Racconto la mia fede cantando

(di Alessandra Giorda) Questa sera al Teatro Alfieri di Torino in scena l’attesissimo musical Sister Act che vede come Special Guest la travolgente Suor Cristina nei panni di Suor Maria Roberta.  Dopo il grande successo avuto al Brancaccio di Roma nella scorsa stagione, torna in tour il Musical tratto dall’omonimo film del ’92 che consacrò Whoopi Goldberg nell’indimenticabile ruolo di Deloris, “una svitata in abito da suora”. Per l’occasione a seguire l’intervista a Suor Cristina che si racconta nel suo rapporto con Dio e descrive come le sue doti vocali siano strumento di evangelizzazione. Come con il canto riesca a compiere una missione speciale ed a narrare la sua fede.  Ottima cantante  dal temperamento prorompente l’ospite speciale contribuisce a rendere Sister Act, un attesissimo musical con 25 meravigliosi brani musicali  scritti dal premio Oscar Alan Menken, un evento imperdibile tra cori Gospel e ballate pop in stile Broadway.

Descriva il suo ruolo all’interno del musical
Il mio ruolo è quello di Suor Maria Roberta, una giovane novizia in cammino di vita religiosa che con l’influenza di Deloris scopre una vita che non ha mai avuto e prossima alla sua decisione definitiva, si pone delle domande reali su quello che desidererebbe per la sua vita, giungendo alla piena convinzione che se non seguirà Cristo, non potrà avere un senso la sua vita.

 Quanto c’è di Suor Cristina in Suor Maria Roberta?

Io ho già attraversato la fase del noviziato e quindi comprendo benissimo questa tappa evolutiva spiritualmente e personalmente di Suor Maria Roberta e poi siamo entrambe accomunate dalla gioia di cantare la nostra fede!

 Sister Act è un musical di successo, cosa piace così tanto al pubblico?

Piace perché è “UNICO, TRAVOLGENTE E DIVINO”! Un mix tra musiche, luci, costumi, emozioni, uniti ad una storia coinvolgente, che narra di due mondi opposti che trovano l’equilibrio per un dialogo e una comprensione vicendevole, non può che toccare direttamente il cuore delle persone.

 Come nasce l’idea di Suor Cristina come cantante?

In realtà l’idea di Sr Cristina come cantante non è mai nata, ma il desiderio di annunciare Cristo cantando, nasce da una spinta dei miei Superiori a non tenere per me questo dono e questo carisma che ho, già che anche la mia vocazione alla vita religiosa è nata proprio sul palco cantando, ballando e recitando, volendo fare un’opera di “nuova evangelizzazione” attraverso la musica che è un mezzo diretto e potente per arrivare al cuore, soprattutto dei giovani.

 Le sue doti vocali sono un dono di Dio che offre ai suoi spettatori e quale messaggio invia a loro?

“Tutti abbiamo un cuore che batte per amare e quindi tutti siamo assetati del vero Amore, bisogna solo fermarsi un attimo, alzare gli occhi al Cielo, e sentire quanto grande è l’Amore che Dio ha per noi e quanto Dio è follemente innamorato di ognuno di noi”!

Come concilia vita religiosa con il mondo dello spettacolo?

Non scinderei le due realtà. Per me questa è una forma di evangelizzazione, una “missione speciale”. Proprio l’ultima lettera di Papa Francesco, rivolta a noi consacrati, si intitola “Annunciate” : è un invito esplicito ed urgente a farlo con coraggio in un mondo sempre più confuso e disorientato.

 Cantare è anche pregare? Cantando serve Dio?
Il canto è preghiera, è lode, è ringraziamento per le grandi opere che Dio ha compiuto nella mia vita, un po’ come Maria che con il canto del Magnificat loda e ringrazia il Signore per le grandi cose che ha fatto in lei, e così il canto mi ha condotto a Dio ed oggi racconto la mia fede cantando!

