono sempre abbinate le foto di Ivan, e la musica affonda le sue radice da quando lui era un bambino.

 

Come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è presente in me da molto tempo. Senza dubbio ho una predisposizione per le foto di architettura che da più di 20 anni mi accompagna e si unisce alle attività dell’Asociacion dell’Art Nouveau di Buenos Aires che dal 2013 mi vedono attivo con loro.

Attraverso i tuoi occhi ed i tuoi scatti fai conoscere la bellissima città di Buenos Aires. Farai una mostra fotografica o un libro?

Lo farei senz’altro ! Sia la mostra che la pubblicazione di un libro richiedono molto tempo che non ho. Senza contare conoscenze e studio approfondito affinchè tutto sia realizzato al meglio. In questo momento così fortunato a livello lavorativo devo impegnare le mie energie nelle foto ed i miei lavori sono visibili al mondo sulla mia pagina artistica di Facebook, mezzo semplice, veloce e che ti fa conoscere quasi ovunque sul pianeta.

https://www.facebook.com/ivan.buenosaires?fref=ts

 

Quando hai scoperto di avere un gran talento?

Quando ho iniziato a pubblicare qualche foto su FB ho notato che man mano crescevano persone interessate alle mie foto . Avevo la possibilità di pubblicare le meraviglie della capitale argentina e non solo su un mezzo veloce e di grande divulgazione. Ho potuto con questo metodo omaggiare anche il lavoro di tanti architetti che hanno contribuito a rendere Buenos Aires e altre città così belle. Inoltre nella maggior parte dei video di presentazione dell’Asociacion dell’Art Nouveau ci sono in abbinamento le mie foto.

Hai anche fatto foto a cantanti lirici ed in altri campi. Quali soggetti preferisci fotografare e perchè?

La mia passione è  per il paesaggio urbano che scopro andando in giro per le città. Mi attrae molto l’architettura del XX secolo.

Quali emozioni provi attraverso le tue foto?

E’ difficile da spiegare ! Mi incanta vedere tanta bellezza girando per le città. Lo stile Art Nouveau o Liberty è per me qualcosa di fantastico. Molto si vede anche in Italia. Ha un carattere sensuale e meraviglioso che esalta i sensi e voglio catturare il tutto attraverso la fotografia. Spesso queste bellezze sono dimenticate e/o distrutte. Come si fa? Non ho parole ! Non capirò mai perchè si decide di demolire tutte queste meraviglie che ci sono state lasciate in eredità per dar spazio ad un futuro egoista e vuoto.

Quali sono i prossimi obiettivi futuri nel lavoro?

Per ora nessuno in particolare, perchè sono troppo impegnato a viaggiare per fotografare.

Come dicevamo poc’anzi sei anche un abile fotografo in campo lirico, immortalando le bellezze degli artisti. Qual è il tuo rapporto con la musica?

La passione per la musica affonda le sue radici da quando ero un bambino. Ho a cuore tutte quelle arti che procurano emozioni. Sono molto riconoscente a tutti gli artisti che con il loro lavoro sia cantando nelle opere liriche sia  i musicisti, che suonano strumenti frutto di un duro lavoro, trasmettono sentimenti a chi li ascolta.

Qual è la tua opera lirica preferita?

Non ne posso dire una. Se penso ad un nome nella mia mente ne balza subito un altro e così via. Mi piacciono  tutte perchè adoro il genere lirico . Quando è il momento di scegliere un’opera come sempre non sono capace. Ognuno è legata a qualcosa di prezioso .

Mi saprai però dire a quale scatto fotografico sei più legato?

No ! Nemmeno. Ogni scatto ha una storia ed a ognuno sono legato. Posso dirti che il genere che sprigiona maggiori sensazioni ed emozioni e quello, come piace a me definirlo, del paesaggio urbano. Siamo in un mondo dove sempre più si delinea l’unione tra le città e la natura fondendosi danno origine ad un paesaggio unico dalle mille sfaccettature. L’incontro tra la mano dell’uomo e quello della natura è ciò che di più mi affascina e cerco di coglierlo nelle mie fotografie.

Atteso il debutto di Andrea Mastroni al Met con il suo Sparafucile imperdibile

( di Alessandra Giorda) A poche ore dal debutto al mitico Metropolitan, raggiunto telefonicamente a New York, Andrea Mastroni confessa di essere impaziente di portare sull’ambito palco il suo Sparafucile. Ruolo verdiano con il quale il basso milanese ha trionfato nella sua carriera sui palchi internazionali più prestigiosi . Ora il suo Sparafucile è sbarcato oltre oceano carico e pronto a sparare quella cartuccia che arriverà dritta la cuore di pubblico e critica lasciando tutti sbalorditi. Laureato in filosofia estetica, vincitore di numerosi concorsi ed abile clarinettista è un artista dalle mille sfaccettature. Sguardo profondo, occhi seducenti, volto accattivante che sottolinea un misterioso fascino, Andrea Mastroni confessa di essere un uomo molto curioso. Tale qualità è di aiuto nel suo lavoro fintanto da renderlo una piacevole parte di vita. Non c’è differenza tra lavoro e svago, sono attività diverse, ma tutte svolte con l’occhio del sapere, scrutare, andare oltre e mai fermarsi alle apparenze. Così a tratti  dipinge il ruolo verdiano pronto a imporsi sul prestigioso palco newyorkese.

