Vincente il Macbeth presentato a Novara tra lirica, prosa e arti visive.

( Alessandra Giorda) Ingegnoso e ricco di originalità il Macbeth #homoinstabilis presentato presso il Castello Visconteo Sforzesco di Novara dalla Società Culturale Artisti Lirici Torinesi “Francesco Tamagno”, una delle sette Imprese Liriche riconosciute dal Ministero dei Beni Culturali, che vanta un Presidente d’eccezione quale il soprano Angelica Frassetto, in collaborazione con il Teatro Coccia. L’idea di questo spettacolo nasce da tre giovani under 30, Giuseppe Raimondo ( cantante lirico), Matteo Anselmi ( attore) ed Erik Saglia (artista) che hanno avuto il coraggio di mettere in scena il capolavoro shakespeariano in una veste nuova che si è dimostrata vincente.

Eccellente e degno di nota questo Macbeth che accomuna vari generi di spettacolo dalla lirica alla prosa passando per le arti visive. Ben dosato il mix tra musica lirica e tecno. Un’ impresa non certo facile, perché se non fatto bene rischia di sconfinare nel banale o nell’inguardabile, ma non è stato il caso di questo spettacolo che porta una ventata di innovazione dai colori freschi e vivaci per un successo sicuro. Infatti il pubblico ha gradito parecchio con vari applausi durante la serata e commenti positivi qua e là, tra le fila del teatro all’aperto in una calda sera novarese.

Lo spettacolo in oggetto è stato curato in ogni particolare non lasciando nulla al caso e proponendosi ad un pubblico variegato. Musica, canto, parole ed arti scorrono in un unico flusso seguendo un filo conduttore di forte spessore e mettendo bene in risalto i temi fondamentali del Macbeth quali, la sete di potere, la violenza, l’immortalità , la mente deviata che sfocia nella pazzia, i rapporti di coppia promiscui senza dimenticare i sensi di colpa. Sono passati 400 anni dalla stesura del Macbeth, ma i temi rimangono attuali. Anche in questo si evince la genialità di Shakespeare nello scavare nel profondo del labirinto della mente umana estrapolando alcune delle sfaccettature inossidabili, abbinata all’abilità degli ideatori dello spettacolo nel mettere in luce tali aspetti. Freud aveva molto teorizzato sulla complessa psicologia del Macbeth. L’unione ancora una volta di Shakespeare e Verdi rende lo spettacolo appassionante, versatile adatto a tutte le età ed ai vari gusti personali. Dai giovani alle teste brizzolate, dagli amanti della lirica a quelli della prosa, delle arti e della musica in generale.

Tra il ben nutrito cast al quale non si possono che fare complimenti, spicca il tenore Giuseppe Raimondo, MacDuff che mette in risalto le doti vocali notevoli abbinate alle grandi capacità di recitazione. Un giovane promettente della lirica che ha il grande pregio di arrivare dritto al pubblico. Colpisce e affonda in un batter d’occhio ! Sulle note di ” Aria Ah, la paterna mano” dà meglio di sé conquistandosi gli spettatori che non hanno esitato a riconoscerlo con applausi e parecchi “bravo”. Veramente eccellente sotto ogni aspetto anche se senza dubbio la sua voce dal colore intenso è in evoluzione, molte sono le aspettative che si nutrono nei suoi confronti in campo lirico.

Chiara Poletti, attrice bravissima, ha saputo mettere in scena una Lady Macbeth subdola, forte e capace di manipolare bene la mente del marito interpretato da Matteo Anselmi, attore capace, che ha perfettamente messo in luce le caratteristiche di un Macbeth che si lascia condurre dalla sete di potere della moglie e che uccide pur di raggiungere l’ambito trono insieme alla medesima, ma capace anche di provare sensi di colpa. Accattivante e di forte impatto la scena del banchetto a corte, dove la Poletti, Lady Macbeth, si esibisce in un ballo scatenato scandito della musica tecno, mentre Matteo Anselmi, Macbeth è terrorizzato dall’apparizione del fantasma di Banco ed esprime il suo terrore in maniera veritiera.

Sulle note di “Patria oppressa” si mette in luce il Coro dell’Impresa Lirica Tamagno, diretto dal soprano Angelica Frassetto, che seppur ridotto da come è il coro di tradizione nel Macbeth versione lirica, ha egregiamente messo in risalto anche lo stato d’animo con il quale Verdi esprime tutta la sua delusione per l’Italia del 1865 che stava uscendo dagli eroici anni del Risorgimento.

Ottime le scenografie firmate da Erik Saglia, semplici ma ricche allo stesso tempo, vestono il palco in maniera appropriata senza alcuna sbavatura in ogni singolo istante dello spettacolo.

Viola Sartoretto ai costumi ha svolto un lavoro degno di encomio.

Da riconoscere doppiamente Matteo Anselmi e Giuseppe Raimondo che oltre ai ruoli interpretati hanno firmato la regia.

 

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Alessandra Giorda GRDLASN69A44L219V

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