L’astro nascente del violino Emmanuel Tjeknavorian protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

È l’astro nascente del violino Emmanuel Tjeknavorian il protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma giovedì 15 novembre alle 20.30 (turno rosso) all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con replica venerdì 16 novembre alle ore 20 (turno blu), anche in diretta su Radio3. Giovanissimo talento viennese di origine armena, già lanciato in una carriera folgorante con grandi collaborazioni, dai Wiener Symphoniker alla Camerata Salzburg, ha suonato il suo primo concerto pubblico all’età di sette anni e dal 2011 studia all’Università di Musica a Vienna con Gerhard Schulz, ex membro del Quartetto Alban Berg. Per il suo debutto con l’Orchestra Rai propone il Concerto in re minore per violino e orchestra op. 47 di Jean Sibelius, con cui nel 2015 ha attirato l’attenzione internazionale vincendo il secondo premio al Concorso violinistico dedicato al compositore finlandese e un riconoscimento speciale per la migliore interpretazione dalla Fondazione Conservatorio di Helsinki. Eseguito per la prima volta dallo stesso Sibelius a Helsinki nel 1904 con solista Victor Nováček, il brano fu ritirato e rimesso in cantiere dall’autore prima di ricevere il suo battesimo definitivo nel 1905 con Richard Strauss sul podio e Karl Halir come solista. Composto sulla linea “tardoromantica” dei più fortunati pezzi giovanili, si distingue sia per l’andamento fantasioso e rapsodico dell’invenzione musicale sia per il virtuosismo mai esibizionistico dello strumento solista.

Sul podio è chiamato il russo Andrej Boreyko, Direttore musicale dell’Orchestra Nazionale del Belgio e ospite frequente di orchestre come i Berliner Philharmoniker, la Staatskapelle di Dresda, il Gewandhaus di Lipsia e la New York Philharmonic. Di ritorno all’Orchestra Rai dopo il successo del 2017, completa il programma con due pagine russe novecentesche. Apre la serata il poema sinfonico Kikimora op. 63 di Anatolij Ljadov, autore noto per una certa lentezza nel comporre. Ispirato all’omonima fiaba di Ivan Sakharov, il brano evoca, grazie alla vivacità del colore orchestrale e al richiamo costante a motivi popolareschi, la mitica creatura annunciatrice di sventure «che da mezzanotte fino all’alba tesse all’arcolaio… e fila e fila pensieri malvagi contro l’intera umanità».

Continua...

Appuntamento con la magia: Peter Pan Musical !

Da venerdì 16 a domenica 18 novembre 2018 al Teatro Alfieri di Torino per il cartellone “Fiore all’occhiello” appuntamento con la magia di PETER PAN – Il Musical per la regia di Maurizio Colombi.

Un successo lungo 12 anni con all’attivo più di 800 mila spettatori e una colonna sonora d’eccellenza creata da Edoardo Bennato, che ha portato la co-produzione Show Bees e NewStep a varcare i confini italiani in direzione estero.

Rock, letteratura e filosofia: PETER PAN – Il Musical riunisce nei suoi 160 minuti i magici personaggi nati dalla mente di James Matthew Barrie che con “Peter e Wendy”, romanzo del 1911 ambientato negli stupendi giardini di

Kensington, ha creato un mito ancora oggi attualissimo capace di toccare tante sfere della nostra società: da quella psicologica a quella filosofica, entrando nel mondo della letteratura e in quello della musica con Edoardo Bennato e il famosissimo album “Sono solo canzonette”, che ha consacrato Peter Pan e tutto il suo mondo nell’olimpo della musica italiana.

“Il rock di Capitan Uncino”, “La fata”, “Viva la mamma” fino a “L’isola che non c’è” sono solo alcuni dei celebri brani parte integrante di questo Musical tutto italiano e di grande successo.

La fiaba come racconto capace di ironizzare, capace di trasformare anche i personaggi più negativi in personaggi divertenti attraverso l’esasperazione dei difetti visti in chiave comica.

Spugna e tutta la ciurma sono grotteschi nella loro cattiveria, comandati da un pirata egocentrico e narcisista ma a tratti quasi misericordioso. Giacomo Uncino ossessionato dal tempo, rappresentato dal Coccodrillo che un giorno divorò la sua mano insieme ad una sveglia e che inesorabile, con il suo ticchettio, ricorda al Capitano l’incombenza della vecchiaia.

Non sono da meno i personaggi femminili: Wendy, Trilly e Giglio Tigrato eternamente innamorate del giovane Peter sono in realtà donne dalla forza incredibile capaci di sacrificare anche se stesse in virtù dei loro ideali.

Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere mai, non cresce mai davvero ed è infatti sempre vivente che sia fiaba o realtà.

A dimostrare la sua eterna fama sono le 950 repliche che dal 2006 accompagnano PETER PAN – Il Musical, insignito di prestigiosi premi come il Premio Gassman e il Biglietto d’Oro Agis 2006/2007 e 2007/2008 e che hanno contribuito quest’anno al suo debutto all’estero. Nella sua versione inglese accanto allo stesso Bennato la firma di Jono Manson, cantautore, compositore e produttore discografico statunitense che con la sua forza di linguaggio universale ha la capacità di coinvolgere gli spettatori in uno straordinario viaggio in musica nel mondo fantastico di Peter Pan.

Chi non ha immaginato almeno una volta guardando fuori dalla finestra di poter scorgere Peter Pan, Wendy, Gianni e Michele volare oltre la luna? Con PETER PAN – Il Musical, grazie ai suoi effetti speciali, vedrete Peter Pan volare davvero!