Mancano poche ore al debutto , l’adrenalina sta salendo?

Certo ! Sono impregnato di tutta quella tensione positiva necessaria per questo debutto atteso in una vetrina così importante su scala mondiale. Non vedo l’ora e sono felice.

Debutti con un tuo “cavallo di battaglia”, quale il ruolo verdiano Sparafucile, con il quale all’inizio della tua carriera hai vinto il prestigioso concorso Giuseppe Di Stefano  a Trapani . Ti senti più sicuro?

Questo ruolo mi ha sempre portato fortuna . L’ho portato ” a spasso ” per l’Europa, da Madrid al Covent Garden di Londra passando per Parigi senza dimenticare Amburgo e tanti altri teatri . E’ un ruolo scritto su misura per me , per la mia vocalità. E’ come un vestito fatto da un sarto: mi calza a pennello. Questo ruolo sono almeno 15 anni che non appariva più al Met, l’ultimo ricordo si ha del basso Di Stefano. Il mio obiettivo è di dare lustro a Sparafucile spesso, in Rigoletto, ritenuto un ruolo quasi marginale. Assolutamente no! Infatti ho sposato da subito l’idea dell’abile regista Michael Mayer, che ha voluto Sparafucile in scena già dal primo atto e non dal secondo come avviene quasi sempre. Questo fil rouge mi ha conquistato da subito. D’altronde si conoscono le abilità di Mayer.

 Ti piace l’ambientazione di questo Rigoletto?

Si molto! L’opera è ambientata negli anni ’60 a Las Vegas e Sparafucile è il proprietario di una locale dove si fa striptise e si balla la lap dance.

Quali sfumature metti in risalto del tuo personaggio?

E’ un seduttore, una specie di Mefisto dalle tinte notturne. Non è solo un semplice mercenario, ma lo faccio giocare molto mettendo in risalo le parti comunicative ed una sorta di leggerezza  anche nei duetti con  Rigoletto sono attento ai minimi particolari ed alle sfumature. Ogni dettaglio arricchisce il personaggio e lo delinea al meglio così come nel terzetto finale  tra Maddalena, Gilda e Sparafucile.

Un commento sul M° Per Giorgio Morandi?

Pier Giorgio è un amico ed è un grande direttore d’orchestra. Amo molto lavorare con lui ed a Parigi abbiamo già ” fatto ” insieme Rigoletto. E’ un superlativo musicista e con lui ci si mette al servizio della musica senza tralasciare ogni minimo dettaglio. E’ bello lavorare con lui perchè trasmette serenità e passione inconsuete.

Chi è Andrea Mastroni quando non è il basso acclamato della lirica?

Sono un uomo molto curioso che ama nutrirsi di vari interessi. Per esempio ora sono al telefono con te e sono in un bar, mentre parliamo osservo intorno a me cosa succede. Quando cammino per le città noto sempre quanto teatro c’è in strada. Senza dubbio nella mia vita professionale porto come valore aggiunto quanto vivo nel privato. Adoro andare al cinema, il teatro di prosa con i grandi come Shakespeare, ma anche gli autori contemporanei. Sono uno sportivo anche se con qualche accenno alla pigrizia, ma ti assicuro che vanto un breve ma intenso passato nella ginnastica artistica. Non so cucinare, ma ben  disposto ad assaporare tutti i piaceri della cucina compresa la degustazione. Direi che quest’ultima si estende anche  ai vari aspetti della vita dove tutto si assapora come l’avventura di un bel viaggio.

Tra le tue  passioni hai saputo assaporare molto bene la musica di Schubert che ha segnato il tuo destino professionale. Come commenti?

Ho mosso i primi passi nella musica come clarinettista ed i brani di Schubert mi hanno colpito da subito. Mi definisco infatti un cantante da camera che canta in palcoscenico. Sono sempre andato contro le tradizioni e le cose scontate. La musica di questo compositore e pianista austriaco mi ha rapito e spinto a cantare con l’obiettivo di raccontare. nel mio lavoro mi definisco un’interprete dei  grandi compositori.

A breve sul Televisionario2 articolo sul videoclip Erlkönig dove il  basso italiano offre in un breve video questo popolare Lied di Schubert, mostrando il suo particolare punto di vista di questo gioiello del romanticismo.

 

Racconto la mia fede cantando

(di Alessandra Giorda) Questa sera al Teatro Alfieri di Torino in scena l’attesissimo musical Sister Act che vede come Special Guest la travolgente Suor Cristina nei panni di Suor Maria Roberta.  Dopo il grande successo avuto al Brancaccio di Roma nella scorsa stagione, torna in tour il Musical tratto dall’omonimo film del ’92 che consacrò Whoopi Goldberg nell’indimenticabile ruolo di Deloris, “una svitata in abito da suora”. Per l’occasione a seguire l’intervista a Suor Cristina che si racconta nel suo rapporto con Dio e descrive come le sue doti vocali siano strumento di evangelizzazione. Come con il canto riesca a compiere una missione speciale ed a narrare la sua fede.  Ottima cantante  dal temperamento prorompente l’ospite speciale contribuisce a rendere Sister Act, un attesissimo musical con 25 meravigliosi brani musicali  scritti dal premio Oscar Alan Menken, un evento imperdibile tra cori Gospel e ballate pop in stile Broadway.

