Una donna per le donne che porterà la cultura argentina in Italia

( di Alessandra Giorda) Nella prestigiosa sede in Piazza dell’Esquilino 2 a Roma, si è snocciolata l’intervista a seguire con l’addetto culturale (  incarico designato il 31 Marzo scorso) dell’Ambasciata Argentina in Italia: il Cav. Irma Rizzuti. Di origine calabrese, emigrata con la famiglia all’età di sei anni, Irma è la donna che ha fatto la differenza in molti campi. Solo per citarne alcuni è Presidente della FACA, dove ha saputo portare la donna al centro dell’attenzione in una cultura calabrese maschilista. Politica importante , cantante , attrice e scrittrice. Sarà la donna della svolta che porterà la cultura argentina in Italia sotto una luce nuova e spettacolare. Molto ci si aspetta dal suo nuovo incarico e  gli occhi degli addetti alla cultura sono puntati su di lei. Nel futuro si intravedono svariati progetti  a 360°.  Una donna per le donne passando dal peronismo all’ascesa del Governo Macri .Irma è  dotata di grande determinazione e tenacia senza tralasciare simpatia e dolcezza , sarà senza dubbio la persona giusta per la diffusione nella nostra penisola delle mille sfaccettature di una terra tanto amata, ma conosciuta quasi esclusivamente per il tango argentino. Questa Nazione  porta con sè molto di più  e vale la pena averne conoscenza.

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E’ stata la prima donna ad essere eletta  Presidente della FACA: come commenta?

La FACA è la Federazione delle Associazioni Calabresi dell’Argentina . In tutto il territorio ci sono più di 70 Associazioni Calabresi di tutte le Province della Regione Calabria. E’  una gioia ed un onore essere stata scelta come Presidente; per la prima volta una donna ! E’ una “terribile ” responsabilità perchè necessita gestire questi uomini calabresi che sono duri in prima battuta , ma quando scoprono le capacità di una donna e la conoscono meglio rispettano il suo ruolo.

Quali cambiamenti ha apportato, dopo la sua elezione ?

Prima di tutto essere donna significa più tenerezza, più comprensione quindi c’è maggiore predisposizione per capire le altre donne e metterle al centro della scena.Questo  per far capire agli uomini quanto le hanno soppresse durante l’emigrazione avvenuta ormai molti  anni or sono. Molti uomini hanno deciso , durante la seconda guerra mondiale, di lasciare l’Italia e precisamente , in questo caso , la Calabria sottomettendo la loro famiglia. Portare le donne al centro dell’attenzione è stato il mio compito più gravoso e soddisfacente.

E’ una donna poliedrica:politica, artista, attrice , cantante , scrittrice. In quale vesti si sente più a suo agio?

Difficile ! E come scegliere uno tra i propri figli. Da politica quando devo fare un discorso esce per forza anche l’attrice. Quando devo dire delle cose che sarebbe conveniente le censurassi mi esprimo cantando, così come ho fatto al tempo della dittatura in Argentina. Cantare è stato il mio mezzo espressivo per eccellenza che mi ha permesso di dar luce ai miei pensieri quando facevo anche la politica e quindi non potevo dire certe cose. Ogni sfaccettatura di me mi completa e sono Irma. Le faccio un esempio, potrei intanto che sono qui con lei a parlare all’improvviso mettermi a cantare. Fa parte di me.

Ha sostenuto il peronismo ed è stata ed è tutt’ora donna importante nella politica dell’attuale Presidente dell’Argentina Mauricio Macri. Cosa mi racconta?

Avevo sei anni quando sono emigrata in Argentina dalla Calabria. Provengo da una famiglia dedita alla politica. Ho seguito tanto Peròn ed Eva Duarde Peròn, donna di straordinaria importanza che ha lasciato un segno indelebile, tutt’oggi ancora vivo nel cuore degli argentini. Passando il tempo e facendo esperienza nella politica sono arrivata ad occupare importanti cariche essendo deputato della città di Buenos Aires. E ‘ poi arrivato il momento in cui la politica mi ha deluso e mi sono ritirata. Me ne sono andata dal peronismo, ma dalle sue strutture non dalla sua ideologia, perchè essere peronista è come essere cristiana o si crede o non si crede in Cristo. Il peronismo è uno stile di vita , un sentimento forte e ricordiamoci bene che con Eva  ha riscattato i poveri. Successivamente , quando mi sono ritirata, Mauricio Macri, nipote di Tonino Macri che è stato un dirigente “forte” della collettività italiana , dove io ero ben inserita, mi ha chiesto di seguire il nipote che allora stava muovendo i primi passi nella politica. Da subito mi è sembrata una persona sensibile ed intelligente che non aveva niente a che vedere con la politica classica , ma era originale e con tanta voglia di fare. Era un imprenditore che faceva politica ed il suo must era : fare , fare  e fare ! Con orgoglio posso dire che da dodici anni sono politicamente accanto a Mauricio Macri.

