Paloscia firma la regia de “La forza del destino” al Teatro Nazionale di Belgrado

( di Alessandra Giorda) Attesissima al Teatro Nazionale di Belgrado la Première di domani de La forza del destino di Verdi in versione italian style sotto la magistrale regia di Alberto Paloscia. Un nome che è sinonimo di garanzia di un lavoro fatto ad hoc. Colonna portante del Teatro Goldoni di Livorno, senza contare le fortunate regie in Corea ed in Turchia e le prossima Master Class a Shanghai in Cina , oltre a quelle già tenute con grande successo in Italia, Germania e Spagna.

Nell’intervista a seguire, Paloscia, direttamente da Belgrado, spiega la” sua”  de La forza del destino, racconta come si snocciola una regia , il suo grande successo ottenuto a Pinerolo con La Traviata di Verdi e molto altro con  la grande cultura e modestia,ingredienti che lo contraddistinguono.

Domani  la Première de “ La Forza del destino “ di Verdi al Teatro Nazionale di Belgrado. Come sarà quest’opera sotto la sua regia?
Si tratterà di una libera ricostruzione di uno storico allestimento del “Maggio Musicale Fiorentino” del 1953. Una produzione, che allora destò entusiasmo ma anche reazioni più contrastanti, nella linea dello sperimentalismo visivo che fu uno dei tratti caratterizzanti del prestigioso festival fiorentino: la prima rassegna italiana, che fin dagl’anni ’30 del secolo scorso, fece debuttare nella regia d’opera grandi nomi provenienti dal teatro e dal cinema; e nella scenografia i più grandi pittori “di cavalletto”. Al maggio Fiorentino esordirono nella veste di scenografi e costumisti, artisti del calibro di De Chirico, Casorati e Soffici. In questa Forza del 1953 debuttò come regista d’opera il grande cineasta Tedesco, George Wilhem Pabst, grande genio del cinema espressionista, che per l’occasione fu coadiuvato per la parte scenografica da Franco Lolli, suo abituale collaboratore in molti film. La nostra proposta qui a Belgrado cercherà di ricreare, con molta libertà , le atmosfere pittoriche, cinematografiche ed espressioniste della produzione di Pabst e Lolli. L’ambientazione dell’opera fu pienamente rispettata dal regista, seguendo le indicazioni del libretto; l’unica eccezione fu la scena dell’accampamento del terzo atto ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale, tra carri armati e tende di infermeria. Tale scena fu contestata dai grandi cantati che presero parte a tale produzione ( Tebaldi, Del Monaco, Protti, Barbieri, Siepi, Capecchi: veramente il meglio del gota canoro di allora). Proprio questa scena, che a Firenze fu totalmente modificata, vedrà la luce per la prima volta proprio qui a Belgrado.

Un commento su quest’opera?
Potremmo definire La forza del destino un grande romanzo storico e popolare, oppure un’ epopea cinematografica stile “Guerra e pace”. In quest’opera così complessa e dispersiva si passa continuamente da ambienti aristocratici a squarci popolari e ad atmosfere religiose: un grande spaccato di umanità che aldilà dell’intrigo romanzesco che caratterizza la vicenda ci rivela la modernità e la genialità di Verdi musicista e drammaturgo; un Verdi indagatore dell’animo umano, al pari di W.Shakespeare e B. Brecht.

Cosa di aspetta dal popolo serbo per la Première?
La Serbia ha una grande tradizione nell’opera lirica e il suo pubblico ama particolarmente il melodramma, soprattutto quello italiano. Penso che questa “Forza” sia molto attesa e spero venga apprezzata per il segno fortemente italiano dell’impostazione registica e scenografica. Punterò sulla passionalità e sulla carnalità della recitazione e sulle suggestioni pittoriche dell’allestimento. Mi fa piacere che gli eccellenti laboratori di scenografia del Teatro Nazionale di Belgrado, nella loro accurata ricostruzione dell’allestimento, abbiano saputo restituire alla perfezione, il fascino della pittura scenografica Italian style.