Descriva il suo ruolo all’interno del musical
Il mio ruolo è quello di Suor Maria Roberta, una giovane novizia in cammino di vita religiosa che con l’influenza di Deloris scopre una vita che non ha mai avuto e prossima alla sua decisione definitiva, si pone delle domande reali su quello che desidererebbe per la sua vita, giungendo alla piena convinzione che se non seguirà Cristo, non potrà avere un senso la sua vita.

 Quanto c’è di Suor Cristina in Suor Maria Roberta?

Io ho già attraversato la fase del noviziato e quindi comprendo benissimo questa tappa evolutiva spiritualmente e personalmente di Suor Maria Roberta e poi siamo entrambe accomunate dalla gioia di cantare la nostra fede!

 Sister Act è un musical di successo, cosa piace così tanto al pubblico?

Piace perché è “UNICO, TRAVOLGENTE E DIVINO”! Un mix tra musiche, luci, costumi, emozioni, uniti ad una storia coinvolgente, che narra di due mondi opposti che trovano l’equilibrio per un dialogo e una comprensione vicendevole, non può che toccare direttamente il cuore delle persone.

 Come nasce l’idea di Suor Cristina come cantante?

In realtà l’idea di Sr Cristina come cantante non è mai nata, ma il desiderio di annunciare Cristo cantando, nasce da una spinta dei miei Superiori a non tenere per me questo dono e questo carisma che ho, già che anche la mia vocazione alla vita religiosa è nata proprio sul palco cantando, ballando e recitando, volendo fare un’opera di “nuova evangelizzazione” attraverso la musica che è un mezzo diretto e potente per arrivare al cuore, soprattutto dei giovani.

 Le sue doti vocali sono un dono di Dio che offre ai suoi spettatori e quale messaggio invia a loro?

“Tutti abbiamo un cuore che batte per amare e quindi tutti siamo assetati del vero Amore, bisogna solo fermarsi un attimo, alzare gli occhi al Cielo, e sentire quanto grande è l’Amore che Dio ha per noi e quanto Dio è follemente innamorato di ognuno di noi”!

Come concilia vita religiosa con il mondo dello spettacolo?

Non scinderei le due realtà. Per me questa è una forma di evangelizzazione, una “missione speciale”. Proprio l’ultima lettera di Papa Francesco, rivolta a noi consacrati, si intitola “Annunciate” : è un invito esplicito ed urgente a farlo con coraggio in un mondo sempre più confuso e disorientato.

 Cantare è anche pregare? Cantando serve Dio?
Il canto è preghiera, è lode, è ringraziamento per le grandi opere che Dio ha compiuto nella mia vita, un po’ come Maria che con il canto del Magnificat loda e ringrazia il Signore per le grandi cose che ha fatto in lei, e così il canto mi ha condotto a Dio ed oggi racconto la mia fede cantando!

Qual è il suo rapporto con il resto del cast?

Userò una sola parola per esprimerlo: MERAVIGLIOSO!

Qual è il suo rapporto con Dio?

E’ un rapporto di intimità col mio Sposo, un rapporto di fiducia e confidenza, un rapporto semplice, fatto di cose e gesti semplici che si manifestano attraverso le persone che ho accanto o le persone che il Signore ogni giorno mi mette nel mio cammino. E’ un rapporto UNICO!

Attesa sotto la Mole per il debutto della Rodriguez nel ruolo di Nedda

(di Alessandra Giorda) E’ imminente  la messa in scena al Teatro Regio della capitale Subalpina del capolavoro di Ruggero Leoncavallo, Pagliacci e da  un piacevolissimo incontro con Davinia Rodriguez è nata l’intervista a seguire. Donna estremamente simpatica , dotata di grande determinazione con una buona dose di dolcezza che proviene dalle montagne di Las Palmas e che ha costruito la sua carriera in maniera minuziosa e collezionando successi. Il soprano spagnolo debutterà nel ruolo di Nedda sul palco del Regio .  Da piccolina ha mosso i primi passi in casa con la spazzola dei capelli come microfono ballando e cantando davanti allo specchio. E’ stata notata per il suo talento e passo dopo passo ha costruito la sua carriera fino ad arrivare ad avere un bivio e scegliere tra un contratto con la Sony per cinque anni o la carriera nel campo lirico. Si è fidata del marito è ha ricominciato da zero studiando come soprano. Scelta giusta visto i successi che sta ottenendo con i debutti molteplici  dal Simon Boccanegra  al Gran Teatre del Liceu di Barcellona con Placido Domingo a  Lady Macbeth al Theater an der Wien senza contare che a giugno è stata la Contessa di Almaviva ne Le Nozze di Figaro, presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti al Festival di Spoleto. Prossimi impegni la vedono protagonista a Bilbao con Donna Anna nel Don Giovanni di Mozart. debutto nel ruolo di Maria Stuarda di Donizetti al Teatro Carlo Felice di Genova, il Te Deum di Dvořák con l’Orchestra Filarmonica di Gran Canaria e il suo ritorno al Teatro San Carlo di Napoli con la sua acclamata Amelia Grimaldi di Simon Boccanegra.

