Il pianismo romantico di Brahms con il M° Piemontesi e sul podio il M° Inkinen

«Sto terminando un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo Scherzo assai grazioso. È in si bemolle: un’ottima tonalità, che però temo di aver utilizzato un po’ troppo spesso». È lo stesso Johannes Brahms a scherzare sulle proporzioni dilatate del suo Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, composto ed eseguito dallo stesso autore nel 1881 a Budapest. Riconosciuto per la complessità della scrittura pianistica e l’assenza di qualsiasi tratto virtuosistico fine a se stesso, si distingue dal giovanile Concerto n. 1 in re minore op. 15 per i toni più dolci e meno conflittuali. A interpretarlo nel concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in programma giovedì 29 novembre alle 20.30 (turno rosso) all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, è chiamato il pianista Francesco Piemontesi. Direttore artistico delle Settimane Musicali di Ascona dal 2013, come solista ha ottenuto vari riconoscimenti in concorsi prestigiosi quali il “Reine Elisabeth” di Bruxelles nel 2007 e come Artista BBC New Generation fra il 2009 e il 2011. Piemontesi, al suo debutto con la compagine Rai, è ospite regolare delle più importanti orchestre, dalla London Philharmonic all’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, ha collaborato con direttori quali Zubin Mehta, Marek Janowski, Vasily Petrenko e Yuri Temirkanov. Considerato uno dei pianisti più sensibili della nuova generazione, ha conquistato la scena internazionale sia in rinomati festival e sale da concerto sia con le sue numerose incisioni dedicate a Mozart, Dvořák e Debussy.

Sul podio torna il finlandese Pietari Inkinen, Direttore Principale della Deutsche Radio Philharmonie di Saarbrücken e Kaiserslautern dal 2017, della Japan Philharmonic Orchestra dal 2016, dell’Orchestra Sinfonica di Praga e del Ludwigsburg Schlossfestspiele dal 2015. Impegnato attualmente con le più prestigiose orchestre internazionali, ha ricevuto consensi unanimi di pubblico e critica sia per le sue esecuzioni australiane del ciclo del Ring des Nibelungen di Wagner alla guida della New Zealand Symphony Orchestra sia per le registrazioni di opere di Sibelius effettuate con la stessa formazione.

Nella seconda parte della serata propone la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Antonín Dvořák, scritta nel 1885 per la Società Filarmonica di Londra, di cui era divenuto membro onorario un anno prima, sull’onda del successo riscosso dallo Stabat Mater. Dvořák, la cui notorietà internazionale era legata soprattutto alla caratterizzazione folclorica delle sue Danze slave, compose la sinfonia seguendo lo stile brahmsiano, grandioso e imponente. Riconosciuta come una delle vette del musicista boemo per coerenza e compattezza formale, è caratterizzata da una severità e austerità espressiva che ne giustifica il sottotitolo “del tempo torbido”.

Il concerto – replicato venerdì 30 novembre alle ore 20.00 (turno blu) – è registrato e sarà trasmesso su Radio3 in data da destinarsi.

Le poltrone numerate da 30 a 15 euro (ridotto giovani under 35) sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell’Auditorium Rai. Un’ora prima dei due concerti sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro.

Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it
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Macbeth di Giuseppe Verdi inaugura la Stagione Lirica 2018-2019 del Teatro La Fenice

Myung-Whun Chung per la prima volta dirigerà Macbeth di Giuseppe Verdi, in occasione dell’inaugurazione della Stagione Lirica e Balletto 2018-2019 della Fondazione Teatro La Fenice. Il melodramma verdiano composto su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dal dramma di William Shakespeare, sarà presentato in un nuovo allestimento con la regia di Damiano Michieletto, le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Fabio Barettin e i movimenti coreografici di Chiara Vecchi. Lo spettacolo – sostenuto, come da tradizione in occasione dell’apertura di stagione, dal Freundeskreis des Teatro La Fenice – sarà in scena venerdì 23 novembre alle ore 19.00 (in diretta su Rai Radio3) e a seguire il 25, 27, 29 novembre e l’1 dicembre 2018.
Macbeth è la decima opera composta da Giuseppe Verdi (1813-1901), la prima del suo catalogo ispirata da un dramma di William Shakespeare. Commissionata dall’impresario Alessandro Lanari, che aveva proposto al bussetano di lavorare a un titolo di genere «fantastico», debuttò al Teatro della Pergola di Firenze il 14 marzo 1847, riscuotendo un grande successo di pubblico. Fin da subito si pensò a una ripresa per Parigi, visto anche il consenso riscosso immediatamente in altre piazze internazionali – Madrid, Budapest, Barcellona, Costantinopoli e Valencia solo nel 1848 – ma al Théâtre Lyrique giunse solamente il 19 aprile 1865, con alcune importanti revisioni, sia al libretto, tradotto in francese per l’occasione, sia alla musica. Questa versione, nella traduzione in italiano, è quella che Verdi considerava definitiva.

