Trionfa al Regio di Torino la Turandot black and white di Poda con un cast stellare

( Alessandra Giorda) Black and white, con qualche sfumatura di rosso, il must per la Turandot di Puccini dove  Poda  firma la strepitosa  regia. Un vero trionfo sia alla Generale che alla Prima. Una scenografia elegante dalle linee pulite e raffinate lascia a bocca aperta gli spettatori. Bravissimi i danzatori che accompagnano tutta la narrazione rappresentando l’impulso, la frenesia , la calma, la meditazione….Costumi stupendi per Ping (Gran Cancelliere) Pang ( Gran Provveditore)   Pong ( Gran Cuciniere) che cambiano durante lo svolgersi dell’opera. Di grande effetto quelli che rappresentano le interiora del nostro corpo, il sistema circolatorio e quello scheletrico. Lusso si sprigiona nella giacca di Ping tempestata da Swarosky. Che dire delle varie Turandot che indossano costumi di effetto con parrucche biondo platino? Fantastiche ! L’effetto nudo per il corpo di ballo è sorprendente così come di forte impatto la scena del terzo atto quando indossa costumi color nero e si stringe in centro palco formando un cerchio che lascia intravedere Liù.

Poda senza dubbio vince questa sfida alla grande dove ha curato regia, scene, luci, costumi e coreografia. Una Turandot che non ha tempo e dove Poda scava nella parte psicologica dei personaggi dando una visione profonda che scende nei meandri della mente umana. Turandot non è solo una principessa dal cuore di ghiaccio, ma è una proiezione che nasce dalla mente di Calaf e dà origine a varie Turandot che sul palco sono molteplici.

Non sarà il bacio di Calaf a sciogliere la gelida principessa cinese, ma Liù che con la sua morte darà la vita a  Turandot, una vita a 360 gradi che comprende anche la sfera emotiva dotata di umanità. In questa regia Liù diventa colei che libera dal male e dona amore. Infatti nella scena della morte della giovane schiava non cade a terra trafitta dal pugnale rubato, ma vive nelle varie Turandot mutandole . Con la morte di Liù l’opera termina, il M° Noseda, che ha diretto in maniera esemplare, ha voluto scegliere la versione originale dove Puccini aveva interrotto la composizione. La scelta è doppiamente encomiabile, poichè da un lato rispetta il volere di Giacomo Puccini, dall’altro si sposa bene con la regia di Stefano Poda perchè non può essere un bacio a tramutare il perfido carattere della terribile Principessa.

Rebeka Lokar (Turandot ) ha perfettamente interpretato il suo ruolo dando spazio alla sua voce dai toni potenti.  Il soprano sloveno è una glaciale Turandot che s’impone sul palco con grinta e determinazione. Veramente brava.

Eccellente Erika Grimaldi (Liù). Da sottolineare nel primo atto la romanza “Signore, ascolta” sempre bella e toccante e nel terzo atto sulle note di Tu che di gel sei cinta, aria che esprime perfettamente il contrasto tra Turandot e Liù, la Grimaldi non ha lasciato spazio ad alcuna sbavatura arrivando perfettamente al pubblico che ha ampiamente applaudito. Al termine dell’opera gli spettatori hanno riconosciuto il soprano astigiano strappandole momenti di vera commozione.

Jorge de León ( Calaf), tenore di spicco che sulle note di Nessun dorma mette a nudo le sue capacità degne di nota in un contesto pieno di dolore e struggimento. Sfodera bene il suo stato d’animo in ogni particolare dal quale si evince  la speranza di vincere, senza averne la certezza. La sua performance è stata puntuale in ogni frangente durante lo svolgimento dell’opera.  Presenza scenica, doti vocali e grandi capacità interpretative lo consacrano un grande del panorama lirico internazionale attuale.

Da sottolineare il debutto di ruolo di Marco Filippo Romano, in Ping. Il baritono siciliano è  stato all’altezza della situazione. Un ruolo che gli calza a pennello anche se assume un carattere più composto. Abituati a vederlo in ruoli dell’opera buffa, come in Don Magnifico, Don Bartolo…ha messo in luce come sia un artista completo, capace di portare in scena personaggi diversi rendendoli veritieri .

Il baritono Roberto Abbondanza, ( Un mandarino) dalla presenza scenica elegante che raggiunge l’apice quando indossa un soprabito bianco foderato di rosso, si è confermato di essere sempre all’altezza dei ruoli che canta con una vocalità  precisa.

Tutto il cast che definirei stellare, cantanti, coro delle voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio G. Verdi, ed il corpo di ballo hanno saputo dare il meglio di sè per una riuscita di quest’opera da lode che ha raccolto una quantità significativa di consensi.

 

 

 

 

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