La vera forza di PETER PAN – Il Musical è proprio qui: essere in grado di coinvolgere adulti e bambini: da un lato rievocando spensieratezza e la magia della fantasia e dall’altro coinvolgendo i più grandi con la musica: ogni brano di Edoardo Bennato non è espressione di una semplice canzonetta, ma, al contrario, rappresenta la capacità del cantautore di raccontare i paradossi che ci circondano in modo sottile e sarcastico.

Tutti pronti a tornare ancora una volta sull’Isola che non c’è e a farvi trascinare dalla magia di PETER PAN – Il Musical!

“Seconda stella a destra questo è il cammino … e poi dritto fino al mattino … poi la strada la trovi da te … porta all’isola che non c’è!”

“E a pensarci, che pazzia è una favola, è solo fantasia…è chi è saggio, chi è maturo lo sa…Non può esistere nella

realtà!… Son d’accordo con voi, non esiste una terra dove non ci son santi né eroi … se non ci son ladri, se non c’è mai la guerra…forse è proprio l’isola che non c’è…”

“Per me è un sogno che si avvera. Inseguivo questo momento dal 1980, quando uscì il mio LP su Peter, o forse ancora prima, da quando avevo sei anni e i miei genitori mi portarono a vedere il film della Disney. Quando misi in musica la fiaba di Pinocchio, parlo del 1977, e di “Burattino senza fili”, credevo che sarebbe stato facile trasformarlo in Musical. Lo credevo anche con la favola inglese “Sono solo canzonette”, poi con la favola tedesca del pifferaio magico di

È arrivato un bastimento”.

Oggi “Peter Pan il Musical” è una realtà, continua con successo le sue repliche nei teatri Italiani. Io però, che non smetto mai di sognare, insieme a Jono Manson (cantautore Americano) ho adattato le canzoni alla lingua inglese e sono al lavoro per portare il mio Peter Pan in giro per il mondo.”

Edoardo Bennato

Premio “Renzo Giubergia” 2018

Il Premio “Renzo Giubergia” 2018 è assegnato al mezzosoprano Laura Capretti nell’ambito del concerto di giovedì 29 novembre, al Conservatorio “G. Verdi” di Torino alle ore 21.00, con l’orchestra da camera Archi De Sono e il primo violino concertatore Helena Winkelman.
Giunto alla VI edizione, il premio ha un valore di 10.000 euro e viene conferito ogni anno dalla Fondazione “Renzo Giubergia” a un giovane musicista di spiccato talento; tra i premiati delle precedenti stagioni si ricordano il violinista Daniil Bulayev, l’arpista Tjasha Gafner, il violoncellista Alessio Pianelli e il pianista Marco Scilironi. La Fondazione, presieduta da Paola Giubergia e con la direzione artistica di Francesca Gentile Camerana, nasce per onorare la memoria del presidente di Ersel, con l’intento di promuovere nuovi talenti musicali nazionali e internazionali e organizzare concerti e iniziative di alto profilo, valorizzando al contempo luoghi di particolare interesse culturale e architettonico del nostro territorio.


Classe 1991, Laura Capretti si è diplomata con lode e menzione d’onore al Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Torino, dove ha frequentato il biennio – grazie a una borsa di studio della De Sono in collaborazione con il Conservatorio – e si è perfezionata presso l’Innovative Musik Studio a Bülach e il Conservatorio di Ginevra. Fin da studentessa è coinvolta in un’intensa attività concertistica, che la vede protagonista nelle stagioni dell’Unione Musicale di Torino, di OMI Santa Pelagia, del FAI, di “Musica a Corte” alla Venaria Reale, del Festival di Musica da Camera di Mantova; recentemente ha partecipato alla prima esecuzione integrale italiana di Die Schöne Magelone di Brahms e ha debuttato nel ruolo di Frasquita nell’opera di Hugo Wolf Der Corregidor.
La serata del 29 novembre vede la giovane cantante di origine bresciana impegnata nell’interpretazione dei Wesendonck-Lieder per voce e orchestra da camera di Richard Wagner. Composti tra il 1857 e 1858, nello stesso periodo in cui l’autore si stava dedicando a Die Walküre, sono basati su una serie di poesie di Mathilde Wesendonck, moglie di un suo mecenate. Caratterizzati da un linguaggio musicale intimo e raffinato, nei Lieder si intravedono diverse idee musicali che poi saranno rielaborate e riprese nel Tristan und Isolde.
Il programma del concerto prosegue con la musica di Stravinskij, del quale si propone la Suite da concerto da Pulcinella, tratta dall’omonimo balletto con canto in un atto del 1920. Nella suite il compositore di origine russa sostituisce le voci con parti strumentali e riduce i movimenti da 18 a 8: il risultato è una perfetta sintesi delle caratteristiche musicali del balletto e uno dei migliori esempi del suo periodo neoclassico.
Eseguono queste pagine gli Archi De Sono concertati da Helena Winkelman, violinista e compositrice di origine svizzero-olandese. Nata nel 1974 a Schaffhausen, la Winkelman è stata membro della prestigiosa Lucerne Festival Orchestra diretta da Claudio Abbado; è primo violino del Lucerne International Music Ensemble e della Camerata Variabile di Berna- di cui è anche direttore artistico- e fondatrice del gruppo The Avalon String Ensemble, formazione rock/pop che esegue musiche di sua composizione.