Macbeth è la nona produzione di Damiano Michieletto per la Fenice: «È una tragedia particolare – ha dichiarato il regista Damiano Michieletto –, perché ci si trova di fronte a un mondo onirico e costellato di allucinazioni. Bisogna tenere conto che il protagonista parla con le streghe, che fanno ovviamente parte di un universo fantastico e appunto allucinato. Io ho immaginato che queste streghe rappresentino una sorta di medium con il mondo dei morti: Macbeth vive un lutto, soffre per una figlia che gli è morta. È come se questa dimensione ‘ultraterrena’ rappresentasse il suo desiderio di reincontrare questa figlia scomparsa, che si ripropone alla sua mente attraverso le streghe».

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Francesco De Gregori apre a Caracalla la stagione estiva 2019 del Teatro dell’Opera

Dopo gli appuntamenti già annunciati con Roberto Bolle & Friends e Mark Knopfler e la sua Band, eccoci al terzo EXTRA della stagione estiva 2019 dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla, un altro imperdibile concerto che vede protagonista Francesco De Gregori. Il cantautore romano, classe 1951, sale sul palcoscenico delle antiche Terme in una veste inedita. Martedì 11 giugno 2019 debutta, in questo meraviglioso scenario, il “DE GREGORI & ORCHESTRA – GREATEST HITS LIVE”: per la prima volta De Gregori sarà accompagnato da una grande orchestra per presentare i suoi più grandi successi in chiave sinfonica.

«Sono particolarmente felice che la Stagione estiva 2019 alle Terme di Caracalla venga aperta da un evento eccezionale quale il concerto di Francesco De Gregori accompagnato da una grande orchestra – ha dichiarato Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma – Le Terme di Caracalla da qualche anno a questa parte sono aperte alle eccellenze musicali oltre i rigidi confini dell’opera e della musica classica. E la musica e l’arte di De Gregori, da molti decenni, rappresentano un vertice assoluto della canzone italiana, una delle forme più antiche e nobili del nostro patrimonio musicale. Il concerto di Francesco De Gregori, come inaugurazione, sarà un grande omaggio all’artista amato da tutti gli italiani, ma anche – grazie alla splendida e unica cornice delle Terme di Caracalla – una consacrazione del suo straordinario lavoro artistico».

Prezzi da 40 € a 95 € (inclusi i diritti di prevendita)

I biglietti saranno disponibili in prevendita on line sul sito WWW.TICKETONE.IT, dalle 16 di mercoledì 21 novembre.

Il concerto è prodotto e organizzato da Friends & Partners con Caravan.

Per informazioni: operaroma.it e fepgroup.it
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Il Donizetti Opera apre il sipario con il Gala inaugurale con le dive Pratt, Barcellona e sul podio il M° Frizza

Mancano pochi giorni al debutto a Bergamo della quarta edizione del festival internazionale Donizetti Opera 2018 che, preparato dal direttore artistico Francesco Micheli, coinvolgerà il pubblico sino al 2 dicembre in quella che è una grande festa dedicata a Gaetano Donizetti

Dopo le Anteprime per gli under30 (20 e 21 novembre), si inizia con il Gala inaugurale il 22 novembre (Teatro Sociale, ore 20.30) dedicato, oltre che a Donizetti naturalmente, a Rossini nel 150° anniversario della morte: protagonista il direttore musicale del festival Riccardo Frizza che debutta a Bergamo sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, con il Coro Donizetti (maestro del coro Fabio Tartari) e un gruppo di solisti vocali di eccezione fra i quali il mezzosoprano Daniela Barcellona e il soprano Jessica Pratt (nominata quest’anno artista in residenza del Festival) e con i tenori Levy Segkapane e Xabier Anduaga, impegnati in pagine da Rita, Lucia di Lammermoor, Don Pasquale e La Favorite di Donizetti e Tancredi, Semiramide, La donna del lago e Il barbiere di Siviglia di Rossini.

Il soprano Jessica Pratt indosserà per la serata gioielli D’Orica, nuovo Ambasciatore del festival Donizetti Opera, eccellenza del distretto orafo di Vicenza.

M° Riccardo Frizza

Il Gala inaugurale introduce al primo weekend festivaliero con i debutti dei due titoli operistici donizettiani: il primo ad andare in scena, legato al progetto #donizetti200, è Enrico di Borgogna (23 e 25 novembre, 1 dicembre), “ingresso in società” per il giovane compositore bergamasco, in scena per la prima volta a Venezia nel 1818 per l’apertura di quello che è oggi il Teatro Goldoni. Per questo nuovo allestimento – coprodotto con il Teatro La Fenice di Venezia – la regia è di Silvia Paoli mentre Alessandro De Marchi e la sua Academia Montis Regalis saranno responsabili della lettura musicale secondo la revisione critica di Anders Wiklund. Per questa rarità che porterà il pubblico agli anni del debutto del giovane compositore, il festival può vantare interpreti vocali di assoluto livello come Anna Bonitatibus, Sonia Ganassi, Levy Sekgapane e Luca Tittoto. Coro Donizetti Opera diretto da Fabio Tartari; scene di Andrea Belli, costumi di Valeria Bettella, luci di Fiammetta Baldisseri.