Raccontaci la tua Nedda

La mia Nedda è ricca dentro fin dalle sue origini , fin dai suoi primi passi . E’ una bambina che è stata lasciata da sola. E’ costretta a vivere una realtà che le è stata imposta in un circo itinerante, ma lei non è felice. E’ una donna sofferta , svuotata alla quale sono stati negati molti sentimenti, ma allo stesso tempo ricca di  tanta voglia di libertà. L’attaccarsi ad un uomo come via d’uscita verso l’indipendenza.

Quanto c’è di Davinia in Nedda?

C’è poco di me come persona , ma qualcosa che ci accomuna si . A lei hanno tolto la mamma. così come a me due anni fa , ho perso entrambi i genitori. Le melanconie che nascono dalla mancanza della mamma che è la figura più importante nella vita di un figlio le ho io come le ha Nedda. Il mio personaggio invece si distanzia da me come persona per tutto quello che ha dovuto subire e che io per fortuna no.

 C’è differenza tra un debutto ed un ruolo già consolidato prima di entrare in scena?

L’adrenalina c’è sempre ai massimi livelli , ma la chiamo responsabilità . Più preparato è un artista è più facile diventa il tutto. Dal momento in cui il mio agente mi dice che c’è una remota possibilità di cantate un ruolo in un’opera, immediatamente comincio a dare un’occhiata al tutto, anche senza avere la certezza che quel ruolo lo “farò”.Mi piace capire le piccole e le grandi sfaccettature del personaggio che eventualmente dovrò cantare. Lavoro con la lente d’ingrandimento , perchè ogni piccolo dettaglio fa la differenza.Voglio essere il più simile possibile al personaggio con il corpo , la mente , l’animo e la voce.

Come si prepara un nuovo ruolo?

Ogni artista ha il suo metodo di studio. Non c’è un sistema uguale per tutti. Per me l’essenziale è leggere il libretto. Dopodichè lavoro su tutto ciò che può arricchirmi per essere al meglio il personaggio che mi appresto a debuttare. Segue la parte musicale che studio al millimetro così pian piano tutto comincia a prendere forma. Tuttavia ti confesso che lo studio non finisce mai, perchè non è mai abbastanza. Ogni volta che si “riprende in mano” un ruolo che magari hai già cantato più volte , c’è sempre un elemento che lo arricchisce. C’è sempre qualcosa da scoprire e sempre da evolvesi.

Un giudizio sulla regia di Gabriele Lavia?

Lo adoro ! Gabriele è un artista che sa bene come estrapolare da ogni artista il meglio e metterlo nelle condizioni di dare il massimo. Ha la capacità di capire in pochi minuti che artista sei e se capisce che può arrivare in profondità lo fa in maniera eccellente. Con lui si inizia con piccolo dettaglio e da lì inizia un lavoro lungo  con ore ed ore di prova , ma che ti sembra di aver iniziato a lavorare da una manciata di minuti perchè sei talmente dentro al personaggio che perdi la concezione del tempo.

Hai debuttato a Vienna in Lady Macbeth ed è  stato un grande trionfo . Come commenti?

E’ stato un boom di energia che hanno premiato tanto sacrificio e tanto lavoro . Davanti si vede sempre meno dei numerosi sacrifici in vari aspetti della vita di un artista che si compiono per dare il meglio sul palco. Sono felice per il mio successo ottenuto in Austria e sono in un momento della mia carriera ricco di soddisfazioni . Tuttavia non dimentico mai che la responsabilità è sempre in salita. Non mi manca mai la voglia d’imparare come se iniziassi il tutto da capo.

Sei in un anno ricco di debutti, ma qual’è il ruolo che vorresti debuttare e che ancora non ti hanno proposto?

Si sono in anno molto impegnativo . Preferisco fare un passo alla volta quindi ruolo dopo ruolo , ma intanto che ne preparo uno dò una sbirciatina agli altri. Quello che attendo è Floria Tosca che sono sicura che “arriverà”, ma con il tempo. La coccolo , la lascio respirare , poi la ricoccolo così man mano  cresce .

Che cosa ha Floria Tosca che ti piace così tanto?

La passione in lei stessa e nel canto. Preparando Nedda vedo in qualche modo qualche parallelismo con Tosca. Ci sono piccoli aspetti che possono avvicinare le due donne. Il momento di rabbia che Nedda nutre per Tonio con quello di Tosca quando ammazza Scarpia. Un mix di vuoto, paura , sentimenti , rabbia anche la parte vocale è molto simile.

Chi è Davinia Rodriguez nel privato?

Una ragazza molto semplice con desiderio sempre di fare un passo in più . Vengo da una famiglia normale dalla montagna delle Canarie , ed ho sofferto il fatto di essere isolana  e dover mollare tutto per realizzare un sogno. La vita mi ha regalato tante cose belle e non belle, ma nonostante tutto ciò in me vive sempre quella ragazzina che le piaceva la musica , stare sul palco mantenendo sempre vivi i valori che mi hanno insegnato i miei genitori. Sono mamma , moglie , sorella e cugina e sono sempre a disposizione per tutti loro che hanno necessità di un aiuto da parte mia. Posso essere lontana ma nello stesso tempo presente. Oggigiorno con Skype che distanze si sono ravvicinate molto. Con una video chiamata ti senti quasi a casa anche se sei a molti chilometri di distanza. Certo non è mai come essere in famiglia ed abbracciare i tuoi cari quando vuoi , ma in qualche modo faccio sentire la mia presenza. Non è facile conciliare famiglia e lavoro, ma con mio marito cerchiamo di fare il meglio possibile.

