Alla ricerca del suono: in prima assoluta su Classica HD

Giovedì 26 aprile alle 21.40, Classica HD trasmette la prima puntata della nuova serie Alla ricerca del suono, un interessante viaggio alla scoperta degli antichi strumenti a tastiera.

Gli antenati del pianoforte, dal clavicembalo all’organo, dal clavicordo al fortepiano, hanno peculiari sonorità e caratteristiche tecniche che li distinguono dal moderno pianoforte, e rappresentano uno specifico settore di ricerca musicale da parte dei cultori delle tastiere storiche.

Alla ricerca del suono, serie realizzata da Sonne Film per la regia di Giangiacomo De Stefano, ci conduce in un viaggio alla scoperta di questo mondo, partendo da un luogo topico per il settore: il Museo di San Colombano del percorso Genus Bononiae. Musei nella città di Bologna, un luogo unico per la varietà di strumenti che ospita.

Ogni puntata di Alla ricerca del suono vede all’opera musicisti, restauratori ed esperti che mantengono in vita, anche suonandoli, questi preziosi strumenti musicali. Voce narrante della serie, la giovane pianista Ludovica Vincenti.

La serie è stata realizzata con il sostegno della Film Commission Emilia-Romagna.

Questi alcuni dei temi toccati nei sei episodi:
la collezione del Museo di San Colombano a Bologna, l’Accademia Cristofori di Firenze, Santa Cristina a Bologna, l’Accademia Filarmonica di Bologna, Maurizio Baglini, gli organi di San Petronio, il lavoro di restauratore di Graziano Bandini, la formazione presso il Conservatorio di Como e l’Accademia Incontri col Maestro di Imola, il lavoro di Luigi Ferdinando Tagliavini.

Classica HD è il canale televisivo dedicato alla grande musica in Alta Definizione.
Classica HD è visibile a tutti i clienti Sky con l’opzione HD attiva e offre 24 ore al giorno di musica, per vivere da casa l’emozione e la magia dello spettacolo dal vivo in Alta Definizione.

Giovedì 26 aprile 2018 alle 21.40,
solo e in esclusiva su Classica HD (Sky, canale 138).

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Il concerto inaugurale del Festival bergamasco sarà diretto da Riccardo Frizza, protagoniste Jessica Pratt e Daniela Barcellona

Sarà una scelta fra le pagine più significative di Gaetano Donizetti e Gioachino Rossini a comporre il programma dell’atteso concerto inaugurale del festival Donizetti Opera 2018, giovedì 22 novembre (ore 20.30) al Teatro Sociale di Bergamo. Sul podio il direttore musicale Riccardo Frizza alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e con un quartetto di intrepreti vocali fra cui cui spiccano i nomi di due star del belcanto, il soprano Jessica Pratt – artista in residenza a Bergamo nel 2018 – e il mezzosoprano Daniela Barcellona, quindi due giovanissimi artisti come i tenori Levy Sekgapane e Xabier Anduaga.
La scelta di affiancare a pagine del compositore orobico alcune celebri arie e partiture sinfoniche del pesarese è dettata oltre che dal legame fra i due compositori, spesso indagato in questi anni dal festival Donizetti Opera – anche dalla ricorrenza dei 150 anni dalla morte di Rossini che quest’anno lega i maggiori teatri di tutto il mondo.
A Bergamo si ha la possibilità di ospitare una fra le interpreti iconiche dei ruoli en travesti di Rossini sui palcoscenici di tutto il mondo, il mezzosoprano Daniela Barcellona che debutta al festival con i suoi personaggi più celebri, come Tancredi protagonista dell’omonima opera o Arsace dalla Semiramide, quindi omaggia Donizetti con l’aria di Léonor dalla Favorite.


Jessica Pratt che, durante il festival sarà impegnata anche nell’opera Il castello di Kenilworth, chiuderà la prima parte del programma di questo concerto inaugurale con la scena della pazzia da Lucia di Lammermoor.
Il tenore sudafricano Levy Sekgapane, vincitore del celebre concorso Operalia nel 2017, sarà impegnato in due non facili pagine rossiniane come “O fiamma soave” da La donna del lago e il rondò conclusivo del Barbiere di Siviglia; mentre Xabier Anduaga in due donizettiane: “Allegro io son” da Rita e “Cercherò lontana terra” da Don Pasquale.
Di assoluto rilievo la compagine orchestrale con cui debutta Frizza, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e la partecipazione del Coro Donizetti Opera diretto da Fabio Tartari.