Racconti brevemente il successo appena avuto a Pinerolo
Sono particolarmente grato ad Angelica Frassetto, Presidente e Responsabile dell’ “ Impresa lirica Francesco Tamagno” di Torino, di aver creduto sempre in me come regista. “La traviata” di Pinerolo che è il mio quinto approccio registico con quest’opera, affrontata già a Seoul con una grande protagonista come Mariella D’Elia è il coronamento di questo splendido sodalizio con l’impresa “Tamagno” con cui ho già collaborato nelle stagioni passate, con ben due produzioni di “Il Barbiere di Siviglia” e una “Boheme” realizzata proprio a Pinerolo. Questa mia ultima produzione di Traviata, ha portato a maturazione la mia visione registica del capolavoro Verdiano e mi ha molto gratificato particolarmente per l’ottimo risultato raggiunto da un gruppo di giovani cantanti nel quale hanno spiccato i tre protagonisti, Valentina Iannone (Violetta), Giuseppe Raimondo (Alfredo), Nicola Ziccardi (Giorgio Germont), tutti provenienti dall’opera studio dal Teatro Goldoni di Livorno che io dirigo da bene venitsei anni.

Sia a Pinerolo che a Belgrado ha avuto ed ha  come collaboratore Matteo Anselmi che sembra essere ammaliato dal mondo della lirica. Un commento su Matteo?
La mia collaborazione con Matteo è stata uno dei momenti più felici di questa produzione di Pinerolo.
Ho instaurato con lui un bel sodalizio, che mi ha spinto a riconfermarlo a Belgrado e per altri miei futuri progetti registici. È un bravo attore che ama la lirica e per me questo è molto importante, perché il suo lavoro costituisce un supporto prezioso per ripulire la recitazione degli artisti e il contributo scenico del coro.

Ci saranno altri progetti insieme?
Il più sicuro e imminente è un nuovo “Macbeth” Verdiano, in liguria nel presitgioso “Teatro civico” di La Spezia. Bollono in pentola altri progetti estivi in Abruzzo e in Veneto.

Quali novità al Teatro Goldoni di Livorno?
Il Teatro Goldoni di Livorno da circa un anno è un’ autentica fucina di idee e di progetti, grazie all’arrivo del mio nuovo direttore generale, attore e regista Marco Leone. Marco crede molto nel teatro come laboratorio, ha sostenuto la mia idea di fare di Livorno, città natale di Pietro Mascagni, un punto di riferimento per la produzione delle opere del musicista Livornese e dei coevi operisti della scuola verista. Tra i fiori all’occhiello dell’attuale stagione, la nascita di un nuovo progetto di alta formazione denominato Verismo Opera Studio, siglato da una docente di grande presitgio quale il noto soprano friulano Fiorenza Cedolins, una nuova produzione di “Flauto Magico” di Mozart, firmata dal grande uomo di teatro britannico Lindsay Kemp, artista totale e un imminente nuova produzione di “Manon Lescaut” di Puccini affidata ad un giovane e talentuoso regista italiano, il romano Lev Pugliese, che punterà su una rilettura in chiave onirica e virtuale della splendida partitura Pucciniana che ebbe la luce a Torino nel 1893.

Quali sono i sogni nel cassetto , professionalmente parlando?

Tra le mie aspirazioni come regista d’opera, tre titoli che naturalmente non ho mai affrontato, “Adriana Lecovreur” di Cilea, un titolo che amo particolarmente e che ho avuto la possibilità di vedere in teatro con una delle più grandi interpreti novecentesche del ruolo, Raina Kapaivanska e in anni più recenti con un’altra straordinaria cantante-attrice, Fiorenza Cedolins la cui grande carriera ha preso il volo proprio da Livorno. Un altro mio sogno nel cassetto è dirigere un grande teatro all’estero, in Germania o in un paese dell’est europeo. Perché credo molto nella formula del teatro d’opera di repertorio, aperto quasi tutte le sere come servizio culturale nei confronti della città: formula che potrebbe essere un toccasana per la grave crisi che sta attraversando il teatro d’opera e lo spettacolo in generale.

 Se dovesse spiegare in poche parole a chi è profano come si snocciola la regia di un’opera cosa racconterebbe?
A mio avviso, il lavoro di un regista d’opera è essenzialmente quello di raccontare nel modo più moderno e avvincente il plot spesso inverosimile e complicato del melodramma, lavorando sulla psicologia dei personaggi e soprattutto, sulla drammaturgia. Poiché l’opera pur essendo fatta di musica è soprattutto teatro.