Cosa l’ha delusa della politica e dove ha volto lo sguardo?

Un’insieme di cose e poi è fisiologico che arriva il momento in cui  ci si stanca di lottare e si ha voglia di altro. Così mi sono data al canto ed ho continuato anche quando è nata la democrazia in Argentina. Sono un’amante del tango argentino, perchè non è solo un ballo, ma racchiude in sè una storia profonda.

Quali sono i progetti culturali che verranno sviluppati qui a Roma in Ambasciata?

Sono molti ! La mia mission è diffondere la cultura argentina in Italia che non significa solo il tango, come la maggior parte delle persone credono, o solo Buenos Aires. Questa terra ha molto da far conoscere, dal nord al sud. Ci sono canzoni e folclore delle diverse province. Il mio compito è mostrare un’Argentina vera e questo farò con grande determinazione ed entusiasmo.

Una sorta di Verano Argentino in Italia crede si possa fare?

Iniziamo dal Verano Italiano in Argentina che è un progetto che nasce da una mia idea ( Settimana della Cultura Italiana)  quando  ero deputata volevo portare la cultura italiana a Buenos Aires, ne parlai con l’Ambasciatore in carica in quel momento, Giuseppe Scognamiglio ( attuale Ambasciatore italiano  a Kuwait City)  e  nacque così Verano Italiano. Ora si pensa ad un progetto con  grandi iniziative nel mese di maggio a Roma, poichè per l’Argentina è un mese molto importante, soprattutto dal 18 al 25 maggio, la “Semana de Mayo”, che affonda radici profonde nella storia di questa terra. Tempo al tempo e in Italia si parlerà molto di Argentina.

Quali i progetti imminenti?

Per ora fino a fine Dicembre stiamo terminando i vari progetti della gestione precedente. Dal 2017 inizia un nuovo “capitolo”  con teatro, musica , concerti , presentazione di libri e tutto ciò che riguarda la cultura e non solo.

Mi racconti del gemellaggio tra la Sardegna e Buenos Aires?

Ero la persona che faceva da collegamento tra Macri che allora era capo del Governo della città Buenos Aires e la comunità italiana. La Sardegna fino ad allora sembrava non fosse annessa all’Italia, bensì uno Stato a sè. Ho parlato con una persona sarda e gli ho chiesto, ma voi non siete nemmeno inseriti nella comunità italiana, come mai? Hai ragione Irma ,rispose, ma noi vogliamo essere inseriti. Ho iniziato a lavorare con questo ragazzo nel Circolo dove ho conosciuto altri sardi in Argentina e mi sono stupita perchè era l’unica Regione d’Italia che non aveva un gemellaggio con Buenos Aires . A questo punto sono iniziate le procedure per il gemellaggio e Macri si è recato in Sardegna.

 

“Puccini es para todos”

(di Alessandra Giorda) Il 3 di novembre prossimo presso la Società Argentina degli Scrittori, si terrà un evento di grande risonanza per la cultura italiana. Verrà presentato il libro dello scrittore, nonchè musicografo, Prof. Carlos Alberto Alonso “PUCCINI ES PARA TODOS”, con la partecipazione di artisti e addetti ai lavori di notevole importanza. Nell’intervista a seguire l’autore del libro racconta l’ interesse da parte della gente riguardo la diffusione della cultura con un linguaggio semplice e diretto , ossia alla portata di tutti. Infatti il Prof . Alonso ha avuto l’idea geniale diffondere  un mondo, come quello della lirica  spesso ritenuto solo per intellettual – chic, alla portata di tutti , perchè la cultura è per tutti ed attraverso essa si acquisisce libertà in azioni e pensieri. Nell’intervista a seguire interviene anche la studiosa Maria Susana Staffa Morris de Alonso che fotografa perfettamente l’interesse del popolo argentino per la cultura italiana.

“PUCCINI ES PARA TODOS”, fa parte di una collana  di libri del ciclo OPERA PARA TODOS   http://www.operaparatodos.com/

Come nasce l’idea “dell’Opera per Tutti” ?

Per molti anni ho diffuso tramite programmi radiofonici 10 opere di Bellini, 38 di Rossini, 28 di Verdi e 12 di Puccini. Con uno spazio di tre ore ho avuto l’opportunità di spiegare ogni opera, passo a passo per una maggiore comprensione dell’ascoltatore. E’ stato un vero successo di pubblico che mi ha indotto a scrivere libri dei compositori con le varie opere in un linguaggio semplice e diretto.