Da martedì 24 aprile sarà inoltre possibile acquistare i biglietti per tutti gli appuntamenti del festival Donizetti Opera 2018, singolarmente o secondo la formula carnet.
Gli abbonamenti, che comprendono anche i titoli coprodotti con OperaLombardia, saranno disponibili a partire dalla seconda metà di maggio. Gli abbonati avranno diritto allo sconto del 15% su tutti gli appuntamenti fuori abbonamento.

Il costo dei biglietti per le opere (Enrico di Borgogna e Il castello di Kenilworth) va da un minimo di 28 a un massimo di 85 euro; per i concerti (quello inaugurale diretto da Riccardo Frizza e quello di Mariella Devia) da un minimo di 22 a un massimo di 75 euro. I biglietti per l’oratorio La creazione del mondo di Haydn, in forma semiscenica nella Basilica di Sanata Maria Maggiore, hanno un costo da 14 a 25 euro.

Sono disponibili due tipologie di Carnet per seguire più appuntamenti in programma del festival che garantiscono uno sconto del 15% sul biglietto intero.

Numerose le altre formule di riduzione (Over 65, Under 30, Portatori di handicap, Gruppi di almeno 15 persone, Dipendenti del Comune di Bergamo, Studenti delle scuole di teatro, di musica e del Conservatorio di Bergamo, Titolari di FamilyCard).
Sarà possibile inoltre usare il bonus 18app e la Carta del docente.

La biglietteria si trova in Largo Porta Nuova 17 ed è aperta dal martedì al sabato dalle 13:00 alle 20:00 (tel 035 41 60 601 / 602 / 603).
È possibile anche acquistare i biglietti direttamente dal sito donizetti.org

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A Mariella Devia il Premio Una vita nella musica 2018

Va a Mariella Devia (intervistata dal Televisionario2 http://www.televisionario2.com/grande-attesa-alla-fenice-per-la-norma-con-mariella-devia/ ) il Premio Una vita nella musica 2018. Il soprano ligure riceverà il prestigioso riconoscimento – creato nel 1979 da Bruno Tosi per celebrare le personalità più illustri della scena musicale internazionale e giunto quest’anno alla sua trentunesima edizione – nell’ambito di una cerimonia di consegna a ingresso libero che avrà luogo lunedì 14 maggio alle ore 12.30 nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice. La premiazione si svolgerà a corollario delle tre rappresentazioni di Norma di Vincenzo Bellini in scena al Teatro La Fenice il 13, 16 e 19 maggio, con le quali Mariella Devia darà ufficialmente l’addio alle scene, limitando la sua attività professionale ai recital concertistici e all’insegnamento.
Per celebrare questo momento così significativo nella carriera dell’artista ma anche, più in generale, della scena lirica contemporanea, la Fondazione Teatro La Fenice renderà omaggio attraverso i suoi social network a Mariella Devia, non solo con un countdown che partirà oggi e si concluderà in occasione della prima recita di Norma, ma pubblicando e trasmettendo ogni giorno un contenuto dedicato a lei: la webradio della Fenice manderà in onda le registrazioni audio delle sue magistrali interpretazioni, su Facebook e sugli altri canali social saranno postate foto e video d’archivio per ripercorrere le tappe più importanti del suo percorso artistico e professionale.
Mariella Devia ha calcato il palcoscenico del Teatro La Fenice di Venezia fin dagli inizi della sua carriera: nel 1978 interpretò Micaëla nella Carmen, nel 1988 Adele nel Comte Ory di Rossini. Seguirono poi le sue interpretazioni più celebri e osannate, che furono, in ordine cronologico, Lucia nella Lucia di Lammermoor di Donizetti e Semiramide di Rossini nel 1992, Elvira nei Puritani di Bellini del 1995, Elena nel Marino Faliero di Donizetti del 2003, fino alla più recente Norma di Bellini del 2016. Tanti anche i concerti e i recital dei quali fu protagonista in laguna, da quello diretto da Peter Maag nel 1988 per arrivare al Concerto di Capodanno 2008-2009.
Il nome di Mariella Devia andrà ad aggiungersi a quelli di Arthur Rubinstein, Andrés Segovia, Karl Böhm, Carlo Maria Giulini, Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovič, Gianandrea Gavazzeni e Franco Ferrara, Nathan Milstein, Leonard Bernstein e Francesco Siciliani, Nikita Magaloff, Isaac Stern, Maurizio Pollini, Rajna Kabaivanska e Luca Ronconi, Salvatore Accardo, Claudio Abbado, Carla Fracci e Renzo Piano, Ruggero Raimondi, Pier Luigi Pizzi, Zubin Mehta, Alfred Brendel, Claudio Scimone e I Solisti Veneti, Daniel Barenboim, Carlo Bergonzi, Gidon Kremer, Aldo Ciccolini, Myung-Whun Chung, Salvatore Sciarrino, Yuri Temirkanov, Sir Jeffrey Tate e Sir John Eliot Gardiner: un albo d’oro di assoluto prestigio che conferma la levatura del Premio e ne fa uno dei simboli riconosciuti dell’incontro tra la città di Venezia e la grande musica.
Il Premio Una vita nella musica è organizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice e coordinato da un comitato scientifico formato da Mario Messinis (presidente), Oreste Bossini, Massimo Contiero, Andrea Estero, Gian Paolo Minardi, Giorgio Pestelli e Francesca Valente.