Qual è il suo rapporto con il resto del cast?

Userò una sola parola per esprimerlo: MERAVIGLIOSO!

Qual è il suo rapporto con Dio?

E’ un rapporto di intimità col mio Sposo, un rapporto di fiducia e confidenza, un rapporto semplice, fatto di cose e gesti semplici che si manifestano attraverso le persone che ho accanto o le persone che il Signore ogni giorno mi mette nel mio cammino. E’ un rapporto UNICO!

Gabriele Lavia riflette:” L’uomo imita il teatro o il teatro imita la vita?”

( di Alessandra Giorda) Sale l’attesa sotto la Mole per la Première di “Pagliacci”, capolavoro di Ruggero Leoncavallo, in scena dall’11 gennaio al Teatro Regio di Torino con la regia di uno dei più grandi registi ed attori degli ultimi decenni: Gabriele Lavia. L’intervista si è svolta dopo la conferenza stampa tenutasi in scena , per la prima volta , sul palco del teatro ,dove Lavia si racconta come narratore di “Pagliacci”.Tale  opera è stata messa in scena dopo 125 anni dalla prima assoluta al Teatro del Verme a Milano, con un parallelismo tra la vita reale ed il teatro.

La regia di Lavia mira al cuore della poetica verista con l’ambientazione in una periferia del secondo dopoguerra con richiami estetici al Neorealismo cinematografico. A grande sorpresa sul palco un’asinella vera  e Gabriele Lavia spiega il perchè.

Cosa racconta quando il sipario si apre?

Quando il sipario si apre il sacrificio è stato compiuto e quindi questo rimando di nido di memoria, fosse anche per il pubblico una memoria personale  ed anche storica, poichè tutti non hanno vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale e l’imminente  il post guerra, è doveroso . Quello che viene rappresentato in scena è un dopoguerra molto angoscioso e  triste dove il teatro cerca di riportare il buon umore. La scritta VINCERE , le case così bombardate e questo piccolo palcoscenico rimandano a quella tragedia che è stata la seconda guerra mondiale anche per il nostro Paese .

Man mano che l’opera si snocciola c’è un parallelismo tra vita e teatro . Come commenta?

Man mano che la tragedia va avanti si scopre che il teatro e la vita non sono la stessa cosa.  C’è la vita , simboleggiata da  una casa distrutta, quindi una vita infelice è poi c’è un piccolo teatrino , sempre sul palco ovviamente. Durante la rappresentazione gli attori e cantanti confonderanno sempre il teatrino con la casa . Un pò di rappresentazione avviene nella casa ed un pò sopra il palcoscenico. C’è una sorta di strana confusione che la vita compone con il teatro, non sappiamo se il teatro imita la vita o se l’uomo è condannato a ripetere il mito che può essere un’ Orestea od un Edipo . In fondo all’animo umano questo dubbio rimane. L’uomo  imita il teatro o il teatro  imita la vita?

Voci tra il cast e la stessa Davinia Rodriguez, soprano nel ruolo di Nedda, confermano che lei ha una sensibilità particolare nel capire in maniera fulminea le qualità da estrapolare da ogni cantante-attore. Cosa ne pensa?

Non saprei ! Forse perchè facendo teatro da tanti anni ho sempre recitato nei miei spettacoli . Ringrazio per queste lodi. Ho sempre un buon rapporto con i cantanti . Nelle produzioni che ho fatto, non molte perchè sono sempre impegnato a recitare, è nata ogni volta una sorta di unione con i cantanti/ attori. Questo mi rallegra.

Che cosa si aspetta da questa regia?

Spero che piaccia al pubblico. Vorrei che capisse tutto ciò che vede . Credo fortemente in quello che diceva Carlo Marx ” Saliamo al concreto” : è per questo motivo che ho voluto l’asinello in questo spettacolo perchè direi che è il punto più semplice di corrispondere al testo perchè molte volte ho visto altre edizioni dove entrano motorini o camioncini , però poi c’è il cantante che deve dire “Ione tu e il somarello precedetemi” e Ione tu e il camioncino precedetemi” , per questo dico saliamo al concreto. Facciamo le cose come devono essere fatte .