Daniela Barcellona, mezzosoprano

Il 24 novembre sarà invece l’occasione per assistere alla prima di Il castello di Kenilworth (repliche 30 novembre – 2 dicembre), prima delle tre opere che Donizetti dedica ad Elisabetta I d’Inghilterra (anche per questo spesso identificata come “Elisabetta al castello di Kenilworth”). Per questo appuntamento con un’opera considerata “mitica” dagli appassionati – nella nuova revisione sull’autografo a cura di Giovanni Schiavotti – salirà sul podio il direttore musicale Riccardo Frizza; la regia è invece affidata a Maria Pilar Pérez Aspa. Interpreti vocali, due dive del belcanto come Jessica Pratt (nel ruolo di Elisabetta) e Carmela Remigio (in quello di Amelia) già protagoniste nelle precedenti edizioni del festival di spettacoli di grande successo; quindi nei ruoli tenorili Xabier Anduaga (in alternanza con Francisco Brito il 30 novembre e 2 dicembre) e Stefan Pop. Le scene sono di Angelo Sala, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Fiammetta Baldisseri. L’Orchestra è la Donizetti Opera e il Coro Donizetti è sempre guidato da Fabio Tartari.

 

Jessica-Pratt, soprano . Foto Benjamin-Ealovega

Ad arricchire la programmazione del finesettimana inoltre due appuntamenti mattutini alle ore 11: il 24 novembre, nella meravigliosa cornice di Palazzo Agliardi, l’Academia Montis Regalis eseguirà il primo concerto cameristico nelle dimore storiche bergamasche con musiche di Sammartini e Haydn, grazie alla collaborazione con il festival DimoreDesign. Il 25 novembre, nello spazio della Casa Natale di Donizetti in Borgo Canale, monumento nazionale dal 1926, andrà in scena Dante da camera: l’Inferno in salotto, narrazione con musica che coniuga, su una drammaturgia di Paolo Fabbri e Maurizio Donadoni, le composizioni di Donizetti e Rossini su versi di Dante, con il baritono Bruno Taddia impegnato come Conte Ugolino in una pagina donizettiana con la regia di Donadoni e Fabbri come narratore.

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Grande successo ieri della Youth Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma in Kuwait.

Domenica 18 novembre alle 20 un concerto della Youth Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta dal maestro Carlo Donadio ha aperto con grande successo, nella sala Jaber Al-Ali Hall dello Sheikh Jaber Al-Ahmad Cultural Centre della capitale Al Kuwait, le celebrazioni della Settimana Italiana organizzata dalla nostra Ambasciata in Kuwait.

È la prima orchestra che viene invitata a suonare nel nuovo centro culturale della Capitale kuwaitiana, opera d’architettura avveniristica dotata di ben quattro sale: una per il teatro d’opera, una per la prosa, l’auditorium per la sinfonica e una sala polifunzionale per più di 4.000 spettatori. Il programma presentato in Kuwait ha alternato pagine strumentali da opere di Rossini, Verdi e Puccini con altre di Mozart e Gluck.

Il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Carlo Fuortes, alla conclusione del concerto, ha sottolineato come “la presenza dell’Opera di Roma nei Paesi del vicino Oriente da oggi si è allargato anche all’Emirato del Kuwait. Dopo la fortunata tournée di marzo in Oman e l’accordo di collaborazione siglato in luglio con l’Opera del Libano, questa tappa prosegue nella collaborazione del nostro teatro con i paesi arabi, per far dialogare le nostre culture con uno spirito di scambio e arricchimento reciproci”.

La Youth Orchestra è un nuovo progetto di eccellenza, istituito a seguito di una rigorosa selezione a febbraio 2016 dal Dipartimento Didattica e Formazione del Teatro dell’Opera di Roma. Da allora, i giovani musicisti della Youth Orchestra, provenienti da ogni parte d’Italia e di età compresa tra i 18 ed i 28 anni, hanno seguito un articolato programma di prove e masterclass – con direttori d’orchestra di fama internazionale e docenti di grande esperienza – e sono stati protagonisti di numerosi concerti e produzioni operistiche, tra cui le fortunate tournée di OperaCamion.

Tutti invitati al Teatro alla Scala per “Il futuro della tradizione”

Nel 2016 la Rai e il Teatro alla Scala hanno festeggiato 40 anni dalla prima diretta televisiva di un 7 dicembre: la trasmissione di Otello di Verdi diretto da Carlos Kleiber il 7 dicembre 1976 ha portato l’evento musicale più atteso nelle case di tutti gli Italiani segnando uno spartiacque nella storia scaligera ma anche in quella del servizio pubblico. Ma il rapporto tra Rai e Teatro alla Scala è più antico, risalendo alle prime trasmissioni radiofoniche, e ramificato in innumerevoli iniziative. Filo conduttore è la centralità dell’innovazione tecnologica che ha contraddistinto l’attività delle due istituzioni, come racconta Felice Cappa in un documentario che unisce ricerca storica e riflessione sul presente raccogliendo materiali d’archivio e testimonianze dei protagonisti.

