Strepitoso Concerto all’inaugurazione a Torino di SettembreMusica: il tema della Natura, fil rouge di questa edizione

( SILVY)  L’apertura della undicesima edizione di MITO, SettembreMusica, il 4 settembre a Torino è stata eccellente. Un concerto strepitoso con la  Gustav Mahler Jugendorchester, considerata la più prestigiosa orchestra giovanile del mondo, sotto l’impeccabile direzione del M° Ingo Metzmacher . Applausi scroscianti anche per il celebre Concerto per pianoforte di Gershwin (1925) affidato a uno dei suoi più acclamati interpreti di oggi, il pianista francese Jean-Yves Thibaudet che ha riscosso grande successo.  Molto gradito dal pubblico l’esecuzione di Dolly Suite di G. Fauré, a quattro mani per pianoforte, scritta dal compositore francese tra il 1893 ed il 1896 ed eseguita sul palco del Teatro Regio di Torino da M° Ingo Metzmacher ed il pianistaJean-Yves Thibaudet.
I 140 appuntamenti di MITO SettembreMusica proseguiranno sino al 21 settembre, delineando un festival che unisce nel segno della musica le due più grandi città dell’Italia settentrionale. Dopo la serata inaugurale, alla presenza dei Sindaci Chiara Appendino, di Torino e Claudio Sala, di Milano, la rassegna musicale continua con grande successo.

Grande attesa per mercoledì 20 settembre ore 21 a Milano (Spazio Teatro 89) e giovedì 21 settembre al Teatro Sant’Anna (a Torino, in via Brione 40), il Quintetto pianoforte e archi formato dagli Artisti del Teatro Regio Fation Hoxholli (violino), Enrico Carraro (viola), Amedeo Cicchese (violoncello), Davide Ghio (contrabbasso) e Luca Brancaleon (pianoforte), esegue il Gran Quintetto di Johann Nepomuk Hummel e il celebre Quintetto “La trota” di Franz Schubert. Ingresso gratuito.

Inoltre, le sale del Regio ospitano questa settimana tre concerti del festival: giovedì 21 settembre ore 21 al Teatro Regio, Riccardo Chailly dirige la Filarmonica della Scala in musiche di Ligeti, Bartók e Respighi. Viola solista: Julian Rachlin. Venerdì 15 settembre ore 21 al Piccolo Regio Puccini, gli Eighth Blackbird eseguono brani di compositori americani nel concerto American Landscapes. Infine, mercoledì 20 settembre sempre al Piccolo Regio ore 21, la bellissima fisarmonicista lettone Ksenija Sidorova è la protagonista assoluta del concerto Aria. Info a vendita alla Biglietteria di MITO – Tel. 011.01124777 e www.mitosettembremusica.it.

Vincente il Macbeth presentato a Novara tra lirica, prosa e arti visive.

( Alessandra Giorda) Ingegnoso e ricco di originalità il Macbeth #homoinstabilis presentato presso il Castello Visconteo Sforzesco di Novara dalla Società Culturale Artisti Lirici Torinesi “Francesco Tamagno”, una delle sette Imprese Liriche riconosciute dal Ministero dei Beni Culturali, che vanta un Presidente d’eccezione quale il soprano Angelica Frassetto, in collaborazione con il Teatro Coccia. L’idea di questo spettacolo nasce da tre giovani under 30, Giuseppe Raimondo ( cantante lirico), Matteo Anselmi ( attore) ed Erik Saglia (artista) che hanno avuto il coraggio di mettere in scena il capolavoro shakespeariano in una veste nuova che si è dimostrata vincente.

Eccellente e degno di nota questo Macbeth che accomuna vari generi di spettacolo dalla lirica alla prosa passando per le arti visive. Ben dosato il mix tra musica lirica e tecno. Un’ impresa non certo facile, perché se non fatto bene rischia di sconfinare nel banale o nell’inguardabile, ma non è stato il caso di questo spettacolo che porta una ventata di innovazione dai colori freschi e vivaci per un successo sicuro. Infatti il pubblico ha gradito parecchio con vari applausi durante la serata e commenti positivi qua e là, tra le fila del teatro all’aperto in una calda sera novarese.

