LA STROPPA INCANTA I MONEGASCHI CON UNA ROSINA PERFETTA. SOLD OUT PER TUTTE LE RECITE

( di Alessandra Giorda) Successo straordinario ieri sera all’Opéra di Montecarlo per Annalisa Stroppa nel ruolo di Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Il mezzosoprano bresciano sta vivendo un momento meraviglioso della sua carriera collezionando successo dopo successo e consacrandosi una vera Star. Dopo essere stata una Suzuki strepitosa, vera e perfetta in ogni minimo particolare  alla Scala di Milano, il 7 dicembre scorso, in Madama Butterfly di Puccini, ha ieri sera confermato il suo talento notevole alla Première dell’opera rossiniana nella splendida cornice di Palais Garnier. Raggiunta telefonicamente ha commentato a caldo il post Première con la dolcezza e umiltà che la contraddistingue . Nell’intervista a seguire la Stroppa racconta la sua Rosina ambientata negli anni ’50, l’incontro con i più grandi direttori d’orchestra sul panorama internazionale, rammenta le grandi emozioni provate nell’ultimo appuntamento scaligero, confessa la sua soddisfazione per i traguardi raggiunti e ringrazia il pubblico che la ama e la segue con tanto affetto. L’intervista si conclude in maniera dolce, umile e commovente.

Un commento a caldo dopo la Premìere tanto attesa a Montecarlo per ” Il Barbiere di Siviglia”

La Prima è andata veramente molto bene e sono molto soddisfatta! E’ stata una bellissima recita, il pubblico era entusiasta ed ha percepito la bella energia che c’era sul palcoscenico. Si è creato un meraviglioso clima di lavoro tra tutto il cast composto da artisti straordinari ed ottimi colleghi. La complicità di noi cantanti sul palcoscenico si è avvertita anche tra gli spettatori. Confesso di essermi proprio divertita e le mie aspettative che avevo verso i monegaschi presenti sono state appagate e li ringrazio per aver apprezzato il mio lavoro.  Notevole intesa con  il direttore d’orchestra, il M° Corrado Rovaris, e la regia di Adriano Sinivia è carina, ambientata negli anni’50 e molto accattivante. Nella Sala Garnier che è un gioiello di dimensioni contenute si percepisce tutto, i piccoli sguardi , le sottigliezze ed anche se  si parla sottovoce e tutto e questo ha agevolato il nostro canto con tutte le piccole sfumature

Quanta importanza dai al pubblico quando canti?

Il pubblico è molto importante per me, penso che sia parte attiva e integrante dello spettacolo, è il mio motore e mi da la carica e la forza per fare del mio meglio; noi cantiamo per loro ed abbiamo il dovere principale di emozionare chi ci ascolta. Inoltre spero che il pubblico si diverta e che al termine dello spettacolo possa uscire dal teatro con un bel sorriso!

Ogni volta che hai interpretato questo ruolo hai trionfato. Cosa ti piace di questo personaggio?

Rosina è un personaggio che amo moltissimo! Dal punto di vista vocale in questo momento è molto comodo per me ed inoltre mi piace per il suo carattere. E’ un personaggio molto attuale: una giovane determinata, alla ricerca delle propria identità, della propria libertà e soprattutto dell’amore. Mi diverto ad interpretare le varie sfaccettature che la caratterizzano. Nel Barbiere in particolare è molto interessante come Rossini costruisca un’architettura vocale e personale per ogni personaggio, mette addosso ad ognuno una veste che lo identifica: la bella innamorata Rosina, l’amoroso Lindoro, il Bartolo brontolone, l’avido Don Basilio, e il furbo tuttofare Figaro. Inoltre sono affascinata in generale dalla vivacità, dal dinamismo, dalla comicità che contraddistinguono quest’opera. E’ divertimento allo stato puro sia per noi interpreti che per il pubblico!

Ne “Il Barbiere di Siviglia”, espressione dell’opera buffa, oltre alle doti vocali è molto importante essere un buon attore. Nella preparazione di questo ruolo dove hai prestato maggiore attenzione?