Archi De Sono, orchestra da camera
Helena Winkelman, primo violino concertatore
Laura Capretti, mezzosoprano

Richard Wagner (1813-1883)
Wesendonck-Lieder per voce e orchestra da camera
(arrangiamento E. Battaglia)

Igor Stravinskij (1882-1971)
Pulcinella, suite da concerto

Ingresso libero.

La nuova Stagione di Danza 2019

Mette la danza nuovamente al centro della sua programmazione artistica il Teatro Comunale di Bologna, presentando un terzo cartellone d’eccellenza – accanto a quello della lirica e della sinfonica già annunciati lo scorso ottobre – con il quale si completa la nuova Stagione 2019. Quattro titoli distribuiti in otto serate di spettacolo in Sala Bibiena, con grandi compagnie ed étoiles italiane e internazionali, che non mancheranno di entusiasmare appassionati e neofiti. Un calendario di qualità che valorizzerà la cultura del balletto con grandi classici del repertorio e celebri titoli neoclassici, firmati dai maggiori coreografi del Novecento, e che sconfinerà inoltre nel linguaggio contemporaneo con nuove creazioni già acclamate nel mondo. Protagonista anche l’Orchestra del Comunale, che eseguirà dal vivo le partiture dei primi due titoli in programma: Amore di Svetlana Zakharova e Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij nella produzione del Teatro di San Carlo di Napoli. Sul podio, rispettivamente per i due spettacoli, i direttori d’orchestra Pavel Sorokin e Aleksej Baklan.

«Presentiamo con orgoglio questo nuovo cartellone dedicato alla danza – dice il sovrintendente Fulvio Macciardi –, che dal prossimo anno avrà una sua propria identità autonoma rispetto alla Stagione Lirica. Crediamo infatti che il Comunale, per sua storia e tradizione, certamente possa proporsi come uno dei teatri di riferimento nello scenario operistico odierno, tenendo conto della forte evoluzione che questo settore sta vivendo, senza però dimenticare l’arte coreutica, spesso meno valorizzata in Italia ma capace di coinvolgere un pubblico in molti casi diverso da quello della lirica. Ci auguriamo, quindi, che questa nuova proposta artistica possa stimolare non solo coloro che già frequentano il Teatro e le sue attività, ma anche nuovi spettatori».

L’inaugurazione è affidata alla superstar mondiale del balletto Svetlana Zakharova, ospite per la prima volta delle stagioni del Comunale, che presenta il suo ultimo spettacolo: il trittico Amore (27 e 28 febbraio, ore 20.30). Étoile del Teatro Bol’šoj di Mosca dal 2003 e del Teatro alla Scala di Milano dal 2007, è riconosciuta per la perfezione tecnica e l’eleganza assoluta del suo stile. Con Amore, titolo dedicato all’Italia cui la danzatrice russa è molto legata, Zakharova ha scelto di cimentarsi nel repertorio contemporaneo affidando a coreografi di fama internazionale i tre lavori che compongono il trittico Amore. Il primo, Francesca da Rimini, creato dal russo Yuri Possokhov sull’omonima fantasia sinfonica di Pëtr Il’ič Čajkovskij per il San Francisco Ballet nel 2012, è ispirato al celebre episodio del Canto V dell’Inferno dantesco dedicato all’amore tragico di Paolo e Francesca. Sul palco, accanto a Zakharova, i solisti del Balletto Bol’šoj Denis Rodkin nel ruolo di Paolo e Mikhail Lobukhin in quello di Gianciotto. L’ideazione video è curata da Marija Tregubova, i costumi sono di Igor’ Čapurin e le luci di Andrej Abramov. Segue Rain before it falls, coreografia a tinte forti creata nel 2014 dal tedesco Patrick De Bana appositamente per Zakharova su musiche di Johann Sebastian Bach, Ottorino Respighi e Carlos Pino-Quintana. Il lavoro, che scava nel profondo dell’animo umano fra interni bui e ombre inquietanti, vede protagonisti, insieme a Zakharova, il solista del Bol’šoj Denis Savin e lo stesso De Bana. Il libretto è di Jean-François Vazelle, i costumi di Stephanie Baeuerle e le luci di James Engot. Chiude il trittico Strokes through the tail, creato nel 2005 per la Hubbard Street Dance Company di Chicago dall’irlandese Marguerite Donlon sulla Sinfonia n. 40 di Wolfgang Amadeus Mozart. In scena con Zakharova cinque danzatori del Bol’šoj che “si appropriano” della struttura della notazione musicale mozartiana rivelando tutto il genio e l’umorismo del grande compositore. Costumi e luci sono di Igor’ Čapurin e Andrej Abramov.
Il 5 e 6 aprile (ore 20.30 e ore 18.00) spazio a un grande classico ottocentesco come Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Eseguito dal Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli diretto da Giuseppe Picone, al suo debutto al Comunale, il balletto è proposto nella rivisitazione storica del coreografo cubano Ricardo Nuñez, che con questa produzione vinse a Venezia il premio della critica nel 1994. Sul palco la Prima ballerina del Balletto Nazionale Olandese Maia Makhateli nel doppio ruolo di Odette-Odile, ovvero il Cigno bianco e il Cigno nero, e il solista Alessandro Staiano nel ruolo del principe Sigfrido. Capolavoro del tardo Romanticismo eseguito per la prima volta al Teatro Bol’šoj nel 1877 con la coreografia di Julius Reisinger, ottenne un vero successo soltanto nel 1895 grazie all’allestimento di Marius Petipa e Lev Ivanov al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Manterranno il fascino della fiaba russa originaria le scenografie di Philippe Binot ispirate alla pittura di fine Ottocento.
Segue il debutto al Comunale di una delle compagnie più interessanti della danza internazionale, il Ballet Nice Méditerranée diretto dal 2010 dal grande danzatore e coreografo Éric Vu-An, con un programma di classici del balletto moderno intitolato Trittico (11 e 12 maggio, ore 20.30 e ore 15.30), presentato per la prima volta in Italia. Stella dell’Opéra de Paris, Éric Vu-An arriva a Bologna accompagnato dalla fama di una carriera eclettica, che si estende al cinema e al teatro, con le riprese di tre lavori firmati da alcuni dei maggiori coreografi contemporanei. L’Arlésienne, balletto fortunatissimo di Roland Petit del 1974 ispirato alla struggente tragedia d’amore di Alphonse Daudet su musiche di Georges Bizet, vede al centro del racconto Frédéric, che ha occhi solo per il fantasma di una femme fatale di Arles un tempo amata anziché per la bella Vivette. I caldi colori vangoghiani e il folclore provenzale tentano di rasserenarlo, ma il giovane sceglierà di sposarsi con la morte. Le lezioni quotidiane alla sbarra di due ballerini si trasformano a poco a poco in un delicato ed emozionante passo a due in Three Preludes dell’inglese Ben Stevenson, creato per l’Harkness Youth Ballet nel 1969 su musiche di Sergej Rachmaninov. Seducenti evoluzioni in rosso e nero si intrecciano con le movenze e i ritmi tangueri di Astor Piazzolla nei 5 Tangos, che chiudono il Trittico, ideati nel 1977 dall’olandese Hans van Manen.
Infine, a rappresentare il panorama contemporaneo italiano è la Compagnia Zappalà Danza, che torna al Comunale, dopo il successo di LA NONA (dal caos, il corpo) nel 2017, con Instrument Jam (24 e 25 settembre, ore 20.30). Lo spettacolo della compagnia siciliana, che ben ritrae il temperamento unico del suo direttore e coreografo Roberto Zappalà, unisce tre titoli creati nel corso di un decennio nel centro operativo di Catania Scenario Pubblico. In questa nuova versione, al debutto lo scorso marzo al Théâtre National Tunisien nell’ambito del programma “Italia, Culture, Mediterraneo”, sono aggregate le tappe dedicate a tre strumenti musicali che rileggono la Sicilia e le sue tradizioni: il marranzano, ovvero lo scacciapensieri (Puccio Castrogiovanni), l’hang (Marco Selvaggio) e i tamburi (Arnaldo Vacca). In scena insieme ai musicisti sette danzatori uomini, che interpretano con vigore una Sicilia senza confini e multiculturale, dove tradizione e contemporaneità si incontrano.