Quanto è importante per Lei la diffusione della cultura ?

Considero molto importante la diffusione della cultura a tutte le persone, con differenti vie di comunicazione: audio, video…L’obiettivo è quello di mettere a disposizione di tutti la comprensione della cultura in tutte le sue  sfaccettature .

“PUCCINI PARA TODOS”: mi “parli” del suo ultimo libro?

Continua...

In scena sono diva a casa sono mamma

( di Alessandra Giorda) Successo a Torino per la Bohème che il 12 ottobre scorso ha aperto la stagione lirica al Teatro Regio . Un cast ben nutrito è stato vincente ed  è stato ben accolto da pubblico e critica . La protagonista nel primo cast è  Irina Lungu che ha messo in scena una Mimì notevole e ha debuttato il ruolo in un teatro d’importanza internazionale, in un momento storico dove ricorrono i 120 anni da quando la Bohème fu rappresentata, per la prima volta il  1 febbraio del 1836, proprio al Regio della capitale piemontese. Nell’intervista a seguire il soprano russo racconta la sua Mimì, commenta la regia di Ollè e si racconta tra pubblico e privato, da diva a madre .

Ricorrono i 120 anni dalla prima volta che è stata messa in scena La Bohème, proprio al Teatro Regio di Torino, e tu hai interpretato Mimì. Quali emozioni hai provato?

Le emozioni sono state le stesse di ogni evento così importante , come ogni Première e ogni apertura di stagione lirica. Molta ansia, ma anche molta impazienza. C’era l’attesa di un bambino che abbiamo partorito tutti insieme. Qui a Torino l’emozione è sempre particolare perchè ho già cantato più volte, il pubblico mi conosce e nutre aspettative, quindi da una parte il calore di sentirmi come a casa, dall’altra la consapevolezza di dover far bene. Sono molto felice perchè è stato un vero successo, grazie anche al fatto che siamo stati una squadra coesa già dall’inizio delle prove. Infatti con il cast e il team registico mi sono trovata bene e tutti abbiamo lavorato in sintonia.

Un commento sulla regia di Alex Ollè?

E’ una regia molto realista, fresca e vera. Non sono molto esperta in questo ruolo, l’ho interpretato come concerto, dieci anni or sono, con Noseda. Prima di accettare di cantare qui a Torino “ho provato ” Mimì alla Novaya Opera di Mosca per capire se potevo fare di questo ruolo il mio punto di forza.

Possiamo dire che al Teatro Regio della capitale subalpina è stato un debutto di ruolo?
Non possiamo dire un vero e proprio debutto, ma sicuramente come Mimì sono alle prime armi, perché finora ho sempre interpretato Musetta, anche in allestimenti molto importanti e in teatri di grande rilievo come il Metropolitan o la Royal Opera di Londra.

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Cosa hai portato di Irina nel personaggio di Mimì?

Mimì è un personaggio diverso da quelli che normalmente interpreto da Violetta, Lucia, Maria Stuarda…. Questo personaggio in Bohème è stato molto differente da Irina nella prima parte, quando lei si presenta in maniera molto semplice e senza sofisticazioni. In questo contesto è stato difficile trovare la chiave per aprire la mia indole d’interprete per immedesimarmi in questa parte. Nel quarto atto invece è stato più semplice per gli stati d’animo turbati così come nel terzo atto il duetto straziante con Marcello. In scena mi capita spesso di morire! Ma parlando della morte di Mimì trovo che sia un momento del tutto speciale, diverso dalle altre morti! Una morte non drammatica, non teatrale, lei semplicemente se ne va serena…ed è un momento straziante che non può lasciare indifferente nessuno….

In quali altri ruoli ti piacerebbe debuttare?

Due ruoli , uno Manon nell’opera Manon di Massenet, tra un anno e mezzo , l’altro Elvira ne i Puritani che debutterò a Piacenza, Modena e Reggio Emilia, già in questa stagione . Ci sarà poi un ruolo particolarmente impegnativo, ma non potevo dire di no perchè mi attrae tantissimo, poichè fa parte delle regine donizettiane. Fin’ora ho interpretato solo Maria Stuarda, invece questa volta sfido Anna Bolena nel teatro d’Avignone in Francia. Saranno solo due recite in un contesto tranquillo non essendo uno dei palcoscenici grandi. Mi piacerebbe un altro ruolo, la Contessa nelle Nozze di Figaro di Mozart, ma per ora non mi è stato richiesto. E’ un compositore molto difficile da cantare e non capisco come mai ora va di moda tra i giovani cantanti, poichè necessita una vocalità senza cedimenti e ben sicura. Ho interpretato Fiordiligi un paio di volte e poi ho lasciato, mentre Donna Anna è un ruolo che ” faccio ” già da due stagioni e sono stata scritturata allo Staatsoper di Vienna.