Innanzi a Papa Francesco suonerei tutta la musica sudamericana del’700 dei gesuiti

( di Alessandra Giorda) Conosciuto a Roma ai primi di febbraio nella bellissima Basilica di Santa Maria in Montesanto, nota come Chiesta degli Artisti, il M° Jolando Scarpa ha colpito i presenti in un mini concerto, al termine della  Santa Messa domenicale, per provare il nuovo organo. Infatti il Rettore Don Walter Insero, insieme ai suoi collaboratori , sta valutando l’acquisto del nuovo strumento che sembra essere un vero gioiello. Il M° Scarpa, organista di fama europea, specializzato nel repertorio barocco, clavicembalista, direttore musicale di complessi da camera vocali e strumentali, alterna l’attività di solista a quella di ricercatore e revisore di partiture inedite antiche con numerose pubblicazioni. Nell’intervista a seguire racconta la sua passione per l’organo e ripercorre le tappe da quando era un bambino che muoveva i primi passi nella musica sacra nella città natale, Venezia. Impegnato in molti concerti tra Roma e il resto dell’Europa confessa di sognare di suonare innanzi a Papa Francesco  e per il Santo Padre creerebbe un concerto ad hoc.

Quali emozioni prova quando suona l’organo?

Suonarlo è la mia vita ! Quando suono l’organo sono in osmosi . Ho iniziato a prendere confidenza con questo  quando  strumento  quando avevo sei anni, nemmeno riuscivo a toccare i pedali, in aiuto a mio padre che era non vedente, ma abilissimo organista.  Suonava l’organo del ‘700 nella Chiesa di S. Alvise a Venezia. Devo però confessare che il primo strumento che ho iniziato a suonare è stato il pianoforte.

Un suo giudizio sul nuovo organo della  Basilica di Santa Maria in Montesanto a Roma?

Senza dubbio è un organo che ha un suo valore , molto ben accordato ed in grado di suonare bei pezzi della tradizione organistica. Tuttavia quello già esistente nella Basilica è  molto prezioso della scuola del ‘700 napoletano, che però necessita di un restauro costosissimo e lungo.  Con il nuovo piccolo organo si può suonare tutta la musica della tradizione organistica italiana.  Infatti mi auguro che si tengano in quella bellissima Basilica molti concerti che non possono non riscuotere successo.

                                                            Nuovo organo nella Chiesa degli Artisti a Roma

Quando si parla di organo l’associazione con Bach è spontanea. Tuttavia questo meraviglioso strumento non si identifica solo con il compositore tedesco. Cosa ne pensa?

Certamente Johann Sebastian Bach è il compositore per eccellenza, ma non vanno dimenticati  Girolamo Frescobaldi uno dei maggiori  organisti e clavicembalisti della tradizione italiana ed il tedesco, neutralizzato inglese, Georg Friedrich Händel, uno dei compositori per eccellenza del periodo barocco.

Un giudizio sul clavicembalo?

Meraviglioso ! Organo e clavicembalo sono due strumenti gemelli.

Parlando di organo si fa riferimento alla musica sacra; qual è il suo rapporto con la fede?

Ho molta fede e sono profondamente credente. Ammetto che la fede è un grande dono Per mia formazione ho studiato varie religioni , non solo quella cattolica. Mi  piace poter conoscere le molte sfaccettature dei vari credo. Ho letto la Bibbia e frequento diverse chiese anche non cattoliche.

Lei suona spesso nelle chiese e della città eterna, Le piacerebbe suonare davanti a Papa Francesco?

Certo che si ! E’ un sogno che spero si realizzi e farei una revisione di tutta la musica del  ‘700 dei gesuiti  che credo possa piacere al Santo Padre. Sarebbe un vero onore .

A spasso per Buenos Aires tra fotografia e musica

( di Alessandra Giorda) Un personaggio d’eccezione per un’intervista che si snocciola tra fotografia e musica. Ivan Buenosaires, nome d’arte del popolare fotografo argentino che con i suoi scatti ha immortalato Star della lirica, ma la sua vera passione è per il “paesaggio urbano”. Ha fotografato le bellezze di Parigi, Milano, Torino, Rio de Janeiro e di molte altre città, ma spesso con i suoi scatti ci porta a passo per Buenos Aires facendoci scoprire palazzi da sogno e dettagli inconsueti che solo un occhio attento sa fare. Adora lo stile Liberty, lavora con l’Asociacion dell’Art Nouveau della capitale  argentina ,dove ai loro video sono sempre abbinate le foto di Ivan, e la musica affonda le sue radice da quando lui era un bambino.

