Uno dei miei obiettivi è riportare all’Arena le grandi voci di oggi

( Alessandra Giorda) Da soprano riconosciuto tra i migliori del panorama lirico internazionale a perfetto Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia è la donna che è stata capace di risanare le casse della Fondazione.  Doti quali perseveranza, tenacia, competenza, capacità strategiche ed intelligenza, animati da un fuoco ardente quale la passione per il suo lavoro, la rendono la donna giusta al posto giusto. Molteplici sono gli argomenti trattati nell’intervista a seguire, dai commenti sul 96° Arena di Verona Opera Festival 2018, a quelli sulla stagione 2019, con i due nomi importanti quali il soprano Anna Netrebko ed il tenore Yusif Eyvazov, la polemica cachet, senza dimenticare i momenti oscuri che la prestigiosa Fondazione Arena di Verona ha vissuto, ma volgendo lo sguardo al futuro. Da quello più prossimo al Royal Opera House di Muscat al lavoro che il Sovrintendente sta svolgendo per far si che la Fondazione Arena di Verona continui a consolidare il suo prestigio nel mondo.  La  Gasdia prossimamente a Taormina riceverà il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano che commenta con sentimento. Un ricordo anche per Ti lascio una canzone condotto da Antonella Clerici. L’opera lirica tra i giovani in Italia: quale sarà il pensiero della Gasdia? Buona lettura.

 La stagione 2018 all’Arena di Verona sta avendo un grande successo. È soddisfatta?

I primi risultati del botteghino sono stati positivi ma, come può immaginare, è ancora presto per esultare. Parallelo a quello economico, l’altro aspetto di cui bisogna tener conto è la soddisfazione del pubblico per le scelte artistiche: oltre agli allestimenti memorabili, per l’opera ci vogliono direttori e cast all’altezza. Finora sono stati tutti molto apprezzati.

L’aver inserito il 30% degli artisti che debuttano nel teatro lirico più grande del mondo all’aperto è stata una scelta vincente. Sarà portata avanti anche il prossimo anno?

Scommettere sui giovani non è certo una novità assoluta, ma non bisogna smettere di cercare costantemente i migliori e metterli alla prova. Ci vogliono voce, musicalità, teatralità e nervi saldi: molti di loro hanno già vinto la sfida e ne sentiremo parlare in futuro. Ovviamente proseguiremo su questa strada non solo in Arena, in modo da creare anche un rapporto duraturo e ricco di soddisfazioni tra i protagonisti dell’Opera di domani e il pubblico di Verona.

La trattativa con la Netrebko e Eyvazov si è conclusa positivamente. Voci, come spesso accade discordi, all’annuncio della Netrebko e Eyvazov per la prossima stagione, hanno polemizzato dicendo: “Il duo canta a gratis o il denaro per pagarli c’è dopo il disastro della passata gestione? Dove si vuole il denaro si trova!” Cosa risponde? 

ArenaOperaFestival2019_Gasdia-Netrebko-Eyvazov-Sboarina_FotoEnnevi

Ci saranno sempre voci discordi e, se ben ponderate e ben poste, è importante ascoltarle. Quella sui cachet è una mera speculazione che non tiene conto della complessità della macchina areniana. Sui cast bisogna investire, se si vuole migliorare la qualità, e tale investimento sarà ripagato dal pubblico, non solo per l’affluenza ma, come ho già detto, per il giudizio complessivo che darà dell’Arena. Va comunque ribadito che tutti i grandi artisti coinvolti nel 2018 e i loro agenti hanno dimostrato una forte sensibilità per l’Arena di Verona e per la situazione attuale, anche ridimensionando i propri compensi. Siamo impegnati tutti insieme nel rilancio di questo teatro unico al mondo. Yusif Eyvazov da qualche anno conosce il palcoscenico areniano, ne ha sperimentato la magia e ha avuto sempre riscontri felicissimi; Anna Netrebko invece non ha mai cantato in Arena. Sono davvero felice che abbiano accettato di cantare insieme ne Il Trovatore. L’allestimento di Franco Zeffirelli è poi tra i più belli e riusciti nella storia recente dell’Arena: ci sono già tutti gli elementi per serate memorabili, in primis per chi è in scena.

Uno dei miei obiettivi è riportare all’Arena le grandi voci di adesso: quelle di un tempo passavano tutte di qui, con enorme successo, e ne erano onorate. Sulle altre trattative per prudenza non posso esprimermi: è certo che bisogna muoversi con anni di anticipo per includere nel Festival i grandi della Lirica, che hanno già scritture per i prossimi due-tre anni. Per questo siamo già alacremente al lavoro con la programmazione 2020 e 2021.

CeciliaGasdia_FotoEnnevi

La sua nomina come Sovrintendente che svolge anche il ruolo di Direttore Artistico, essendo anche stata in Arena come artista, è un valore aggiunto a questa prestigiosa Fondazione che è un fiore all’occhiello nel mondo. Come commenta?