I nuovi abbonamenti alla Stagione di Danza 2019, da 180 euro a 50 euro, sono disponibili a partire dal 7 novembre presso la biglietteria del Teatro e online. Chi possiede l’abbonamento completo a tutti gli appuntamenti della Stagione d’Opera 2019 e/o della Stagione Sinfonica 2019, avrà diritto a uno sconto sull’abbonamento Danza 2019 (non possono, quindi, usufruire della riduzione i possessori di mini abbonamento e carnet dell’Opera e dell’abbonamento solo al “Teatro Manzoni 4 concerti” della Sinfonica).
I biglietti per i singoli balletti, da 100 euro a 10 euro, sono in vendita dal 9 gennaio presso la biglietteria del Teatro e online. Ingressi a 5 e 10 euro per gli under15, se accompagnati da un adulto in possesso di titolo d’ingresso.
Comunicato Stampa

LE ACROBAZIE VOCALI DI MAXIM MIRONOV E HASMIK TOROSYAN NELLA FILLE DU RÉGIMENT DI DONIZETTI

Dopo la rivelazione nelle vesti di Musetta nella Bohème di Giacomo Puccini che ha inaugurato la stagione 2018, il giovane soprano armeno Hasmik Torosyan ritorna al Teatro Comunale di Bologna come Marie, la protagonista della Fille du régiment di Gaetano Donizetti, in scena dal 9 novembre alle 20.00 con repliche fino al 15 novembre. Accanto a lei spicca nella compagine belcantista il tenore russo Maxim Mironov, alle prese con l’ardita parte di Tonio, celebre per i “nove do” dell’aria “Pour mon âme”. Reduce dal recente successo nel Barbiere di Siviglia al Rossini Opera Festival di Pesaro e nella Donna del lago all’Opéra Royal Wallonie di Liegi, Mironov ha vinto, giovanissimo, il Concorso internazionale “Neue Stimmen” in Germania. Da allora si è affermato a livello internazionale in particolare per le sue interpretazioni di ruoli rossiniani come Don Ramiro nella Cenerentola, Narciso nel Turco in Italia o Lindoro nell’Italiana in Algeri.
Composta da Donizetti nel 1839 su testi di Jules Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean-François Alfred Bayard, La fille du régiment è proposta nell’allestimento nato al Teatro Comunale di Bologna nel 2004, con la regia di Emilio Sagi, le scene e i costumi di Julio Galan e le luci di Daniele Naldi, che è stato successivamente rappresentato in tutto il mondo, da Genova a Tokyo, da Savonlinna a Washington, da Huston a Bilbao, da Tel Aviv a San Diego e a Seattle. Il regista ha ambientato la vicenda della giovane Marie, allevata dai militari fin da quando era in fasce, più vicina ai giorni nostri, spostandola dall’inizio dell’Ottocento alla prima metà del Novecento, negli anni del Secondo conflitto mondiale.