Lo spettacolo in oggetto è stato curato in ogni particolare non lasciando nulla al caso e proponendosi ad un pubblico variegato. Musica, canto, parole ed arti scorrono in un unico flusso seguendo un filo conduttore di forte spessore e mettendo bene in risalto i temi fondamentali del Macbeth quali, la sete di potere, la violenza, l’immortalità , la mente deviata che sfocia nella pazzia, i rapporti di coppia promiscui senza dimenticare i sensi di colpa. Sono passati 400 anni dalla stesura del Macbeth, ma i temi rimangono attuali. Anche in questo si evince la genialità di Shakespeare nello scavare nel profondo del labirinto della mente umana estrapolando alcune delle sfaccettature inossidabili, abbinata all’abilità degli ideatori dello spettacolo nel mettere in luce tali aspetti. Freud aveva molto teorizzato sulla complessa psicologia del Macbeth. L’unione ancora una volta di Shakespeare e Verdi rende lo spettacolo appassionante, versatile adatto a tutte le età ed ai vari gusti personali. Dai giovani alle teste brizzolate, dagli amanti della lirica a quelli della prosa, delle arti e della musica in generale.

Tra il ben nutrito cast al quale non si possono che fare complimenti, spicca il tenore Giuseppe Raimondo, MacDuff che mette in risalto le doti vocali notevoli abbinate alle grandi capacità di recitazione. Un giovane promettente della lirica che ha il grande pregio di arrivare dritto al pubblico. Colpisce e affonda in un batter d’occhio ! Sulle note di ” Aria Ah, la paterna mano” dà meglio di sé conquistandosi gli spettatori che non hanno esitato a riconoscerlo con applausi e parecchi “bravo”. Veramente eccellente sotto ogni aspetto anche se senza dubbio la sua voce dal colore intenso è in evoluzione, molte sono le aspettative che si nutrono nei suoi confronti in campo lirico.

Chiara Poletti, attrice bravissima, ha saputo mettere in scena una Lady Macbeth subdola, forte e capace di manipolare bene la mente del marito interpretato da Matteo Anselmi, attore capace, che ha perfettamente messo in luce le caratteristiche di un Macbeth che si lascia condurre dalla sete di potere della moglie e che uccide pur di raggiungere l’ambito trono insieme alla medesima, ma capace anche di provare sensi di colpa. Accattivante e di forte impatto la scena del banchetto a corte, dove la Poletti, Lady Macbeth, si esibisce in un ballo scatenato scandito della musica tecno, mentre Matteo Anselmi, Macbeth è terrorizzato dall’apparizione del fantasma di Banco ed esprime il suo terrore in maniera veritiera.

Sulle note di “Patria oppressa” si mette in luce il Coro dell’Impresa Lirica Tamagno, diretto dal soprano Angelica Frassetto, che seppur ridotto da come è il coro di tradizione nel Macbeth versione lirica, ha egregiamente messo in risalto anche lo stato d’animo con il quale Verdi esprime tutta la sua delusione per l’Italia del 1865 che stava uscendo dagli eroici anni del Risorgimento.

Ottime le scenografie firmate da Erik Saglia, semplici ma ricche allo stesso tempo, vestono il palco in maniera appropriata senza alcuna sbavatura in ogni singolo istante dello spettacolo.

Viola Sartoretto ai costumi ha svolto un lavoro degno di encomio.

Da riconoscere doppiamente Matteo Anselmi e Giuseppe Raimondo che oltre ai ruoli interpretati hanno firmato la regia.

 

Anna Pirozzi ed Emma Dante le punte di diamante del macabro Macbeth al Regio di Torino

( Alessandra Giorda) Svariati minuti applausi per lo spettacolare Macbeth al Teatro Regio di Torino. Senza dubbio un cast notevole dove un plauso va a tutti indistintamente per avere dato il meglio.