 

Gabriele Lavia riflette:” L’uomo imita il teatro o il teatro imita la vita?”

( di Alessandra Giorda) Sale l’attesa sotto la Mole per la Première di “Pagliacci”, capolavoro di Ruggero Leoncavallo, in scena dall’11 gennaio al Teatro Regio di Torino con la regia di uno dei più grandi registi ed attori degli ultimi decenni: Gabriele Lavia. L’intervista si è svolta dopo la conferenza stampa tenutasi in scena , per la prima volta , sul palco del teatro ,dove Lavia si racconta come narratore di “Pagliacci”.Tale  opera è stata messa in scena dopo 125 anni dalla prima assoluta al Teatro del Verme a Milano, con un parallelismo tra la vita reale ed il teatro.

La regia di Lavia mira al cuore della poetica verista con l’ambientazione in una periferia del secondo dopoguerra con richiami estetici al Neorealismo cinematografico. A grande sorpresa sul palco un’asinella vera  e Gabriele Lavia spiega il perchè.

Cosa racconta quando il sipario si apre?

Quando il sipario si apre il sacrificio è stato compiuto e quindi questo rimando di nido di memoria, fosse anche per il pubblico una memoria personale  ed anche storica, poichè tutti non hanno vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale e l’imminente  il post guerra, è doveroso . Quello che viene rappresentato in scena è un dopoguerra molto angoscioso e  triste dove il teatro cerca di riportare il buon umore. La scritta VINCERE , le case così bombardate e questo piccolo palcoscenico rimandano a quella tragedia che è stata la seconda guerra mondiale anche per il nostro Paese .

Man mano che l’opera si snocciola c’è un parallelismo tra vita e teatro . Come commenta?

Man mano che la tragedia va avanti si scopre che il teatro e la vita non sono la stessa cosa.  C’è la vita , simboleggiata da  una casa distrutta, quindi una vita infelice è poi c’è un piccolo teatrino , sempre sul palco ovviamente. Durante la rappresentazione gli attori e cantanti confonderanno sempre il teatrino con la casa . Un pò di rappresentazione avviene nella casa ed un pò sopra il palcoscenico. C’è una sorta di strana confusione che la vita compone con il teatro, non sappiamo se il teatro imita la vita o se l’uomo è condannato a ripetere il mito che può essere un’ Orestea od un Edipo . In fondo all’animo umano questo dubbio rimane. L’uomo  imita il teatro o il teatro  imita la vita?

Voci tra il cast e la stessa Davinia Rodriguez, soprano nel ruolo di Nedda, confermano che lei ha una sensibilità particolare nel capire in maniera fulminea le qualità da estrapolare da ogni cantante-attore. Cosa ne pensa?

Non saprei ! Forse perchè facendo teatro da tanti anni ho sempre recitato nei miei spettacoli . Ringrazio per queste lodi. Ho sempre un buon rapporto con i cantanti . Nelle produzioni che ho fatto, non molte perchè sono sempre impegnato a recitare, è nata ogni volta una sorta di unione con i cantanti/ attori. Questo mi rallegra.

Che cosa si aspetta da questa regia?

Spero che piaccia al pubblico. Vorrei che capisse tutto ciò che vede . Credo fortemente in quello che diceva Carlo Marx ” Saliamo al concreto” : è per questo motivo che ho voluto l’asinello in questo spettacolo perchè direi che è il punto più semplice di corrispondere al testo perchè molte volte ho visto altre edizioni dove entrano motorini o camioncini , però poi c’è il cantante che deve dire “Ione tu e il somarello precedetemi” e Ione tu e il camioncino precedetemi” , per questo dico saliamo al concreto. Facciamo le cose come devono essere fatte .

Gabriele Lavia è più regista o più attore?

Le confesso che sono ambedue anche se  il regista è il mestiere di un narratore e questi  non è mai artista anche se si è data  grande importanza alla regia e il narratore è molto importante in una favola. Tuttavia  l’artista è l’attore , l’artista è il cantante, l’artista è il musicista , ossia quelli che usano uno strumento musicale , vocale nel caso dell’attore il proprio corpo , la propria voce di questo ne ho piena coscienza.

Guardavo il Concerto di Capodanno in Tv , ora sono la protagonista femminile

( di Alessandra Giorda) Meno di una settimana ed il consueto prestigioso Concerto di Capodanno dal Gran Teatro la Fenice di Venezia sarà in diretta alle 12,20 su Rai 1, con la partecipazione del soprano Rosa Feola. Insieme al tenore statunitense John Osborn (ns intervista http://www.televisionario2.com/sono-molto-onorato-di-cantare-al-concerto-di-capodanno-alla-fenice/) la Feola sarà protagonista di questo appuntamento tanto  atteso  al 1 di gennaio. Il soprano ha cantato in tutti i teatri più importanti del mondo dal Colon di Buenos Aires al Opernhause di Zurigo , solo per citarne due . Nell’intervista a seguire ci “parlerà” della sua Susanna in Giappone diretta da M° Muti , senza scordare le emozioni vissute al Teatro alla Scala di Milano con Placido Domingo. Ricorda i primi passi mossi  nel campo della lirica e confessa il suo amore per Mozart . Svela in quali ruoli desidera debuttare e come si prepara un debutto. Prima di tutto , però,  Rosa Feola racconta le emozioni per questo Concerto di Capodanno dove da fan, che ogni primo dell’anno era incollata al video seduta sul divano a casa sua , ora  è diva e protagonista sul palco della Fenice.