Ho cercato di sottolineare il testo, oltre che con i diversi colori e le sfumature vocali anche con le espressioni del viso e la gestualità del corpo. Sia nelle arie che nei duetti che nel declamato di ogni recitativo, la mimica va di pari passo con la vocalità, la valorizza e ne sottolinea il significato. Tutto ciò è sempre condito da una bella energia che la scrittura di Barbiere richiede assolutamente.
Inoltre ho diversificato il mio comportamento e le movenze a seconda dell’ interlocutore, dolce e sognatrice con Lindoro, complice e frizzante con Figaro, ribelle e furba con Bartolo!
Ogni volta che interpreto un personaggio inevitabilmente porto qualcosa di me! Quando sono sul palco mi calo a tal punto nei panni del mio personaggio da provarne realmente le stesse emozioni. A mio parere questo è l’unico modo per poter trasmettere al pubblico tutte le sensazioni che si vivono in scena.
Nel caso di Rosina non è poi così difficile, anzi: è una ragazza giovane, vitale e determinata, sveglia ed entusiasta della vita! Si innamora e crede fortemente nell’amore! E’ una donna di oggi, modernissima, ha una certa grazia e un certo puntiglio nell’ottenere ciò che vuole. Inoltre è molto orgogliosa e mi riconosco in tutti questi aspetti!

Rossini , con Rosina, mette a fuoco una tipologia di figura femminile non consueta nel primo ‘800. Quanto il regista è stato fedele alla Rosina rispettosa ed ubbediente quanto scaltra e vendicatrice?

Il Barbiere in scena all’Opéra di Monte-Carlo, con la splendida regia di Adriano Sinivia e la brillante direzione di Corrado Rovaris, è un bellissimo omaggio alla “Cinecittà” degli anni 1950/1960 e questo si è visto  in ogni singolo dettaglio anche nella nostra gestualità. Immaginatevi Rosina come un’adolescente ribelle di quell’epoca! L’idea è cinematografica quindi sono banditi tutti i gesti convenzionali e costruiti, ci ritroviamo immersi in un set  proprio come se stessimo girando un film. In scena a vista ci sono anche gli addetti ai lavori, tecnici, macchinisti, direttori di palcoscenico, pronti a girare un nuovo “ciack “ad ogni cambio scena! Nonostante la trasposizione temporale ogni personaggio rimane comunque ben caratterizzato e fedele a come Rossini l’ha concepito.

Per quanto riguarda Rosina direi più “ribelle” e “peperina” che “rispettosa” ed “ubbidiente”!!! Durante la mia prima aria impasto i gnocchi proprio come era consuetudine fare la domenica negli anni ’50 ma pensando a Lindoro mi distraggo e la povera Berta finirà di cucinare al posto mio! Scherzo e provoco il servitore Ambrogio e sono molto insofferente con Bartolo! Diciamo che lo faccio spazientire più volte! Preparo un buon caffè a Figaro durante il nostro duetto dove scelgo di indossare una parrucca rossa molto azzardata per sfidare il mio tutore! Insomma sono sempre in movimento e non sono ferma un attimo! Gli unici momenti dove sono docile, ubbidiente ed innamorata saranno quelli con l’amato Lindoro o meglio con il conte d’Almaviva!

Sei stata scoperta dal M° Muti, hai trionfato alla Scala con il M° Chailly, sei reduce da poco di un altro successo con il M° Metha, conquisti i più importanti Direttori d’Orchestra del panorama internazionale. Ora sei sotto la direzione del M° Rovaris, come commenti?

Ho avuto la grandissima fortuna di lavorare con grandi Maestri dai quali ho appreso tantissimo! Il ruolo di Rosina l’ho debuttato nel 2012 al Teatro dell’Opera di Roma con un altro maestro d’eccezione ed esperto di belcanto: Bruno Campanella. E’ stato l’ideale per me! Con la sua esperienza mi ha guidata e aiutata a leggere attentamente tutte le intenzioni espressive e dinamiche volute da Rossini, andando oltre lo spartito, è così che ho impostato l’intero ruolo e l’ho fatto mio.Qui a MonteCarlo sto lavorando per la prima volta con il maestro Corrado Rovaris e devo dire che mi trovo benissimo: la sua direzione è chiara e sicura, è sempre molto attento alle nostre esigenze e a tutto ciò che succede in scena. Anche da lui ho avuto molti spunti di lavoro davvero interessanti. Un vero piacere lavorare insieme! Ogni maestro con il quale lavoro mi arricchisce, dalle loro letture posso cogliere di volta in volta accorgimenti diversi e nuove idee.