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Premio Abbiati a Ricci/Forte per la regia di Turandot al Macerata Opera Festival 2017

L’Associazione Arena Sferisterio è lieta di annunciare il conferimento del prestigioso Premio “Abbiati” dell’Associazione Nazionale Critici Musicali a Ricci/Forte, vincitori nella categoria “migliore regia dell’anno” per Turandot di Giacomo Puccini, spettacolo inaugurale del Macerata Opera Festival 2017.
Un nuovo importante riconoscimento per la programmazione artistica maceratese – si tratta del quinto Premio Abbiati, che arriva dopo quello a Leo Muscato per La bohème del 2012 – spesso protagonista del dibattito culturale internazionale; una vitalità e una lungimiranza che conferma l’importante cammino perseguito nell’ambito della più attuale ricerca teatrale e che non dimentica mai il valore civile ed educativo che sta alla base del teatro.

«Riceviamo la notizia del riconoscimento come miglior regia 2017 – scrivono Ricci/Forte – mentre ci troviamo a Zagabria, pronti ad affrontare un nuovo, magico, riallestimento di Turandot per il Teatro Nazionale Croato, e ne siamo orgogliosi e sopraffatti. Ci siamo avvicinati al mondo musicale con quel rispetto e approfondimento di senso che hanno accompagnato il nostro percorso in teatro in questi anni e siamo doppiamente grati alla giuria che, onorandoci con una ricompensa tanto ambita al nostro primo incontro con la Lirica, ci sproni così ad affrontare i novelli terreni di battaglia con rinnovato rigore e impegno creativo. Grazie a tutti i giurati che hanno reso autentica la frase di Shakespeare utilizzata nel finale della nostra Turandot “chi ha paura muore ogni giorno”: non abbiamo avuto timore di raccontare la nostra storia guardando dritto in fondo alla partitura di Giacomo Puccini… e gli enigmi si sono sciolti al sole di un’alba nuova».

Macerata si afferma anche per il “premio speciale Massimo Mila” a trent’anni dalla morte del celebre musicologo torinese, assegnato al volume “Mille e una Callas” curato da Luca Aversano e Jacopo Pellegrini ed edito da Quodlibet, presentato nel 2017 nell’ambito del Festival: «Ci rallegra – sottolinea il sindaco di Macerata e presidente dell’Associazione Arena Sferisterio Romano Carancini – che due frutti della vita intellettuale maceratese siano stati insigniti di questo autorevole riconoscimento: è la prova che la vera immagine della città e il suo spirito più autentico, tanto nel contesto territoriale quanto in prospettiva turistica, sono legati all’arte e alla produzione culturale, fiore all’occhiello della nostra comunità. Lo consideriamo un viatico positivo per la stagione a venire, affinché da essa si possano trarre ulteriori e ancora maggiori soddisfazioni».