Il I atto si apre con il coro della streghe dal carattere grottesco e ironico  sulle note ” Che faceste? Dite su ! ” che ha un ottimo impatto scenico. Molto bene il  duetto tra  Macbeth, Dalibor Jenis e Banco, Vitalij Kowaljow ” Due vaticini compiuti or sono….“. Al sopraggiungere di Lady Macbeth, Anna Pirozzi  con la cavatina ” Vieni! T’affretta !” si delinea già che il soprano napoletano sarà la vera protagonista di questo Macbeth.  Doti vocali eccelse, soprano spinto notevole e presenza scenica eccellente. Grande interpretazione ed alla fine semi standing ovation del folto pubblico che già nel primo atto ha esternato molteplici commenti positivi e scroscianti applausi. La Pirozzi ha saputo mettere in scena una Lady Macbeth che è l’ impersonificazione del male e della sete di potere. Sanguinaria e spietata, dalle forti tinte con un accenno di dolcezza, ma dove l’ascesa la potere la rende abile manipolatrice della mente di Macbeth. Lo induce al delitto, per il quale lui proverà anche rimorso pur essendo incapace di pentimento. Bravissima  nella romanza ” La luce langue” del II atto e nella scena del sonnambulismo, nel IV atto, sulla celebre aria ” Una macchia è qui tutt’ora”.

Macbeth, il baritono Dalibor Jenis, si conferma un artista di notevole spessore, in un ruolo non facile, mettendo in luce tutti i risvolti psicologici di un personaggio dalla mente bipolare.  Incontra il soprannaturale che rappresenta il tormento, le colpe e le angosce dell’animo umano. Ormai lui è un uomo combattuto e travagliato e completamente manipolato.  Jenis, che forse all’inizio è arrivato poco al cuore degli spettatori, raggiunge l’apice quando nel IV atto sulle note di ” Pietà, rispetto, amore” conquista il pubblico che lo ricambia  con un applauso copioso e numerosi consensi.

Molto bello il balletto ” Grand Ballet”, inserimento della revisione del 1865, che fu tappa obbligata per i gusti parigini.

Bene anche il coro nel IV atto con la celebre aria ” Patria oppressa“, quella con la quale Verdi esprime tutta la sua delusione per l’Italia del 1865 che stava uscendo dagli eroici anni del Risorgimento. Dove si delineano morti, disastri e catastrofi . Su questo elemento c’è l’attualità che si sposa molto bene con periodo storico in cui viviamo.

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Applauditissimo il talento del violinista prodigio Daniel Lozakovich

( Alessandra Giorda) Daniel Lozakovich con grande successo ha chiuso Festival di Primavera “I giovani talenti del violino”lo scorso giovedì. Applauditissimo, anche se l’Auditorium Rai della Capitale Subalpina non ha registrato il tutto esaurito, probabilmente causa la giornata torinese molto afosa che ha lasciato senza forze molti di coloro che con altre condizioni climatiche avrebbero partecipato alla serata. I presenti, pochi ma buoni, hanno apprezzato il violinista svedese che si esibito in una performance spettacolare. Molti gli applausi e per svariati minuti hanno costretto Lozakovich ad un fuori programma su J.S. Bach per un congedo eccellente. Al termine il camerino dell’artista era affollato di fan che desideravano l’autografo. Daniel Lozakovich ha debuttato come solista nel 2009, a otto anni, al fianco dell’Orchestra da camera “I Virtuosi di Mosca”. Nella sua carriera, seppur ancora breve, ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il primo premio al Concorso “Vladimir Spivakov”; nel giugno 2016 ha siglato un accordo di esclusiva con una prestigiosa casa discografica con la quale inciderà due album orchestrali e uno con brani per violino solo. L’orchestra come al solito è stata perfetta. Serpeggiava un pò di malumore per il parco pubblico. ” Avremmo gradito maggiori presenze” questa la frase ricorrente. Sul podio il direttore tedesco Marc Albrecht, che ha proposto l’Ouverture dall’opera Hans Heiling di Heinrich Marschner e la Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 di Robert Schumann. Senza dubbio un Maestro che ha saputo coinvolgere il pubblico dirigendo in maniera impeccabile.