Chi è Irina Lungu nel privato?

In scena sono una diva, devo stare al gioco, mentre a casa sono mamma, quindi anti -diva. Sul palco sono al centro dell’attenzione, a casa il centro è mio figlio. Nel privato traggo esperienza per il mio lavoro. Non sono come alcuni colleghi che finito di cantare , arrivati a casa scindono perfettamente i due settori. Per me le esperienze lavorative possono essere di aiuto nel privato e quest’ultimo nel lavoro. Le sfaccettature della mia vita si uniscono le une con le altre.

Il credito della foto posate è di Living Italy

Video intervista a Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

(di Alessandra Giorda) Miei cari ed affezionati lettori l’intervista che ho realizzato per Voi è  da un esclusivo club di Novara ai registi Maranghi,( anche Amministratore delegato di Classica Italia) e Paolo Gavazzeni ( anche Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona. Aida al Coccia di Novara: un grande successo! I due registi al loro debutto hanno fatto un lavoro eccellente.
Quest’Aida, che ha avuto un grande successo, che verrà trasmessa il 24 dicembre 2016 su SKY Classic HD , canale 138, alle ore 21.10

Video intervista al soprano Alexandra Zabala

(di Alessandra Giorda) Cari lettori e lettrici , ecco a Voi l’intervista video realizzata nella maniera più semplice nel backstage del Teatro Coccia ,  al soprano colombiano Alexandra Zabala che ha interpretato Aida .L’opera verrà trasmessa il 24 dicembre 2016 su SKY Classic HD alle ore 21.10

Nell’intervista video, fatta durante il trucco, la Zabala si racconta la sua Aida. Il soprano colombiano ha dato prova durante le tre recite di massima bravura.

Andrea Battistoni vola in Giappone e sostiene: ” E’ gioia immensa”

( di Alessandra Giorda) Direttamente dal Sol Levante l’intervista a seguire con il M° Andrea Battistoni che commenta il prestigioso incarico ricevuto . Sarà lui il nuovo direttore dell’Orchestra Filarmonica di Tokyo, la più antica della capitale giapponese. Il Maestro veronese  è un vero talento che colleziona primati notevoli, tra i quali a soli 24 anni, nel 2012,diventa il direttore più giovane che la Scala di Milano abbia mai avuto e Primo direttore ospite del Teatro Regio di Parma per un biennio.(2011-2012). Ha diretto nei più prestigiosi teatri al mondo da Oriente a Occidente passando per l’Europa essendo acclamato da pubblico e critica

Ha scritto un libro di forte spessore e notevole interesse oltre che ad essere una piacevole e scorrevole lettura. Non solo  è uno  stimato direttore, ma anche un talentuoso compositore. Sarà un genio, lui cosa ne pensa? Quali saranno i suoi obiettivi ? Buona lettura !

 

Dirigere l’Orchestra Filarmonica, la più antica di Tokyo è una grossa responsabilità, ma anche un incarico prestigioso . Come commenta?
E’ innanzitutto una gioia immensa; musicisti esperti ed esigenti hanno deciso di “adottarmi” nella loro famiglia musicale! Sarà mia premura cercare di mantenere alto lo standard qualitativo della loro attività, portando un’iniezione di energia, programmi innovativi e idee fresche e stimolanti.

I giapponesi sono famosi per apprezzare e conoscere molto bene la tradizione musicale italiana ed europea. Cosa ne pensa conoscendoli bene?

Il pubblico giapponese è tra i più preparati ed esigenti del mondo; inoltre, i musicisti nipponici sono eccellenti, abbiamo molto da imparare da loro. Cade quindi lo stereotipo degli orientali che cercano costantemente di emulare la tradizione del Vecchio Mondo: in Giappone è nata una nuova prassi esecutiva dedita all’eccellenza e alla ricerca della perfezione costante.

In un’intervista Lei ha detto che con questo incarico si abbattono tutte le barriere tra Italia e Giappone e si lavora insieme per dare il meglio ad una platea internazionale. Ci racconti quali sono i suoi obiettivi con il nuovo incarico?
Il livello tecnico di questo ensemble è già altissimo. E’ mia intenzione donare all’orchestra una flessibilità che le permetta di spaziare nel repertorio con libertà e un suono generoso e carismatico (il famoso “cantabile” italiano). Cercheremo inoltre di eseguire per la prima volta in Giappone molti lavori sia sinfonici che operistici finora trascurati in questo paese: penso ad esempio a “Iris” di Mascagni, che eseguiremo prestissimo alla Suntory Hall.