Turandot – opera con cui si apriva “Oriente”, l’ultimo festival firmato dal direttore artistico Francesco Micheli – è andata in scena allo Sferisterio per quattro recite (21, 29 luglio – 4 e 13 agosto), precedute da un’anteprima under30; una nuova coproduzione con il Teatro Nazionale Croato di Zagabria che segnava il debutto nella regia d’opera del duo di autori-registi Ricci/Forte (Gianni Forte e Stefano Ricci), “fenomeno” teatrale degli ultimi anni, che ha riproposto l’ultimo lavoro di Puccini, come il compositore toscano chiedeva ai suoi librettisti, «una Turandot attraverso il cervello moderno». Uno spettacolo entrato subito negli annali del Macerata Opera Festival anche per i risultati di pubblico e incassi ottenuti, ancora più importanti perché verificatisi in un anno difficile per tutto il territorio dopo il pesante sciame sismico del 2016: per la prima volta infatti un’opera, questa Turandot, registrava quattro “tutto esaurito” consecutivi (8.987 presenze paganti), raggiunti immediatamente a ridosso del debutto e un incasso di circa 449.000 euro, fra i più alti raggiunti in anni recenti del Festival.

«L’assegnazione del Premio Abbiati al duo registico Ricci/Forte per la Turandot del Macerata Opera Festival – afferma il sovrintendente Luciano Messi – ci emoziona e ci fa sentire orgogliosi del nostro lavoro e meritori del sostegno sempre crescente di pubblico, istituzioni e privati. Profondo è il senso di gratitudine verso tutti coloro che, assieme al CdA, a me e a Francesco Micheli, hanno voluto, ideato e realizzato questo spettacolo. Stefano Ricci e Gianni Forte hanno saputo raccogliere appieno la sfida dello Sferisterio e trasformare l’unicità di questo luogo teatrale in un poderoso valore aggiunto. Vogliamo condividere il successo con il coproduttore Teatro Nazionale Croato di Zagabria, dove Turandot debutterà il 18 maggio nella sua versione al chiuso. La riconferma dello Sferisterio fra i principali palcoscenici operistici italiani è il più incoraggiante augurio in vista del prossimo festival, che annovera due spettacoli firmati da Graham Vick e Damiano Michieletto, registi premiati anche quest’anno in altre categorie».

Spettacolo forte, non tradizionale e ricco di sollecitazioni e piani di lettura differenti, ha suscitato anche non poche polemiche come spesso accade nel caso di messe in scena innovative e meno “tradizionali”. L’Oriente e la Cina di fantasia del primo Novecento sono così diventati un mondo contemporaneo ma senza tempo e luogo preciso, teatro di una favola e di una tremenda metafora che Turandot rivive dentro di sé: «è tutto dentro la sua testa – raccontavano Ricci/Forte – tramite una visione parallela abitata da personaggi che la protagonista stessa muove come una bambina fa con le sue bambole. Un rito infinito dentro un’aura visionaria. Un percorso d’iniziazione che si compirà con l’inserimento di un corpo estraneo: quello di Calaf, l’uomo che la costringerà a evadere dal suo spazio irreale per uscire finalmente alla luce del sole. Lo spazio mentale di Turandot è una distesa di ghiaccio sulla quale ogni forma di vita viene analizzata e catalogata per timore che possa espandersi (cosa che accadrebbe lasciandosi amare, donando sia un altro, diventando madre, soffrendo): un fiabesco castello di carte destinato a crollare quando la forza dell’amore busserà prepotente alle porte».

Il premio per Ricci/Forte arriva nel pieno della preparazione della nuova stagione festivaliera 2018 #verdesperanza, firmata dalla nuova direttrice artistica Barbara Minghetti che, insieme al sovrintendente Luciano Messi e al direttore musicale Francesco Lanzillotta, propone tre titoli significativi, Il flauto magico di Mozart, L’elisir d’amore di Donizetti e La traviata di Verdi: i primi due sono firmati da Graham Vick e Damiano Michieletto, registi spesso premiati con l’Abbiati così come Svoboda per la ormai leggendaria scenografia con gli specchi per l’opera verdiana.

James Conlon completa le sinfonie di Brahms

Dopo il concerto che ha inaugurato la stagione in corso, il direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai James Conlon completa il ciclo integrale delle sinfonie di Johannes Brahms, nella serata in programma mercoledì 18 aprile alle ore 20.00 (turno blu) all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino. In apertura la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73, scritta nell’estate del 1877 a Portschach, sul Wörthersee, in Carinzia, e presentata con la direzione di Hans Richter poco più di un anno dopo la prima sinfonia, rispetto alla quale si pone in maniera quasi antitetica. La distanza dal mondo e l’immersione nella natura infatti, segnano profondamente il lavoro, che Brahms descrive come “un terreno vergine, dove aleggiano così tante melodie che bisogna stare attenti a non calpestarne qualcuna”.