Mercoledì 21 novembre 2018, ore 15

Teatro alla Scala, Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”

Presentazione del documentario

Scala Rai, il futuro della tradizione

Regia di Felice Cappa

Intervengono

Silvia Calandrelli, Direttore di Rai Cultura

Alexander Pereira, Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro alla Scala

Felice Cappa, regista

Nel corso della presentazione verranno proiettati estratti del documentario.

L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Per il Don Giovanni al Teatro Comunale Cilea di Reggio Calabria interpreti di fama internazionale

Il “Dissoluto punito ossia il Don Giovanni” è il secondo frutto della collaborazione fra Wolfgang Amadeus Mozart e il librettista Lorenzo Da Ponte (dopo “Le nozze di Figaro”, e prima di “Così fan tutte”) è considerato non solo uno dei massimi capolavori dello stesso genio austriaco, ma una delle opere più importanti della storia della musica e dell’intera cultura occidentale. La sua popolarità, infatti, non è mai svanita nel corso dei secoli: l’opera anzi ha continuato a godere di grande favore, stimolando l’interesse e l’attenzione di artisti e intellettuali anche nell’Ottocento, periodo in cui gli altri lavori di Mozart erano spariti gradualmente dalle scene per essere poi riscoperti nel corso del ventesimo secolo. Basti citare Gustave Flaubert (“Le tre cose più belle che Dio abbia fatto sono il mare, l’Amleto e il Don Giovanni di Mozart”) e Charles Gounod (“Il Don Giovanni è un lavoro senza macchia, di ininterrotta perfezione”, citato da Søren Kierkegaard). Fra i maggiori ammiratori dell’opera ci fu anche Pëtr Il’ic Cajkovskij che, trovandosi davanti al manoscritto originale del musicista austriaco affermò di sentirsi “in presenza della divinità”. Di fatto mai uscita dal repertorio, è ancora oggi una delle opere più rappresentate nei teatri di tutto il mondo.

La messa in scena dell’opera di Mozart che verrà presentata a Reggio Calabria venerdì 23 novembre alle ore 20.30 e domenica 25 novembre alle 17.00 per il festival “Alziamo il Sipario” promosso dal Comune di Reggio Calabria e per “Rhegium Opera Musica Festival”, è il punto più alto di un percorso ormai biennale che, grazie all’Associazione Traiectoriae e al suo Direttore Artistico Domenico Gatto, ha riportato l’Opera e la lirica al centro della scena culturale della città e della Regione. Un percorso grazie al quale il pubblico ha avuto modo, in meno di due anni, di assistere al Teatro Cilea di Reggio Calabria a produzioni di assoluto livello professionale come “Le nozze di Figaro”, “Madama Butterfly”, “Il barbiere di Siviglia”, “Traviata” e “Norma”.

Un percorso non occasionale e un progetto culturale che, fra l’altro, vede per la prima volta operare in sinergia soggetti istituzionali e privati come il Comune di Reggio Calabria, la Regione Calabria, l’Orchestra del Teatro Cilea, il Coro lirico Cilea e l’Associazione Culturale Traiectoriae, quest’ultima, grazie all’impegno del suo direttore artistico, vero elemento propositivo e catalizzatore dell’intero progetto.

Ma ciò che rende questo “Don Giovanni” un evento straordinario e sicuramente unico nell’intera storia della lirica nella città di Reggio è la complessiva assoluta e altissima qualità delle partecipazioni artistiche.

Ad iniziare dal cast che vede la presenza, nei ruoli di Don Giovanni e di Leporello, di Roberto Scandiuzzi e Orlin Anastassov, due fra i “bassi” più importanti della scena mondiale che, diretti dai più grandi Direttori, hanno calcato come protagonisti le scene di teatri come la Metropolitan Opera di New York, l’Opéra Bastille a Parigi, la Royal Opera House (Covent Garden) a Londra, la Staatsoper di Vienna, il Festival di Salisburgo). Occorre sottolineare che Anastassov, eccelso interprete di ruoli verdiani e del grande repertorio russo (memorabili i suoi Attila, Filippo II° e Boris Godunov) debutta a Reggio Calabria il suo primo ruolo mozartiano, una scelta determinata proprio dalla qualità complessiva del cast e dalla stima per gli altri interpreti e per il progetto produttivo.

Il ruolo di Donna Elvira sarà interpretato del soprano Paoletta Marrocu (altra grande voce che nella sua carriera ha calcato le scene dei teatri tra i più importanti al mondo come Amburgo, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Firenze, Francoforte, Madrid, Milano, Monaco di Baviera, Oslo, San Diego, Tokyo, Vienna, Washington, Zurigo) ed è stata diretta da nomi del calibro di Metha, Muti, Harding, Luisotti e Oren tra gli altri.

