GRANDE SUCCESSO ALL’AUDITORIUM AGNELLI CON LA JDP DIRETTA DAL M° NOTT

( di Alessandra Giorda) Nello splendido scenario dell’Auditorium Agnelli di Torino, dotato di un’eleganza raffinata e mai ostentata, tipica Sabauda, ieri sera si è tenuto un coinvolgente concerto con le musiche di Ravel, Mahler e Šostakovič.  Applausi numerosi e ben meritati  per la Junge Deutsche Philharmonie composta da giovani talentuosi musicisti tedeschi, formati per essere delle vere e proprie eccellenze con un repertorio sinfonico che si estende anche alla musica contemporanea e antica. A dirigere JDP il prestigioso direttore d’orchestra inglese Jonathan Nott che ha dato il meglio di sè, confermandosi un grande nel panorama mondiale dei direttori d’orchestra e scrivendo una delle più belle pagine della sua carriera con una performance impeccabile. La serata si è snocciolata, in un crescendo di interesse ed apprezzamenti da parte del pubblico, dalle musiche di Maurice Ravel con Valses nobles et sentimentales, partitura costituita da otto valzer il cui titolo è un omaggio a Franz Schubert, ai Kindertotenlieder (Canti dei bambini morti) con le musiche di Mahler. Infatti il compositore austriaco utilizzò i testi del poeta Friedrich Rückert che aveva scritto i Kindertotenlieder, in seguito alla morte dei propri figli, Luise ed Ernst. Quest’ultimo nome è il medesimo del fratello di Gustav Malher, morto precocemente, quindi senza dubbio da parte del Maestro austriaco il coinvolgimento emotivo raggiungeva l’apice al momento della composizione. Nella musica traspare una sorta di  tempesta emotiva legate al tema della morte. A rendere, nella loro melanconia, una sorta di capolavoro i testi, è l’avvincente interpretazione coadiuvata da una profonda voce, del mezzosoprano Michelle Breedt.  E’ una delle artiste più apprezzate della sua generazione. Ha calcato i palchi dei teatri più importanti del mondo dal Deutsche Oper Berlin, Opéra de Paris passando per quelli di Hong Kong e Tokyo senza tralasciare Madrid, Amsterdam e Lisbona solo per citarne alcuni. Gli applausi del pubblico sono stati copiosi arricchiti da un gran numero di apprezzamenti.

                                                       Il mezzosoprano Michelle Breedt, il M° Nott e la JDP

La serata si è conclusa con 45 minuti della Sinfonia n.15 il la maggiore op.141 Dmitrij Šostakovič, l’ultima del compositore russo e la cui prima esecuzione ebbe luogo l’8 gennaio 1972 nella sala grande del Conservatorio di Mosca. Tale Sinfonia raccoglie molte citazioni sia di opere proprie, sia di altre composizioni del passato dalle quali si evince Rossini e Wagner , ossia  comicità e tragedia. Nell’allegretto del primo tempo l’atmosfera è briosa e scherzosa coinvolgendo tutta l’orchestra dove si delineano tratti della Sinfonia del Gugliemo Tell di Rossini .  Il tono generale vede l’alternanza di momenti di leggerezza e profondi momenti foschi. Un trionfo di vari strumenti  che spaziano dagli archi, ai fiati, ai legni, celesta, campanelli, timpani, frusta, piatti, cassa, tam-tam… Nell’ultima pagina ancora un adagio dove traspare un passo della Walkiria di Wagner, quando con l’apparizione di Brunnhilde, segna la morte vicina di Siegmund. Senza dubbio anche la seconda parte è stata molto apprezzata con una musica che ha colpito dritta al cuore sia nelle parti più allegre che in quelle più struggenti e cupe. Gli applausi finali del copioso pubblico sono stati di svariati minuti per una serata riuscita in toto, ma dietro a tanto successo c’è un lavoro notevole, non solo degli artisti, ma anche del Direttore Artistico, Francesca Gentile Camerana e del suo staff, per le acute e vincenti scelte, di porre in essere un ben nutrito programma di concerti con artisti di fama internazionale.