Conosco l’Arena sin da ragazzina, avendo cominciato come comparsa, per poi diventare artista del coro e infine solista. L’Arena e Verona mi hanno dato tantissimo e ora voglio dare io qualcosa a questa città ed a questo teatro. La mia esperienza mi permette di avere un occhio di riguardo non solo alla gestione, ma anche alle scelte artistiche migliori, magari accompagnando con consigli mirati chi deve affrontare questo palcoscenico immenso la prima volta e ne prova reverenza, timore e responsabilità, come è giusto che sia.

Volgendo lo sguardo al futuro quali sono i suoi obiettivi per l’Arena ed il Filarmonico?

L’Arena di Verona è, senza essere retorici, il teatro più grande del mondo. Il festival propone ogni sera un titolo diverso per una platea di oltre 13.000 persone. Necessariamente, le scelte di repertorio devono essere popolari, nel senso più nobile del termine. Il Teatro Filarmonico, ambiente più piccolo (ma non così tanto, se rapportiamo i suoi 1.200 posti agli altri teatri italiani), merita una proposta artistica, di repertorio e di interpretazioni, più coraggiosa e sperimentale.

Cecilia Gasdia

 

Spesso la Fondazione Arena di Verona è stata testimonial di eventi importanti, come anche un vanto per l’Italia nel mondo ed  in Oman… In quali Paesi esteri vorrebbe portare questa prestigiosa Fondazione?

Con l’Oman c’è un rapporto speciale, a partire dall’inaugurazione della Royal Opera House che è stata fatta dai nostri complessi artistici con la Turandot zeffirelliana. Ritorneremo in settembre, per il Gala Zarzuela con Plácido Domingo. Nell’ottica di una maggiore internazionalizzazione, alcune trattative sono già in corso, e altre sono in previsioni, per riprendere il metodo della coproduzione con le principali realtà lirico-sinfoniche italiane ed estere per nuovi allestimenti.

In un’intervista ha dichiarato che almeno fino alla stagione 2019/2020 è possibile solo un nuovo allestimento all’anno. Scelta oculata per risanare le casse della Fondazione. Quali altri tagli attuerà e secondo lei come è stato possibile che si sia arrivati a sfiorare un vero proprio disastro finanziario, con il rischio chiusura, con la precedente gestione con un giro d’affari di oltre 44 milioni di euro?

Per il bene dell’Arena, è meglio guardare avanti, volgendoci al passato per prendere esempio dall’eccellenza che c’è stata più che da errori recenti. Questo teatro ha grandi incassi ma anche grandi costi, soprattutto durante il Festival estivo che vede l’arrivo di oltre 1.000 nuovi dipendenti e quindi la gestione di un personale 6-7 volte più grande rispetto a quello in pianta stabile. Spero di non dover attuare nessun taglio, se non agli sprechi, e di migliorare la nostra produttività, visto che dal 2019 il FIS non imporrà più la cessazione delle attività per due mesi interi. Inoltre, l’attuale amministrazione di Verona è molto attenta alla gestione dell’Arena e in particolare il Sindaco, che ne è Presidente, con orgoglio e sensibilità. Posso segnalare che è già stato messo un tetto ragionevole ai compensi dei vertici e che siamo sempre alla ricerca di investitori pubblici e privati che vogliano legare il loro marchio al prestigioso brand areniano.

Cecilia-Gasdia_FotoEnnevi

 

Non crede che in Italia ci sia ancora molto lavoro da fare per diffondere la lirica tra i giovani? Un genere che il mondo ci invidia e che in Italia non è valorizzato?

A livello nazionale si deve certamente fare di più, attraverso l’Istruzione, ma anche in ogni strato del tessuto sociale: l’Italia, rispetto ai tanti paesi che linguisticamente utilizzano lo stesso termine per “suonare” e “giocare”, ha ancora molta strada da fare. Sia che diventi una professione o solo un consumo, la musica in generale deve entrare in contatto coi giovani, anzi, prima ancora, coi bambini e con gli infanti. È una necessità, un istinto ancestrale che, una volta (ri)scoperto, risveglia e amplia le emozioni, arricchendoci ed elevandoci. Tutti dovrebbero concretamente avere la possibilità di sentirle ed eseguirla, sin dalla più tenera età.

Un ricordo della sua partecipazione come giurato a Ti lascio una canzone condotto da Antonella Clerici?

È stata un’esperienza ricca di sfaccettature e assolutamente nuova per me: mi ha dato la possibilità di incontrare molti giovanissimi di talento e molti professionisti; con alcuni di loro sono tuttora in contatto. Dopo aver partecipato come giurata fissa per due edizioni, non potevo assolutamente mancare alla puntata conclusiva, in omaggio ad Antonella e a tutto il lavoro del personale Rai.

A Taormina, il 22 agosto prossimo, riceverà  il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano. Un commento?

Si tratta di un evento eccezionale in ricordo del grande tenore a dieci anni dalla scomparsa. Sono lieta ed onorata di condividere questo riconoscimento riservato ad alcuni dei migliori artisti lirici degli ultimi decenni. Ho conosciuto personalmente Giuseppe Di Stefano ed era, come gli artisti veramente grandi, una splendida persona, simpaticissimo. Lo conobbi quando vinsi il Concorso Callas nel 1980 e lo seguii più volte nei concerti che ancora teneva, a Roma. Sarà inoltre un’occasione per rivedere il magnifico teatro di Taormina, da cui manco da oltre un ventennio.

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