Gabriele Lavia è più regista o più attore?

Le confesso che sono ambedue anche se  il regista è il mestiere di un narratore e questi  non è mai artista anche se si è data  grande importanza alla regia e il narratore è molto importante in una favola. Tuttavia  l’artista è l’attore , l’artista è il cantante, l’artista è il musicista , ossia quelli che usano uno strumento musicale , vocale nel caso dell’attore il proprio corpo , la propria voce di questo ne ho piena coscienza.

CANTATA SANTIAGUEÑA in omaggio a Papa Francesco

Articolo con VIDEO

( Alessandra Giorda) Direttamente dall’Argentina Mario Carabajal, uno degli esponenti del famoso gruppo Los Carabajal, ” parla ” della CANTATA SANTIAGUEÑA A SAN FRANCISCO DE ASIS, (http://cantataasanfranciscodeasis.com/) in omaggio a Papa Francesco. Questo gruppo propone musica folcloristica tipica della propria terra, consolidato da quasi 5o anni si propone in veste sempre al passo con i tempi e molto accattivante. Insieme a Bebe Ponti ha creato un CD in omaggio all’amato Papa Francesco. Nell’intervista a seguire Mario Carabajal parla anche del Sommo Pontefice con commenti notevoli e ricorda i valori con i quali è cresciuto , il suo rapporto con la fede e molto altro.

Come nasce l’idea de CANTATA SANTIAGUEÑA A SAN FRANCISCO DE ASIS ?

Nasce con il preciso obiettivo di rendere omaggio a Papa Francesco . Sia per noi che abbiamo fatto che per chi ci ascolta sono azioni in virtù di pace e uguaglianza seguendo il pensiero di San Francesco di Assisi.   La poesia e la musica  con i ritmi e il folclore argentino sono mezzi attraverso i quali Los Carabajal con Bebe Ponti  diffondono sentimenti profondi.

CANTATA SANTIAGUEÑA A SAN FRANCISCO DE ASIS, quale obiettivo ha?

L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di trasmettere i concetti e gli insegnamenti che San Francesco ci ha lasciato che si sposano con i messaggi  che Papa Francesco ogni giorno pone come riflessione sui valori e gli impegni che l’umanità dovrebbe far propri dando meno importanza ai beni materiali , ma abbracciando quelli spirituali. Noi dei Los Carabajal lo facciamo attraverso la musica.

Cosa pensi di Papa Francesco?

Papa Francesco è un uomo che rappresenta  l’emblema più importante che esiste sul pianeta e siamo orgogliosi che sia argentino !

Qual è il tuo rapporto con la fede?

Sono credente e ripongo tutta la mia fede in Dio. Sono cresciuto in una casa dove i valori fondamentali erano la fede, la dignità e la famiglia.

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Quali sono i prossimi obiettivi dei Los Carabajal?

Siamo sempre in viaggio per tutta l’Argentina durante tutto l’anno a presentare i nostri lavori.  Stiamo preparando una grande festa per i 50 anni , nel 2017, del nostro complesso.

Al teatro Broadway di Buenos Aires è ancora in scena da marzo scorso FRANCISCUS, il musical dell’anno. Un tuo giudizio?

FRANCIUSCUS è un lavoro meraviglioso , fatto con estrema cura anche nei dettagli. Non posso esimermi dal fare i complimenti più sinceri. Si nota la grande attenzione di tutti coloro che hanno contribuito a mettere in scena questo spettacolo.

Pensi che i Los Carabajal possano venire in Italia a promuovere le loro musiche?

Sognamo di poter venire in Italia per presentare direttamente al Pontefice uno dei nostri lavori: la Cantata Santiagueña – Omaggio a “Papà Francesco”. Per ora lascio acceso il mio telefono, qualora il nostro amato Papa mi telefonasse, noi correremo subito da Lui !