Trionfa la musica dei fratelli Mendelsshon sotto la coinvolgente direzione del M°Arming

( di Alessandra Giorda) Bellissima serata giovedì scorso all’Auditorium Rai , Arturo Toscanini di Torino,  dedicata ai fratelli Mendelsshon. Proprio a ridosso del mese di Marzo, il mese delle donne, il Concerto prende corpo con la bellissima  musica di Fanny , sorella del più famoso Felix, che ha al suo attivo oltre 400 brani, ma fortemente ostacolata dalla mentalità bigotta ottocentesca. Non era conveniente che una donna si dedicasse ad attività extra il focolare. Anche in famiglia trovava difficoltà , infatti il padre, il banchiere tedesco Abraham Mendelssohn,  in una lettera indirizzata alla figlia nel 1820, scrisse: «Forse la musica sarà la professione di Felix. Laddove per te non dev’essere nient’altro che un ornamento e mai la base su cui poggia la tua esistenza e la tua attività». Inoltre proprio nel giorno del suo ventitreesimo compleanno, aggiunse «Dovresti applicarti con maggior serietà e con più zelo al tuo vero e unico lavoro, all’unico lavoro che si addice a una ragazza: fare la donna di casa».  Peggior cosa  le parole di Felix, il fratello in cui Fanny riponeva piena fiducia,  nella lettera indirizzata alla madre Lea Salomon, il 24 giugno del 1837,  scrisse: «Non posso incoraggiare Fanny a pubblicare qualcosa perché è contro il mio punto di vista e le mie convinzioni».

Ebbene la musica di Fanny Mendelsshon l’altra sera ha trionfato ! La cantata con la quale si è aperta la serata , La mia anima è silenziosa è stata molto apprezzata.  A rendere omaggio alla talentuosa compositrice il Coro  Mighini e la Sinfonica Nazionale Rai impeccabili, suggellati da una straordinaria direzione del M° Christian Arming che ha sedotto il pubblico. Infatti si evince una passione straordinaria e non comune, oltre che un coinvolgimento profondo con il quale ha trascinato i partecipanti. Plausi di gran lunga meritati al notevole talento del Maestro austriaco.

Da sottolineare anche la bravura del mezzosoprano altoaltesino Anna Lucia Nardi ed il soprano sloveno Bernarda Bobro.

A seguire le composizioni del fratello Felix sono state coinvolgenti. Dacci pace versione luterana di un inno latino per coro e orchestra, ed Ascolta le mie preghiere, Signore, per soprano, coro e orchestra. Chiudono la fortunata serata l’Ouverture op. 21 e le popolari Musiche di scena op. 61 del shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate .

Si sono distinte i soprano Bernarda Bobro e Karin Selva, quest’ultima altoatesina ed esperta nel repertorio della musica antica.

 

Per la prima volta al Regio di Torino Katia Kabanova: vincente !

( di Alessandra Giorda) Grande pomeriggio domenica scorsa per Katia Kabanova, al Teatro Regio di Torino a novantasei anni dal debutto al Teatro Nazionale di Brno. L’opera musicata da  Leoš Janáček, su libretto proprio insieme a Vincenc Cervinka, ha convinto il pubblico poichè la storia, che si svolge sul Volga  tra amori, gelosie, sensi di colpa e una suocera desposta , ha tenuto viva l’attenzione dei presenti con commenti ben decisi e all’unanime sul voler eliminare questa donna dalla terra, se solo qualcuno del pubblico avesse avuto la disgrazia di averla come suocera. In realtà grande interpretazione e ottime doti vocali per il  mezzosoprano inglese Rebecca de Pont Davies, molto applaudita quando al termine della recita si è presentata sul palco con un sorriso smagliante, ma dalle tinte soft quasi a dire: ” ma che  ruolo che mi è toccato, non sono così nella vita !”  Grande tifo per la protagonista,  molto apprezzata, il soprano Andrea Dankova che è stata brava sia vocalmente che come interpretazione arrivando dritta al cuore del pubblico. Raggiunge l’apice quando sulle note di “Intorno silenzio e pace. Che incanto ! E io devo morire? “  prende corpo la reale disperazione di una vita trascorsa come prigioniera di convenzioni sociali meschine, autoritarie e bigotte e si suicida nel Volga. Quando il suo corpo viene ripescato, Marfa Ignatěvna Kabanová detta  Kabanicha , anche in questo frangente,   magistrale  interpretazione di  Rebecca de Pont Davies che  esprime tutta la sua vena di implacabile torturatrice con le conclusive parole ” Grazie , brava gente, vi ringrazio per il vostro aiuto” rivolte  ai presenti e inchinandosi qua e là come a volerli  congedare tutti con sollecitudine.