Sarai protagonista nel prestigioso Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia. Come commenti?
Senza dubbio sono emozionatissima. So esattamente l’importanza del concerto, poiché lo aspettavo ogni primo 1 gennaio davanti alla TV con tutta la mia famiglia riunita. Questa volta avrò l’immensa gioia di poter invitare la mia famiglia a vederlo in diretta, in platea!

Quali saranno le arie che canterai?
Canterò due magnifiche arie di belcanto – “Quel guardo il cavaliere” del Don Pasquale, “Qui la voce sua soave… Vien diletto é in ciel la luna…” de I Puritani. Due ruoli che mi hanno portato soddisfazioni e divertimento.

Non è la tua prima volta a Venezia, quali sono le emozioni per il ritorno sul palco della Fenice?
Venezia mi ha accolto quando ancora ero “alle prime armi”,  per uno dei ruoli che più porto nel cuore, Susanna delle Nozze di Figaro. Il Teatro mi ispira magia pura. Un tempio sacro così bello da vedere e da ascoltare! Per non parlare poi dell’ambiente gioviale e positivo che permette di lavorare bene e raggiungere sempre dei livelli altissimi per tutte le produzioni!

Come avviene lo studio della preparazione di un nuovo ruolo?

Un nuovo ruolo va affrontato per gradi. Sarebbe sempre meglio avere almeno un anno per studiare a fondo tutto il possibile, a partire dalla storia che ha ispirato la composizione, allo stile, per poi passare allo spartito e leggere bene ciò che il compositore stesso ha voluto intendere fra dinamiche e senso del testo. Da qui deriva la delineazione del personaggio, che per essere coerente deve avere ragioni logiche per ogni movimento! Insomma un bellissimo lavoro! Che se fatto bene si arricchisce ogni volta che si ripete l’opera.

Quali ruoli vorresti debuttare?
Nei miei prossimi debutti mi piacerebbe vedermi nel ruolo di Violetta della Traviata. Ho avuto la fortuna di studiarla con Renata Scotto e non vedo l’ora di vederla materializzarsi.

Da Donizetti a Verdi , Puccini…quali i compositori che più ami?
Adoro Mozart in ogni sua composizione! Ma anche Mahler e Martucci mi suscitano emozioni forti.

Quando hai mosso i primi passi nel mondo della lirica e quando hai capito che saresti stata un soprano di successo?
Per la prima domanda la risposta é facile. Ho iniziato a studiare canto a 16 anni ma il mio primo traguardo importante é stato vincere il Concorso Operalia diretto da Placido Domingo al Teatro alla Scala nel 2010. Per il successo lascio giudicare gli altri; posso solo dirti che mi sento il dovere di dare sempre il massimo!

Hai cantato nei teatri più importanti del mondo. Un ricordo del Giappone?

In Giappone ho cantato Susanna delle Nozze di Figaro con la direzione del Maestro Muti. Una produzione davvero indimenticabile, con la firma di Ponnelle e i Wiener in trasferta. I fan giapponesi sono gli unici al mondo a vivere l’arte e l’artista in modo veramente intenso. sono in prima fila sia in teatro che in strada ad aspettarti per un sorriso, un autografo, e sono felici di poterti donare un piccolo regalo in cambio!

Sono molto onorato di cantare al Concerto di Capodanno alla Fenice

( di Alessandra Giorda) John Osborn sarà insieme al soprano Rosa Feola (nr intervista http://www.televisionario2.com/guardavo-il-concerto-di-capodanno-in-tv-ora-sono-la-protagonista-femminile/) il protagonista del prestigioso appuntamento al Gran Teatro della  Fenice di Venezia per il consueto Concerto di Capodanno in onda su Rai1, alle 12,25, il primo gennaio 2017. Il tenore statunitense vanta una carriera di tutto rispetto. Ha cantato nei teatri più prestigiosi al mondo dal Met di New York al Colón di Buenos Aires passando per il ROH di Londra, solo per citarne alcuni. Una vera Star della lirica su panorama mondiale.

Nell’intervista a seguire , direttamente dagli Stati Uniti, anticipa le arie che canterà a Capodanno, commenta il successo appena avuto al teatro San Carlo di Napoli in un Otello di forte spessore , anticipa l’appuntamento al Teatro massimo di Palermo a Febbraio e confessa di non avere alcun desiderio di cantare il 20 gennaio prossimo in occasione dell’insediamento, alla Casa Bianca, del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Quali emozioni provi nel cantare sul palco della Fenice di Venezia durante il prestigioso Concerto di Capodanno?

Sono molto onorato d’essere stato chiamato a  cantare al Concerto di Capodanno alla Fenice. Dopo un successo enorme ne LA FAVORITE quest’anno, sono  contentissimo di ritornare a celebrare con il popolo italiano l’inizio di un nuovo anno.