 

“FRANCISCUS” raccontato dagli occhi innocenti di un bambino

( di Alessandra Giorda) Continua il successo di pubblico e critica al teatro Broadway della capitale argentina per lo spettacolo dell’anno: FRANCISCUS.

Un musical sorprendente e affascinante che nell’intervista a seguire Tiziano Ruger, uno degli attori, con gli occhi innocenti di un ragazzino di 11 anni fotografa perfettamente spiegando, in maniera semplice , dettagliata , ricca di suspance  e commenta i valori ben radicati dell’autore Alejandro Roemmers. Credeva che i super eroi fossero solo quelli in TV , con cuore innocente confessa di avere avuto l’opportunità di capire che ci sono dei veri super eroi come FRANCISCUS . Con decisione e fermezza mista a dolcezza invita i ragazzini come lui e tutte le persone a diffondere amore e pace ogni giorno nelle piccole azioni quotidiane e ,come fece San Francesco, passo dopo passo l’amore si espande.

Tiziano , descrivi il tuo ruolo e le tue emozioni sul palco?
In FRANCISCUS ” una razón para vivir” il mio ruolo è secondario. Non è così importante il mio personaggio , ma è rilevante l’immagine che rappresento.
Interpreto un bambino che si chiama Francesco, che è in un letto di un ospedale con una grave malattia che lo può portare alla morte. Occorre un miracolo per salvarlo e grazie alle preghiere della mamma : ” Signore fai di me uno strumento di pace, dove c’è odio che io porti amore.” San Francesco ascolta le parole della madre , la vera intenzione della medesima e riporta in vita il bambino Francesco. La prima volta questa recita mi ha emozionato e incantato. Ogni volta che vado in scena è come se fosse la prima volta. Mi sono detto: ” tutto questo è grande quanto la strabiliante scenografia” E’ toccante vivere sul palco la disperazione di un padre di famiglia, l’angoscia di una madre che sta per perdere il suo bambino e vedere che con pace e fede viene a loro nuovamente donato il figlio.

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                                                                     Tiziano Ruger con Norma Aleandro

Che cosa pensi del musical FRANCISCUS ?
FRANCISCUS non è un musical qualunque. E’ più di un musical. Lancia un messaggio e racconta una storia di amore. La scenografia è gigante, nel teatro tutto parla di FRANCISCUS ed è meraviglioso come un sogno. I vestiti incredibili come la musica, le canzoni, i filmati e le scene di acrobazia. Il tutto raggiunge l’eccellenza. La direzione è di Flavio Mendoza e il libro è scritto da Alejandro Roemmers: incredibile !

Chi è San Francesco per te ?
San Francesco è un uomo che aveva un padre e una madre. Quando era bambino regalava il pane ai poveri, da adulto si è spogliato di tutti i suoi averi per aiutare la gente di strada in strada. Oggi noi vediamo molti persone bisognose che possiamo aiutare. Prima dello spettacolo, non conoscevo San Francesco. Pensavo che i super eroi fossero in TV, oggi so che ci sono veri super eroi come il Santo in questione.

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                                                                    Tiziano Ruger con Federico Salles

Quale messaggio invii ai ragazzi come te affinchè vedano con i loro occhi il musical FRANCISCUS?
I bambini devono vedere il musical per capire veramente di cosa si tratta. E’ un’opera divertente adatta tanto ai giovanissimi quanto ai grandi , a qualsiasi persona. La storia, le canzoni, gli acrobati e il tutto nel complesso non ha età. Mai visti tanti artisti in scena e musiche dal vivo così strepitose. FRANCISCUS “una razón para vivir ” è un musical unico ! Tutti dovrebbero godere appieno del potente messaggio di amore che questo spettacolo contiene.