Successo per il soprano Haydèe Dabusti al Gala Lirico al Circolo Italiano a Buenos Aires

( M° Rodolfo Ferregutti) En la noche del 26 de mayo tuvo lugar la celebérrima Gala Lírica de la Alondra del Risorgimento: Haydeé Dabusti.
En esa mística y gloriosa noche, el panteón de las Divas del Belcanto del XIX se dieron citan en el Círcolo Italiano de Buenos Aires para acompañar a Dabusti.
Desde el aura presente de Hina Spani, cuya hija fue maestra de Haydeé, siguiendo por las dos Rosas: Ponselle y Raisa , estuvo la gran dramática Dusolina Gianini con las pinceladas tímbricas fulgurantes de Eileen Farrell en un mágico caleidoscopio sonoro donde Haydeé las hizo revivir, entre muchas otras, con gran humildad.
Es que en la magistral voz de Dabusti, la alquimia sonora de las grandes encontró su momentum: su tesitura de verdadera soprano dramática con ricos graves a lo Bumbry se elevó a magistrales agudos con absoluta limpieza y sfumatura hacia las glorias de Victoria de los Angeles.

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Grande successo per il “Progetto Strauss” al Regio di Torino

( Alessandra Giorda) Senza dubbio un grande successo per l’inaugurazione del Progetto Strauss,al Teatro Regio di Torino, che proporrà ogni anno, da questa Stagione, i principali lavori operistici e sinfonici di Richard Strauss.

Sul podio il coinvolgente e bravissimo M° Asher Fisch con una eccezionale orchestra del Teatro Regio che si è distinta per una serata all’insegna dell’eccellenza.

Il Teatro non era al completo, ma senza dubbio la platea gremita da  un attento pubblico soddisfatto che ha commentato in maniera positiva tutto l’intero concerto. Applauditissimo il Maestro israeliano che durante tutta la serata, oltre a dirigere perfettamente, ha saputo coinvolgere gli spettatori.

L’orchestra non è stata di meno, bravissimi tutti, ma un encomio particolare va speso per il primo violino Sergey Galaktionov che si è esibito in una performance notevole che ha lasciato il segno.

Il concerto ha previsto tre poemi sinfonici di Richard Strauss: Ein Heldenleben (Vita d’eroe), op. 40;che racconta la vita eroica di un uomo e delle lotte contro i suoi nemici: grazie ad alcuni elementi è possibile ipotizzare che Strauss ponga sé stesso come protagonista del poema sinfonico.

Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione), op. 24;  descrive l’ultima notte di un malato, che giace assopito nel ricordo di un momento di felicità. Durante un sonno leggero, interrotto spesso dai dolori fisici provati dal dal protagonista, egli rammentale grandi aspirazioni della sua vita. Avvicinandosi alla morte, l’uomo si rende conto che gli ideali per cui ha vissuto e ha combattuto troveranno la giusta collocazione solo nello spazio eterno, in cui la sua anima troverà finalmente riposo.

Per il finale, nella seconda parte della serata, Till Eulenspiegels lustige Streiche (I tiri burloni di Till Eulenspiegel), op. 28. Quest’ultima, eseguita per la prima volta a Colonia il 5 novembre 1895 e prende spunto da una narrazione medievale dal carattere burlesco, una fantasia popolare che trova il protagonista in Till Eulenspiegel , un personaggio del folclore del nord della Germania e dei Paesi Bassi.

Il violinista Ray Chen manda in estasi i torinesi

( Alessandra Giorda) L’inaugurazione del Festival di Primavera dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, quest’anno dedicato al tema “I giovani talenti del violino” è stata senza dubbio un vero trionfo. La Star Ray Chen ieri sera all’Auditorium Rai ” Arturo Toscanini ” di Torino ha letteralmente conquistato il pubblico presente con il Concerto n.1 in la minore op. 77 per violino e orchestra di Dmitri Šostakovič, composto nel 1948. Una performance che ha lasciato con il fiato sospeso coinvolgendo i  partecipanti, oltre ad un’ottima comunicativa e una disarmante  simpatia di Ray Chen. Il violinista nato a  Taiwan e cresciuto in Australia è  convinto che la musica sia per tutti, non soltanto per una ristretta élite, teoria che si sposa perfettamente con gli obiettivi di questa “Rivista” online. Tanti sono stati gli applausi da esibirsi anche in un fuori programma, ” siamo in Italia:… Paganini”  per la gioia del  pubblico sabaudo ritenuto in genere un pò freddo, ma che davanti a tanta bravura si è completamente sciolto.