A seguire l’ultima Sinfonia di Brahms, la n. 4 in mi minore op. 98, nata tra il 1884 e il 1886 a Mürzzuschlag, un piccolo paese della Stiria, che il compositore temeva avesse influenzato negativamente il suo lavoro, come scrisse al direttore d’orchestra Hans von von Bülow: “Temo che abbia risentito del clima di quassù: le ciliegie non riescono a maturare e tu non le mangeresti”. L’opera – densa, rigorosa e ricca di elementi espressivi contrastanti, che vanno dalla cantabilità liederistica alla vitalità impetuosa, passando per il carattere zigano e la malinconia più profonda – segna in qualche modo il culmine di tutto il sinfonismo tardo-romantico.

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Al Comunale di Bologna torna il Simon Boccanegra di Verdi con la regia di Giorgio Gallione

Torna in scena nella Sala Bibiena dove ha visto la luce undici anni fa, nel 2007, il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi nell’apprezzato allestimento del Teatro Comunale di Bologna coprodotto con il Teatro Massimo di Palermo, a partire da venerdì 13 aprile alle 20.00. Lo spettacolo, firmato dal regista Giorgio Gallione, con le scene e i costumi di Guido Fiorato e le luci di Daniele Naldi, vede sul podio dell’Orchestra del Comunale l’ucraino Andriy Yurkevych, Direttore musicale dell’Opera Nazionale Polacca di Varsavia, già protagonista a Bologna dell’Elisir d’amore di Donizetti nel 2010. Il cast è formato da Dario Solari nel ruolo del titolo, Yolanda Auyanet in quello di Amelia Grimaldi, Stefan Pop come Gabriele Adorno, Michele Pertusi nei panni di Jacopo Fiesco e Simone Alberghini in quelli di Paolo Albiani, che si alternano con Stefano Antonucci, Alessandra Marianelli, Sergio Escobar, Luiz-Ottavio Faria e Leon Kim. Il Coro del Comunale è preparato da Andrea Faidutti. La “Prima” del Simon Boccanegra sarà registrata e verrà trasmessa in differita da Radio3 Rai.

L’opera, su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma omonimo di Antonio Garcia–Gutiérrez, fu scritta per il Teatro La Fenice di Venezia dove venne rappresentata nel 1857 con scarso successo. Lo stesso Verdi non ne era molto convinto e volle rivederla, fidando questa volta sulla collaborazione, voluta dall’editore Giulio Ricordi, di Arrigo Boito, che apportò diverse modifiche e scrisse ex novo, su precise indicazioni del compositore, la grande scena del consiglio del primo atto. In questa nuova e definitiva versione il Simone andò in scena alla Scala nel l881, ottenendo un’accoglienza trionfale.

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Billy Budd di Britten con la regia di Deborah Warner vince l’International Opera Award

L’allestimento del Billy Budd di Benjamin Britten con la regia di Deborah Warner, che sarà al Costanzi dal prossimo 8 maggio, ha vinto ieri sera a Londra l’International Opera Award nella categoria “nuova produzione”. Questo significativo riconoscimento ha per l’opera lirica la stessa importanza che ha il premio Oscar per il mondo del cinema.

“È una grande emozione che Billy Budd abbia ricevuto il premio per una nuova produzione alla cerimonia degli International Opera Awards ieri sera al London Coliseum. – ha dichiarato Deborah Warner – Insieme a Joan Matabosch del Teatro Real di Madrid abbiamo ritirato il premio a nome di tutti i collaboratori che si sono impegnati in questo enorme e impegnativo lavoro collettivo – il cast, il team creativo, il coro, l’orchestra, gli attori – e naturalmente anche a nome dei coproduttori, il Teatro dell’Opera di Roma e la Royal Opera House. Siamo ansiosi di mettere in scena questo titolo a Roma nel mese prossimo. Ed è per me un grande e speciale piacere che si tratti delle prima romana di questo capolavoro”.