Nel prestigioso appuntamento scaligero, quello più cool dell’anno, sei stata una Suzuky perfetta. Quali emozioni hai provato?

Naturalmente ero molto emozionata! Poter inaugurare la stagione del Teatro alla Scala è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per tutta la vita!!! Negli anni ho sempre seguito con grande interesse la diretta televisiva di questa serata e non avrei mai immaginato che un giorno sarei potuta essere tra i protagonisti! Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e mi hanno dato questa grande opportunità.

Ti confesso che dopo un mese e mezzo di prove intense ho realizzato solo la sera stessa della Prima la grandezza dell’evento in cui mi trovavo, ovviamente ne sono sempre stata consapevole, ma la sera del 7 dicembre una volta raggiunto il mio camerino e vivendo il fermento fuori e dentro il teatro ho improvvisamente realizzato il tutto! Un mix di sentimenti nello stesso tempo! Dopo anni e anni di studi e sacrifici era arrivato il mio momento! Felicità mista ad incredulità, onorata ma anche consapevole del grande onere, soddisfatta e riconoscente…. ho ripercorso col pensiero in un attimo tutte le tappe del mio cammino artistico iniziato all’età di 12 anni ed ora ero lì! Una sensazione unica! Inoltre ho trovato meraviglioso il fatto che la recita fosse trasmessa in diretta su RAI 1 e su numerose emittenti estere, in questo modo con me oltre al pubblico presente in sala, ci sarebbero state molte altre persone, parenti, amici e gente che ancora non mi conosceva da ogni parte del mondo! Ringrazio il cielo per questa bella opportunità.

In quanto tempo e come hai preparato questo ruolo pucciniano che hai interpretato minuziosamente in maniera magistrale, non solo vocalmente, ma anche nell’espressività e nella recitazione?

Desideravo essere all’altezza di tale compito: ho affrontato questo impegno con molta serietà, rispetto e responsabilità ma nello stesso tempo anche con grande entusiasmo.

Amo molto il personaggio di Suzuki  ruolo  già debuttato la scorsa stagione nella versione tradizionale dell’opera all’Opéra di Parigi con la regia di Robert Wilson.

Ho vissuto questa meravigliosa occasione artistica facendo tesoro del lavoro di ogni giorno. Poter lavorare con il Maestro Riccardo Chailly e con il regista Alvis Hermanis è stato per me un grande privilegio; attraverso la loro lettura attenta e approfondita il mio personaggio ha preso forma musicalmente e drammaturgicamente  arricchendosi di spessore e umanità. Ho fatto talmente miei i sentimenti che prova Suzuki da sentirmi svuotata e a commuovermi al termine di ogni recita! L’ho veramente vissuta e interiorizzata a 360 gradi! Quando sali sul palco e non ti senti più Annalisa, ma ti senti il personaggio che stai interpretando allora ci siamo! E’ la sensazione giusta! Bellissimo!

Il tuo straordinario successo alla Scala con Suzuki ti ha consacrata una Stella della lirica sul panorama internazionale. Quanto pesa tale responsabilità?

E’ vero, è una responsabilità, ma allo stesso tempo una grande soddisfazione, una grande gioia! Ogni volta che si raggiunge un traguardo importante inevitabilmente aumenta il senso di responsabilità, si avverte sempre più il fatto di dover mantenere determinate aspettative! Una responsabilità verso gli altri ma soprattutto verso se stessi!

Che dire….l’unica cosa che posso fare è studiare, prepararmi e cercare di fare sempre del mio meglio senza mai perdere la passione, l’energia e l’entusiasmo per questo meraviglioso lavoro! Sono molto grata alla vita per il mio cammino artistico e spero di poter andare avanti così!

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