Molto bene per tutto il cast internazionale di grande esperienza nel repertorio di Janáček che ha affrontato la partitura in maniera eccellente come il tenore Štefan Margita che  interpreta Tichon Ivanyč Kabanov, il marito di Katia.

La scenografia , semplice e ricca allo stesso tempo,  lascia tutti a bocca aperta quando si apre il sipario  ed il fiume Volga prende corpo realmente , perchè l’acqua è vera . Infatti sul palco del Regio è stata creata una vera e propria piscina, realizzata in maniera sapiente da LDM Projects, Ekeren e quindi plausi a Patrick Kinmonth responsabile di scene e costumi. Gradevole anche il gioco di luci suggestivo per opera di Robert Carsen e Peter Van Praet.

L’allestimento  dell’Opera Vlaanderen di Anversa/ Gand ha ricevuto parecchi consensi.

Katia Kabanova , uno dei capolavori di Leoš Janáček, ritenuto tra i sommi drammaturghi in musica di tutti i tempi, è senza ombra di dubbio uno dei più originali con i quali il Regio ha vinto la scommessa mettendo in cartellone, per la prima volta, questa opera molto differente da quelle a cui il pubblico italiano è abituato. L’opera è cantata in lingua originale con i sottotitoli in inglese ed italiano.

Applausi a Torino per Conlon e Osorio

( di Alessandra Giorda) Bella serata all’Auditorium della Rai di Torino per il concerto che si è tenuto giovedì scorso. Due grandi della musica sullo stesso  palco. Il M° James Conlon , Direttore principale dell’OSN Rai , nonchè Direttore musicale dell’Opera di Los Angeles e del Cincinnati May Festival, che ha diretto in maniera impeccabile la lodevole l’orchestra della Rai . Nella prima parte si è suonata la Sinfonia n°3 in mi bemolle maggiore op.97 Renana, che rappresenta l’ultima delle 4 sinfonie composte  da Schumann . Tale sinfonia è stata composta il 2 novembre del 1850 quando Schumann viveva a Dusseldorf sulle rive del Reno, da qui il nome “Renana” e racchiude in sè influenze della vita cittadina , con i suoi tempi ed i suoi rituali. Robert Schumann trasse ispirazione per la composizione della sinfonia in oggetto , da un viaggio fatto a Colonia . Il 29 settembre  del 1850 era innanzi allo spettacolare Duomo, della quarta città più popolata della Germania, con la moglie Clara dove insieme ammiravano la straordinaria architettura che ha regalato a loro emozioni indelebili. Schumann non ci pensò due volte a farvi ritorno ai primi di novembre per assistere alla cerimonia di elevazione a cardinale dell’arcivescovo van Gissel. Si dice che la Renana sia figlia delle forte emozioni dei coniugi Schumann provate al Duomo di Colonia.