Nel ruolo di Donna Anna è impegnata Liliana Marzano che, dopo una pausa professionale nella sua importante carriera nazionale e internazionale e il suo impegno nell’insegnamento, è tornata prepotentemente sulle scene come protagonista assoluta di Madama Butterfly al Cilea nella scorso febbraio. Un ritorno esaltante per il quale è stata definita dalla stampa “Signora della Lirica”.

A sostenere il ruolo di Don Ottavio sarà il tenore Didier Pieri, un giovane artista in carriera che ha già affrontato il pubblico di importanti teatri nazionali (Genova, Livorno, Novara, Spoleto, Messina) e che dovrà, in quest’occasione, sostenere la sua prova più impegnativa cantando a fianco di artisti di grandissima esperienza come quelli citati.

Il ruolo del Commendatore sarà sostenuto dal basso Vedat Algiran. Infine i due ruoli di Zerlina e Masetto impegneranno interpreti di prestigio, come il soprano Alexandra Zabala e il baritorno Savatore Grigoli. La prima, grande interprete mozartiana che il pubblico di Reggio Calabria ha potuto conoscere nel ruolo della Contessa ne “Le Nozze di Figaro”, è una voce apprezzata internazionalmente che ha già da tempo sostenuto grandi ruoli (Aida, Liù, Donn’Anna, Corinna, Micaela) nei principali teatri e festival italiani ed europei come il Teatro Regio di Parma, il Regio di Torino, il Macerata Opera Festival, il Rossini Opera Festival, il Festival di Edimburgo, il Theatre des Champs Elisées a Parigi. Il secondo – che a Reggio Calabria è già stato protagonista in “Nozze di Figaro”, “Il barbiere di Siviglia”, “Madama Butterfly”, “Traviata” -, grazie alla sua qualità interpretativa e all’elegante duttilità vocale, è un apprezzato interprete sia del repertorio classico (Rossini, Mozart, Puccini, Verdi) che di quello contemporaneo (è stato protagonista in numerose opere contemporanee al Maggio Musicale di Firenze, alla Fenice di Venezia, al Massimo di Palermo).

Questo ensemble di straordinari interpreti e l’Orchestra del Teatro Cilea saranno diretti da un eguale artista di grande livello e prestigio: il Maestro Gianna Fratta. Il suo debutto come direttore d’orchestra avviene nel 1998 e da allora lavora con importanti orchestre in molti casi come prima donna. Tra le principali i Berliner Symphoniker, la Royal Academy di Londra,la Russian Simphony Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Sofia e di Kiev, l’Orchestra del Teatro Nazionale di Belgrado, Maribor, Skopje, l’Orchestra Sinfonica dello Stato del Messico, l’Orchestra Filarmonica Libanese e molte altre in tutto il mondo. Pupilla del grande direttore russo Yuri Ahronovitch, egli scrive di lei “Non ho mai conosciuto un direttore così giovane e già così dotato di cuore e di braccio”. Suona e dirige nei più importanti teatri del mondo collaborando con i più importanti artisti del panorama internazionale. Il 7 marzo 2009 è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana per i risultati da lei ottenuti in campo internazionale come pianista e direttore d’orchestra; e il 18 dicembre 2016 ha diretto in Eurovisione il Concerto di Natale al Senato, nelle precedenti edizioni affidato a personalità come Muti, Maazel e Oren.

Il Coro lirico Cilea vedrà anche in quest’occasione la direzione del Maestro Bruno Tirotta.

Di pari qualità sono le collaborazioni artistiche e tecniche: Alessandro Lai, ideatore dei costumi della serie “I Medici”, allievo di Bruno Tosi (Oscar alla Carriera) e Maurizio Millenotti, collaboratore fra i principali della Sartoria Tirelli ha lavorato per registi come Zeffirelli, Ozpetek, Tornatore, Archibugi. Ha vinto un nastro d’Argento e ricevuto una nomination per il David di Donatello. Altre prestigiose collaborazioni sono quelle del disegnatore luci Gianni Melis (suo il principale apporto tecnico alla Compagnia Momix di Moses Pendelton), di Emiliano Pascucci per le immagini video e di Angelo Ciano per il progetto della scena e le immagini pittoriche.

La regia è firmata a quattro mani da Franco Marzocchi e Sofia Lavinia Amisich. Il primo, formatosi sotto la guida e gli insegnamenti di maestri come il regista Luca Ronconi e il filosofo Marzio Vacatello, è già noto al pubblico di Reggio Calabria per aver diretto “Troiane” di Euripide al Teatro Cilea e per i suoi innovativi progetti di didattica teatrale. La seconda, che unisce al lavoro di regista quello di coreografa, ha iniziato la sua carriera nel 2016 e ha lavorato con diversi acclamati artisti fra cui Marco Baliani, Renato Bonajuto e Vassilios Anastasiou.

“Don Giovanni” è una produzione originale dell’Associazione Culturale Traiectoriae in collaborazione con Orlin Anastassov Foundation e New Bridge Artists.

