Una vita senza arte, cultura e musica è una vita priva di bellezza

( Alessandra Giorda) Tra gli illustri nomi, per La Traviata del 5 maggio al Teatro Massimo di Pescara, spicca quello del M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un vero e proprio enfant prodige. A soli 16 anni già dirigeva con grande successo il primo concerto per poi affermarsi sul panorama mondiale come un vero e proprio genio. Oltre 400 concerti diretti, avendo solo 31 anni, è senza dubbio notizia degna di nota. Le sue esecuzioni sono sempre patrocinate dalle istituzioni più importanti d’Italia ed Europa. Ha diretto innanzi alle più alte cariche dello Stato in Italia ed in Europa, Famiglie Reali e Ambasciate prestigiose. Oltre alle doti per l’attività musicale si evidenziano anche quelle per l’attività forense, essendo il più giovane Avvocato del Tribunale della Rota Romana e come se non bastasse è anche Direttore Principale Ospite della Fondazione Festival Pucciniano e Direttore Artistico del Festival Internazionale di Mezza Estate  della Citta’ di Tagliacozzo.

Fortemente voluto dal soprano Angelica Frassetto, nonchè Presidente della prestigiosissima Società Lirica Francesco Tamagno, per questo importantissimo appuntamento al Massimo di Pescara, il M° Sipari di Pescasseroli nell’intervista a seguire affronta vari argomenti dall’opera in oggetto alle sue attività senza dimenticare una profonda riflessione sulla fede, momenti di intensa emozione con personaggi noti del mondo della musica in generale da Anastacia, Ivana Spagna , Amii Stewart , Fiorenza Cedolins ….e molto altro.

A breve dirigerà La Traviata al Teatro Massimo di Pescara. Un progetto giovani di grande importanza. Come commenta?
Sono estremamente onorato per questo invito. Stimo moltissimo la Signora Frassetto che mi ha voluto unitamente al Maestro Paloscia come direttore di quest’opera che mi riporta nella mia terra d’Abruzzo. Indubbiamente l’emozione e’ forte cosi’ come il piacere di collaborare con artisti giovani ma estremamente talentuosi.

Qualche anticipazione su La Traviata in oggetto?
Come tutte le regie del Maestro Paloscia sara’ di sicuro una Traviata estremamente interessante e ricca di pathos: quello che musicalmente cerchero’ di fare e’ esaltare ogni momento emozionale rendendo particolare attenzione all’Opera del Maestro Verdi.

Quale messaggio invia ai giovani che si affacciano al mondo della lirica e della musica?
Questa e’ una domanda difficilissima perche’ ricca di responsabilita’: non stiamo vivendo un momento facile per la musica e per la cultura in generale. Non si puo’ certo parlare di un futuro cosi’ luminoso per tutti coloro che vogliano intraprendere questo mestiere. Nonostante questo mi sento sinceramente di dire che una vita senza arte, senza cultura, senza musica e’ davvero una vita povera di bellezza. Nonostante le difficollta’ il mio invito non puo’ che essere quello di credere in cio’ che si ha nel proprio cuore e investire con quanta piu’ forza si possa fare in cio’ che ci fa stare bene.

Lei ha un talento notevole, ha Diretto il primo concerto a soli 16 anni. Cosa rammenta di quell’esperienza?
Ricordo perfettamente ogni attimo. Avevamo costruito una piccola orchestra con i miei amici di Conservatorio e ci piaceva cosi’ tanto “giocare a fare i grandi” con la musica.

Raccontaci qualche aneddoto legato alle tue esperienze artistiche.
Ce ne sarebbero tantissime. Dagli occhi dalla infinita profondita’ del Presidente della Repubblica del Nicaragua Daniel Ortega, alla luce di Papa Benedetto, al carisma di Papa Francesco, alla incredibile energia senza eguali della star mondiale Anastacia, alla tenerezza di Amii Stewart nel concerto a  Rebibbia, alla simpatia di Noemi, alla classe di Ivana Spagna, all’eleganza di Simona Molinari, ai brividi provati mentre dirigevo Fiorenza Cedolins in La Boheme al pucciniano o Silvana Froli a Belgrado, l’Orchestra Nazionale d’Ucraina per la Nona di Beethoven, o il Requiem di Verdi con l’Orchestra di Benevento per la chiusura del Giubileo, per non parlare della gioia incontenibile dei giovani musicisti in Nicaragua, dello Schiaccianoci con l’Opera di Belgrado.