Nella seconda parte del concerto, è salito sul palco la Star ,Jorge Federico Osorio, pianista messicano con al suo attivo un curriculum di tutto rispetto. Invitato a suonare dalle orchestre più prestigiose al mondo e dopo aver collaborato con i direttori di fama internazionale , ha suonato per il pubblico sabaudo il Concerto n°1 in re minore op.15 per pianoforte e orchestra di Johannes Brahms. Senza dubbio ha dato il meglio di sè ed il pubblico era in estasi. La sinfonia in oggetto è stata composta da Brahms non ancora venticinquenne e questo concerto è uno dei più significativi del compositore tedesco dopo quelli di Beethoven. Infatti il Concerto op 15 consiste nella ricerca di un compromesso tra la forma del concerto e quella della sinfonia. Senza dubbio si tratta di un progetto ambizioso e di successo anche se non immediato, poichè le prime esecuzioni non furono interamente capite dal pubblico e a Lispia fu un vero fiasco. Successivamente si riconobbe la grandiosità della composizione ed è ancora oggi una delle più amate .

L’incontro con Schumann fu per Brahms la svolta della sua carriera . Schumann lo considerò immediatamente un grande genio, per Brahms lui fu il suo unico vero maestro e tra i due nacque una inattaccabile amicizia. Brahms resterà devoto a Schumann fino alla sua morte. Resterà anche vicino a Clara Wieck Schumann, moglie del compositore, e morirà meno di un anno  dopo la dipartita di lei , ossia nel 1897 a Vienna. Brahms, uomo molto religioso di fede luterana , fin dall’infanzia il suo libro preferito fu la Bibbia, fu uno dei più grandi compositori del panorama ottocentesco.

Aida vince al Coccia di Novara

( di Alessandra Giorda) A chi non ci credeva che Aida al Coccia di Novara sarebbe stato un vero e proprio successo , non può fare altro che ricredersi e con molta umiltà riconoscere il proprio sbaglio . I novaresi e non solo hanno gremito il teatro che ha registrato il tutto esaurito e all’uscita i commenti sono stati straordinari.

Eccellente regia di due neofiti del settore, Paolo Gavazzeni ( Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona ) e Pierio Maranghi ( Amministratore delegato di Classica Italia ) che per la prima volta si sono cimentati nel lavoro di registi. Che dire ? Se hanno già dato una prova di tanta professionalità, la prima volta, chissà cosa dovremmo attenderci per il prosieguo. Un regia ottima , senza sbavature e perfettamente attenta in ogni dettaglio.

La scena del trionfo, con l’idea di far sfilare i guerrieri egizi dal centro della platea in direzione del palco con in spalla i bambini che sono protagonisti  in balletti, è stata di grande impatto, degna di nota e molto gradita. Il corpo di ballo è stato molto bravo in danze piacevoli e coreografiche.

Leila Fteita per scene e costumi ha dato il meglio di sè. Una scenografia semplice e ricca allo stesso tempo è piaciuta parecchio . Ben armonizzata e ben dosata per una riuscita da lode.

Un encomio al M° Beltrami che ha diretto in maniera impeccabile portandosi a casa un gran numero di applausi , non solo nel finale, ma anche durante l’opera . La giovanissima Orchestra del Conservatorio G. Cantelli è stata all’altezza della situazione ,dopo un’attento studio e numerose prove  , sfoggiando in toto la sua bravura per la soddisfazione del M° Matteo Beltrami che l’ha preparata con tanto lavoro e fervore.

Lode al soprano colombiano Alexandra Zabala in un’Aida perfetta che è arrivata al pubblico in maniera diretta colpendo al cuore. Supera se stessa sulle note di “Cieli azzurri” e dà superba prova nel terzo atto nel duetto con Radames. Ottima presenza scenica e  grandi capacità vocali fanno di quest’artista un notevole talento da non perdere nelle prossime opere . Notevole apprezzamento da parte del pubblico che ha più volte sottolineato la bravura dell’artista.

Fantastica Sanja Anastasia, il mezzosoprano serbo che ha dato vita ad una Amneris a tratti nevrotica ed isterica. Doti vocali  e capacità interpretative ottime con inconfondibile  tenuta di palco,  sono stati gli ingredienti che hanno fatto sì che il mezzoprano abbia raccolto un  gran numero di brava e parecchi minuti di applausi.

Walter Faccaro, come al solito si è confermato un grande artista interpretando un Radames sempre all’altezza della situazione. Oltre vent’anni di carriera, che l’anno visto protagonista nei più importanti teatri del mondo ,cesellando sempre più il ruolo di Radames per raggiungere la perfezione. Il pubblico era in estasi nel duetto finale tra Aida e Radames, dove i due sono stati eccelsi.