 

Come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è presente in me da molto tempo. Senza dubbio ho una predisposizione per le foto di architettura che da più di 20 anni mi accompagna e si unisce alle attività dell’Asociacion dell’Art Nouveau di Buenos Aires che dal 2013 mi vedono attivo con loro.

Attraverso i tuoi occhi ed i tuoi scatti fai conoscere la bellissima città di Buenos Aires. Farai una mostra fotografica o un libro?

Lo farei senz’altro ! Sia la mostra che la pubblicazione di un libro richiedono molto tempo che non ho. Senza contare conoscenze e studio approfondito affinchè tutto sia realizzato al meglio. In questo momento così fortunato a livello lavorativo devo impegnare le mie energie nelle foto ed i miei lavori sono visibili al mondo sulla mia pagina artistica di Facebook, mezzo semplice, veloce e che ti fa conoscere quasi ovunque sul pianeta.

https://www.facebook.com/ivan.buenosaires?fref=ts

 

Quando hai scoperto di avere un gran talento?

Quando ho iniziato a pubblicare qualche foto su FB ho notato che man mano crescevano persone interessate alle mie foto . Avevo la possibilità di pubblicare le meraviglie della capitale argentina e non solo su un mezzo veloce e di grande divulgazione. Ho potuto con questo metodo omaggiare anche il lavoro di tanti architetti che hanno contribuito a rendere Buenos Aires e altre città così belle. Inoltre nella maggior parte dei video di presentazione dell’Asociacion dell’Art Nouveau ci sono in abbinamento le mie foto.

Hai anche fatto foto a cantanti lirici ed in altri campi. Quali soggetti preferisci fotografare e perchè?

La mia passione è  per il paesaggio urbano che scopro andando in giro per le città. Mi attrae molto l’architettura del XX secolo.

Quali emozioni provi attraverso le tue foto?

E’ difficile da spiegare ! Mi incanta vedere tanta bellezza girando per le città. Lo stile Art Nouveau o Liberty è per me qualcosa di fantastico. Molto si vede anche in Italia. Ha un carattere sensuale e meraviglioso che esalta i sensi e voglio catturare il tutto attraverso la fotografia. Spesso queste bellezze sono dimenticate e/o distrutte. Come si fa? Non ho parole ! Non capirò mai perchè si decide di demolire tutte queste meraviglie che ci sono state lasciate in eredità per dar spazio ad un futuro egoista e vuoto.

Quali sono i prossimi obiettivi futuri nel lavoro?

Per ora nessuno in particolare, perchè sono troppo impegnato a viaggiare per fotografare.

Come dicevamo poc’anzi sei anche un abile fotografo in campo lirico, immortalando le bellezze degli artisti. Qual è il tuo rapporto con la musica?

La passione per la musica affonda le sue radici da quando ero un bambino. Ho a cuore tutte quelle arti che procurano emozioni. Sono molto riconoscente a tutti gli artisti che con il loro lavoro sia cantando nelle opere liriche sia  i musicisti, che suonano strumenti frutto di un duro lavoro, trasmettono sentimenti a chi li ascolta.

Qual è la tua opera lirica preferita?

Non ne posso dire una. Se penso ad un nome nella mia mente ne balza subito un altro e così via. Mi piacciono  tutte perchè adoro il genere lirico . Quando è il momento di scegliere un’opera come sempre non sono capace. Ognuno è legata a qualcosa di prezioso .

Mi saprai però dire a quale scatto fotografico sei più legato?

No ! Nemmeno. Ogni scatto ha una storia ed a ognuno sono legato. Posso dirti che il genere che sprigiona maggiori sensazioni ed emozioni e quello, come piace a me definirlo, del paesaggio urbano. Siamo in un mondo dove sempre più si delinea l’unione tra le città e la natura fondendosi danno origine ad un paesaggio unico dalle mille sfaccettature. L’incontro tra la mano dell’uomo e quello della natura è ciò che di più mi affascina e cerco di coglierlo nelle mie fotografie.