Chen, pur essendo molto giovane, vanta un curriculum degno di nota. Vincitore di  due concorsi importantissimi nel mondo del violino, il Menuhin Competition nel 2008 e il Reine Elisabeth di Bruxelles nel 2009, si è da subito affermato in uno dei più quotati templi della musica colta. Un’incredibile sequenza di successi mondiali lo hanno  soprannominato il Lang Lang del violino.

Il violinista australiano ha suonato in prestigiose sale internazionali, dalla Carnegie Hall di New York al Musikverein di Vienna con l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia diretta da Riccardo Chailly, e nel 2012 è diventato il più giovane solista  ad essersi esibito in occasione della cerimonia di consegna dei Premi Nobel di fronte alla Famiglia Reale svedese.

Sul podio è impegnato il Direttore principale dell’Orchestra Rai, James Conlon che come al solito ha diretto una notevole Orchestra Sinfonica, quale è quella della Rai, in maniera impeccabile arrivando al pubblico che lo ha ricompensato con uno scrosciare di applausi.

La serata si è aperta con la prima esecuzione italiana di Pogrebal’naja Pesnja, il compianto funebre op. 5 scritto nel 1908 da Igor Stravinskij in memoria del suo maestro Rimskij-Korsakov. Nella seconda parte della serata, sempre di Stravinskij, è in programma Le sacre du printemps (Il rito della primavera), il balletto che alla sua prima rappresentazione, il 29 maggio 1913 al Théâtre du Champs-Elysées di Parigi, suscitò un enorme scandalo, segnando per sempre il modo di sentire l’arte e cambiando definitivamente la nozione del bello.

Cresce l’attesa per questa sera al Teatro Verdi di Pordenone per la replica di ieri sera a Torino.

GRANDE SUCCESSO ALL’AUDITORIUM AGNELLI CON LA JDP DIRETTA DAL M° NOTT

( di Alessandra Giorda) Nello splendido scenario dell’Auditorium Agnelli di Torino, dotato di un’eleganza raffinata e mai ostentata, tipica Sabauda, ieri sera si è tenuto un coinvolgente concerto con le musiche di Ravel, Mahler e Šostakovič.  Applausi numerosi e ben meritati  per la Junge Deutsche Philharmonie composta da giovani talentuosi musicisti tedeschi, formati per essere delle vere e proprie eccellenze con un repertorio sinfonico che si estende anche alla musica contemporanea e antica. A dirigere JDP il prestigioso direttore d’orchestra inglese Jonathan Nott che ha dato il meglio di sè, confermandosi un grande nel panorama mondiale dei direttori d’orchestra e scrivendo una delle più belle pagine della sua carriera con una performance impeccabile. La serata si è snocciolata, in un crescendo di interesse ed apprezzamenti da parte del pubblico, dalle musiche di Maurice Ravel con Valses nobles et sentimentales, partitura costituita da otto valzer il cui titolo è un omaggio a Franz Schubert, ai Kindertotenlieder (Canti dei bambini morti) con le musiche di Mahler. Infatti il compositore austriaco utilizzò i testi del poeta Friedrich Rückert che aveva scritto i Kindertotenlieder, in seguito alla morte dei propri figli, Luise ed Ernst. Quest’ultimo nome è il medesimo del fratello di Gustav Malher, morto precocemente, quindi senza dubbio da parte del Maestro austriaco il coinvolgimento emotivo raggiungeva l’apice al momento della composizione. Nella musica traspare una sorta di  tempesta emotiva legate al tema della morte. A rendere, nella loro melanconia, una sorta di capolavoro i testi, è l’avvincente interpretazione coadiuvata da una profonda voce, del mezzosoprano Michelle Breedt.  E’ una delle artiste più apprezzate della sua generazione. Ha calcato i palchi dei teatri più importanti del mondo dal Deutsche Oper Berlin, Opéra de Paris passando per quelli di Hong Kong e Tokyo senza tralasciare Madrid, Amsterdam e Lisbona solo per citarne alcuni. Gli applausi del pubblico sono stati copiosi arricchiti da un gran numero di apprezzamenti.