Bene per tutto il resto del cast , il Coro San Gregorio Magno e Coro del Ticino

Quest’Aida, in scena  al  Teatro Coccia di Novara, sarà trasmessa su Sky Classica , canale 138, il 24 dicembre prossimo alle ore 21,10.

 

Noseda e Ollè spiegano Bohème alla conferenza stampa al Regio di Torino

( di Alessandra Giorda )Eccellente la spiegazione del Direttore musicale il M° Noseda e del regista Ollè riguardo la Bohème, che hanno spiegato in maniera semplice, ma puntuale come il capolavoro pucciniano sia grande attualità. I giovani dei nostri tempi hanno sogni e desideri da realizzare, ma sono senza denaro e si arrangiano con qualche lavoretto saltuario. La Bohème, un’opera molto amata perchè ,al di là della musica meravigliosa , rispecchia la vita di tutti i giorni. Tutti abbiamo avuto gli amori, i tradimenti, pochi  soldi e per festeggiare magari siamo andati  non nel ristorante famoso, ma in qualche fast food di livello discutibile.

Continua...

Standing ovation per Norma a Venezia

( Alessandra Giorda, Venezia) Grande serata il 4 settembre scorso nella splendida cornice del magnifico Teatro La Fenice di Venezia per Norma. Uno dei capolavori della lirica d’ogni tempo , con un cast fantastico che ha dato prova di eccellere in ambedue gli atti, con la protagonista, Mariella Devia che ha fatto un’esibizione perfetta , tanto da raccogliere una standing ovation da parte del pubblico italiano e straniero dotto in materia.

Norma è la più bella partitura operistica della prima metà dell’800 dove nel primo atto Norma (Mariella  Devia) duetta con Pollione ( Roberto Aronica) sulle splendide note di “In mia man al fin tu sei… ” e ” Qual cor tradisti…..” . Il tenore Roberto Aronica  ha confermato la sua bravura sia nel canto che nella recitazione. Meravigliosa la cavatina con cabaletta ” Casta Diva ..” dove il soprano ligure ha fatto sognare i presenti.

Nel terzetto che chiude il primo atto  il mezzo soprano Roxana Costantineuscu ( Adalgisa) è stata all’altezza della situazione con la Devia e Aronica così come nei duetti anche nel secondo atto tra la Costantinescu e la Devia . Il mezzo soprano rumeno è “arrivata” al pubblico in maniera chiara e diretta. Veramente brava . Bene anche per il basso Simon Lim ( Oroverso), il soprano Anna Bordignon ( Clotilde) ed il tenore Antonello Ceron ( Flavio).

Prorompente e spettacolare la scenografia così come regia e costumi della statunitense di origine africana , Kara Walker, che ha fatto un lavoro stupendo, dando importanza anche ai minimi particolari.

Ottima la direzione del M° Daniele Callegari che ha ricevuto un gran numero di applausi.

Presente un pubblico internazionale oltre che locale che sottovoce cantava alcune arie della terzultima delle dieci opere di Bellini. Tanti i giovani presenti. Eleganza e classe non sono passate inosservate nel imponente foyer .

Successo per Tosca al Salon Dorado del Colòn

Galleria fotografica all’interno .

(di Alessandra Giorda) Lo scorso sabato sera, 20 agosto, si è registrato un grande successo nello spettacolare Salon Dorado del Teatro Colòn di Buenos Aires per Tosca in concerto. La serata si è svolta con una conferenza iniziale tenuta dall’organizzatrice Sandra de la Fuente , mentre mastro di cerimonia è stato Boris. Si sono alternate le spiegazione dell’opera, considerata da più drammatica di Puccini,  alle parti cantate. Si è registrato il tutto esaurito con un pubblico che ha molto apprezzato l’intera iniziativa messa in essere dal Teatro Colòn che da anni non portava avanti progetti di tal genere.