Lei è stato il più giovane direttore salito sul podio del Teatro alla Scala di Milano, a soli 24 anni. Cosa ricorda di quel momento e quali emozioni ha provato?
Un onore ed una responsabilità enormi, i fantasmi del passato di quel teatro fanno molta paura.

Ha anche scritto un libro edito da Rizzoli “ Non è musica per vecchi” . Perché ha sentito il bisogno di scrivere questo libro? In breve di cosa parla?
Ho cercato di comunicare ai giovani neofiti della musica classica sprovvisti delle chiavi per entrare in questo universo meraviglioso il mio enorme amore per questo genere musicale, con un linguaggio colloquiale e, spero, simpatico. Una musica che ci parla di emozioni e sentimenti attuali e divoranti, anche se scritta molti anni o addirittura secoli fa, non può essere liquidata come “roba per vecchi”; è necessario conoscerne la storia e i meccanismi, ed ecco che è pronta ad aprirci il suo scrigno di meraviglie!

Ha meno di  30 anni e ha già una carriera alle spalle densa di primati; ci troviamo innanzi ad un genio ?
Nemmeno per sogno ! Il talento è importante, ma lo studio e l’applicazione altrettanto fondamentali. Per chi vive le sue giornate nella musica con tutto se stesso i risultati prima o poi arrivano.

Quali sono i suoi obiettivi professionalmente parlando, se ancora ne coltiva?
Proseguire su questa strada: intrecciare rapporti di fiducia con orchestre importanti e crescere, professionalmente e spiritualmente, come musicista.

Qual è il modus vivendi per riuscire a raggiungere traguardi così importanti in breve tempo?
Una vita il più possibile normale fuori dal teatro, ma concentratissima nello studio e nell’attività professionale. E un buon sigaro Toscano per i momenti di relax…

Grande attesa alla Fenice per la Norma con Mariella Devia

(di Alessandra Giorda ) Oggi la Première di Norma di Bellini al Teatro la Fenice di Venezia con una protagonista di rilevo quale il soprano Mariella Devia. Artista di grande prestigio nel panorama lirico internazionale che ha calcato i palchi dei più prestigiosi teatri del mondo. Quindi grande attesa per questa sera e per le recite a seguire . Un nutrito cast uno dei  capolavori della lirica d’ogni tempo e stile. Carattere timido e schivo, ma donna di grande animo e sensibilità,  nell’intervista a seguire il soprano ligure pone l’accento sulla “sua Norma”, commenta la regia di Kara Walker , delinea bene il parallelismo tra Norma e Medea e ricorda il mito appena scomparso: il soprano  Daniela Dessì.

D: A brevissimo la Premiére di Norma alla Fenice: cosa cambia la prima recita rispetto alle altre?
R: In realtà le recite sono tutte ugualmente impegnative, ma nella Prima ci si trova di fronte ad aspettative maggiori da parte di noi stessi, sia singolarmente sia come cast.

D: Come sarà la tua Norma?
R: Musicalmente così come è scritta, con grandissima attenzione alla partitura, senza cambiamenti di tonalità. Interpreto un’amante tradita e una madre che ha due figli ‘segreti’, ma anche una sacerdotessa e una donna che vive il momento più disperante della sua vita e che reagisce con dolore straziante, ma con una dignità che supera ogni contingenza, affrontando lei stessa, prima ancora della morte, lo scempio della vergogna a cui il suo popolo la sottopone.

D: La regia della statunitense Kara Walker, nel 2015 non sempre è stata apprezzata dalla critica. Sono stati apportati dei cambiamenti?
R: Non sono stati apportati cambiamenti. Dal mio punto di vista questa produzione è piena di interesse, oltre che esteticamente rilevante. Nel suo essere minimale lascia emergere perfettamente la drammaturgia della storia e tutti gli stati d’animo che attraversano i singoli personaggi.

D: Norma e Medea: la protagonista della tragedia greca sembra sia stata fonte di ispirazione per la protagonista dell’opera in oggetto di Bellini. Come commenti?
R: I due personaggi, se vogliamo, si assomigliano, ma la differenza profonda è che Medea uccide i figli, Norma no. Indubbiamente non è una differenza insignificante e qui il pensiero dell’omicidio dei figli impregna di fatto tutta la tragedia che si va svolgendo.  Il non ucciderli, insieme con il suo recarsi a morte, danno a Norma un’aura completamente diversa da quella di Medea. Bellini non è stato esente dall’attrazione per il mondo classico, ma semmai, qui sento molto la vicinanza di Chateaubriand e della sua opera I Martiri.

D: Molti sono i ruoli da te interpretati, qual è il tuo preferito e perchè?
R: Non ho un ruolo preferito a priori: ogni volta il preferito è il ruolo che sto interpretando.