“Puccini es para todos”

(di Alessandra Giorda) Il 3 di novembre prossimo presso la Società Argentina degli Scrittori, si terrà un evento di grande risonanza per la cultura italiana. Verrà presentato il libro dello scrittore, nonchè musicografo, Prof. Carlos Alberto Alonso “PUCCINI ES PARA TODOS”, con la partecipazione di artisti e addetti ai lavori di notevole importanza. Nell’intervista a seguire l’autore del libro racconta l’ interesse da parte della gente riguardo la diffusione della cultura con un linguaggio semplice e diretto , ossia alla portata di tutti. Infatti il Prof . Alonso ha avuto l’idea geniale diffondere  un mondo, come quello della lirica  spesso ritenuto solo per intellettual – chic, alla portata di tutti , perchè la cultura è per tutti ed attraverso essa si acquisisce libertà in azioni e pensieri. Nell’intervista a seguire interviene anche la studiosa Maria Susana Staffa Morris de Alonso che fotografa perfettamente l’interesse del popolo argentino per la cultura italiana.

“PUCCINI ES PARA TODOS”, fa parte di una collana  di libri del ciclo OPERA PARA TODOS   http://www.operaparatodos.com/

Come nasce l’idea “dell’Opera per Tutti” ?

Per molti anni ho diffuso tramite programmi radiofonici 10 opere di Bellini, 38 di Rossini, 28 di Verdi e 12 di Puccini. Con uno spazio di tre ore ho avuto l’opportunità di spiegare ogni opera, passo a passo per una maggiore comprensione dell’ascoltatore. E’ stato un vero successo di pubblico che mi ha indotto a scrivere libri dei compositori con le varie opere in un linguaggio semplice e diretto.

Quanto è importante per Lei la diffusione della cultura ?

Considero molto importante la diffusione della cultura a tutte le persone, con differenti vie di comunicazione: audio, video…L’obiettivo è quello di mettere a disposizione di tutti la comprensione della cultura in tutte le sue  sfaccettature .

“PUCCINI PARA TODOS”: mi “parli” del suo ultimo libro?

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Andrea Battistoni vola in Giappone e sostiene: ” E’ gioia immensa”

( di Alessandra Giorda) Direttamente dal Sol Levante l’intervista a seguire con il M° Andrea Battistoni che commenta il prestigioso incarico ricevuto . Sarà lui il nuovo direttore dell’Orchestra Filarmonica di Tokyo, la più antica della capitale giapponese. Il Maestro veronese  è un vero talento che colleziona primati notevoli, tra i quali a soli 24 anni, nel 2012,diventa il direttore più giovane che la Scala di Milano abbia mai avuto e Primo direttore ospite del Teatro Regio di Parma per un biennio.(2011-2012). Ha diretto nei più prestigiosi teatri al mondo da Oriente a Occidente passando per l’Europa essendo acclamato da pubblico e critica

Ha scritto un libro di forte spessore e notevole interesse oltre che ad essere una piacevole e scorrevole lettura. Non solo  è uno  stimato direttore, ma anche un talentuoso compositore. Sarà un genio, lui cosa ne pensa? Quali saranno i suoi obiettivi ? Buona lettura !

 

Dirigere l’Orchestra Filarmonica, la più antica di Tokyo è una grossa responsabilità, ma anche un incarico prestigioso . Come commenta?
E’ innanzitutto una gioia immensa; musicisti esperti ed esigenti hanno deciso di “adottarmi” nella loro famiglia musicale! Sarà mia premura cercare di mantenere alto lo standard qualitativo della loro attività, portando un’iniezione di energia, programmi innovativi e idee fresche e stimolanti.

I giapponesi sono famosi per apprezzare e conoscere molto bene la tradizione musicale italiana ed europea. Cosa ne pensa conoscendoli bene?

Il pubblico giapponese è tra i più preparati ed esigenti del mondo; inoltre, i musicisti nipponici sono eccellenti, abbiamo molto da imparare da loro. Cade quindi lo stereotipo degli orientali che cercano costantemente di emulare la tradizione del Vecchio Mondo: in Giappone è nata una nuova prassi esecutiva dedita all’eccellenza e alla ricerca della perfezione costante.