Per questa produzione bolognese, la regia dell’opera è ripresa da Valentina Brunetti e le scene e i costumi sono ripresi da Stefania Scaraggi. Il cast dell’opera è completato da Claudia Marchi nei panni della Marchesa di Berkenfield, Federico Longhi in quelli Sulpice e, ancora, da Daniela Mazzucato (Duchessa di Crakentorp) e Nicolò Ceriani (Hortensius). Nelle recite del 10, 13 e 15 novembre saranno impegnati Chiara Notarnicola (Marie), Giorgio Misseri (Tonio) e Alex Martini (Sulpice).

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna Yves Abel, Direttore principale della Nordwestdeutsche Philharmonie (NWD) di Herford, nonché ospite regolare di teatri come il Metropolitan di New York, la Royal Opera House di Londra, la Wiener Staatsoper e il Teatro alla Scala. Il direttore d’orchestra franco-canadese sarà anche protagonista della Stagione Sinfonica del Comunale con un concerto in programma il prossimo 18 novembre al Teatro Manzoni.

Accolta tiepidamente al debutto a Parigi, La fille du régiment raccolse un consenso crescente già alle prime repliche, sino a raggiungere, a fine Ottocento, le quasi mille recite solo all’Opéra-Comique. Oggi è considerata in assoluto l’opera più rappresentata tra quelle composte per le scene parigine da compositori non francesi. Scrive Roberto Verti nelle note di sala dello spettacolo: «La fille du Régiment è un’opéra comique. Lo è nel senso più profondo del termine, verrebbe da dire più “francese” del termine, per l’asciutta efficacia e la relativa semplicità del tessuto drammatico, piuttosto lontano da più aggrovigliate esperienze coeve del melodramma italiano e, di contro, assai immediato […]».

Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo dell’Associazione Amici del Teatro Comunale di Bologna e con il sostegno del Gruppo Hera.

I biglietti (da 125 a 10 euro) sono in vendita sul sito www.tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Eventuali biglietti invenduti saranno disponibili il giorno dello spettacolo al 50% del costo.

Varduhi Abrahamyan debutta al Liceu di Barcellona

Ha interpretato la protagonista di Carmen a Parigi, Palermo, Atlanta, Hong Kong e Zurigo, è entrata nei panni di Olga di Evgeni Onegin a Toronto e ha cantato La donna Lago a Marsiglia: ora la prossima sfida per il mezzosoprano franco-armeno Varduhi Abrahamyan sarà il suo debutto nel mese di dicembre al Gran Teatre del Liceu come Isabella, l’allegra protagonista del primo cast de L’Italiana in Algeri di Rossini, ruolo che riprende per presentarsi al pubblico del Liceu dopo averlo debuttato nel 2014 a Parigi.

La giovane cantante, che possiede un vasto repertorio di opere barocche, belcantiste, verdiane, francesi e del XX secolo, ha cantato in Spagna per la prima volta, ottenendo recensioni entusiastiche, al Palau de les Arts di Valencia nel 2015 con Norma e Nabucco, tornando poi nel gennaio 2016 per interpretare Dalila (Samson et Dalila, Saint-Saëns). “Debuttare al Liceu di Barcellona è come un sogno che si avvera, perché è uno dei teatri più importanti del mondo”, ha dichiarato Varduhi, “e ancora più bello è farlo con un’opera di Rossini. So che nel Liceu c’è una grande tradizione del bel canto, uno stile che amo e a cui la mia voce si adatta molto bene. Di Rossini ho cantato due opere serie, Semiramide (a Mosca con Alberto Zedda e a Montpellier e Marsiglia) e La donna del lago (al Festival Rossini di Pesaro e da poco a Marsiglia), oltre allo Stabat Mater. Al Liceu potrò interpretare una delle sue acclamate opere buffe e questo mi rende molto felice!”.

Varduhi Abrahamyan salirà sul prestigioso palcoscenico spagnolo nelle repliche del 13, 15, 18, 21 e il 23 dicembre, in una produzione con la regia di Vittorio Borrelli e diretta dalla bacchetta di uno specialista del genere, il maestro Riccardo Frizza. In seguito tornerà a interpretare Carmen all’Opéra de Oviedo, la sua prima Principessa di Eboli nel Don Carlo a Las Palmas de Gran Canaria, il personaggio di Siébel del Faust di Gounod alla Royal Opera al Covent Garden di Londra e ritornerà all’Opéra National de Paris come Preziosilla de La forza del destino, teatro dove è già conosciuta per le aver cantato in Carmen, Evgeni Onegin, Falstaff, Un ballo in maschera, la prima assoluta dell’opera Anna Achmatova, La dama di picche, L’incoronazione di Poppea e Giulio Cesare.

Con Heinz Holliger il via a Rai NuovaMusica

L’Italia, l’Europa e l’Oriente per tre grandi serate fra Novecento e nuovo millennio. Torna Rai NuovaMusica, la consueta rassegna dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dedicata alla musica contemporanea, che da quest’anno è distribuita nel corso della Stagione 2018/2019 con tre concerti sinfonici in serata unica in programma il 9 novembre, il 24 gennaio e 22 febbraio all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino.