Come riesci a conciliare scuola e lavoro?
Frequento il sesto grado ( classe secondo la scuola argentina) e ho 11 anni. Non è la prima volta che recito. La direttrice della mia scuola condivide e appoggia il mio lavoro. E’ venuta in teatro , mi ha fatto i complimenti e mi ha esortato a non abbandonare la recitazione. Anche la mia maestra era con la direttrice sono uscite in lacrime , emozionate e mi hanno stretto in un caldo abbraccio. Studio e lavoro spendendo bene il mio tempo e ho ottimi risultati a scuola.

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                                                                     Tiziano Ruger con Ana Maria Picchio

Un commento sugli attori?
Sono meravigliosi ! Ana Maria Picchio, Leticia Brédice, Fabio Aste, Federico Salles e Florencia Otero sono tanto importanti quanto umili e mi hanno accolto bene. Siamo un bel gruppo dai profondi valori umani e siamo amici. Il primo giorno della messa in scena il musical è stato benedetto da un prete. E’ stato emozionante : tutti uniti per la stessa causa. Tutto è ai massimi livelli anche tecnici e produzione. Ognuno esprime il meglio di sè con determinazione e volontà.

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                                                                                     Alejandro Roemmers

Di Alejandro Roemmers cosa pensi?
Alejandro Roemmers è chi ha ideato l’opera e l’ha scritta molto bene. Scrive poesie e novelle. E’ un uomo molto generoso: pensa che ci ha regalato alcuni libri da lui scritti. Ha una profonda sensibilità che mostra nella sua arte. Sono rimasto incantato a sentirlo parlare. Emana una grande pace e lo ascolteresti per ore. Sorprendente è come descrive San Francesco e del credo che ha nel far sì che dall’Argentina e da questo musical poco a poco si diffonda il messaggio d’amore , di strada in strada , di uomo in uomo in tutto il mondo.

La Ferilli confessa: “Sono pazza dell’opera lirica”

( di Alessandra Giorda)  Continua il successo di Signori…le paté de la maison! Dopo aver raccolto consensi in tutta Italia e al Sistina di Roma, approda sotto la Mole il 27 e 28 febbraio http://www.televisionario2.com/evento/la-ferilli-con-micheli-e-quartullo-nella-capitale-subalpina/ allo storico Teatro Alfieri. Per l’occasione ho intervistato Sabrina Ferilli che, oltre a descrivere il suo ruolo nella brillante commedia in oggetto al fianco di Maurizio Micheli e Pino Quartullo, affronta vari temi. Da come si prepara un ruolo da interpretare, ai suoi gusti musicali e il grande amore per l’opera lirica senza dimenticare una nutrita riflessione sull’istruzione per le nuove generazioni.

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Descrivi il tuo personaggio all’interno di Signori… le patè dela maison!

E’una mamma, una sorella, una donna che ha preparato una cena per ospitare la sua famiglia, pensa di passare con piacere questa serata, che infatti passerà piacevolmente, ma che come le nostre cene italiane, chiaramente sarà una serata dove usciranno fuori tante situazioni che porteranno al pensiero, al confronto, al rapporto interno tra i vari membri della famiglia, sia con il marito che con il fratello e con la moglie del fratello e con i migliori amici di casa.

Quanto studio c’è per poter interpretare un personaggio in maniera veritiera come tu sai fare?

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Beethoven era rock

Oggi, appena atterrata all’aeroporto di Torino Caselle ,con la simpatia e la notevole cultura che la contraddistingue , Carmen Consoli ha rilasciato l’intervista sottostante .
L’artista catanese vanta una serie di primati notevoli di forte spessore, tra i quali rammento che è stata la prima artista italiana a calcare il Palco dello Stadio Olimpico di Roma, l’unica donna italiana a partecipare in Etiopia alle celebrazioni dell’anniversario della scomparsa di Bob Marley.  Prima donna nella storia del Club Tenco a vincere la Targa Tenco . Premio Amnesty Italia  ed è stata insignita nel 2012 con l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Tre sold out di fila a  New York, esibendosi come  headliner a Central Park e diverse tournèe nelle maggiori capitali d’Europa e del Nord America la coscacrano una vera artista di successo , amata e apprezzata per il suo talento.
Le sue canzoni sono particolari, è una cantautrice strepitosa, bassista, chitarrista e contralto. Nell’intervista si racconta tra pubblico e privato con grande classe e stile alla vigilia del concerto di domani sera al Ponchielli di Cremona in uno show imperdibile.