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L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai torna al Teatro alla Scala di Milano

Dopo il fortunato debutto dello scorso anno, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai torna al Teatro alla Scala di Milano per la 27esima edizione del Festival “Milano Musica”, intitolata György Kurtág. Ascoltando Beckett. Protagonista la musica del maestro dell’avanguardia ungherese e le sue affinità con l’universo beckettiano. La serata, in programma lunedì 19 novembre alle 20.30 e in diretta su Radio3, ripropone gli interpreti e il programma – con l’aggiunta di alcuni brani pianistici di Kurtág in prima italiana o assoluta – che lo scorso 9 novembre hanno inaugurato la rassegna Rai NuovaMusica.

A guidare l’Orchestra Rai è Heinz Holliger, fra i più apprezzati oboisti del nostro tempo ma anche direttore e compositore di fama internazionale. Dedicatario di numerose composizioni per oboe, ha ampliato nel corso della carriera le possibilità tecniche dello strumento guadagnando importanti riconoscimenti a partire dai primi premi ai concorsi internazionali di Ginevra e Monaco negli anni Sessanta. Come direttore collabora regolarmente con le orchestre più prestigiose, fra cui i Berliner Philharmoniker, i Wiener Symphoniker, la London Philharmonic Orchestra e la Chamber Orchestra of Europe. In apertura di serata propone Stele, prima composizione per grande orchestra di György Kurtág. Commissionata ed eseguita per la prima volta nel 1994 dai Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, è una concisa sinfonia funebre che ricrea, secondo le parole dello stesso Abbado, «un contatto tra la vita e la morte, come avveniva nel mondo antico, quando queste due dimensioni erano molto più vicine, unite da una ritualità profonda».

Segue il Concerto per pianoforte e orchestra di un altro esponente dell’avanguardia ungherese, György Ligeti, che proprio dall’Orchestra Rai fu eseguito per la prima volta in Italia nel 1988. È lo stesso Ligeti a indicare i presupposti estetici alla base della stesura del Concerto: «Prediligo forme musicali che non sono tanto frutto di un’azione processuale, quanto piuttosto oggettiva: musica come tempo raggelato, come oggetto nello spazio immaginario, evocato nella nostra immaginazione dalla musica, come una creazione che si sviluppa certo nella realtà del tempo che scorre, ma in modo immaginario nella contemporaneità». A interpretarlo è chiamato il grande pianista Pierre-Laurent Aimard, il cui nome è strettamente legato a quello di Ligeti, di cui è stato collaboratore fedele e del quale ha fatto conoscere al mondo l’opera completa per pianoforte. Allievo di Yvonne Loriod e Maria Curcio, nel 1973, a soli sedici anni, vince il Concorso Olivier Messiaen ritrovandosi presto aperte le porte dell’Ensemble Intercontemporain, di cui diventa solista su incarico di Pierre Boulez. Da allora collabora con i più autorevoli compositori contemporanei, da Stockhausen a Carter, da Benjamin a Kurtág. Impegnato come docente e come interprete insieme alle orchestre e i direttori più celebri, ha conquistato importanti riconoscimenti anche per la sua attività discografica.

Integrano il programma presentato per Rai NuovaMusica alcuni brani pianistici di György Kurtág eseguiti da Aimard in prima esecuzione italiana o assoluta: Hommage à Scarlatti II für Margie Wu 60 (2011), …für Heinz… (2014), …wie soll ich …Mártának október elsejére (2014), A Tünde Szitha. Lamento in memoriam Gábor Mózes (2017), …c’astăzi s’a născut …Márta 90 éves! (2017), Passio sine nomine (2015) e Párbeszéd. Varga Bálint 70 (2011).

Chiude la serata il Concerto per orchestra di Béla Bartók, dedicato alla memoria di Natalia Kussevitzky ed eseguito per la prima volta dalla Boston Symphony Orchestra a New York nel 1944. Capolavoro della maturità scritto durante i difficili anni del suo esilio americano, il brano attenua gli aspetti più aggressivi e arditi tipici del linguaggio dell’artista ungherese in favore di una linearità espressiva e di una cantabilità immediata che si richiama alle melodie della patria lontana.

I biglietti per il concerto – coprodotto con il Teatro alla Scala e con il sostegno di Intesa Sanpaolo – sono proposti a 40, 20, 10 e 5 euro.
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Anteprima della quarta edizione del Donizetti Opera, festival internazionale dedicato al compositore bergamasco

Il progetto di riscoperta donizettiana prosegue a Bergamo con la quarta edizione del Donizetti Opera, festival internazionale dedicato al compositore bergamasco affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli. Dal 15 novembre al 1 dicembre 2019 andranno in scena tre titoli di assoluto rilievo: per il ciclo #donizetti200 Pietro il Grande kzar delle Russie (15 e 23 novembre, 1 dicembre), quindi la prima mondiale in forma scenica dell’opera L’ange de Nisida che si credeva perduta (16 e 21 novembre), e infine un capolavoro fra i più amati come Lucrezia Borgia (22, 24 e 30 novembre) nella nuova edizione critica.