Il primo appuntamento, venerdì 9 novembre alle 20.30, vede protagonista sul podio Heinz Holliger, fra i più apprezzati oboisti del nostro tempo ma anche direttore e compositore di fama internazionale. Dedicatario di numerose composizioni per oboe, ha ampliato nel corso della carriera le possibilità tecniche dello strumento guadagnando importanti riconoscimenti a partire dai primi premi ai concorsi internazionali di Ginevra e Monaco negli anni Sessanta. Come direttore collabora regolarmente con le orchestre più prestigiose, fra cui i Berliner Philharmoniker, i Wiener Symphoniker, la London Philharmonic Orchestra e la Chamber Orchestra of Europe. Per il suo debutto alla guida dell’Orchestra Rai propone Stele, prima composizione per grande orchestra di György Kurtág. Commissionata e eseguita per la prima volta nel 1994 dai Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, è una concisa sinfonia funebre che ricrea, secondo le parole dello stesso Abbado, «un contatto tra la vita e la morte, come avveniva nel mondo antico, quando queste due dimensioni erano molto più vicine, unite da una ritualità profonda».

Segue il Concerto per pianoforte e orchestra di un altro esponente dell’avanguardia ungherese, György Ligeti, che proprio all’Auditorium Rai conobbe la sua prima esecuzione italiana nel 1988. È lo stesso Ligeti a indicare i presupposti estetici alla base della stesura del Concerto: «Prediligo forme musicali che non sono tanto frutto di un’azione processuale, quanto piuttosto oggettiva: musica come tempo raggelato, come oggetto nello spazio immaginario, evocato nella nostra immaginazione dalla musica, come una creazione che si sviluppa certo nella realtà del tempo che scorre, ma in modo immaginario nella contemporaneità». A interpretarlo – per la seconda volta con l’Orchestra Rai dopo l’esecuzione nel 1996 – è chiamato il grande pianista Pierre-Laurent Aimard, il cui nome è strettamente legato a quello di Ligeti, di cui è stato collaboratore fedele e del quale ha fatto conoscere al mondo l’opera completa per pianoforte. Allievo di Yvonne Loriod e Maria Curcio, nel 1973, a soli sedici anni, vince il Concorso Olivier Messiaen ritrovandosi presto aperte le porte dell’Ensemble Intercontemporain, di cui diventa solista su incarico di Pierre Boulez. Da allora collabora con i più autorevoli compositori contemporanei, da Stockhausen a Carter, da Benjamin a Kurtág. Impegnato come docente e come interprete insieme alle orchestre e i direttori più celebri, ha conquistato importanti riconoscimenti anche per la sua attività discografica.

Chiude il programma il Concerto per orchestra di Béla Bartók, dedicato alla memoria di Natalia Kussevitzky ed eseguito per la prima volta dalla Boston Symphony Orchestra a New York nel 1944. Capolavoro della maturità scritto durante i difficili anni del suo esilio americano, il brano attenua gli aspetti più aggressivi e arditi tipici del linguaggio dell’artista ungherese in favore di una linearità espressiva e di una cantabilità immediata che si richiama alle melodie della patria lontana.

Con questo concerto l’Orchestra Rai diretta da Heinz Holliger torna al Teatro alla Scala di Milano, lunedì 19 novembre alle 20.30, per il Festival “Milano Musica”, dopo il fortunato debutto dello scorso anno. La serata è inserita nella 27edizione della rassegna intitolata György Kurtág. Ascoltando Beckett, protagonista la musica del maestro dell’avanguardia ungherese e le sue affinità con l’universo beckettiano. Al programma proposto per RaiNuovaMusica, che rimane invariato, saranno aggiunti brani pianistici di György Kurtág in prima italiana eseguiti da Pierre-Laurent Aimard.

Dopo la serata inaugurale, Rai NuovaMusica tornerà giovedì 24 gennaio con un concerto diretto da Tan Dun, premio Oscar e Leone d’oro alla carriera che interpreterà opere di sua composizione ispirate alle forze della natura (The Tears) e alla memoria della Cina arcaica (The Map), con la partecipazione del percussionista Simone Rubino. La rassegna si chiuderà venerdì 22 febbraio con l’omaggio al grande flautista Severino Gazzelloni nel centenario della nascita, grazie all’impegno come solista della prima parte dell’Orchestra Rai Giampaolo Pretto, che proporrà il Concerto per flauto di Goffredo Petrassi. Sul podio Aziz Shokhakimov, che dirigerà anche Pelleas und Melisande di Arnold Schönberg.

I biglietti i tre concerti di Rai NuovaMusica sono proposti al prezzo unico di 5 euro per tutti e 3 euro per gli under 35. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it
Comunicato Stampa

Vi presento il mio ultimo video girato a Madrid durante il soggiorno in Europa

( Alessandra Giorda)  Articolo con video. Argentino di nascita, ma di origini italiane, Patricio Arellano dopo essere sbarcato, con successo, in Europa per la Première del musical Franciscus, Una Razòn Para Vivir. a Bilbao lo scorso 4 settembre, ha realizzato una serie di video in Spagna a Madrid ed in Italia.

 Patricio ha al suo attivo 4 album da solista, tutti disponibili su piattaforme digitali come Spotify e un canale ufficiale su YouTube con 200 video clip e oltre 3 milioni e mezzo di riproduzioni.

Le canzoni del cantautore di Santa Fè sono tutte bellissime e scritte con grande sentimento. A seguire il suo ultimo video realizzato a Madrid, che appena pubblicato è già un successo. Oltre 2000 visualizzazioni in poche ore.