                                                       Il mezzosoprano Michelle Breedt, il M° Nott e la JDP

La serata si è conclusa con 45 minuti della Sinfonia n.15 il la maggiore op.141 Dmitrij Šostakovič, l’ultima del compositore russo e la cui prima esecuzione ebbe luogo l’8 gennaio 1972 nella sala grande del Conservatorio di Mosca. Tale Sinfonia raccoglie molte citazioni sia di opere proprie, sia di altre composizioni del passato dalle quali si evince Rossini e Wagner , ossia  comicità e tragedia. Nell’allegretto del primo tempo l’atmosfera è briosa e scherzosa coinvolgendo tutta l’orchestra dove si delineano tratti della Sinfonia del Gugliemo Tell di Rossini .  Il tono generale vede l’alternanza di momenti di leggerezza e profondi momenti foschi. Un trionfo di vari strumenti  che spaziano dagli archi, ai fiati, ai legni, celesta, campanelli, timpani, frusta, piatti, cassa, tam-tam… Nell’ultima pagina ancora un adagio dove traspare un passo della Walkiria di Wagner, quando con l’apparizione di Brunnhilde, segna la morte vicina di Siegmund. Senza dubbio anche la seconda parte è stata molto apprezzata con una musica che ha colpito dritta al cuore sia nelle parti più allegre che in quelle più struggenti e cupe. Gli applausi finali del copioso pubblico sono stati di svariati minuti per una serata riuscita in toto, ma dietro a tanto successo c’è un lavoro notevole, non solo degli artisti, ma anche del Direttore Artistico, Francesca Gentile Camerana e del suo staff, per le acute e vincenti scelte, di porre in essere un ben nutrito programma di concerti con artisti di fama internazionale.

Trionfa la musica dei fratelli Mendelsshon sotto la coinvolgente direzione del M°Arming

( di Alessandra Giorda) Bellissima serata giovedì scorso all’Auditorium Rai , Arturo Toscanini di Torino,  dedicata ai fratelli Mendelsshon. Proprio a ridosso del mese di Marzo, il mese delle donne, il Concerto prende corpo con la bellissima  musica di Fanny , sorella del più famoso Felix, che ha al suo attivo oltre 400 brani, ma fortemente ostacolata dalla mentalità bigotta ottocentesca. Non era conveniente che una donna si dedicasse ad attività extra il focolare. Anche in famiglia trovava difficoltà , infatti il padre, il banchiere tedesco Abraham Mendelssohn,  in una lettera indirizzata alla figlia nel 1820, scrisse: «Forse la musica sarà la professione di Felix. Laddove per te non dev’essere nient’altro che un ornamento e mai la base su cui poggia la tua esistenza e la tua attività». Inoltre proprio nel giorno del suo ventitreesimo compleanno, aggiunse «Dovresti applicarti con maggior serietà e con più zelo al tuo vero e unico lavoro, all’unico lavoro che si addice a una ragazza: fare la donna di casa».  Peggior cosa  le parole di Felix, il fratello in cui Fanny riponeva piena fiducia,  nella lettera indirizzata alla madre Lea Salomon, il 24 giugno del 1837,  scrisse: «Non posso incoraggiare Fanny a pubblicare qualcosa perché è contro il mio punto di vista e le mie convinzioni».

Ebbene la musica di Fanny Mendelsshon l’altra sera ha trionfato ! La cantata con la quale si è aperta la serata , La mia anima è silenziosa è stata molto apprezzata.  A rendere omaggio alla talentuosa compositrice il Coro  Mighini e la Sinfonica Nazionale Rai impeccabili, suggellati da una straordinaria direzione del M° Christian Arming che ha sedotto il pubblico. Infatti si evince una passione straordinaria e non comune, oltre che un coinvolgimento profondo con il quale ha trascinato i partecipanti. Plausi di gran lunga meritati al notevole talento del Maestro austriaco.