Quali sono le arie che canterai?

Canterò “Questa o quella” da RIGOLETTO di Verdi come richiesto dalla Rai  e poi canterò anche “Ah, mes amis quel jour de fête” da LA FILLE DU REGIMENT di Donizetti che adoro..

Ci saranno dei duetti con il soprano Rosa Feola? Quali?

Per ora è in programma solo  “Il brindisi” da LA TRAVIATA di Verdi .

Sei reduce dal successo dell’Otello al San Carlo di Napoli. Come commenti?

Continua...

Carlos Alvarez commenta la Première di Madama Butterfly alla Scala

(di Alessandra Giorda) Due giorni or sono dal grande successo di Madama Butterfly alla Scala di Milano. A 112 anni dal fiasco clamoroso del 17 febbraio 1904 in occasione della prima, il pubblico di Milano ha rimosso il ricordo di quei fischi e scherni , commutandoli in 14 minuti di applausi e numerosi consensi. A commentare il  successo della famosa opera di Puccini uno dei protagonisti : il baritono Carlos Alvarez. Artista di fama mondiale , ritenuto una delle figure internazionali più importanti del mondo operistico. Grande interpretazione di Sharpless ( Console degli USA a Nagasaki) dove Alvarez si è confermato un fuoriclasse . Nell’intervista a seguire il baritono spagnolo spende parole lodevoli per il soprano Maria Josè Siri ed il tenore Bryan Hymel senza tralasciare il M° Chailly. Racconta le emozioni dei giorni precedenti il 7 dicembre, il suo Sharpless e parla di sè tra presente e passato,  rammentando quando è diventato “Kammersänger” a Vienna e confessando il desiderio di fare spesso “Zarzuela”

Maria Josè Siri, Annalisa Stroppa ,Nicole Brandolino e Carlos Alvarez
Maria Josè Siri, Annalisa Stroppa ,Nicole Brandolino e Carlos Alvarez

Un commento sulla serata inaugurale della Stagione 2016/2017 alla Scala. Un racconto in breve?

Il fatto di poter  attendere due Prime consecutive, quella di quest’anno e quella dello scorso anno con “GIOVANNA D’ARCO”, è un successo in se stesso. Molto emozionante andare in scena dopo vent’anni a fare la “MADAMA BUTTERFLY” che mi ha visto debuttare alla Scala come se fosse nuova. Il 7 dicembre è l’evento più desiderato all’Opera e far parte di questo spettacolo è un vero privilegio.

Com’è il tuo Sharpless?

E’ un pò come me: con esperienza di vita, una coscienza ed un’idea della giustizia molto sviluppata ma “errare humanum est” ! La capacità di adattamento è importantissima in questo mestiere, sia la diplomazia  che il lavoro sul palcoscenico ci rende simili.

Cantare sul palco della Scala durante l’anno e cantare il 7 dicembre, quanto cambia sia a livello emozionale che di prestigio per la carriera?

Continua...

L’opera lirica è apprezzata in India anche se mancano i teatri .

( di Alessandra Giorda) Direttamente da New Delhi, raggiunta via skype, nasce l’intervista con la Direttrice dell’Istituto Italiano  di Cultura  , presso l’Ambasciata Italiana, la Dott.ssa Alessandra Bertini Malgarini. Persona piacevole e simpatica con la quale si sono toccati vari argomenti sulla cultura: dalla musica, all’opera lirica al design senza dimenticare la letteratura, fotografando in maniera dettagliata l’impronta ben solida dell’Italia in India. Capiamo il perchè della mancanza di teatri d’opera lirica nella terra di Mahatma Ganhi ,( pur apprezzando gli indiani questo genere musicale),come avviene la promozione della lingua italiana , il  perchè gli studenti indiani studiano l’italiano e molto altro.

Si conclusa da pochissimo con grande successo la “Settimana della Cucina Italiana nel Mondo”, evento promosso dalla Farnesina che ha accolto con molto interesse l’Ambasciata d’Italia a Delhi. 1352 sono gli Italiani iscritti all’AIRE , residenti in India e ben introdotti nel tessuto indiano. Attraverso gli occhi della Bertini Malgarini conosciamo meglio questo Paese che non è solo sinonimo delle ben apprezzate tecniche di meditazione, bensì molto più.

Si è da poco concluso un importante evento di successo promosso dalla Farnesina. Cosa mi racconta?

Il Ministero degli Esteri ha istituito sedici anni fa l’evento ” Settimana della lingua italiana nel mondo” e chiede alla rete , ossia Ambasciate,  Consolati ed Istituti di Cultura di organizzare eventi relativi alla lingua italiana. Personalmente prendo questo evento per parlare l’italiano . Per una settimana si fa qualcosa di speciale nelle università, scuole ….per promuovere il nostro idioma, questo è lo spirito del nostro evento. In tutto il mondo dove c’è la presenza italiana si cerca di fare qualcosa per la nostra lingua. Dovrebbe essere nella terza settimana di ottobre , ma ogni Ambasciata si gestisce a seconda delle possibilità del luogo. Tra le attività svolte ci sono corsi con docenti, teleconferenze sul design, una mostra con la Fondazione Pirelli, ossia tutti eventi per promuovere l’italiano dal punto di vista letterario e linguistico . Possiamo porre in essere tante iniziative, purchè si parli d’italiano.