D: Sei un grande soprano ammirata in tutto il mondo e orgoglio per l’Italia. Come hai costruito la tua carriera?
R: Con lo studio e l’attenzione costante al repertorio.

D: Quale consiglio dai i giovani che studiano in campo lirico e che sognano di diventare un nome importante?
R: Mi sento di dare gli stessi consigli che ho dato a me stessa: un impegno costante nello studio e la massima attenzione al repertorio, senza dimenticare mai che lo studio è anche disciplina.

D: Quali sonoi tuoi prossimi impegni lavorativi?
R: Norma a Madrid, concerti e poi di nuovo Norma a Palermo e Lucrezia Borgia a Valencia.
D: Chi è Mariella Devia nel privato? 
R: Una persona normale.

D: Nei giorni scorsi il mondo della lirica ha pianto un grande soprano scomparso in età prematura . Un tuo commento su Daniela Dessì?
R: Una grandissima interprete, con la quale ho avuto modo di condividere alcune volte il palcoscenico e che mancherà molto al mondo della musica.

Un grande cast conquista Verona con Turandot

(di Alessandra Giorda, Verona) Grande successo per Turandot nell’anfiteatro più grande del mondo. Il primo atto si apre con moltissimi personaggi sul palco dietro ai quali di erge il Palazzo Reale ancora chiuso dai cancelli , ma che lascia intravedere quello che nel secondo atto manderà in visibilio il pubblico. Bene il coro che canta ” Chi quel gong percuoterà apparire la vedrà bianca al pari della giada fredda come quella spada è la bella Turandot! » Sulle note di ” Signore ascolta…” il soprano Elena Rossi, Liù,  getta le basi per raccogliere consensi nel terzo atto. Buono anche l’inizio per  il tenore Carlo Ventre, Calaf.  Turandot  appare dall’alto nel suo palazzo nella parte laterale è già traspare il suo essere gelido. Nel secondo atto si aprono i cancelli del Palazzo Reale di Pechino e gli spettatoti esultano ! Il maestoso palazzo sfoggia tutta la sua ricchezza nella prorompente scenografia di Zeffirelli , che seppur un pò datata , è strabiliante. Ping , Pong e Pang dominano la scena nelle rispettive  persone di Federico Longhi, baritono, Francesco Pittari, tenore e Giorgio Trucco , tenore. Spettacolari i loro costumi dai toni accesi .

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                                                      Il soprano Elena Rossi ed il tenore Carlo Ventre

Nel terzo atto  si raggiunge l’apice iniziando sulle note di ” Nessun dorma…” dove  Carlo Ventre dà il meglio di sè ed il pubblico applaude senza sosta. Molti sono i “bravo , bravo “che in Arena di sentono. Mentre sulle note di “Tu che di gel  sei cinta” , Elena Rossi è strepitosa. Ben dosata e calibrata , proprio come Puccini  voleva. Il soprano emiliano si conferma eccellente nel suo ruolo. Infatti si evince durante tutta l’opera come la Rossi abbia studiato a fondo e in maniera minuziosa, sia dal punto di  vista psicologico che vocale, il personaggio di Liù che ha debuttato in Arena il 23 luglio scorso raccogliendo applausi e apprezzamenti da un folto pubblico che contava oltre quindicimila persone. La Rossi , oltre alle doti vocali è arrivata dritta al cuore degli spettatori con la sua Liù dolce e struggente. Gelo tra  i presenti quando si  uccide.  Fazzolettini bianchi tra il pubblico che si asciuga le lacrime raccontano come la Rossi abbia rapito i lori cuori e sia riuscita a portarli dentro questa favola dalle forti tinte che Puccini sembra aver lasciato incompiuta.

Che dire della perfida e gelida Turandot , molto bene interpretata dal soprano Tiziana Caruso che ha dato una buona prestazione anche se forse qualcosa da migliorare c’è , ma è comunque stata bravissima. Molto brava a far trasparire il suo essere glaciale coadiuvata anche da abiti sfarzosi con tinte dai forti contrasti tenebrosi. Tutto il cast è stato all’altezza della situazione .

Il M° Andrea Battistoni ha diretto in maniera esemplare. A soli 29 anni è un vero talento e la sua carriera sarà senza dubbio densa di successi. Anche lui molto apprezzato dai presenti che lo hanno riconosciuto con tanti applausi.

Un encomio anche alle maestranze, addetti ai lavori e a tutta l’organizzazione dell’Arena di Verona che sa mettere in scena spettacoli unici che attirano persone da tutto il mondo. Tra i presenti infatti molti stranieri e molti giovani.