In un’intervista Lei ha detto che con questo incarico si abbattono tutte le barriere tra Italia e Giappone e si lavora insieme per dare il meglio ad una platea internazionale. Ci racconti quali sono i suoi obiettivi con il nuovo incarico?
Il livello tecnico di questo ensemble è già altissimo. E’ mia intenzione donare all’orchestra una flessibilità che le permetta di spaziare nel repertorio con libertà e un suono generoso e carismatico (il famoso “cantabile” italiano). Cercheremo inoltre di eseguire per la prima volta in Giappone molti lavori sia sinfonici che operistici finora trascurati in questo paese: penso ad esempio a “Iris” di Mascagni, che eseguiremo prestissimo alla Suntory Hall.

Lei è stato il più giovane direttore salito sul podio del Teatro alla Scala di Milano, a soli 24 anni. Cosa ricorda di quel momento e quali emozioni ha provato?
Un onore ed una responsabilità enormi, i fantasmi del passato di quel teatro fanno molta paura.

Ha anche scritto un libro edito da Rizzoli “ Non è musica per vecchi” . Perché ha sentito il bisogno di scrivere questo libro? In breve di cosa parla?
Ho cercato di comunicare ai giovani neofiti della musica classica sprovvisti delle chiavi per entrare in questo universo meraviglioso il mio enorme amore per questo genere musicale, con un linguaggio colloquiale e, spero, simpatico. Una musica che ci parla di emozioni e sentimenti attuali e divoranti, anche se scritta molti anni o addirittura secoli fa, non può essere liquidata come “roba per vecchi”; è necessario conoscerne la storia e i meccanismi, ed ecco che è pronta ad aprirci il suo scrigno di meraviglie!

Ha meno di  30 anni e ha già una carriera alle spalle densa di primati; ci troviamo innanzi ad un genio ?
Nemmeno per sogno ! Il talento è importante, ma lo studio e l’applicazione altrettanto fondamentali. Per chi vive le sue giornate nella musica con tutto se stesso i risultati prima o poi arrivano.

Quali sono i suoi obiettivi professionalmente parlando, se ancora ne coltiva?
Proseguire su questa strada: intrecciare rapporti di fiducia con orchestre importanti e crescere, professionalmente e spiritualmente, come musicista.

Qual è il modus vivendi per riuscire a raggiungere traguardi così importanti in breve tempo?
Una vita il più possibile normale fuori dal teatro, ma concentratissima nello studio e nell’attività professionale. E un buon sigaro Toscano per i momenti di relax…

Un grande cast conquista Verona con Turandot

(di Alessandra Giorda, Verona) Grande successo per Turandot nell’anfiteatro più grande del mondo. Il primo atto si apre con moltissimi personaggi sul palco dietro ai quali di erge il Palazzo Reale ancora chiuso dai cancelli , ma che lascia intravedere quello che nel secondo atto manderà in visibilio il pubblico. Bene il coro che canta ” Chi quel gong percuoterà apparire la vedrà bianca al pari della giada fredda come quella spada è la bella Turandot! » Sulle note di ” Signore ascolta…” il soprano Elena Rossi, Liù,  getta le basi per raccogliere consensi nel terzo atto. Buono anche l’inizio per  il tenore Carlo Ventre, Calaf.  Turandot  appare dall’alto nel suo palazzo nella parte laterale è già traspare il suo essere gelido. Nel secondo atto si aprono i cancelli del Palazzo Reale di Pechino e gli spettatoti esultano ! Il maestoso palazzo sfoggia tutta la sua ricchezza nella prorompente scenografia di Zeffirelli , che seppur un pò datata , è strabiliante. Ping , Pong e Pang dominano la scena nelle rispettive  persone di Federico Longhi, baritono, Francesco Pittari, tenore e Giorgio Trucco , tenore. Spettacolari i loro costumi dai toni accesi .