Quali sono i numeri degli studenti indiani interessati alla cultura italiana?

L’India e l’Italia sono due Paesi che hanno molte affinità e radici antichissime. Gli indiani sono abbastanza interessati alla cultura italiana ed ecco alcuni numeri importanti per  fotografare meglio la reale situazione.

Cultura e lingua italiana in India:
• Oltre 160 iniziative culturali organizzate nel 2016 dagli Istituti Italiani di Cultura di
New Delhi e Mumbai
• 3 College (New Delhi), con 101 studenti
• 10 le Università in India in cui si studia Italiano per un tot di 398 studenti
• 2 Enti privati (Mumbai e Delhi) che offrono corsi di lingua, con 307 studenti;
• 546 studenti dei corsi di lingua italiana presso gli Istituti Italiani di Cultura di New Delhi e Mumbai nel 2016.

Quali i settori di maggiore interesse ?

L’India non è come la Cina , il Giappone o la Corea dove gli studenti imparano l’italiano per la musica ed un gran numero di loro vuole diventare cantante d’opera o musicista. Qui in India chi studia italiano  è per venire in Italia per le discipline di architettura e design. Moltissimi gli studenti indiani sono al Politecnico di Torino o di Milano, che studiano ingegneria meccanica oppure per imparare una nuova lingua che consente ai lavoratori uno scatto di carriera.

L’abbinamento delle due culture , Italia/ India, è apprezzato?

La promozione della cultura italiana in India funziona sempre coinvolgendo artisti indiani. Spesso organizziamo eventi in collaborazione, esempio sulla fotografia, c’è l’abbinamento di una fotografa italiana ed una indiana. L’interscambio culturale è vincente !

Sotto la Sua direzione l’Istituto Italiano di Cultura  a New Delhi come accoglie nuovi progetti?

Quello che voglio far passare come messaggio ai lettori è che l’Istituto Italiano di Cultura  in India è “a porte aperte” Molto attivo nel  valutare nuove idee e nuovi progetti.  Amo sperimentare e lavorare attivamente. Questo è quello che mi piace fare.

Gli indiani apprezzano l’opera lirica?

Gli indiani sono affascinati dall’opera e a dicembre infatti si esibirà qui a New Delhi un duo italiano formato da un pianista  Roberto Prosseda e il tenore Marcello Nardis che faranno un tour in cinque città indiane con un programma con le più belle arie d’opera da Verdi a  Rossini….

Come mai in India non ci sono Teatri d’Opera?

La musica occidentale è molto distante da quella indiana ed anche il loro modo di cantare è completamente diverso. Non c’è un’orchestra stabile, solo una a Mumbai, ma è part-time e sono quasi tutti stranieri. Per loro la ricca  ed antica tradizione musicale indiana è ancora molto sentita. Questo non impedisce loro di apprezzare cantanti d’opera, musicisti ….Ci sono scuole private per l’insegnamento della musica occidentale. Imparare a suonare un pianoforte fa un pò chic

A Lei piace l’opera?

Si mi piace la grande opera , quella che ormai non si fa più, perchè costa troppo. Per me l’opera è tutto l’insieme: la musica, i cantanti , la scenografia e le luci mantenendo la ricchezza di un tempo. Oggigiorno spesso si va all’opera e le ambientazioni sono minimal e contemporanee. Questo non lo gradisco, pensi che ho cambiato del tutto i miei gusti musicali: ora amo molto la musica elettronica.  A Torino c’è il prestigioso Teatro Regio, che credo si rifaccia spesso ad allestimenti del passato , quando non mette in scena quelli contemporanei. Capisco perfettamente  che ci siano problemi di costi ed i teatri fanno bene a fare come riescono. Londra ad esempio è una piazza dove per eccellenza i teatri d’opera puntano sul moderno. Se fatti da bravi registi, bene devo dire che spesso mi piacciono le opere liriche in chiave contemporanea perchè danno sfogo ad una nuova lettura, ma se il regista non è bravissimo si rischia il  flop.

Quale altro tipo di musica è apprezzata in India?

Il jazz, infatti abbiamo in India ora Enrico Zanisi  in tour da Calcutta, a Delhi, Chennai, dove in questa città al Conservatorio farà anche una Masterclass per i giovani indiani. Il tour si concluderà il 4 dicembre nella città di Pune. E’ un artista talentuoso, pianista e musicista che ha una formazione classica, ma la sua vera natura è l’improvvisazione. Il suo ultimo disco è un vero capolavoro.

Cos’altro promuove l’Istituto Italiano di Cultura a New Delhi entro fine anno?

Un ‘altro artista italiano di Torino, Daniele Galliano, che è stato selezionato per la terza Biennale d’Arte di Cochin, giunta alla terza edizione che dura circa  dalla metà di  dicembre 2016 a marzo 2017. Particolare attenzione all’arte contemporanea che è molto apprezzata dagli indiani, forse perchè loro hanno già una bella ma pesante tradizione e quindi hanno voglia di contemporaneità.

 

 

Alessandra Giorda - P.IVA 11290670014

Realizzato da Escamotages