A 16 anni rimasi folgorata da Liù, ora la interpreto in Arena

( di Alessandra Giorda) Grande successo all’Arena  Verona per Turandot , l’ultima opera di Puccini , nella quale il 23 luglio scorso ha debuttato, in maniera magistrale, il soprano Elena Rossi nel ruolo di Liù.  Artista  di notevole interesse che  ha portato la sua voce in giro per il mondo da Oriente a Occidente passando per Praga e San Paolo del Brasile.   Il soprano di Reggio Emilia, donna di classe e sensibilità,  delizierà il pubblico veronese ancora nella recita del 12 agosto prossimo . Nell’intervista a seguire Elena descrive la sua Liù e si racconta tra pubblico e privato, affrontando argomenti d’ interesse  e mettendo in luce aspetti dai quali ogni donna può trarre insegnamento. Ricorda la lunga tournèe la fianco di Bocelli e rinnova il grande amore per il teatro e l’opera lirica.

Descrivi la tua Liù   all’Arena di Verona ?

Turandot è stata la prima opera che ho visto nella mia vita ed ha acceso in me un fuoco ardente per il teatro e per il canto lirico.  Avevo 16 anni e mio fratello cantava nel coro delle voci bianche nell’ultima opera pucciniana. Quest’occasione e Turandot mi hanno aperto un mondo. Sono rimasta folgorata dal personaggio di Liù, dal suo canto dolce e struggente che riusciva a penetrare nell’animo dello spettatore.  Quando il mio agente mi ha detto che “avrei fatto” Liù in Arena  ero spaventatissima. Ho interpretato Tosca, Fedora.. personaggi notevoli, ma rispetto a questo ruolo siamo in un altro mondo. In Liù si evince una delicatezza e dolcezza profonda , ma anche una profonda forza e personalità che Puccini ha delineato molto bene nel canto.

Hai debuttato questo ruolo il 23 Luglio scorso: quali le emozioni?

E’ stata una serata magica ! Quindicimila persone presenti all’Arena di Verona, era da anni che non si vedeva una cosa del genere. Sono stata molto applaudita dal pubblico che mi ha reso felice e mi ha ripagata del duro lavoro che ho fatto per preparare questo ruolo. Ho studiato molto, forse è il personaggio al quale ho prestato più attenzione con una ricerca psicologica notevole. Con tutto il cast c’è un ottima armonia e tutti siamo stati applauditi parecchio. Grande soddisfazione di squadra. Sono convinta che il successo si ottiene da una  lunga ricerca e studio approfondito.

Due parole sulla regia e scenografia di Zeffirelli ?

E’ una produzione bellissima che da anni viene messa in scena, ma che ha un suo perchè e sempre colpisce. Non solo noi cantanti che siamo sul palco, ma anche lo spettatore ha la sensazione di essere a Pechino in un sontoso Palazzo Reale . Turandot è una meravigliosa favola che Zeffirelli ha saputo rendere strepitosa.

Quali le differenze tra cantare in un teatro e cantare all’Arena di Verona?

Molte sono le differenze tra cantare al chiuso e cantare all’aperto. Ho da poco finito al San Carlo di Napoli, teatro fantastico, ma in Arena è tutt’altra cosa. Il palco è talmente grande che le prove non possono essere fatte in altra location che in un padiglione di Verona Fiera. La tecnica non cambia , ma all’aperto viene naturale spingere sulla voce, mentre necessita essere molto rilassati. In un anfiteatro il suono si propaga in maniera differente, se c’è vento, se fa molto caldo o se è piovuto e quindi c’è umidità che fa propagare maggiormente  il suono.

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Necessita molto autocontrollo quando si sale sul palco e anche qualche ora prima di un debutto piuttosto che di un ruolo già consolidato ?

Sono una persona tranquilla di suo. E’ talmente tanto il lavoro che faccio precedentemente che non ho mai perso il sonno di una notte prima di cantare. Necessita avere la sempre consapevolezza di quello che si facendo . Tutto è in evoluzione , dalla prova generale alla Premiére, alle recite successive. Man mano si migliora sempre quello che necessita essere ritoccato. Molto è dato dall’avere anche un buon equilibrio e soddisfazione anche nelle altre sfere della vita. Ho una bimba di 8 anni che sta bene e che amo con tutta me stessa, una famiglia che mi adora e molti buoni amici. Non concentro tutto solo sull’essere un soprano, ma anche sulle altre sfaccettature della vita e dell’essere donna. Indubbio è che quando sono in produzione la mia concentrazione è totale , non mi concedo svaghi , non vado a cena con colleghi o amici. I minuti prima di salire sul palco certo che sono densi di emozione, ma quella positiva e costruttiva che giova .

In quali altri ruoli ti piacerebbe debuttare?