Il festival Donizetti Opera 2019 si arricchisce quindi di un terzo titolo operistico e va a coprire un periodo più ampio; rimane identica la formula, ormai consolidata e apprezzata dal pubblico – sempre in crescita, sia locale, sia internazionale – con i titoli operistici che si intrecciano fra loro in tre fine settimana intorno al Dies natalis (29 novembre) e una serie di appuntamenti quotidiani, dalle prove aperte per gli under30, allo spettacolo per i bambini, ai concerti di musica da camera, a quelli dedicati al repertorio sacro, ai recital vocali che comporranno il ricco programma musicale festivaliero.

Il programma festivaliero 2019 dimostra sempre più quanto sia ricco e da riscoprire l’eredità operistica di Donizetti. Quest’ultima è affidata alle cure e alle ricerche della sezione scientifica della Fondazione Teatro Donizetti, diretta da Paolo Fabbri, impegnata costantemente nella sollecitazione della comunità musicologica internazionale per una sempre più approfondita codificazione dell’identità musicale del compositore. In quest’ottica è fondamentale la scelta delle edizioni da eseguire: infatti, con la messa in scena di Lucrezia Borgia (1833), affidata alla bacchetta di Riccardo Frizza – direttore musicale del festival – e nella nuova edizione a cura di Roger Parker e Rosie Ward, riprende anche una fondamentale collaborazione con Casa Ricordi, che da trent’anni porta avanti l’Edizione critica delle Opere di Gaetano Donizetti, prima in accordo con il Comune di Bergamo, oggi con la Fondazione Teatro Donizetti.

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Attesa per Mosè in Egitto al Coccia di Novara

In occasione del 200° anniversario della prima rappresentazione (5 marzo 1818, Teatro San Carlo di Napoli) e del 150° anniversario della morte di Gioachino Rossini (13 novembre 1868)

Lo spettacolo sarà preceduto da INCONTRO CON MOSÈ IN EGITTO organizzato da STM-Scuola del Teatro mercoledì 14 novembre alle 18.30 al Piccolo Coccia (ingresso libero); e introdotto da DUE CHIACCHIERE SU MOSÈ IN EGITTO con il direttore del teatro Corinne Baroni, venerdì 16 novembre alle 19.45 e domenica 18 novembre alle 15.15 nel foyer del teatro (ingresso riservato al pubblico di Mosè in Egitto).
Venerdì 16 novembre alle 20.30 e domenica18 alle 16 MOSÈ IN EGITTO di Gioachino Rossini.

L’opera è coprodotta con il Teatro Verdi di Pisa, dove ha debuttato venerdì 9 novembre, ed è diretta dal Maestro FRANCESCO PASQUALETTI.

Musica di Giachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini in collaborazione con Casa Ricordi, Milano a cura di Charles S. Brauner
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Carlo, 5 marzo 1818

Personaggi e Interpreti

Faraone ALESSANDRO ABIS
Amaltea SILVIA DALLA BENETTA
Osiride RUZIL GATIN
Elcia NATALIA GAVRILAN
Mambre MARCO MUSTARO
Mosè FEDERICO SACCHI
Aronne MATTEO ROMA
Amenofi ILARIA RIBEZZI

Direzione
FRANCESCO PASQUALETTI

Regia
LORENZO MARIA MUCCI

Assistente alla regia
MARIKA PETRIZZELLI

Scene e costumi
JOSÈ YAQUE
con VALENTINA BRESSAN
realizzati da
OFFICINA SCART® DI WASTE RECYCLING – GRUPPO HERAMBIENTE

Disegno luci
MICHELE DELLA MEA

ORCHESTRA DELLA TOSCANA

CORO ARS LYRICA
Maestro del Coro MARCO BARGAGNA

Nuovo allestimento del TEATRO DI PISA

Coproduzione TEATRO DI PISA, TEATRO COCCIA DI NOVARA e
FONDAZIONE HAYDN DI BOLZANO,
in collaborazione con OPÉRA THÉÂTRE DE METZ MÉTROPOLE
in occasione del 200° anniversario della prima rappresentazione
5 marzo 1818, Teatro San Carlo di Napoli

in occasione del 150° anniversario della morte di Gioachino Rossini
13 novembre 1868