Televisionario2 seguirà Patricio Arellano perchè è un eccellente cantante dai tratti seducenti, mai volgari e sempre con grande stile. Il cantautore argentino nelle sue canzoni racconta spaccati della sua la vita che si riscontrano nella vita di tutti noi. Parole mai scontate e dense di un vissuto reale. Patricio Arellano è un vero talento da anni   sempre attuale che ovunque si esibisce riscuote successo. All’intensa attività discografica affianca quella attore di cinema e teatro e televisione.

Il video è disponibile su Spotify, Deezer e Apple Music.

 

Prossimamente il nuovo imperdibile spettacolare video con 30 ballerini.

IVAN KRPAN, VINCITORE DEL BUSONI 2017, INAUGURA LA STAGIONE 2018-2019 DI LINGOTTO GIOVANI

Nato a Zagabria nel 1997, a soli vent’anni ha trionfato nell’edizione 2017 del Concorso Pianistico Internazionale «Ferruccio Busoni», iscrivendo il proprio nome nell’albo d’oro della competizione istituita nel 1949 dietro spinta di Arturo Benedetti Michelangeli, insieme a quelli di grandissimi interpreti come Martha Argherich, Jörg Demus e Lilya Zilberstein. Un successo celebrato dai media nazionali e internazionali che hanno scritto delle sue «mani, fantastiche, che affondano larghe nella tastiera, sciolte e generose, con quella facilità inconsapevole che si possiede una volta sola nella vita»; e ancora: «Krpan è un radicale pianista. Tutt’uno con lo strumento. Immerso in esso. Senza alcun contatto col mondo esterno che non sia musica. […] Quando con le lunghe mani cavalca sicuro la tastiera, sembra far affiorare con tranquillità qualcosa che è lì nascosto.» (Carla Moreni, Il Sole 24 Ore). È dunque con il recital solistico di Ivan Krpan che martedì 13 novembre 2018 alle 20.30 prende il via la stagione 2018-2019 di Lingotto Giovani, la rassegna cameristica di Lingotto Musica che imposta la propria programmazione ospitando i vincitori dei più prestigiosi concorsi internazionali.

Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala 500 del Lingotto, prende il via con la Sonata n. 27 in mi minore op. 90 di Ludwig van Beethoven, opera scritta nel 1814 che segna il passaggio in ambito sonatistico tra il cosiddetto “periodo eroico” culminato con l’Appassionata e il successivo “terzo stile” inaugurato dalla Sonata op. 101. L’«Allgemeine Musikalische Zeitung» nel 1816 giudicherà la Sonata, come una delle più «semplici, ricche di melodia, piene d’espressione, di chiarezza e di dolcezza» fra tutte quelle di Beethoven. A seguire la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, primo esemplare del trittico composto insieme alle op. 110 e 111 tra 1819 e il 1822, che rappresenta il vero testamento beethoveniano nel genere della Sonata per pianoforte. «La ricerca di una nuova razionalità strutturale e dialettica nella successione dei brani che costituiscono la Sonata, sembra essere qui il principale problema formale che assilla Beethoven e che egli risolve a favore di una geniale asimmetria di strepitosa novità: non più tre o quattro movimenti distribuiti secondo il tradizionale principio dell’equilibrio interno, né due Allegri monumentali collegati da un breve e succoso tempo lento, come nell’Aurora; ma il modernissimo, apparente “squilibrio” tra il Vivace, ma non troppo e il Prestissimo iniziali, brevi e straordinariamente concisi, e la grande espansione del «Tema con variazioni», chiave di volta su cui è spostato il baricentro della Sonata e attorno alla quale gravitano gli altri due movimenti» (Giovanni Carli Ballola). A conclusione del concerto Après une lecture de Dante. Fantasia quasi Sonata di Franz Liszt, settima e ultima pagina del secondo quaderno, dedicato all’Italia, della racconta Années de pèlérinage; ispirato alla Divina Commedia, un testo molto amato da Liszt, il brano è una raffigurazione sonora di tre momenti particolarmente significativi del poema: l’inferno, l’angosciosa supplica dei dannati e l’episodio di Paolo e Francesca.

Grazie al rinnovato accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS anche questa stagione i concerti della rassegna saranno introdotti da una breve guida all’ascolto a cura dei migliori studenti dell’Ateneo: il primo concerto sarà introdotto da Camilla Canalini.

Prima del concerto, infine, il Presidente Giuseppe Proto e il Direttore Artistico Francesca Gentile Camerana premieranno i vincitori del concorso di critica musicale Scrivere di musica dal vivo 2017-2018, invitando il giovane pubblico della Sala 500 a prendere nuovamente parte alla nuova edizione per la stagione 2018-2019 dell’iniziativa.

La biglietteria è aperta nel giorno del concerto, 13 novembre 2018, in via Nizza 280 interno 41, dalle 14.30 alle 19, e un’ora prima del concerto, dalle 19.30 nel foyer della Sala 500. Poltrone numerate da 5 a 10 euro. Vendite on line su www.anyticket.it. Informazioni: 011.63.13.721 oppure www.lingottomusica.it

martedì 13 novembre 2018 ore 20.30

Sala 500, Via Nizza 280, Torino

IVAN KRPAN

pianoforte

Primo Premio
Concorso Pianistico Internazionale «Ferruccio Busoni»
Bolzano 2017

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770-1827)

Sonata n. 27 in mi minore op. 90

Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109

FRANZ LISZT (1811-1886)

Après une lecture de Dante. Fantasia quasi Sonata

Guida all’ascolto a cura della studentessa DAMS Camilla Canalini.
In collaborazione con l’Università di Torino

Comunicato Stampa

Grande attesa a Roma per la prima mostra in assoluto in Italia dell’argentino Eugenio Zanetti

Eugenio Zanetti es uno de los creadores visuales argentinos de mayor reconocimiento a nivel internacional. Su actividad artística poliédrica va desde la dirección de cine, ópera y teatro, a la escenografía, la ilustración, la pintura. Su vasta y famosa carrera abraza cinco decenios, con más de 60 producciones cinematográficas y teatrales en su haber en Argentina, Europa y los Estados Unidos, desde el comienzo de su trayectoria trabajando con Pier Paolo Pasolini en su Medea, que ha marcado profundamente su carrera, y el hito del Oscar a mejor diseño de producción y dirección de arte en 1996.