Adoro i ruoli veristi che sono giusti per me sia vocalmente che per come sono io come persona. Sono ruoli da donna e non da ragazzina, per questo più adatti a me. Francesca da Rimini è un personaggio che mi piace tanto  e che spero d’interpretare presto. A novembre sarò Magda nell’opera la Rondine di Puccini al teatro Carlo Felice di Genova e non ne vedo l’ora. Amo vivere le emozioni a pieno.

In passato sei stata in una lunga tournèe al fianco di Bocelli che ti ha portato negli Stati Uniti, in Asia e Medio Oriente. Cosa ti è rimasto nel cuore di questa esperienza?

E’ stata un’esperienza particolarissima e indimenticabile. Andrea all’estero è una Top Star ed ai suoi concerti non ci sono mai meno di quindicimila/ ventimila persone. Abbiamo anche cantato in concerti privati come quello che si è tenuto innanzi a Mubarak,al Cairo, prima che venisse arrestato. Bocelli è carinissimo ed ha al suo seguito uno staff eccellente e molto ben preparato. A livello professionale sono molto cresciuta ed è stato tutto bello, ma l’amore per il teatro e la lirica supera tutto. In quest’ultimo frangente è dove realmente mi vedo.  Mi piace entrare in un personaggio, sviscerarlo in tutti i suoi aspetti da quello psicologico a quello musicale. Entrare nelle storie e studiare in modo approfondito è un duro lavoro che faccio su me stessa e tutto ciò mi attira moltissimo.

Il tenore Armiliato nel fascino del tango di Gardel e Schipa

( Alessandra Giorda) Pochi giorni sono trascorsi dall’inaugurazione dell’Amiata Piano Festival , dove lo spettacolo Recital CanTango, che vede protagonista il grande tenore di fama mondiale Fabio Armiliato, ha riscosso un successo memorabile con tanto di standing ovation e sold out. Un viaggio tra le splendide musiche dell’intramontabile  Carlos Gardel e del tenore Tito Schipa nel tango argentino tra gli anni ’20 e ’30.  Fabio Armiliato ci parla , nell’intervista a seguire , di questo spettacolo che ha radici profonde e racchiude in sè molte tematiche attuali .

Come nasce l’idea di Recital CanTango?

Nasce dalla passione per la musica e la personalità artistica di Carlos Gardel, per la canzone del tango e per il belcanto italiano che ha contribuito alla sua nascita e si concretizza grazie all’incontro musicale con il pianista e arrangiatore Fabrizio Mocata, creando le basi di un progetto che vuol fare un po’ da ponte tra la cultura italiana e quella rioplatense, nel nome dello straordinario mondo musicale del Tango e del Tango Cancion.
Il progetto trova anche però radice nel tempo: negli anni ’90 ho cantato spesso al Teatro Colòn di Buenos Aires in diverse opere liriche come Tosca, Adriana Lecouvreur e Mefistofele…Ho avuto subito un bellissimo incontro con la cultura argentina che ha, tra l’altro, una radice genovese molto forte a causa della grande immigrazione alla fine dell’800 e inizi ‘900. Da genovese non posso che sottolinearlo. In quel periodo della mia carriera, soprattutto durante quei miei soggiorni a Buenos Aires, la passione per il tango però non mi aveva contagiato, talmente ero impegnato nella mia carriera di cantante lirico. Sono però rimasto sempre molto legato alla cultura argentina e al suo meraviglioso pubblico.
Quattro anni or sono, ho letto un libro scritto dal cugino di Daniela Dessì, l’avvocato Giuseppe Zanni, insieme a Elio Forcella intitolato “DESAPARECIDO IN DO MAGGIORE”, che parla della vita dello sfortunato talentuoso musicista e compositore italo-argentino Rodolfo Zanni, vissuto proprio a Buenos Aires negli anni trenta: il periodo della nascita del tango. Leggendo quel libro, è nata in me l’esigenza di approfondire l’argomento con una ricerca dettagliata proprio di quel periodo storico e delle origini del Tango, avendo ben fisso nella mente un nome su tutti: Carlos Gardel. La sua arte, la sua breve vita e la sua tragica fine mi colpirono profondamente. Caso volle che una sera in visita a Roma, mi ritrovassi con alcuni amici a cena in un ristorante argentino a parlare per la prima volta insieme a loro proprio di tango, commentando le canzoni del solito sottofondo musicale. In quella circostanza però le musiche e soprattutto la voce, che avevo ascoltato moltissime volte uscire dagli altoparlanti di quel ristorante in altre occasioni, mi suonarono assai diverse e la voce di Gardel, la sua espressione e la sua tecnica vocale suonò per la prima volta alle mie orecchie stranamente familiare, ricordandomi in modo straordinario il modo di cantare e di fraseggiare del grande tenore italiano Tito Schipa .

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