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                                                      Il soprano Elena Rossi ed il tenore Carlo Ventre

Nel terzo atto  si raggiunge l’apice iniziando sulle note di ” Nessun dorma…” dove  Carlo Ventre dà il meglio di sè ed il pubblico applaude senza sosta. Molti sono i “bravo , bravo “che in Arena di sentono. Mentre sulle note di “Tu che di gel  sei cinta” , Elena Rossi è strepitosa. Ben dosata e calibrata , proprio come Puccini  voleva. Il soprano emiliano si conferma eccellente nel suo ruolo. Infatti si evince durante tutta l’opera come la Rossi abbia studiato a fondo e in maniera minuziosa, sia dal punto di  vista psicologico che vocale, il personaggio di Liù che ha debuttato in Arena il 23 luglio scorso raccogliendo applausi e apprezzamenti da un folto pubblico che contava oltre quindicimila persone. La Rossi , oltre alle doti vocali è arrivata dritta al cuore degli spettatori con la sua Liù dolce e struggente. Gelo tra  i presenti quando si  uccide.  Fazzolettini bianchi tra il pubblico che si asciuga le lacrime raccontano come la Rossi abbia rapito i lori cuori e sia riuscita a portarli dentro questa favola dalle forti tinte che Puccini sembra aver lasciato incompiuta.

Che dire della perfida e gelida Turandot , molto bene interpretata dal soprano Tiziana Caruso che ha dato una buona prestazione anche se forse qualcosa da migliorare c’è , ma è comunque stata bravissima. Molto brava a far trasparire il suo essere glaciale coadiuvata anche da abiti sfarzosi con tinte dai forti contrasti tenebrosi. Tutto il cast è stato all’altezza della situazione .

Il M° Andrea Battistoni ha diretto in maniera esemplare. A soli 29 anni è un vero talento e la sua carriera sarà senza dubbio densa di successi. Anche lui molto apprezzato dai presenti che lo hanno riconosciuto con tanti applausi.

Un encomio anche alle maestranze, addetti ai lavori e a tutta l’organizzazione dell’Arena di Verona che sa mettere in scena spettacoli unici che attirano persone da tutto il mondo. Tra i presenti infatti molti stranieri e molti giovani.

FRANCISCUS: la mission che Dio ha affidato ad Alejandro Roemmers

Intervista a Frate Hernàn da Buenos Aires ( Argentina)

Articolo con video 

( di Alessandra Giorda) Continua con grande successo, ormai da tre mesi,  al teatro Broadway di Buenos Aires, il musical FRANCISCUS scritto dal poeta, scrittore, nonchè noto imprenditore farmaceutico Alejandro G. Roemmers, sotto la direzione e produzione generale affidata a Flavio Mendoza  e  la direzione artistica a Norma Aleandro.

FRANCISCUS è un musical, forse unico al mondo nemmeno a Broadway, patria di questo genere di spettacoli, per la complessità tecnica, numero di artisti , scenografie spettacolari e molto altro che lascia un segno a tutti gli spettatori  .Un successo strepitoso che ha come obiettivo un profondo  messaggio di evangelizzazione e amore. A tal proposito nell’intervista a seguire Fray Hernàn Mansilla Capello, Frate Cappuccino del Convento Nuestra Señora del Rosario de Nueva Pompeya (Ciudad Autónoma de Buenos Aires) traccia una’ampia riflessione che s’intreccia tra  il musical FRANCISCUS, San Francesco e l’operato di Papa Francesco. Fray Hernàn esprime anche  il suo pensiero riguardo  la “mission” Dio ha affidato  all’autore del musical , Alejandro G. Roemmers.

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La musica di Mozart come uso terapeutico

(VIDEO a seguire) ( di Alessandra Giorda) Un importante progetto umanitario è tra gli obiettivi primari della Dott.ssa Rosina Ughetto Councelor Clinico http://www.animatorino.it/cor.html ,che ogni giorno si prodiga per aiutare chi ne ha necessità.

Nell’intervista a seguire Rosina Ughetto, laureata in psicologia presso la University of the Island in U.S.A., ci descrive il progetto IO SONO QUI PER TE e parlando di musica ne spiega l’effetto terapeutico.

Come spesso accade le Istituzioni, quando si tratta di progetti umanitari , non hanno denaro da investire . Molte le belle parole spese e  le lodi ma no denaro. Nasce allora un grido d’allarme alla ricerca di un investitore privato.

Persona squisita, dotata di grande sensibilità mista a determinazione e competenza  è una professionista di grande competenza molto utile alla società .