Da sottolineare anche la bravura del mezzosoprano altoaltesino Anna Lucia Nardi ed il soprano sloveno Bernarda Bobro.

A seguire le composizioni del fratello Felix sono state coinvolgenti. Dacci pace versione luterana di un inno latino per coro e orchestra, ed Ascolta le mie preghiere, Signore, per soprano, coro e orchestra. Chiudono la fortunata serata l’Ouverture op. 21 e le popolari Musiche di scena op. 61 del shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate .

Si sono distinte i soprano Bernarda Bobro e Karin Selva, quest’ultima altoatesina ed esperta nel repertorio della musica antica.

 

Per la prima volta al Regio di Torino Katia Kabanova: vincente !

( di Alessandra Giorda) Grande pomeriggio domenica scorsa per Katia Kabanova, al Teatro Regio di Torino a novantasei anni dal debutto al Teatro Nazionale di Brno. L’opera musicata da  Leoš Janáček, su libretto proprio insieme a Vincenc Cervinka, ha convinto il pubblico poichè la storia, che si svolge sul Volga  tra amori, gelosie, sensi di colpa e una suocera desposta , ha tenuto viva l’attenzione dei presenti con commenti ben decisi e all’unanime sul voler eliminare questa donna dalla terra, se solo qualcuno del pubblico avesse avuto la disgrazia di averla come suocera. In realtà grande interpretazione e ottime doti vocali per il  mezzosoprano inglese Rebecca de Pont Davies, molto applaudita quando al termine della recita si è presentata sul palco con un sorriso smagliante, ma dalle tinte soft quasi a dire: ” ma che  ruolo che mi è toccato, non sono così nella vita !”  Grande tifo per la protagonista,  molto apprezzata, il soprano Andrea Dankova che è stata brava sia vocalmente che come interpretazione arrivando dritta al cuore del pubblico. Raggiunge l’apice quando sulle note di “Intorno silenzio e pace. Che incanto ! E io devo morire? “  prende corpo la reale disperazione di una vita trascorsa come prigioniera di convenzioni sociali meschine, autoritarie e bigotte e si suicida nel Volga. Quando il suo corpo viene ripescato, Marfa Ignatěvna Kabanová detta  Kabanicha , anche in questo frangente,   magistrale  interpretazione di  Rebecca de Pont Davies che  esprime tutta la sua vena di implacabile torturatrice con le conclusive parole ” Grazie , brava gente, vi ringrazio per il vostro aiuto” rivolte  ai presenti e inchinandosi qua e là come a volerli  congedare tutti con sollecitudine.

Molto bene per tutto il cast internazionale di grande esperienza nel repertorio di Janáček che ha affrontato la partitura in maniera eccellente come il tenore Štefan Margita che  interpreta Tichon Ivanyč Kabanov, il marito di Katia.

La scenografia , semplice e ricca allo stesso tempo,  lascia tutti a bocca aperta quando si apre il sipario  ed il fiume Volga prende corpo realmente , perchè l’acqua è vera . Infatti sul palco del Regio è stata creata una vera e propria piscina, realizzata in maniera sapiente da LDM Projects, Ekeren e quindi plausi a Patrick Kinmonth responsabile di scene e costumi. Gradevole anche il gioco di luci suggestivo per opera di Robert Carsen e Peter Van Praet.

L’allestimento  dell’Opera Vlaanderen di Anversa/ Gand ha ricevuto parecchi consensi.

Katia Kabanova , uno dei capolavori di Leoš Janáček, ritenuto tra i sommi drammaturghi in musica di tutti i tempi, è senza ombra di dubbio uno dei più originali con i quali il Regio ha vinto la scommessa mettendo in cartellone, per la prima volta, questa opera molto differente da quelle a cui il pubblico italiano è abituato. L’opera è cantata in lingua originale con i sottotitoli in inglese ed italiano.

Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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