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Un genio che passerà alla storia

(di Alessandra Giorda) Eugenio Zanetti alias wonder man ! Trovare le parole per descrivere un genio tale non è facile. Come Re Sole tutto ciò che tocca lo trasforma in oro. Drammaturgo, scenografo, pittore ,scrittore questi solo alcuni ingredienti per renderlo un artista a 360°. Reduce dalla spettacolare scenografia del Don Carlo di Verdi al Colòn di Buenos Aires che passerà alla storia perchè imponente, lussuosa, creativa, accattivante , originale e unica come da tempo non si vedeva in Aregntina e oserei dire raramente nel mondo. Nato a Còrdoba , cresciuto in una famiglia di intellettuali dai forti valori umani, nel ’70 esordisce nel cinema come scenografo , nel 1996 vince l’Oscar alla migliore scenografia e nel 1999 ottiene la nomination a Premi Oscar. L’intervista a seguire si snocciola tra i mille doni creativi di Zanetti, tra emozioni , progetti importanti , amicizie influenti della Hollywood bene fino all’Eugenio uomo e non solo artista.

D: La scenografia del Don Carlo è stata spettacolare. Come sei riuscito a creare tanta perfezione?

R: Credo che il lavoro per il Don Carlo sia stato molto armonioso. Quest’opera di Verdi è stata la mia preferita e ho sempre voluto ” farla”. Sono partito da un’idea dove ho sviluppato il concetto cinematografico: vedere il Don Carlo dall’occhio della telecamera.C’è un io osservatore ad esempio nel Re Filippo, dove è lui a guardare questo dramma ed è lui che vede che Carlo ama Elisabetta e che il suo regno si distrugge. Questa è stata l’idea madre dalla quale sono nate tante altre idee.

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La Miconi nel tempo delle mail

( di Alessandra Giorda) Bella, brava e simpatica. Questi gli ingredienti di una talentuosa attrice italiana che porta il nome di Milena Miconi. Al Teatro Gioiello di Torino in questi giorni con lo spettacolo di successo “Il Tempo delle mail”, Milena nell’intervista a seguire con simpatia si racconta tra pubblico e privato, tra famiglia e lavoro. Un’attrice a tutto tondo che ha calcato le scene in tv (Un medico in famiglia, Don Matteo, Carabinieri)… senza dimenticare il ruolo di prima donna nel varietà di successo “Il bagaglino”. Si divide tra cinema e teatro con enormi soddisfazioni.

Qual è il tuo ruolo ne “Il Tempo delle mail?”

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Cicciolina in una veste poco conosciuta

Amata e criticata, osannata e bistratta, Ilona Staller – in arte Cicciolina – dopo 50anni di carriera continua a far parlare di sé con spettacoli bollenti e si conferma una star. Una carriera che ha saputo costruire con maestria e che l’ha portata al successo passando anche per la politica, da ex parlamentare in Italia e in Ungheria fino all’invito al pranzo ufficiale al Parlamento Giapponese con la delegazione italiana.

A 13 anni posava nuda con disinvoltura per foto d’arte e a 63 anni è in giro per l’Italia con “The Tour in Love 2014”, dove, anche se parzialmente, continua ad esibirsi senza veli.

Qualche ritocco dal chirurgo estetico sì, ma anche la sincerità nell’ammettere la fatica e costanza nel mantenersi con il duro lavoro in palestra e in piscina.

Continua...

Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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