 

La musica ha mille sfaccettature, tra le quali è anche terapeutica. Cosa ne pensi?

La Musica è la colonna portante  per rilassare, ma anche per permettere di ritornare in sintonia con il nostro mondo interiore. Mozart (che in confidenza io ho sempre adorato) nei sui brani dà un’opportunità di penetrare nelle sue note e nei suoi spartiti,suscitando emozioni e portandoti oltre il limite che la persona può avere. La musica ti porta a cavalcare i ricordi di quando si sono ascoltati i brani scelti, la delicatezza e l’armonia dell’essere liberi da momenti tristi o bui che a volte inondano l’animo umano….

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Tony Caronna in viaggio tra fede e musica

( di Alessandra Giorda)  Nel salotto di un bellissimo hotel a Piazza del Popolo con il M° Tony Caronna e consorte, giunti da Partinico (PA) nella Capitale per vivere giornate intense, si snocciola un’intervista che prenderà maggior corpo nei giorni seguenti, quando il M°. Caronna vivrà emozioni intense ed eventi indimenticabili. Dall’incontro con Monsignor Giullermo Karcher, al premio ricevuto a Montecitorio, dalla direzione del Coro “Pontis Mariae” nella splendida San Pietro e con la partecipazione straordinaria del soprano Haydée Dabusti arrivata per l’occasione da Buenos Aires, fino all’incontro con Papa Francesco all’Udienza Generale.  La famiglia Caronna ha un vissuto una profonda storia che s’intreccia tra fede e musica, rafforzata dopo il terribile evento accaduto. Il M° Caronna ci svela anche due storie di conversioni che ha potuto toccare con mano.

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Tony ,la tua storia di famiglia è percorso tra fede e musica. Racconta
Nella mia famiglia fede e musica si sostengono a vicenda: la musica esprime la fede e la fede le dà un significato unico. La musica è la passione che ci unisce, perché è quello il settore in cui diventiamo pari, tutti colleghi, ognuno consapevole del fatto che l’armonia può nascere solo dal nostro operare in sinergia. Come una piccola comunità in cui il bene di tutti germoglia dal bene del singolo.
C’è stato un evento da cui tutto ha avuto inizio, allora sono cambiate definitivamente le nostre vite, per quello che sembrava un banale incidente che stava per inghiottire nella tragedia uno dei nostri figli. Per un’assurda leggerezza e pericolosissima irresponsabilità da parte di un pizzaiolo, il nostro secondo figlio a soli 8 anni bevve un bicchiere di anfetamina e metadone che lo portò in overdose e in coma con arresto cardiocircolatorio. Noi devastati, in attesa che si svegliasse. Ore di angoscia che solo Dio sa come siamo sopravvissuti! La preghiera incessante alla Vergine del Carmine e alla Beata Pina Suriano, nostra concittadina, ha dato il suo esito!

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In memoria di mia madre Andrea Chenier è la mia opera preferita

( di Alessandra Giorda)Erri De Luca, scrittore di fama che vanta umili origini, è l’esempio di un uomo che si è fatto da solo. Prima di essere un riconosciuto scrittore di notevole spessore, ha svolto mestieri quali camionista, magazziniere e muratore sia in Italia che all’Estero. Grande forza di volontà e voglia di erudirsi lo hanno portato a studiare da autodidatta lingue quali, russo, swahili, ebraico antico tanto per citarne qualcuna. I suoi libri sono sempre un grande successo e tradotti in oltre 30 lingue. Nell’intervista a seguire Erri De Luca tocca vari argomenti, dal suo soggiorno nella capitale argentina, ai suoi gusti sull’opera lirica senza tralasciare i suoi credo e la sua storia di scrittore.

Ha appena soggiornato a Buenos Aires per lavoro: cosa racconta di quest’esperienza?

Prima di tutto l’accoglienza, quella di chi apre la porta a un amico, la brace di un asado in un giardino, la stretta di mano di un medico arrestato durante la dittatura. Poi il coraggio di un Paese che ha saputo chiamare terrorismo la violenza di Stato, la visita all’ESMA, al parco dei nomi di pietra davanti alla calma del fiume solenne.

In passato ha lavorato con mansioni umili e faticose in settori completamente diversi da quelli della cultura. Come è diventato uno scrittore di successo?

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Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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