Infatti questa serata sarà la prima di una lunga serie , dove verranno spiegate le opere prima della Premiére Encomiabile l’iniziativa del Colòn !

Le parti cantate sono state emozionanti sulle toccante musica di Giacomo Puccini e sulla bravura degli artisti.

Dal I Atto il duetto Enrique Folger ,( Mario Cavaradossi) ed  Emiliano Bulacios ( Cesare Agelotti) sulle note di  ” Gente la dentro…” ” Voi !! Cavaradossi! ” è stato molto ben interpretato e cantato. Mentre il duetto tra Haydee Dabusti , ( Floria Tosca)  ed Enrique Folger ( Mario Cavaradossi) sulle  note ” Qual’ occhio al mondo….” ha toccato il cuore dei presenti.

Tratto dal II Atto ha deliziato il pubblico il soprano Haydèe Dabusti, come al solito eccellente sia nella voce che nell’interpretazione , nel ruolo di  Tosca sulle splendide  note della famosa romanza  ” Vissi d’arte, vissi d’amore…” .
Haydee Dabusti  ed Enrique Folger sulle note di “O dolci mani …..” tratte dal III Atto , hanno chiuso brillantemente la serata.

Da sottolineare la perfetta esecuzione al pianoforte del M°  Ivan Rutkauskas e il  Annibal Lapiz regista di questa Tosca che ha firmato produzioni nei teatri più importanti al mondo.

Il pubblico e stato rapito  dall’intera serata ed ha espresso la sua soddisfazione con numerosi applausi e commenti di apprezzamento notevoli.

 

Un grande cast conquista Verona con Turandot

(di Alessandra Giorda, Verona) Grande successo per Turandot nell’anfiteatro più grande del mondo. Il primo atto si apre con moltissimi personaggi sul palco dietro ai quali di erge il Palazzo Reale ancora chiuso dai cancelli , ma che lascia intravedere quello che nel secondo atto manderà in visibilio il pubblico. Bene il coro che canta ” Chi quel gong percuoterà apparire la vedrà bianca al pari della giada fredda come quella spada è la bella Turandot! » Sulle note di ” Signore ascolta…” il soprano Elena Rossi, Liù,  getta le basi per raccogliere consensi nel terzo atto. Buono anche l’inizio per  il tenore Carlo Ventre, Calaf.  Turandot  appare dall’alto nel suo palazzo nella parte laterale è già traspare il suo essere gelido. Nel secondo atto si aprono i cancelli del Palazzo Reale di Pechino e gli spettatoti esultano ! Il maestoso palazzo sfoggia tutta la sua ricchezza nella prorompente scenografia di Zeffirelli , che seppur un pò datata , è strabiliante. Ping , Pong e Pang dominano la scena nelle rispettive  persone di Federico Longhi, baritono, Francesco Pittari, tenore e Giorgio Trucco , tenore. Spettacolari i loro costumi dai toni accesi .

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                                                      Il soprano Elena Rossi ed il tenore Carlo Ventre

Nel terzo atto  si raggiunge l’apice iniziando sulle note di ” Nessun dorma…” dove  Carlo Ventre dà il meglio di sè ed il pubblico applaude senza sosta. Molti sono i “bravo , bravo “che in Arena di sentono. Mentre sulle note di “Tu che di gel  sei cinta” , Elena Rossi è strepitosa. Ben dosata e calibrata , proprio come Puccini  voleva. Il soprano emiliano si conferma eccellente nel suo ruolo. Infatti si evince durante tutta l’opera come la Rossi abbia studiato a fondo e in maniera minuziosa, sia dal punto di  vista psicologico che vocale, il personaggio di Liù che ha debuttato in Arena il 23 luglio scorso raccogliendo applausi e apprezzamenti da un folto pubblico che contava oltre quindicimila persone. La Rossi , oltre alle doti vocali è arrivata dritta al cuore degli spettatori con la sua Liù dolce e struggente. Gelo tra  i presenti quando si  uccide.  Fazzolettini bianchi tra il pubblico che si asciuga le lacrime raccontano come la Rossi abbia rapito i lori cuori e sia riuscita a portarli dentro questa favola dalle forti tinte che Puccini sembra aver lasciato incompiuta.