En su primer muestra personal en absoluto en Italia, Eugenio Zanetti presentará bajo el título “Peregrinos del tiempo” un ciclo de sus últimos trabajos pictóricos, algunos de ellos provenientes de su última muestra en Sevilla y otros producidos especialmente para esta muestra en Roma, mostrándonos otro aspecto de su carrera artística.
Severos, materiales y estéticamente cuidados, los trabajos de Eugenio Zanetti son comentarios íntimos sobre la realidad de la condición humana, construidos con la sabia consciencia no sólo del fluir de la historia del arte sino también con un evidente ritmo musical, suerte de código para expresar su modo de ver y entender el “hacer arte”. Kant decía: el artista hace porque debe, no porque sabe – y es que el artista tiene una enorme responsabilidad, que es la de modificar nuestra visión día a día a nosotros los espectadores hasta transformarla. Muchas de sus obras buscan representar una actitud y no simplemente un retrato, otras sin duda se desarrollan en torno a una historia, pero siempre instaurando una nueva relación entre ellas y aquél que mira. En esta relación, el artista busca permear a las propias formas –impecablemente clásicas– con sutiles vibraciones, imprevistos robustecimientos del trazo, resplandores impredecibles de una sensibilidad que en nada evoca un olímpico desapego del mundo sino que se muestra modernamente inquieta. Casi admitiendo una doble naturaleza que atiende a dos modelos artísticos: uno supremo y absoluto, el otro más visceral y corrosivo. La figura humana en estos trabajos expresa el espacio y, más aún, lo transforma. A veces –como cualquier expresión artística– es un modo de exorcizar, un esfuerzo desesperado de aprehender, apropiarse del mundo. Eugenio Zanetti demuestra que estas dos concepciones pueden no ser mutuamente excluyentes ni menos todavía paralelas. Su punto de partida es lo cotidiano, pero la mente vuelve a menudo al pasado cosechando el futuro, sin buscar replicar fielmente la realidad aparente, forzándose sin embargo a descubrir su arquitectura física oculta. Lejos de cualquier modelo preconstituido y bajo un impulso emotivo y personal, Eugenio Zanetti crea a través de su concepción situaciones y elementos pertenecientes a su propia dimensión objetiva. Estos peregrinos del tiempo son formas puras animadas por la luz, una luz que subordina el color a las historias narradas y que comunica con seguridad un particular significado expresivo, jugando un rol primario en sus obras.

 

Eugenio Zanetti

Eugenio Zanetti- Pittore, drammaturgo, scenografo argentino

Nacido en Córdoba (Argentina), vive y trabaja en Buenos Aires y Los Ángeles

Eugenio Zanetti es uno de los directores de arte más reconocidos a nivel internacional, director de cine, teatro y ópera, así como ilustrador, escenógrafo, dramaturgo y pintor. Su famosa y vasta carrera abraza cinco decenios, con más de 60 producciones cinematográficas y teatrales en su haber en Argentina, Europa y los Estados Unidos. En sus inicios trabajó con Pier Paolo Pasolini y, durante su pródiga carrera en Hollywood, Zanetti ha diseñado y dirigido la realización visual de numerosas películas multipremiadas como Flatliners, Last Action Hero, Soapdish, Promised, Land, Slamdance, The Haunting, Beyond Dreams y Restoration, por la cual ha recibido el Oscar a mejor diseño de producción y dirección de arte en 1996. En 1999 obtuvo otra nominación al Oscar en la misma categoría por “What dreams may come”. En los últimos años ha estado a cargo de la producción artística de Zapata, el sueño del héroe de Alfonso Arau y Encontrarás dragones de Roland Joffé. Ha escrito y dirigido el largometraje Amapola, con Geraldine Chaplin, estrenado en 2014, por el cual ha recibido varios premios internacionales, incluido al mejor director en el Festival Internacional de Cine de Bogotá.

Eugenio Zanetti-Teatro Colon- Buenos Aires

 

Prolífico y multifacético, se lo considera uno de los grandes maestros contemporáneos como ilustrador y visionario de espacios irreales. Zanetti genera una impronta indiscutible en cada una de sus creaciones. Sus producciones recientes de las óperas Don Carlo de Verdi y Fidelio de Beethoven en el Teatro Colón fueron aclamadas por la crítica y el público. Pero igualmente extraordinaria ha sido su carrera como pintor, que recientemente ha compilado detalladamente en su primer libro biográfico “Zanetti – Conocido/Desconocido”, en el que su fértil trabajo materializado fue catalogado en pinturas, dibujos y bocetos de cine, teatro y ópera desde 1964. Numerosas muestras en diversos museos y galerías internacionales coloracon su obra en varias colecciones privadas y museos. Es Embajador Cultural de la Argentina y Ciudadano Ilustre de las ciudades de Córdoba, Buenos Aires y Los Ángeles.

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