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I Lombardi alla prima crociata di Verdi al Regio di Torino

Martedì 17 aprile 2018 alle ore 20, il Teatro Regio mette in scena il nuovo allestimento de I Lombardi alla prima crociata, di Giuseppe Verdi, in coproduzione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège. Sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio torna Michele Mariotti, esperto interprete del repertorio belcantistico, molto apprezzato dal pubblico del Regio, dove ha già diretto lavori di Bellini e Schubert. L’importante lavoro giovanile, che Verdi compose a trent’anni, è presentato con la regia di Stefano Mazzonis di Pralafera, rispettosa del testo e della trama verdiana. Nel cast spiccano grandi artisti di fama internazionale tra i quali: Giuseppe Gipali, Alex Esposito, Angela Meade, Francesco Meli. La produzione è realizzata con il contributo di Reale Mutua, il cui Presidente Iti Mihalich ha dichiarato: «La nostra Compagnia, Socio Fondatore del Teatro Regio dal 2012, è da sempre attenta a promuovere lo sviluppo e la diffusione della cultura, quale strumento essenziale per la crescita sociale ed economica del territorio. Siamo quindi lieti di continuare a offrire un supporto concreto a favore della tradizione lirica e dell’attività di uno dei teatri più prestigiosi del panorama artistico e musicale internazionale, partecipando anche quest’anno alla stagione operistica subalpina in occasione de I Lombardi alla prima crociata, il celebre melodramma di Giuseppe Verdi».

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La trota di Schubert per la chiusura di Lingotto Giovani 2017-2018

È il vincitore dell’ultima edizione della Alice and Eleonora Schoenfeld International String Competition (Harbin, Cina), uno dei concorsi più ricchi del circuito internazionale, a chiudere venerdì 13 aprile 2018 alle 20.30 la rassegna Lingotto Giovani 2017-2018. Costituitosi in Germania nel 2007 il Notos Quartett – formato dal violinista Sindri Lederer, la violista Andrea Burger, il violoncellista Philip Graham e la pianista Antonia Köster – è una delle espressioni più significative del panorama cameristico emergente internazionale, lodato da eminenti personalità quali Zubin Mehta e Lynn Harrel. Vincitore nel 2017 di un Echo Klassik per l’album Hungarian Treasures, al novero delle prestigiose sedi in cui ha suonato si sono aggiunti nella presente stagione gli esordi alla Philharmonie di Berlino e al Konzerthaus di Vienna. Insieme a loro il belga Wies de Boevé, primo contrabbasso della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks di Monaco di Baviera e fresco vincitore della sesta edizione del concorso internazionale per contrabbasso “Giovanni Bottesini” 2017 a Crema nonché del primo premio e premio del pubblico nel 2016 all’Internationaler Musikwettbewerb der ARD di Monaco, per un concerto destinato interamente al raro organico di pinoforte, violino, viola, violoncello e contrabbasso.

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Atteso a Venezia l’Orlando Furioso di Vivaldi con un cast eccellente

Orlando furioso di Antonio Vivaldi sarà in scena al Teatro Malibran, dal 13 al 21 aprile 2018, in un nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice realizzato in coproduzione con il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca e con la rsi Radio Svizzera Italiana. La regia dello spettacolo è affidata al giovane Fabio Ceresa, vincitore nel 2016 agli International Opera Awards di Londra quale migliore regista emergente, mentre le scene sono di Massimo Checchetto, i costumi di Giuseppe Palella, il disegno luci di Fabio Barettin e le coreografie di Riccardo Olivier. Responsabile della parte musicale è Diego Fasolis, maestro al cembalo e direttore dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice.
Dramma per musica in tre atti su libretto di Grazio Braccioli dal capolavoro di Ludovico Ariosto, Orlando furioso fu rappresentato per la prima volta nel Teatro Sant’Angelo di Venezia nell’autunno del 1727. La trama, ampiamente ridotta rispetto al corpus dei quarantasei canti dell’Ariosto, trascura la guerra santa tra cristiani e musulmani, concentrandosi sull’aspetto sentimentale del poema cinquecentesco. L’eros pervade ciascuno dei tre atti, in cui si alternano amanti non corrisposti, macchinazioni e incantesimi orditi dalla crudele maga Alcina, giuramenti fallaci di fedeltà, agnizioni e conclusivi ricongiungimenti. In un’atmosfera fantastica pervasa di cavalli volanti, forze demoniache e sortilegi di ogni tipo, spicca la pazzia che affligge Orlando dopo aver scoperto l’unione di Angelica e Medoro: nello svilupparsi di questa follia sono compresenti momenti tragici e risvolti comici, come già nel modello rinascimentale, del quale sono anche parafrasati alcuni versi. Alla fine l’amore ‘coniugale’ ha la meglio e non manca la conclusione gnomica, pronunciata da Astolfo: «Saggio, chi dal fallir prudente impara».

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Alessandra Giorda - P.IVA 11290670014

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