Che dire della perfida e gelida Turandot , molto bene interpretata dal soprano Tiziana Caruso che ha dato una buona prestazione anche se forse qualcosa da migliorare c’è , ma è comunque stata bravissima. Molto brava a far trasparire il suo essere glaciale coadiuvata anche da abiti sfarzosi con tinte dai forti contrasti tenebrosi. Tutto il cast è stato all’altezza della situazione .

Il M° Andrea Battistoni ha diretto in maniera esemplare. A soli 29 anni è un vero talento e la sua carriera sarà senza dubbio densa di successi. Anche lui molto apprezzato dai presenti che lo hanno riconosciuto con tanti applausi.

Un encomio anche alle maestranze, addetti ai lavori e a tutta l’organizzazione dell’Arena di Verona che sa mettere in scena spettacoli unici che attirano persone da tutto il mondo. Tra i presenti infatti molti stranieri e molti giovani.

L’Aida di Nunzia Santodirocco incanta il pubblico dell’Arena

( Alessandra Giorda) Il 17 luglio scorso un’ Aida veramente bella in scena all’Arena di Verona con la Santodirocco che è stata fantastica . Tutto il cast è stato molto convincente sotto la magistrale regia di Gianfranco De Bosio. Scenografie , scene e costumi hanno lasciato a bocca aperta tutti gli spettatori. Atmosfere spettacolari e  cavalli bianchi coadiuvati da ricchezze sceniche hanno rapito gli spettatori.
Luciana D’Intino (Amneris), Stefano La Colla (Radames), Alberto Mastromarino (Amonasro), Carlo Cigni (II Re dell’Egitto), Sergei Artomonov (Ramfis), Francesco Pittari (Un Messaggero), Elena Serra (Sacerdotessa) hanno dato prova di professionalità e sono stati bravi ed equilibrati nei loro ruoli. Laciana D’Intino ha spiccato per la sua esibizione quasi superba, come lei sa fare. Da sottolineare la bravura del mezzosoprano nella prima scena del secondo atto , quando la principessa egizia rivela alla schiava il proprio amore per Radames . Stefano La Colla con  Celeste Aida si è distinto ed  imposto ad un pubblico molto esigente. Dovrà ancora migliorare qualche dettaglio , ma promette molto bene.

Nunzia Santodirocco è stata la vera rivelazione della serata ! Meravigliosa ! Il suo debutto in Arena è stato fortunato. Ha sostituito l’indisposta Zanettin  e da cover ha trionfato. Giuseppe Verdi dall’aldilà non potrà che essere fiero del soprano che si è attenuta scrupolosamente alla “vera” Aida del M° di Busseto. Infatti  è un’opera lirica dove Verdi ha creato un universo in cui tutti hanno perso la loro casa ed il diritto di esistere , nutrendosi solo di sogni ed utopie e per quanto riguarda il soprano Santodirocco ne è stata degna interprete anche sotto il profilo psicologico, dove si nota uno studio e approfondimento notevole dell’artista  Non solo si è dimostrata una cantante lirica a 360°, con ingredienti quali doti musicali , splendida voce,  presenza scenica , ma  sono emerse anche le capacità recitative quindi non solo cantante, ma anche attrice in un’ Aida passionale e struggente . Perfetta nei duetti con Amneris , in quelli del terzo atto con Amonasro e Radames . Superba nel finale !  La Santodirocco ha ricevuto gli applausi  di un pubblico attento e preparato  senza contare le numerose richieste di autografi .

Impossibile non menzionare la nota coreografa Susanna Egri che ha superato se stessa. Pubblico in visibilio per i primi ballerini Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo e tutto il corpo di ballo coordinato dal M° Gaetano Petrosino.

Complimenti al direttore d’orchestra, Julian Kovatchev, che ha diretto in maniera magistrale. Si conferma essere un grande. Plauso anche al coro diretto dal bravo M° Vito Lombardi.

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Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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