Non dimentichero’ mai quel Nessun Dorma, mentre dirigevo la prima di Turandot al pucciniano, o il momento della morte di Liu nel silenzio assordante del Teatro stracolmo di persone a ridosso del lago, con la luna che illuminava a giorno l’immenso palcoscenico a pochi metri dalla Casa del Maestro Puccini …. ecco in quel momento penso di aver davvero vissuto la felicita’. A 29 anni un giovane abruzzese stava dirigendo l’opera delle opere, Turandot, per i 90 anni dalla prima rappresentazione al Gran Teatro Puccini. E poi, la mia vera grande amica, la grande cantante Silvia Capasso, che quest’anno ci ha lasciati in modo cosi’ ingiusto: a Lei, con la quale ho condiviso momenti indimenticabili, vorrei dedicare il mio ultimo ricordo, la mia mente e il mio cuore.

Quale il tuo rapporto con la fede?
Tutta la mia vita e’ stata il frutto di questa fortissima connessione tra l’amore smisurato per la musica da un lato e la fede dall’altro. Non ho mai ritenuto possibile staccare un aspetto di me dall’altro. Ho sempre tratto dalla musica cosi’ come dalla fede la stessa immensa forza e la stessa grandissima pace del cuore. Avere una fede cosi’ forte e’ come avere il privilegio di sentirsi sempre “figlio amato dal padre”: sapere che qualsiasi cosa accade hai sempre l’abbraccio di Nostro Signore pronto ad accoglierti. Pensare che Dio ti ama nella tua imperfezione equivale a sapere che nella vita non sei solo: questo e’ il grande miracolo della fede, non renderci mai soli.
Due facce di una stessa anima. Forse l’aver scelto di affiancare alla musica l’avvocatura rotale, in un certo qual modo, ha dato una risposta a quanto sentivo nel cuore. Provengo da una famiglia estremamente cattolica e ho sempre percepito la fede come un baluardo imprescindibile della mia vita e della mia formazione.


Credo fortemente che sia difficile comprendere la musica senza vivere la fede. Penso anzi che per un credente fare musica significhi avvicinarsi come mai al mistero di Dio. Studiando ed eseguendo come direttore la musica sacra, che resta indubbiamente la parte della musica che preferisco, riesco probabilmente a sentire come in nessun altro modo la mia fede. La musica e’ cosi’ fondamentale nella nostra vita perche’ parla al cuore esattamente come fa la fede: questo e’ il motivo principale per il quale ho ritenuto entrambe assolutamente fondamentali per la mia vita. Entrambe parlano al mio cuore e io ascolto sempre il mio cuore.

E’ anche il più giovane Avvocato del Tribunale Apostolico della Rota Romana, come concilia i due lavori?
E’ stato molto difficile ma nella mia vita ho sempre visto lo studio come una priorita’ assoluta e quindi con grande fatica ho cercato di coniugare due facce di una stessa medaglia. Poi come dico sempre cerco di essere un po’ musicista quando faccio l’avvocato e un po’ avvocato quando faccio il musicista.

Quali sono i suoi compositori preferiti?
Questa e’ una domanda molto difficile perche’ io ho una “insana passione” per tutta la musica in generale. Di certo, pero’, ho i miei pallini: Giacomo Puccini per l’Opera, Ludwig van Beethoven per la musica Sinfonica e W. A. Mozart insieme con Verdi e Rossini per la Musica Sacra.

Parlando di musica Sacra, perché in Italia è ancora un genere di nicchia? Cosa si potrebbe fare per una maggiore divulgazione?
Purtroppo per me che sono un vero amante della musica Sacra questa e’ una realta’ dolorosa di cui devo prendere atto: come tutte le cose che si conoscono poco o per le quali sussiste un certo preconcetto, anche la Musica Sacra viene vista come qualcosa di lontano, appartenente davvero ad un passato polveroso. Al contrario, sono convinto che se le persone ne conoscessero meglio la magia, l’emozione e la bellezza intrinseca

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Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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