L’OPERA

ATTO PRIMO – L’Egitto è avvolto in una fitta tenebra, la nona delle dieci piaghe inflitte da Dio perché il Faraone si risolva a lasciar libero lo schiavo popolo d’Israele. Terrorizzati, gli Egiziani invocano il proprio Re affinché faccia cessare questa sciagura e il Faraone è quindi costretto a far chiamare Mosè e a promettergli la liberazione del suo popolo purché torni a splendere la luce. Mosè rivolge quindi una preghiera a Dio e, non appena scuote il proprio bastone, le tenebre si dissolvono nello stupore generale. Il Faraone esorta così gli Ebrei alla partenza prima del pomeriggio. Tutti giubilano, tranne suo figlio, il principe Osiride, che, immerso in tristi pensieri, una volta rimasto solo dà sfogo a tutto il suo dolore: legato segretamente in matrimonio alla giovane ebrea Elcia, sa che ora la perderà. Raggiunto dal fido Mambre, mago e consigliere del Faraone, lo esorta a seminare il seme della discordia fra gli Egizi affinché si ribellino alla partenza, cosa che questi si impegna a fare, anche perché odia Mosè e lo ritiene un ciarlatano. Giunge quindi Elcia per dare l’ultimo saluto all’uomo che ama, e i due si confidano tutto il loro strazio.
Il piano di Osiride è andato a segno: la regina Amaltea, allarmata dalla folla che va radunandosi sotto il palazzo per chiedere la revoca dell’ordine di congedo per gli Ebrei, invita Mambre a chiamare il Faraone il quale, sobillato dallo stesso Osiride che insinua una possibile alleanza degli Ebrei coi Madianiti, nemici dell’Egitto, ritira la parola data, nonostante gli inviti di Amaltea a mantenervi fede.
Gli Ebrei sono tutti riuniti nella pianura e, pronti per l’esodo, stanno levando lodi a Dio. É Osiride in persona a comunicar loro che la partenza è sospesa e che ogni tentativo di ribellione sarà soffocato nel sangue. A nulla valgono le rimostranze di Mosè, che ricorda il volere di Dio e la tremenda punizione che colpirà l’Egitto. All’arrivo del Faraone, che conferma quanto annunciato dal figlio, Mosè scuote di nuovo il bastone: subito scoppia un tuono e cade una tempesta di grandine e pioggia di fuoco, tra lo spavento e lo scompiglio generale.

ATTO SECONDO – A palazzo reale il Faraone, piegato dall’ultimo flagello, consegna ad Aronne il nuovo decreto che libera gli Ebrei, imponendo loro la partenza entro l’alba del nuovo giorno. Allontanatosi Aronne, egli riceve Osiride e gli comunica che la Principessa d’Armenia accetta di sposarlo; nel vedere il figlio profondamente turbato, gliene chiede ragione,

Ma questi non riesce a confessargliela. Intanto Mosè, al cospetto di Amaltea, la ringrazia della sua intercessione ed ella esprimi i suoi auspici di pace. Uscita la Regina, Aronne avverte Mosè d’aver visto Osiride allontanarsi con Elcia; Mosè lo manda ad avvisare Amaltea ed esce.
Osiride ha condotto Elcia in un sotterraneo per nasconderla e scongiurarne così la partenza; le svela con sgomento la proposta di nozze ricevuta e il suo progetto di fuggire con lei: per il loro amore egli è disposto a vivere anche da semplice pastore purché insieme. Il commosso dialogo fra i due giovani è interrotto dall’arrivo di Amaltea e Aronne accompagnati dalle guardie egizie. Dopo un istante di smarrimento generale, a fronte dei richiami alla ragione sia di Aronne che di Amaltea, Osiride annuncia la sua intenzione di rinunciare al trono piuttosto che ad Elcia, ma Elcia tenta di dissuaderlo e Aronne la conduce via mentre Osiride è trattenuto da Amaltea.
Il Faraone ha convocato di nuovo Mosè per comunicargli l’ennesimo voltafaccia: il possibile attacco dei Madianiti e dei Filistei contro l’Egitto, una volta partiti gli Ebrei, fa sì che egli abbia deciso di revocare l’impegno preso. Mosè, sdegnato, minaccia la morte di tutti i primogeniti egizi, a cominciare dal real Principe. Il Faraone ordina quindi alle guardie di arrestare Mosè, poi convoca l’assemblea dei Grandi del regno e annuncia loro la decisione di associare Osiride al trono. Mosè, portato in catene al cospetto dei sovrani, viene sprezzantemente minacciato da Osiride. Nello stupore generale, si fa avanti Elcia che, scarmigliata e in affanno, rivela le nozze segrete con Osiride, poi, rivolgendosi a lui, lo invita a obbedire alla ragion di stato, a sposare la principessa d’Armenia e a liberare il popolo ebraico riportando così la pace; per parte sua, a lei non resterà che espiare il proprio errore lasciandosi morire. Per tutta risposta Osiride, furente, snuda la spada e si scaglia contro Mosè ma viene colpito da un fulmine e stramazza morto al suolo, nell’orrore generale. Il Faraone si getta sul corpo del figlio e sviene mentre Elcia dà sfogo al proprio dolore.

ATTO TERZO – Dopo aver attraversato il deserto, gli Ebrei sono giunti alle rive del Mar Rosso e, con timore, vedono così precluso il loro cammino verso la Terra promessa. Mosè li invita ad aver fiducia in Dio, s’inginocchia, subito imitato dal suo popolo, e intona una solenne preghiera. Un fragore d’armi sempre più vicino terrorizza gli astanti: è l’esercito del Faraone che sta per raggiungerli. Mosè, allora, tocca il mare con il suo bastone e le acque si aprono lasciando passare indenne il popolo d’Israele. Quando il Faraone e Mambre, con le truppe egizie, si lanciano nel varco per inseguirli, le acque del mare si richiudono di colpo su di loro sommergendoli per sempre.

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